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ORPHANED LAND + VOODOO KUNGFU + IMPERIAL AGE + CRISALIDA - Dagda Live Club, Borgo Priolo (PV), 13/11/2016
19/11/2016 (577 letture)
Non appena sono state annunciate due tappe per un nuovo tour degli Orphaned Land, non ce lo siamo fatti dire due volte prima di segnare la data sul calendario. Eccoci quindi in una fredda sera di metà novembre a Borgo Priolo, in provincia di Pavia, presso il Dagda Club, un'ex palestra adibita e sonorizzata ottimamente per i concerti e location scelta per il passaggio italiano del gruppo israeliano, che celebra i vent'anni dalla pubblicazione del loro secondo disco El Norra Alila. Per l'occasione a supportare gli headliner sono tre band che non solo hanno una diversissima provenienza geografica, ma anche sonorità molto diverse tra di loro, ma che hanno comunque saputo a loro modo accattivarsi gli spettatori accorsi all'evento.

CRISALIDA
La serata si apre con i cileni Crisalida che nonostante l'aria gelida e l'ancora poco numeroso pubblico, riesce a riscaldare l'atmosfera con il loro sound melodico tendente al prog con una consistente base rock, ma allo stesso tempo oscuro ed evocativo.
Attivo da quasi vent'anni (il primo EP infatti risale al 1998) il gruppo cileno concentra la tracklist sul loro ultimo lavoro Terra Ancestral, i cui argomenti si legano profondamente all'amore per la natura e la propria terra. La cantante Cinthia Santibañez dà tutta se stessa nell'interpretazione delle varie canzoni, cantate per altro in spagnolo, continuando ad emanare solarità ed espressività per tutta la durata del live, la sua voce potente e di tanto in tanto graffiante si articola nei cambiamenti delle atmosfere dei vari brani, come nella bella ed intensa Morir Aqui. Mentre la ritmica è essenziale e senza eccessi, basso e chitarra collaborano invece a creare tessiture armoniche complesse e non scontate, merito di un'ottima abilità tecnica e pulizia del suono. Insomma, i Crisalida nei loro circa quaranta minuti a disposizione oltre ad essersi dimostrati emozionanti, si sono rivelati anche come bella scoperta che mette in mostra una bella realtà musicale di un paese così lontano fisicamente dal nostro.

IMPERIAL AGE
Arriva dunque il turno per i pupilli del mastermind dei Therion, Christofer Johnsson. Gli Imperial Age infatti forti dell'uscita del loro primo album, Warrior Race, sotto l'etichetta del chitarrista svedese, salgono sul palco per il soundcheck di rito, che li vede più annoiati per il suo protrarsi che eccitati per l'inizio del loro live.
Nonostante ciò, i russi partono poco dopo con il loro symphonic magniloquente che deborda spesso in cavalcate power e passaggi corali, sul palco infatti non solo si contano due tastiere, ma ben tre cantanti, in cui spicca la voce del nuovo acquisto degli Imperial Age, la rossa Anna “Kiara” Moiseeva, che dimostra un timbro cristallino più espressivo della precedente cantante.
Le dinamiche sul palco sembrano ricalcare quelle dei Therion: viene infatti esaltata una certa teatralità nei movimenti e nell'alternarsi delle voci, ma a tutto ciò viene data una patina ampollosa forse anche troppo evidenziata. Si susseguono comunque velocemente i pochi -ma lunghi- brani suonati come la solenne Anthem Of Valour, la folkeggiante Aryavarta o la più aggressiva e coinvolgente Death Guard, i musicisti danno comunque prova della loro perizia tecnica in particolare il seppur nascosto dietro la batteria, Igor Tuov, che senza requie mantiene ritmiche serrate e ricche, mentre la chitarra sciorina con nonchalance fulminanti soli. Le sonorità risultano però molto spesso fin troppo ricche, al limite del confusionario tra due tastiere e ancora le basi in sottofondo.

VOODOO KUNGFU
È quanto mai difficile descrivere l'esibizione dei Voodoo Kungfu ed è altrettanto difficile categorizzare la band in un'etichetta, visto che risulterà ristretta e limitante. Il gruppo proveniente in parte dalla Cina e da Los Angeles si rivela infatti una formazione quanto mai particolare non solo nella proposta musicale, ma anche nella messa in scena della loro esibizione.
Abbandonata l'aria altisonante degli Imperial Age, i Voodoo Kungfu riescono a creare un'atmosfera inquietante e quasi demoniaca allo stesso tempo, merito non solo delle luci rosse che invadono il palco o dei banner che ritraggono un viso tormentato che quasi ricorda una pittura di Munch, ma anche dai travestimenti degli stessi musicisti, prima di tutto del cantante, che a partire da una maschera inquietante che copre interamente la sua figura per poi svelarsi con il susseguirsi della canzoni. I movimenti sul palco dei cinque musicisti sono sicuri e sembrano assomigliare ad un rituale, dalle mosse scattanti del bassista ai gesti quasi insani del frontman, da cui è quasi impossibile distogliere l'attenzione.
Nan Li è uno dei cantati più dotati che il panorama metal possa offrire, sa infatti passare abilmente da un cantato gutturale mongolo, ad un cantato acutissimo, fino ad violento screaming e un profondo growl. A partire dalla prima canzone, Tibet, i Voodoo Kungfu sono abili ad esaltare il pubblico con le loro sonorità che vanno da un doom grezzo e vecchia scuola, mescolato a suoni immediatamente percepibili come provenienti dall'Estremo Oriente, a sfuriate estreme che si avvicinano a tratti al black metal o all'industrial metal (Evil Spirit). Impossibile non rimanere stupiti dal canzoni come Born On The Xxxxth June 1xxx, dedicata alla strage di Piazza Tienanmen, o ancora dalla originalissima versione di Raining Blood che chiude l'esibizione dei Voodoo Kungfu. Insomma, la vera scoperta della serata.

ORPHANED LAND
È trascorso poco più di un anno dall'ultimo passaggio in Italia per il tour acustico che gli Orphaned Land ritornano per celebrare con due date sul suolo italiano i venticinque anni trascorsi dall'uscita del loro secondo disco El Norra Alila. Attesissimi dal pubblico che ha iniziato a riempire l'area sottostante al palco, gli Orphaned Land non si fanno attendere troppo e sulle note di The Holy Land Of Kna'an (l'introduzione al side project con gli Amaseffer) i musicisti israeliani entrano in scena sfidando il freddo muniti di giacche e sciarpe, Kobi non si sbilancia e anziché stare a piedi scalzi come di consueto calza invece delle comode e sicuramente più calde scarpe da ginnastica, portando l'atmosfera luminosa e Mediterranea che li contraddistingue.
Ad aprire la setlist è la tripletta tratta da All Is One, il carismatico cantante israeliano riesce fin da subito ad ammaliare il pubblico con la sua voce intensa, le sue movenze sinuose, ma mai eccessive, e il suo fare quasi profetico nonostante questa volta indossi una giacca e non la sua abituale tunica.
È impossibile non seguire il frontman nel battere le mani sui ritmi coinvolgenti che il preciso Matan Shmuely combina dietro le pelli con il susseguirsi dei brani mentre gli altri musicisti si muovono sicuri sul palco: Idan Amsalem e Chen Balbus si alternano con precisione sia nei momenti di solismo che nelle ritmiche più serrate e aggressive di Barakah e The Kiss Of Babylon, ma combinando con disinvoltura anche quei fraseggi costanti e mediorientaleggianti che costellano composizioni come Birth Of The Three.
L'esibizione degli artisti israeliani procede nel migliore dei modi e non viene minata nemmeno da piccoli intoppi come la partenza sbagliata prima di Brother, che viene subito sdrammatizzata da un Kobi disinvolto, per poi ripartire senza altre sbavature con i successivi brani, durante i quali continua a persistere quell'atmosfera calda e mediorientaleggiante e non sono solo gli echi delle melodie o i testi cantati a ricordarne la provenienza, ma anche gli strumenti come l'oud suonato magistralmente da Idan Amsalem durante El Meod Na'ala.
Prima della chiusura del live gli Orphaned Land ci regalano anche una emozionante versione chitarra e voce di If It Be Your Will, omaggio alla recente scomparsa di Leonard Cohen, mentore e modello soprattutto per Kobi Farhi che non nasconde una certa commozione nella presentazione e nell'esecuzione del brano. Il tempo però oltre ad essere volato è anche tiranno e così il gruppo ci saluta con la tradizionale Norra El Norra, regalandoci ancora una manciata di minuti di musica.
È pur vero che essendo stato il tour per l'anniversario di El Norra Alila ci si sarebbe aspettati molto più di un solo brano tratto da questo disco, ma nonostante ciò gli Orphaned Land hanno saputo emozionare e coinvolgere il pubblico come sempre.


SETLIST ORPHANED LAND
1. The Holy Land Of Kna'an (intro)
2. All Is One
3. The Simple Man
4. Let The Truce Be Known
5. Barakah
6. The Kiss Of Babylon
7. Brother
8. Birth Of The Three
9. Olat HaTamid
10. Ocean Land
11. Sapari
12. El Meod Na'ala
13. In Thy Never Ending Way

---- ENCORE ----
14. If It Be Your Will (Leonard Cohen cover)
15. Norra El Norra
16. Ornaments Of Gold (Outro)



Per chiudere uno di quei live che fa compiere il giro del mondo in circa quattro ore spostandosi da un continente all'altro e contesti culturali e musicali completamente differenti, ma portati avanti da musicisti di alto livello e capaci di creare forti emozioni, tanto da far dimenticare il gran freddo che ha continuato a regnare per tutta la durata dei concerti.



AL
Domenica 20 Novembre 2016, 13.12.19
1
purtroppo non presente. Ero curioso di vedere gli OL dal vivo.
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Live Report
ORPHANED LAND + VOODOO KUNGFU + IMPERIAL AGE + CRISALIDA
Dagda Live Club, Borgo Priolo (PV), 13/11/2016
 
 
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