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CRYPTIC WRITINGS - # 57 - Book of the Fallen - Caladan Brood
03/10/2016 (1049 letture)
Non è un lavoro recentissimo, quello di Steven Erikson. La sua saga Malazan Book of the Fallen (in italiano Il Libro Malazan dei Caduti) è cominciata dapprima come un gioco di ruolo negli anni ottanta, inventato dallo stesso Erikson in compagnia dell’amico Ian Cameron Esslemont, quindi è stato trasformato in un vero e proprio mondo letterario. Erikson, autore canadese che è sia archeologo che antropologo, ha dato vita ad un’ambientazione affascinante, complessa e piena di sfaccettature, snocciolando dal 1999 al 2011 una serie di dieci volumi per un totale complessivo di più di undicimila pagine. Un’opera letteraria che è in grado di far impallidire buona parte degli scrittori moderni, soprattutto una volta che ci si rende conto del World Building che è stato messo in atto dallo stesso Erikson. Ovviamente, pur rimanendo una serie piuttosto di nicchia anche tra gli estimatori Fantasy, il suo valore è stato riconosciuto in tutto il mondo ed è valso alla Malazan Book of the Fallen la valutazione come "seconda saga fantasy migliore della storia", ovviamente dopo l’intoccabile Lord of the Rings di J.R.R. Tolkien. Questo riconoscimento potrebbe essere già sufficiente per dimostrare le qualità e la meraviglia che Steven Erikson è riuscito a creare con la sua saga, rendendo i vari Martin, Jordan, Goodkind, Brooks -con tutto il rispetto ad autori di questo calibro- poco più di semplici "mestieranti". Motivo per cui, il lettore che finirà per caso sull’opera di Erikson dopo aver terminato la ben più famosa saga di Martin, potrà trovarsi spiazzato da tanta complessità. Tornando al paragone con Tolkien, il quale vanta il suo primo posto tra gli autori fantasy allo stesso modo -condivisibile o no- di un Jimi Hendrix tra i chitarristi, è naturale che ad un autore come Erikson non si affiancasse una controparte in stile Summoning. Ecco dunque nascere i Caladan Brood, duo che, seguendo gli insegnamenti degli austriaci, sbarcano sul mercato discografico con prepotenza, con il loro Echoes of Battle, riprendendo storie ed influenze dalla Malazan Book of the Fallen allo stesso modo in cui i Summoning erano stati influenzati dai racconti di Arda di Tolkien.

Caladan Brood è il nome di uno dei tanti ascendenti presenti nella saga letteraria di Erikson e, allo stesso modo, i soprannomi scelti dai due artisti Mortal Sword (Spada-Mortale) e Shield Anvil (Incudine-Scudo), richiamano distintamente ruoli che ritroviamo nei libri. Echoes of Battle è stato registrato presso il Genabackis Studio (anche qui, riferimento ad uno dei continenti di Erikson) ed ha visto la luce sotto l’egida della Northern Silence Production. Dal 2013 ad oggi è stato uno dei dischi più richiesti dell’etichetta tedesca ed è stato ristampato più volte, tra edizioni digipack e doppio LP, confermandosi una delle migliori uscite in campo atmospheric black dell’ultimo lustro. Tra i sei brani che compongono il debut dei Caladan Brood, abbiamo scelto Book of the Fallen, l’ultima traccia di quindici minuti che potrebbe essere intesa come una vera e propria title-track della saga di Steven Erikson. Ve la descriviamo e proviamo a darvi un’interpretazione, cercando di evitare qualsiasi spoiler sulla saga, motivo per cui in certe spiegazioni potremmo tralasciare alcuni dettagli, limitandoci a dare un’idea generale del suo significato.

Still we ride, fight, and die
Wayward path far beyond the pale
We are lost, marching on
Heavy hearts longing for those lands we once called home


Siamo ancora qui a cavalcare, lottare, e morire
Sentieri ribelli ben lontani dal confine
Siamo persi, ma continuiamo a marciare
Cuori pesanti desiderosi di quelle terre che un tempo chiamavamo casa


Il primo valore aggiunto dei Caladan Brood in confronto ai suoi massimi ispiratori, sono i cori. Mortal Sword, Shield Anvil ed il produttore del disco Ryan Hunter con l’aiuto di Patrick O’ Malley hanno lavorato ad un connubio vocale da pelle d’oca che si trova, oltre che sparso nel disco, nell’introduzione e nella chiusura di Book of the Fallen. Le prime parole, cantate come da un gruppo di soldati, parlano di un esercito sfiancato, in marcia in una terra ostile (Seven Cities) per combattere una guerra sempre più logorante, seguendo una causa fedele all’Impero, che si trova a migliaia di leghe di distanza, separate da un mare. Le terre originarie dei soldati (Falar, Quon Tali, Pianure Wickan e molte altre) sono viste come un’utopia che si trasforma in un ricordo malinconico nel cuore di ogni soldato, che si appresta ad una logorante marcia sotto il sole battente del continente di Seven Cities, nel tentativo di espugnare l’ultima roccaforte della ribellione.

Emerald hills, sparkling seas
Fade to distant memory
Horizons blaze in foreign land
Ochre seas of scorching sand


Colline di smeraldo, mari luccicanti
Scemano nella memoria remota
Gli orizzonti divampano in terre straniere
Mari ocra di sabbia rovente


Seven Cities è un continente molto più antico di quanto le Sette Città Sante lascino presagire. Dove ora vi sono enormi distese ocra, devastate da tempeste di sabbia, un tempo vi erano mari sconfinati, intere colline cariche di vegetazione e antiche strade. Nel contesto storico in cui il Malazan Book of the Fallen ci proietta, a dominare ogni orizzonte è la terra brulla e desolata, simile ad un enorme deserto che si estende dalle Isole Otataral al lontanissimo e selvaggio Jhag Odhan. Ed è questo il continente che attende le legioni della quattordicesima armata Malazan, per una traversata lunga e sofferta. Vecchi veterani e giovani reclute pronte al massacro.

The fires of Y’Ghatan burn in the night
The shadows of a fallen god
Chains against light


I fuochi di Y’Ghatan bruciano nella notte
Le ombre di un Dio caduto
Catene contro la luce


E qui si giunge al fulcro centrale del pezzo Book of the Fallen dove viene raccontato il punto focale della marcia della quattordicesima armata Malazan. L’assalto della maledetta città di Y’Ghatan, teatro della morte -decenni prima- della Prima Spada dell’Impero, Dassem Ultor. I fuochi della città, dopo la battaglia, bruciano nella notte e rischiarano quello stesso orizzonte brullo, che i soldati dell’Impero sono stati costretti ad affrontare giorno dopo giorno, fuggendo e rincorrendo al tempo stesso. Si menziona anche l’antagonista principale dell’intera saga: il Dio Storpio le cui catene lottano e si dibattono per eliminare tutto ciò che viene raffigurato come "vita" e "luce" nel mondo in cui i protagonisti vivono.

For weeks on end we journey on
Weary and worn, the glory is gone
All that’s left are tired souls
Aching limbs and dreams of home


Per settimane alla fine, abbiamo continuato il nostro viaggio
Fiacchi e logori, la gloria se n’è andata
Tutto ciò che è rimasto sono anime stanche
Arti dolenti e sogni sulla propria casa


Torna il senso della stanchezza, di quella che è una sconfitta in ogni caso. Membra sofferenti che non hanno la possibilità nemmeno di crogiolarsi nella falsa gloria che la guerra omaggia ai vincitori. La necessità psicologica di tornare nelle proprie terre si va a scontrare con il timore di perdere la propria sanità mentale, una volta abbandonati i ranghi di battaglia. Un soldato dell’impero Malazan sa fare una sola cosa: combattere. Giovani reclute già sfiancate da poche battaglie, strappati dalle proprie terre in nome della gloria ed abbandonati tra le braccia di rudi veterani. Nella guerra di Seven Cities non ci sono vinti e vincitori. Ci sono solo i Caduti. E questo testo parla di loro.

The fires of Y’Ghatan burn in the night
The shadows of a fallen god
Chains against light


I fuochi di Y’Ghatan bruciano nella notte
Le ombre di un Dio caduto
Catene contro la luce


Marching on as one as the ghosts of brothers sing
Deep in the night where their faces haunt our dreams
Halfway through the veil we are summoned to Hood’s gate
Lands rimed in frost, they will damn us to our fate


Marciando come una persona sola, mentre gli spettri dei compagni d’arme cantano
Nel profondo della notte, quando i loro volti affollano i nostri sogni
A metà strada, attraverso il velo, siamo convocati alle porte di Hood
Terre coperte di brina, loro ci condanneranno al nostro fato


Senza entrare troppo nel merito di argomenti "spoiler" per chi si volesse addentrare nella lettura, questa strofa richiama il "dopo-morte" del mondo creato da Steven Erikson. Il quattordicesimo esercito marcia, come se fosse un unico essere umano, attorniato dagli spettri dei compagni che sono Caduti in altre battaglie, in luoghi molto lontani. Uomini che hanno combattuto insieme per anni, strappati l’uno all’altro al momento della morte, si attendono reciprocamente al di fuori delle porte di Hood, il Dio della Morte. Che si tratti di ascendenza o di semplice ritorno alla vita per un motivo scelto dagli Dei, gli spettri dei compagni d’arme cantano e fanno visita nel profondo della notte, emergendo nei sogni dei soldati sfiancati, ancora in vita.

Push on through the din of the slaughter
Flight through this perilous land
To where our blades spring forth
Soldiers of Empire Malazan
We fight for the seat of the highborn
Our fates were never our own
Weathered skin is battered and broken
Bloodstained dawn in a land unknown


Avanzare decisi tra il frastuono del massacro
Volare attraverso questa terra pericolosa
Dove le nostre lame scattano avanti
Soldati dell’Impero Malazan
Lottiamo per il trono dell’alto lignaggio
I nostri destini non sono mai stati nostri
La pelle consunta è logora e spezzata
Un’alba macchiata di sangue in una terra sconosciuta


Si prosegue con un’ulteriore descrizione riguardo alle battaglie campali avvenute sul suolo di Sette Città, in avvicinamento alla città di Y’ghatan e si ribadisce il concetto di quanto i soldati dell’impero Malazan siano pilotati e manovrati da poteri ben più forti di loro, il più apparente quello che appartiene al "trono dell’alto lignaggio" dell’imperatrice Laseen. Ma non tutto è come sempre, nella strabiliante storia costruita da Erikson.

Stars reign in the sky of the desert
Lost in the blistering sands
A host now long forgotten
Soldiers of Empire Malazan
Far away from the hearths of our fathers
We’re never returning home
Weathered swords are a warrior’s burden
Battles fought but our deeds will go untold


Stelle regnano nel cielo del deserto
Perse nelle sabbie roventi
Un ospite da tempo dimenticato
Soldati dell’Impero Malazan
Molto lontani dai cuori dei nostri padri
Non torneremo mai a casa
Spade consunte sono il fardello di un guerriero
Le battaglie sono state combattute, ma le nostre gesta non verranno mai raccontate


Nel deserto le stelle regnano sovrane: che si tratti di altri mondi paralleli, o di una semplice rappresentazione del nostro universo, è difficile da comprendere nella lettura di Erikson. In ogni caso, questa rappresentazione diventa fulcro di speranza per ogni soldato che guarda verso il cielo, cercando di distaccarsi dalle proprie esistenze terrene. Giunge anche la consapevolezza dell’impossibilità del ritorno a casa, a cui va ad associarsi la disperazione per gesta e battaglie che non verranno mai raccontate ai posteri. O, almeno, non nei modi in cui la storia si è svolta realmente.

Still we ride, fight, and die
Wayward path far beyond the pale
We are lost, marching on
Heavy hearts longing for those lands we once called home


Siamo ancora qui a cavalcare, lottare, e morire
Sentieri ribelli ben lontani dal confine
Siamo persi, ma continuiamo a marciare
Cuori pesanti desiderosi di quelle terre che un tempo chiamavamo casa


Dawn has brought its cleansing light
So we behold a mournful sight
The fading sounds of clashing steel
Bodies strewn across the field


L’alba ci ha portato la sua luce purificatrice
Così che noi possiamo scorgere una visione lugubre
I suoni lontani di urti d’acciaio
Corpi disseminati nei campi


L’alba bagna le macerie fumanti di Y’Ghatan con il suo chiarore, lasciando ai sopravvissuti una visione lugubre, tra distruzione, fiamme ancora alte nel cielo e cadaveri sparsi. Anche qui, nella ricerca di una purificazione per tutto ciò che è stato compiuto nelle battaglie, da parte dei soldati stanchi e provati, si fruga addirittura nella luce del sole che saluta una nuova giornata.

The fires of Y’Ghatan burn in the night
The shadows of a fallen god
Chains against light


I fuochi di Y’Ghatan bruciano nella notte
Le ombre di un Dio caduto
Catene contro la luce


Buried seeds, scattered bones
Blazing hearts by steel sent home
Mortal screams, names unknown
Shattered dreams by steel sent home


Semi sepolti, ossa sparpagliate
Cuori sfolgoranti mandati a casa dall’acciaio
Urla mortali, nomi sconosciuti
Sogni infranti mandati a casa dall’acciaio


Le vite sono state sepolte, le ossa sono sparpagliate tutto intorno e cuori palpitanti che si sono lanciati in battaglia, sono stati zittiti per sempre dal grido dell’acciaio. Le urla di combattenti di cui nemmeno si conosce il vero nome di battesimo, sfumano quando i loro stessi sogni vengono fatti a pezzi da una lama affilata. Sempre più, la tematica della guerra e della sua inutilità a fronte delle conseguenze, viene messa in risalto come nello stesso scritto di Erikson.

Strap on your shields and raise your banners
Hear the call of raging battle
Beneath a hail of burning arrows
Push ever forward, never surrender
Siege weapons tolling out like thunder
Ripping the city walls asunder
Columns of flame reach ever skyward
Horizons filled with burning pyres


Allaccia gli scudi e solleva i tuoi stendardi
Senti il richiamo della battaglia furente
Sotto una grandinata di frecce infuocate
Spingi sempre avanti, non arrenderti mai
Armi da assedio risuonano come un tuono
Squarciando i muri delle città, a pezzi
Colonne di fuoco si estendono verso il cielo
E gli orizzonti sono colmi di pire infuocate.


E siamo alla chiusura. L’impeto e gli ordini del quattordicesimo esercito Malazan nella preparazione all’assalto ad Y’Ghatan. Gli stendardi vengono sollevati verso il cielo, mentre le urla dei soldati cominciano ad infestare la piana esterna alla città maledetta di Seven Cities. Non si torna indietro, si spinge e si va avanti, verso la propria morte. Le munizioni Moranth e le altre armi da assedio risuonano con un boato nella notte, mentre le alte mura di Y’Ghatan vengono infrante. Poi, colonne di fuoco salgono al cielo ed il numero di morti è tale da colmare ogni orizzonte di pire infuocate. E questo ultimo significato, ve lo lasciamo da scoprire quando arriverete a leggere I Cacciatori di Ossa. La chiusura del brano, così come l’apertura, è affidata a cori da pelle d’oca, costruiti a tavolino e capaci di avvolgere l’ascoltatore con un incredibile senso d’epicità. Il miglior tributo musicale attuabile alla miglior saga fantasy mai concepita da una mente umana.

CONCLUSIONI
Il lavoro messo in piedi dai Caladan Brood rasenta la perfezione, diventando un perfetto esempio musicale dell’universo creato dal genio di Steven Erikson. L’intero album trascende momenti indimenticabili della lettura del Malazan Book of the Fallen, a partire dalla City of Azure Fire (Darujhistan, la bella) sino ad arrivare alla condanna sociale e belligerante dei T’lan Imass. Se siete appassionati di atmospheric black, Echoes of Battle è una delle uscite più clamorose ed eccezionali degli ultimi anni, capace di superare la band capostipite (Summoning) a cui tanto si rifanno, nello stesso modo in cui Erikson è riuscito ad accantonare Tolkien, visivamente e qualitativamente. Le emozioni, sia nell’ascolto che nella lettura, sono moltissime: entrambi gli artisti hanno saputo centrare i momenti salienti di una saga che gioca con i nostri sentimenti, in continuazione, senza lasciarci un momento di tregua in più di undicimila pagine complessive. Chiudiamo la nostra disamina consigliandovi vivamente di provare a leggere questa saga fantasy che è stata in grado di rivoluzionare e di raggiungere il culmine qualitativo di un intero genere. È una lettura non per tutti, difficile e complessa, soprattutto per quanto riguarda il primo libro. Ma è in grado di ripagare cento volte tanto la fatica iniziale, una volta che si arriva a veri e propri capolavori del fantasy come Memorie di Ghiaccio e I Cacciatori di Ossa. Non abbandonate la lettura ad un primo tentativo, perché sprechereste una possibilità. La possibilità di vedere un vero e proprio gioiello crescere nella vostra testa, durante la lettura. Quello stesso gioiello che i Caladan Brood sono riusciti a rappresentare musicalmente con tanta maestria. La lettura non è per tutti, come lo stesso black metal non lo è. Ma, in fondo, noi ascoltatori di tale musica, non siamo soliti arrenderci facilmente, vero?

Push ever forward, never surrender.



Cristiano Elros
Martedì 11 Ottobre 2016, 23.34.50
9
Bell'articolo! A leggerlo mi è venuta ancora più curiosità per questa saga. Comunque uno dei migliori album degli ultimi anni secondo me.
Alex
Giovedì 6 Ottobre 2016, 22.56.43
8
Non solo da Tolkien in avanti e non solo tua opinione, ma diciamo non tutti in determinate caratteristiche o nella scrittura in particolare, forse nell'insieme della saga e dell'opera si, sono perfettamente d'accordo Bell'articolo, li conoscevo già per il legame con Erikson ma devo essere sincero non li ho mai ascoltati bene e completamente visto il genere, che solitamente non seguo, ora mi hai messo curiosità e vado ad ascoltarmeli meglio, ma chissà perché hanno scelto il nome di Caladan Brood a fronte dei tantissimi della saga.
Monky
Giovedì 6 Ottobre 2016, 20.40.46
7
Figurati Rispetto a quelli che hai appena letto e citato, Erikson ha il solo difetto che devi perseverare all'inizio. Se smetti al primo libro, è come smettere dopo dieci pagine di Martin, ovvero non hai conosciuto nemmeno un miliardesimo del suo mondo il primo libro è come se fosse un enorme prologo. Il peso che io do ad Erikson è quello di mio artista Fantasy preferito, quindi tutti gli scrittori da Tolkien in avanti se li mangia a colazione (ma questo è un mio parere personale). La Fantasy Book Review invece lo ha messo al secondo posto, subito dopo il Signore degli Anelli, quindi non è poi tanto distante dal mio parere. Buona lettura e grazie per i complimenti
Lemmy
Giovedì 6 Ottobre 2016, 20.30.36
6
Era solo per chiarirsi, nesuna polemica, e infatti mi pareva strano, avevo interpretato molto più in la io @Monky sul termine "moderno", so benissimo che non ci azzecca, pensavo che con il peso, l'enfasi e lo stlile letterario che dai ad Erikson volessi dare un importanza enorme tanto che travalicasse i confine dell termine fantasy e approdasse nelle fantascienza o nel futuribile, con il peso voluminoso che sembri dare ad Erikson, poi non so io gli ultimi che ho letto sono,Feist, Tad Williams, C. C friedman (il ciclo del sole nero),Brooks,Scott Bakker,Goodkind,Martin, ma se dici che specialmente gli ultimi che hai citato Erikson se li mangia a colazione ci credo, comincerò a leggerlo quando mi scapperà da dedicarli il tempo necessario.Grazie dell'articolo, molto bello e intrigante
Monky
Giovedì 6 Ottobre 2016, 20.01.32
5
Il riferimento è sempre nel genere Fantasy comunemente inteso in questi ultimi decenni. Partendo da Tolkien in avanti, quindi non includendo gli autori "moderni" russi che qui ci azzeccano ben poco nel paragone, escludendo Asimov che è piuttosto irraggiungibile nel suo genere. Intanto Pullman, Brooks, Goodkind, personalmente non li reputo nemmeno della stessa categoria, in quanto Erikson è decisamente "oltre" sia nel world-building, sia nella costruzione della storia. Martin e Jordan sono due tra gli autori più amati nella mia accezione di "moderno" ed è a loro che viene riferito il termine "mestieranti", soprattutto per il modo in cui Erikson riesce a costruire trame ed intrecciarle, senza perdere il filo (come fa Martin a volte) né allungare il brodo senza alcun senso (come ha fatto Jordan). Sanderson è un autore ancora più giovane e personalmente lo apprezzo molto, ma anche lui non ha quel tocco da "antropologo" di Erikson e non mantiene lo stesso piglio nella scrittura. Infine, paragonare Erikson con tutti gli altri citati, non ha alcun senso. Sarebbe come paragonare i Bathory con Tchaikovsky.
Lemmy
Giovedì 6 Ottobre 2016, 18.44.55
4
Sto finendo di leggere questo interessante articolo di Monky, conosco la band e conosco Erikson, ho due libri di lui, regalati 8 mesi fa, ma devo ancora leggerli, una volta ero un appassionato lettore di scrittori fantasy, ora ho pochissimo tempo per leggere e approfondire ciò che leggo, ma ci proverò, ne ho un po di tutti gli autori, e fu proprio il metal a farmeli conoscere almeno i più importanti, poi approfondii, Tolkien, Howard, Lovecraft, Melville, Poe, Smith, Burrougs, kirby, Moorcok,Mc Caffrey,Eddings,, Vance, ,Bradley,L'Engle, ende, Pullman, Gaiman,, Clarke,Hickman, Clare, Sanderson, Pratchett, Martin, Jordan, Goodking, Friedman,Williams, Brooks,Feist, la maggior parte presi tutto incluso con l'aquisto di una enciclopedia, altri regalati, li cito perchè vorrei domandare a voi lettori e soprattutto a Monky se per lui questi autori classici o meno Erikson li supera davvero come semplici "mestieranti", altra curiosità da chiedere a @Monky, che cosa intenda con il "da far impallidere gli autori moderni", ecco, in particolare cosa intende nell'accezione di "moderno", li hai/avete letti per causo gli scrittori "moderni" russi? Bogdanov, , Ciolkovskij, Zamjatin (una sorta di pre Orwell, che scrisse "Noi", che influenzò non poco Huxley e il regista Lucas per il film THX 1138, Asimov (non ha bisogno di presentazioni), Tolstoj, non quello che pensate, ma l'autore di Aelita di cui fu tratto anche il film, e che ispirò anche Flash Gordon.E poi ancora Zhuravieva suo marito Altov(iniziamente vero nome era Altshuller), Dneprov che pionieristicamente affrontò il tema degli universi paralleli nel 1960, o i famosissimi fratelli Arkadiij e Boris autori del capolavoro internazionale "Stalker" da cui Tarkovsky trasse l'omonimo film,, Luk'janienko, autore della famose serie "I Guardiani", un cult fantasy horror che il regista Bekmambetov traspose cinematograicamente con successo, tanto da ricevere l'appellativo di signore degli anelli sovietico.Oppure un Gluchovskij autore dei due bellissimi best seller da fururo prossimo devastato da guerra nucleare, rispettivamente, 2033, e 2034.E che dire di autori occidentali come Clarke, Ballard, Dick, LÒeiber,Shepard,Disch, Delaney, Zelazny, Sheckley...., dubito che Erikson li superi questi giganti "moderni".
Monky
Giovedì 6 Ottobre 2016, 15.23.56
3
@Rob: Iniziali tranquillo. Tra un mese verrà pubblicato l'ultimo della serie. Se stai ad aspettare Martin, è finita e comunque qui siamo su ben altri livelli leggi pure anche l'articolo, è spoiler free
Rob Fleming
Giovedì 6 Ottobre 2016, 8.57.55
2
I libri di Erikson sin qui pubblicati li ho tutti lì in attesa di essere letti. Sono reduce dal termine della Ruota del Tempo e quindi devo trovare "l'ispirazione". L'articolo non l'ho letto tutto per timore di spoiler. Se non ve ne sono procedo ad ultimarlo. Di sicuro andrò ad ascoltare il gruppo. Solo una cosa: se devo attendere il termine della Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di Martin per iniziare Erikson mi sa che, visti i tempi, aspetterò il 2023...
Bloody Karma
Mercoledì 5 Ottobre 2016, 12.24.29
1
Bell'articolo complimenti. Sono un accanito lettore della saga di Erikson (ora dovrei iniziare l'ottavo libro) e i Caladan Brood sono stati una delle più gradite sorprese degli ultimi anni. La loro musica, seppur debitrice dei Summoning in diverse occasioni, riesce a racchiudere perfettamente piccole fotografie dell'enorme mondo immaginario creato da Erikson ed il brano qui trattato ne è uno degli esempi meglio riusciti. Evito di andare avanti per evitare spoiler
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