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METALDAYS 2016 - DAY 4 & DAY 5 - Tolmin, Slovenia, 28-29/07/2016
08/08/2016 (1291 letture)
DAY 4

SERENITY
Sotto una pioggia inclemente prende avvio il concerto degli austriaci Serenity e, nonostante il meteo decisamente avverso, il gruppo capitanato da Georg Neuhauser ci ammalia con il suo power metal dai tratti sinfonici e grandiosi. Dopo un intro magniloquente si parte subito con una setlist che predilige le canzoni tratte dall'ultimo lavoro della band, Codex Atlanticus, ma non mancano nemmeno brani più datati come la bella Serenade Of Flames (confesso di aver sperato di vederla cantare da Charlotte Wessels, dato che da lì a poco si sarebbe esibita con i suoi Delain). A fare da contraltare alla voce di Georg è invece la voce femminile di Tasha, che arricchisce notevolmente le parti corali, insieme alle backing vocals di Fabio D'Amore.
Il sound proposto dai Serenity sembra essere molto più accattivante e coinvolgente in sede live, rispetto ad un ascolto da cd, sicuramente merito dei ritornelli catchy e cantabili delle varie canzoni, ma oltre a ciò molto entusiasmanti sono le parti di coro che danno più colore ai vari brani.

IMMOLATION
In questa loro apparizione ai MetalDays gli Immolation sono stati purtroppo estremamente sfortunati. Non solo sono andati persi alcuni pezzi del loro drumkit (prontamente sostituiti dall'organizzazione), ma addirittura il chitarrista Bill Taylor è dovuto rapidamente tornare negli USA a causa di un'emergenza familiare.
Dunque la band di New York ha dovuto esibirsi in un'inedita formazione a tre, lasciando Robert Vigna ad occuparsi di tutte le parti di chitarra, nei limiti delle umane capacità.
Il loro death metal non ha però perso poi così tanto impatto, anche grazie ad una professionalità sorprendente che d'altronde non poteva non accompagnare una band con la loro storia.
Vengono proposti brani come Majesty and Decay, Epiphany, The Purge, Immolation (prima canzone da loro composta che verrà presto ri-registrata per un EP disponibile negli USA) e la bellissima All That Awaits Us (tratta dall'ultimo Kingdom of Conspiracy), posta a conclusione di una setlist soddisfacente e ben suonata nonostante un'importante defezione.
Furiosa la prova vocale di Ross Dolan, che non ha mancato però di proporre delle linee di basso precise (fondamentali in assenza anche di una seconda chitarra) e molto pulita quella dietro le pelli Steve Shalaty, che si è arrangiato benissimo anche senza il suo drumkit!

DELAIN
Fortunatamente la pioggia sembra darci un attimo di tregua proprio pochi minuti prima dell'inizio dello show dei Delain, quindi un rapido cambio palco e il gruppo olandese è pronto per entrare in scena: si nota subito la mancanza on stage di Otto al basso, ma nonostante questo il gruppo olandese porta avanti il concerto senza problematiche. Anzi i Delain sembrano essere in ottima forma e su tutti una Charlotte Wessels super scatenata dà un'ottima prova al microfono, completamente a suo agio sul palco, la cantante nederlandese riesce a coinvolgere il pubblico.
L'apporto di Merel, che combina le sue parti di chitarra con quelle di Timo Somers, è decisamente positivo per una resa sonora più spessa e aggressiva delle ritmiche, mentre le tastiere di Martjin sono sempre in primo piano. La setlist proposta dai Delain vola via velocemente tra vecchi brani e alcuni del tutto inediti come The Glory And The Scum, canzone che sarà presente nell'album in uscita alla fine di agosto.

SEPTICFLESH

Metaldays, I will count to three, than you will destroy!

Non ci ha messo molto Seth Siro a far capire che cosa pretendeva dal pubblico accorso sotto il palco per assistere alla prestazione della band ateniese.I Septicflesh sono uno di quegli act unico nel suo genere, in cui su una base death viene inserito un lavoro orchestrale veramente unico ad opera del chitarrista Christos Antoniou.
Dal vivo in questi MetalDays è la componente death a farla da padrone, mentre le orchestrazioni rimangono talvolta un po' indietro a livello di volume, per quanto fortunatamente distinguibili. La formazione è -come spesso capita- orfana del chitarrista Sotiris Vayenas, comunque abilmente sostituito (tranne che per le voci pulite) da Psychon (Dinos Prassas). Il batterista "Krimh" Lechner, è autore di una prova precisissima che ha dato il là ad una prestazione ottima e che non ha patito il poco impegno a suonare il basso da parte di Seth, molto più impegnato a cantare e ad arringare il pubblico (e visto il risultato complessivo è comunque qualcosa che possiamo perdonargli) con una presenza scenica veramente invidiabili.
Bellissima la scaletta che ha incluso pezzi come Communion, Order of Dracul, Titan, The Vampire from Nazareth, Persepolis(su cui si scatena il moshpit più accanito del concerto), e le conclusive Anubis e Prometheus, che sottolineano ancora una volta l'importanza della mitologia per il gruppo greco.
I Septicflesh dal vivo mostrano un lato forse meno complesso e curato che su cd, ma riescono comunque a coinvolgere, grazie soprattutto alla qualità elevatissima dei loro pezzi.

DEVILDRIVER
Sono quasi le 22 quando a salire sul palco sono i Devildriver, band californiana dedita ad un groove metal con influenze nu e death.
Che i cinque americani siano una vera macchina da live lo si capisce subito dalle prime End of the Line e Not All Who Wander Are Lost, ma la loro professionalità emerge forse anche in un lato più negativo. È tutto veramente molto studiato. Gli incitamenti -quantomeno monotoni nel loro essere sboccati- di Dez Fafara, così come i suoi racconti sull'erba fumata insieme ai campeggiatori nel pomeriggio, sembrano qualcosa che i nostri ripetono ad ogni concerto senza troppe distinzioni. Ovviamente la cosa non pregiudica per nulla il lato strumentale, che è totalmente portato avanti da Austin D'Amond alla batteria e da Diego Ibarra al basso (uno degli ultimi ingressi nella band), autori di una prova veramente solida. Il tutto mentre la coppia d'asce Spreitzer/Tiemann si alterna tra pezzi più aggressivi ed altri leggermente più melodici (e recenti).
Nulla da eccepire anche sulla prestazione vocale di Dez che si dimostra un cantante assolutamente valido per il genere. Professionali.

AT THE GATES
Giunge quindi il momento per uno dei gruppo che più mi incuriosiva vedere da vivo, dopo una mezz'oretta di cambio palco le leggende del death metal targato Svezia salgono sul palco. Gli At The Gates partono senza mezzi termini con i loro riff taglienti e ritmiche chirurgiche delle prime tracce del loro ultimo disco (che ad essere sincera non ho seguito particolarmente). Tomas Lindberg sembra essere decisamente in forma con il suo cappellino sprigiona energia e aggressività con le sue harsh vocals taglienti e ruvide, non manca nemmeno di incitare il pubblico urlando “We're back” o ancora “We love fucking death metal” e come dargli torto quando vengono eseguite la titletrack di Slaughter Of The Soul, Cold o ancora l'immancabile Blinded By Fear, e proprio da questo disco vengono estrapolati gran parte dei brani in scaletta. Non mancano comunque canzoni tratte dall'ultimo album, come The Circular Ruins o la più cupa e sinistra Heroes And Tombs, in cui il lavoro delle chitarre è sempre preciso e violento.
Nonostante il tempo passi, gli At The Gates sono sicuramente una di quelle band da poter apprezzare almeno una volta dal vivo, anche solo per il peso storico che il gruppo possiede nel mondo del metal.


DAY 5

NIGHTMARE
I quaranta minuti dedicati ai francesi Nightmare sul mainstage sono stati un piacevolissimo modo di iniziare la nostra ultima giornata di concerti.
La band di Grenoble è attiva infatti (a fasi alterne) addirittura dal 1979, sempre sotto l'attenta guida del bassista Yves Campionche è di fatto l'unico membro presente da allora.
Il loro heavy power è trascinante, anche soprattutto grazie alla prova della singer belga Maggie Luyten, dotata di un bel timbro aggressivo e di una grande capacità di tenere lo stage.
La band è leggermente in difficoltà nell'affrontare il gran caldo che ha sorpreso tutti in questo venerdì assolato, ma riesce comunque a portare a termine l'esibizione tra pezzi come Eternal Winter (più un augurio visto il caldo forse) o The Gospel of Judas.

SKYFORGER
Arriva quindi il turno per gli Skyforger che sfidando il sole, che finalmente dopo cinque giorni di temporali pressoché continui riesce a far capolino da dietro le montagne slovene, mantiene la sua tenuta da palco di sempre, ma nonostante il caldo soffocante e le pesanti vesti tradizionali, gli Skyforger ci regalano una cinquantina di minuti facendoci assaporare qualche dettaglio sulla cultura e qualche breve accenno sulla musica tradizionale lettone.
Il gruppo si butta subito a capofitto nella setlist: Senprūsjia apre quindi le danze, data la mancanza di effettivi strumenti tradizionali sul palco, viene a perdersi leggermente quella sfumatura folk del gruppo pagan, è comunque Pēteris, vocalist e chitarrista, che ci riporta continuamente alla memoria la loro provenienza baltica, descrivendo le canzoni suonate in un inglese con forte accento lettone. Si procede nella scaletta con l'intensa Ramava, mentre la canzone dedicata al solstizio d'estate, Migla Migla Rasa Rasa, con il profondo e appassionato cantato del bassista, Edgars, chiude il concerto in bellezza.

VARG
Ci rendiamo conto che da lì a poco avrebbero suonato i Varg, non tanto per il nostro continuo tenere d'occhio il running order, quanto per una coppia che si aggira per l'area concerti completamente dipinta da capo a piedi di rosso a strisce nere, tenuta anche del gruppo tedesco sul palco.
Dopo una piccola manciata di minuti infatti ecco che i Varg sono pronti per intrattenerci con il loro pagan metal teutonico: mentre la setlist prosegue si ha l'impressione che i Varg riescano ad essere più trascinanti e coinvolgenti in sede live, muovendosi sicuri sul palco e sapendo intrattenere il pubblico, anche insultando il sole, che si abbatteva inclemente. Di fatto musicalmente non sembrano portare nulla di nuovo a quel panorama che si riempie di band che si definiscono death metal con qualche spunto melodico, insomma un intermezzo aggressivo, ma nulla più.

EINHERJER
Direttamente dalla Norvegia, salgono sul palco intorno alle 18.40 gli Einherjer, band viking metal dal sound sicuramente particolare, che unisce appunto le tematiche vichinghe tanto care agli scandinavi con elementi black (ravvisabili nell'interpretazione vocale del bassista Frode Glesnes) e altri più folk nell'approcio strumentale (anche perché dal vivo in questo caso erano ben poche le basi portate live).
Il concerto è una celebrazione per il ventennale del loro primo album Dragons of the North, che viene infatti qui riproposto per la sua interezza, anche se della formazione che l'aveva inciso rimangono soltano il citato Glesnes (che però all'epoca suonava la chitarra) e il batterista e tastierista Gerhard Storesund, mentre i due chitarristi Aksel Herløe e il giovanissimo ma già molto abile Ole Sønstabø, sono arrivati poi più tardi.
La performance della band è omogenea (pregio di suonare brani tutti dello stesso disco) ed evocativa, soprattutto nelle melodie delle parti soliste della chitarra, mentre al contrario la vocalità di Glesnes ricorda per enfasi ed approccio quella del suo connazionale Abbath.
Un concerto che sarà stato sicuramente apprezzato dai fan degli Einherjer e che ha permesso a chi li conosceva meno di scoprire un gruppo rimasto magari più in secondo piano rispetto ad altri act viking, ma assolutamente con una storia importante.

BLIND GUARDIAN
Dopo più di un anno dal passaggio della band tedesca a Milano, finalmente si manifesta di nuovo l'opportunità di vedere i Blind Guardian dal vivo, e come lasciarsi scappare questa occasione? Presa la postazione quasi in prima fila, i Blind Guardian stanno per fare la loro comparsa sul palco dopo il soundcheck: è quindi tutto pronto per godersi appieno il concerto dei tedeschi.
La setlist proposta è leggermente diversa rispetto a quella della data di Milano: si parte con The Ninth Wave e The Script For My Requiem, certo Hansi non è nella forma dei giorni migliori, ma rimane comunque un frontman capace di accattivarsi il pubblico percorrendo il palco avanti e indietro senza sosta. Con Nightfall e Tanelorn (Into The Void) è impossibile non rimanere coinvolti e cantarne almeno i ritornelli, mentre Olbrich e Siepen precisi intrecciano le loro parti senza sbavature. La scaletta procede velocemente ed è annunciata The Lords Of The Rings che viene accolta da un pubblico in visibilio, come anche The Holy Grail e Imaginations From The Other Side, ma è per la tripletta finale che Hansi potrebbe benissimo smettere di cantare, perché tutto il pubblico è pronto per cantare in coro In To The Storm e le immancabili The Bard's Song e Mirror Mirror che chiudono il concerto dei tedeschi.
Insomma una setlist ricca, anche se si rimpiange un po' la mancanza di Valhalla, di cui viene comunque intonato il ritornello dal pubblico mentre i Blind Guardian stanno già ritirando la loro strumentazione dal palco. Insomma i Blind Guardian rimangono sempre una band epica.

DRAGONFORCE
Dopo l'ottima esibizione dei Blind Guardian, ci apprestiamo ad ascoltare il gruppo che ha il compito di chiudere questa edizione dei MetalDays. Sono i Dragonforce ad avere questo onore e per quanto personalmente non sia una fan particolarmente accanita del gruppo, sono comunque incuriosita di vedere quali acrobazie farà Herman Li sul palco questa volta. L'inizio dello show è previsto per le 23.45, ma a mezz'ora dall'ora stabilita sembra che ci sia qualche problema nel soundcheck. Verso mezzanotte e mezza esce fuori dalle quinte un solitario Herman Li che spiega ai presenti che il loro cantante ufficiale, Marc Hudson, purtroppo per motivi personali non ha potuto seguire i Dragonforce per i MetalDays, ma per non cancellare il concerto il gruppo ha deciso di sostituire Marc con il talentuoso Pellek, cantante norvegese, che in soli due giorni ha dovuto impararsi l'intera scaletta (o parte di questa, dato che qualche tempo prima si era proposto ai provini per il posto di vocalist dei Dragonforce).
Dunque il concerto prende avvio con l'energica Cry Thunder, il cantante nonostante l'emozione e la schiera di fogli con i testi delle canzoni ai suoi piedi, è decisamente un valido sostituto di Hudson, anzi personalmente ho apprezzato molto di più il timbro molto più melodioso e pieno di PelleK.
Avendo iniziato con un consistente ritardo la band è costretta ad accorciare i tempi e velocemente si arriva a Through The Fire And Flames, inno dei Dragonforce, che chiude definitivamente i MetalDays 2016, almeno sul mainstage. Un po' provati da cinque giorni di campeggio e di musica non ci resta che ritornare alle nostre tende, consapevoli purtroppo che delle settimane così non possono durare per sempre.

CONCLUSIONI
Dare una valutazione complessiva ai MetalDays 2016 è molto facile.
Si tratta di un festival in costante espansione, con un'organizzazione attiva e disponibile (anche ad ascoltare le critiche) che sta per ampliare la proposta con una versione invernale chiamata Winter Days of Metal che vedrà la luce il prossimo anno.
Sono già anche stati annunciati i primi gruppi per l'edizione 2017 dei MetalDays che includono per adesso -tra gli altri- Opeth, Doro e Bloodbath.
La location si è come al solito rivelata superiore a quella di qualsiasi altro festival europeo, merito soprattutto dell'area meravigliosa in cui è stato inserito il festival, la disponibilità di spiagge in riva al Soca (Isonzo) e in generale alla natura incontaminata che circonda il campeggio.
Il festival pare anche ben inserito all'interno del contesto sociale dell'abitato di Tolmin, che si è ben preparato a cogliere le opportunità che un simile afflusso di persone porta (bar che hanno creato per l'occasione offerte per pranzi e colazioni), supermercati convenzionati con il festival che hanno rimpinguato le scorte dei generi più richiesti dai metallari e anche l'impressione generale è che la popolazione del posto ben tolleri questi strani figuri che invadono il loro tranquillo paesino una volta all'anno.
Per quanto riguarda l'organizzazione di per sé vanno segnalate indubbiamente la buona varietà di cibi a disposizione, i prezzi interni assolutamente nella media (2,50 euro una porzione di patatine, 4 euro una birra, 7 euro un hamburger da almeno 250 grammi più patatine) e la comodità di usare la pay card del festival (che dà anche la possibilità di ritirare eventuali soldi in eccesso al termine del fest). Buono anche il piazzamento e il numero di bagni chimici che venendo puliti una volta il giorno hanno quasi sempre mantenuto un livello accettabile.
La security è anche stata assolutamente all'altezza del pubblico che ha trovato, dimostrandosi sempre attenta ai dettagli (almeno per quanto riguarda la gestione della gente sotto il palco) ma anche dimostrando un gran senso dell'umorismo, visto i frequenti scambi goliardici con le persone che si ritrovavano al di là delle transenne dopo aver fatto crowdsurfing, insomma si vedeva che si trattava di professionisti capaci ma assolutamente abituati ad avere a che fare con un pubblico di metallari.
Ovviamente non sono mancati i piccoli dettagli negativi, su cui però siamo sicuri l'organizzazione avrà modo di lavorare, in particolare la restituzione dell'euro di "deposito" per ogni bicchiere di birra o bottiglia di plastica riportati presso gli appositi punti "cup deposit" che non sempre avveniva, con il risultato di andare a perdere anche 4/5 euro in tutto il festival.
C'è poi anche la mancata separazione tra uomini e donne nei vani docce (almeno per quanto riguarda l'area del campeggio dedicata alla stampa, alle band e agli addetti ai lavori) visto che, nonostante i box doccia fossero singoli e dotati di tendina, per le ragazze non è comunque il massimo trovarsi a dividere l'ambiente con una componente maschile che in quell'area era poi prevalente.
Piccoli dettagli comunque che non hanno assolutamente inficiato un festival che merita tranquillamente di essere classificato tra i migliori d'europa, nonostante non raggiunga (per scelta) i numeri di Wacken o dell'Hellfest.

Appuntamento al 2017!

Tutte le foto e report di Serenity, Delain, At the Gates, Skyforger, Varg, Blind Guardian e Dragonforce a cura di Giada Boaretto "Arianrhod"
Conclusione e report di Immolation, Septicflesh, Devildriver, Nightmare, ed Einherjer a cura di Gianluca Leone "Room 101"



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METALDAYS 2016 - DAY 4 & DAY 5
Tolmin, Slovenia, 28-29/07/2016
 
 
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