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IN FLAMES - Crediamo in quello che facciamo
24/11/2016 (782 letture)
Anders Fridén è una delle persone più particolari che mi sia mai capitato di incontrare. Ha un aspetto rilassato, ma anche riservato; non è espansivo, ma mi accoglie in modo gentile. Durante la nostra chiacchierata alterna risposte secche, quasi impertinenti, ad istanti in cui la sua voce va spegnendosi lentamente in ciò che sembra imbarazzo. Mentre mi allontano per andare a casa, ad intervista conclusa, non posso fare a meno di pensare che la simpatia non sia il suo più gran pregio; poi però rileggo le sue parole e mi accorgo dell’estrema generosità con cui mi ha risposto quel giorno di fine settembre, quando l’ho raggiunto per scoprire qualcosa sul nuovo disco Battles. Dalla schiettezza delle sue risposte emerge infine una rassicurazione per i fans degli In Flames: l’essenza della band non è mai cambiata.

Unknown Danger: Parliamo del nuovo disco, che verrà pubblicato nel mese di novembre. Potresti spiegarci che cosa questo album rappresenta per voi e cosa dovremo aspettarci?
Anders: Un disco degli In Flames molto buono (ride, ndr)! Voglio dire, anche lei (indicando la persona che aveva appena terminato di intervistarlo, ndr) ha cercato di farmi spiegare la musica, ma non lo faccio perché non appena inizio a descriverla le persone reagiscono dicendo "no, non è vero, non suona così". Penso che questo album rappresenti gli In Flames in modo molto buono, ciò che siamo e ciò che siamo stati, da dove veniamo, e abbiamo fatto del nostro meglio per cercare di creare un grande disco. Spetta ad altri ascoltare, giudicare, scoprire cosa significa per loro. Di certo non ci siamo trasformati da un gruppo ad una band totalmente differente, come se un giorno potessimo creare un album metal e il giorno seguente un album country. Siamo sempre gli In Flames, nell'essenza.

Unknown Danger: Ho ascoltato le prime due canzoni estratte da Battles, intitolate The End e The Truth. Mi piacerebbe analizzare il significato e l’idea alla base di questi due brani, insieme a te.
Anders: Puoi provarci (ride, ndr)

Unknown Danger: Ok, ad esempio, quando ho ascoltato The End mi ha colpito particolarmente la frase "when we were young, was this the dream we had?". C’è qualcosa di personale, un’idea precisa, dietro queste parole?
Anders: Sì, tutti i nostri testi sono super personali. Voglio dire, hanno un significato personale per me, ma preferisco che siano personali per chi le ascolta. L’intera canzone, in sostanza, riguarda… se tu sapessi, se qualcuno ti dicesse che sei destinato a morire entro dieci minuti, quale sarebbe il pensiero che attraverserebbe la tua mente. Saresti felice dove ti trovi? Penseresti: "ok, ho fatto tutto ciò che potevo" e moriresti, o saresti totalmente, fucking, arrabbiato dentro di te, pensando che non hai fatto nulla; saresti spaventato al pensiero di qualcuno che hai dimenticato lungo la strada: "scusami, ho sbagliato", o cose del genere. Ancora, guarda al mondo in cui viviamo, penso che ci stiamo abituando ad un mondo più ostile, in qualche modo, le persone costruiscono muri invisibili tra i paesi. E' veramente questo il sogno che avevamo, arrivare qui? Penso che il mondo intero dovrebbe essere più aperto, che potremmo aiutarci a vicenda, ma tutto si sta chiudendo sempre di più. Sono molto preoccupato che le cose possano semplicemente esplodere.
So di aver risposto alla tua domanda in modo specifico ma io… (rimane in silenzio per qualche secondo, ed improvvisamente sembra aver perso le parole, ndr). Ci sono significati a così tanti livelli diversi.

Unknown Danger: Ho anche visto i video delle due canzoni. Come avete sviluppato le idee?
Anders: Sono connessi, c’è una storia che si svolge attraverso i due video. Ne abbiamo parlato con Patrick Ullaeus, che in pratica si è occupato di tutti i nostri video da diverso tempo; ci ha aiutato a creare questo concept. Noi amiamo giocare con i videogiochi, quindi abbiamo questa visione in prima persona, in The End. Allo stesso tempo però volevamo che fosse qualcosa di serio, non solamente qualcuno che corre in giro sparando, ma che ci fosse anche un significato più profondo, che si coglie quando guardi The Truth. Abbiamo questo gruppo di ragazzini che controlla questa macchina assassina, o come la si vuole chiamare, e abbiamo un altro gruppo di ragazzi che programma i primi; poi abbiamo un altro insieme di ragazzini che cerca di salvare queste persone. Penso che rifletta un po’ la nostra società. Si tratta di un concept che si è sviluppato e non volevamo esserci nei video, perché il nostro batterista, Joe, è in America; non volevamo troppo combattimento, ma neanche un normale video in cui la band sta in piedi e suona.

Unknown Danger: Hai detto che i video sono connessi tra loro, ed in effetti è piuttosto evidente. Lo stesso vale per le canzoni stesse? C’è una connessione tra loro, tra i testi?
Anders: In un certo senso, direi. The Truth riguarda più che altro… io penso che i bambini siano la cosa più onesta e veritiera che abbiamo, ma si trovano in una società che dice loro cosa fare e… non capisco come ad un certo punto possiamo dire ai nostri ragazzi di andare a scuola, mangiare la loro colazione, allacciarsi le scarpe, essere bravi uomini, bravi vicini e buoni amici, cose di questo genere, e allo stesso momento cercare tutti questi metodi folli per ucciderci tra noi; è un conflitto che non posso comprendere. Da questo è partita la canzone.

Unknown Danger: Hai nominato Joe Rickard, il vostro nuovo batterista. Come vi siete incontrati?
Anders: Lo abbiamo incontrato in studio. Siamo partiti per Los Angeles senza… abbiamo pensato di andare, scrivere questo disco e registrarlo. Ci sono molti "studio musicians", non dobbiamo avere a che fare con nessun nuovo membro della band a cui dovremmo adattarci. Registriamo e prendiamo qualcuno dopo, diamogli l’album, la setlist, oppure organizziamo delle audizioni. Lui stava lavorando in studio con Howard Benson e ha detto di essere disponibile ad aiutare e a provare a registrare; noi avevamo bisogno di un batterista quindi gli abbiamo detto di sentirsi libero di fare ciò che voleva. Abbiamo pensato: "wow, questo ragazzo riesce a fare centro, è dedicato al suo strumento". Ad esempio, capitava che suonasse alcune canzoni e per noi era "ok, cool, passiamo alla prossima"; ma per lui era "no, devo fare questo, lo perfezionerò, lo faccio ancora un’altra volta". Fantastico, grande. Poi ci siamo visti per bere una birra, per cercare di conoscere la persona che c’era dietro. Alla fine… lo abbiamo semplicemente chiesto, mentre registravamo l’album: "vuoi fare parte di questo gruppo? Vuoi venire in tour con noi?". Lui ha risposto sì. Abbiamo preso un elemento nuovo in modo super morbido, non è stato nulla che mi fossi aspettato, è semplicemente successo.

Unknown Danger: Dato che stiamo parlando di tutto ciò che sta dietro alle canzoni, quali sono secondo te gli elementi essenziali di cui una canzone ha bisogno per essere amata dai fan?
Anders: Spero che si veda che stiamo facendo qualcosa in cui crediamo. L’essenziale negli In Flames è sempre stata la melodia e continuiamo a conservarla; la melodia sta prendendo ogni tipo di direzione, così come i testi. Quando stai registrando, il periodo della vita che stai vivendo ha un forte impatto ovviamente, ma spero che le persone si accorgano che siamo onesti e felici di ciò che facciamo, penso che questo dimostri che lo facciamo per la passione per la musica. Creiamo musica nel modo in cui vogliamo che gli In Flames suonino, poi, non appena consegnamo il disco alla casa discografica e viene stampato su disco o reso disponibile per lo streaming, è difficile… non lo posso controllare. La mia speranza è che le persone lo apprezzino, se non lo fanno… non posso fare nulla a riguardo.

Unknown Danger: Una curiosità, quando scrivi musica, di solito pensi alle reazioni o…
Anders: Non mi curo delle reazioni, per niente. Voglio dire, se iniziassi a pensare a come la nostra musica può essere recepita, avrei un peso enorme sulle mie spalle. Ogni singola persona ha la propria sensibilità. Scrivo musica per me stesso e sono estremamente onorato che alle persone piaccia, sono estremamente onorato di poter viaggiare nel mondo e fare ciò che amo perché questo è… sto ancora vivendo il mio sogno, lo sto facendo da più di vent’anni. Ma non posso pensarci mentre scrivo.

Unknown Danger: Vorrei tornare un attimo a ciò che hai detto quando ti ho posto la prima domanda, se non sbaglio, ovvero che questo disco rappresenta ciò che gli In Flames sono e ciò che sono stati. La cosa curiosa è che avevo preparato una domanda molto simile; avrei voluto infatti chiederti, guardandoti indietro dopo più di vent’anni di carriera, dove ti trovi in questo momento?
Anders: Dove mi trovo? In Italia! (ride, io sorrido ma cerco di incalzarlo, ndA)

Unknown Danger: Artisticamente, musicalmente, come consideri il tuo percorso?
Anders: Wow. Insomma, non ci penso. Sono solamente io, cerco di divertirmi scrivendo la musica che amo; spetta ad altre persone dire dove sono. È difficile rispondere a questa domanda perché è come se fossi in una bolla, in un certo senso. Forse se potessi saltare fuori da me stesso e osservarmi da vicino, allora potrei vedere. È piuttosto facile essere me stesso, per me… probabilmente sarebbe più difficile per qualcun altro, ma io sono piuttosto abituato ad essere me stesso, se capisci cosa intendo! (ridiamo, questa volta insieme, ndr)

Unknown Danger: Qualche giorno fa avete organizzato una q&a session per i fans su Facebook…
Anders: Ed è molto difficile da affrontare.

Unknown Danger: Che cosa ne pensi di tutti questi mezzi che danno la possibilità ad un musicista di avvicinarsi ai propri fans?
Anders: Penso siano grandiosi. Ma non appena fai qualcosa per qualcuno, qualcun altro si altera. Quindi è difficile avere quell’equilibrio, perché non possiamo dare ad ognuno il proprio tempo, anche se ci piacerebbe; se fosse così, sarei ancora seduto in quella stanza a rispondere alle domande. Penso sia piuttosto bello per un fan avvicinarsi ad un gruppo, penso sia una cosa importante, ma a volte per me è difficile. Come ho già detto, non appena parli con qualcuno dedicandogli i minuti che si merita davvero, zittisci qualcun altro. Vorresti mostrare riconoscenza, vorresti rispondere alle domande, ringraziare tutti loro per aver ascoltato e prestato attenzione a ciò che facciamo (Fa una breve pausa, quasi indeciso, ndr)... Spero di aver risposto. Oggi è molto difficile. È facile pubblicare musica ma è difficile essere ascoltati.

Unknown Danger: Quindi rimpiangi qualcosa del passato e di come si ascoltava e riceveva la musica?
Anders: Non proprio, sono piuttosto felice di come le cose sono oggi. Questo è ciò che abbiamo, dobbiamo adattarci al luogo in cui ci troviamo.

Unknown Danger: Quali sono i tuoi consigli per chi vuole intraprendere la carriera del musicista ora?
Anders: Non cercare di essere qualcun altro, sii te stesso, non cercare di seguire nessuna moda. Servono solo duro lavoro, concentrazione e un po’ di fortuna. Semplicemente scrivete musica nella vostra stanza e siate felici (ride). Siate voi stessi.

Unknown Danger: Quali sono i prossimi piani degli In Flames?
Anders: Andremo a casa, passeremo il Natale in famiglia (ride). Per quanto riguarda l’anno nuovo, faremo un tour in Gran Bretagna e poi continueremo. Non è ancora stato annunciato ma sicuramente torneremo in Italia, anche se non so dirti esattamente quando.

Unknown Danger: Cosa ne pensi del pubblico italiano?
Anders: Penso sia grandioso! Molto esuberante e vivace. È uno di quei paesi dove il pubblico in effetti canta anche le melodie della chitarra (risate da parte sua ed imbarazzo da parte mia). No, ma è fantastico! A volte vorresti quasi smettere di suonare ed ascoltare le persone. È splendido e rende felice i chitarristi; i fans non ascoltano solo la mia voce, ascoltano anche le loro bellissime melodie.

Unknown Danger: Bene, abbiamo finito il tempo a nostra disposizione. Vorresti dire qualcos’altro o salutare i vostri fans qui in Italia?
Anders: Sono solamente felice che le persone ci ascoltino, sono grato che continuino a prestare attenzione, dopo tutti questi anni.



draKe
Domenica 11 Dicembre 2016, 23.50.30
1
Friden mi pare una persona onesta e ciò che dice è condivisibile...peccato solo per la strada che hanno deciso di intraprendere, personalmente poco entusiasmante musicalmente. Mi lascia un po' sbigottito il metodo con cui hanno ingaggiato il batterista...trovato praticamente a caso nello studio di registrazione! Per una band della loro fama mi sarei aspettato un po' più di ricerca e di decisione a tavolino, non una scelta dettata dal caso all'ultimo momento! Ma forse il punto è che Friden è gli In Flames, e tutti gli altri sono turnisti con poca voce in capitolo...
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