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SABATON - A tu per tu con Joakim Broden
17/08/2016 (901 letture)
Sono passati due anni dalla mia prima occasione di scambiare qualche parola con i Sabaton; in quell’occasione, io e Pär Sundström, bassista della band, avevamo parlato di Heroes, predecessore di The Last Stand, album in uscita il 19 agosto, ed avevamo toccato temi quali i recenti cambiamenti nella line up. Quest’anno, pochi giorni prima dell’esibizione del gruppo al Sonisphere di Roma, nonché una manciata di giorni prima dell’annuncio di Thobbe Englund di voler lasciare la band, ho incontrato Joakim Brodén, la voce dietro la narrazione di tante epiche battaglie…

THE LAST STAND: ASCOLTO IN ANTEPRIMA
Prima di iniziare a tempestare Joakim di domande, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare interamente The Last Stand. Ho trovato molto piacevole il concept di questo disco, che non si focalizza su un solo evento, ma si muove attraverso la storia, cambiando continuamente epoche ed ambientazioni, inseguendo quelle battaglie in cui il coraggio e la disperazione si sono intrecciati per spingere gli uomini a combattere, con esiti diversi. Lo stile è inconfondibilmente quello dei Sabaton, narrativo ed importante, su cui spicca la voce di Joakim. Ho notato però un uso più esteso delle tastiere, che si fanno più presenti.
Non mancano particolari interessanti, come le cornamuse in Blood of Bannockburn, la quale assieme a The Lost Battalion, è uno dei due primi singoli usciti. I due brani si distinguono nettamente l’uno dall’altro e, da questo ascolto iniziale, l’impressione è che il primo sia l’anello debole nella catena di canzoni che si susseguono in The Last Stand. Molto più degni di nota sono invece il brano di apertura del disco, Sparta, e The Last Battle, conclusione cantabile ed emozionante di The Last Stand.

L’INTERVISTA
Unknown Danger: Ciao Joakim, grazie per essere qui ad affrontare questa chiacchierata. È un piacere vederti di nuovo in Italia.
Joakim Brodén: Grazie, è fantastico essere qui.

Unknown Danger: Come sta andando l’estate fino ad ora?
Joakim: Molto bene, c’è una bella aria condizionata qui, fa un po’ troppo caldo per me all’esterno. Noi scandinavi abbiamo un limite fissato ai trenta gradi, poi moriamo… è così, ventotto gradi: tutto bene; trentadue gradi: sei morto (Ride). No, mi piace davvero stare qui, sono sempre stato un grande fan delle persone, del vino e del cibo.

Unknown Danger: Ho appena avuto la possibilità di ascoltare il vostro ultimo disco intitolato The Last Stand. Come siete giunti all’idea delle last stand battles come tema per questo album?
Joakim: Io e Pär abbiamo iniziato a parlarne nel 2013 per la prima volta; è stato quando abbiamo iniziato a pensarci. Quando cominci effettivamente a ragionare su qualcosa, ho notato, è il momento in cui inizi anche a raccogliere idee, perché è qualcosa che rimane nello sfondo dei tuoi pensieri, quindi non appena vedi un libro o un documentario… lo metti nel mucchio, sai. In realtà, avevamo deciso per un tema diverso; abbiamo registrato in aprile, ma in marzo lo abbiamo cambiato in The Last Stand, perché avevamo preparato e completato qualcosa ma la musica non andava per niente bene con il soggetto. Penso che si tratti di un tema molto intenso, sotto molti aspetti epico, persone che fanno la loro scelta di combattere e morire, ed è come se la musica parlasse lo stesso linguaggio dei testi in questo disco. Molto hanno fatto anche le tante email ricevute dai fan, molte persone ci hanno regalato libri; ad esempio, per la canzone The Lost Battalion, questo ragazzo di nome Mike ci aveva portato un libro, penso fosse la fine del 2011, consigliandoci di dargli un’occhiata. Poi leggi qualcosa e pensi: “sì, è bello!”. Nel 2013 stavamo parlando di The Last Stand e abbiamo pensato: “aspetta un attimo, non avevamo un libro su questo?”. Lo stesso vale per le email. Ogni paese ha la propria storia, voi conoscete fatti della storia italiana, o bambini di cinque anni conoscono cose della storia italiana di cui io non ho mai sentito parlare e, allo stesso modo, bambini svedesi di cinque anni conoscono aspetti della storia svedese di cui voi non avete mai sentito nulla. Ogni Paese ha la propria storia e nessuno può conoscere tutto, ma per noi… io amo scoprire, scoprire questi fatti è la cosa migliore.

Unknown Danger: Quando avete iniziato invece a scrivere la musica per questo disco?
Joakim: Direi che abbiamo iniziato a scrivere per la prima volta, con intenzione… sai, scriviamo sempre musica in generale ma abbiamo pubblicato Heroes, il nostro disco precedente, nel maggio 2014 e dodici mesi dopo avevamo fatto duecentosettanta concerti, duecentocinquanta lontani da casa; dopodiché abbiamo intrapreso un’estate di festival nel 2015, ma dalla fine di agosto, inizio settembre, abbiamo rallentato un po’. Da settembre a gennaio abbiamo suonato solo cinque o sei concerti e durante quel periodo è stata scritta la maggior parte della musica per questo album. Poi siamo stati in tour nuovamente a marzo e abbiamo registrato ad aprile. Può sembrare che non ci siamo mai fermati, ed in effetti non lo abbiamo fatto, ma per noi suonare un solo show al mese era come essere in vacanza!

Unknown Danger: Mi ha colpito il fatto che tu abbia detto che musica e testi parlano lo stesso linguaggio in questo album. Quale componente è stata scritta prima?
Joakim: Il 99% delle volte, la musica. A volte, la musica e i testi allo stesso tempo. Non ho mai scritto una canzone partendo dalle parole (ci pensa su un po’, ndr)… forse dovrei provarci un giorno! Quando scrivi i testi, stabilisci quante sillabe cantare e poi rimani bloccato in quella melodia. Come puoi scrivere, mettiamo, cinque sillabe, e poi creare una gran melodia quando sei chiuso in quelle cinque sillabe? Dovresti iniziare a modificare, fare compromessi con il testo o la musica. In realtà è sempre una battaglia, ogni volta che io e Pär ci sediamo per scrivere la musica… no, ho scritto principalmente io la musica, ma dopo io e Pär ci sediamo per pensare alle parole, e dobbiamo scendere a compromessi. “Wow, questa è proprio una bella frase, sarebbe davvero emozionante e potente cantarla, ma dovremmo sacrificare la melodia”; altre volte è il contrario. Quindi è sempre una sorta di battaglia.

Unknown Danger: Parliamo ora dell’artwork di The Last Stand, che ho trovato interessante per la decisione di accostare figure diverse di soldati, di diverse epoche. Come è nata questa idea?
Joakim: Abbiamo cominciato col parlarne con Peter Sallaì, il quale aveva già lavorato con noi per Heroes e Carolus Rex. Gliene abbiamo parlato all’ultimo momento, perché avevamo già chiesto qualcosa di diverso, lui aveva creato la copertina per l’altro tema che non abbiamo scelto, ma gli abbiamo detto che in due settimane avevamo bisogno di qualcosa per The Last Stand; gli abbiamo chiesto di pensare a qualcosa di intenso, con uno o pochi soldati che combattono e che sembrano accerchiati, all’intensità del momento. Lui lo ha fatto ma si trattava di soldati moderni, probabilmente appartenenti all’epoca della Seconda Guerra Mondiale. Lo abbiamo visto e abbiamo pensato: “sì, è grandioso, ma perché dovremmo rappresentare solo un soldato britannico o americano della Seconda Guerra Mondiale? Solo una canzone si riferisce a quell’epoca”. Quindi lo abbiamo richiamato, con la nostra idea di inserire un oplita, da Sparta, forse anche un samurai. In seguito lui lo ha creato, tutto ciò che riguarda la creatività e come appare, questo è il suo lavoro; noi gli abbiamo portato un’idea ma non avremmo potuto realizzarla, siamo musicisti! (ride, ndr)

Unknown Danger: Scusami, immagino già la risposta ma… posso chiederti qual era il tema del disco che alla fine avete deciso di scartare?
Joakim: Puoi chiedere… ma io non lo dirò. Non è perché voglia essere riservato, ma il punto è che potremmo volerlo utilizzare in futuro e quindi non possiamo distruggere la sorpresa. Inoltre, se lo dicessi ora e a qualcuno piacesse quest’idea più di The Last Stand, si arrabbierebbe con noi, e non voglio questo! (risate, ndr)

Unknown Danger: Quando vi ho incontrato due anni fa, avevo parlato con Pär, e lui mi aveva raccontato di come ci fosse una sorta di pressione sulla band per l’uscita di Heroes, causata dai cambiamenti nella line up e dall’alto livello stabilito da Carolus Rex. Quali sono ora le tue sensazioni riguardo The Last Stand?
Joakim: Dal punto di vista della composizione, è stato anche più difficile. So che è stupido, ma mentalmente so che non tutte le canzoni che scrivo possono essere il migliore brano dei Sabaton di tutti i tempi, e su quale sia la canzone migliore dei Sabaton possono anche esserci opinioni diverse. Ma per me, emotivamente, è davvero difficile accettarlo, mi rifiuto di farlo. Quando mi siedo per scrivere, nel bel mezzo del processo creativo, mi odio, perché non sono in competizione, diciamo, con un album. Quando stavo scrivendo Heroes, non paragonavo quest’ultimo a Carolus Rex, o a The Art of War; lo paragonavo ad un greatest hits di tutti i dischi che avevamo fatto. Quindi, da questo punto di vista, ogni album diventa sempre più difficile. Inoltre, se scrivi qualcosa con il tipico sound dei Sabaton, ci sarà un gruppo di persone che dirà: “mmm, non è nulla di nuovo, l’ho già sentito prima”. Se provi a cambiare, le persone diranno: “questo non è Sabaton”. Quindi, per uno scrittore è difficile, e questo discorso non vale solo per noi; ogni compositore si trova in questa situazione. La cosa folle è che le persone non se ne rendono conto. Immaginiamo di avere un piccolo cerchio qui (sul tavolo mima l’atto di disegnare un cerchio, ndr) i Sabaton nel 2001: doppio pedale e non così tante armonie sul cantato; si tratta di un piccolo cerchio. Poi, è arrivato Primo Victoria: il cerchio è leggermente più grande, perché comprende armonie sul cantato. Poi abbiamo canzoni come Stalingrad, che è progressive, quasi thrash metal. Il cerchio si allarga, e se fossimo rimasti fedeli al nostro sound, Primo Victoria non sarebbe mai arrivato. To Hell and Back, anche questa è una canzone strana. Ogni volta che fai qualcosa di differente, se hai successo diventerà parte del tuo stile; se non hai successo… la gente ti odierà per sempre per quello che hai fatto! (ride, ndr). Quando abbiamo scritto Heroes, non credo che ci abbiamo pensato, ma guardandomi alle spalle ora, dato che era il primo disco con la nuova line up, abbiamo dovuto farlo super Sabaton. Non potevano esserci troppe sorprese; doveva essere Sabaton, Sabaton, Sabaton. Questa volta non abbiamo dovuto rimanere negli stessi confini, abbiamo potuto testarne i limiti, perché abbiamo dato prova con Heroes che, non importa se cambiano i chitarristi o il batterista, i Sabaton rimarranno sempre i Sabaton. Quindi non abbiamo dovuto concentrarci ora nel provarlo, ci siamo potuti invece concentrare sul ricominciare ad aprire quel cerchio nuovamente. Non è stata un’evoluzione ma abbiamo dato nuova spinta all’evoluzione della band, in un certo senso.

Unknown Danger: Quali sono quindi secondo te gli elementi più innovativi di The Last Stand?
Joakim: L'elemento più innovativo è che abbiamo riportato indietro vecchi elementi… Cornamuse, organi, canzoni in minore o maggiore… canzoni più hard rock che heavy metal, come Blood of Bannockburn. Il primo singolo, The Lost Battallion, non ha batteria. Le persone pensano che ci sia una batteria, ma non lo è… quello che pensi sia la grancassa, in realtà è una mitragliatrice calibro 50. Quello che la gente pensa sia il rullante, è una pistola 9 mm. Quello che pensi sia l'hi-hat, quello è una baionetta. Dunque ci sono alcune… strane cose che accadono in questo album, se capisci cosa intendo (ridiamo, ndr). Non molte persone hanno realizzato. Ti ricordi l'intro? "I remember the Argonne, 1918. The sound of that battle still haunts me to this day. The machine guns firing from enemy lines" e il suono della mitragliatrice è anche il ritmo della canzone. Poi: "the sound of a bayonet tearing through human flesh" mentre vengono pronunciate queste parole, si introduce anche quel suono. In effetti, il diario non è un diario, è un modo per introdurre ogni suono. Le persone quindi devono pensare "questa batteria ha un suono strano!". Di solito rispondo: "quale batteria?", "la batteria di questa canzone"; "non c’è nessuna batteria!" (ridiamo, ndr). Ed a quel punto capiscono.

Unknown Danger: Dato che stiamo parlando dei problemi di chi compone musica, come riesci a trovare l’ispirazione per scrivere musica buona e, come hai detto tu, sotto certi aspetti nuova, per dischi che escono ogni due anni?
Joakim: Essere annoiato, questo è quello che fa per me. Se sono annoiato, scrivo musica. Torno a casa dopo un tour e penso di voler solo dormire; ed è quello che faccio per un giorno, dormo e non faccio nulla… forse faccio il bucato, sai, o cose di questo tipo. Ma alla sera del secondo giorno, divento annoiato. Probabilmente finisco con una chitarra in mano o al pianoforte, e comincio a scrivere. Non mi concentro mai sullo scrivere musica, finché non è l’ultimo mese prima delle registrazioni. Prima di quel momento, scrivo musica ma non finisco mai, creo solamente nuove idee, continuamente. È divertente, amo farlo; sedermi al pianoforte e… “aspetta un minuto, potrei fare questo o quello, o quell’altro” e poi registralo con il cellulare. Oppure stare seduto con la chitarra, mentre guardo un documentario o altro; suono e divento triste, oppure felice, come risposta emotiva a quello che sto vedendo e… “aspetta, questa melodia, sì, ci siamo”. Ovviamente registro tutto ciò che mi passa per la mente, tutto ciò che scorre; ma poi mi fermo, non riesco ad andare oltre e in quel momento non voglio spingere oltre. In questo modo colleziono un sacco di nuove idee e quando è ora di lavorare su un album, penso “okay, mi sveglio al mattino, vado a correre con i cani nella foresta, mi alleno un po’, faccio colazione e mi faccio una doccia, dopodiché mi siedo: è ora di scrivere musica.” Quindi mi avventuro tra tutte queste note, tutte queste idee che ho avuto; alcune sono sul cellulare, altre sul computer. Sono cose che ho fatto magari… un mese fa? Alcune canzoni che sto scrivendo, le ho iniziate 10 anni fa; non le ho ancora finite. L’esempio peggiore direi che è Saboteurs, che è contenuta in Coat of Arm: è stata pubblicata nel 2010 ed ho iniziato a scriverla nel 1999 (ridiamo, ndr). Non sono per niente sistematico quando scrivo musica, almeno non fino a tre o quattro mesi prima delle registrazioni; quello è il momento in cui inizio a pensare a ritornelli, intro, bridge. Prima di allora sono solo… idee.

Unknown Danger: Stiamo vivendo un periodo di cambiamenti, e molti degli eventi che viviamo sono dolorosi. L’attualità come ti influenza, sia da un punto di vista personale che da un punto di vista artistico?
Joakim: Sfortunatamente temo che tra circa vent’anni ci sarà molto più materiale con cui noi potremo scrivere un disco; questa è la mia più grande paura al momento. Non vogliamo altro materiale, cazzo! Fermate questo schifo, smettete di uccidervi a vicenda, abbiamo già abbastanza materiale per altri duecento dischi! Quello che trovo più affascinante è il fatto che le persone pensino sia una novità; tutti chiedono cosa ne pensi di questo periodo un po’ folle. Folle lo sarà per te, chiedi al tuo bisnonno, questo non è nulla in confronto a quello che hanno dovuto superare, quindi sì, possiamo imparare una sola cosa dalla Storia, ed è l’incapacità dell’essere umano di imparare dalla Storia, perché lo stesso schifo sta succedendo ancora, ed ancora. In The Last Stand, la prima battaglia si è verificata intorno al 480 d.C., nell’Antica Grecia. Poi abbiamo la canzone Hill 3234, che narra eventi della guerra russo-afghana avvenuti nel 1988. Quindi non sono troppo preoccupato per quello che sta accadendo… beh, sono preoccupato perché le persone moriranno, o stanno morendo in effetti, anche mentre parliamo, e non è una buona cosa. Ma non riesco a vedere come questo sia una novità, è nuovo per noi, è la prima volta che sperimentiamo tutto questo. Ma sono piuttosto sicuro che non sia niente in confronto a quello che qualsiasi nonna ebrea possa dire di ciò che ha vissuto. E alle persone che dicono che questi sono tempi duri, lei risponderebbe: "ahahahah, you’re a fucking pussy!"

Unknown Danger: Potresti scrivere canzoni riguardanti quello che sta accadendo ora?
Joakim: Sì, ma non saremmo in grado di scriverle ora, dovremmo aspettare vent’anni. Non ha niente a che fare con le teorie delle cospirazioni, ma serve del tempo perché i fatti emergano; noi vogliamo narrare fatti, non vogliamo essere una macchina di propaganda. Non ci interessa la politica o la religione. Vogliamo parlare di ciò che è accaduto; se qualcuno può imparare qualcosa, tanto meglio, ma noi siamo una band metal, non insegnanti di storia e penso che se scrivessimo di ciò che sta accadendo ai giorni nostri, probabilmente non conosceremmo la storia per intero, e nessuno potrebbe. Tra vent’anni a partire da oggi magari ci sarà tempo per intervistare il soldato che è stato in quel posto, un civile che ha visto le cose accadere; non sappiamo se sarà la verità, ma siamo fottutamente sicuri che sarà più vicino alla verità. Voglio evitare gli avvenimenti contemporanei perché… semplicemente perché non abbiamo tutti i fatti. Mettiamo caso che succeda qualcosa da qualche parte nel mondo ed ipotizziamo che i Sabaton siano in tour. Immaginiamo che si tratti di un evento grande, che rimanga nei notiziari per una settimana. In quella settimana noi potremmo essere in America, Nord Europa, Sud Europa, Israele e Russia. Potremmo vedere lo stesso evento riportato in modi molto differenti. Voglio dire, se si dovesse parlare di ciò che è accaduto in Crimea, i media russi direbbero una cosa, i media svedesi un’altra, i media americani… potrebbero anche non interessarsene, in effetti (ride, ndr). Finché le persone ci sono in mezzo, le emozioni rimangono forti e finché sei emotivo, non sarai molto oggettivo.

Unknown Danger: Tra pochi giorni suonerete al Sonisphere a Roma, con gli Iron Maiden. Come vi sentite?
Joakim: Siamo entusiasti! Non solo per il concerto, è sempre divertente suonare con gli Iron Maiden, abbiamo suonato con loro la prima volta cinque anni fa e da allora abbiamo fatto… non so, quindici o venti shows insieme; quindi il concerto sarà magnifico ma soprattutto non vedo l’ora di visitare Roma di nuovo. Ci sono stato quando avevo quindici anni, in un campo di addestramento per nuotatori, ero un nuotatore; abbiamo passato una giornata nella città e ricordo bene che c’era molto altro che avrei voluto vedere. Ad esempio, ero riuscito a visitare il Vaticano, avevo visto San Pietro ma non ero riuscito a vedere i Musei o la Cappella Sistina. Anche se non sono per niente una persona religiosa, amo la storia e ce n’è molta a Roma, quindi non vedo davvero l’ora. Io e Pär prenderemo un treno domani mattina presto per Roma e rimarremo lì fino a lunedì. Il concerto sarà divertente ma credimi, non passerò un’ora più del necessario al festival. Amo gli Iron Maiden, ma li ho visti in precedenza e potrò vederli ancora, quindi… arriverò a Roma domani e passerò ogni fottuto secondo a mia disposizione ad esplorarla; domenica mi sposterò una o due ore prima del concerto, per essere sicuro di arrivare in tempo; mi scalderò, faremo lo show e se chiunque volesse un’intervista gli risponderò: "fuck off, sto tornando in città, perché c’è ancora così tanto che non ho visto!"

Unknown Danger: Hai avuto modo di visitare anche Milano?
Joakim: Non molto in questi giorni, ma l’ultima volta che siamo stati qui, due anni fa, io e Pär siamo arrivati al mattino, un giorno prima; fortunatamente il nostro hotel era a solo dieci minuti dal Duomo. Sai, ero stato a Milano tante volte, ma non l’avevo mai visitata perché non ce n’era mai stato il tempo, con i concerti e il soundcheck… ed è stato molto bello per noi poter girovagare. Abbiamo scoperto però che la pizza che servono vicino al Duomo in questo grande ristorante, è probabilmente la peggior “fucking” pizza di tutta Italia! È una cosa surgelata, ti fanno pagare 15 euro per qualcosa che prendono dal freezer. Poi ci siamo spostati leggermente fuori dal centro città e abbiamo trovato posti meno da turisti; abbiamo trovato cibo e vino fottutamente fantastici.

Unknown Danger: Ho visto sul vostro sito internet che avete programmato delle date in Gran Bretagna per l’inizio del 2017. Ci sono possibilità di rivedervi anche in Italia come headliner?
Joakim: Sì. Il promoter non sarà molto contento ora, ma torneremo in Italia il 25 gennaio, a Milano. Non ci è permesso dirlo in realtà, e penso che questa politica sia un mucchio di stronzate. Il promoter è preoccupato che, dato che suoneremo ad un festival, le persone possano pensare di non andare al Sonisphere perché i Sabaton suoneranno solo 60 minuti, che sia meglio aspettare il 25 gennaio e vederli in un concerto da headliner. Sì, certamente qualcuno farebbe questo ragionamento, dunque quando suoni ad un festival, non puoi dire che tornerai nello stesso paese finché non avrai suonato, o un giorno in anticipo. Immagino che per quando pubblicherete questa intervista, avremo già suonato, quindi non importa (in effetti, è proprio quello che è successo, NDR). Io odio queste stronzate, abbiamo già molti concerti programmati da gennaio ad aprile ed ancora non possiamo annunciarli.

Unknown Danger: Il tempo a nostra disposizione è finito ed anche le mie domande sono esaurite. Vuoi aggiungere qualcosa per i fan dei Sabaton in Italia?
Joakim: In realtà, quello che voglio dire è grazie mille, perché ogni volta che veniamo qui, nonostante non siano mai i concerti più grandi del tour, siamo molto più popolari in Svezia, siamo una band più famosa in Belgio, Polonia, Germania, ma in qualche modo, non so come fate, ognuno nel gruppo, non parlo solo per me, ha sempre il ricordo che lo spettacolo in Italia sia stato il migliore del tour. È lo show che ricordi, di cui parli nel tour bus dopo due anni; per qualche ragione, i concerti in Italia saltano sempre fuori… non succede così tanto per quelli svedesi (ride)!



Doomale
Mercoledì 24 Agosto 2016, 14.15.58
5
Comunque l'ultimo album non e' un gran che...molto meglio Heroes..poi diro' la mia quando sarà recensito. Parziale delusione.
Painkiller
Venerdì 19 Agosto 2016, 23.49.00
4
Trovo che siano una band che crede davvero in quello che fa, che non si limiti a scrivere tre strofe con beer, drink, fuck e che sappiano perfettamente che per restare in cima ci vogliono sudore e riconoscenza. Fino a carolus rex secondo me non hanno sbagliato un colpo, solo heroes è sottotono secondo me. Hanno uno stile unico e riconoscibile e spero che the last stand non tradisca le mie attese. Non vedo l'ora del 25 gennaio.
annie
Venerdì 19 Agosto 2016, 18.34.18
3
Leggere quest'intervista è stato uno spasso, non immagino condurla! Divertente e allo stesso tempo interessante. Poi è sempre bello vedere la riconoscenza dei gruppi nei confronti dei fan italiani.
Doomale
Venerdì 19 Agosto 2016, 14.54.36
2
Intervista piacevole e rilassata. Joakim personaggio sempre molto simpatico e alla mano. Ammetto che loro sono i pochi gruppi diciamo "moderni" che mi piace ascoltare...anche se a primo impatto non mi piacevano affatto. Invece poi col tempo ho imparato ad apprezzarli nella loro pacchiana semplicità, e album come The Art of War, Carolus Rex e Heroes li ascolto sempre con piacere. Inoltre mi piacciono molto i concept dei loro testi, si parla di storia o comunque di storie di guerra o di battaglie argomento di cui ho sempre fame. Insomma si sara' capito..amo la storia😁. Ora sotto con l'ultimo...speriamo bene.
Maurilio
Venerdì 19 Agosto 2016, 10.09.57
1
Da fan che ha tutto di loro, a parte Metallizer, mi dispiace dire che ormai da 3 dischi fanno sempre la stessa canzone riciclata all´infinito. Se ci fate caso la durata é sempre sui 3 minuti, l´introduzione, la strofa e i ritornelli sono molto simili fra una canzone e l´altra. Mai un cambio di tempo e mai un passaggio di chitarre degno di nota che si discosti dal banale. Peccato era una band in cui credevo molto.
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