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EPICA - The Holographic Principle: Tra realtà e illusione
19/09/2016 (1297 letture)
Mancano ormai due settimane dall'uscita di The Holographic Principle, attesissimo ritorno per la band olandese capitanata dalla rossa Simone Simons, quando si materializza la possibilità di intervistare Isaac Delahaye: impossibile non cogliere l'opportunità al volo. Il chitarrista belga spiega cosa ci sarà di nuovo all'interno del disco, raccontandoci qualche dettaglio sulla fase di registrazione e sul complesso concept che si cela dietro al titolo.

Arianrhod: Ciao Isaac, benvenuto a Metallized.it! Prima di tutto come stai?
Isaac Delahaye: Molto bene! Sto lavorando con la mia nuova chitarra, che ho ricevuto proprio oggi due chitarre e mi sto esercitando un po', quindi un giorno fortunato!

Arianrhod: Fantastico, quale tipo di chitarra?
Isaac: Ora una Gibson sette corde, fino ad ora ho suonato con un'Ibanez sette corde, ma sto pensando di cambiare e iniziare ad usare la Gibson. Ne ho ricevute due per provarle e vedere se funzionavano e sembra funzionino, quindi la prossima volta che mi vedrete on stage, imbraccerò una Gibson.

Arianrhod: Quindi meglio di un'Ibanez?
Isaac: Assolutamente! È fantastica!

Arianrhod: Anche una Gibson può andare bene per suonare metal?
Isaac: Certo! È solo un po' più difficile da suonare perché è più spessa, ma penso sia un mio problema. Quindi devo solo abituarmici, ma è una grande chitarra! Quindi sono felice!

Arianrhod: Iniziamo ora con il tema di principale di questa intervista! The Holographic Principle ha già ricevuto delle ottime critiche anche dal pubblico generale dopo l'uscita del singolo Universal Death Squad, ma mi puoi dire di più a proposito dell'album? Siete soddisfatti del risultato finale?
Isaac: Allora, in occasione dell'album precedente, The Quantum Enigma, cambiammo la squadra che collaborava con la band: un nuovo produttore, una persona nuova che si è occupata del mixing, avevamo uno studio diverso e così via. Quindi per quell'album è stato come un nuovo inizio, non sapevamo cosa aspettarci, ma alla fine si è rivelata essere una cosa buona, perché è uscito un album grandioso. Perciò per questo nuovo disco abbiamo deciso di lavorare di nuovo con la stessa squadra: siamo di nuovo andati in Olanda per registrare, abbiamo lavorato ancora con Joost e Jacob per la produzione e il mixing del disco. Eravamo abbastanza sicuri di poter fare di meglio rispetto all'ultimo album, perché la scorsa volta era una sorta di nuovo inizio ed era la prima volta con questo team. Invece questa è stata già la seconda collaborazione perciò sapevamo che avremmo potuto migliorarci rispetto all'ultima volta. Per quanto riguarda la produzione penso che si possa sentire un enorme passo avanti, questa volta abbiamo usato soltanto dei veri e propri strumenti, nessun samples e abbiamo dato ad ogni cosa lo spazio necessario. Nel nostro sound ci sono così tanti elementi che certe volte diventa difficile dare ad ogni dettaglio il giusto spazio nell'album. Forse nel precedente disco c'erano così tante cose che se lo ascolti dall'inizio alla fine si ha l'impressione di essere sopraffatti dal muro di suoni, in questo modo alcuni dettagli sembrano essersi persi. Questa volta invece ci siamo concentrati di più sul mixing, così da mettere ogni dettaglio al suo posto. Quindi anche il basso, che di solito è poco definito, e il resto suonano in modo chiaro, come pure le orchestrazioni. Questo è un grande passo per noi, abbiamo anche cambiato l'approccio, per come la vedo io, nel passato gli Epica componevano musica orchestrale e vi aggiungevamo gli ingredienti della metal band, e quindi anche se c'erano dei buoni riff, le orchestrazioni erano pur sempre in primo piano. Nel corso degli anni siamo sempre diventati più pesanti come band, non chiedermi il perché, ma abbiamo sentito che doveva andare così, perciò ci siamo concentrati di più sul lato della metal band. Ora partiamo dalla metal band: proviamo con batteria, basso e chitarra, ogni canzone deve essere perfetta già a partire da questa base, e vengono aggiunte le orchestrazioni dove c'è davvero bisogno di accentuare qualcosa. Quindi anche se togliessimo tutte le orchestrazioni da questo album, rimarrebbe comunque un bel disco metal. Quindi il nuovo approccio di questo album: più metal band e cosa per me davvero importante sono le vocals, le quali sono molto più versatili, ci sono diversi stili di canto, non ci sono solo sempre le solite soluzioni. Abbiamo lavorato sodo per trovare nuovi modi di fare la stessa cosa, perché è il settimo album e non ci vogliamo ripetere, non sarebbe divertente né per noi e né per i fan. Per rispondere alla tua domanda su Universal Death Squad: non a tutti è piaciuta, ad alcuni non è piaciuta, preferiscono il primo album e così via. Ma va bene, faccio così anch'io con i gruppi che amavo quando avevo sedici anni e capisco perfettamente, però per noi come band è un passo avanti e non possiamo fare sì che le persone non amino più gli album storici, perciò se pensano che il primo disco sia il migliore, va bene così. Penso che per la band non sarebbe potuto andare meglio: con un'ottima produzione, assolutamente rigenerante per noi. Quindi noi siamo felici e questo credo sia una delle cose più importanti, se pensassimo di aver realizzato un album mediocre o non avessimo fatto del nostro meglio non sarebbe nemmeno divertente lo show. Quindi siamo davvero molto contenti di come è uscito il risultato.

Arianrhod: Bene! Ma dato che viaggiate molto intorno al mondo grazie ai vari tour, come ti senti a ritornare in studio? Ti piace di più il lavoro che c'è dietro un album oppure essere on stage?
Isaac: Amo il palco e odio essere in studio (ride, NdR)! Insomma, non è che lo odio proprio, però preferisco assolutamente di più i live che restare in studio. Quando rientro in studio ho quella sensazione che tutto si trasformi in lavoro perché tutto deve essere realizzato nel modo più perfetto possibile e ci sono così tanti dettagli: le orchestrazioni possono essere rifiutate, il coro, registrare prima che vengono registrati tutti gli archi, provare i fiati che erano stati realizzati prima con i sample, che vanno ascoltati per vedere se vanno bene e poi bisogna scrivere gli spartiti per far sì che i musicisti possano suonare le loro parti. Ancora prima delle registrazioni vere e proprie sono richiesti tanto tempo e molte energie per queste cose. Poi ci sono un paio di perfezionisti nella band e penso di essere uno di quei due (ride, NdR), quindi è un periodo molto intenso, il momento che si finisce un album si è esausti e c'è bisogno di un po' di tempo per staccare la spina e ritornare alle proprie vite. Voglio dire, fare musica e suonare è fantastico, ma c'è un passaggio in mezzo, cioè realizzare l'album e far sì che ogni dettaglio sia al suo posto, tutto ciò è un processo davvero intenso. Ho detto che odio questo momento, ma non è del tutto vero: è una fase necessaria per la creazione di un disco, ma il divertimento inizia adesso, quando cominci a suonare live. Dunque sono contento!

Arianrhod: Quindi il sound di questo disco sarà sicuramente più aggressivo ed energico, ma ci possiamo aspettare anche una ballad all'interno della prossima uscita o addirittura un intermezzo dalle tinte orientali e cinesi come nel precedente album?
Isaac: Può essere, può non essere, chi lo sa? (ride, NdR). Non hai ancora ascoltato l'album?

Arianrhod: Sfortunatamente no!
Isaac: Male male (ride, NdR)! A noi piacciono le dinamiche sia in una singola canzone che all'interno dell'intero album, quindi c'è sicuramente una ballad e una canzone in cui sono presenti atmosfere tribali/etniche, ma non voglio anticipare troppo! È necessario farne esperienza completa! È Coen, il nostro tastierista, che scrive questo tipo di canzoni, è molto bravo a creare belle atmosfere, a mettere insieme le varie parti dei brani e guidarli verso un climax. Abbiamo anche il solito intro, molto orchestrale, sì, ci sono tutti gli elementi degli Epica. Il disco termina ancora una volta con una canzone più lunga. Se si ascolta l'album si può sentire che è di nuovo diviso in due parti con le canzoni più lente alla fine della prima metà o all'inizio della seconda, dipende dalla prospettiva con cui si ascolta. Insomma è un disco molto dinamico con diversi picchi con cose più decise e altre più calme, ma siccome siamo diventati più aggressivi anche le dinamiche si sono modificate di conseguenza, sono diventate molto più grandi, più si è pesanti più le cose lente appariranno ancora più tranquille, e penso sia una cosa interessante. Oltre a questo, l'album ha ancora tutti gli ingredienti degli Epica, un sacco di cori! Non ti devi preoccupare troppo (ride, NdR)!

Arianrhod: Ok! Con The Holographic Principle ti sei anche cimentato con le percussioni, com'è stato?
Isaac: È stato davvero divertente (ride, NdR)! Ad un certo punto abbiamo deciso che volevamo tutti gli strumenti veri, nessun sample. È stato un passo naturale per noi, e per questo abbiamo avuto l'idea di suonare delle vere e proprie percussioni. Non sono un batterista, mi sarebbe piaciuto esserlo, e mi sento ancora legato a tutto ciò che riguarda la batteria e le percussioni, perciò mi è sembrato di essere un bambino in un parco giochi, anche Coen e Ariën insieme al tecnico della batteria erano in studio, ed è stata una giornata davvero divertente: c'erano delle grandi percussioni come anche piccole campane, tutto quello che potevamo immaginarci era lì e così abbiamo ascoltato le varie canzoni e pensato a cosa avremmo potuto mettere qua e là, così da creare un album che fosse più naturale ed umano con più input da noi stessi in carne ed ossa e non dai sample. È stato davvero divertente e lo faremo sicuramente la prossima volta.

Arianrhod: Bene! Alcuni testi degli Epica sono collegati alla situazione politica o a dei tragici eventi, dal 2014 il mondo sembra essere diventano sempre più caotico, e anche se il Belgio è uno stato relativamente piccolo è comunque stato coinvolto in episodi drammatici, che cosa ne pensi? Potremmo trovare in The Holographic Principle tematiche simili?
Isaac: Sì, ogni album ha simili tematiche, il mondo è un posto così interessante e anche qualche volta è un luogo davvero triste. Per noi però è importante avere ancora speranza e vibrazioni positive, anche se noi parliamo di alcune cose che vanno male, cerchiamo sempre di trovare, magari non la soluzione, ma un conforto, che le cose possano andare per il verso giusto quale possa essere la soluzione e la cosa giusta per se stessi. Questa volta non è diverso, prima di tutto devo dire che i testi sono scritti da Simone e Mark, che si dividono a metà i testi: Mark ha un approccio più scientifico, legge molto sulla fisica quantistica ed è si è molto appassionato a questo argomento, che è molto interessante. Mentre Simone scrive molto di più su argomenti personali, per esempio in una canzone, Dancing In A Hurricane, racconta di bambini cresciuti in un ambiente violento, come in Siria. Se sei un bambino che sta crescendo in questi luoghi è davvero dura, lei canta di questo. È diventata mamma da un paio di anni e perciò è una canzone molto personale in un certo senso. Ci sono testi su un tipo di sonno: quando ti addormenti ed entri in questa sorta di stato di dormiveglia, in cui non sei sveglio ma nemmeno completamente addormentato, e in questo momento la mente è attraversata da pensieri strani, divertenti, belli. Questa sorta di transizione è davvero interessante, perché che cos'è reale? Il mondo del sogno o il mondo reale? A volte non ti rendi nemmeno conto di stare sognando. Il concept generale dietro al titolo dell'album, The Holographic Principle, arriva da Mark, per farla breve: oggigiorno ci sono questi elmetti con cui si fa esperienza di realtà virtuali, li si mette in testa e si è catapultati in un altro mondo. La tecnologia però sta avanzando in modo molto rapido, e magari ad un certo punto nel tempo, magari nemmeno tanto in là, si potranno indossare questi elmetti e ci si potrà ritrovare esattamente nello stesso mondo in cui si sta vivendo ora, e il mondo reale ci potrà apparire come una sorta di ologramma. Non è solo fantascienza, perché la fisica quantistica, ha provato che per esempio il computer attraverso cui stiamo parlando o una penna o qualsiasi altra cosa potrebbero essere solo un'illusione, perché le cose diventano reali nel momento in cui le si guarda. È così difficile da spiegare, perché è un modo completamente diverso di vedere le cose di come invece siamo abituati, perché se io picchio sul tavolo o il computer, lo sento. È un principio davvero strano, ma la fisica quantistica ha provato che le cose sono un po' diverse da come pensiamo siano. C'è ancora tantissimo di sconosciuto nel mondo scientifico e che pian piano si sta sviluppando, persino la vita stessa potrebbe non essere così come la pensiamo, non possiamo essere sicuri che sia così come la vediamo. È come un grosso punto interrogativo posto accanto ad ogni cosa che crediamo possa essere reale. Ovviamente non tutti conoscono la fisica quantistica, come ho detto, è un argomento davvero complesso ed è altrettanto complicato da capire. Se si è davvero interessati a questo argomento si possono trovare tantissime cose su YouTube, anche il principio olografico viene spiegato. È un argomento davvero intrigante quanto strano. Universal Death Squad tratta la tematica dei robot e della loro facoltà di decidere se possono uccidere oppure no una persona, è una sorta di nuova arma e come per ogni nuova invenzione ci sono persone che combattono contro di essa, che non l'accettano e che pensano sia sbagliata. Nei nostri testi non giudichiamo mai, ma diciamo la realtà dei fatti così come sono ed è la stessa cosa con la tematica generale di The Holographic Principle. Ci sono persone che pensano che coloro che pensano che la fisica quantistica dica la verità, altri che invece vedono l'argomento come follia. Insomma un tema davvero interessante, ma allo stesso tempo molto complesso.

Arianrhod: Sì, sono d'accordo! Da quando sei diventato un membro degli Epica nel 2009, sembra che hai contribuito sempre di più nelle parti di chitarra, è soltanto un'impressione o tu e Mark avete trovato un equilibrio?
Isaac: Sì, sin dal primo giorno in realtà ho avuto molta libertà ad aggiungere quello che volevo nelle parti di chitarra. Ho sempre registrato personalmente tutte le mie parti di chitarra perciò ho avuto tutta la libertà che volevo. Ma è vero che soprattutto dall'ultimo album, in cui abbiamo cambiato le cose, ci incontriamo e proviamo insieme, che è quello che fanno le band di solito, ma noi abitiamo in stati diversi, perciò non è così facile ritrovarsi. E siccome siamo stati in tour anche per così tanto, allora preferiamo registrare ognuno nel proprio studio e poi ci troviamo insieme in un secondo tempo. Ma da The Quantum Enigma abbiamo provato molto, sedendoci insieme. Sai, sono abituato a suonare con Ariën, suonavamo insieme nei God Dethroned, che una band death metal olandese, e non è una sorpresa che entrambi abbiamo apportato degli elementi più pesanti al sound, perciò è una sorta di evoluzione naturale per noi. Magari prossimo album sarà meno pesante, questo non lo sappiamo ancora, è solo quello che sentiamo in quel determinato momento. In breve, ho sempre avuto la libertà di cui avevo bisogno per le parti di chitarra, e penso che some chitarrista ho sempre provato a trovare nuovi modi e per questo album, per essere onesto, ho cercato di tornare indietro per ritrovare quella sensazione di quando avevo sedici anni e ho scoperto band come i Pantera, Rage Against The Machine, Machine Head e altri gruppi così, ero un grandissimo fan. Per me è stato come scoprire un nuovo mondo, da allora è diventato così difficile trovare nuovi gruppi che ti diano la stessa sensazione, perché non ho più sedici anni e non posso provare le stesse emozioni di nuovo. Diventi vecchio e attingi sempre dallo stesso pozzo, non rimani colpito così facilmente come in passato, da una parte è triste, ma dall'altra parte per quest'album ho cercato di tornare indietro e creare dei riff che mi potessero rendere fiero come quando avevo sedici anni, quindi questo è il modo in cui mi sono approcciato alle parti di chitarra questa volta ed è stato divertente. Devi sempre cercare di fare qualcosa di nuovo per far sì che sia interessante per te stesso e basta.

Arianrhod: Nello studio documentary hai detto che costruisci un assolo come una canzone nella canzone aggiungendo virtuosismi qua e là, ma come riesci a bilanciare tra emozione, tecnicismi e licks?
Isaac: Fondamentalmente ascolti quello che stai facendo, è ovviamente una questione personale, ci sono tantissimi chitarristi che si concentrano solo sulla velocità e sull'avere delle abilità tecniche impeccabili, e va bene! Anche a me ogni tanto piace fare shred sulla chitarra, ma per me la melodia rimane la cosa più importante, quindi inizio con una buona melodia, ma questo vale per me. Ho ricevuto molti complimenti per i miei solo perché le persone sembrano apprezzarli, ed è fantastico! Cerco comunque di concentrarmi sulla melodia, perché se un batterista ascolta l'album, non noterà cosa sta facendo la chitarra. Come se una persona che non suona ascoltasse il chitarrista con più tecnica al mondo, ma se non c'è melodia non riuscirà a capire che cosa quel chitarrista sta facendo, oppure pensa che sia completa spazzatura. Ovviamente mi sono allenato tantissimo su cose di John Petrucci e di Vai, ma non mi sono mai preoccupato di riuscire a fare sweep picking per due ore senza pausa, penso che sia noioso, preferisco invece avere una buona melodia. Questo è il modo in cui mi approccio: ogni assolo deve avere una sorta di storia, se non c'è la storia non si dovrebbe dire nulla, ed è questo il modo in cui guardo un solo, ma anche una canzone e l'album intero, perché come ho detto prima, ci sono molte dinamiche, se ci fossero dodici canzoni uguali, diventerebbe noioso, perciò cerchiamo di comporre canzoni differenti e la stessa cosa vale per gli assoli.

Arianrhod: Ok, e ora una domanda più personale, quando hai incominciato a suonare la chitarra? E come sei diventato consapevole di voler essere un musicista, c'è stato un momento in cui hai pensato “Sono davvero coinvolto! Voglio solo suonare!”?
Isaac: Sì e no, mi spiego: è una cosa abbastanza divertente perché ho iniziato a suonare la chitarra quando avevo otto anni, penso, e la mia prima chitarra classica a undici anni, ma la questione è che io non volevo tutto questo. Io volevo essere un batterista e mio papà mi disse un no assoluto, perché non voleva una batteria per casa siccome è troppo rumorosa. Poi all'inizio volevo suonare la tromba, ma solo per farlo arrabbiare, solo che la classe era già piena e ho dovuto scegliere un altro strumento. Ho quindi scelto chitarra classica, ma i primi anni non mi esercitavo, la odiavo e non mi divertivo affatto. Intorno ai quindici anni ho ricevuto la prima chitarra elettrica, alcuni amici mi hanno chiesto di unirmi ad una band e da quel momento ho pensato: “Ah, ok, questo è abbastanza figo in realtà!”. Anche il mio insegnate mi diceva: “Sei abbastanza bravo, ma non ti eserciti mai, se solo ti allenassi almeno un po', vedresti che hai talento e suoneresti molto meglio di ora!”. Ho iniziato ad allenarmi per un paio di mesi e mi sono accorto che funzionava, suonavo sempre meglio. Poi ho iniziato a suonare la chitarra elettrica e ho cominciato ad esercitarmi con quella, credo sia stato quello in momento in cui ho iniziato a pensare che sarebbe stato interessante fare qualcosa del genere, anche perché non ho assolutamente idea di che cosa avrei fatto se non avessi fatto nulla con la musica. Tutto quello che mi importava era esercitarmi: mi svegliavo, andavo a scuola, nella pausa a mezzogiorno ritornavo a casa e mi allenavo e poi dovevo ritornare a scuola di nuovo. Da quel momento c'è stata praticamente soltanto la musica nella mia vita e ho iniziato ad allenarmi seriamente. Nell'ultimo paio d'anni mi sono appassionato al finger picking sulla chitarra acustica perché non ti serve un gruppo, si è da soli e sulla chitarra puoi fare tutto, dalla melodia, ai quarti e al basso. È davvero difficile, ma una volta che si prende confidenza diventa davvero gratificante e puoi suonare tutto ciò che ti viene in mente. Sì, sto continuando allenarmi e suono quello che mi piace.

Arianrhod: Bene! Ancora una domanda, che cosa stai ascoltando in questi giorni? E ti concentri soprattutto sul metal oppure ascolti anche altri generi diversi?
Isaac: Ascolto un po' di tutto, sono cresciuto in una famiglia che ama la musica, mia mamma è una pianista di musica classica e lei ascoltava tantissima musica classica, ma anche Elton John, Tina Turner e cose del genere. Mio papà era più appassionato di Neil Young, The Beatles e cose di questo genere, invece uno dei miei fratelli ascoltava house e techno, l'altro invece più hip hop e una sorta di hardcore, vicino al metal hardcore. Quindi ho avuto così tante influenze già solo a casa quando ero più giovane e le cose non sono mai cambiate. Ascolto anche musica dalla radio, ma sono un metallaro e allora ascolto metal, di metal mi stanno piacendo molto l'ultimo album dei Fleshgod Apocalypse. Sono il tipo di persona che ogni giorno controlla cosa esce di nuovo, così sono sempre aggiornato sul panorama metal per sapere quello che le altre band fanno. Penso di aver sentito praticamente tutto quello che è uscito ultimamente, ma poi alla fine torno ad ascoltare i gruppi che amo da quando ero un ragazzino, Pantera, Machine Head, Soilwork, quei gruppi thrash e cose del genere, ma anche Dream Theater e Lamb Of God, questa è più o meno la mia playlist. Oltre a ciò di non metal vediamo cosa ascolto... per esempio se sono in macchina ascolto i Maroon 5, cose così di easy listening, anche Taylor Swift. Bisogna essere con la mente aperta e penso che suonino della buona musica, sono sempre alla ricerca di melodie positive, se qualcosa mi rende felice, sono felice (ride, NdR). Alcune persone odiano queste melodie così positive, ma a me piacciono. Ascolto anche cose di fingerpicking style come Tommy Emmanuel, un chitarrista acustico fantastico, e quando ho una brutta giornata e ascolto una delle sue canzoni ritorno felice. Questa è la bellezza della musica!

Arianrhod: Capisco perfettamente! Quindi la nostra intervista sta terminando, grazie mille per il tempo messo a disposizione! Vorresti aggiungere ancora qualcos'altro per i vostri fan e i nostri lettori?
Isaac: Certo! Grazie a voi prima di tutto! Voglio solo aggiungere che non vedo l'ora di ritornare in Italia, siamo sempre felici di tornarci perché voi ragazzi italiani avete quelle vibrazioni positive del sud ed è davvero fantastico ogni volta che suoniamo all'Alcatraz o a Roma. Non vediamo l'ora sia gennaio quando torniamo on stage. Spero che il lyric video sia piaciuto, tra circa due settimane ci sarà il nuovo video ufficiale e alla fine del mese uscirà il nuovo album, quindi spero che piaccia a tutti! Ci vedremo a qualche festival o al concerto a gennaio. Spero che abbiate ancora quelle bellissime pizze e pasta, mi diverto sempre nel vostro paese!

Arianrhod: Certo! Grazie ancora e buona serata, ci vediamo presto a qualche concerto!
Isaac: Grazie a voi, buona serata, a presto!



Painkiller
Lunedì 19 Settembre 2016, 7.30.25
2
Davvero una bella intervista, con domande non sempre scontate e risposte altrettanto interessanti
Prometheus
Lunedì 19 Settembre 2016, 1.14.24
1
Certo che Isaac è un chiacchierone! Ahahahahah Comunque bella intervista.
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