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THE DEAD DAISIES - Rockstar? No, fan!
03/08/2016 (1184 letture)
I più lo ricordano soprattutto per la sua breve esperienza con i Motley Crue, ma il grintoso John Corabi si è saputo mettere in mostra in tanti altri progetti: uno dei più interessanti, cui il nostro ha preso parte in questi ultimissimi anni, è quello del supergruppo The Dead Daisies, nel quale suona con altri nomi storici della scena hard and heavy. Lo abbiamo raggiunto al telefono per una piacevolissima chiacchierata, nella quale il nostro ha soddisfatto molte nostre curiosità, anche sul suo progetto solista acustico. Buona lettura!

Barry: Ciao John, benvenuto su Metallized! Come stai?
John: Grazie mille, io sto benone, tu?

Barry: Alla grande, grazie. Prima di iniziare quest'intervista, intendo farti una promessa: non ti rivolgerò alcuna domanda riguardante i Motley Crue!
John: Ahah! Direi che è una gran cosa!

Barry: Ero certo di farti un piacere, ahah!
John: Comunque, al di là, di tutto, fammi anche precisare che non ho nulla contro di loro: molto semplicemente preferisco guardare al futuro, senza ripensare in continuazione al passato!

Barry: Giusto così, direi, ma comunque ci sono tante domande possibili da rivolgerti sui tuoi attuali progetti, quindi non c'è necessità di guardare al passato. Adesso, appunto, inizierei con le domande serie: i The Dead Daisies originariamente nascono senza di te, ti va dunque di raccontarci come sei entrato a farne parte?
John: Come saprà chi segue la band fin dagli esordi, i The Dead Daisies sono nati ad opera del chitarrista David Lowy e del cantante Jon Stevens, in Australia. Io, come hai detto tu, sono entrato nella band successivamente e, sinceramente, non so dirti quale motivo abbia costretto Jon a non far più parte del gruppo; so però che avevano necessità di trovare un nuovo cantante che potesse prender parte allo show già organizzato per Cuba, nonché alle registrazioni del secondo album Revoluciòn ed al successivo tour. Avevano una lista di cantanti cui erano interessati ed è stato Marco Mendoza, il bassista, a contattarmi. Ci siamo visti a Los Angeles con la band al completo, in modo da vedere come funzionavano le cose fra di noi, il che peraltro immagino fosse anche nel loro interesse. E' successo tutto molto in fretta: due settimane dopo ero a Cuba con il resto della band, abbiamo suonato un paio di concerti e successivamente mi è stato proposto di unirmi al gruppo in pianta stabile, anche in vista delle registrazioni dell'album.

Barry: L'uomo giusto al posto giusto nel momento giusto, insomma!
John: Esatto! Una situazione che, per la verità, sembra essere piuttosto comune nella mia carriera, ahah!

Barry: Non è una brutta cosa, direi, anzi! Ahah! E toglimi una curiosità, quando ti sei unito al gruppo le canzoni per il nuovo album erano già tutte composte o hai potuto partecipare al processo di scrittura di alcune di loro?
John: Alcune canzoni erano già state effettivamente composte con il vecchio cantante, me le hanno proposte e, in tutta sincerità, mi sono parse grandiose! Se non ricordo male erano tre, ma considera che, quando poi ci siamo recati in Australia per continuare il processo di scrittura, ne abbiamo scritte molte altre: alla fine ci siamo ritrovati con ben diciassette brani! In pratica, abbiamo scritto assieme tredici o quattordici brani in poco tempo, quindi la maggior parte della tracklist di Revoluciòn è frutto di sessioni cui ho preso parte anche io.

Barry: Ok, grazie per avermi tolto questa curiosità! Venendo ora al nuovo album, Make Some Noise, mi è parso più aggressivo e pesante rispetto al vostro ultimo lavoro; non ti nascondo che, qui e là, ho risentito qualcosa dei The Scream!
John: Wow, sono molto felice di sentirtelo dire, perché amo molto Let it Scream! Quanto alla maggior pesantezza, sono sicuramente d'accordo con te. Le sessioni di scrittura e registrazione, in realtà, sono state molto simili a quelle di Revoluciòn, nel senso che abbiamo avuto circa un mese per far tutto! Per Revoluciòn abbiamo impiegato, se non ricordo male, trentadue giorni esatti fra scrittura, registrazione, missaggio e masterizzazione; Make Some Noise è stato invece scritto, registrato, missato e masterizzato in trentacinque giorni. A livello di scrittura e tutto il resto, quindi, non ci sono stati particolari cambiamenti; quel che è cambiato, invece, è coinciso innanzitutto con l'uscita dal gruppo di Richard Fortus e Dizzy Reed, che dovevano far ritorno ai Guns 'N Roses: David Lowy, a quel punto, ha proposto di scrivere questo nuovo album senza tastiere, con una classica formazione hard rock due chitarre/basso/batteria in stile Aerosmith o AC/DC. Poiché ci siamo trovati d'accordo, siamo andati in studio, lavorando prima su alcuni riff che già avevamo per svilupparli, poi sul resto dei brani da comporre. Questo processo di scrittura ci ha portato via una decina di giorni, poi abbiamo iniziato a registrare ogni brano in presa diretta, per ottenere un suono che fosse il più autentico e “live” possibile. Penso quindi che la maggior pesantezza cui facevi riferimento e con cui mi trovi d'accordo sia dovuto proprio a questa assenza delle tastiere, che ci ha permesso di focalizzarci maggiormente sull'aspetto più duro e “guitar-oriented” del nostro sound.

Barry: Vero hard rock anni 70, insomma.
John: Esatto! L'uscita dalla band di Richard e Dizzy ci ha permesso di approcciarci alla scrittura in modo totalmente differente e, ti dirò di più, ha influito anche sulla resa di brani più vecchi: la scorsa settimana ci siamo trovati in studio a New York per provare ed abbiamo sperimentato, fra le altre, versioni più pesanti di brani come Make the Best of It e Something I Said, da Revoluciòn: Doug Aldrich ha avuto l'idea di suonare alcune delle parti originariamente suonate dalla tastiera proprio con la chitarra, un po' alla Jimi Hendrix! Ed il risultato, naturalmente, è stato più pesante rispetto alla versione dei brani con le tastiere.

Barry: Certo, ci credo! Ho poi trovato che questo nuovo album emani una sensazione di divertimento e relax notevole: più che una band rodata e professionale, sembrate davvero un gruppo di vecchi amici che adorano quel che fanno.
John: E' vero! Pensa che ho detto la stessa cosa all'intervistatore che ti ha preceduto, ahah! Credo che uno dei motivi per cui la gente ci viene a vedere sia proprio questo; ovviamente un'altra ragione non da poco sta nel fatto che i The Dead Daisies sono tutti grandi musicisti e performer, quindi un appassionato di chitarra può venire a vedere Doug Aldrich e David Lowy, un amante del suono del basso può ammirare Marco Mendoza, un fan della batteria può godersi Brian Tichy dietro le pelli; ma penso che la ragione principale del successo di questa formazione risieda nell'impeto, nell'energia, ma anche nel divertimento che essa sa trasmettere. Credo che ciò avvenga perché, essenzialmente, siamo noi i primi a non prenderci troppo sul serio. Voglio dire, sappiamo che molti guardano a noi come rockstar, ma sinceramente noi non ci consideriamo tali! Siamo semplicemente un gruppo di buoni amici che si conoscono da anni -conosco Doug Aldrich da quando aveva diciassette anni-, che amano lo stesso tipo di musica e che amano suonare per divertirsi. Penso che il pubblico lo percepisca! Fra le altre cose, poi, abbiamo un grande management ed una grande crew e, se guardi sulle nostre pagine web, vedrai molti video, realizzati dai ragazzi del management, delle nostre esibizioni dal vivo: se fai attenzione in particolare a Brian, noterai che non solo suona alla grande le sue parti di batteria, ma si diverte visibilmente, sorride! Come posso spiegarlo? Ah, sì! Sembra Pippo, hai presente? Ahah!

Barry: Ahah un paragone lusinghiero! E’ vero ed immagino anche che fra voi siate molto affiatati!
John: Ovvio, ahah! Ripeto, ecco, penso che il pubblico percepisca il fatto che siamo lì per divertirci e far divertire! Non so se hai presente i vecchi film dei Beatles, tipo Help; sono...beh, sono così “bambini” in certi pezzi, no? Ecco, noi ragioniamo in quel modo, non ci prendiamo mai troppo sul serio! La musica dovrebbe sempre essere prima di tutto un divertimento!

Barry: Dovrebbe esserlo, hai ragione! Anche il fatto che partoriate musica in modo così rapido ed istintivo probabilmente è un segnale del fatto che non avvertite la pressione di dover comporre a tutti i costi, che ne pensi?
John: Sicuramente ci viene naturale quando siamo assieme, quindi in questo senso sono d'accordo, non scriviamo musica solo perché dobbiamo farlo. Al tempo stesso, però, un po' di pressione l'abbiamo avvertita: il management ci ha detto che, per procedere a composizione, registrazione ecc. del nuovo album avremmo avuto, come ti dicevo, circa un mese. Ovviamente ci avrebbero concesso anche un po' più di tempo, in caso di necessità, ma comunque abbiamo preferito metterci immediatamente al lavoro appena possibile. Nel momento in cui entriamo in studio, pensiamo solo e soltanto a comporre la miglior musica possibile! Abbiamo speso interi giorni a lavorare come matti, senza rinunciare al divertimento, ma tenendo bene a mente il nostro obiettivo finale: avevamo un lavoro da fare, una “missione” da compiere in quel breve lasso di tempo e non ti nascondo che inizialmente non pensavo potessimo farcela, mi era già parso un miracolo riuscirci con Revoluciòn! Ma alla fine ce l'abbiamo fatta e, anche se sono stati trentacinque giorni piuttosto duri, sono comunque stati divertenti.

Barry: Professionali, ma sempre con divertimento, ci piace! Si è peraltro trattato, se non vado errato, del primo album prodotto con la nuova etichetta, la label tedesca SPV/Steamhammer. Come mai avete scelto loro per il vostro terzo album?
John: Come ti dicevo prima, un'altra delle grandi fortune di questa band è quella di avere un grande management: il nostro manager, David Edwards, ha davvero a cuore gli interessi dei The Dead Daisies, come del resto tutto lo staff, il tour management, coloro che si occupano delle interviste, ecc.; lavorano davvero tutti per garantirci sempre il meglio in ogni occasione! Lo scorso anno, David ci ha espresso le sue perplessità riguardo alla promozione svolta dalla nostra precedente etichetta per Revoluciòn e ci ha proposto di cambiare. Non so dirti, onestamente, se la SPV abbia contattato lui per prima o sia avvenuto l'esatto contrario, ma sono venuti ad un paio di nostri concerti in Germania ed hanno dimostrato, a loro volta, di tenere molto a questa band; ti assicuro, sono stati semplicemente incredibili con noi, a partire da quei concerti fino alla registrazione di Make Some Noise. Incrociamo le dita, perché fino ad ora è davvero andato tutto come meglio non si potrebbe con loro!

Barry: Siete fortunati, l'etichetta giusta è fondamentale!
John: Assolutamente sì! Soprattutto, è fondamentale trovare qualcuno che crede fermamente in te: del resto, se non credi tu per primo in ciò che devi vendere, come fai a convincere gli altri a comprare? La SPV crede molto in noi e quindi si impegna attivamente per vendere.

Barry: Direi che hai ragione. Make Some Noise, oltre a presentare brani inediti, presenta anche due cover, per la precisione Fortunate Son dei Creedence Clearwater Revival e Join Together dei The Who: come mai avete scelto queste due canzoni?
John: Fortunate Son è un brano che abbiamo eseguito spesso dal vivo nell'ultimo tour: è una di quelle classiche canzoni che colpiscono al cuore genti di tutto il mondo! L'abbiamo suonata in America, in Europa, in Israele ed ovunque, mentre la eseguivamo, ogni singola persona del pubblico la cantava assieme a noi. E' stata una sensazione magnifica, che abbiamo voluto omaggiare con una cover, anche perché, al di là della nostra esperienza, si tratta di una canzone bellissima di suo e con un significato importante.
Quanto a Join Together, è una canzone che ho sempre amato profondamente: c'è qualcosa di speciale in quel brano, quando entrano basso e chitarra io divento semplicemente matto! Quando abbiamo discusso la possibilità di inserire un paio di cover nell'album, quindi, oltre a Fortunate Son che era d'obbligo, ho proposto proprio Join Together. Inizialmente non tutti erano così convinti, ma quando abbiamo iniziato a suonarla ha messo d'accordo tutti, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: Sì, è meravigliosa!

Barry: Anche qui, la canzone giusta al momento giusto!
John: Esatto! Come ti dicevo, la gente può etichettarci come supergruppo, rockstar o come meglio ritiene...ma, prima di tutto, noi siamo fan! Amiamo molti i grandi classici, come Queen, The Beatles, Led Zeppelin...c'è talmente tanta musica fantastica nata fra il 1965 ed il 1980! La musica di quel periodo ha qualcosa di diverso, di magnifico ed ogni volta che la ascoltiamo è come fosse la prima volta. Questo nostro essere fan della musica prima ancora che artisti è un'altra delle cose che, credo, il pubblico percepisce quando viene a vederci dal vivo. In qualche modo, è come se fossimo come loro, siamo noi stessi un pubblico!

Barry: Volevo appunto chiederti se ti sentivi ancora tu per primo un fan della musica, mi hai anticipato! E' bello sentirti ancora così appassionato, peraltro so che anche tuo figlio ha ereditato la tua passione, visto che suona la batteria.
John: Esatto. Pensa che il primo set di batteria gli è stato regalato da Tommy Lee, quando ero nei Motley Crue. Non aveva ancora il minimo addestramento, ma già ascoltava tanta musica, come i Soundgarden, gli Stone Temple Pilots ed i gruppi che all'epoca andavano per la maggiore, oltre ovviamente a quella che suonavo io in quel periodo. Alla fine, in pratica, ha imparato da solo, da totale autodidatta, senza prender neppure una lezione! Devo però precisare che non l'ho mai forzato in tal senso solo perché io sono un musicista: gli ho sempre detto che per me poteva essere quel che voleva, un dottore, un avvocato, un meccanico...semplicemente, gli ho consigliato di impegnarsi al massimo e di esercitarsi, qualunque fosse la sua scelta. Ed oggi, guarda un po', mio figlio è il batterista della mia band solista!

Barry: Grazie di aver condiviso con noi questi ricordi! A proposito della tua band solista, dobbiamo aspettarci un altro lavoro dopo l'ottimo Unplugged?
John: Come sapete, ho fatto questo lavoro acustico e quest'anno, penso fra fine settembre ed inizio ottobre, ho intenzione di rilasciare un live album; conterrà un'esecuzione dal vivo di tutto Motley Crue del 1994, che ho registrato lo scorso anno a Nashville e si intitolerà Live 1994: One Night in Nashville. Oltre a quello, sto anche scrivendo nuovo materiale per un nuovo lavoro solista, che però stavolta sarà elettrico e non acustico.

Barry: Ottime notizie. E dimmi, preferisci suonare show acustici o classicamente hard rock? John?
John: In tutta sincerità non saprei scegliere, amo entrambe le tipologie! Pensa che lo scorso anno, sempre a Nashville, mi hanno invitato a suonare per due sere di seguito, ma la prima sera in versione acustica, la seconda in versione elettrica! E sono state due serate egualmente splendide. Naturalmente l'atmosfera di uno show acustico è più intima e personale: puoi interloquire maggiormente col pubblico, raccontare storie ed in generale è più semplice, sembra quasi di stare attorno ad un focolare con una chitarra e pochi amici. Al tempo stesso, suonare concerti rock dà una carica straordinaria ed è divertentissimo, mi piace prendere il pubblico a calci nei denti, ahah!

Barry: Insomma ti piace semplicemente suonare!
John: No, è diverso...io DEVO suonare perché è la sola cosa che so fare, ahah! Credimi, non vorresti mai e poi vedermi provare a riparare un water o usare un trapano, sarebbe orribile!

Barry: Ahah vabbè dai...come si dice, ad ognuno il suo
John: Precisamente!

Barry: Ora avrei una domanda più “classica”: ti va di dirci i tuoi modelli come chitarrista e, naturalmente, come cantante?
John: Il mio chitarrista preferito è senza ombra di dubbio Jimmy Page; quanto ai cantanti, ne ammiro moltissimi, ma ce ne sono tre in particolare che amo sopra ogni cosa: il primo, senza ombra di dubbio, è Paul McCartney, poi vengono Steven Tyler e Robert Plant.

Barry: Beh, ci hai detto dei nomi niente male! Ultima domanda per noi, ora: come fai a mantenere in forma la tua voce? Hai qualche consiglio da dare ai giovani cantanti?
John: Ehm...è bizzarro, sai, ma mentre mi fai questa domanda sto fumando una sigaretta, che è la peggior cosa che si possa fare per la voce, ahah! Non saprei dirti in realtà, sai? Quando ero giovane, mi veniva naturale cantare esattamente come potevi sentirmi su disco; oggi, quando sono più stanco e magari la voce non funziona subito come vorrei, devo esercitarmi un po' più del solito con le melodie, per raggiungere il risultato che desidero...ma anche questa è una cosa che, pur con gli anni che passano, mi viene naturale, quindi non saprei come spiegarla al meglio. Quel che sicuramente ho sempre fatto è mantenere la voce in esercizio e, prima di un concerto, non ho mai bevuto -né bevo tuttora- niente di alcolico. Quando siamo in tour cerco di andarci piano con il fumo, bevo molto tè durante il giorno e, in generale, cerco di stare a riposo; non è sempre facile, perché chiaramente devi alzarti spesso presto al mattino, partecipi a programmi televisivi e radio, fai interviste, parli con molte persone...paradossalmente, a volte, più che il concerto in sé, a creare problemi alla voce è proprio il suo eccessivo uso al di fuori del palco!

Barry: Allora meglio che sia stata la mia ultima domanda, così non posso rovinarti ancora la voce, ahah! Scherzi a parte, grazie mille per questa piacevole intervista, speriamo di rivederti molto presto dalle nostre parti!
John: Lo spero anche io, farebbe piacere a tutti noi tornare in Italia! Ciao ciao! (in italiano)



jonny
Mercoledì 3 Agosto 2016, 20.41.55
6
Gli Aerosmith , i mitici Aerosmith, finiranno l'ultimo tour poi smetteranno, ci saranno Corabi e i Dead Daisies a portare avanti un certo tipo di discorso musicale, anche se gli Aerosmith non li eguaglieranno mai, e' sempre un piacere ascoltare del rock cantato e suonato come si deve.Pero' per me i mitici anni 80 e i primisdimi 90 per il rock, hard rock e hard & heavy, non ritorneranno piu', fu un periodo magico e secondo me irripetibile.Grande Corabi.
Metal Shock
Mercoledì 3 Agosto 2016, 19.22.12
5
Basta dire che nessuno commenta ed eccoli qui: grazie di esistere Terzo e Rob. Comunque avranno anche l`influenza Aerosmith e non saranno il futuro ma avercene di band simili.
terzo menati
Mercoledì 3 Agosto 2016, 19.14.56
4
Vero però al numero due c'è Tyler e non fa nulla per nasconderlo...basta sentire mexico
Rob Fleming
Mercoledì 3 Agosto 2016, 19.07.25
3
Ho sempre ritenuto John Corabi un grande. Ma dopo aver letto che Paul McCartney é il suo preferito ho deciso che é un fuoriclasse assoluto. Revolucion mi é piaciuto e poi c'è un duetto con Jimmy Barnes che impreziosisce il tutto. Speriamo che si mantengano. Non saranno il futuro del rock ma sono un ottimo presente
terzo menati
Mercoledì 3 Agosto 2016, 19.05.27
2
Band fantastica sono curioso di sentire come si e' integrato il mitico Doug Aldrich. L'unico d difetto è che mi sembrano spesso molto simili agli Aerosmith.
Metal Shock
Mercoledì 3 Agosto 2016, 18.37.46
1
Una delle migliori band hard rock uscite negli ultimi anni. Revolucion m era piaciuto un sacco, e non vedo l`ora di sentire il nuovo disco. Corabi e` un grande personaggio, oltre ad essere un ottimo cantante. Visto che i commenti sono nulli, dategli una possbilita`, sono una grande band.
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