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VARDIS - Trent'anni dopo, intervista a Steve Zodiac
22/07/2016 (828 letture)
Steve Zodiac ha visto nascere la NWOBHM da dentro. Il cantante e chitarrista dei Vardis è un personaggio di culto della scena britannica. Curioso, a questo punto, il fatto che i Vardis siano lontani dalle scene da ben 30 anni. Ma ora sono tornati (con il nuovo disco Red Eye), carichi ed esplosivi come sempre e pronti ad accattivarsi le simpatie di una nuova generazione di fan. Ecco la nostra chiacchierata con Zodiac!

Midnight: Benvenuti su Metallized. Nuovo disco dei Vardis uscito, vecchie vibrazioni... Come va? Dove siete stati negli ultimi trent’anni?
Steve Zodiac: Siamo in forma. Il nuovo album Red Eye è piaciuto molto alla critica e ai fan; non possiamo che esserne felici, dopo un periodo di inattività tanto lungo. Il nostro "standby" prolungato è stato inevitabile: management poco professionale e conseguente difficoltà a fare concerti e a lavorare in studio. Dopo anni passati in un ambiente poco salubre abbiamo deciso di metterci una pietra sopra e di prenderci il nostro tempo. Ma ora siamo tornati!

Midnight: Sei soddisfatto del lavoro che segna il vostro ritorno sulle scene?
Steve Zodiac: Ci siamo riproposti di catturare la spontaneità della band, lo spirito live. Non sono mai stato tanto soddisfatto della produzione di un disco dei Vardis! Volevamo ci fosse un’eco del passato, una continuità con quanto avevamo già fatto. La morte di Terry (Horbury, bassista storico della band deceduto lo scorso dicembre; ndr), purtroppo, ha segnato le fasi finali della lavorazione. Abbiamo dato il massimo anche per onorare la sua memoria.

Midnight: Com’è stato composto Red Eye? C’era qualcosa che vi premeva rimarcare?
Steve Zodiac: Il 90% delle canzoni è stato scritto nel mio studio a Calimno (isola greca, ndr) in un periodo di circa due mesi. Non c’è un tema unificante, ma il focus principale riguarda il rapporto tra emozioni umane, istinti animali e psiche.

Midnight: Come definiresti il sound dei nuovi Vardis?
Steve Zodiac: L’etichetta "heavy metal" ci sta bene, ma è il rock and roll che sostiene quello che facciamo. Abbiamo riferimenti trasversali, dal punk alle influenze blues di classici del nostro repertorio come Do I Stand Accused e The World’s Insane. Spirito blues che abbiamo attualizzato in The Knowledge e Hold Me, pezzi presenti su Red Eye. Non puoi importi di suonare in un certo modo piuttosto che in un altro: è il mix delle tue influenze a dar forma in modo spontaneo al tuo sound.

Midnight: Titolo e artwork hanno un significato particolare?
Steve Zodiac: Il Red Eye del titolo è una rielaborazione della “red mist”, espressione gergale che definisce un’esplosione di rabbia improvvisa. L’artwork è ispirato alla climax del film del 1957 La Notte del Demonio. Volevamo rifarci al mood delle locandine di quell’epoca.

Midnight: Avete già ripreso l’attività live, per promuovere il disco. Il supporto dei fan è rimasto invariato?
Steve Zodiac: Tornare è stato fantastico, un’esperienza incredibile. Riusciamo a stabilire un legame sia con le nuove generazioni che con i vecchi lupi di mare del rock. Non è cambiato nulla a livello di attitudine; saliamo sul palco e ci godiamo il rock and roll. La morte prematura di Terry, però, ci ha spinti a essere più affamati. Sappiamo che ogni show è un privilegio, non diamo nulla per scontato.

Midnight: Cosa ti ha portato a cominciare, invece?
Steve Zodiac: Andavo a scuola quando è uscito il documentario su Woodstock (nel 1970). Dopo aver visto la performance di Hendrix sono tornato a casa e ho fondato la band che poi col tempo sarebbe diventata i Vardis. È successo a tanti: da chitarrista, per me, tutto ha avuto inizio con Hendrix.

Midnight: Negli anni ’80 eravate piuttosto famosi e avete suonato con Ozzy e i Motörhead, tra gli altri. Hai rimpianti per cose non fatte e obiettivi non raggiunti?
Steve Zodiac: Non avevo chissà quali obiettivi con la band: si è sempre trattato solo di dare il massimo e di vivere facendo ciò che amo. Non ho rimpianti di alcun tipo.

Midnight: Siete stati etichettati come cult band. Vi riconoscete in questa definizione?
Steve Zodiac: Certo: è un onore creare qualcosa di cui la gente sia entusiasta. Il fatto, poi, che il nostro nome sia durato nel tempo, ci porta ad avere grande rispetto nei confronti dei fan.

Midnight: Esiste ancora una scena metal/hard rock? Sei fan di qualche band contemporanea?
Steve Zodiac: La scena c’è, ma è resa satura (specialmente nel Regno Unito) da centinaia e centinaia di tribute acts e band che cercano di replicare il sound degli anni ’80. La cosa difficile, oggi, è trovare gruppi che abbiano il coraggio di osare di essere sé stessi. Seguo una band inglese che si chiama Seven Sisters: hanno influenze NWOBHM, ma le reinterpretano a modo loro. Un altro gruppo che stimo, i gallesi Defy All Reason, ci ha fatto da spalla live e ha dimostrato grande attitudine. In generale rispetto tutte le band che suonano musica nuova e originale e i promoters che hanno il coraggio di spingere la scena senza compromessi.

Midnight: Un pensiero sul marketing musicale contemporaneo, estremamente Facebook-centrico?
Steve Zodiac: I social dovrebbero costituire solo una piccola parte della vita, personale e professionale, delle persone. Facebook può aiutare le giovani band a emergere e ad avere un contatto con i fan. Ma se hai belle canzoni e un forte impatto live la tua musica non avrà problemi a vendersi da sola.

Midnight: Piani per il futuro? Pubblicherete nuovo materiale su base stabile?
Steve Zodiac: Abbiamo un paio di nuovi progetti in cantiere; proprio in questi giorni stiamo lavorando a qualche nuova canzone. Non dormiamo di certo!

Midnight: La morte del vostro bassista s’inserisce in un anno davvero tragico per la musica rock, in cui tanti grandi ci hanno lasciati. Pensieri a riguardo e, in particolare, su Lemmy?
Steve Zodiac: La morte di Lemmy, che conoscevo bene, mi ha toccato da vicino. Ci incontravamo spesso nei primi anni ’80; lui era fan della musica dei Vardis e ha assistito alle registrazioni di 100 MPH all’Electric Ballroom. Ho tanti ricordi delle nostre chiacchierate, di quando ci vedevamo per una pinta allo Ship Pub in Wardour Street. Insultavamo il nostro manager e poi andavamo al Marquee Club. Lemmy mi dava sempre consigli: "i giornalisti sono degli idioti e non capiscono un cazzo", cose del genere. Non dimenticherò mai quando mi disse: "facci il callo: abituati a chi non capisce nulla di rock and roll".

Midnight: Una degna chiusura – anche se dolcemara – per l’intervista. Grazie. Altro da aggiungere?
Steve Zodiac: Grazie a voi. È fantastico essere tornati e poter condividere di nuovo la nostra musica. A settembre suoneremo in Italia per la prima volta. Non mancate!



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Trent'anni dopo, intervista a Steve Zodiac
 
 
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