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HARDER THAN STEEL FESTIVAL - Sporthalle, Dittinghein (GER), 01/10/2016
08/10/2016 (1031 letture)
INTRO
Tempo di trasferta tedesca direzione Dittighein, piccolo villaggio vicino Wurzburg, per assistere alla seconda edizione del festival Harder Than Steel che vede come headiner un’icona dell’heavy metal: Ross the Boss, oltre che a diversi gruppi minori ma meritevoli di attenzione, in primis gli storici Tokyo Blade.
È noto a tutti che per l’occasione che la band del chitarrista americano proporrà una corposa setlist incentrata esclusivamente sulla sua militanza nei Manowar, ovvero i primi sei dischi, universalmente riconosciuti come veri e propri capolavori del genere. Ghiotta occasione quindi per riascoltare, in un clima decisamente intimo e genuino dei capolavori che hanno definito le caratteristiche salienti di quello che viene comunemente definito come epic metal.
Per chi non ne fosse a conoscenza specifichiamo che l’Harder Than Steel è di fatto uno spin-off del ben più celebre Keep it True Festival: gli organizzatori sono infatti praticamente gli stessi e come comprensibile anche la location scelta, la Sporthalle ovvero una piccola palestra di Dittighein, dista pochi km dall’area del ben più grande festival dedicato alle forme più pure dell’heavy metal.
Considerato quindi la distanza da Milano, oltre 600 km, partiamo in macchina di prima mattina in direzione Stoccarda con l’auspicio di essere al festival verso metà pomeriggio, ma fortunatamente, come da tradizione del resto, il viaggio si riserva un po’ più lungo del previsto a causa di alcuni noiosi accodamenti e controlli al confine tra Italia e Svizzera nonché tra Svizzera e Germania. Sbrigate le varie formalità, albergo, tickets ecc…ci presentiamo intorno alle 17 presso lo Sporthalle di Dittinghein giusto in tempo per l’inizio dei Sacred Steel band aggiunta all’ultimo in sostituzione del gruppo svedese Lethal Steel impossibilitati a presenziare a causa della dipartita di due componenti della formazione.

SACRED STEEL
I tedeschi Sacred Steel, alfieri del metal più puro, aprono le danze con un brano tratto dall’imminente nuovo album Heavy Metal Sacrifice, previsto per la metà di ottobre. Purtroppo rileviamo che il suono è decisamente migliorabile, un bilanciamento errato degli strumenti rende poco intelligibile il cantato ma fortunatamente dopo qualche classico della band quale Wargods of Metal e l'omonima Sacred Steel, la situazione audio migliora decisamente e la voce di Gerrit risulta maggiormente riconoscibile nel selvaggio caos sonoro creato dagli altri membri della band. Il pubblico si scatena all'unisono ed incita esaltato i propri eroi sul palco cantando gli eroici testi, in particolar modo con Metal Is War, seguita dall'evocativa ed epica Sword of the King e in men che non si dica i circa 45 minuti di delirio sonoro finiscono presto e il pezzo Heavy Metal to the End conclude il concerto dei Sacred Steel. Breve ma intenso live show dei cinque tedeschi promossi a pieni voti per la solita energia e passione e una menzione particolare al bassista che indossava fiero la maglietta di tributo ai nostri connazionali Doomsword.

Le chiacchiere con diversi amici di vecchia data incontrati sul posto, il desiderio di spulciare tra i vinili e cd presenti alle bancarelle, la fame, ma soprattutto la sete di birra fanno sin modo che per ottimizzare il tutto siamo costretti a rinunciare alla performance dei Dark Forest e parte di quella degli Steelovers autori comunque a detta di alcuni presenti di concerti seppur brevi ma intensi. Rifocillati e carichi rientriamo quindi nella palestra in attesa di assistere alla performance dei Tokyo Blade ulteriore perla proposta dal festival. Se principalmente l’interesse della serata verteva sull’headliner della serata non possiamo infatti ignorare l’importanza del gruppo inglese icona della scena NWOBHM degli anni 80.

TOKYO BLADE
Poco prima delle nove di sera ecco quindi che arriva il momento dei Tokyo Blade, band che ha avuto una travagliata storia fatta di scioglimenti e reunion, intramezzate da diversi cambi di line-up. Per il concerto previsto di stasera però abbiamo l’occasione di vedere all’opera la formazione originale della band con Alan Marsh alla voce e per l’occasione il gruppo riproporrà una setlist incentrata sui primi due dischi, l’omonimo esordio Tokyo Blade e il successivo Midnight Rendezvous. Non ci stupiamo quindi che il locale sia ormai tutto esaurito e della leggera calca sotto il palco in attesa dei cinque inglesi.
I veloci pezzi di puro NWOBHM quali Powergame e Mean Streak incendiano subito l’atmosfera della piccola palestra e nonostante agli occhi vediamo due chitarristi attempati e un po’ in sovrappeso dai loro strumenti escono note di una energia e melodia invidiabile da molte giovani band, e in particolar modo la prestazione carismatica del leader Andy Boulton alle se corde risulta impeccabile.
La famosa Sunrise in Tokyo rincara la dose e sulle note della trascinante If Heaven Is Hell si conclude il concerto della band, promossa a pieni voti. Ottimo concerto degli inglesi che a discapito dell’età dimostrano di essere ancora in grado di prestazioni di qualità e, cosa ancora più importante, di saper riproporre i loro pezzi a distanza di oltre tre decadi in maniera coinvolgente e trascinante.

ROSS THE BOSS
In uno Sporthalle ormai più che gremito e nel quale l’afa comincia a farsi sentire, sistemati gli ultimi dettagli alle strumentazioni, ecco che poco dopo le 22.30 la band di Ross The Boss entra sul palco attaccando subito con un pezzo immortale della discografia dei Manowar: Thor (The Powerhead) che scuote subito tutti i presenti della piccola palestra tedesca. Complice anche una posizione nelle prime file ma un po’ defilata e a ridosso delle casse, anche in questo caso rileviamo che i volumi, specialmente di voce e batteria, non paiono bilanciati a dovere; ad ogni modo la band appare fin da subito visibilmente motivata, energica e vogliosa di far valere il proprio ruolo di headliner.

Se dubbi sulle prestazioni live del carismatico chitarrista americano non ce ne sono mai state, tanta era invece la curiosità di vedere all’opera la band nel suo complesso e in particolar modo il giovane cantante che tanto ci ha impressionato su video per le sue qualità vocali del tutto paragonabili al frontman originale dei Manowar. Ben presto ogni dubbio svanisce, la voce di Mike Cotoia, che ricordiamo essere un giovane ragazzo poco più che ventenne, è perfettamente all’altezza di interpretare in maniera completa le originali linee vocali di Eric Adams grazie alla sua fantastica estensione vocale in grado di coprire agilmente le ottave necessarie.
Purtroppo alle notevoli qualità canore del giovane americano non si può certo dire che si accompagni una presenza scenica particolarmente attenta. Se infatti possiamo tranquillamente sorvolare sui capelli corti, la cintura con le effigia dei Pokemon indossata insieme a dei pantaloni decisamente troppo bassi rendevano il look di Mike Cotoia più simile ad un rapper più che ad un cantante intento a cantare pezzi dei Manowar.
Ad ogni modo quello che conta sempre e comunque è la musica e con un pubblico sempre più galvanizzato e intento a incitare la band le successive The Oath e Blood of My Enemies scorrono via in maniera fluida e senza la minima difficoltà interpretativa e dopo un breve saluto i cinque americani rincarano la dose snocciolando una dietro l’altra Each Dawn I Die, Gloves of Metal e Bridge of Death. Il concerto che fino ad ora non ha previsto alcuna pausa si interrompe qualche minuto per introdurre l’attesissima serie di brani dedicata all’album Into Glory Ride, senza ombra di dubbio uno dei dischi più epici mai stati scritti nella storia del metal. Secret of Steel seguito da Gates of Valhalla e Hatred creano il giusto feeling e pathos per le successive e ancor più coinvolgenti March for Revenge (By the Soldiers of Death) e soprattutto Revelation (Death's Angel) su cui ogni singolo presente spinto dal trascinante pathos canta Hail, fire and blood, fall on Satan's throne, probabilmente uno dei momenti più alti di tutta la serata.
Conclusa la corposa parentesi dedicata all’album Into Gory Ride il concerto prosegue sui solidi binari, proponendo altrettante pietre miliari della musica heavy metal quali Hail and Kill e Black Wind, Fire and Steel. Dal canto nostro, pur apprezzando la potenza in sede live di questi pezzi, visto la particolarità della serata avremmo preferito ascoltare dei brani un po’ più ricercati quali per esempio Mountains, Defender oppure Holy War; inezie perché la successiva Dark Avenger riporta la setlist su coordinate più di nicchia mentre Blood of the Kings dopo quasi due ore di concerto mette apparentemente fine all’intensissimo concerto.
Ovviamente mancano all’appello i bis, così dopo una brevissima pausa ecco che la band di Ross the Boss riappare sul palco per regalare ai presenti Kill with Power - nella setlist stampata era prevista Sign of the Hammer - e soprattutto il pezzo più identificativo del disco di esordio dei Manowar, ovvero Battle Hymns concluso con un abbondante assolo ricco di distorsione che decreta la fine del concerto. Salutando con la frase “You are the greatest of the great” la band lascia il palco sommersa dagli applausi e dal grido “Ross the Boss, Ross The Boss” del pubblico.

CONCLUSIONI
L’Harder Than Steel, come il suo fratello maggiore Keep it True Festival, si pone sempre l’obbiettivo di presentare sul proprio palco band ricercate e di nicchia e anche quest’anno si conferma un festival di assoluto valore destinato ai più esigenti estimatori dell’heavy metal classico. Organizzazione molto buona come da tradizione tedesca, prezzi accessibili per tutti (ingresso 32 €, birre in bottiglia da 2,50 €, cibo intorno ai 3/4 €) interessanti shop di dischi e abbigliamento, il tutto in una cornice e in un’atmosfera d’altri tempi intrisa di grande passione e genuinità. Come prevedibile gran parte dei presenti, noi compresi, hanno presenziato per la band di Ross the Boss, e non erano pochi coloro che hanno dovuto sobbarcarsi diverse ore di macchina per raggiungere la location, a dimostrazione di come in Germania la passione fa smuovere le persone.
Anche se molti considerano i concerti della band americana niente di più che delle semplici serate di cover, noi non siamo assolutamente d’accordo, senza entrare troppo in merito di chi abbia o meno il diritto o la corretta attitudine per riproporre questi pezzi, ci limitiamo a descrivere oggettivamente quello a cui abbiamo assistito, ovvero alla prestazione di una band genuina energica motivata a coinvolgere e far divertire il pubblico e che ha regalato a molti le emozioni che non più possibile provare a un concerto dei Manowar, visto la deriva che ha avuto la band di Joey Di Maio negli ultimi venti anni.
Ross the Boss con una commuovente umiltà non ha lesinato energie sul palco riuscendo a trasmettere un pathos indescrivibile grazie anche e soprattutto a un cantante di razza come Mike Cotoia, un frontman ancora acerbo come presenza scenica ma che in considerazione della giovane età farà sicuramente parlare di sé negli anni a venire. Il tutto, giusto sottolinearlo ancora una volta, inquadrato e impreziosito da una cornice autentica e genuina, ambiente perfetto per riassaporare quello spirito di aggregazione e condividere una passione per questa immortale musica.


SETLIST ROSS THE BOSS
1. Thor (The Powerhead)
2. The Oath
3. Blood of My Enemies
4. Each Dawn I Die
5. Gloves of Metal
6. Bridge of Death
7. Secret of Steel
8. Gates of Valhalla
9. Hatred
10. March for Revenge (By the Soldiers of Death)
11. Revelation (Death's Angel)
12. Hail and Kill
13. Death Tone
14. Black Wind, Fire and Steel
15. Dark Avenger
16. Blood of the Kings

---- ENCORE ----

17. Kill With Power (setlist Sign of the Hammer)
18. Battle Hymns



daniele
Domenica 9 Ottobre 2016, 21.36.46
6
cazzo che set list aaarrrrgggghhhh
daniele
Domenica 9 Ottobre 2016, 21.34.38
5
ross ti vogliamo in italia, cazzo non per dire ma la cintura con l effigia dei pokemon. mah
Doomale
Domenica 9 Ottobre 2016, 19.39.26
4
Comunque per curiosità sono andato a sentire qualcosa dei loro live 2016...Mbè sto ragazzetto..Mike Cotoia è davvero bravo..giustamente come rimarcato gli mancherà ancora qualcosa ( e ci mancherebbe è giovanissimo), ma mica è da tutti andare a cantare le vocals di uno come Tony Adams ( che per inciso a 62 anni spacca ancora il culo ai passeri in quanto a voce)...Come lui avevo sentito solo un ragazzo bulgaro che in una trasmissione con Joey Di Maio aveva cantato alla grandissima Hail and Kill. Complimenti
Doomale
Sabato 8 Ottobre 2016, 19.03.14
3
E' vero Rick..hai detto bene...fa' davvero un bell'effetto con quei pezzi! ...Kill with power....Die dieeee!!!...e vabbe' concedetemelo...
rik bay area thrash
Sabato 8 Ottobre 2016, 18.57.50
2
A parte i suoni, da quello che ho letto, non sempre ben bilanciati, fa specie notare come in germania riescano a creare queste manifestazioni che sebbene considerate di nicchia riescono a portare sul palco gruppi magari non mainstrean ma genuini. io non ho mai seguito i manowar ma vedere il loro ex chitarrista alle prese con i brani storici dei manowar deve far un bel effetto agli appassionati di questo gruppo....
Doomale
Sabato 8 Ottobre 2016, 18.20.55
1
La scaletta qui sopra e' assolutamente da brividi...un pezzo meglio dell'altro...Certo magari fa' un po' strano vederlo oggi sul palco...ma rimane cmq un grande.
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HARDER THAN STEEL FESTIVAL
Sporthalle, Dittinghein (GER), 01/10/2016
 
 
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