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AHAB + THE FORESHADOWING + WEEPING SILENCE - Circolo Colony, Brescia, 24/11/2016
30/11/2016 (709 letture)
Non c'era forse modo migliore di assistere ad un concerto doom per chiudere questa -fin troppo- piovosa ultima parte di novembre. Provvidenziale in questo senso è stato il tour di quattro date dei tedeschi Ahab (Brescia, Prato, Roma e Rimini) accompagnati da un'eccellenza tutta italiana come i The Foreshadowing e dai Weeping Silence che sono ad oggi uno dei gruppi metal più interessanti che l'isola di Malta abbia mai prodotto.
Raggiungo quindi il Circolo Colony di Brescia, ancora poco affollato al momento dell'apertura dei cancelli, ma che andrà a riempirsi fino ad una presenza di pubblico quanto meno onesta al momento dell'esibizione degli headliner.


WEEPING SILENCE
A poco più di un anno dalla release del loro ultimo disco Opus IV Oblivion, la band maltese calca per la prima volta un palco italiano, dopo la presenza in quel del Metaldays 2016 e alcune date in patria.
Nonostante un'età media relativamente giovane (anche grazie alla nuova coppia di cantanti entrata a far parte della line-up nel 2012), i Weeping Silence sono un gruppo il cui nucleo è attivo da metà degli anni ‘90 e sta comunque portando avanti la propria carriera con una grande professionalità, cercando anche così di trascinare la scena maltese.
Il loro inizio sul palco del Colony è convinto, nonostante il pubblico sotto il palco sia veramente molto ridotto, cosa che porterà il singer Dario Pace Taliana -anche in un buon italiano- ad incitare più volte i presenti ad avvicinarsi di più al palco. La proposta musicale dei Weeping Silence è un gothic doom che deve molto (specie nell'impostazione delle voci) ai Draconian, ma che risulta a conti fatti ben composto e molto gradevole e contestualizzato in una serata del genere.
La prestazione dei musicisti è di livello (soprattutto quelle di Diane Camenzuli e il già citato Dario) e la loro setlist scorre piacevolmente, includendo ovviamente brani tratti dall'ultimo disco come Stormbringer o Gothic Epitaph. La reazione del pubblico rimane però purtroppo molto contenuta, cosa che sicuramente avrebbe scaldato maggiormente anche i ragazzi onstage ma nel complesso i Weeping Silence a cui gli amanti del genere dovrebbero indubbiamente dare una chance.

THE FORESHADOWING
Dopo un rapido cambio di palco, tocca ai The Foreshadowing portare avanti la serata in un Colony che fortunatamente continua a riempirsi sempre di più. La band romana ha da poco terminato un tour europeo con i Moonspell e sta ora dedicandosi ad una serie di date italiane che li porterà anche in Sardegna a Dicembre per promuovere il loro nuovo nato Seven Heads Ten Horns.
La setlist proposta per la serata del Colony è tuttavia molto bilanciata e pesca a piene mani da tutti i dischi della band, dando così a chi ancora non li conoscesse una panoramica ampia sulla loro produzione. Dopo una breve ed atmosferica intro è infatti -a sorpresa- Eschaton (tratta da Days of Nothing) ad aprire le danze, mostrando una band in forma è che ha come unico handicap iniziale qualche problema ai cavi della tastiera di Francesco Sosto (risolto poi a metà scaletta).
I suoni sono tutto sommato bilanciati quando parte la successiva 17, pezzo se vogliamo simbolo del nuovo disco e del concept che gli sta dietro e che mostra il gran lavoro negli intrecci delle chitarre tra Alessandro Pace e Andrea Chiodetti, oltre che il perfetto inserimento di Michele Attolino al basso. Con la successiva Hope. She's in the Water si ritorna indietro ai tempi di Oionos, anche questa mette in grandissimo risalto la gran voce e la sentita interpretazione di Marco Benevento, che è tutt'oggi uno dei migliori cantanti in questo genere e non solo in Italia. C'è anche tempo di annunciare il quarantesimo compleanno del batterista Giuseppe Orlando che ha così avuto modo di festeggiare on the road le sue quattro decadi. È poi Noli Timere a rappresentare invece in scaletta Second World, con la magniloquenza dei suoi cori in latino e la sua grande atmosfera che non guasta assolutamente anche in un contesto live.
Chiude poi il concerto Nimrod, la lunghissima suite conclusiva proprio dell'ultimo disco, che ad oggi rappresenta una summa quanto mai appropriata del sound della band romana.
Si chiude così un concerto purtroppo decisamente troppo breve, ma assolutamente da ricordare.

SETLIST THE FORESHADOWING
1. Intro
2. Eschaton
3. 17
4. Hope. She's in the Water
5. Noli Timere
6. Nimrod


AHAB
Mentre il palco viene sgombrato e il drumkit sistemato, fanno la loro comparsa sul palco gli Ahab (con le loro enormi pedaliere) per l'ultimo rapido line-check prima di iniziare il concerto. I doomsters di Heidelberg sembrano rilassati e si apprestano a fornire una prova magistrale, ammaliando i presenti con il loro "Nautik Funeral Doom", che lascia trasparire da ogni nota la loro ossessione per le tematiche legate all'oceano e alla letteratura che ne tratta (chi ha detto Melville?).
Calano le luci ed è Below the Sun ad aprire il concerto, quasi in maniera naturale visto che si tratta della prima canzone del loro primo full-length The Call of the Wretched Sea
Dopo un breve intro atmosferico (come capiterà sempre tra un pezzo e l'altro, per dar modo anche alla band di cambiare le accordature), tagliano l'aria un arpeggio lancinante di chitarra e il growling profondo di Daniel Droste:

I turn my body from the sun
To follow the fading phantom into the deep
All collapsed
And the great shroud of the sea


Un rapido saluto alla folla e si continua con Deliverance (Shouting at the Dead), il brano -estratto da The Giant- con il suo inizio lento e accompagnato dalla voce pulita di Droste mette subito in luce l'abilità dei tedeschi di creare -grazie ai numerosi effetti- dei suoni avvolgenti ed ammalianti. Si torna poi leggermente indietro fino a The Divinity of Oceans, che invece ci accoglie con il suo freddo e marziale riff iniziale, sostenuto a meraviglia dall'incedere del basso di Stephan Wandernoth che si sente in maniera sempre e chiara e distinta nel suo mischiarsi con il drumming di Cornelius Althammer, che proprio in questo pezzo si lascia andare a tiratissime parti di doppio pedale che accompagnano il deep growling di Droste:

We sold our souls to the divinity of oceans,
Bestowed our fortune to the demons of depth
Thus now we are left stranded,
Shipwrecked and collapsed


Old Thunder di nuovo ci rimanda ai giochi di delay e riverbero delle chitarre in clean di Droste e Christian Hector, che si prodiga poi nell'esecuzione del malinconica melodia solista che apre la canzone e la accompagna sino alla sua "esplosione", come da struttura tipica dei pezzi dei tedeschi. La successiva Further South (sempre da The Giant), permette al pubblico di godere di un momento più rilassato, prima che la successiva The Mourn Job (unica estratta dall'ultimo album The Boats of Glen Carrig), che minaccia di chiudere il concerto con i suoi poderosi tredici minuti di durata.
La formazione a questo punto abbandona lo stage del Colony, ma viene richiamata dal pubblico per un ultimo pezzo. È The Hunt che ritorna -chiudendo il cerchio- a The Call of the Wretched Sea e ci lascia come un ultimo vagito dopo una prestazione compatta, spartana sul lato scenico ma curata su quello musicale, che ha permesso di apprezzare appieno le capacità degli Ahab:

A fin erupts from the abyss
proudly undulates the flesh
reaches bright horizons
inviolable, manorial
An arrow loosens.
And spirit's away.


SETLIST AHAB
1. Below the Sun
2. Deliverance (Shouting at the Dead)
3. The Divinity of Oceans
4. Old Thunder
5. Further South
6. The Mourn Job

---- ENCORE ----
7. The Hunt


Il bill della serata del Colony è poi stato ri-proposto e ampliato in occasione del RomaObscura Fest, tenutosi presso il Traffic appena due giorni dopo.

ROMAOBSCURA FEST
La quarta edizione del RomaObscura Fest è dedicata al doom nelle sue più diverse sfaccettature e contaminazioni. Sicuramente un tema di estremo interesse che infatti richiama un numero non indifferente di appassionati del genere presso il Traffic Live Club, da sempre sede di questo prestigioso appuntamento.

Dopo l’esibizione dei primi tre gruppi cui non ho potuto assistere per problemi personali (mi riferisco ai gothic doomers Invernoir, ai Naga, dediti ad un doom ibridato con lo sludge ed ai Weeping Silence, dei quali riesco ad ascoltare gli ultimi brani in scaletta e che si esprimono in un classico gothic doom con voce femminile pulita e growl maschile), tornano sul palco del Traffic i The Foreshadowing. Il loro live, in quanto parte di una più ampia kermesse, è giocoforza più breve di un concerto da headliner, ma non per questo meno generoso. La band capitolina offre al pubblico che via via sta riempiendo la sala il proprio sound di grande intensità emotiva, veicolato dalle melodie drammatiche e altisonanti e dalla voce calda e profonda del singer.

In seguito, il “nautik” funeral doom dei tedeschi Ahab approda al Traffic con la sua splendida alternanza tra aperture acustiche di natura quasi pastorale, elegiaca, ed altre più classicamente doom. Un veleggiare ampio e sicuro di sé, che sprofonda nel maelstrom del più cupo doom per poi affidarsi alle rotte segnate dai lunghi e delicati passaggi atmosferici. La band ha una presenza scenica pressoché nulla ma non ne hanno bisogno: è la musica a catalizzare l'attenzione dell’auditorio che ne rimane letteralmente incantato, godendo appieno delle suggestioni che questa modulazione così particolare del doom sa creare.

La serata si conclude con il live dei finlandesi Skepticism: a fronte di una presenza scenica estremamente suggestiva, con un organo sul palco ed il singer che con teatrale enfasi muove le mani e le rose bianche che esse prelevano a tratti da un grande mazzo ai piedi del microfono, la materia sonora è invece, pur nella sua indubbia bellezza, piuttosto canonica. Trattasi di un funeral doom saturo di malinconia, che i suoni provenienti dall’organo vanno ad enfatizzare.

In conclusione, una serata che non solo non ha deluso ma ha anzi entusiasmato, per un appuntamento annuale che ormai è divenuto una tappa irrinunciabile per chi predilige i lidi estremi del metal. Lunga vita a RomaObscura, dunque, che ho visto nascere, migliorare di anno in anno anche in termini di capacità organizzative e logistiche e che spero continui a sorprendere noi adepti del metal più oscuro!

Foto e reportage della data del Colony a cura di Gianluca Leone "Room 101"
Foto e commento del RomaObscura a cura di Floriana Ausili "RosaVelata" (Metal Pics FB)



annie
Mercoledì 30 Novembre 2016, 10.43.52
1
Buon report, Gianlu! penso proprio che approfondirò i gruppi citati. Interessante anche la parte sul Romaobscura Fest, e molto belle le foto!
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