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CAUCHEMAR + NIGHT GAUNT + CHRONIC HANGOVER - TrecentosessantaGradi, Roma, 26/10/2016
01/11/2016 (885 letture)
Direttamente dal Canada, i Cauchemar sono giunti nella nostra Penisola per importare il loro heavy doom in occasione del loro nuovo tour europeo. Una delle tre tappe italiane ha visto protagonista il TrecentosessantaGradi di Roma, location che non è solita ospitare eventi musicali di questo genere, ma che ha il pregio di trovarsi in un quartiere della Capitale, San Lorenzo, che molti di noi hanno eletto come ideale ambientazione per sbronze economiche e rovinose. La posizione sicuramente ha giocato a favore per la buona resa del concerto, che ha potuto registrare un numero contenuto ma soddisfacente di presenze, soprattutto se teniamo in conto che il tutto si è svolto di mercoledì sera e mentre in città si stava progressivamente abbattendo un temporale, particolare che probabilmente ha scoraggiato i più pigri ad uscire dal tepore casalingo.

Arrivata al locale, aspetto che i Cauchemar terminino il loro sound check e, prima che le porte vengano aperte e si dia ufficialmente il via all'inizio del live, ho occasione di scambiare quattro chiacchiere con Annick Giroux, frontwoman del gruppo, ed il risultato è stata una piacevole ed interessante intervista che tra qualche giorno potrete leggere sulle nostre pagine di Metallized. Per il momento, però, concentriamoci sul concerto: è tutto pronto, infatti, per scendere al piano inferiore dove c'è la sala voltata con il palco e dove sono pronti per iniziare i Chronic Hangover.

CHRONIC HANGOVER
Di recente formazione, i Chronic Hangover vedono in line up la partecipazione di membri che abbiamo già avuto modo di incrociare insieme ad altri gruppi romani, come il bassista Zorro dei Southern Drinkstruction e Charlo, batterista -tra gli altri- dei Fingernails. La loro proposta musicale presenta principalmente venature heavy ed hard rock, risultando distante dal mood prevalente della serata e da ciò che il pubblico si sarebbe aspettato di ascoltare. Il monicker ed il genere con cui molto sarcasticamente si definiscono (“radical shit”), del resto lasciano prevedere l'approccio più scanzonato e meno intimista rispetto a quello che si percepirà con le due band successive, con frangenti più cadenzati che faranno prendere una piega più stoner all'esibizione. L'impatto e le reazioni sono state abbastanza tiepide e trovo che la presenza dei Chronic Hangover strida in contesti di questo tipo e ne gioverebbe sicuramente di più se inserita all'interno di situazioni stoner/rock, molto più affini alle loro corde.

NIGHT GAUNT
Dopo una breve pausa è il turno dei Night Gaunt, che invece ci fanno sintonizzare su frequenze decisamente più oscure e rarefatte. Anche nel loro caso parliamo di una formazione recente e contemporanea ai loro predecessori, avendo prodotto il full length omonimo solo due anni fa ed avendo quest'anno pubblicato l'Ep Jupiter's Fall. Mi è capitato più volte di vederli ed ho quindi avuto modo di appurare una loro progressiva crescita, che ha fatto guadagnare al gruppo molta più sicurezza in sede live, regalando show di volta in volta più duri. Ad esempio, ricordo molto bene il live che i Night Gaunt fecero in supporto ai Satan's Satyrs all'Init Club: in quel caso erano preceduti dall'ingresso di una figura incappucciata che portava sul palco delle lanterne (che sono anche simboliche della copertina del loro debutto) ed il live, nonostante fosse molto buono e la luce fioca contribuisse a creare un'atmosfera cupa, non ha raggiunto la dimensione desolante che invece ho avuto la certezza di percepire nelle loro più recenti esibizioni ed in particolare questa sera. La scelta di ridurre a pochi, salienti particolari il contributo estetico ha reso la loro presenza più asettica e, complice la stretta vicinanza che abbiamo con il gruppo, per la limitatezza dello spazio a nostra disposizione, il tutto è sembrato essere molto più coinvolgente.
Ciò è da leggersi anche in virtù della maturazione che si può notare se si pone attenzione all'evolversi del loro percorso musicale, che con l'ultimo lavoro fa avvicinare il gruppo ad una complessità che personalmente preferisco, nonostante gli ingredienti-base della loro proposta restino invariati. Pezzi come The Church, con i bellissimi intermezzi alla Celtic Frost che sporcano ed incattiviscono l'incedere più classicamente doom , sono emblematici dello stile compositivo dei Night Gaunt, che hanno in questi cambi stilistici la loro essenza. E' proprio questo punto di rottura a fare in modo che venga ribaltato il ruolo di noi spettatori durante l'esibizione: da passivi-arrendevoli nei confronti delle pessimistiche dichiarazioni delle lyrics, in un attimo ci trasformiamo in un parterre incazzato e violento, nonostante sia evidente come i due brani contenuti nell'Ep, Penance e Jupiter's Fall, anche nell'esecuzione live risultino molto più intensi e seducenti rispetto a quelli più datati.
Il pizzico di cenere che Gc soffia dal palmo della sua mano simbolicamente ci accompagna negli ultimi respiri di questa ottima performance, bene accolta da parte dei presenti in sala e che ha potuto contare anche sulla partecipazione attiva e compiaciuta di alcuni membri degli stessi Cauchemar.

CAUCHEMAR
Il tempo di accendere alcune candele ai lati del palco, di posizionare la tastiera con il vessillo della band e far scivolare due catene sulle casse, che i Cauchemar sono pronti a salire e dare inizio a quello che è il loro primo live qui in Capitale. Guidati dalla voce e dalla personalità di Annick -senza dubbio gli elementi distinguibili del loro sound, insieme alla scelta di cantare in francese-, veniamo trascinati nel loro heavy doom che rende marcatamente tributo a capisaldi nel genere come Pagan Altar e Black Sabbath. La setlist risulta essere molto equilibrata nella scelta dei brani che vengono estratti da tutti e tre i lavori finora pubblicati dal gruppo, che ci hanno fatto constatare un leggero cambiamento nella direzione intrapresa dai Cauchemar che, dalle sfumature più cupe e dure dell'Ep Vierge Noire, attraverso Tenebrario si sono gradualmente spostati verso le sonorità più heavy di Chapelle Ardente.
Nonostante il monicker “cauchemar” nella sua traduzione faccia riferimento ad un “incubo”, la sensazione che personalmente mi ha sempre comunicato la band canadese (e che ho avuto modo di confermare anche in sede live), è liturgica e cerimoniale, piuttosto che cupa ed angosciosa come forse erroneamente si potrebbe pensare di primo acchito. Anche la stessa Annick, nel suo modo di cantare che è più recitato-parlato, sembra dare un'impronta da sermone alle parti vocali e ciò le permette di concentrarsi più sull'interpretazione che sull'intonazione. Il mantello con la chiusura a stella nel quale è avvolta ricorda quello di una strega, ma la cosa che ho molto apprezzato è stata che per fortuna questo ed altri dettagli non hanno fatto precipitare il tutto nel cliché estetico legato alla wicca, piuttosto sono da leggersi come volontà di rimarcare l'aderenza ad un filone ed a certe tematiche che hanno sicuramente a che vedere con l'esoterismo o la magia, ma senza avere l'intenzione di scadere nella banalizzazione in cui spesso si chiudono i gruppi che in questo genere vengono fronteggiati da una voce femminile. L'esecuzione di un brano come Magie Rouge è un esempio lampante di questo concetto e, in concomitanza con il pezzo tratto dall'Ep del 2010, veniamo invitati ad unirci e ad essere consumati dall'incantesimo della magia rossa in maniera molto sottile e “spirituale”, semplicemente lasciandoci trasportare dalla musica e dalle immagini mentali che possono essere suggerite dal testo, in un invito, insomma, a fare esperienza del brano in maniera introversa.
Come già anticipato in precedenza, saranno i pezzi estratti da La Vierge Noir, come Le voile d'Isis, Les ailes de la mort e Valse funèbre, a regalare i momenti più diretti ed incalzanti dell'intera serata, appartenendo agli esordi in cui la band aveva uno stile molto più crudo e scarno; mentre sicuramente il momento più particolare è da registrare in concomitanza con l'esecuzione di Étoile D'argent, tratta dall'ultimo album che nei contenuti risulta essere il più evocativo finora composto dai Cauchemar, come del resto ne danno ampiamente testimonianza le lyrics. La band ha voluto dedicare questo pezzo così onirico a Terry Jones, leader dei Pagan Altar, che ci ha purtroppo lasciati lo scorso anno a causa di una terribile malattia, e che imprime in sala delle atmosfere più settantiane anche grazie all'uso delle tastiere.

Durante il live Annick ripeterà più volte quanto siano stati tutti molto contenti di essere finalmente passati dalla Città Eterna, di esserne rimasti estasiati e di essere soprattutto rimasti colpiti nel far visita al Cimitero Monumentale del Verano, non molto distante dal locale dove ci troviamo questa sera e la cui prossima presenza è rimarcata anche da un crisantemo bianco adagiato ai piedi del palco. Più volte la cantante farà riferimento a questo luogo, sottolineando quanto quell'esperienza l'abbia ispirata tantissimo e, data l'attenzione e la sensibilità che i Cauchemar rivolgono nei confronti dei vari luoghi che hanno modo di visitare (come ne è testimonianza la stesura del precedente disco Tenebrario, che trae ispirazione da un lungo viaggio a cavallo tra Sud America, Europa ed Asia), ci auspichiamo che parte delle sensazioni provate nel passeggiare tra una lapide e l'altra possano essere humus fertile per brani futuri.
Giunti a questo punto, veniamo traghettati sul finale da La Nuit des âmes, che col suo incedere più dolciastro viene inserito a conclusione di Chapelle Ardente ed anche sul finale di questo concerto, quasi a volerci cullare prima di lasciarci al torpore finale.
Nonostante l'ora tarda e la mattinata lavorativa che ci aspetta l'indomani, il pubblico si dimostra insaziabile e chiederà un ultimo bis, che probabilmente arriva inaspettato anche per la band, che pur di accontentarci ci regala un'ultima scossa con un'improvvisata cover dei Judas Priest, Rocka Rolla.
Insomma, la prima discesa capitolina dei nostri si è rivelata soddisfacente sotto tutti i punti di vista: il calore del pubblico è stato ampiamente ricambiato dall'estrema umanità e disponibilità che ho potuto appurare nel gruppo di Montréal e la buona resa live (forse un po' sacrificata per via di un palco molto stretto e di una resa acustica non proprio ottimale) è senz'altro un incentivo a farli tornare molto presto.



IMMAGINI
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la locandina del concerto
ARTICOLI
01/11/2016
Live Report
CAUCHEMAR + NIGHT GAUNT + CHRONIC HANGOVER
TrecentosessantaGradi, Roma, 26/10/2016
 
 
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