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OPETH - New Age, Roncade (TV), 18/12/2006
20/12/2006 (3048 letture)
Parliamo francamente. Tu ed io. Da soli. E non importa che attorno a noi ci siano tante altre persone, persone che ci scrutano, persone che ci ascoltano mentre parliamo. Non importa. Tu sei Mikael Akerfeldt, ed io sono solo una di quelle tante persone nel mucchio, ma in questo momento mi sento libero da occhi ed orecchie indiscrete, a tu per tu con te. Sei salito sul palco silenziosamente, poco meno che furtivo. Sei salito assieme ai tuoi compagni di viaggio, con tranquillità, prendendo posto sul palco senza tante cerimonie, nè preamboli, come se non aspettassi altro che parlarmi un pò di te, del mondo, dell'universo. Ed è ciò che hai fatto. Per due ore abbiamo chiacchierato del più e del meno, ma pacatamente. Il death di cui ti fai portavoce è solo una parvenza di verità, è solo uno strumento indotto da altri strumenti, per raggiungere il tuo scopo, che è quello di stare con me con serenità d'animo e buon umore. I brani partono subito violentemente. Un mattone di distorsione e potenza amplificata scuote le viscere degli astanti. Non ci sono spazi per le mezze misure settantiane sperimentate tempo fa. No, la tavolozza degli Opeth, al volgere del 2006, comprende solo il bianco e il nero, momenti acustici di luce, e momenti oscuri di brutalità scandinava. Ma la cosa che lascia veramente basiti è la fermezza, il controllo, la metodicità con cui la lezione biunivoca viene impartita. Ogni singolo accento, ogni spasmo gutturale del growling di Mikael, ogni passaggio d'atmosfera si basa sulla più perfetta consapevolezza d'intenti: Akerfeldt sa cosa sta dicendo, Akerfeldt sa cosa sta suonando. Non ci sono dubbi su questo. Il tempo passa veloce, e brani della durata anche di gran lunga superiore alla decina di minuti scorrono rapidi sulle lancette dell'orologio.

    Akerfeldt ci parla di un “Ghost Of Perdition”, si dilunga raccontando di “The Night And The Silent Water”

(-E' un brano che non suonavamo da molto molto tempo, ma i fan ci hanno fatto presente che avrebbero gradito sentirla ancora. E' un brano molto melodico, so che a voi piace la roba melodica. Ascoltate Eros Ramazzotti, vero? -)

Insinua qualcosa riguardo a “The Grand Conjuration”

(-E' tempo di cominciare davvero a muovere quelle teste. Vi piace l'headbangin'? A me no, mi rovina i capelli. Ma è tempo che mi mostriate un pò come li muovete voi, forza, cominciamo.-)

    E per finire, nel reprise, libera se stesso e l'animo dei presenti, grazie naturalmente a “Deliverance”

(-Sapete, molti gruppi suonano il bis a fine concerto a prescindere, perchè è esattamente ciò che la gente si aspetta; ma noi amiamo suonare se effettivamente gli spettatori hanno voglia di un'altra canzone. Perciò vi chiedo, per l'ultima volta: volete un'altra canzone? -)

    Ascoltando la musica degli Opeth, e ascoltando i discorsi di Mikael tra un brano e l'altro, ho avvertito la stessa sostanza di intenti: intrattenere l'ascoltatore con serenità e calore, attraverso l'autoironia ed una seraficità da perfetto lord inglese

(- Ehy, attenzione: questo è un concerto death metal. Non è previsto che possa essere buffo -)

    La voglia di concedersi alla platea come fosse una comitiva di amici, ritrovati dopo lunghe peripezie e tante avventure

(- Che ci crediate o no, questa è l'ultima data dal vivo, dopo 19 mesi di tour. Ho proprio voglia di parlarvi per almeno venti minuti -)

E soprattutto tanto calore e riconoscenza verso i fan che anno dopo anno hanno dimostrato di comprendere appieno il messaggio e la filosofia del gruppo; gli stessi fan che oggi, 18 Dicembre 2006, hanno letteralmente riempito il New Age di Roncade, regalando così a se stessi ed agli Opeth un degno epilogo del tour. Mikael Akerfeldt, tra un ringraziamento e l'altro, ha trovato anche lo spazio per omaggiare degnamente la band di supporto che li ha accompagnati, vale a dire gli Amplifier, una band quantomeno dotata di un discreto estro, seppur troppo rigida sia dal punto di vista esecutivo che compositivo (e chi li reputa vicini ai Tool, è chiaro che non ha avuto modo di vedere di recente i Tool su di un palco). Ma non sarà questo, nè tantomeno i prezzi esorbitanti del locale, a togliermi dalla testa il pensiero di aver vissuto un'esperienza imperdibile, se non addirittura irripetibile. Questo, almeno, fino al prossimo tour degli Opeth.
Tracklist:
Ghost of perdition
When
Bleak
Face of melinda
The night and the silent water
The grand conjuration
Windowpane
Blackwater park
Deliverance



Renaz
Venerdì 8 Giugno 2007, 19.50.21
10
Chi, io? Mmm mi sa che avevo un cappottone ben più pesante di quello di pelle
)(gara
Martedì 29 Maggio 2007, 16.08.14
9
Eri davanti a me a fare il biglietto...cappotto marrone in pelle...che forza.
Renaz
Venerdì 29 Dicembre 2006, 11.51.06
8
Dammi il link collega last, nn vedo l'ora di leggerla
last
Mercoledì 27 Dicembre 2006, 18.49.46
7
recensione azzeccata. e più bella della mia
Chiara
Mercoledì 27 Dicembre 2006, 14.38.27
6
E bravo!!!
Renaz
Domenica 24 Dicembre 2006, 20.41.47
5
merci beaucoup
Zagor76
Domenica 24 Dicembre 2006, 18.40.17
4
Bell'articolo, bravo Renaz
Renaz
Mercoledì 20 Dicembre 2006, 16.51.15
3
Grazie!
DaveJWarner
Mercoledì 20 Dicembre 2006, 14.30.20
2
Anche il tuo modo di scrivere si rassomiglia ad un lord inglese...complimenti collega...belle emozioni... a roma ha preso le demo di ragazzi in prima fila....troppo grande...umile, simpatico, tutto...oltre il musicista..
francesco Gallina
Mercoledì 20 Dicembre 2006, 7.57.26
1
Bella, bella , bella.
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