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BATTLE OF THE BAYS EUROPEAN TOUR: OBITUARY + EXODUS + PRONG + KING PARROT - Zona Roveri Music Factory, Bologna (BO), 19/11/2016
23/11/2016 (1059 letture)
Non appena mi è giunta la notizia, tramite amici, che gli Obituary, spalleggiati da Exodus, Prong e King Parrot avrebbero compiuto una calata italica, non ho potuto resistere alla tentazione di acquistare il biglietto dell’evento e organizzare la partenza con dei fidi compagni di viaggio. Il concerto si è svolto presso il club della Zona Roveri Music Factory, un ampio locale che propone ogni anno eventi musicali di ogni tipo, spaziando tra le più diverse sonorità, dal metal più brutale a progetti di musica elettronica, rap, fino alle jam session blues e jazz. Queste ultime ospitate da un palchetto montato nel piccolo giardino/terrazza esterna.

EXODUS
Sebbene la partenza fosse stata stabilita per tempo e prevedendo le tre ore abbondanti da Torino a Bologna, a causa di diversi ritardi accumulati soprattutto a causa del traffico intenso del capoluogo piemontese e poi di quello autostradale, arriviamo troppo tardi per l’esibizione dei due opener King Parrot e Prong. Raggiungiamo infatti la zona concerti, parcheggiamo ed entriamo in una gremita sala concerti giusto in tempo per gli Exodus. Questo è un vero peccato, anche perché da parte mia vi era una forte curiosità nel sentire la resa dal vivo del sound dei Prong. In altre parole un’occasione persa che non si ripeterà, almeno non nell’immediato futuro. Tornando agli Exodus invece, dal vivo sono una macchina da guerra oliata ed indistruttibile, forte di una scaletta esplosiva che vede un buon connubio tra i classici intramontabili del passato e il materiale a dir poco scoppiettante dell’ultimo Blood In Blood Out. Pur mantenendo lo spirito critico da reporter mi accingo però a godermi il concerto nel solo modo possibile: buttarmi a capofitto nel moshpit furioso ed incessante, ritrovandomi in tempo zero schiacciato in primissima fila, separato da Souza e compagni solo dalle transenne e dalla sicurezza. Difenderò questa posizione per tutto il loro show, non perdendomi neanche un secondo della performance. Dunque che dire degli Exodus live? Sono stati semplicemente perfetti. Partiamo dai suoni, bilanciati ed assassini: si sentono chiaramente le chitarre, il loro riffing tagliente e preciso, al basso profondo, fino alla terremotante batteria di Tom Hunting. Steve “Zetro” Souza si dimostra come al solito un frontman di razza, incitando al pogo instancabilmente e riempiendo il palco con il suo carisma e l’inconfondibile voce, bastarda come poche altre, capace di scandire metriche complesse con una precisione e velocità incredibili. L’unica nota straniante, prima di concentrarmi sui momenti salienti della scaletta, è senza dubbio la mancanza di Gary Holt, ormai concentrato nell’attività live con gli Slayer. Tuttavia lo storico chitarrista è stato sostituito con Kragen Lum degli Heathen, dividendosi il lavoro alle chitarre con Lee Altus (sostituto di Rick Hunolt), egli stesso già noto per la militanza nella stessa band di Lum.
Il live in sé e trascorso in un lampo, in un susseguirsi di esaltazione thrash e violenza sonora. I cinque californiani salgono sul palco motivati e divertiti (divertendo a loro volta il pubblico) e hanno sciorinato un’oretta abbondante di thrash senza sosta, partendo con la killer The Ballad of Leonard and Charles, tratto da Exhibit B: The Human Condition. Sin da subito il pubblico risponde con pogate furiose e tempismo matematico nei cori dei ritornelli, posizionati strategicamente per far cantare i fan a squarciagola. E poi si prosegue a rotta di collo, in un susseguirsi esaltante di canzoni spaccaossa, tra una Blood In Blood Out, un’assassina Body Harvest, fino ai classiconi senza tempo che ci hanno catapultato di botto nei gloriosi anni 80’. Pezzi come Piranha, Bonded By Blood, Strike of the Beast e l’anthem da moshpit per eccellenza The Toxic Waltz, fanno ancora male oggi e sono capaci di spazzare via in un solo colpo intere discografie di gruppi thrash. Infine, particolarmente simpatico è stato il siparietto posto nel finale di Strike of the Beast, dove i nostri, dimostrando come sempre una grande disponibilità verso i fan, hanno fatto salire sul palco un bambino per fargli suonare la chitarra, per poi regalargli dei plettri.

SETLIST EXODUS
1. The Ballad of Leonard and Charles
2. Blood In Blood Out
3. And Then There Were None
4. Deranged
5. Body Harvest
6. Piranha
7. Blacklist
8. War is My Shephard
9. Bonded By Blood
10. The Toxic Waltz
11. Strike of the Beast



OBITUARY
Il cambio di palco dopo i cinque thrashers è velocissimo: ho giusto il tempo di acquistare le t-shirt degli Obituary e di prendere al volo una birra, quando la band proveniente dalla calda Florida irrompe sul palco. L’atmosfera è completamente cambiata, difatti le luci cremisi illuminano il palco, creando un ambiente mortifero e soprattutto s’ intonano perfettamente con il logo del necrologio più famoso del death metal made in Tampa. Si passa in poche parole dall’energia festaiola degli Exodus ad un’impatto tetro ed oscuro. L’attacco della band è diretto e senza fronzoli, grezzo come la loro musica. Già dall’iniziale Internal Bleeding si assiste ad una dichiarazione di intenti, con una band concentratissima che non lascia spazio a cali di tensione, macinando assoli tecnici e di gran gusto, blast beat pestatissimi, riff ribassati e d’impatto e, come da programma, growl cavernoso e lacerante di John Tardy, vero e proprio mattatore della serata. Nonostante la stanchezza dovuta al fatto che i nostri siano quasi alla fine del lungo tour europeo, gli Obituary tengono botta fino all’ultimo riuscendo a coinvolgere la platea, che risponde con poghi entusiasti e violenti. La scaletta propone un buon mix tra materiale recente e i classici datati e i momenti salienti del concerto sono stati senza dubbio l’esecuzione del medley tra Chopped in Half e Turned Inside Out, Bloodsoaked, la titletrack del nuovo album, Ten Thousand Ways to Die, sino al gran finale con Circle of the Tyrants dei Celtic Frost e l’immortale Slowly We Rot. La band come già detto è molto concentrata sull’esecuzione dei pezzi, che risulta essere al tempo stesso sia tecnicamente priva di errori sia incredibilmente brutale, proprio per via della foga e del trasporto che i ragazzi statunitensi ci mettono. Con queste premesse dunque il concerto fila liscio, non rivelandosi particolarmente ricco di sorprese, ma comunque molto intenso sia per la violenza sonora che per la fisicità del pogo (il sottoscritto ad esempio si è ritrovato letteralmente con una “dentata” sul cranio, con tanto di taglio).

Insomma, quella di stasera è stata una serata quasi perfetta, rovinata in parte solo dal rammarico personale dovuto all’arrivo in netto ritardo. A prescindere da ciò, bisogna ammettere che lo show è letteralmente volato, soprattutto grazie alla perfetta alchimia creatasi tra l’entusiasmo del pubblico, cosa di cui il buon Steve Souza si è più volte complimentato e le band che si sono esibite che hanno letteralmente spremuto ogni oncia di sudore possibile, dando di fatto l’anima sul palco. Complimenti anche al locale, che nonostante la buona affluenza di pubblico è riuscita a gestire la folla senza creare troppe code né al banchetto del merchandising, né tantomeno al bancone del bar.

SETLIST OBITUARY
1. Internal Bleeding
2. Words of Evil
3. Chopped in Half/Turned Inside Out
4. Intoxicated
5. Visions In My Head
6. Deadly Intentions
7. Bloodsoaked
8. Ten Thousand Ways to Die
9. Dying
10. Find the Arise
11. ‘Til Death
12. Don’t Care
---- ENCORE ----
13. Dethroned Emperor/Circle of the Tyrants
14. Slowly We Rot



kia
Venerdì 25 Novembre 2016, 15.05.54
5
io ho perso solo i king parrot, il resto del live me lo son goduto davvero! davvero divertente e ben organizzato!
Fabio Yaaaaaaaahhhhhh
Giovedì 24 Novembre 2016, 15.00.34
4
Merda ho perso pure questi,dev'essere stata una figata e leggendo l'articolo ne sono ancora più convinto,ho visto gli Obituary al Gods del 2008 e poi gli Exodus vabbè sono le solite macchine da guerra rocciose e chirurgiche
Steelminded
Giovedì 24 Novembre 2016, 8.55.20
3
Tra parentesi: io amo John Tardy, una delle migliori voci del death - personalissima e unica.
Steelminded
Giovedì 24 Novembre 2016, 8.52.57
2
Questo l'ho perso, visti entrambi in altre occasioni ma sono due pezzi da novanta spaccaossa e non avrei dovuto mancare
Doomale
Giovedì 24 Novembre 2016, 0.10.54
1
Bel report..peccato per i PRONG di cui ero curioso. Ne parlavamo prima con Terzo, deve essere stato proprio un bel massacro, ma con due mostri sacri del genere non può essere altrimenti. Visti entrambi a Roma a distanza di qualche anno..non deludono mai, ne i mitici thrasher californiani ne' i deathster del Sunshine state.
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BATTLE OF THE BAYS EUROPEAN TOUR: OBITUARY + EXODUS + PRONG + KING PARROT
Zona Roveri Music Factory, Bologna (BO), 19/11/2016
 
 
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