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MITOLOGIA, LETTERATURA E METAL - #4 – Nightfall in Middle Earth (Parte quinta)
19/07/2016 (825 letture)
1. Il Lai di Leithian: la Storia di Beren e Lúthien.

La storia di Lúthien e Beren occupa una posizione centrale nel Silmarillion, e in una lettera del 1972 a suo figlio Christopher, Tolkien stessop descrive la storia come la storia come the chief part of the Silmarillion. Inoltre, in relazione alla genesi del mito di Lúthien, l’autore ha rivelato di aver incominciato a idearne la trama nel 1917, ben prima quindi che incominciasse a ragionare sugli hobbit o sull’Unico Anello. Il Professore, infatti, sentiva che la storia disegnasse e narrasse in maniera verosimile del suo rapporto con la moglie, Edith, che, a suo dire, poteva essere esplicato solo per mezzo di tales and myths (Tolkien, Lettere), facendo così, di questa storia, la più personale che il Professore abbia mai scritto. La storia di Beren e Lúthien è, dunque, in un certo senso un proto-mito della Terra di Mezzo.

Beren era un uomo, figlio di Barahir e Emeldir, uno degli uomini della Casa di Bëor del Dorthonion. Dopo la sconfitta dei Noldor nella Dagor Bragollach, la Battaglia della Fiamma Improvvisa, che vide la morte del re degli Elfi, Fingolfin, visse insieme con suo padre insieme ai suoi pochi e leali seguaci rimasti come briganti negli altopiani del Dorthonion. Quando furono traditi e Barahir ucciso, Beren fuggì e si rifugiò nel Regno di Thingol, nascosto nella Foresta di Neldoreth. Lì fu incantato dalla vista di Lúthien che cantava e danzava in una radura vicino al magico fiume Esgalduin, e la chiamò Tinúviel, usignolo, e se ne innamorò. Per molto tempo Beren si nascose nei boschi del Doriath, dove lui e Lúthien si incontravano in segreto, dapprima scambiandosi solo sguardi, e poi passando molto tempo insieme. Thingol, padre di Lúthien, tuttavia, sospettava qualcosa dietro le lunghe assenza della figlia, e ordinò a delle guardie che la seguissero. Queste catturarono Beren e lo portarono a Menegroth, al suo cospetto. Di fronte al re, Beren si rivelò come erede di Barahir e, davanti allo stupore e all’orrore della corte, dichiarò il suo amore per Lúthien. Thingol rifiutò con decisione di concedergli la mano della figlia. Tuttavia, ben sapendo in cuor suo di non poter andare contro a quel destino che, come un fiume impetuoso e un fuoco selvaggio ardeva nei loro occhi, pose a condizione della sua approvazione all’unione, una richiesta apparentemente insormontabile: egli avrebbe lasciato Lúthien a Beren, infatti, se lui gli avesse portato uno dei Silmaril, le gemme fabbricate da Fëanor e che ora brillavano nella Corona Ferrea di Morgoth. I due amanti, riuscirono nell’impresa: penetrati con l’inganno in Angband, Lúthien intonò un canto soporifero e fece addormentare Morgoth e tutta la sua corte, mentre Beren, dismesse le vesti di lupo che gli avevano permesso di penetrare nella fortezza, con un coltello staccò un Silmaril dalla corona dell’Ainur rinnegato. Accadde però che dalla lama una scheggia si staccasse e colpisse sulla gota l’Oscuro Signore, che gemette e si agitò, e tutta la schiera di Angband si mosse nel sonno. In preda al terrore, Beren e Lúthien fuggirono e giunsero al Cancello dove il guardiano, il mannaro Carcharoth, riscossosi dal sonno al quale lo aveva costretto la fanciulla elfica, li vide e balzò loro addosso mentre fuggivano. Beren parò davanti alla bestia il Silmaril, ma questa spalancò le fauci e gli mozzò la mano, inghiottendo con essa il gioiello. Tormentato dal dolore che la gemma gli causava alle interiora, Carcharoth, ululando, impazzì e cominciò a correre senza sosta, uccidendo chiunque gli si parasse davanti. Lúthien e Beren, tratti in salvo dalle aquile inviate da Manwë, fecero ritorno da Thingol il quale, appreso ciò che era successo, organizzò una caccia al lupo insieme al figlio di Barahir e altri fidati compagni, tra cui il cane Huan. Quando il lupo fu trovato, questi si lanciò contro Thingol. Beren, allora, gli si fece incontro brandendo una lancia, ma Carcharoth lo tralvose, lo rovesciò, lo azzannò al petto. Proprio in quel momento, Huan balzò e combatté contro di lui, uccidendolo ma rimanendone ucciso a sua volta. Allora, il Silmaril venne tratto dallo stomaco del lupo e posto nella mano del morente Beren, che poté così consegnarlo al signore di Menegroth, morendo tra le braccia di Lúthien. La fanciulla non poté reggere tale dolore e la sua anima si allontanò dalla Terra di Mezzo. Arrivata alle aule di Mandos, cantò così soavemente che ottenne la restituzione della vita per l’amato e la rinuncia alla propria immortalità. Così, i due vissero la loro vita a Tol Galen, separati dagli altri mortali, ed ella diede a Beren un figlio, Dior.

Questa, come abbiamo già detto, è la storia in cui Tolkien ha riversato tutto stesso. Oltre che nel Silmarillion, dove possiamo leggere la sua storia completa, e ne Il Signore degli Anelli, dal quale è tratta la canzone citata poc’anzi, era intenzione del Professore di comporre un vero e proprio poema dedicato ai suoi due eroi, il Lai di Leithian. Il poema, cominciato nell’estate 1925, è rimasto incompiuto. Sottoposto a molti cambiamenti, in parte dovuti alle critiche dell’amico C.S. Lewis, venne abbandonato in un primo momento nel settembre del 1931, e ripreso nuovamente negli anni ’50, dopo la pubblicazione de Il Signore degli Anelli. Il poema fu pubblicato postumo nel 1985 nel terzo volume de La storia della Terra di Mezzo, The Lays of Beleriand, ad oggi inedito in Italia, con il commento del figlio, Christopher Tolkien. La versione pubblicata ci tramanda 4223 versi in tetrametro giambico suddivisi in quattordici Canti.

Il poema, il cui titolo, “leithian” si riferisce alla liberazione del Silmaril dalla Corona Ferrea di Morgoth, racconta in versi l’intera vicenda di Beren e Luthien, alla quale vanno ad aggiungersi molti eventi precedenti, quale l’incontro tra Thingol e Melian, il giuramento di Fëanor, il ritorno dei Noldor, la guerra del Beleriand e il duello tra Fingolfin e Morgoth.

2. Il Lai di Leithian: il ribaltamento del romanzo d’amore.

È singolare, e particolarmente significativo, come in questa storia, che ha un tale impatto e una tale importanza nell’imaginarium tolkeniano, si ribalti le convenzioni del romanzo d’amore tradizionale riguardo il ruolo delle donne.

All’inizio, la storia segue le normali convenzioni. Tolkien introduce il lettore a Beren, i cui amici e compagni sono stati tutti uccisi dagli agenti di Morgoth, e che, scampato a innumerevoli pericoli, giunge nel Doriath, il regno nascosto di Thingol, potente re elfico, e Melian, una semidea. Per secoli, Melian ha usato i suoi poteri per creare un impenetrabile labirinto che impedisca agli intrusi di penetrare nel regno, ma il destino di Beren è così forte ch’egli riesce ad entrarvi senza subire alcun danno. Egli vaga da solo nella foresta finché un giorno non incontra Lúthien, la figlia di Thingol e Melian, che danza in una radura.

Seguendo, dunque, le convenzioni della storia d’amore, Beren è prigioniero di un incantesimo alla vista di Lúthien, for Lúthien was the most beautiful of all the Children of Ilúvatar. Lúthien fugge dalla radura e Beren vaga per qualche tempo alla sua ricerca; quando egli la reincontra, le urla: «Tinúviel!» (“usignolo” in elfico) e lei gli permette di avvicinarsi. La fanciulla stessa finisce per innamorarsi al primo sguardo con l’uomo e, per un breve periodo, vagano per il Doriath insieme, e Tolkien dice al lettore che no others… have had joy so great, though the time was brief. Nello scorrere delle pagine della storia, le convenzioni della storia d’amore abbondano all’incontrarsi dei due amanti. Infatti, Beren è un grande guerriero ch’è incantato alla vista e al suono della fanciulla mentre danza e canta nella radura della foresta, ed essi s’innamorarono reciprocamente a prima vista, conseguenza che sembra far parte di un predeterminato fato o destino.

Si continua con una sceneggiatura da tragedia romantica quando leggiamo di Beren e Lúthien osservati da Daeron, il menestrello di re Thingol, innamorato anch’egli di Lúthien. Come Mordred nella traduzione arturiana, la gelosia di Daeron e la sua amarezza riguardo a questa relazione “illecita” lo porta a tradire la coppia e a confessare la cosa a Thingol e Melian. Quando Beren è condotto di fronte alla corte di Thingol e Melian, il lettore si trova di fronte all’ennesima convenzione della storia d’amore. Le storie arturiane sono spesso strutturate intorno alla presentazione della corte del re, allegra e in pace, disturbata dalla presenza di uno straniero che reca una sfida al re e i suoi cavalieri. In Galvano e il Cavaliere Verde, per esempio, i festeggiamenti per il primo giorno dell’anno sono interrotti quando il Cavaliere Verde irrompe a cavallo e domanda se Artù, o qualcuno dei suoi cavalieri, sia disposto a infliggergli un colpo con la sua ascia, a condizione che egli restituisca il medesimo colpo a chi accetta la sfida esattamente dopo un anno e un giorno. La sfida interrompe l’equilibrio della corte di Artù: i cavalieri sono riluttanti ad accettare e Artù stesso è mosso a sfidare il Cavaliere Verde quando Galvano s’impone e propone se stesso in vece del re. Il disordine nella corte si risolve solo dopo che Galvano avrà portato a termine la missione con successo, provando così la cavalleria dei cavalieri di Artù. La presenza di Beren alla corte di Thingol turba similmente l’equilibrio. Quando gli viene richiesto riguardo la sua presenza nel Doriath, la risposta di Beren potrebbe inserirsi con tutta onestà nel quadro di un romanzo medioevale.

‘… here I have found what I sought not indeed, but finding I would possess for ever. For it is above all gold and silver, and beyond all jewels. Neither rock, nor stell, nor the fires of Morgoth, nor all the powers of the Elf-kingdoms, shall keep from me the treasure that I desire. For Lúthien your daughter is the fairest of all the Children of the World.’

«[…] qui ho trovato ciò che invero non cercavo, ma avendolo trovato desidero possederlo per sempre. Poiché è superiore a tutto l’oro e all’argento, trascende ogni gioiello. Né roccia né acciaio, né i fuochi di Morgoth né tutti i poteri dei regni degli Elfi potranno sottrarmi il tesoro che desidero, poiché Lúthien tua figlia è la più bella di tutti i Figli del Mondo».


Il linguaggio di Beren qualifica Lúthien, usando il pronome “it” (anziché “she”) per riferirsi alla fanciulla, quando la compara all’oro, all’argento e ai gioielli, e chiamandola “treasure” prima di renderle infine la sua qualità di persona menzionandone il nome. Il re stesso si concede alla riduzione dello status della figlia nella sua risposta. Infatti, Thingol risponde a Beren con un linguaggio che va a ricalcare quello del giovane guerriero:

‘… I too desire a treasure that is withheld. For rock and steel and the fires of Morgoth keep the jewel that I would possess against all the powers of the Elf-kingdoms. Yet I hear you say that bonds such as these do not daunt you. Go your way therefore! Bring to me in your hand a Silmaril from Morgoth’s crown; and then, if she will, Lúthien may set her hand in yours. Then you shall have my jewel’

«[…] Anch’io desidero un tesoro che mi è negato. Infatti, rocce, acciaio e i fuochi di Morgoth custodiscono la gemma che vorrei possedere più di tutti i poteri dei regni degli Elfi. Ma ho udito che ostacoli del genere non ti sgomentano. Mettiti dunque per via! Portami, di tua mano, un Silmaril della corona di Morgoth; e quindi, se lo vorrà, Luthien potrà darti la sua. Perché allora sì che potrai avere la mia gemma».


Il discorso di Thingol, esattamente come quello di Beren, spoglia Lúthien della propria qualità di persona, comparandola a un tesoro e, in particolare, con uno specifico gioiello, un Silmaril. Thingol e Beren, dunque, si riferiscono entrambi al prezzo per la fanciulla e, lungo tutto questo dibattito, Lúthien se ne rimane in silenzio, in piedi accanto a questi due potenti uomini che deliberano del suo destino. Fin qua, lungo tutto lo snodo narrativo, ella non fa altro che inserirsi nello schema narrativo e strutturale della storia d’amore: Lúthien non esiste di per sé; piuttosto, ella è uno sviluppo narrativo che permette a Beren e Thingol di affermare la propria mascolinità. Sebbene fino a questo momento ella non abbia mostrato alcuna prova della sua natura eroica, ben presto scambierà la passività e il silenzio con la parola e l’azione.

La passiva accettazione della propria trasformazione finisce, in Lúthien, con la partenza di Beren dal Doriath per la sua cerca. Il giovane guerriero, infatti, è quasi subito fatto prigioniero da Sauron; Lúthien avverte la difficoltà di Beren e si decide a giungere in suo aiuto. Ancora una volta, ella viene tradita da Daeron, il menestrello. Così, per evitare la fuga della figlia, Thingol ordina che venga costruita una casa sui rami più alti dell’albero più alto del Doriath, dove la fa imprigionare. Dunque, la fanciulla afferma la volontà di agire e, usando il suo potere, fugge dalla propria prigionia:

‘… she put forth her arts of enchantment, and caused her hair to grow to great lenght, and of it she wove a dark robe that wrapped her beauty like a shadow… Of the strands that remained she twined a rope, and she let it out from her window… Then Lúthien climbed from her prison, and shrouded in her shadowy cloack she escaped from all eyes.

[…] essa fece appello alle proprie arti magiche, ottenendo che i capelli le crescessero lunghissimi, e con essi tessé un abito nero che ne avvolgeva la bellezza come un’ombra […] Con le ciocche rimaste intrecciò una corda che lasciò penzolare dalla finestra […] Allora Lúthien si calò dalla sua prigione e, avvolta nel mantello ombroso, si sottrasse a ogni sguardo.


La fuga di Lúthien dal Doriath ricorda la fuga di Ginevra da Mordred ne La caduta di Artù, dove apprendiamo che Ginevra se ne fugge in un esilio volontario, avvolta nelle ombre, nascosta agli sguardi delle guardie di Mordred. Ma se Ginevra si rifugia in un oscuro destino che, nel migliore delle ipotesi, porterà alla lotta all’ultimo sangue tra suo marito e il suo carceriere e, infine, al suo ricongiungimento con il proprio amato, Lúthien dimostra il proprio eroismo fuggendo per salvare Beren, perduto e sottomesso al terrore e alla disperazione nelle prigioni di Sauron.

In una completa inversione della storia d’amore classica, è Lúthien che costantemente salva Beren dai pericoli a cui vanno incontro nella loro missione di recuperare uno dei Silmaril. Quando Lúthien salva Beren dalle profondità delle prigioni di Sauron, bandisce il servo di Morgoth dalla propria forma fisica, his ghost… sent quacking back to Morgoth. Dopo aver bandito Sauron, Lúthien dimostra appieno i propri poteri:

Lúthien took the mastery of the isle… stood upon the bridge, and declared her power: and the spell was loosed that bound to stone to stone, and the gates were thrown down, and the wall opened, and the pits laid bare; and many thralls and captive came forth in wonder and dismay.

Lúthien assunse la signora dell’isola… stette sul ponte e annunciò la propria podestà: e fu sciolto l’incantesimo che legava pietra a pietra, e i battenti delle porte crollarono, le mura s’aprirono, le segrete si scoperchiarono; e molti servi e prigionieri se ne uscirono, meravigliati e sgomenti.


Lungo tutto lo sviluppo narrativo, queste dimostrazioni di potere da parte di Lúthien sembrano indicare ch’ella è per natura intrinsecamente potente, talmente potente da poter bandire Sauron, distruggere la sua fortezza, e ripulire la sua isola dalle sue contaminazioni. Sauron, che ne Il Signore degli Anelli è l’incarnazione vivente del male nella Terra di Mezzo, è completamente indifeso e la sua fortezza crolla di fronte all’eroica dimostrazione del proprio potere da parte di Lúthien. Con Lúthien che si prende il ruolo dell’eroe, è Beren ad essere relegato nel ruolo femminile. Nonostante la propria baldanza come guerriero, Beren è in costante necessità dell’aiuto di Lúthien. Dopo esser fuggiti dalle segrete di Sauron, infatti, è mortalmente ferito quando si prese nel petto una freccia destinata alla fanciulla ed ella, by her arts and her love… healed him. Quando i due amanti si avvicinano alla fortezza di Morgoth, Lúthien usa ancora una volta i propri poteri per donare a Beren la forma di un lupo e a sé stessa quella di un pipistrello. Quando scorgono Carcharoth, il grande lupo di Morgoth, Lúthien istintivamente cessa la propria trasformazione e incanta il guardiano

… casting back her foul raiment she stood forth, small before the might of Carcharoth, but radian and terrible. Lifting up her hand she commanded him to sleep… And Carcharoth was felled, as though lightning had smitten him.

[…] gettando la sua sconcia spoglia, avanzò, piccola al cospetto dell’enormità di Carcharoth, e però radiosa e terribile. Levando la mano, gli ordinò di dormire […] E Carcharoth precipitò al suolo quasi che un fulmine lo avesse stroncato.


In tutti questi episodi, Beren non è che un mero spettatore nella propria cerca mentre Lúthien s’impegna a superare tutti gli ostacoli virtualmente da sola, senza un vero e proprio aiuto dal proprio amante. L’eroismo di Beren non è altro che un esternalizzato eroismo maschile tradizionalmente associato con la tradizione dei romanzi, con il suo valore militare, la propria reputazione di guerriero e un connesso senso d’identità maschile. Eppure è Lúthien il vero eroe della storia, e il proprio eroismo risiede in primo luogo in caratteristiche naturali e intrinseche.

L’uso stesso della propria bellezza e della propria grazia permette a Lúthien di trascendere le convenzioni del romanzo d’amore. Infatti, raramente queste caratteristiche sono presentate dall’autore sotto aspetti positivi. Le belle donne sono, al più, delle distrazioni da evitare per i virtuosi cavalieri di Artù; nella peggiore delle ipotesi, sono esseri distruttivi, tessitrici d’inganni che si servono delle proprie grazie così da orchestrare la caduta degli ideali della cavalleria. La bellezza e la grazia di Lúthien, invece, rimangono unicamente attributi positivi che irretiscono uomini che hanno già consegnato le proprie vite all’oscurità. Daeron, il menestrello di Thingol che per due volte la tradisce, è sottomesso alla gelosia e all’invidia ben prima d’innamorarsi di Lúthien. La bellezza e la grazia di Lúthien, perciò, non sono la causa della gelosia del menestrello ma, al contrario, risultano essere il punto focale intorno al quale s’acuiscono le pecche del suo carattere. Celegorm e Curufin, gli elfi rinnegati che intendono rapire e uccidere Lúthien, sono dannati ben prima d’incontrare la principessa di Menegroth, la cui bontà e bellezza mettono fine alle loro intenzioni malvage. Al contrario quindi delle figure femminili della tradizione arturiana, quali Morgane Le Fay, Nimue, la moglie di Bertilak, Elaine di Corbenic e, ovviamente, Ginevra, la virtù di Lúthien è indiscutibile e la sua purezza tirano fuori il meglio dai caratteri benigni e portano la rovina a coloro la cui anima si ciba dell’oscurità e la cui mente si abbandona agli intrighi e gli inganni.

In nessun altro punto della storia questo concetto è più evidente che nel confronto con Morgoth. Quando Beren e Lúthien raggiungono la sala del trono del Signore Oscuro, Morgoth riesce fin da subito a scorgere attraverso il travestimento della principessa elfica. Ma ella

… was not daunted by his eye; and she named her own name, and offered her service to sing before him, after the manner of a minstrel.

[…] non fu intimorita dai suoi occhi; e gli disse il suo nome; e si offrì di servirlo cantando al suo cospetto alla maniera di un menestrello.


Morgoth accetta la sua offerta, e ammirandone la bellezza, concepì in cuor suo una sconcia brama (looking upon her beauty conceived in his thought an evil lust). Morgoth non riesce a portare a termine il proprio oscuro disegno, tuttavia, perché è fuorviato dalla propria malizia e i poteri di Lúthien, così, superano quelli del Signore Oscuro della Terra di Mezzo. La principessa elfica, dunque, intona un canto d’una tale e irreprensibile bellezza che Morgoth stesso ne viene accecato e, ben presto, lui e la sua corte sprofondano in profondo e incantato sonno ordito dalle trame del suo canto. La canzone di Lúthien risuona nei Silmaril incastonati nella corona di Morgoth. Questi antichi e sacri gioielli, forgiati secoli prima e contenenti la prima luce del mondo, rispondono alla purezza e bontà di Lúthien. I gioielli cominciano a brillare e il loro irradiarsi ha il potere di ottenebrare la volontà stessa di Morgoth. Il Signore Oscuro, quindi, s’addormenta, dando a Lúthien e a Beren una possibilità di scappare. Dunque, l’esibizione di potere dimostrata nella sala del trono di Morgoth, è l’ennesima prova che l’intrinseco potere di Lúthien ispiri virtù in personaggi quali Beren o il possente mastino Huan, e disarmi le intenzioni dei malvagi, facendole naufragare in se stesse.

L’eroismo della fanciulla è dimostrato anche in seguito: per esempio, quando Beren perderà la propria mano, sarà lei a guarirlo. E sarà proprio lei che, con il suo canto, muoverà Mandos a una tale compassione da permettere che Beren ritorni, dopo la morte, sulla Terra di Mezzo per un breve periodo in cambio della propria rinuncia all’immortalità. Dunque, quella che era cominciata come un tradizionale romanzo d’amore di stampo medioevale, con un possente guerriero che s’appresta a vincere la mano di una vergine fanciulla per mezzo del completamento di un’impossibile cerca, termina interamente in un’altra maniera. Beren, il possente guerriero, gioca una parte secondaria e passiva, e molte volte si trova ad aver bisogno dell’aiuto della bella vergine, Lúthien, il cui coraggio, la cui lealtà, potere e innata bontà le fanno assumere il ruolo di eroe principale del mito centrale dell’antica storia della Terra di Mezzo.



Cristiano Elros
Martedì 19 Luglio 2016, 22.31.49
2
Complimenti anche da parte mia! Bell'articolo veramente, non l'avevo mai vista sotto quest'ottica, anche perché il Silmarillion non lo leggo da anni ormai... Grazie quindi, mi hai offerto nuovi spunti!
Ulvez
Martedì 19 Luglio 2016, 12.03.05
1
complimenti per l'articolo! la storia di Beren e Lùthien è forse uno momenti più alti dell'opera del Professore, nonostante sia relativamente sconosciuta al "grande pubblico".
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