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WITCHWOOD - Le stelle e il bosco stregato
23/12/2016 (458 letture)
Che il fenomeno del retro rock sia ormai da anni in grado di dar voce a band di spessore e caratura non lo scopriamo adesso. Ma certo non capita spesso di poter dire che una delle più belle e talentuose di queste realtà provenga dall'Italia. Tornati recentemente a far parlare di sé con Handful of Stars, i Witchwood sono motivo di orgoglio per il Bel Paese, col loro hard rock venato di prog e folk e capace di evocare l'immaginario Seventies con gusto e qualità superiori. E' quindi con piacere che andiamo nuovamente a incontrare Ricky Dal Pane, cantante, chitarrista e principale compositore della band, che ci racconta come vanno le cose in casa Witchwood e cosa vuol dire imparare a convivere con un sogno di stelle.....

Lizard: Ciao Ricky e bentornati sulle pagine di Metallized! E’ passato più di un anno dall’uscita di Litanies from the Woods e torniamo a confrontarci col nome dei Witchwood e con la loro musica. Cos'è successo in questo lasso di tempo?: domand
Ricky Dal Pane: Ciao a tutti. E’ stato sicuramente un anno fantastico per i Witchwood: Litanies from the Woods ha raccolto notevoli apprezzamenti da parte di critica e pubblico, cosa che assolutamente non ci aspettavamo e che ci ha spiazzato non poco. Abbiamo presentato l’album dal vivo in varie date e festival in giro per l’Italia poi siamo entrati in studio a fine 2015 per il nuovo EP Handful of Stars che è uscito sempre per Jolly Roger Records quest’anno e recentemente per registrare due cover, rispettivamente di Bowie e Bolan, per un tributo che uscirà su Black Widow Records ad aprile 2017.

Lizard: Litanies from the Woods è stato senza dubbio un debutto importante, per la band, per l’etichetta discografica e probabilmente per tutta la scena italiana. Sentite una pressione di qualche tipo, tornando con un nuovo album?
Ricky: Beh, sicuramente sì… credo che quando pubblichi un lavoro che incontra consensi poi sia normale sentirsi leggermente sotto pressione… il rischio è che il timore di non riuscire ad incontrare nuovamente un consenso generale di questo tipo ti porti poi a lavorare in maniera forzata. Sicuramente l’EP in questo ci è stato d’aiuto perché ha chiuso un ipotetico ciclo per la band visto che gli inediti come composizione risalivano al periodo delle registrazioni di Litanies. Essendo materiale già in qualche modo scritto ci ha fatto affrontare questa release con serenità e ci permette ora di dedicarci alle nuove composizioni in maniera libera e spontanea.

Lizard: Al di là delle aspettative che altri possono avere sulla vostra musica, quali sono le vostre prospettive? Dove vogliono arrivare i Witchwood?
Ricky: Io personalmente non sono un tipo ambizioso. Sono già molto soddisfatto dei risultati raggiunti fino ad ora e il fatto di poter incidere dischi di cui vado fiero e sapere che vengono apprezzati da un pubblico per me è già una notevole fonte di orgoglio e appagamento personale. Ovvio, sarei un ipocrita a sostenere che non sarei felice se il nome dei Witchwood potesse crescere ancora, farebbe piacere a qualsiasi musicista vedere che la propria band si afferma sempre più. Ma se non dovesse succedere sono comunque molto felice della nostra situazione attuale. Non abbiamo fondato questa band con lo scopo di diventare famosi o chissà che, altrimenti sinceramente avremmo suonato tutt’altro genere.

Lizard: Handful of Stars è un ritorno in campo che vede sette brani in scaletta, dei quali due cover e il rifacimento di una canzone già contenuta nell’album di debutto. Lo dobbiamo intendere come un disco rilasciato in vista di un prossimo album “completo” rimandato a data da destinarsi o tenete a considerarlo un disco vero e proprio, con un suo percorso interno preciso?
Ricky: Allora… sicuramente nonostante il minutaggio molto alto Handful of Stars è da intendersi come un EP o un mini album, come preferite. Però di sicuro non un disco minore, un riempitivo o un sistema per lucrare sulle buone vendite di Litanies. Noi mettiamo sempre molta cura nelle nostre produzioni anche se si tratta solo di registrare un brano per una compilation e l’uscita deve sempre essere giustificata da una reale esigenza espressiva per la band. Questo EP è come ce l’eravamo immaginato, ogni tassello che lo compone è lì per un motivo ben preciso ed è comunque un’uscita che vive di sua vita propria indipendentemente da cosa lo precede o da cosa gli succederà. Siamo molto soddisfatti e fieri del risultato finale. Però ci è sembrato giusto specificare che era un’EP proprio perché qualcuno poteva già aspettarsi un nuovo full lenght e per non creare fraintendimenti o confusione. E poi in due anni e con solo due uscite all’attivo abbiamo rilasciato più di 120 minuti di musica: direi che ci siamo dati decisamente da fare! (ride)

Lizard: Come avete scelto le cover da registrare? Per Rainbow Demon forse la sorpresa non è poi così alta e infatti la riproposizione è piuttosto fedele all’originale degli Uriah Heep, mentre Flaming Telepaths dei Blue Oyster Cult potrebbe essere una sorpresa per molti.
Ricky: Semplice: sono due pezzi che amiamo e che adoriamo suonare da tempo. Direi che non serve aggiungere altro. Io poi in particolare ho una vera e propria venerazione per i BOC, un gruppo che adoro da quando ero un ragazzino. Credo che rispetto ad altre band dei 70’ in Italia siano un po’ messi da parte e bistrattati. E’ un peccato perché hanno scritto canzoni memorabili e dischi bellissimi e che andrebbero sicuramente riscoperti e proposti alle nuove generazioni di ascoltatori. Magari anche noi nel nostro piccolo abbiamo spinto qualcuno ad andare alla loro scoperta e questo mi farebbe un piacere enorme.

Lizard: Cosa vi ha portato a fornire una nuova versione di Handful of Stars? Non eravate soddisfatti della prima? E’ questa la versione diciamo “definitiva” del brano?
Ricky: Questo brano era nato in questa versione, compresa di tutta la sua lunga introduzione che purtroppo sul disco di debutto avevamo dovuto tagliare per motivi di durata, altrimenti saremmo usciti con un triplo!!! Visto che dal vivo la eseguiamo così e molti ci chiedevano appunto di avere su supporto fisico questa versione estesa ci è sembrato quindi doveroso inserirla sull’EP. In fondo lo spazio sui supporti lo permette e a noi piace e ci sembra giusto offrire molto a chi acquista un nostro album. In più abbiamo aggiunto parti soliste differenti risalenti alle sessions di Litanies e il nuovo chitarrista Antonino Stella ha risuonato le sue parti. Abbiamo poi remixato e rimasterizzato il brano quindi direi che è una nuova versione in tutto e per tutto e credo che possa far piacere il suo inserimento a chi ci segue e per chi si è appena avvicinato alla nostra musica è un buon biglietto da visita dell’album precedente. E’ decisamente la versione definitiva non preoccupatevi, sul prossimo disco non ci sarà una Handful of Stars di 30 minuti.

Lizard: Anche le canzoni originali che avete proposto mostrano un minutaggio piuttosto elevato e strutture molto ricercate. Sembra che l’approccio folk, a parte l’iniziale intro, lasci questa volta maggior spazio alle influenze hard rock e prog. C’è per caso un motivo dietro a questo approccio o semplicemente i brani sono nati così?
Ricky: Hai ragione, sono d’accordo con te che i brani di questo EP siano decisamente più aggressivi ma non è stata una cosa premeditata, come del resto non lo è mai nulla nella nostra musica. Il folk è sempre presente anche in questo lavoro visto che il pezzo Mother è suonato praticamente solo con acustica e mandolino. Comunque credo che nel prossimo lavoro la parte acustica e folk sarà molto presente perché una buona parte dei pezzi composti finora ha queste caratteristiche. Veramente, noi non ci sediamo mai a tavolino per decidere cosa suonare. Se il prossimo disco sarà composto prevalentemente da materiale acustico e che ci soddisfa in pieno allora bene così. E’ ancora presto per dirlo però può farti capire meglio il nostro approccio alla composizione che è totalmente libero.

Lizard: Ancora una volta, è difficile non rimanere colpiti dalla cura e dalla qualità di scrittura dei brani. Avete lavorato assieme alla composizione o si tratta di un lavoro principalmente individuale che poi viene portato a compimento dalla band al completo?
Ricky: Allora, principalmente i brani all’interno della band vengono scritti da me come in questo caso. Stavolta abbiamo poi lavorato insieme sugli arrangiamenti e nell’ottimizzare le stesure a differenza di Litanies dove mi ero occupato anche di quasi tutti gli arrangiamenti. E’ importante che ognuno nella band dia comunque il suo apporto anche solo all’arrangiamento perché così facendo la musica si mantiene più fresca e varia e si evita di avere un’unica visione dell’insieme… e comunque non sono un tiranno, se in futuro gli altri componenti dei Witchwood comporranno brani per la band ben venga. E’ che negli ultimi anni la mia ispirazione è stata un fiume in piena e avrei ancora idee da riempire altri tre dischi. Se non le concretizzo mi scoppia veramente il cervello, ecco perché per ora scrivo principalmente tutto io. Però per esempio il bellissimo intro di Handful of Stars è tutto opera del nostro tastierista Stefano Olivi anche se per una dimenticanza la cosa sull’album non è stata accreditata.

Lizard: Come hai anticipato, Handful of Stars rappresenta anche l’occasione per presentare il vostro nuovo chitarrista Antonino Stella. Vi va di parlarci di lui e di come avete pensato a lui per integrare la formazione?
Ricky: E’ un amico di vecchia data e avevamo militato insieme anche in altre band in passato.
Durante il periodo di registrazione di Litanies poi mi è stato molto d’aiuto con numerosi consigli sui metodi di registrazione. Per noi è stato naturale contattarlo quando abbiamo avuto l’esigenza di inserire un’altra chitarra in formazione. Lui ha accettato molto volentieri integrandosi alla perfezione con noi e con la filosofia della band.

Lizard: Anche in questo caso le parti strumentali godono di ampio spazio e questo va decisamente in controtendenza con un mondo musicale nel quale si tende a privilegiare la parte vocale e in particolare refrain ossessivi e sparati sempre dopo pochi secondi dall’inizio della canzone. Vi procura una sana soddisfazione andare contro queste tendenze o siete proprio dei pazzi incoscienti?
Ricky: Pazzi incoscienti… e sana soddisfazione. O sani incoscienti e pazza soddisfazione, come preferisci!

Lizard: La vostra musica sembra vivere al di fuori del tempo e richiede tempo e dedizione per essere apprezzata. Che tipo di accoglienza avete raccolto dal pubblico più giovanile e quale credete sia il vostro pubblico di riferimento?
Ricky: Sì, sicuramente la nostra proposta per essere apprezzata richiede tempo e su questo, mi spiace dirlo, le nuove generazioni, a parte rari casi, lasciano decisamente a desiderare. Con questo non voglio dire che piacciamo solo ad una generazione di Matusalemme, però sicuramente per chi viene da certi anni è più naturale prestare attenzione a quello che ascolta e, di conseguenza, quando dedichi tempo ad una cosa poi gli attribuisci tutto un altro valore e per te diventa preziosa. Come del resto poi un po’ tutto, dal cinema alla musica, persino al cibo. Questo manca decisamente al giorno d’oggi, tutto svanisce e passa in fretta così come è arrivato e quindi difficilmente un ascoltatore giovane o un ragazzino matura un affetto sincero per qualcosa. E’ triste ma purtroppo penso che sia la realtà delle cose: non c’è stato un vero e proprio ricambio generazionale perlomeno nel nostro settore. Rimango comunque fiducioso che prima o poi qualcosa si sblocchi. Sicuramente però sarà qualcosa di diverso che prenderà piede oppure il futuro sarà proprio questa ondata di revival che sta attecchendo un po’ in tutti i settori. Voglio dire, fanno ancora film di Star Wars e trasmettono i Barbapapà alla tv. La cosa è anche un po’ inquietante riflettendoci attentamente.
Noi ci limitiamo a fare quello che amiamo senza porci troppi quesiti. E poi anche i gruppi relativamente nuovi non fanno che ripetere o recuperare cose dal passato che sia rock 70’, thrash, blues, grunge, heavy classico. Con quanta personalità, capacità e sincerità questo e poi un altro discorso.

Lizard: Avete avuto l’opportunità di esibirvi anche all’estero o avete in programma di andarci in supporto a Handful of Stars? Se sì, cosa vi ha lasciato l’esperienza o cosa vi aspettate di trovare fuori dai confini Patri?
Ricky: Per ora ancora no, all’estero non abbiamo suonato. Proprio in questi giorni però ci hanno confermato all’ Hammer of Doom festival in Germania e al Malta Doom Metal festival appunto di Malta per il prossimo anno. Stiamo poi contrattando con dei promoter russi, spagnoli e tedeschi che ci hanno contattato per minitour nei loro paesi. Speriamo e incrociamo le dita. Vedremo… noi sicuramente ci divertiremo e speriamo di piacere anche al pubblico di quei paesi.

Lizard: Quale è stata la soddisfazione maggiore che vi siete tolti finora come Witchwood?
Ricky: Sicuramente il nostro concerto d’esordio in cui abbiamo suonato sullo stesso palco con uno dei nostri idoli, Ken Hensley. Per il sottoscritto aver anche duettato sulla cover di Gipsy degli Uriah Heep con il mitico Bud Ancillotti della Strana Officina all’Acciaio Italiano Festival di quest’anno. E poi l’aver raggiunto un così alto numero di persone con la nostra musica ci riempie veramente d’orgoglio.

Lizard: Bene, l’intervista è terminata. Grazie per il tempo che ci avete dedicato e in bocca al lupo per questa seconda uscita ufficiale. Vi lascio parola se volete aggiungere qualcosa o salutare i nostri lettori.
Ricky: Crepi il lupo e grazie mille a voi ragazzi e a tutti quelli che ci seguono e che ci stanno regalando così tante soddisfazioni. Grazie veramente a tutti.



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