Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Iamthemorning
The Bell
Demo

Break Me Down
The Pond
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

24/10/19
PLATEAU SIGMA
Symbols - The Sleeping Harmony of the World Below

25/10/19
JOE BONAMASSA
Live at the Sydney Opera House

25/10/19
THE LONE MADMAN
Let the Night Come

25/10/19
VISION DIVINE
When All Heroes Are Dead

25/10/19
ZONAL
Wrecked

25/10/19
EDELLOM
Sirens

25/10/19
ANTHONY PHILLIPS
Strings of Light

25/10/19
CREST OF DARKNESS
The God Of Flesh

25/10/19
STEVE HACKETT
Genesis Revisited Band & Orchestra: Live at the Royal Festival Hal

25/10/19
EXMORTUS
Legions of the Undead

CONCERTI

19/10/19
BLACK FLAG - ANNULLATO
RIVOLTA - VENEZIA

19/10/19
NODE + GUESTS
CENTRALE ROCK PUB - ERBA (CO)

19/10/19
SKELETOON + GUESTS
DAGDA LIVE CLUB - RETORBIDO (PV)

19/10/19
FOLKSTONE
ORION - ROMA

19/10/19
PINO SCOTTO
KILL JOY - ROMA

19/10/19
DOOM OVER KARALIS
CUEVAROCK LIVE - QUARTUCCIU (CA)

19/10/19
ERESIA + GUESTS
THE FACTORY - CASTEL D'AZZANO (VERONA)

19/10/19
SHORES OF NULL + SEDNA
SCUMM - PESCARA

19/10/19
GIGANTOMACHIA + ASHENFIELDS + BRVMAK
EQUINOXEVENTS - FROSINONE

19/10/19
PEDIGREE + GUESTS
CASEIFICIO LA ROSA - POVIGLIO (RE)

WOLFMOTHER + GIUDA + ONELEGMAN - Festareggio, Campovolo Reggio Emilia (RE), 24/08/2016
27/08/2016 (890 letture)
Le decisioni prese all’ultimo secondo, hanno spesso un sapore più gustoso di quelle pianificate da mesi, sulle quali si riversano tonnellate di aspettative che non sempre poi vengono ripagate dai fatti. A volte, invece, partire senza nessuna pretesa e poi trovarsi nel mezzo di un qualcosa di più grande ed emozionante di quello che ci si era prospettati, può rivelarsi una esperienza che resta a lungo e colpisce in maniera diversa. Con questo auspicio, dopo un fatidico sms, scambiato a poche ore dall’inizio del concerto, partiamo alla volta di Reggio Emilia per assistere al ritorno dei Wolfmother in Italia, a distanza di pochi mesi dall’ultima calata, in promozione della loro ultima fatica Victorious; disco che, come confermato dall’esito della serata, sta riportando gli australiani agli onori della cronaca e del pubblico, dopo un periodo non felicissimo. Come compagnia costante, tanto nelle mente, quanto nei discorsi, abbiamo le immagini di quanto occorso nella notte tra Umbria, Lazio e Marche e che ha lasciato la sua eco in molte altre regioni italiane, con le immagini provenienti da Amatrice, Arquata, Pescara del Tronto, Accumoli e da tutti gli altri Comuni colpiti dal terremoto. Una tragedia che ha lasciato un segno e purtroppo nuovamente nell’intera Italia.
Giungiamo a Campovolo ed entriamo all’interno di Festareggio, con i suoi numerosi stand e, una volta comprato il biglietto e avendo ricevuto conferma che il concerto sarebbe iniziato alle dieci, andiamo a rifocillarci. Tutto bene a quanto pare, salvo poi scoprire che, anche questa volta, come fu per i Whitesnake un mese fa, l’orario, confermato in cassa, faceva riferimento all’inizio previsto per gli headliner. Possibile che i gruppi di supporto abbiano ormai così scarsa attenzione, da non meritare neanche di essere considerati parte del concerto? Fatto sta che l’equivoco è stato reso possibile anche dal fatto che i rumori della Festa coprivano quelli dell’esibizione degli OneLegMan, che abbiamo di conseguenza perso, con dispiacere, visto l’ottimo livello dell’album rilasciato dalla band recentemente. A questo punto per fortuna avevamo deciso comunque di entrare nell’arena concerti, posta ai margini della Festa, appena in tempo per vedere l’inizio dell’esibizione del secondo gruppo di supporto, i romani Giuda.

GIUDA
Quante volte abbiamo sentito parlare di band perfettamente sconosciute in patria e che invece all’estero raccolgono grandi consensi? Ecco, i Giuda sono il perfetto esempio di questa "leggenda urbana" che è invece molto concreta nel loro caso. Aver ottenuto riconoscimenti tanto dalla stampa, quanto dal pubblico, sia nel Regno Unito che negli States, con articoli e recensioni trionfanti, non li ha purtroppo resi più noti al pubblico italiano e parliamo del Guardian, di NME e di "endorser" del calibro di Joe Elliott (Def Leppard) e Kim Fowley; la possiede addirittura un fan club, ma in Francia non in Italia e un contratto con l’etichetta svedese Burning Heart. E’ così che di supporto alla loro ultima fatica Speaks Evil risalente al 2015, la band ha intrapreso un lungo tour che li vede ora di ritorno in Italia, prima di volare alla volta di Spagna e, di nuovo, in UK. Il gruppo mostra fin da subito quali sono le sue migliori caratteristiche: rock’n’roll ad alta profusione, cori immediati ed evidenti venature glam rock e vaghe reminiscenze punk settantiane che caratterizzano brani semplici, dai riff sentiti mille volte, ma efficaci e dannatamente ricchi di groove, in particolare dal vivo. I cinque non si preoccupano minimamente di impressionare il pubblico per capacità tecniche, ma si concentrano invece su una resa semplice e minimale, dannatamente rock, ma di una precisione e di una pulizia maniacali. Il gruppo è praticamente perfetto, da questo punto di vista. Le due chitarre a dettare il riffing e la potente e calda sezione ritmica a scandire il tempo e la dinamica, senza una sbavatura e una sola battuta a vuoto. I cinque saccheggiano la loro discografia (tre sono gli album da studio pubblicati finora) in lungo e largo, portando ovviamente molti brani dell’ultimo disco, con tanto entusiasmo, coinvolgimento e facendo proprio il numeroso pubblico già raccolto sotto il palco, che non può fare a meno di ballare, agitarsi e inneggiare ai semplici ma coinvolgenti anthems proposti dalla band. Canzoni come Roll the Balls, Watch Your Step, Bad Days Are Back, non passeranno alla storia per originalità e ricercatezza, ma possiedono quell’intrinseca capacità di appiccicarsi addosso al pubblico e tanto basta. Tenda e il chitarrista Lorenzo Moretti si spalleggiano a vicenda sul palco, dividendosi a volte anche le parti vocali, mentre Michele Malagnini alla solista regala brevi quanto fondamentali frasi melodiche a condire i brani. I quaranta minuti a disposizione della band volano via e, in chiusura, Moretti si regala un momento da protagonista, intonando l’immortale Saturday Night’s (Alright for Fighting) in una versione asciutta e dinamica, esattamente come il set proposto finora e, col rientro del singer Tenda e l’ultimo brano in scaletta, si chiude un concerto che ha scaldato a dovere il pubblico e si è chiuso con i meritati applausi.

WOLFMOTHER
Come è giusto che sia, l’attesa per l’headliner è spasmodica e in poco tempo l’ampia arena estiva all’aperto si riempie di un pubblico fortemente intergenerazionale, ma in maggioranza decisamente giovane ed entusiasta. Un primo ed ottimo segnale che, come già avuto modo di rilevare in occasione dell’esibizione dei Rival Sons a Bologna di qualche anno fa, dimostra come la band australiana abbia saputo fare breccia principalmente tra i giovani, con una proposta musicale furba e accattivante, senz’altro, ma che affonda innegabilmente le proprie fondamenta in un rock propriamente settantiano. Un risultato non scontato e che conferma l’attenzione del pubblico verso un genere che sembrerebbe dovesse essere appannaggio della generazione precedente e che invece ha scavalcato il tempo, grazie ad alcuni interpreti capaci di parlare un linguaggio aggiornato, ma palesemente ispirato alla gloria che fu. La serata è calda e certo nessuno si è dimenticato quanto è successo oggi, con le terribili immagini del terremoto ancora negli occhi e il dolore forte davanti alla sofferenza e alla morte di tanti che resta sordo e presente a tutti. Se la musica ha un valore, ebbene, quello non può che essere quello di accompagnare i momenti difficili e attraverso la propria forza, di trasformare o almeno alleviare il dolore. Questo lo spirito che tanti si portano dietro questa sera e certo lo fanno i gruppi sul palco, a partire proprio dai Wolfmother, come diremo in seguito. Qualche risata si solleva nel momento in cui il telone raffigurante la copertina di Victorious sembra non riuscire a trovare la sua collocazione, venendo tirato su con grossa fatica dal personale di palco, tanto che ad un certo punto sembrava dovesse rimanere a tre quarti di corsa, accompagnato dagli "oh-issa" del pubblico.
L’apparizione sul palco dei tre è accolta con un boato che conferma quanto questo momento fosse atteso dagli astanti. Andrew Stockdale raccoglie gran favore da parte del pubblico femminile, come non si manca di notare dai commenti, e sembra diventato la versione australiana di Lenny Kravitz, con il noto cespo enorme di capelli crespi e una forma fisica decisamente possente e muscolosa. Ma il cantante e chitarrista si rivelerà invece piuttosto timido e assai parco di parole durante l’esibizione, con pochi accenni alle canzoni e pochissimi intermezzi tra brano e brano, se non per cambiare le innumerevoli chitarre evidentemente necessarie alla resa delle canzoni. D’altra parte, non è per subire lunghi sermoni che il pubblico si è ammassato sotto il palco e quando Stockdale parte intonando le parole e suonando l’immediato riff di Dimension, la reazione è immediata. Il pubblico delle prime file inizia infatti subito a saltare indemoniato e a lanciarsi in un continuo pogo turbinante, che conoscerà d’ora in avanti pochi attimi di pace, sollevando quella che diventerà compagna indissolubile della serata: una enorme e soffocante cappa di polvere, che coprirà tanto il pubblico quanto il palco per tutta la durata del concerto, con conseguenti colpi di tosse, occhi rossi e tentativi di coprirsi la bocca con magliette e bandane per cercare di respirare: all in the name of rock!! Il trio è in forma smagliante, togliamoci ogni dubbio: Stockdale ha voce da dare e serbare e anche alla chitarra dimostra di muoversi con ampia e rodata qualità, forse appena più a suo agio nella ritmica che in fase solistica, nella quale non sembra mai ricercare particolari sfoghi tecnici. A sua volta, Ian Peres diventa protagonista dell’esibizione per l’inesausta voglia di saltare da una parte all’altra del palco, con tanto di salti dalla pedana della batteria e il doppio ruolo di bassista e tastierista svolto in maniera encomiabile. Chiude il triangolo il potentissimo Alex Carapetis dietro le pelli, una vera forza della natura, tanto per potenza quanto per precisione: è lui a tenere assieme il trio da dietro gli immancabili occhiali da sole a goccia, lasciando a Stockdale e Peres il compito di esaltare il pubblico, con le loro evoluzioni.
La prima parte del concerto è quasi tutta per il disco di esordio, che praticamente sarà suonato quasi per intero nel corso del concerto, a differenza di New Crown, totalmente ignorato e di Cosmic Egg e Victorious che avranno rispettivamente solo quattro estratti. Poco da dire invece sulla reazione del pubblico all’esecuzione dei brani, che si attesta in generale tra l’entusiasta e il completamente fuori di testa, come già accennato, con le prime file impegnate in un movimento vorticoso costante. Appena prima dell’inizio di White Unicorn, Stockdale regalerà il discorso più lungo della serata, ricordando il tragico terremoto avvenuto poche ore prima e rivolgendo la sua attenzione a quanti stavano e stanno soffrendo a causa di questo tremendo evento. Nella sua intenzione, dedica la successiva White Unicorn alle persone coinvolte dal dramma, augurando loro di ritrovare presto la serenità. Poche parole, ma condivise e l’applauso seguente non potrebbe essere più liberatorio e partecipato, da parte di tutti. Il brano è mutevole e passa da momenti acustici ad altri decisamente elettrici, con un riffing potente e la voce evocativa di Stockdale accompagnata anche dalle tastiere, per quello che resta uno degli episodi più convincenti dell’album di debutto, datato ormai 2005.
Come detto, i momenti di riposo tra brano e brano sono pochi, ma benvenuti, perché sono i soli nei quali la nuvola di polvere tende a calare ed è così che anche episodi meno esagitati come White Feather si fanno apprezzare, in mezzo alle più dinamiche New Moon Rising e Pyramid, al delirio vero e proprio che accompagna Woman e Apple Tree con la sua alternanza di riff punk e stoner doom, alla nuova Gypsy Caravan, che messa in mezzo alle altre sembra però mostrare un po’ il fianco, rivelandosi forse un po’ ripetitiva e scarna rispetto alle più variegate compagne. Menzione a parte meritata per Vagabond, per la quale Stockdale mette mano alla doppia chitarra, potendo così alternare gli arpeggi folk/country della strofa e quelli del refrain, accompagnati ancora una volta dalle tastiere di Peres, in uno dei momenti più intensi del concerto. Parte conclusiva tutta di corsa, aperta da The Love that You Give e seguita da Love Train e dal riff convulso di basso di California Queen, opener di Cosmic Egg, ennesimo momento di gloria per l’enorme suono di basso di Peres, praticamente stoner nella distorsione tenuta tutta la sera e rispetto alla quale perfino la chitarra di Stockdale rimaneva in simpatica disparte. Victorious giunge al momento opportuno e fa incetta di applausi e casino, tenendo fede al proprio nome al massimo livello. Anche Pretty Peggy, con la sua acustica alternanza di alternative rock e pop da classifica, sembra incontrare i gusti del pubblico e conferma la perfetta tenuta di Stockdale dal vivo. Ma siamo già arrivati a fine concerto, volato via in maniera incredibile ed è il potente riff di Colossal a scuotere la platea, per una volta ferma di fronte ai watt sprigionati dalle casse, come ipnotizzata e sciolta solo dal grande applauso che chiude l’esibizione del gruppo. Come da tradizione, i Wolfmother escono dal palco, ma fin da subito vengono richiamati a gran voce e l’attesa si rivelerà giustamente piuttosto breve, visto il calore sprigionato. Sono le attese note di Joker & the Thief a scatenare per l’ultima volta il pubblico che non lesina fino all’ultimo in energia ed incitamento, contribuendo a rendere sincero e sentito il continuo sorriso che solca le labbra di Stockdale. Dopo un’ora e un quarto si chiude così l’esibizione dei Wolfmother in terra emiliana, abbraccio di rito e saluto al pubblico compresi.

WOLFMOTHER SETLIST
1. Dimension
2. New Moon Rising
3. Woman
4. White Unicorn
5. Apple Tree
6. Gypsy Caravan
7. Pyramid
8. Vagabond
9. White Feather
10. The Love that You Give
11. Love Train
12. California Queen
13. Victorious
14. Pretty Peggy
15. Colossal

---- ENCORE ----

16. Joker & the Thief


AGONY AND ECSTASY
Poche considerazioni conclusive si rendono necessarie, al di là delle recriminazioni per aver perso il primo gruppo in scaletta, pur essendo arrivati in loco con una buona ora e un quarto di anticipo sull’orario annunciato e confermato in cassa al momento dell’acquisto del biglietto. La giornata non era probabilmente la migliore da un punto di vista del coinvolgimento emotivo e certo non poteva essere presente in molti una gran voglia di festeggiare come se nulla fosse. Anche Festareggio si è resa disponibile, non solo chiedendo un doveroso minuto di silenzio alle 21 in punto, ma offrendo fondi e beni per le popolazioni colpite. Certo è che annullare gli eventi, come spesso succede, diventa difficile ed è anche giusto pensare che in ogni caso, non è col silenzio che si offre aiuto e rispetto di fronte alla tragedia, ma concretamente e con i fatti; in questo senso, l’offerta di aiuto è stata da subito encomiabile da parte di tutta Italia, tanto che la stessa Protezione Civile ha dovuto chiedere di sospendere l’invio di beni e sangue, chiedendo semmai uno sforzo nel tempo. Ad ogni modo, lo spettacolo offerto stasera non si è rivelato dimentico di quanto successo e fa piacere vedere come anche una band australiana, di fatto agli antipodi del Mondo rispetto all’Italia, abbia voluto rendere omaggio alle popolazioni colpite. Tornando alla musica, c’è di che essere contenti per l’esibizione vista, tanto da parte dei Giuda, band che non rivoluziona niente, ma riesce a coinvolgere e divertire in maniera ottimale, quanto da parte degli headliner della serata. Una band ritrovata, che comunque dimostra di aver capito a cosa deve il proprio successo e quale musica vuole sentire il suo pubblico. Victorious nel complesso non sembra ancora all’altezza del debutto e probabilmente neanche del successivo Cosmic Egg, mancando proprio di quell’atmosfera epica e fiabesca che tanto aveva colpito all’inizio, ma è un disco solido e ben fatto e tanto basta. Piuttosto, si potrebbe obbiettare che l’eccessiva semplicità delle strutture finisca per sminuire un po’ la resistenza al tempo delle canzoni e non è un caso se stasera a fare la parte del leone siano stati i brani di Wolfmother, in tutti i sensi, pur mancando due perle come Mind’s Eye e Where the Eagles Have Been. Ad ogni modo, la qualità dell’esibizione del trio è stata davvero alta e non sorprende l’entusiasmo del pubblico. A dirla tutta e con una leggera malinconia, constatare quanto pubblico giovane e trasversale fosse presente a questo concerto e quanto invece si riveli maturo e decisamente più smaliziato e di conseguenza meno propenso al "casino", sia il pubblico che ormai si registra normalmente ai concerti propriamente metal, deve far riflettere. Musica come questa non può e non deve diventare un patrimonio per "vecchi" nostalgici, ma necessita di sangue giovane e di voglia di ribellione. Da troppi anni il metal propriamente detto fatica a raggiungere fasce giovanili così ampie e lo stesso accade per l’AOR e l’hard rock si derivazione ottantiana. Così facendo, a forza di rinchiudersi, finirà per estinguersi. L’ultima grande infornata di pubblico è arrivata col power metal negli anni Novanta e seguenti, poi c’è stato solo revival. E’ tempo di rimettersi in gioco e trovare dei Nuovi Eroi o a breve di metal classico non si parlerà più al presente, come invece si fa paradossalmente col retro rock, vivo e vegeto, oggi più che mai.



Testamatta ride
Martedì 30 Agosto 2016, 23.45.27
1
Leggo la scaletta deu Wolfmother e trovo credo 9 canzoni sulle 16 eseguite tratte dal bellissimo primo album con la formazione originale ..peccato che poi Stockdale mandò tutto a puttane, peccato davvero
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
La locandina del concerto
ARTICOLI
27/08/2016
Live Report
WOLFMOTHER + GIUDA + ONELEGMAN
Festareggio, Campovolo Reggio Emilia (RE), 24/08/2016
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]