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SLAYER + AMON AMARTH + THE SHRINE - Ippodromo delle Capannelle, Roma, 12/07/2016
17/07/2016 (1953 letture)
IL METAL CHIAMA, METALLIZED RISPONDE
Il Rock in Roma, negli ultimi anni, nonostante alcune falle croniche nell'organizzazione (di cui potrete leggere una dettagliata descrizione alla conclusione di questo report), sta indubbiamente portando nella Capitale molti artisti di rilevante importanza, anche per ciò che concerne il nostro genere preferito. La calata romana di Slayer ed Amon Amarth, reduci entrambi da due lavori in studio più che dignitosi, è dunque un'occasione imperdibile per schiarirsi la gola e sgranchirsi le ossa; come di consueto, da vero maniaco dell'anticipo mi reco all'Ippodromo di Capannelle quando il Sole estivo romano ancora picchia forte, disposto di buon grado a morire di caldo piuttosto che a trascorrere ore nel leggendario traffico dell'Appia, alla ricerca di un parcheggio praticabile. Sul posto, peraltro, trovo il nostro vecchio redattore Fabio Rossi, che ricorderete col nome di battaglia HMITL, con figlia ed amici e, successivamente, mi vedrò anche con Costanza “Nattleite” Marsella e consorte; un nutrito gruppo di vecchi e nuovi redattori, insomma, è pronto a godersi la serata!

THE SHRINE
I primi a salire sul palco sono i californiani The Shrine, a loro volta reduci da un album pubblicato a fine 2015, intitolato Rare Breed: la loro proposta, non facilmente inquadrabile, si barcamena fra un hard rock piuttosto muscolare ad un punk-metal non particolarmente veloce, con strizzate d'occhio tanto ai Motorhead, quanto ai numi tutelari Black Sabbath ed ai Black Flag. Il pubblico, ancora di entità piuttosto contenuta (e comunque non aumenterà in modo consistente, finendo per risultare di neppure cinquemila persone), apprezza tutto sommato la proposta del trio, che si dà molto da fare tanto con gli strumenti, quanto con lo spettacolo nel vero senso della parola: il cantante e chitarrista Josh Landau, infatti, è un discreto animale da palcoscenico ed utilizza tutti i trucchetti del mestiere, compresa qualche smargiassata scenografica tipo il suonare la chitarra piazzandola dietro la schiena. La mezz'ora riservata alla band, in sostanza, è gradevole e costituisce un buon antipasto per ciò che verrà, nonostante i generi musicali non esattamente conciliabili; ma, in fondo, è anche questo il bello degli eventi con più band, no? Piccola nota di demerito: il riff iniziale della conclusiva Nothing Forever ricorda un po' troppo quello di Sabbath Bloody Sabbath.

SETLIST THE SHRINE
1. Tripping Corpse
2. Destroyers
3. Rare Breed
4. Worship
5. The Vulture
6. Death to Invaders
7. Dusted and Busted
8. Nothing Forever


AMON AMARTH
La sobria (per non dire inesistente) scenografia dei The Shrine lascia presto spazio a quella, decisamente più ricercata, degli svedesi Amon Amarth: oltre all'immancabile telone sullo sfondo, che inizialmente riprende la copertina dell'ultimo album Jomsviking (ma cambierà in corso d'opera), sul palco trovano infatti spazio due enormi prue di drakkar ed un paio di rune, che nel corso dello spettacolo si illumineranno di rosso. Pacchiani? Forse un po', ma anche questo è spettacolo. Puntuali come orologi, alle 21 in punto gli scandinavi entrano in scena, iniziando subito a prendere il pubblico amarth-ellate (scusate, dovevo dirla): le danze sono aperte da The Pursuit of Vikings, il cui riff squadrato scatena subito gli entusiasmi del pubblico. Johan Hegg e soci sono in ottima forma, i suoni sono taglienti e puliti e la scelta dei brani è notevole, cos'altro si può volere di più? Semplice, un po' di interazione con il pubblico, che arriva prontamente nella maniera più comica possibile: il frontman, infatti, si rivolge alla platea in un italiano stentato, ma comunque comprensibile, elogiando la propria..."pancetta vichinga". Non è l'unica volta, peraltro, in cui Hegg dialoga con il pubblico, mostrandosi anzi ciarliero e simpatico. Non bisogna dimenticare, però, che la band è nota non per il suo lato comico, bensì per la potenza dei suoi brani, alcuni dei quali mandano letteralmente in visibilio la folla: parliamo, naturalmente, del classico Cry of the Black Birds, ma anche di Deceiver of the Gods e Runes to my Memory. Su Raise Your Horns, tratta dall'ultimo album al pari dell'ottima First Kill, la band leva al cielo i propri corni in avorio, brindando al pubblico, ovviamente dopo un elogio della birra firmato dal solito Johan Hegg. La conclusione di un'ora di full immersion nella mitologia norrena si conclude, come era immaginabile, con altri due pezzi da novanta del repertorio del gruppo, vale a dire Guardians of Asgard e Twilight of the Thunder God, il cui ritornello viene cantato a squarciagola da buona parte dei presenti. Che dire, insomma? Gli svedesi avranno pur ammorbidito la loro proposta nel corso degli anni, ma dal vivo continuano a non fare prigionieri e, in tutta sincerità, a fine show avrò seri dubbi sulla band cui assegnare la palma di vincitrice della serata.

SETLIST AMON AMARTH
1. The Pursuit of Vikings
2. As Loke Falls
3. First Kill
4. Cry of the Black Birds
5. Death in Fire
6. Deceiver of the Gods
7. Runes to my Memory
8. War of the Gods
9. Raise your Horns
10. Guardians of Asgard
11. Twilight of the Thunder God


SLAYER
La comparsa di un enorme telone recante l’artwork di Repentless -a sostituire il suggestivo apparato scenografico degli Amon Amarth- induce trepidazione nel pubblico. Quest’ultimo, nonostante gli ultimi arrivi contribuiscano a rimpolpare le fila degli astanti, risulta essere comunque esiguo rispetto a quello che ci saremmo aspettati ad un evento del genere. L’area è difatti popolata per poco più di metà della sua capienza da una platea tendenzialmente poco reattiva, animatasi in maniera particolare soltanto quando sono stati eseguiti gli episodi più noti tratti dalla discografia dei nostri. L’ingresso in scena di Araya e soci avviene dopo un coinciso assaggio -direttamente dalla traccia registrata in studio- di Delusions of Saviour, opener del loro ultimo full-length. E’ tuttavia con la title-track Repentless che gli Slayer imbracciano gli strumenti e danno vita ad un’esibizione immediatamente energica e trascinante. A palesarsi, in prima istanza, è lo stato di grazia della formazione, nonostante gli eventi tristemente noti precedenti la release della loro ultima fatica (la morte di Hanneman, il "divorzio" artistico da Lombardo). Pur rilevando mestamente l’innegabile insostituibilità dei membri mancanti, siamo stati in grado di saggiare le considerevoli doti esecutive in sede live di coloro che ne hanno preso il posto. Da un lato abbiamo difatti assistito ad una prestazione immensa di Bostaph, in grado di dominare le pelli con precisione chirurgica e la nettezza di un metronomo - salvo indulgere spesse volte in fantasiosi e rocamboleschi fill-, dall’altro non ci è sfuggita la maestria di un Gary Holt perfettamente integrato nella band e fautore di un tocco definito e vivace nell’esecuzione delle parti soliste che, tuttavia, abbiamo avuto modo di apprezzare ben poco. Dalla nostra posizione, difatti, la chitarra di Holt era udibile e riconoscibile soltanto negli sparuti istanti in cui quella di Kerry King taceva del tutto: non ci è dato sapere se si sia trattato di una svista da parte dei fonici, una improvvisa carenza nell’impiantistica, una precisa disposizione degli artisti o semplicemente un nostro "errore" di posizionamento. L’esibizione prosegue con il riff al vetriolo malignamente cadenzato di Postmortem, lieto ritorno agli albori, in grado di scaldare parzialmente gli animi dei presenti, cui segue Hate Worldwide, probabilmente una delle tracce meglio riuscite della penultima release World Painted Blood. Non può mancare inoltre l’immancabile omaggio a God Hates Us All attraverso le potentissime Disciple e God Send Death, animate per altro da un Araya cui l’età non sembra aver sottratto l’instancabilità e la capacità di marchiare a fuoco con la propria inconfondibile ugola qualsiasi traccia. Ed è per l’appunto verso il cuore dell’esibizione che comincia a manifestarsi in maniera sempre più irruenta la sgradita ospite della serata, la piaga che, sfortunatamente, da sempre affligge la location. Con l’accendersi dell’entusiasmo del pubblico e l’abbandonarsi in un pogo sfrenato dei presenti nella sezione centrale dell’area cominciano difatti a sollevarsi nugoli sempre più consistenti di polvere, dai quali non c’è alcuno scampo, perlomeno nelle prime file. L’aria si fa dunque sempre più irrespirabile -complice anche la calura estiva romana- al punto da rendere decisamente faticoso seguire il live, proseguente senza requie con War Ensemble. Il ritmo frenetico dell’esibizione viene parzialmente interrotto dall’incedere di When the Stillness Comes e You Against You, nuovamente tratte da Repentless e perlopiù poco sentite dal pubblico. Il resto della tracklist si assesta sui grandi classici della discografia degli Slayer interpretati in maniera ineccepibile dalla formazione: si passa da Dead Skin Mask, ironicamente presentata da Araya come a song about love, ad una arcigna e malefica South of Heaven. Quest’ultima non può che risaltare per la perfezione e l’enfasi con la quale le asce di King ed Holt vergano con note grondanti di sangue quel celeberrimo riff che chiunque si dica appassionato di thrash metal conosce ed adora. La conclusione, affidata al trio massacrante Raining Blood, Black Magic ed Angel of Death surriscalda incredibilmente -com’era del resto prevedibile, data la notorietà dei brani- l’atmosfera lasciandoci senz’altro esausti, in preda ad una tosse convulsiva data la quantità enorme di polvere ingurgitata ed inalata ma soddisfatti per aver potuto godere di uno spettacolo sopra le righe, perennemente sostenuto e di elevatissima caratura. Prima che la band abbandoni il palco, compare una dedica, in perfetto stile slayerano (riprende difatti l’etichetta di una bottiglia di birra), al compianto Hanneman, perennemente nel cuore e nel pensiero, con la sua verve ed il suo tocco inconfondibile, di chiunque abbia seguito la band.

SETLIST SLAYER
1. Repentless
2. Postmortem
3. Hate Worldwide
4. Disciple
5. God Send Death
6. War Ensemble
7. When the Stillness Comes
8. You Against You
9. Mandatory Suicide
10. Fight Till Death
11. Dead Skin Mask
12. Seasons in the Abyss
13. South of Heaven
14. Raining Blood
15. Black Magic
16. Angel of Death


L’ORGANIZZAZIONE
Come di consueto –e come, peraltro, la sottoscritta sperava non dover fare- parlare dell’Ippodromo delle Capannelle non può che sollevare annose polemiche circa l’organizzazione. Quest’ultima nonostante l’impegno profuso nel corso degli anni e le poche migliorie apportate, conserva dei tratti indubbiamente rivedibili. Avendo la possibilità di raggiungere la località in auto, non ho avuto modo di comprendere quale fosse lo stato dei mezzi pubblici in questa occasione. Ho potuto tuttavia rilevare come, per quanto concerne i parcheggi, la situazione sia la medesima rispetto ad un paio di anni fa. Al prezzo di cinque euro sciami di parcheggiatori -molti dei quali avevano tutta l’aria di essere abusivi- impilano gli avventori in qualsiasi area cementata disponibile attorno all’ippodromo, salvo poi volatilizzarsi alla conclusione dell’evento. Fortunatamente, in questo caso, data l’affluenza non particolarmente significativa, ciò non si è tramutato in code folli, persone rimaste prigioniere nei posteggi e particolari disagi. Mi permetto inoltre di rilevare ulteriori criticità riferite alle cosiddette misure di sicurezza. Arrivata all’ingresso della struttura, gli addetti alla security mi hanno chiesto di mostrare il contenuto dello zaino. Ho accettato di buon grado, credendo si trattasse di una misura volta ad evitare il trasporto di oggetti pericolosi all’interno dell’area concerti ed invece l’unica cosa che viene individuata e prontamente rimossa non è altro che una bottiglietta d’acqua. Rassegnatami all’eventualità di acquistarla una volta giunta nell’Ippodromo, apprendo di dover fare sia una fila per poter cambiare il denaro in token, necessari per l’acquisto di qualsiasi cibaria ai chioschi –la qualità delle vivande lasciava per altro abbastanza a desiderare, con tanto di mosche volteggianti attorno ai panini-, sia, naturalmente la coda per procacciarmela. La bottiglia mi viene porta senza il tappo, rendendo più che remota la possibilità di conservarne qualche goccia nello zaino per sopravvivere tanto alla temperatura molto elevata quanto alla onnipresente polvere. Nell’avvicinarmi all’area concerti, i numerosi promoter presenti lungo il tragitto distribuiscono qualsiasi sorta di gadget: dai cappelli gialli Poste Italiane, alle Vigorsol sino a campioncini di preservativi Control – molti dei quali finiranno irrimediabilmente gonfiati a mo’ di palloncino durante le esibizioni-, con un’insistenza più da fiera che da evento live. Pur apprezzando lo sforzo da parte degli organizzatori nel predisporre l’area nel miglior modo possibile restano dunque ampli margini di miglioramento che mi auguro verranno fatti propri nelle prossime edizioni di quella che, quanto a qualità e rilievo degli eventi, risulta essere una delle realtà più significative della Capitale

Introduzione, report di The Shrine ed Amon Amarth a cura di Andrea Barricelli “Barry”; report degli Slayer e parte relativa all'organizzazione a cura di Costanza Marsella “Nattleite”. Foto a cura di entrambi



Metal Shock
Giovedì 4 Agosto 2016, 16.41.33
30
Ai bei tempi, una ventina di anni fa, andavo spesso in mezzo al pogo, ma con gli.Slayer quasi ci lasciavo la pelle. Una cosa simile non mi era mai capitata, quasi soffocavo per la ressa! Oggigiorno non lo farei piu`, anche se un po` mi manca!
terzo menati
Giovedì 4 Agosto 2016, 16.02.24
29
Sottoscrivo vita da t. Non sono uno da prime file anzi non lo sono mai stato specie con i gruppi thrash. Lo scorso anno a Poviglio c'erano i nuclear Assault e visto la non calca mi sono concesso una seconda fila. Ebbene la prima mezz'ora sempre a controllare che non mi finisse uno in testa poi ho sentito un colpo e mi sono trovato un'anfibiata in faccia. Ho tirato due madonne e augurato al tipo di beccare un tir al ritorno e mi sono diretto in una zona meno calda con una birra in mano. Sono troppo vecchio per il mosh
Vitadathrasher
Giovedì 4 Agosto 2016, 14.12.58
28
.......diciamo che l'età media di un concerto degli Slayer è composta da 30 35 enni? Sinceramente a più di quarant'anni non ho più voglia di farmi sballottare e sfondarmi di alcool come un tempo. Comunque gli Slayer sono una delle pochissime band che dal vivo mi fanno ancora godere, W Tom l'unico vero leader della band.
Arzachel
Giovedì 4 Agosto 2016, 13.39.06
27
Mitici slayer...ma il pubblico di adesso fa schifo...nn si salta,nn si poga, nn si beve piu come una volta. Tutti professori che nn fanno altro che parlar male delle band o far video con i cellulari. Ma davvero ve li riguardate??? Mah
gianmetal
Giovedì 4 Agosto 2016, 12.07.00
26
Grande concerto,nonostante un clima torrido come è lecito aspettarsi a lyglio.Grandi Slayer,avevo holt di fronte,semplicemente micidiale come del resto kerry.Gli amon a dir la verita li conoscevo poco ma mi hanno fatto impazzire e ora li sto approfondendo!
Elluis
Sabato 23 Luglio 2016, 18.26.24
25
Io ero al concerto di Milano con Carcass e Behemoth di supporto, posso confermare una band in gran forma, Araya sembra tornato in salute, dopo la prestazione imbarazzante di diversi anni fa all'Alcatraz nella prima apparizione con questa formazione, dovuta ai suoi noti malesseri, e il resto della band in gran forza e sintonia. Anche a Milano comunque eravamo pochi, so per certo che il numero si aggira a circa 3.000 presenze, in un'arena dove qualche settimana prima i The Offspring hanno fatto circa 13.000 persone.
marcostraz
Mercoledì 20 Luglio 2016, 14.30.12
24
Sbaglio io o su Dead Skin Mask hanno pasticciato un po'? Per il resto io mi sono divertito, anche coi gruppi di apertura...gli Slayer mi sembra siano partiti un po' lentini (Araya mi sembrava un po' scazzato su Repentless) ma poi sono andati in crescendo...mi dispiace non ci fosse un po' di gente in più, ma magari non ha neanche aiutato il fatto che fosse già la terza data quest'anno, e che in passato sono venuti spesso...sulla location, a me non dispiace, mi sembra abbastanza buona per ospitare eventi del genere...comunque il problema del tappo dell'acqua ormai è diventato annosso, basta saper ovviare (cioè, portarsene uno di riserva)...
Vanessa Incrostata
Lunedì 18 Luglio 2016, 17.38.36
23
Al palaeur un po di più erano 8080 più tua madre e i maiden! Scherzo bello!
Vanessa Incrostata
Lunedì 18 Luglio 2016, 17.25.13
22
Sempre pochi x me io v'arreggo tutti!
Ra's Al Ghul
Lunedì 18 Luglio 2016, 0.07.40
21
Vanessa ti ricordi quanti eravamo nell'89 al Palatrussardi?
8080
Domenica 17 Luglio 2016, 23.47.27
20
vanessa ti ricordi anche quanti spettatori presenti al palaeur il 20 novembre 1990 ?
Poldo
Domenica 17 Luglio 2016, 23.43.29
19
rimosso
Kai Shiden
Domenica 17 Luglio 2016, 22.03.19
18
Io dal lato sinistro problema opposto, ho sentito solo Holt mentre a chitarra di King non pervenuta.
Vanessa Incrostata
Domenica 17 Luglio 2016, 17.50.14
17
......dimenticavo! Per quello che se inculava i portafogli......te devono casca' le mano!
Vanessa Incrostata
Domenica 17 Luglio 2016, 17.47.28
16
Quoto il Dr Landau, anni fa vidi gli Anthrax suonare al centrale del foro italico davanti ad un centinaio di persone....'na pena!
Doomale
Domenica 17 Luglio 2016, 16.21.10
15
@Nattleite, no tutto a posto per il resto!😊..solo quell'appunto tecnico su Bostaph e l'inizio balbettante!Holt ribadisco l'ho visto alla grande..un soldato da palco! Poi se avessero fatto quei tre pezzi in più era meglio comunque..dato che alla fine il tempo c'era.😁
Nattleite
Domenica 17 Luglio 2016, 15.54.59
14
@Doomanle, @Mario. Tendenzialmente avevo molti dubbi sullo stato della formazione e sull'integrazione dei nuovi membri, soprattutto di Holt. Sebbene difatti sia probabilmente il miglior chitarrista che abbiano mai avuto - almeno per quanto mi concerne ed almeno per quanto riguarda il mero versante tecnico- la presenza di Hanneman e il suo tocco putrido sono praticamente insostituibili. Hanno visibilmente avuto qualche problema tecnico inizialmente tuttavia dal momento che comunque il resto dell'esibizione mi è sembrata su livelli molto elevati, li ho comunque, per di così, "promossi" a pieni voti. Naturalmente se avete altri rilievi o commenti, non esitate a farli presenti
Doomale
Domenica 17 Luglio 2016, 13.21.07
13
@Mario, era proprio quello che intendevo nel mio commento all'inizio, pensavo fosse stato un mio problema di approccio o la troppa attesa di rivederli. Comunque poi da buon vecchio diesel la situazione si e' amalgamata meglio.Diciamo che Bostaph non mi e' sembrato nella sua serata migliore . Poi magari mi sbaglio eh😁.
Dr Landau
Domenica 17 Luglio 2016, 12.20.28
12
Non sono ovviamente il cantante dei The Shrine.
Dr Landau
Domenica 17 Luglio 2016, 12.18.57
11
A Roma ho visto diversi concerti, tra cui gli stessi Slayer con i Megadeth nel 2011, e non ho visto finora grandi folle per il metal. Al centro e al sud la situazione per questo genere non è buona per cui quasi 5000 persone mi sembrano accettabili per questi 2 gruppi.
Mario
Domenica 17 Luglio 2016, 12.16.21
10
Nella recensione sugli Slayer mi sfugge qualcosa. È possibile che nessuno si è accorto che i primi due brani acusticamente erano inascoltabii, suonati in modo rallentato e che Paul dietro le pelli per due volte ha sbagliato l'entrata? Presumibilmente non si sentivano tra di loro in modo sufficiente. Dal terzo brano in poi tutto è rientrato nella normalità
Halo
Domenica 17 Luglio 2016, 11.57.44
9
a milano mi sembra che abbiano fatto il pieno ma non so dire in quanti eravamo. detto ciò bellissima serata, gli slayer dal vivo sono una macchina da guerra
Ciccio
Domenica 17 Luglio 2016, 11.45.27
8
Dr Landau, mi potrebbe spiegare il significato di "bisogna pur sempre considerare che siamo al centro-sud" per giustificare le eventuali poche presenze? Capisco (ma solo fino a un certo punto) se si parla di Chiaromonte o di Noto, ma qui stiamo parlando di Roma, la capitale, che da sola conta MILIONI di abitanti.
Ciccio
Domenica 17 Luglio 2016, 11.41.02
7
Terzo...ma di cosa ti stupisci? Stai confrontando Roma a Verona...suvvia.
Barry
Domenica 17 Luglio 2016, 11.13.07
6
Sei il cantante dei The Shrine?
Dr Landau
Domenica 17 Luglio 2016, 11.06.10
5
Bella serata, grandi Slayer e Amon Amarth, gli Slayer potevano farne qualcuna in più ma non erano molto stimolati dal pubblico. Araya veramente un leader e sempre in forma. Non sono d'accordo sul fatto che eravamo in pochi, bisogna sempre considerare che siamo al centro-sud, poi non so quante presenze abbiano fatto nelle altre date al nord.
terzo menati
Domenica 17 Luglio 2016, 10.38.51
4
Curioso leggere del degrado e della disorganizzazione quando l'altro giorno per i whitesnake a Villafranca di Verona era tutto l'opposto. Staremo a vedere i prossimi anni se la nuova sindachessa peppiana riuscirà a cambiare qualcosa
Doomale
Domenica 17 Luglio 2016, 10.07.55
3
Buongiorno! Allora c'ero anche io e sostanzialmente mi sento di appoggiare tutto quanto detto da Voi (tra l'altro mi sembra di avervi intravisto, qualcuno con la tshirt di metallized). Una bella giornata di calura soffocante, ho parcheggiato un po' lontano perche sti bastardi di abusivi nn li sopporto e finisco per litigarci. Apparte questo e' vero la polvere a tratti nelle esibizioni rompeva un po' e mi sono recato un po' fuori dal cuore della folla. Che dire The Shrine simpatici ma nn ho prestato molta attenzione. Amon Amarth secondo me veri mattatori della serata con una prestazione quadrata e coinvolgente. Unico neo per cosi dire la mancanza di qualche pezzo dai primi due, ma per il resto hanno messo su una buona scaletta. Passando agli Slayer che dire inossidabili come sempre, sono partiti come un diesel..un po' imballati all'inizio...dopo i primi pezzi hanno ingranato la quinta e via. Araya e King in pallissima, Tom alla sua età ha una resa vocale che in molti più giovani si sognano. Che ugola ragazzi tra acuti strilli vari e altro. Impressionante davvero. Gary Holt sempre più a suo agio e vero animale da palco pure lui, davvero ottimo anche se la sua chitarra si sentiva meno. Passando a Bostaph e' bravissimo, ma sinceramente mi sembra che in alcuni tratti "stanchi" i pezzi che sono piu veloci e diretti, forse mi sbaglio ma non è la prima volta che lo noto.Anche se l'intensità non gli manca affatto. Alla fine però ammetto di esser rimasto un po' deluso dalla scaletta, nel senso negli ultimi recentissimi live hanno sempre fatto sui 19 pezzi, qui ne hanno fatti 16..tagliando tra l'altro The Antichrist e Hell Awaits...parzialmente la delusione e' passata con l'inserimento della mitica Fight till Death, fantastica. Quindi un ora e un quarto di concerto per loro ( inizio 10:30 fine 11:45). Alla fine me ne vado soddisfatto a metà, ma mi accontento dato che era parecchio che nn vedevo entrambi.
Vanessa Incrostata
Domenica 17 Luglio 2016, 9.59.54
2
Bella rece, io ho risolto portando tappi nel rigiseno!
Poldo
Domenica 17 Luglio 2016, 0.40.00
1
Accontentati che gruppi tipo Slayer vengono di media ogni 2/3 anni a Roma...una volta neanche i bagni ci stavano ai concerti..
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