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CRYPTIC WRITINGS - # 53 - Death, Come Near Me - Draconian
16/06/2016 (906 letture)
La morte, volenti o nolenti, fa parte della nostra vita e se non siamo pronti ad accettarla, come facciamo a vivere? Ma se fosse il contrario? Se fosse la vita a far parte della nostra morte? Se dovessimo invece accettare la vita così com’è, nell’attesa della Morte, liberatrice da ogni sofferenza? Gli svedesi Draconian ci dicono la loro a riguardo…

DEATH, COME NEAR ME
Ogni essere umano, nel corso della sua esistenza, si interroga su cosa sia realmente la vita e su come ad essa sia legata la morte. Per alcuni, la vita è qualcosa in cui l’uomo è gettato senza volerlo. La vita, proprio quella che viene da molti considerata il dono più grande che si possa ricevere, è qualcosa che l’uomo non ha mai chiesto e che è costretto a vivere dal giorno della sua nascita quasi come una condanna. Le sofferenze, il dolore, le fatiche e l’amore non sono altro che fattori che peggiorano dunque la condizione umana. La via di fuga, tuttavia, esiste ed una sola: la morte. Essa è l’unica vera salvezza che, pur mantenendoci completamente ignari in merito a quando arriverà, porrà fine a quella pena che abbiamo scontato vivendo. I Draconian, con la loro musica che viaggia da un doom solenne e triste ad un gothic malinconico e maestoso esprimono al meglio questi precetti nel loro brano dal nome Death, Come Near me, presente in Arcane Rain Fell pubblicato dalla Napalm Records nel 2005 e ancor prima nel demo Dark Oceans We Cry. La delicata ed elegante canzone, nei suoi quindici minuti di durata, si rivela essere una disperata richiesta di salvezza da parte del genere umano indirizzata alla morte e ha saputo guadagnarsi nel tempo, sia dal punto di vista lirico che musicale, il titolo di capolavoro, all’interno della discografia della band.

By day I sleep, at night I weep!

Dormo durante il giorno, piango nella notte!


La suite della band svedese si apre con queste parole: poche, semplici e chiare, capaci però di farci intendere un’avversità verso il giorno e la sua luce, che ci fa apparire le cose irreali e oniriche, a differenza della notte, che con le sue ombre permette alle persone di guardare dentro loro stesse e, facendo ciò, di rendersi conto delle proprie sofferenze e di ciò che veramente sono. Non resta altro che piangere, dunque, intonando una disperata litania verso la Morte. Morte alla quale l’uomo si abbandona pienamente, rappresentando essa l’unica certezza che esiste, nella quale vengono riposte tutte le speranze. Morte alla viene quindi chiesto di essere vera, di stargli vicina e di non abbandonarlo, come hanno fatto la maggior parte delle persone che sono passate e sparite, come folate di vento, durante i tanti anni di vita già alle spalle. Viene chiesto alla Morte di ascoltare tale pianto, consolando gli animi e mantenendo loro compagnia in questo mondo ormai vuoto (o libero) da qualsiasi sentimento e attanagliato solo dalla tristezza. Quanti altri esseri umani lo farebbero realmente?
Ma lasciamo che siano i versi a parlare:

Oh Death, come near me!
Be the one for me, be the one who stays.
My rivers are frozen, and mischosen,
and the shadows around me sickens my heart.

Oh Death, come near me,
and stay (by my side). Hear my silent cry!
In sadness I'm veiled, to the cross I am nailed,
and the pain around me freezes my world.
My cold world...

Oh Morte, vieni accanto a me!
Sii la sola per me, sii colei che resta.
I miei fiumi sono congelati e scelti malamente
E le tenebre attorno a me ammalano il mio cuore.

O Morte, vieni accanto a me,
e resta al mio fianco. Ascolta il mio silenzioso pianto!
Nella tristezza sono nascosto, sulla croce sono inchiodato,
E il dolore accanto a me congela il mio mondo.
Il mio freddo mondo…


Dopo ogni fallimento, dopo ogni sconfitta, dopo ogni difficoltà superata o meno, l’uomo dove trova la forza per andare avanti? Esso, una nullità di fronte all’eternità del tempo, come può sperare in una rivalsa? All’uomo non resta che il dolore, unico punto di appoggio dell’esistenza, che va conosciuto a fondo, se si vuole sperare di liberarsene:

In life I've failed,
for years I've wailed.
Frozen in time... left behind...
The rapture of grief is all to find...
The rapture of grief is all!

Nella vita ho fallito,
Per anni ho pianto.
Congelato nel tempo…lasciato indietro…
L’estasi del dolore è quello che si deve trovare…
L’estasi del dolore è tutto!


Nel corso della vita ci dicono di sperare e di sognare. Andando avanti però capiamo che le speranze e i sogni non sono altro che la fonte delle nostre sofferenze: creiamo nella nostra mente situazioni che inconsciamente sappiamo che sono irrealizzabili, ma dalle quali allo stesso tempo non riusciamo a separarci, rappresentando esse la nostra unica fonte di piacere e l’unica distrazione di fronte alla cruda realtà che ci viene messa davanti. La speranza quindi risulta più vana che mai, anche di fronte all’amore, obiettivo che l’uomo cerca di raggiungere per soffrire di meno o almeno non da solo. Cosa resta da fare quindi, se non affogare nel vuoto della vita e piangere, chiedendo disperatamente alla Morte di liberarci una volta per tutte, offrendo una vera pace dopo tutte le urla e i pianti?

Behind the shadow of life the lost hopes are grieving.
I seek the night and hope to find love...
So I drown in the silence of life’s short eternity.
The tears fills the void in my heart astray...

Embrace me now, delightful ease!
Give me a world of wonderous peace!
Calm the desperate scream in my heart!

Dietro l’ombra della vita, le mie speranze sono in lutto.
Sono alla ricerca della notte e spero di trovare l’amore…
Quindi affogo nel silenzio della breve eternità della vita.
Le lacrime compensano il vuoto nel mio cuore alla deriva…

Abbracciami ora, incantevole riposo!
Dammi un mondo di pace miracolosa!
Calma l’ urlo disperato nel mio cuore!


Le richieste alla Morte continuano. La vita, per mezzo di ogni sofferenza, fallimento e sconfitta, non ha fatto altro che uccidere gradualmente ma inesorabilmente l’uomo e, se da un lato si chiede alla Morte di salvarci, alla vita viene implorato di risparmiarci il più possibile, domandando pietà affinché le nostre sofferenze non siano amplificate, aggravando ulteriormente la già miserabile condizione umana, stretta nella morsa di questa sorta di prigione che i più chiamano vita:

Oh Death, come near me,
save me from this empty, cold world!
Oh Life, you have killed me,
so spare me from this couldron of misery!

In life I cry, away I fly...
Chosen to fall within these walls.
The rapture of grief is all to find
The rapture of grief is all...

Oh Morte, vieni accanto a me,
Salvami da questo vuoto e freddo mondo!
Oh vita, mi hai ucciso,
Quindi risparmiami da questo calderone di miseria!

Nella vita piango, lontano volo…
Prescelto di cadere in queste mura.
L’estasi del dolore è quello che si deve trovare…
L’estasi del dolore è tutto!


Il pianto, il dolore e la disperazione appaiono dunque come tutto ciò che ci resta su questa terra e su cui possiamo fare affidamento fino all’arrivo della nostra ultima ora. Ma per cosa dobbiamo piangere? Per noi stessi o per l’umanità? Per la perdita di ogni certezza o per chi soffre? Per chi si lascia andare nel dolore o per chi vive nella totale solitudine? Il sestetto di Säffle lascia libera scelta, in quanto anche il pianto in fondo non ha alcun vero e proprio fine e di certo non ci salverà dalla vita. Il lungo brano si chiude con quattro versi la cui maestosità e la tristezza che ne scaturisce sono difficili da spiegare con mere parole: vanno letti più e più volte, compresi e portati sempre con sé, dal momento che racchiudono in loro lo stare di fronte al dolore, la fuga attraverso i sogni e la speranza di un luogo migliore in cui stare, l’amore, quello vero capace di unire di fronte a tutto due persone, e infine la sola capace di darci la nostra vera vita, non quella su questa terra e in queste catene: la Morte.

Ooh, shed a tear for the loss of innocence,
for the forsaken spirits who aches... in us.
Cry for the heart who surrenders to pain,
for the solitude of those left behind!

Behold the pain and sorrow of the world,
dream of a place away from this nightmare.
Give us love and unity, under the heart of night.
Oh Death, come near us, and give us life!

Oh, versa una lacrima per la perdita dell’innocenza,
Per gli spiriti abbandonati che soffrono…in noi.
Piangi per il cuore che si arrende al dolore,
Per la solitudine di coloro che sono stati lasciati indietro!

Osserva il dolore e la tristezza del mondo,
Sogna un luogo lontano da questo incubo.
Dacci amore e unità, sotto il cuore della notte.
Oh Morte, vieni accanto a noi e dacci la vita!


Nient’altro da aggiungere. Ogni ulteriore parola e precisazione sminuirebbe la solennità di questo brano semplicemente da brivido.



Green Man
Venerdì 17 Giugno 2016, 1.19.52
3
carini, ma i my dying bride sono di ben altro livello. Se voglio queste emozioni meglio sentire loro
lisablack
Giovedì 16 Giugno 2016, 17.07.27
2
bellissimo articolo, complimenti, non conosco questa band ma presto approfondirò senz'altro.
Armo
Giovedì 16 Giugno 2016, 12.38.23
1
L’intreccio delle voci di Anders e Lisa rendono ancora più intensa la disperazione di cui parli. Leggere le tue parole mentre li ho nelle cuffie…. Bè, ho ancora la pelle d'oca.
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