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SINISTRO FEST - Lago I Salici, Cerreto Guidi (FI), 09/09/2016
12/09/2016 (783 letture)
Il Sinistro Fest è una due tappe che si è svolta in una cornice suggestiva e di un certo impatto: tra le rive di un lago adibito alla pesca, sono sorte, dal 2005, un insieme di attività -come tiro con l’arco, un campo volo per aeromodelli e, addirittura, uno spazio per la falconeria!- volte a raccogliere e a implementare la vita sociale del piccolo comune toscano. In questa cornice, resa suggestiva dall’utilizzo di rudimentali uomini di vimini armati di spada di legno con piccole torce ai loro piedi posti su delle piccole chiatte in mezzo al lago, i ragazzi del Sinistro Lab, una delle attività collaterali di questo "playground sociale", hanno organizzato il Sinistro Fest. Come accennato in apertura, si è trattato di una due tappe che purtroppo ho potuto apprezzare solo in parte, avendo potuto presenziare soltanto alla prima data. Il festival si è svolto su due diversi palchi: uno più piccolo, incassato tra un piccolo stand di cibo vegano sulla sinistra e un chioschetto per hamburger e bibite varie sulla destra, di fronte a una piccola e curiosa costruzione, una specie di casino di caccia di dimensioni molto modeste, dove si sono esibiti gruppi della scena underground, dalle tinte più wave: i The Ajax, i Norimberga e i Mars Era; e uno più grande, sulla riva destra del lago, dove si sono esibite le band principali: i Levania e i Furor Gallico. Nella seconda giornata, invece, cui non ho potuto prendere parte, hanno visto suonare sul palco più piccolo i Santa Sangre, Fall of Darkness, Malnått, Icethrone, Norhod e gli Hellcowboys; mentre sul palco più grande: Misteyes, Gotland, Fogalord, Midnight e, infine, i DGM.

PALCO PICCOLO

Purtroppo, prima di cominciare questo report, devo scusarmi con i gruppi che hanno suonato nel piccolo palco incastonato tra i due chioschetti. Rivolgo le mie scuse ai Norimberga e ai Mars Era, dei quali non ho potuto apprezzare nemmeno un istante dal momento che sono stato richiamato dall’inizio del concerto sul palco grande. La mia speranza è, ovviamente, di poter rimediare quanto prima a questa mia mancanza.

THE AJAX
Gli Ajax provengono da Firenze e la loro offerta musicale si definisce lungo i binari di un’indole punk che strizza l’occhio a gruppi wave quali i Joy Division, The Sound e gli Smiths. A prima vista fuori luogo all’interno di un festival (e di una location) di chiara ispirazione metal, la proposta musicale del gruppo fiorentino riesce comunque a risultare apprezzabile alle orecchie dei pochi ascoltatori che hanno avuto la pazienza di fermarsi. La particolarità del genere, forse ostico per molti dei presenti intervenuti, insieme all’orario che ha visto la mente di molti volgere più verso i vicini chioschetti che al palco, ha penalizzato un gruppo che, comunque, è risultato più che valido e interessante, benché inserito, è bene ripeterlo, in un contesto e in una situazione ad esso poco congeniale.

PALCO GRANDE

LEVANIA
I Levania sono un gruppo proveniente da Ferrara e, forti di due album, Parasynthesis, pubblicato nel 2012, e Renascentis, invece, due anni a seguire, presentano al poco cospicuo pubblico toscano un symphonic che trova forza nella dicotomia tra le oscure e gutturali trame di Marco Massarenti e la chiara e cristallina voce di Elena Liverani. La proposta musicale in sé non si discosta molto da quelli che sono i dettami ormai canonizzati del genere, anche se si fa apprezzare lo sconfinamento, seppur abbastanza raro, in ritmiche, riff e costruzioni più estreme. Elena, ma soprattutto Marco offrono un’ottima prestazione che riesce a coinvolgere il pubblico sempre più con lo scorrere dei pezzi, tra i quali, degni di nota, segnaliamo Lucretia. Tuttavia, la pecca principale dell’intera esibizione è stata la prova, purtroppo insufficiente, del chitarrista Richie: le ritmiche, unite a un suono sicuramente penalizzante, sono apparse in alcuni frangenti confuse e leggermente fuori tempo, così come poco incisive sono sembrate le parti solistiche. La mia sfortuna, credo, sia stata quella di incappare in una serata storta e spero sinceramente di avere nuove occasioni per rivedere e correggere questo mio giudizio che, comunque, non inficia che in minima parte a un’offerta musicale comunque sufficientemente intrigante e coinvolgente.

FUROR GALLICO
Un viaggio lungo l’umana esperienza di un’antichità che ci è familiare ma che è talmente primeva da risultarci, oggigiorno, estranea. Quella sensazione di familiarità di riti, costumi e tradizioni che non deriva da alcun revival neo-pagano o dalle sciocche e anacronistiche rivisitazioni che infestano oggi la nostra cultura. Riscoprire quell’essenza di primeva agonia, di antica e vibrante estasi: il latte fresco, il formaggio, il burro e il siero; il pane e il primo raccolto; la vena di malinconia, tristezza e oscurità; e quel timore quasi reverenziale verso il buio, che trascende le manifestazioni del sacro e ne oscura la credibilità e la forza. Passeggiamo e danziamo, cullati da melodie di altre ere e di tempi dimenticati, nell’intreccio delle trame dei canti dei Furor Gallico, sotto il dolce sole primaverile della festa di Imbolc; si è riscaldati dal cocente astro che abbronza la pelle del contadino che raccoglie le messi nel giorno del matrimonio del dio Lúg. Nelle fredde spire che abbracciano le foreste e le pianure, che coprono di neve le colline, seppelliscono sotto candida e delicata brina i fiori e congelano le scure superfici dei fiumi e dei laghi nel solstizio d’estate, l’occhio inquieto osserva risollevarsi le anime dei morti e, tremebondo, si nasconde mentre queste avvolgono in una vorticosa ridda l’intera terra; e, infine, scorge la banshee volare nel vento di marzo. La prova del gruppo lombardo è variegata come la loro proposta: si alternano momenti scanzonati ad altri di natura intimistica, come sulla ballata Diluvio, fino a momenti di orrore e perdizione, che sono riassumibili nel dittico composto da The Banshee e La Caccia morta. I Furor Gallico, ben guidati dall’ottima prova di Davide Cicalese e soprattutto dalla carica di Mirko Fustinoni, trascinano il pubblico, in leggero -ma puramente simbolico- aumento. Una piacevole e, sinceramente, attesa conferma rispetto al precedente concerto che ho avuto modo di godere nell’ottobre dello scorso anno all’Exenzia di Prato.

SETLIST FUROR GALLICO
1. Intro
2. Song of the Earth
3. Wild Jig of Beltaine
4. To the End
5. Medhelan
6. The Glorious Dawn
7. Venti di Imbolc
8. The Gods Have Returned
9. Diluvio
10. Curmisagios
11. Banshee
12. La Notte dei Cento Fuochi
13. Cathubodva
14. Eremita
15. La Caccia Morta
16. Ancient Rites



Massimiliano
Martedì 13 Settembre 2016, 8.41.26
2
Ho partecipato alla seconda serata e posso confermare la qualità del Sinistro Fest come progetto complessivo e come qualità musicale. Tutti i gruppi hanno fatto bene ma una citazione la meritano Norhod, Midnight e ovviamente i Dgm, gruppo notevole di caratura internazionale. Complimenti agli organizzatori e anche il luogo è davvero azzeccato
Massimiliano
Martedì 13 Settembre 2016, 8.41.26
1
Ho partecipato alla seconda serata e posso confermare la qualità del Sinistro Fest come progetto complessivo e come qualità musicale. Tutti i gruppi hanno fatto bene ma una citazione la meritano Norhod, Midnight e ovviamente i Dgm, gruppo notevole di caratura internazionale. Complimenti agli organizzatori e anche il luogo è davvero azzeccato
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ARTICOLI
12/09/2016
Live Report
SINISTRO FEST
Lago I Salici, Cerreto Guidi (FI), 09/09/2016
 
 
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