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ENSLAVED + NE OBLIVISCARIS + OCEANS OF SLUMBER - Traffic Live Club, Roma, 27/10/2016
01/11/2016 (859 letture)
A pochi mesi dall’ultima discesa degli Enslaved sul suolo italico -avvenuta in occasione del Fosch Fest di Bagnatica- la band norvegese è tornata a calcare i palchi del nostro paese in concomitanza con il corposo Spinning Wheel Ritual Tour, realizzato per officiare il venticinquennale di attività della formazione. Dell’onore e, parimenti, onere di affiancare una combo di tal caratura, si fanno carico i texani Oceans of Slumber, fautori di un avantgarde multiforme, in grado di fondere black, influenze blues e progressive ed i Ne Obliviscaris. Questi ultimi sono invece una promettente band australiana dedita ad un black dalle tinte progressive estremamente peculiare, stigmatizzato dall’inclusione di un violinista nell’organico della formazione. Ad accogliere la data romana è il Traffic che, in una temperie piuttosto complessa per quanto concerne l’organizzazione degli eventi live nella capitale, sembrerebbe essere una delle poche certezze sulla quale i fruitori di sonorità estreme -e non- possono ancora contare.

Non essendomi stato possibile, per via di un contrattempo al di fuori del mio controllo, assistere all’esibizione degli Oceans of Slumber nella sua interezza, sono costretta a tralasciare qualsiasi giudizio rispetto alla stessa. Mi scuso dunque con la band, augurandomi di poter dedicare ad essa lo spazio che merita in altre sedi, passando direttamente alla presentazione della performance dei Ne Obliviscaris di cui, al contrario, ho potuto godere appieno.

NE OBLIVISCARIS

La comparsa di Xenoyr e soci induce immediatamente parte considerevole dei presenti ad abbandonare il cortile e fiondarsi nella sala, a dimostrazione del seguito e del prestigio di cui si giova la formazione di Melbourne. E del resto chiunque si sia approcciato all’ ottimo esordio Portal of I o all’altrettanto ben riuscito The Citadel, non faticherà a cogliere l’eccezionalità di una band del genere nel panorama estremo contemporaneo ed a nutrire profondo interesse in occasione della trasposizione in sede live di una proposta tanto complessa quanto ambiziosa. La band delinea le proprie prime movenze a partire da uno dei più articolati e multiformi brani dell’ultimo lavoro in studio: a risuonare è difatti l’inconfondibile riff di Devour Me, Colossus. Ciò che balza inevitabilmente agli occhi degli spettatori, prima ancora del poderoso e travolgente impatto sonoro sprigionato dalla band, è un’indubbia eleganza-esemplificata dalle semplici ed evocative movenze del vocalist- accompagnata da una senz’altro consumata abilità di tenere il palco. Forti di un uditorio estremamente reattivo ed attento gli australiani sono in grado di dar vita ad una performance appassionata ed intensa. I brani scorrono sinuosamente, in un continuum che avvince -quali inseparabili determinazioni di una totalità organica- la possente prova degli strumenti cordofoni, lanciati su un riffing estremi, sorretti dall’incisiva prova vocale di Xenoyr a sezioni eteree, inanellantesi in eteree dilatazioni. Queste ultime sono efficacemente esaltate dal virtuosismo violinistico di Tim Charles nonché dal suo timbro cristallino. Esso si intreccia sovente a al cantato in screaming , a dar vita a trame dall’indubbio fascino. Sebbene tali atmosfere particolarmente delicate siano tendenzialmente ben poco valorizzate -se non decisamente penalizzate- dalla peculiare acustica del Traffic, in tale occasione una simile criticità non ha impattato sulla riuscita della performance che ha indubbiamente -semmai ce ne fosse il bisogno- consacrato i Ne Obliviscaris come una delle realtà più promettenti nell’ambito della scena black/avantgarde contemporanea, incantando i fan e spingendo i dubbiosi all’approfondimento della produzione degli australiani.

SETLIST NE OBLIVISCARIS
1.Devour Me, Colossus
2.Of Petrichor Weaves Black Noise
3. Painters of the Tempest
4. Pyrrhic
5. And Plague Flowers Kaleidoscope


ENSLAVED

Dopo un breve intermezzo trascorsa nella refrigerante brezza autunnale capitolina, al fine di prender fiato e dissipare l’inevitabile arsura permeante il locale, i presenti accorrono massivamente -e con palpabile entusiasmo- ad assistere alla prova degli headliner. Sebbene la sala non sia stipata sino al limite della sua capienza, il numero degli astanti appare piuttosto considerevole per un genere che, nonostante l’indubbia importanza storica degli Enslaved e il loro status di istituzione nell’ambito del metal estremo, generalmente non riscuote il successo di un pubblico particolarmente ampio. Similmente rispetto a quanto avvenuto nel corso delle altre date, il live viene introdotta dall’inconfondibile ouverture di Arancia Meccanica. E se i norvegesi, nel presentare alla fanbase il carattere del tour avevano insistito sulla volontà di dare il maggior rilievo alla componente più, per dir così, progressive del loro sound -rappresentata, in particolare, da lavori quali Vertebrae, RIITIIR ed In Times- il corposo riff iniziale di Roots of the Mountain fuga ogni dubbio in merito: l’esecuzione è fin da subito cristallina, ineccepibile ed entusiasmante, tant’è che il suggestivo refrain in clean vocals del brano non potrà che far rabbrividire dalla delizia anche il fan più tiepido. La performance è inoltre vivacizzata da uno spiritoso e divertente Grutle Kjellson che, tra un brano e l’altro, si sofferma a rievocare date italiane risalenti agli anni novanta ed a stuzzicare più volte con compiacimento un pubblico altrettanto divertito, strappando più di qualche sorriso con il suo stentato italiano. La successiva Ruun, titletrack dell’omonimo album, viene accolta dal pubblico con un boato ed una elevata dose di entusiasmo, The Watcher -tratta dal controverso Vertebrae- riceve un’accoglienza sensibilmente più tiepida. La situazione tuttavia diviene nuovamente incandescente all’annuncio di Building with Fire, una delle tracce più riuscite di In Times, vissuta e partecipata sino in fondo da un pubblico rapito in estasi e folgorato dalla melanconica maestosità delle clean e delle circonvoluzioni della composizione. La formazione non tarda tuttavia a gratificare ulteriormente la platea con un brano tratto da Frost, vera e propria pietra miliare della discografia degli Enslaved. Nel presentare la traccia come riguardante un lupo imponente Kjellson difatti fa esplicitamente segno al mito norreno di Fenris, annunciando l’omonimo brano: siamo quasi letteralmente spazzati via dal massiccio lavorio delle sei corde, funambolicamente spinte a disegnare i tratti ancestrali di un riffing delineante tremolo solenni. Al termine dell’esecuzione della successiva The Crossing la band si arresta momentaneamente, suscitando a gran voce la richiesta di un encore che travolge inizialmente la platea nella forma in un articolato ed energico assolo di batteria ad opera di un instancabile Cato Bekkevold. A chiudere lo splendido concerto dei norvegesi sono One Thousand Years Of Raine, successivamente, un omaggio ai fan della prima ora, ovvero l’energica All Fadr Odinn.
Qualsiasi preoccupazione circa la capacità, da parte delle band, di trasporre degnamente le ottime tracce prodotte in studio è stata gradualmente dissipata. La resa eccezionale dei brani in sede live nonché la scelta di una setlist valorizzante le sfumature più radicali ed avanguardiste del sound degli Enslaved -arricchita tuttavia da corrivi riferimenti agli esordi ed alla fase maggiormente ancorata al black di stampo viking- hanno contribuito a forgiare un’occasione unica ed irripetibile per qualsiasi fan. Abbandono dunque il locale con un ambiguo sentimento di gratitudine per quanto sperimentato ma, al tempo stesso, malinconia per l’inesorabile conclusione di una serata in grado di regalare una cospicua dose di emozioni inevitabilmente suscitate dall’elevatissimo livello artistico delle formazioni.

SETLIST ENSLAVED
Intro: A Clockword orange opening
1. Roots of the Mountain
2. Ruun
3. The Watcher
4. Building with Fire
5. Fenris
6. The Crossing
---- ENCORE ----
7. Drum solo
8. One Thousand Years Of Rain
9. All Fadr Odinn



Tutte le foto a cura di Floriana Ausili "RosaVelata" (Metal Pics FB)



Doomale
Giovedì 3 Novembre 2016, 12.57.11
9
Ammazza c'ero pure io al frontiera..mi pare fosse il tour di Eld o finale di Frost...era il world domination tour della mitica osmose records. Dark tranquillity, Enslaved, Bewitched, Swordmaster e Demoniac..gran concerto. Ma d'altronde con Baffo si andava sempre sul sicuro.
tevildo75
Mercoledì 2 Novembre 2016, 15.49.55
8
visti nel 97 al mitico Frontiera, gli Enslaved pur essendo un band quasi totalmente diversa, si riconfermano dei grandi, ora spero che non passino altri venti anni per rivederli. Gli Ne Obliviscaris li avevo già visti con i Cradle of Filth e si riconfermano una grande band da tenere sott'occhio. insomma un'ottima serata.
tino
Mercoledì 2 Novembre 2016, 15.09.47
7
beh allora siamo nella norma, evidentemente pezzi lunghi
Autumn
Mercoledì 2 Novembre 2016, 15.07.22
6
Concerto bellissimo. Per Tino, in ogni caso il concerto degli Enslaved è durato un'ora e mezza, e un'ora i Ne Obliviscaris. Nella scaletta qui riportata mancano Ethica Odini (suonata prima di Fenris) e Ground, suonata prima dell'encore. Ne Obliviscaris strepitosi, da vedere ogni volta che decideranno di passare in Italia.
tino
Mercoledì 2 Novembre 2016, 14.38.12
5
Me lo immaginavo, è spesso un problema con le band black o giù di lì. Ricordo l’ultima tournee dei dimmu borgir a bologna dove hanno suonato un ora scarsa tra i bestemmioni del pubblico pagante. Una band con un repertorio inestimabile sterminato come gli enslaved che si trova costretta a “fare venire le 5” a migliaia km di casa è tristissimo, ma non penso sia colpa loro.
Tatore
Mercoledì 2 Novembre 2016, 14.11.13
4
No tino, non ti sbagli...il tutto è durato effettivamente poco...
tino
Mercoledì 2 Novembre 2016, 13.51.51
3
Mi manca l’esperienza live di questo gruppo che è uno dei miei preferiti, detto questo mi sembra più un mini concerto visto la setlist, 4 pezzi in croce a meno che non ci siano suite da dieci minuti. Se sbaglio mi corrigerete
Tatore
Mercoledì 2 Novembre 2016, 11.20.07
2
Gran bel concerto! Enslaved non me li aspettavo così coinvolgenti dal vivo. Ne Obliviscaris strepitosi!
Doomale
Martedì 1 Novembre 2016, 11.18.07
1
Grandi Enslaved.. Ma per motivi di scelte ho passato la mano...ho preferito Mortuary Drape e Venom e poi i grandissimi Kampfar...Pero' gia solo leggere in scaletta due pezzi del calibro di Fenris e Allfadr Odinn, mi avrebbe ripagato bene. Sara' per la prox.
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