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OBSCURA + GUESTS - Cycle Club, Calenzano, Firenze, 29/10/2016
02/11/2016 (925 letture)
Serata ad alto tasso tecnico quella organizzata dal Cycle Club di Calenzano. Ad esibirsi sul palco troviamo infatti band di tutto rispetto e ormai di punta come Obscura, Revocation, e Beyond Creation. Con l'aggiunta di Rivers of Nihil e Unison Theory, la serata è diventata quindi imperdibile per gli amanti dei tecnicismi e delle soluzioni più istrioniche.



UNISON THEORY

Gli Unison Theory sono, molto probabilmente senza tema di smentita, la più piacevole tra le sorprese della serata. Fondati nel 2011 dal chitarrista Omar Mohamed, il gruppo, fautore di death tecnico che strizza l’occhio alle ritmiche compresse dei Meshuggah anziché del freddo virtuosismo solipsistico tanto caro alla nuova generazione – in specie americana, si rende protagonista di un’ottima performance. L’istrionismo di Starstev trascina la seppur piccola cornice all’interno di un impetuoso vortice sorretto da intricati orditi, in un’infinita sincope che tratteggia e accompagna l’armonia dei pezzi. Gli Unison Theory, dunque, superano a pieni voti l’esame.

SETLIST UNISON THEORY
1. Hogre
2. Under a New Flag
3. Project Shockwave
4. The Price of Eternity


RIVERS OF NIHIL

Gli americani Rivers of Nihil giungono in Italia a un anno dalla pubblicazione del loro secondo full-lenght, Monarchy. La prova del gruppo di Reading è risultata intellegibile, in mia opinione: mentre da una parte posso che complimentarmi con i chitarristi Uttley e Topore, al bassista Biggs, ma soprattutto al nuovo Potts, autore di una prova sopra le righe dietro le pelli, sebbene macchiata dal suono un po’ “finto” della batteria (spero mi passerete una terminologia così poco tecnica), per il muro sonoro imbastito, dall’altra non posso che rimarcare come nessuno dei pezzi eseguiti abbia lasciato alcuna traccia nella mia mente, anzi siano scivolati come acqua tra le mani raccolte di un assetato alle rive di un fiume. Il giudizio, quindi, rimane piuttosto sospeso tra la potenza del muro e la sua stessa compattezza che, tuttavia, ha reso imperscrutabile la summa dell’intera estetica del gruppo, nascosta tra le rocce che lo compongono qualsivoglia preziosismo armonico.
Nota colorita: non male lo slogan Smoke weed with us! al banchino.

SETLIST RIVERS OF NIHIL
1. Perpetual Growth Machine
2. Reign of Dreams
3. Monarchy
4. Raineater
5. Sand Baptism
6. Soil & Seed


BEYOND CREATION

Era molta la curiosità di vedere per la prima volta il gruppo franco-canadese in Italia. Quando i Beyond Creation salivano sul palco, molte domande affollavano la mia mente. Alla fine di una prova sicuramente sufficiente, condita da punte di un virtuosismo estatico difficilmente raggiungibile, tuttavia, rimane un senso di amarezza a pesare sul cuore. Il gruppo sembra, più degli altri, accusare le lunghe ed estenuanti fatiche del tour con il risultato di soundcheck che va a penalizzare oltremodo l’intera architettura sonora. Al netto di errori che non mi sento in grado di condannare vista la complessità tecnica dell’ordito ma che tuttavia è mio dovere sottolineare, ho avuto l’impressione di vedere sul palco un gruppo che, più che altro, necessitasse un po’ di riposo. Unica eccezione, la prova stratosferica di Simon Girard, pressoché perfetto sia alla voce che alla chitarra. Pressoché senza sbavature la prova di Hugo Doyon-Karout, cui spetta il complesso compito di sostituire Dominic “Forest” Lapointe e che non sembra sentire la pressione del ruolo. Per lui, così come per Trujillo, il giudizio è rimandato in studio di registrazione dove, oltre alla tecnica, si richiederà di mettere in piazza personalità e gusto pari ai loro illustri predecessori.

SETLIST BEYOND CREATION
1. Omnipresent Perception
2. Coexistence
3. Earthborn Evolution
4. The Great Revelation
5. Theatrical Delirium
6. Fundamental Process


REVOCATION

La prova dei Revocation, anzi piuttosto il carisma e la leadership di Davison, mi ha lasciato letteralmente senza parole. Fin dalle prime note di Arbiters of the Apocalypse, l’ascoltatore è reso partecipe di un’inesplicabile e indefinibile genialità creativa inafferrabile; un’allitterante e complessa struttura che sfocia in un rapido movimento a spirale che avviluppa e trascina. L’intero concerto, dunque, si trasforma ben presto in un viaggio in una foresta fitta di diversi sentieri che, alla fine, riconducono, alcuni dopo lunghe curve tra sassi scabri e appuntite, altri dopo interminabili salite e pozzanghere e, ancora, dopo che i nostri piedi si sono rasserenati e le loro ferite, con i loro grumi scuri di sangue, lavate via dalla rugiada del crepuscolo, sempre al solito centro, che è uguale e diverso, sempre mutato e amorfo.

SETLIST REVOCATION
1. Arbiters of the Apocalypse
2. Dismantle the Dictator
3. Crumbling Imperium
4. Madness Opus
5. Scorched Earth Policy
6. Witch Trials


OBSCURA

Wenn sich lau die Lüfte füllen
Um den grünumschränkten Plan,
Süße Düfte, Nebelhüllen
Senkt die Dämmerung heran.
Lispelt leise süßen Frieden.
Wiegt das Herz in Kindesruh;
Und den Augen dieses Müden
Schließt des Tages Pforte zu.

Nacht ist schon hereingesunken,
Schließt sich heilig Stern an Stern,
Große Lichter, kleine Funken,
Glitzern nah und glänzen fern;
Glitzern hier im See sich spiegelnd,
Glänzen droben klarer Nacht,
Tiefsten Ruhens Glück besiegelnd
Herrscht des Mondes volle Pracht-

Schon verloschen sind die Stunden,
Hingeschwunden Schmerz und Glück;
Fühl es vor! Du wirst gesunden;
Traue neuem Tagesblick.

Quando tiepida l’aria si addensa
sulla piana di verde recinta,
il crepuscolo stende il suo velo
di nebbie tra dolci profumi.
Con un dolce sussurro di pace
cullate in un sonno infantile
il suo cuore; ed agli occhi sfiniti
chiudete le porte del giorno.

È discesa la notte, devote
alle stelle si aggiungono stelle,
grandi luci, minute faville
brillano vicine e lontane;
vicine si specchiano nel lago,
lontane rischiarano la notte,
la luna piena fulgida sugella
la beatitudine di un’immensa pace.

Le ore sono ormai dimenticate,
il dolore e la gioia dileguati;
sentilo! guarirai; abbi fiducia
nello sguardo del giorno che nasce.

(Faust II, Erster Akt, vv. 4634-4653; Johann Wolfgang von Goethe)

Tra le delicate armonie che s’intrecciano tra di loro e che, in un perpetuo sforzo d’inimmaginabile volontà e sublime creatività, delineano il crepuscolo nel quale gli occhi Faust si fissano mentre d’intorno danzano Ariele, un cerchio di spiriti e piccole figure ridenti, s’incarna l’intera esperienza umana, in equilibrio tra il magniloquente romanticismo del rosso e quel desiderio di bilanciamento perfetto del bianco. Se da un lato, l’intimismo più puro echeggia nel nuovo concepimento dell’intimità stessa, dall’altro si assiste all’incarnazione più perfetta del suo opposto che, dall’intimità porta alla seducente perversione del male, lungo una via capace di unire gli opposti. Da Incarnated, dunque, a Ten Sepiroth e, soprattutto, viceversa, lungo i binari che tratteggiano la poliedrica carriera degli Obscura. La prestazione di Kummerer e compagni è un continuo sforzo di cogliere l’Attimo supremo e, ugualmente, un continuo e frenetico pennellare, una ricomposizione del passato. Kummerer è Fanciullo e Saggio, è Filosofo e mefistofelico, gargantuesco Demone, si erge come il viandante sul mare delle nebbie e vibra il canto contro il mugghiare selvatico del mare in tempesta. In un turbinio figlio di un gusto estetico tanto barocco e romantico, quanto essenziale e classico, si delinea l’intera prova del gruppo teutonico. Le melodie di Linus si arrampicano negli spacchi acustici, finché la frase non si estingue e le dinamiche forsennate di Lanser non trascinano l’ascoltatore in una vorticosa spirale di velocità. Trujillo, dal canto suo, sembra, rispetto al precedente di Roma, molto più inserito all’interno di un gruppo che, paradossalmente, sembra cementarsi solamente adesso, riuscendo a introdurre, all’interno della propria proposta musicale, quel sentimento che, forse, prima era solamente accennato. Così, l’ascoltatore non è più un mero curioso, quanto un partecipante: dalla bianca spiaggia, tra le verdi rocce o seduto sul campo innevato, osserva il Viandante vibrare il canto, ne ode la voce finché anch’egli, pienamente coinvolto, non innalza la propria. E quando il canto cessa, quando la canzone finisce, tra le pieghe dei delicati arpeggi che sembrano cullarci con amore materno, gli occhi si chiudono e finalmente possiamo dormire, ponendo la speranza nel giorno nuovo.

SETLIST OBSCURA
1. Ten Sepiroth
2. The Monist
3. Ocean Gateways
4. The Anticosmic Overload
5. Akróasis
6. The Sermon of the Seven Suns
7. Ode to the Sun
8. Perpetual Infinity
9. Centric Flow

---- ENCORE ----

10. Incarnated



Northcrossdeath1
Giovedì 3 Novembre 2016, 1.01.07
1
Bel concerto, mi sono proprio gustato. Devo dire che per gli Obscura avrei preferito qualche pezzo in meno dell'ultimo album, perchè a mio avviso è meno immediato rispetto ai vecchi lavori... infatti spettacolare Anticosmic Overload!
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