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MARK BOALS - Quando cantavo per Inghistiin Malmetiin
02/01/2017 (1994 letture)
Il nome di Mark Boals, è inutile negarlo, nella memoria dei più resta legato principalmente alla sua collaborazione con Malmsteen. Ciò a dispetto di una carriera che lo ha visto protagonista di numerose altre esperienze, anche da solista. Di questo e di molto altro abbiamo parlato durante l’intervista che state per leggere.

Francesco: Ciao Mark. Per cominciare, vuoi darmi le tue impressioni circa il concerto di Palermo e la tua esperienza siciliana?
Mark: Un posto meraviglioso. Questa era la mia prima volta qui in Sicilia. Ho incontrato grandi musicisti e mi sono molto divertito durante lo spettacolo. Che dire? Spero di avere l’occasione di poterci ritornare al più presto.

Francesco: State suonando in parecchie città del nostro Paese. Come sta andando il tour?
Mark: Sta andando davvero bene. Stiamo ottenendo una ottima risposta in ogni posto. Anche in questo caso posso solo dire che sto incontrando grandi musicisti e grandi fan; davvero bene ovunque.

Francesco: Come è nata l’idea della celebrazione dei trent’anni di Trilogy e come sei entrato in contatto con i ragazzi della band?
Mark: Beh, ho conosciuto i ragazzi attraverso Maestro Mistheria dopo averci lavorato insieme nel Vivaldi Metal Project e poi lui mi ha presentato il resto del gruppo. Sono davvero ottimi musicisti. L’idea mi è stata proposta alcuni mesi fa ed io ho pensato che fosse un’ottima cosa. Sono davvero soddisfatto di averlo fatto, perché sto passando davvero un’ottimo periodo.

Francesco: A proposito dei ragazzi del gruppo, mi è parso di notare un grande feeling in particolare con Dino Fiorenza, un musicista che conosco molto bene. È solo perché siete tutti e due bassisti?
Mark: Sì... cioè, no. Anzi, sì e no, ecco, ah ah ah. Il fatto di essere ambedue bassisti ci fa essere molto vicini e lui è davvero un musicista pazzesco. Inoltre è un ragazzo molto divertente ed una persona con la quale è bello andare in giro, dato che è molto espansivo ed amichevole e questo è ciò che posso dire di lui. È per questo che andiamo così d’accordo.

Francesco: A proposito del tuo essere un bassista: cosa puoi dirmi circa la tua recente esperienza nei Dokken?
Mark: Beh, anche quella è stata un’esperienza positiva. La loro musica è diversa, non ha niente di progressive, è più pop metal ed è divertente suonare le parti di basso specialmente in certe canzoni. E poi abbiamo potuto suonare in grossi posti ed a grossi festival. È stato bello perché io amavo molto la loro musica, specialmente quando ero ragazzo e ricordo quando ero in tour con Malmsteen nell’87, giusto durante il tour di Trilogy, ed ascoltavamo proprio i Dokken sul tour bus... sì, era divertente.

Francesco: Ritornando a Trilogy, qual è il ricordo più importante che ti è rimasto dentro da quel periodo?
Mark: Uhm... credo che il ricordo più importante sia la musica in sé. Era un periodo magico, era il primo album che avessi mai registrato ed il mio primo tour veramente grande, quindi resta comunque un ricordo molto speciale per me. Sì, d’accordo, prima ero stato in giro con Ted Nugent, ma qui eravamo con gli AC/DC e tutto era enorme. Ricordo molto bene quelle date, la registrazione dell’album... è stato tutto incredibile per me.

Francesco: È risaputo che lavorare con Malmsteen non è facile. Puoi però raccontarci un aneddoto divertente del periodo trascorso con lui risalente all’era Trilogy?
Mark: Eh eh... ci sono molte storie divertenti dell’epoca. Beh, tra le tante, una volta eravamo in un negozio di dischi giapponese per fare promozione ed i fan locali, rivolgendosi a lui, storpiavano il suo nome chiamandolo Inghistiin Malmetiin. Ti assicuro che la sua faccia era davvero divertente da guardare. Ma lui comunque è un ragazzo divertente, deve mostrarsi molto serio per la maggior parte del tempo per le responsabilità che ha. Ma dietro le quinte, quando il lavoro è finito, è un ragazzo capace di far ridere gli altri.

Francesco: In ogni caso, la tua esperienza con lui si è conclusa bruscamente con War to End All Wars. Te la senti di raccontarci cosa è successo davvero?
Mark: Semplicemente era diventato impossibile lavorare con lui. Colpa del suo manager, colpa sua... era diventato davvero sempre più duro e difficile sentirsi un musicista della sua band e questo è il motivo per cui tutto è finito. Le persone vanno e vengono, anche i musicisti di una band vanno e vengono molte volte e... non vorrei entrare troppo nei particolari. Diciamo che era diventato troppo difficile lavorare insieme e questo è tutto ciò che posso dire.

Francesco: Durante la tua carriera hai suonato e cantato in molti gruppi importanti. Tuttavia, esiste anche una tua carriera solista di rilievo. Pensi che questa possa essere ripresa a breve, magari proprio con i ragazzi che ti stanno accompagnando adesso?
Mark: Forse; sì, forse. In realtà potrei incidere un album da solista appunto nel 2017 e/o tornare in pista con i Ring of Fire. Sì, noi stiamo parlando spesso in questi giorni di continuare a lavorare insieme il prossimo anno (l’intervista risale a dicembre - NdA), come ti ho detto, ed io spero che possa realmente accadere perché mi trovo molto bene con questi ragazzi e stiamo molto bene insieme. Diciamo che stiamo discutendo di certe cose, ma siamo ancora in fase preliminare; vedremo.

Francesco: Cosa mi racconti invece dei Labirynth? Cosa è accaduto in questo caso?
Mark: Beh, i miei impegni non mi hanno consentito di continuare con loro perché non avevo più tempo da dedicare al progetto. Però è una delle migliori band con le quali abbia mai lavorato, è che un’altra situazione che mi tiene impegnato a Las Vegas mi ha impedito di proseguire.

Francesco: Cosa è cambiato nel mondo del metal da Trilogy ad oggi? Il World Wide Web ha cambiato ogni cosa. In meglio od in peggio per un musicista come te?
Mark: È cambiata letteralmente ogni cosa. È cambiato tutto il music-biz ed oggi è molto più difficile guadagnare da questa attività perché ognuno vuole avere la musica gratis. Di conseguenza è sempre più difficile vivere della propria musica. Per me è stato questo il più grande cambiamento. Inoltre, la diffusione dei programmi per PC che si occupano di ciò ha prodotto la diffusione di molti album prodotti da band amatoriali. Quando si ha a disposizione così tanti album e li si ha gratuitamente, diventa molto difficile distinguere tra gruppi di professionisti e realtà amatoriali e questo rende sempre più difficoltoso l’affermarsi di nuovi gruppi validi, a causa della facilità con cui adesso si ottiene visibilità. I dischi quindi non si vendono, così non ci sono più soldi per fare promozione come si deve ed anche se hai un prodotto veramente buono è sempre più difficile dargli risalto. Molti provano ancora a fare qualcosa di valido, ma molti non fanno altro che copiare, riproponendo sempre il solito sound ancora ed ancora ed ancora. Ascolti una nuova band ed è sempre la stessa band, non si distinguono l’una dall’altra e questo non va bene. Penso che non ci sia più originalità. Ognuno, invece, dovrebbe trovare la propria strada e non solo fare qualcosa di piacevole per gli altri.

Francesco: Ok, grazie per averci dedicato parte del tuo tempo. Vuoi salutare i nostri lettori prima di lasciarci?
Mark: (Esita un po’, sembra rifletterci bene prima di rispondere, come se fosse una cosa importante) Ciao lettori di Metallized.it, continuate a supportare le vostre band preferite, perché hanno bisogno di voi. Noi (noi musicisti - NdA) vi amiamo tutti. Abbiate cura di voi e arrivederci a presto.

I SOLITI, VECCHI DISCORSI
Qualche ricordo, qualche accenno al periodo Malmsteen, qualche particolare interessante sia sul passato che sul presente (ad esempio quella del suo possibile, imminente ritorno da solista), ma soprattutto un’amara conclusione. Non che gli argomenti toccati nell’ultima parte dell’intervista siano nuovi, dato che ne abbiamo ripetutamente parlato in altre occasioni, intervistando artisti di varia estrazione. Tuttavia, certi discorsi è meglio ribadirli ogni volta che è possibile, ed il punto di vista di qualcuno che è all’interno del music-biz ormai da anni, può essere utile a tutti. Specialmente alle band più piccole; non credete?

Foto di Carmelo Currò e Francesco Gallina.



JC
Martedì 3 Gennaio 2017, 9.17.07
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Mark Boals, grandissimo professionista e persona gentile. Io sono un appassionato dei suoi Ring of Fire, se tornano in pista ne sono felice!
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