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THERION - Piccola storia dall'Agglutination
27/09/2016 (831 letture)
Giunti per la prima volta nel Sud Italia, i Therion sono stati gli headliners dell’edizione 2016 dell’Agglutination Fest. Nonostante fossero appena scesi dal minibus che li ha condotti nel backstage della manifestazione, tutti si sono mostrati allegri e molto contenti di essere a Chiaromonte. In particolare, un loquace Christofer Johnsson ed una gentilissima Chiara Malvestiti si sono intrattenuti a parlare con noi.

Francesco: Ciao Christofer e grazie per il prezioso tempo che ci stai dedicando. Intanto, quali sono le vostre aspettative rispetto a questo tour estivo e, in particolar modo, dalla data di questa sera all’Agglutination Metal Festival?
Christofer Johnsson: A dir la verità non siamo esattamente in tour ma stiamo facendo solo alcune date nei principali festival estivi, quattro date in totale (tra cui quella al Wacken Open Air – NdA). Per quanto riguarda la data di questa sera all’Agglutination, per noi è la prima volta che ci troviamo a suonare nel Sud Italia, così non sappiamo sinceramente cosa possiamo aspettarci, ma speriamo di trovare un pubblico entusiasta, soprattutto perché molte di queste persone non hanno mai avuto occasione di vederci. Quindi penso sarà alquanto divertente.

Francesco: Quanto è difficile, soprattutto dal punto di vista logistico, tenere assieme e gestire una band numerosa come i Therion?
Christofer Johnsson: Guarda, in realtà non è così difficile come può sembrare, poiché siamo ben organizzati, dato che ognuno di noi sa bene cosa fare all’interno della band. Indubbiamente tutto ciò è abbastanza complesso e costoso da diversi punti di vista. Siamo in sette, tenendo conto che diversi componenti vivono in differenti paesi ed a volte è difficile anche solo riuscire a sentirci via internet o telefonicamente a causa delle differenti frequenze wireless e dei differenti fusi orari. Le frequenze della wireless che usiamo per comunicare a volte non funzionano puntualmente per ciascuno di noi, così capita che abbiamo dei seri problemi per comunicare in tempo reale. Sai, quando hai più di sei componenti in un gruppo è sempre un impegno riuscire a tenersi in contatto con tutti istantaneamente, però, a parte questo, è una bella soddisfazione.

Francesco: Puoi dirci qualcosa riguardo il gran lavoro svolto da Chiara Malvestiti, la cantante lirica italiana entrata da qualche anno all’interno della band?
Christofer Johnsson: Dovete essere fieri di lei, perché è veramente un’artista fantastica! E’ indubbiamente sullo stesso livello di Lori (Lori Lewis, voce soprano della band dal 2011 al 2014 - NdA), ed entrambe sono brave in ambiti differenti. Lori è forse un po’ più musicale come voce nel complesso, mentre Chiara ha una voce molto più potente, soprattutto con i Therion, in particolare perché sono una persona disattenta a certe cose quando compongo. Per quanto riguarda i brani che ho scritto su toni alti ho pensato: ”Oh, finalmente c’è qualcuno che può ben interpretarli”. Sai, un conto poi è il lavoro in studio e un altro quello svolto in tour, dove devi cantare diverse volte nell’arco di un mese. Lori ha avuto alcuni problemi sui toni alti quando eravamo impegnati in tour molto lunghi e impegnativi, durante i quali avevamo poche ore di sonno, poi i fumi sul palco non aiutano, mentre con Chiara è diverso, perché ha una voce molto allenata, quindi basta provare solo pochi pezzi durante il soundcheck ed il resto vien da sé. Penso che abbiamo fatto un’ottima scelta a prendere lei come attuale voce soprano, anche se come si può ben vedere ogni cantante nel gruppo ha una sua perso-nalità ed un timbro vocale particolare. E’ difficile paragonarli tra loro, perché ciascuno ha qualcosa di particolare e di unico.

Francesco: Ripercorrendo in ordine temporale la vostra carriera dai primi due album d’esordio fino all’ultimo, c’è stata un’evidente evoluzione musicale nel sound della band, che penso sia ancora costantemente in divenire. Come vedi questa sorta di “evoluzione sonora”? Vuoi parlarci del periodo a metà anni ’90, quando avete cambiato la vostra direzione musicale rispetto al suono più estremo delle origini?
Christofer Johnsson: Beh, posso dire che c’è sempre stato un cambio di direzione tra ciascun album e il successivo, ma adesso è un mondo diverso da quello degli anni ’90. Molte band propongono suoni strani ed a volte poco significativi, mentre quando noi stavamo lavorando al nostro secondo album (Beyond Sanctorum del 1992 - NdA), aggiungemmo alcuni suoni di tastiera, alcuni suoni orientali e la gente pensò: "ma come è possibile che un gruppo metal suoni cose così strane?”, una sorta di “kebab music” (ride), soprattutto per le tastiere, mentre come vedi oggi ogni band ha un tastierista. Con il terzo album in studio (Symphony Masses: Ho Drakon Ho Megas del 1993 – NdA) abbiamo aggiunto alcune sonorità vicine all’heavy metal classico degli anni ’80 e le abbiamo amalgamate con la nostra base sonora, che è andata arricchendosi. Molte giovani band odierne, invece, pensano che fare cose strane e inusuali -oltre che poco interessanti- sia un punto di forza, ma non è cosi. Noi cerchiamo di continuare ad evolverci portando avanti quello che abbiamo sempre fatto in oltre venti anni di carriera, scrivendo i pezzi che più ci piacciono. Cambiare oggi è una cosa veramente difficile, soprattutto se non lo si fa con la giusta consapevolezza. Proprio ieri stavo parlando con una band di Jimi Hendrix: se fosse vissuto al giorno oggi sarebbe stato sicuramente un talento, ma non sarebbe diventato un miracolo, come invece fu negli anni ’60, quando rivoluzionò il mondo della musica con le sue “stranezze”. Così, è veramente difficile esprimere oggi un giudizio su un artista, se sia originale o meno, proprio perché non vedo realmente qualcosa da poter nuovamente inventare o scoprire. Casomai il giudizio va dato sul come siano mischiate le varie influenze che ciascuno ha. Oggi, ad esempio, sono molto utilizzate delle ritmiche africane, ma quasi mai vengono suonate con gli strumenti originali: questo è successo con alcune band black metal odierne, ma a mio parere devi essere originale nel gusto e in quello che proponi musicalmente, così tutto diventa più naturale e spontaneo. Ogni volta qualcuno si siede e vuole provare a tutti i costi ad essere originale, ma non è cosi che lo si diventa. Si rimane una delle tante band che pensano di essere particolari, ma quando ti alzi con una idea folle, ci lavori e credi veramente in essa, come ad esempio fecero i Celtic Frost negli anni ’80, quando composero Into the Pandemonium, anche se alcune recensioni non furono lusinghiere, alla gente piacque lo stesso, e quell’album ha cambiato tante cose. Oltre ai Therion penso ai The Gathering, ai Paradise Lost, ai Moonspell, ai Tiamat, tutte band che hanno unito al loro interno tante influenze a volte anche eterogenee tra loro, ma sempre cercando di seguire la loro strada.

Francesco: Puoi parlarci ora dell’opera musicale che avete ideato qualche anno fa, liberamente tratta dal volume dello scrittore russo Vladimir Soloviev Piccola storia dell’Anticristo?
Christofer Johnsson: Diciamo che la prima idea è stata per semplificare quella di una sorta di versione rivisitata della nota rock opera Jesus Christ Super-star, così i fan hanno potuto farsi una prima idea di cosa poteva attenderli, ma a dir la verità il plot della storia, come appunto dicevi prima, è basata su un’oscura novella russa dello scrittore classico Soloviev di cui personalmente adoro tutta la trama, eccetto il finale. Allora ho deciso di ripensare proprio la parte conclusiva. Quando ho iniziato a lavorarci, ho notato che c’erano troppi personaggi maschili nel libro e quasi nessuna donna, così ho pensato che sarebbe stato abbastanza noioso riproporlo tal quale e infatti ho riscritto i ruoli, aggiungendo alcune figure femminili. Adesso posso dire che questa opera è ispirata al libro solo per il 30%, perché alla fine i cambiamenti che ho apportato sono stati tali da aver stravolto l’intera vicenda. Nel mondo del rock esistono alcuni escamotage promozionali, se la gente parla spesso di te puoi avere una forte influenza sui media e sulle pubblicità soprattutto nell’odierna era digitale. Ad esempio quando uscirono i Ghost B. C. qualche anno fa, la band con il “Papa satanico”, tutti quanti erano curiosi e volevano sentirli. La stessa cosa successe diversi decenni prima con Alice Cooper nei ‘70, con i W.A.S.P. negli ’80, Marilyn Manson, tutti loro hanno usato gli stessi trucchi promozionali, basati molto sull’immagine, perché è una cosa che ha sempre funzionato sul mercato discografico. Hai bisogno di qualcosa di particolare perché la scena musicale parli di te. Così ho trovato un finale che probabilmente non piacerà a nessuno, ma che schiferanno in un modo appassionato e di cui si parlerà sicuramente. La stessa cosa capita quando vedi un film il cui finale non ti è piaciuto perché non era quello che avevi in mente, ma nello stesso tempo ti intriga e ci ripensi i giorni successivi. E’ frustrante forse, ma è previsto un finale felice, non drammatico e turbolento. A qualcuno sicuramente non piacerà, ma a me non interessano i dibattiti sportivi (ride) e allo stesso tempo abbiamo bisogno di essere provocatori, perché cosi la gente ne parla. Dall’altra parte, invece, non vogliamo risultare commerciali e scontati, bensì accessibili per chiunque, anche per i tuoi genitori ad esempio (ride ancora). Tutto ciò non è assolutamente semplice, ma penso che potremmo riuscirci. Sarà il tempo a dirlo.

Francesco: Quali sono le tue principali influenze musicali? Quali le band e gli artisti che hanno ispirato le tue composizioni e il tuo approccio alla musica?
Christofer Johnsson: Per diverse ragioni, sicura-mente i Celtic Frost sono stati all’inizio la mia principale fonte di ispirazione, poi indubbiamente i Voivod, i quali mi hanno fatto scoprire una originale proposta musicale ricca di dissonanze, un modo nuovo di comporre per l’epoca, mescolando i Pink Floyd di Syd Barrett con “Fast” Eddie ClarkeUli John Roth, soprattutto per aver unito il rock ad influenze di musica classica, come poi fecero anche i Celtic Frost nel campo più estremo. Inoltre, anche Richard Wagner, che reputo sia l’influenza principale di tutti, anche se in modo indiretto. Il suo modo innovativo di concepire la composizione, rompendo gli schemi fissi, inaspettatamente, un talento veramente unico. Lui prese delle lezioni dal maestro di piano in famiglia e da quel punto di vista lo reputo vicino al mio modo di approcciare la musica. Andare nelle accademie può essere interessante, ma spesso sei costretto a seguire determinati precetti da parte dei tuoi professori. Invece, se ti costruisci delle basi di partenza, puoi benissimo essere capace di diventare indipendente e costruirti autonomamente la tua strada nel mondo della musica, sempre se hai talento.

Francesco: Riguardo il vostro prossimo album in studio, puoi darci qualche news in anteprima?
Christofer Johnsson: Dunque: il nostro prossimo album ufficiale come Therion non so quando potrà vedere la luce, di certo nel futuro prossimo andremo a registrare la rock opera di cui ti ho parlato poc’anzi, che sarà molto lunga e complessa: circa tre ore e mezzo di musica. Una volta finite le registrazioni andremo sul palco per provarla e penso sarà un’esperienza alquanto complessa, se pensi al musical Jesus Christ Superstar, tutta la scena, le luci, i costumi, dei drammaturghi professionisti… alla fine penso potrà piacere anche a chi piace il teatro ed anche se non conosce la nostra musica. Perciò dobbiamo cercare di bilanciare tutte le parti, a partire dalla composizione musicale che è già a buon punto. Ho scritto il sessanta per cento circa della musica dallo scorso febbraio fino a giugno, quindi se ci pensi ho scritto all’incirca due album e mezzo in quattro mesi (ride). Per me è una delle cose più belle che abbia mai composto, oltre quattro ore di musica, ma ho dovuto tagliare alcune parti. Ogni cosa, dal palcoscenico ai dialoghi, ogni cosa dovrà raggiungere la massima qualità possibile, altrimenti a tua madre non piacerà, ma essendo tutto molto costoso senza i soldi di tua madre non possiamo fare nulla (ride). Abbiamo altresì bisogno di persone di estrazione teatrale che ci guidino e ci consiglino su come poter potenzialmente migliorare, poiché essendo noi una rock band abbiamo dei limiti in questo campo, essendo una produzione differente da quelle fatte in passato e con differenti ruoli.

Francesco: Come reputi sia andata secondo te la collaborazione che hai avuto in passato con Mats Levén? Sei ancora in contatto con lui?
Christofer Johnsson: Mah, a dire il vero, dopo la sua dipartita dal gruppo non abbiamo avuto molte occasioni per incontrarci, solo poche volte, ma lo reputo probabilmente il più serio e professionale dei cantanti che abbia mai avuto. Non mi pare abbia mai dimenticato una parola sul palco. Ricordo ancora un episodio di alcuni anni fa: eravamo in tour a La Paz, in Bolivia, era l’ultima data del tour nel 2005 e gli mancava la voce, non poteva neanche parlare probabilmente, poiché tossiva quando provava a farlo. Molti altri cantanti al posto suo avrebbero rinunciato ad esibirsi in una si-mile occasione, ma lui andò sul palco e si sentiva che aveva problemi alla gola, ma cantò lo stesso. Per me è stato un vero eroe, lo considero molto professionale e fu veramente un piacere lavorare con lui perché si è dimostrato un professionista serio e molto aperto a qualsiasi tipo di collaborazione. Ci siamo incontrati negli anni recenti solo qualche volta, ci siamo scambiati anche qualche mail, ma sai…io vivo nella foresta, non ho un grande contatto con il mondo esterno, se non per motivi di lavoro nel campo musicale e mi sta bene così, perché non ne sento molto il bisogno (ride).

Francesco: Christofer, siamo arrivati alla fine di questa lunga intervista. Vuoi lasciare un messaggio a tutti i vostri fan italiani che vi hanno sempre supportato?
Christofer Johnsson: Bene, prima di tutto dovrei ringraziare l’Italia intera per averci donato Chiara Malvestiti, una bravissima artista. So che tantissimi nostri fan italiani non hanno ancora avuto molte occasioni per vederci, d’altronde per noi è la prima volta che suoniamo nel Sud Italia. Non siamo stati neanche a Roma, ma in passato solo a Ravenna, Milano, Torino, vicino Venezia, Livorno. Ecco dunque il momento giusto per conoscerci.

Francesco: Ed ora tocca a te Chiara. Come sta andando questa esperienza all’interno dei Therion? Come ci si sente a ricoprire questo importante ruolo? Hai avuto mai qualche problema od ostacolo dovuto alla tua provenienza italiana?
Chiara Malvestiti: Guarda, per certi versi sì e per altri no. Ho iniziato la mia avventura musicale con il metal, poi ho scoperto la mia voce lirica e ho intrapreso gli studi operistici a Firenze. Questi due percorsi inizialmente sono stati paralleli fino a che con la mia ex band, dopo vari concerti e un album, ci siamo fermati poiché ho preferito concentrarmi sugli studi classici (ne parleremo in separata sede prossimamente – NdA). Ho studiato per circa tre anni sia in conservatorio, sia facendo altre attività in teatro, con tutto ciò che ne concerne, prendendo dunque una pausa dal metal. Quindi sì, ritornando alla domanda, ho avuto dei periodi un po’ altalenanti, mentre per quanto riguarda l’Italia, come ben sapete il symphonic metal non è di certo il genere più amato, nonostante noi rappresentiamo la patria del bel canto e della musica classica in realtà. E’ perciò un discorso controcorrente, come per tante altre cose qui da noi, però devo ammettere che negli ultimi tempi le cose stanno un po’ cambiando.

Francesco: E all’interno proprio del symphonic metal, soprattutto all’estero, come sono visti i cantanti italiani? Hai percepito dei pregiudizi a riguardo?
Chiara Malvestiti: No, all’estero mai, anzi. L’Italia in ambito metal è vista con molto rispetto, soprattutto se poi si parla del bel canto. Come cantante lirica italiana sono stata accettata e apprezzata sin da subito. Devo dire che da quando suono all’estero non ho mai avuto alcun problema di nessun tipo in riferimento alla mia provenienza, se non tanti complimenti da parte di molti artisti importanti.

Francesco: Puoi raccontarci brevemente come sei entrata in contatto con i Therion?
Chiara Malvestiti: In realtà sono stati loro a contattarmi. Ho ricevuto una mail nel massimo del mio pe-riodo operistico fiorentino, poiché avevo deciso di prendermi una pausa. Infatti, quando ho ricevuto la mail ho pensato fosse tutto uno scherzo, perché erano tre anni di totale silenzio da parte mia nel mondo del metal. Poi invece ho saputo che è stata una mia collega americana a fare il mio nome al gruppo e quindi mi hanno subito cercata: Dopo aver provato alcune soprano, i Therion sono stati costretti a cercarne un’altra perché, come ben sapete, hanno un repertorio canoro alquanto vasto e cercavano una voce femminile con determinate caratteristiche. Avendo ricevuto la mia segnalazione, mi hanno subito proposto un’audizione che è stata superata brillantemente e subito dopo sono stata inserita anche tra i protagonisti del cast della loro rock opera che uscirà l’anno prossimo. Da qui è iniziato tutto. Ormai è da un anno che suono con loro, ho avuto occasione di esibirmi in vari festival importanti, tra cui il Wacken Open Air in Germania e due tour, uno in America Latina e un altro in Europa. Sono stati dei periodi fantastici, e andremo avanti spero in altre interessanti avventure musicali.

CONCLUSIONI
A questo punto è ora di andare in camerino a preparare lo show, ma una cosa voglio assolutamente aggiungere. Il contatto con chi opera nel mondo dell’informazione dovrebbe essere scontato da parte di chi suona in una band, ma non sempre si tratta di un fatto scontato, magari semplicemente per questioni logistiche. Nel caso dei Therion, voglio ancora una volta sottolineare come ognuno di loro si sia dimostrato gentilissimo con tutti, come Christofer Johnsson si ricordasse del fatto che doveva parlare con noi e lo ha fatto appena sceso dal minibus, che Chiara Malvestiti e tutti gli altri musicisti ci abbiano dato libero accesso al loro camerino (ed al loro frigo, oltretutto) e ci abbiano fatto assistere al riscaldamento delle voci, a parte della vestizione ed abbiamo fatto tutte le foto ricordo richieste. Dovrebbe essere un fatto scontato, ma non lo è affatto e solo i veri artisti si comportano così.

Intervista effettuata in collaborazione con VeroRock.it
Traduzione di Raffaele Pontrandolfi

Foto di Carmelo Curro'



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