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IL VINILE - Il morto è ritornato dal suo funerale
05/01/2017 (3168 letture)
Quando, a partire dalla metà degli anni 80, il formato CD cominciò ad imporsi sul mercato, tutti diedero il glorioso vinile rapidamente per morto. Superato dall'incredibile fedeltà della riproduzione al laser, priva di superfici di contatto col supporto che provocavano inevitabilmente dei rumori di fondo -il classico fruscio- il povero, derelitto, glorioso vinile sembrava avviato rapidamente all'estinzione nel disinteresse generale. Di più: tutti sembravano indifferenti alla sua sorte, addirittura contenti di liberarsi di un compagno non solo (in)fedele, ma ormai ritenuto ingombrante, scomodo, fragile e soprattutto fuori dal tempo. Tanti di loro furono venduti, chiusi in uno scatolone, regalati o addirittura buttati senza alcuna remora o rimpianto. Solo nel 1978 il vinile aveva stabilito il suo record di vendite con oltre un miliardo di pezzi venduti in tutto il mondo, che nell'arco di meno di una decade veniva già dato per spacciato. Molti anni dopo però, ci si cominciò ad accorgere non solo che il CD non era poi tutta questa gran cosa. Più che altro in termini di soddisfazione morale post-acquisto a causa di testi difficili da leggere, artwork mortificati dal formato esiguo, etc. Oltre a ciò, il vituperato vinile non soltanto consentiva invece di usufruire al massimo dell'uno e dell'altro aspetto di un album, ma nella percezione di molti offriva un suono molto più caldo ed umano. Anche al netto dello "schrrrrr" della puntina che graffiava i microsolchi per riprodurre l'ingegno musicale dei nostri artisti preferiti. Lentamente, l'atteggiamento di tanti cominciò a cambiare e da boia, il CD si è adesso ritrovato ad essere il condannato, a sua volta segnato dall'affermarsi del fenomeno della smaterializzazione dei supporti. Il tutto senza contare quello zoccolo durissimo di esaltati, costituito in buona parte da metallari e rockers vari, che mai aveva abbandonato l'amore della gioventù. Fino a quando...

COME SDOPPIARSI GUIDANDO UNA MANOR
La notizia era forse nell'aria, anche se per i più attenti alle evoluzioni dei gusti e del mercato la sorpresa è solo relativa: accanto ad un aumento esponenziale degli ascolti in streaming (nel 2015 +93% rispetto al 2014, che a sua volta registrava un +74% sul 2013, ma con i vinili che segnavano ugualmente un +30% - Fonti: Fimi - DDay.it) che risulta un servizio "di assaggio" fecente da traino alle vendite dei 33 giri, gli acquisti dei vinili nel mercato della Gran Bretagna hanno superato i download digitali. Insomma: quel pilota stradoppiato che guida una macchina assolutamente non competitiva è riuscito a rimontare tutti ed a rimettersi in corsa. L'eco di quanto sopra è stato eclatante ed i vari mezzi di informazione, sia cartacei che digitali, hanno concesso grande spazio alla vicenda. Tra le tantissime fonti disponibili, è un articolo comparso lo scorso Dicembre su Repubblica.it a fornirci lo spunto iniziale per riavviare la discussione e fare il punto della situazione a distanza di qualche anno. Già, perché della questione allora ancora in itinere, le cui prospettive erano ancora embrionali, Metallized.it si era già occupata circa sette anni fa sia in un articolo espressamente e romanticamente dedicato al vinile, che, inquadrando la situazione nel suo complesso, ad una mini-serie sulla smaterializzazione dei supporti del 2011.

VINILI PARALLELI
Andando al pratico, secondo le stime della Entertainment Retailers Association, il vinile è ritornato ad essere "un prodotto molto attraente" le cui vendite, come detto, hanno superato gli incassi dei formati digitali. Durante le settimane precedenti alla pubblicazione dell'articolo, infatti, secondo Repubblica.it

in Gran Bretagna le vendite del vinile hanno superato quelle dei download digitali: 2.4 milioni di sterline contro i 2.1 milioni del digitale. Nella stessa settimana del 2015, per il vinile vennero spesi 1.2 milioni di sterline contro i 4.4 milioni per il formato digitale. A parte la settimana del Record Store Day, lo scorso aprile, è la prima volta che il vinile vende più del digitale.

Proseguendo nella lettura si apprende, inoltre, che:

Kim Bayley, direttrice generale della ERA, ha legato il boom di acquisti allo shopping natalizio, sottolineando però l'importanza che la veste grafica e la qualità suono rivestono per gli acquirenti degli album. "Il vinile è un prodotto molto più attraente dei download digitali", ha dichiarato Bayley, "ed è anche aiutato dai supermercati (in Gran Bretagna sono in vendita in grandi catene come Tesco e Sainsbury, ndr) che ormai hanno in stock il vinile. Questo non solo incrementa il mercato esistente, ma ne crea di nuovo”.

e già da questi primi stralci qui riportati è possibile trarre alcune considerazioni. Tenendo presente che quando si parla di "mercato", non si intende solo quello relativo a costi e ricavi delle etichette e degli artisti che escono su 33 giri, ma anche della creazione o della riconversione di negozi dedicati al vinile che, addirittura, sostituiscono quelli di CD e di molto altro. Se pensiamo a cosa si diceva solo pochi anni fa circa i due formati, sembra quasi di essere in un universo parallelo.

GIOVANI E VECCHI; AGGRAPPATI ALL'AMORE NERO
Intanto, la situazione è cambiata repentinamente e lo ha fatto nell'arco di un solo anno. Un mercato che vedeva il vinile in ripresa, ma ancora ben distanziato nei ricavi rispetto al formato digitale, è stato stravolto da un allungo prepotente del microsolco che ha recuperato un gap ancora notevole ed è passato a condurre. Inoltre, il discorso relativo alla maggiore "comunicativa" ed ai vantaggi della fisicità rispetto all'immateriale in termini di appagamento interiore, unitamente al fatto che le grandi catene di distribuzione hanno fiutato l'affare, ha di fatto alimentato e (ri)creato un mercato sul quale quasi nessuno avrebbe scommesso. Dopo aver registrato anche il frettoloso passo indietro delle etichette, le quali non si limitano a stampare su vinile i lavori nuovi dei nomi più mainstream, ma hanno ampliato l'offerta sia per generi che per periodi temporali, l'articolo snocciola alcuni dati relativi a mercati extra-U.K.:

negli Stati Uniti si è passati dai 4 milioni di pezzi venduti nel 2011 ai 13 milioni del 2014, mentre in Italia, nei primi sei mesi del 2016, si è registrato un +43% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il vecchio 33 giri oggi raccoglie quasi 3,5 milioni di euro contro i 2,4 della prima metà dello scorso anno, portando la quota di mercato dei “dischi” al 5% del totale.

Seguendo il trend, già mentre state leggendo il mercato U.S.A. dovrebbe essere arrivato attorno al 10% ed in Italia si prevede di arrivarci nei prossimi anni. Da qui altre considerazioni non marginali. L'aumento totale delle vendite negli Stati Uniti ha superato il 200% dopo che tra il 93 ed il 94 aveva toccato il punto più basso (Fonte: Wired.it), ed anche il +43% su base semestrale registrato qui da noi ha il suo peso. Restando il Italia, è vero che l'incidenza effettiva del vinile sul mercato globale della nazione è pari al 5% (solo un anno fa era il 4%, con un più 75% registrato a Novembre 2015 - Fonte: DDay.it), fermandosi ancora ad una soglia che non determina certamente le scelte complessive dell'industria di settore, ma è anche vero che la tendenza è costante e bisogna tenerne debito conto. Soprattutto perchè sembra inevitabilmente destinata ad aumentare dato che, come lo stesso articolo nota in chiusura, ad essere interessati al vecchio "disco" non solo solo gli over 50 refrattari alla modernità ed alla tecnologia come ci si aspetterebbe d'istinto, ma soprattutto

Moltissimi teenagers e under 25 che vogliono ascoltare i loro artisti preferiti attraverso oggetti più seducenti e più collezionabili

dato che

"E' molto difficile dimostrare il proprio amore per un musicista senza avere qualcosa a cui aggrapparsi".

GENERAZIONE Y E GENERAZIONE O(VER)
Tutto questo, infatti, fornisce un ulteriore, fondamentale spunto al dibattito. Soprattutto considerando che secondo un sondaggio dell'ente di ricerca britannico ICM risalente allo scorso Aprile, che conferma appunto che proprio i più giovani sono adesso i maggiori acquirenti di dischi in vinile. Per la precisione e considerando nel calderone delle vendite sia il nuovo che l'usato e le ristampe, è proprio la fascia di età 18-24 a segnalarsi per le cifre spese. Il ritorno del vinile si basa, pertanto, in buona parte sulla sua scoperta da parte dei millennials più tardivi. Di conseguenza, quello che è in pieno fermento è un mercato destinato inevitabilmente a crescere. Lo farà perché conserverà ancora per un pezzo gli over 50 di cui sopra, che sono una categoria molto numerosa e sfrutterà proprio l'inserimento sulla scena di un numero di giovani che aumenterà per un pezzo, visto che ogni nuovo fenomeno che si scopre, avente una base davvero solida (la comunione di intenti tra adulti/anziani e giovanissimi ed anche se riferirsi al vinile come "nuovo fenomeno" è davvero strano), garantisce una duratura tendenza alla crescita. Almeno per alcuni anni. Questo produce anche un fenomeno sociologico piuttosto curioso del quale parleremo nella parte finale del pezzo insieme ad un grosso "MA" che lo accompagna. La grande risposta fornita dalla fascia di età della Generazione Y, ha inoltre prodotto una strana, ma inevitabile fusione tra passato analogico e presente digitale. Ciò con il fiorire di una serie di App dedicate alla condivisione della propria collezione di vinili in rete, il commercio/scambio e la possibilità di ascoltare la musica con "effetto vinile" sul proprio cellulare. Non manca, poi, quella fondamentale di poter ascoltare delle anteprime dei dischi che si stanno valutando, magari mentre si passeggia in un mercatino, laddove il vinile che si sta puntando non sia da noi conosciuto.

UN TIPICO PIATTO RUSSO
Il tutto innesta una spirale per cui, viste le vendite in costante aumento, sono gli stessi artisti ed a prescindere da quanto apprezzino realmente il vinile, a fare pressione sulle etichette affinché stampino i propri lavori su questo formato. Un altro indice del rifiorire dell'interesse sul vinile è fornito da un dato che in sé è fortemente negativo per tutto ciò che implica, ma che è comunque paradigmatico. Mi riferisco all'entrata in scena di soggetti che operano nell'illegalità, perlopiù dalla Russia e da alcuni altri paesi, producendo vinili pirata e/o falsi per soddisfare una richiesta collezionistica che in certi casi diventa quasi parossistica. Questo ed altro potrebbe produrre un lungo dibattito circa la reale qualità audio di molti dei prodotti attualmente in commercio, ma questa potrebbe essere materia di un diverso e specifico scritto. Chiaramente questo non solo inquina la scena del collezionismo, ma provoca un forte danno economico ad etichette che, talvolta, operano come licenziatarie di labels più grosse e dispongono di liquidità limitatissime. Per completare il quadro economico della vicenda, va anche aggiunto che il mercato del vinile sta contribuendo non solo alla sopravvivenza dei pochi negozi di dischi indipendenti rimasti, ma addirittura all'apertura di nuovi punti vendita con la creazione di relativi posti di lavoro. Questo, almeno, in Gran Bretagna, dove si apprende che i negozi di tal fatta -circa 300- nel primo semestre del 2016 hanno venduto 1.318.542 copie (+44% su base annua) in un contesto che vede un calo complessivo delle vendite dell'1,5%. Infine, c'è da rilevare l'effetto collaterale del ritorno in campo dei giradischi. Non solo quelli mai abbandonati o riesumati dalla cantina di papà, ma anche di quelli di nuova produzione. Dapprima modelli supereconomici per approfittare dell'inesperienza degli acquirenti e poi sempre più di alta qualità fino alla notizia che dal prossimo Giugno, dopo sei anni di stop la Technics avvierà nuovamente la produzione dell'SL-1200, uno dei prodotti più amati di sempre. Ma ogni grande marca ha in catalogo piatti di alto livello tecnico che vende quasi sempre a caro prezzo. Sorvoliamo poi sul contorno costituito da ampli, diffusori, etc. Tutto ciò produce ovviamente un concreto ritorno economico. Ma c'è chi si muove imprenditorialmente anche in altro modo e sempre cercando di ottenere un ricavo dall'unione del moderno con la tradizione.

TRADUZIONI MOLTO CARE, TIRATURE MOLTO LENTE
In Olanda, per esempio, una startup di nome Vinyliyf si occupa di "tradurre" su vinile le canzoni da voi preferite, al prezzo di 50 euro più spese di spedizione per il vostro disco in copia unica. E non è che una delle tante che punta sul vinile nero. Ma a proposito dell'industria, è da rimarcare un altro dato che ha dell'incredibile. Talmente repentina era stata la presunta fine del comparto del vinile e così per certa era stata data, che le fabbriche che materialmente producevano i dischi avevano chiuso i battenti. Di conseguenza, non solo si erano persi posti di lavoro, ma anche professionalità di settore e macchine che, una volta spente e lasciate al loro destino per sopraggiunta inutilità, si erano rapidamente ammalorate senza essere sostituite. La nuova, prepotente richiesta, quindi, si scontra anche con la difficoltà materiale di produrre i nuovi pezzi data la presenza di appena una ventina di fabbriche in tutto il mondo. Fatto che deprime il tasso di crescita di una nicchia di mercato che, in assenza di tale problema, avrebbe numeri ancora più alti. Si pensi che i tempi di lavorazione di una tiratura in vinile si aggirano sui sei mesi, un lasso temporale poco compatibile con le normali esigenze di un mercato digitale che è istantaneo per definizione. Le nuove macchine, dopo la perdita della grandissima parte di quelle vecchie ed ormai obsolete, costano qualcosa come oltre 300.000 euro. Una cifra non certo alla portata di tutti che blocca molti dei nuovi soggetti imprenditoriali potenzialmente interessati alla questione. Una delle fabbriche rimaste, comunque, è ubicata a Settala, nei dintorni di Milano e negli ultimi tempi ha triplicato la sua produzione standard. In buona parte soddisfacendo tirature da 500/1000 pezzi per volta per band rock-metal, fino ad arrivare a tirarne fino a 6000 al giorno.

22.000 x 1
Partendo sempre dallo stesso articolo che ha dato il LA a quello che state leggendo e procedendo per link disponibili, si scopre che l'impatto del rifiorire dell'interesse per il vinile ha prodotto altri risultati i quali, presi singolarmente, possono significare relativamente poco se non in termini di "immagine del supporto", ma una volta interpolati forniscono ulteriori particolari ad un quadro d'insieme sempre più interessante. A New York la biblioteca musicale, un ente che opera in regime di autofinanziamento, allo scopo di raccogliere i fondi necessari alla sua sopravvivenza ha offerto al pubblico 22.000 vinili facenti parte della sua collezione. Quando si mette in vendita qualcosa a buon prezzo -nella fattispecie: un dollaro per album in molti casi ancora cellofanati- è ovvio attendersi un certo interesse da parte del pubblico, ma una chilometrica fila davanti alla New York City Public Library for the Performing Arts, composta in buona parte da giovani che ha richiesto giorni per essere smaltita, ha comunque destato una certa impressione. Anche per l'isteria con la quale gli intervenuti cercavano di accaparrarsi i pezzi migliori. Perfino la defunta sede storica di HMV in Oxford Street, inaugurata nel 1921 alla presenza del compositore Sir Edward Elgar -erano i tempi del grammofono e non c'erano ancora i dischi in vinile- visitata da Brian Epstein per farsi stampare i primi provini su vinile di un gruppetto di nome Beatles per la Decca, ha riaperto i battenti, pur più piccola di un tempo. Sempre dalla vecchia Londra, arriva anche la notizia dell'apertura della Vinyl Library, la libreria del vinile. Per il corrispettivo di appena una sterlina è possibile iscriversi, mettere a disposizione la propria collezione ed avere accesso in prestito a quelle degli altri iscritti.

The Vinyl Library è partita molto bene: già in molti, infatti, hanno deciso di regalare le proprie collezioni: la più grande donazione è statadi 300 dischi mentre qualcosa è arrivato anche d’oltreoceano(più precisamente da New Orleans). Un aspetto interessante,come sottolinea Sophie Austin, è quello che le persone
potranno far alloggiare i loro dischi, senza doversi preoccupare di
trovare del nuovo spazio nelle proprie case o decidere di sbarazzarsene. Le due fondatrici hanno anche dichiarato di voler fare di The VinylLibrary non solo un luogo di scambio di oggetti, ma un vero e proprio luogo di incontro dove le persone possano incontrarsi,
ascoltare musica insieme (come si faceva una volta intorno ad un unico giradischi) e scambiare opinioni e conoscenze: creare, insomma, una comunità che condivida l’idea di un sound dal sapore retrò e che possa dare vita anche ad altre iniziative, come laboratori musicali, proiezioni di film e documentari inerenti il mondo della musica.

(Lifegate.it)

Tutti quelli appena citati sono casi che singolarmente non sono troppo indicativi, ma risultano certamente indicatori di una certa tendenza globale. Del resto, quanti di noi abitano in una città medio-grande o comunque dotata di un centro commerciale che ospita certe catene, può osservare da solo come anche qui, presso gli spazi occupati da certi marchi, sono ormai da tempo usuali i corners dedicati al vinile. Ancora una volta, non che sia qualcosa di rilievo assoluto, ma è un altro sintomo della situazione generale.

ZEROVIRGOLAROCK
Volendo trarre alcune conclusioni, che per forza di cose potranno essere riviste tra alcuni mesi alla luce dei nuovi dati, ci sono delle cose che però vanno necessariamente osservate a prescindere dai numeri, pure importantissimi. Questo se si vuole analizzare globalmente una tendenza culturale e di mercato. A tale proposito, voglio sottolineare alcuni aspetti in particolare. Pur non potendo ancora contare su grandissimi numeri in assoluto (negli U.S.A. il maggior rivenditore di vinili è diventata una catena di abbigliamento hypster -Urban Outfitters, in partnership con Crosley- che ne ricava uno "zerovirgola" del suo fatturato totale; In Italia il 5% non determina certo i ricavi complessivi del settore, etc.) e pur considerando che forse mai ne farà anche se la crescita è destinata a durare, ci sono dei sottoindicatori socio-culturali sui quali vale la pena di riflettere. Sempre il sito DDay.it riprendendo i dati ufficiali ci informa che, per quanto riguarda i dati aggiornati al 2014 nelle vendite dei vinili:

Il rock è l’assoluto dominatore con il 68% di tutte le vendite di LP, e chi ne ha giovato di più sono i piccoli negozi di dischi indipendenti che hanno ottenuto il 45% di tutte le vendite.

DEI JOVANOTTI TRA DUE ANZIANI ED UN CANE CHE MORDE
Quanto sopra introduce elementi di valutazione della situazione che possono fornire molti spunti di discussione negli eventuali commenti da parte vostra. Intanto, a dispetto di una classifica italiana che si vuol spesso far credere sia dominata dagli stessi nomi di quella digitale mentre ciò non risponde al vero, è il rock che a livello mondiale tiene davvero in vita il vinile. Questo, oltre a fornire linfa vitale per la sopravvivenza dei piccoli negozi -che spesso, però, trattano anche e soprattutto l'usato- chi continua a comprare copie fisiche, così come avviene per i CD, sono i veri appassionati. Ossia quelli del Jazz, della Classica e del Rock in tutte le sue declinazioni. Generalizzando molto: noi. Per quanto riguarda i nomi e circoscrivendo il discorso all'Italia (ma le cose non sembrano sostanzialmente cambiare rivolgendo lo sguardo oltre confine), è forse utile pubblicare la classifica delle vendite dei vinili in Italia, ripristinata dalla FIMI a Gennaio 2016. Si badi bene che al momento in cui sto scrivendo l'articolo, ossia a Dicembre 2016, è disponibile solo il dato complessivo del 2015 ma, forse, al momento in cui leggerete sarà disponibile quella del 2016. Eventualmente, questa sarà aggiunta ex post. Ma andiamo a dare un'occhiata:

Classifica FIMI 2015
1. Rattle That Lock - David Gilmour
2. Lorenzo 2015 CC. - Jovanotti
3. The Dark Side Of The Moon - Pink Floyd
4. Led Zeppelin IV - Led Zeppelin
5. The Wall - Pink Floyd
6. Led Zeppelin III - Led Zeppelin
7. Wish You Were Here - Pink Floyd
8. The Endless River - Pink Floyd
9. The Division Bell - Pink Floyd
10 Led Zeppelin - Led Zeppelin


Sembra tutto fantastico, no? Solo Jovanotti a fare da incomodo in una classifica che per il resto vede solo la presenza di illustri, indiscutibili classici del rock. Ci sarebbe da fare salti di gioia, se non fosse che ci sono solo classici e, praticamente, solo due band per nove posti con appena due dischi di nuova uscita. Dicevamo del raffronto con l'estero. Ebbene: troviamo solo una quantità non troppo superiore di novità (Adele, Taylor Swift e pochi altri) e nomi diversi tra le riedizioni di vecchi classici (Beatles, Rolling Stones, Elvis, etc.), ma comunque, classici. Ciò vuol dire che, a prescindere dal piacere che può farci il notare come certe cose restino sempre punti fermi, i nuovi gruppi che pure spessissimo decidono di uscire anche su vinile, non vengono praticamente considerati dal pubblico generalista. Certo, è chiaro che anche le tirature delle nuove proposte, in tantissimi casi a cura di piccole etichette dalle possibilità limitate, sono molto inferiori a quelle delle ristampe dei gruppi storici. Ma fino a che punto questo dipende semplicemente dalle ristrettezze economiche dei gruppi stessi e delle labels, o non già dal disinteresse della gente che ne determina appunto la poca disponibilità economica? E quanto questo disinteresse -parlo sempre del pubblico più generalista- deprime in modo decisivo la possibilità per le nuove leve di proporre la propria musica e contribuisce a tenere sempre alti i prezzi dei vinili? Quanto tutto questo contribuisce quindi alla creazione di un immane cane intento a divorare la propria coda, fino a quando non esisterà più nemmeno quella?

INDIGESTI CINEPANETTONI MUSICALI
Andiamo avanti: Abbiamo detto che ormai anche i grandi nomi decidono spesso di far uscire le proprie opere su vinile e che i giovani/giovanissimi si rivolgono sempre più a questo storico formato. Per quanto riguarda il primo punto, è da rilevare come proprio le vendite in ambito rock abbiano contribuito in modo determinante a risollevare questo mercato e, per diretta conseguenza, abbiano oltretutto consentito alle realtà mainstream di poter contrattare con le etichette le loro uscite viniliche con ragionevoli argomenti a sostegno delle loro richieste. Si badi bene: sempre con numeri da "zerovirgola" o poco più rispetto al totale delle vendite e, quindi, più per un fatto di immagine che altro. Al netto di tutto ciò, però, un intero comparto del mercato, quello dei "cinepanettoni della musica", deve di fatto la sua esistenza al fiorire di quello specializzato e non viceversa. Questo però, è uno dei tanti motivi che se non superati, confinerà la quota di mercato del vinile in un ambito sempre contenuto, oltre a quelli tecnologico-sociali. Volendo ancora una volta dare dei numeri unendo il tutto ad un approccio culturale alla situazione, è Wired.it a venirci in aiuto con le seguenti considerazioni che non fanno altro che confermare le nostre tesi:

Il pluripremiato Random Access Memories dei Daft Punk, per fare un esempio, negli Stati Uniti, ha venduto solo 50mila copie in vinile. Nel momento in cui 25, l’album di Adele, ha toccato quota 7 milioni di copie vendute in formato digitale, sfiorava le 116mila copie col vecchio supporto analogico.

NON PER SOLDI, MA PER AMORE. IL RICHIAMO DELLA LUNA
Sempre da Wired.it:

Da qui, prende piede l’idea che il rinnovato mercato dei vinili dipenda quasi esclusivamente da due nicchie: quelle degli appassionati di mezza età, legati al supporto con cui hanno spolpato musica dagli anni ’70 a quelli ’80 e i DJ con la necessità di un approccio più fisico al mestiere. Non è un caso che, oggettivamente, i vinili di nuova uscita abbiano prezzi piuttosto alti: sono dedicati a un pubblico con occupazione stabile e discrete possibilità economiche. Anche perché, oggi, produrre vinili non può essere economico: in tutta Europa c’è solo una decina di impianti di produzione, che hanno bisogno di quantitativi minimi e di attese piuttosto lunghe.

Per i gruppi piccoli, è un dato di fatto, non c'è ritorno economico dal vinile, ma solo di immagine. Paradigmatiche le dichiarazioni di alcuni responsabili di Rough Trade di Londra, punto di riferimento nel settore fin dal 76, che fa notare come molti entrino solo per acquistare una copia di London Calling dei Clash oppure, ancora più spesso, di The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd ovviamente in vinile, "e lo farà anche tra cento anni, quando saremo tutti morti". Un disco che, per inciso, era in testa nelle vendite di vinili in Italia nell'ultima settimana del 2016. Anche qui vecchi classici e addirittura solo due in particolare. Tornando all'Italia, è un dato di fatto che i gruppi metal ed alcune etichette, contribuiscono a tenere vivo il culto del vinile in maniera determinante. Fate voi qualche nome in sede di commento, se credete.

L'HYPSTERIA PER IL VINILE
Passando al secondo punto, però, c'è una considerazione particolarissima da fare alla quale, di primo acchito, in pochi pensano. Al di là del fatto che -anche se lo stralcio di articolo che avete appena letto non ne parla- il notare come i giovani, millennials compresi, comprino comunque musica su un supporto fisico (generalmente -e sottolineo "generalmente"- giovani lavoratori o più spesso figli di adulti con occupazioni stabili) sia un dato comunque positivo, se si indaga sui motivi per i quali questa scelta viene fatta ci si imbatte in una spiegazione che può lasciare di stucco. Almeno per qualche attimo. I motivi del ritorno al vinile sono tantissimi e tra questi, escludendo volontariamente la diatriba sulla resa sonora, come prima accennato, possiamo certamente annoverare in primis il fascino e l'estetica dell'oggetto (copertina finalmente davvero fruibile; testi leggibili senza microscopio), che comprende lati quali l'odore peculiare, il peso del tutto e le dimensioni, elementi che consentono di instaurare un rapporto fisico che procura automaticamente più soddisfazione, in quanto coinvolge più sensi contemporaneamente. Da considerare sia dal punto di vista culturale che fisico, anche la possibilità di "scavare" gli scaffali dei negozi o delle bancarelle, con maggiore soddisfazione alla ricerca di un prodotto che ha una storia ben più affascinante di quella del CD. Poi la parte modaiola e se vogliamo un po' hypster (bestemmia) di rivolgersi a qualcosa di tecnologicamente superato -fisico, ma analogico; un delizioso anacronismo- e rivalutarne l'aspetto presuntamente esclusivo e varie altre questioni. Ma tra tutte, un'altra merita di essere approfondita in particolare.

ANDIAMO AD ASCOLTARE MUSICA DAL NONNO?
Un sondaggio commissionato ad una grossa società statunitense di ricerca sui consumi, ha evidenziato che tra gli acquirenti under 35 interessati all'acquisizione di vinili -ossia il 54% del totale e quindi la maggioranza- la molla più potente che spinge all'acquisto è la voglia di differenziarsi dai genitori, di ribellarsi a quanto fatto dalla generazione precedente; come sempre. Si, ma il fatto è che la generazione precedente, quella dei CD, sono gli attuali 45/60enni, ossia una fascia di età che include molti nostri lettori (io stesso sono molto prossimo ai 50). Solo che in questo caso tutto questo significa differenziarsi dalla generazione precedente, tornando a rivolgersi al formato di due generazioni fa nel caso della fascia tendente ai 60 e, comunque, a ciò che faceva all'inizio anche quella più vicina ai 45. E' forse la prima volta che uno stacco generazionale basato sia su un fatto sociologico che sulla tecnologia, preveda un ritorno al passato vissuto come ribellione. Rifiutare papà tornando al nonno. E' perlomeno curioso, no? E forse anche un po' inquietante.

Per i dati statistici: Fonte Repubblica.it ove non diversamente specificato.



Area
Martedì 4 Dicembre 2018, 12.23.09
76
@Silvia, io non mi riferivo ai CD ma al lettore CD dell'impianto... quelli vecchi dicono che funzionano meglio anche dei nuovi. Il mio ad esempio é un Pioneer PD 103 del 93/94 comprato usato e non ho speso cifre assurde.
Silvia
Martedì 4 Dicembre 2018, 10.47.25
75
@Hagen #62, comunque non avevo fatto caso che in realtà veniva specificato il tipo di masterizzazione con le sigle AAD ADD o DDD, e nei primi CD c'erano anche le istruzioni x come mantenerli con cura 😅 (ho ricontrollato il booklet di Piece of Mind - 1983)
Silvia
Martedì 4 Dicembre 2018, 9.59.37
74
Riprendendo il penultimo paragrafo dell’articolo, volevo sottolineare il grande fascino del negozietto in cui stare a cercare fisicamente gli album negli scaffali, mentre ti facevi la chiacchierata col titolare che imparava anche a conoscere i tuoi gusti e a suggerirti... sicuramente col vinile anche questo era diverso...
Silvia
Martedì 4 Dicembre 2018, 9.54.50
73
Esatto @Rob, senza contare che con la curiosita’ dei bambini tirar fuori il vinile significa metterlo a rischio! @Area #70, la distinzione non è roba vecchia vs roba nuova, sicuramente alcuni CD di fine anni 80 derivavano probabilmente da master analogici e x questo forse il suono ha meno presenza rispetto allo stesso titolo in vinile.
Rob Fleming
Lunedì 3 Dicembre 2018, 18.41.59
72
@Area: hai frainteso. Intendevo dire che intorno ai 40 tra figli/famiglia/lavoro/sveglie mattutine/tentativi di mantenersi in uno stato di forma accettabile non hai più molto tempo da dedicare a te stesso. E quindi il disco che necessita di garbo e rispetto (ogni 20 minuti) non riceverebbe le dovute e doverose attenzioni. Ergo vado di CD e Ipod.
Silvia
Lunedì 3 Dicembre 2018, 17.06.20
71
Area, al tempo si parlava proprio di un funerale. Comunque avete ragione, l'impianto fa una differenza enorme ma sicuramente il dubbio di cui si parlava al #62 rimane, almeno x alcuni titoli in mio possesso. @Rob, infatti le cassette erano molto scomode x il nastro che si "attorcigliava"... Beatles---->Heartwork andrebbe approfondito nel giusto thread, molto interessante!
Area
Lunedì 3 Dicembre 2018, 16.30.06
70
@SimonFenix, Nah il CD non muore, doveva morire oltre 10 anni fa e non é morta, doveva morire due anni fa e anche l'anno scorso e non é morto. Avevano chiuso una fabbrica Sony negli USA ma poi si é scoperto che l'hanno semplicemente spostata in Messico.... già perché da quelle parti tutto viene prodotto/fabbricato in California, hanno soltanto spostato tutto oltre il confine. Se poi guardi sui vari siti di compravendita ci sono già i pre-order per il prossimo anno quindi... @Hagen, io ho recuperato un lettore CD Pioneer del 93/94 e la roba vecchia pare andar meglio di quella nuova.
Area
Lunedì 3 Dicembre 2018, 16.26.10
69
@Rob Fleming, io non so perché avete sto vizio di pensare che voi che avete 40 anni siete "l'ultima stirpe" di consumatori, di gente che ha visto/vissuto... son balle! Noi che oggi ne abbiamo trenti abbiamo comprato e compriamo il Vinile e il CD esattamente come voi... oddio molti si son fatti la cassetta o il cd masterizzato e scaricato, ma era un percentuale proporzionata a chi invece preferivara comprare. Fidatevi. Semmai sono quelli più piccoli che se ne sono fottuti... ma pare che stia cambiando sta cosa. @Silvia, Nessun funerale é sempre sopravvissuta, solo con meno visibilità e con minor tiratura.
Hagen
Lunedì 3 Dicembre 2018, 16.18.29
68
@SimonFenix: esatto, secondo me molti utilizzano ancora il lettore cd che avevano comprato 30 anni fa, e ci credo che poi i cd non rendano come i vinili. Anche per chi usa la musica liquida, un DAC dedicato collegato ad un amplificatore fa la differenza rispetto ad ascoltarla direttamente dall'uscita cuffie del pc.
Freccia
Lunedì 3 Dicembre 2018, 16.16.57
67
Però è bello vedere che molti gruppi pubblicano i loro album anche su vinile! Io personalmente continuo a comprarli e a farli girare sul mio Technics SL 1200 comprato quando ero ancora studente di liceo nei mitici anni 90!
Rob Fleming
Lunedì 3 Dicembre 2018, 16.08.28
66
@SIlvia: ho smesso con le cassette a metà anni '90. Ho conservato in cantina quelle acquistate in originale; e quelle di album che non sono mai stati ristampati o introvabili o quelle a cui sono legato affettivamente (Tears laid on Earth dei The 3rd and the mortal - album che adoro al punto che lo scelto quale mio primo commento su questo sito). Ma il "mangianastri" non l'ho da una vita nemmeno nello stereo. Erano funzionali, ma si srotolavano che era un piacere. Ho mantenuto a vista solo la mia "n. 1"; il mio personalissimo Big Bang: The 20 Greatest Hits dei Beatles. Probabilmente senza quel nastro non sarei mai arrivato a commentare "Heartwork" dei Carcass
SimonFenix
Lunedì 3 Dicembre 2018, 16.06.02
65
Sono d'accordo che il vinile negli anni 80 era nettamente superiore al CD, dopotutto il digitale era ancora a uno stato embrionale ma con i lettori CD e i DAC odierni ne sono stati fatti di grandi passi avanti; oggi anche con 300 euro puoi avere un signor lettore CD che 25 anni fa avresti pagato 5 volte di più. Grandi numeri di vendite del vinile? Ma di che? Una percentuale minima nel mercato discografico; e poi bisogna riflettere quali vinile vendono perché i grandi numeri di vendite li fanno il The Dark Side Of The Moon, lo Ziggy Stardust, il Blonde On Blonde, i classici, insomma (tralasciando il fatto che la maggior parte dei vinili che vengono ristampati vengono da master digitali) e tutti gli altri? Non ci si fanno certo le discografie complete. Giusto nell'Heavy Metal underground vendono ripubblicati dischi misconosciuti in tirature limitate a 200-300 copie. Dubito che il CD, pur con i suoi cali di vendite sparirà visto che ha un costo di produzione e materiali nettamente inferiori al vinile.
Silvia
Lunedì 3 Dicembre 2018, 15.32.01
64
Esatto @Hagen, l'ho pensato, ma non sono sicura del fatto che allora si usasse lo stesso master... @Vitadathrasher, vero quel che dici sul fascino del CD, era proprio visto come la nuova frontiera
Silvia
Lunedì 3 Dicembre 2018, 15.29.21
63
Esattamente Rob! Diciamo che anche il CD e' abbastanza comodo ma lo uso quando ho piu' tempo perche' alla fine la resa sonora e' nettamente superiore agli altri formati digitali comuni. So che recentemente c'e' la possibilita' di avere i lossless anche sull'Ipod (quindi niente perdita di definizione se ho ben capito) ma mi devo informare! Solo una cosa, usi ancora le cassette o ti riferivi al passato?
Hagen
Lunedì 3 Dicembre 2018, 15.26.47
62
@Silvia Probabilmente è perché il vinile ha uno smorzamento nelle alte frequenze, pertanto in fase di produzione queste ultime vengono enfatizzate per compensare ciò. Il problema è che in quegli anni si usava lo stesso master sia per il vinile che per il cd, il quale non smorza gli alti e pertanto risultava avere un suono troppo chiaro e brillante, a volte quasi fastidioso. Una possibile concausa è anche il fatto che all'epoca la conversione analogico/digitale e digitale/analogica non era ancora del tutto perfezionata.
Vitadathrasher
Lunedì 3 Dicembre 2018, 15.24.52
61
Una cosa vorrei ricordare a cui oggi non facciamo più caso. Il CD quando uscì, aveva anche lui un suo fascino, il formato ridotto, il librettino, la versatilità nella ricerca dei pezzi, i fruscii assenti. Oggi è tutto scontato ma all'uscita fu una novità che non poteva non avere appeal. Fui tentato e cominciai a passare ai CD. Ricominciai solo a metà degli anni 90 con i vinili, gli compravo e facevo la cassetta. Oggi solo vinili, aspetto il giradischi laser a prezzi consumer.
Rob Fleming
Lunedì 3 Dicembre 2018, 15.12.53
60
Il vinile esercita un vero e proprio fascino. Il rituale che precede l'ascolto è magico. Ma io, pur avendone parecchi, ho sempre preferito la comodità della cassetta - l'autoreverse mi consentiva di caricare 2 C90 senza dovermi alzare - o del cd. Oggi il vinile è un lusso per pochi. Non parlo di soldi, ma di tempo. Oggi alla nostra età - perché alla fine di utenti sotto i 40 mi sa che ce ne sono pochi - la vera ricchezza è il tempo libero per noi. E il vinile esige la nostra attenzione ogni 20 min. Io faccio come credo aver capito fa Silvia: compero, riverso nell'ipod e ascolto quando è come posso
Silvia
Lunedì 3 Dicembre 2018, 14.59.07
59
Ricordo bene il “funerale” al vinile, mentre si decantava il CD come supporto musicale dalla resa sonora eccelsa, cosa non esattamente vera secondo me. Oggi il vinile sta ritornando sicuramente di moda e devo dire che io acquisto prevalentemente CD e qualche volta vinili ma spesso riverso in musica liquida perche’ con i ritmi della vita quotidiana e’ molto piu’ comodo quando si ha poco tempo. Sicuramente ho rivalutato la comodita’ del CD anche se il vinile ha sempre un incredibile fascino x me e oltretutto (non so esattamente da cosa dipenda) alcuni album di fine anni 80 suonano meglio in vinile
Rik bay area thrash
Lunedì 3 Dicembre 2018, 14.04.57
58
Non ho mai scaricato una song e mai lo farò. Ascolto qualcosa in rete, poi se mi piace, cerco il cd. Negli eighties il vinile era il must/have. Parlo in ambito heavy metal. I vinili che ho, sono tenuti come relics. Così anche i cd. Per quello che so, considerato che mi rivolgo da ormai 35 anni dallo stesso dischivendolo 😂, tra alti e bassi il vinile, non è mai completamente sparito dalla circolazione. Negli ultimi 5 anni, le band, volente o no, hanno ripreso a pubblicare i nuovi lavori anche in vinile. Certo, le tirature sono (molto) limitate, si parla tra le 200 e le 500 copie. Ci sono piccole label che eseguono re-issue di old dischi in tirature di 100 copie. Adesso hanno iniziato a ristampare anche le cassette 😳😉😂, con tirature irrisorie. Ristampano in vinile i classici del thrash (e non solo ovviamente 😉, con i vinili colorati, picture, splash, ecc... E per quello che ho visto, ci sono i famosi 'collerctors' che li acquistano, e di persone 'fissate' per una o più band c'è ne sono molte. Il mercato del vinile non ha più i numeri degli eighties, ma ha una fan base molto ostinata. Anche io se trovo re-issue di titoli che mi interessano li acquisto in cd, ma a prezzi umani. A me non interessano le take, le demo version, I joke, e quant'altro, che con la musica non c'entrano nulla. In quello shop, trovo spesso super appassionati che cercano le ultime pubblicazioni in vinile. Hanno confezioni che invogliano molto, ma a volte c'è solo fumo e poco arrosto. Ultimamente ho visto le re-issue picture in vinile di king diamond... Erano belle 😅
Area
Lunedì 3 Dicembre 2018, 13.31.22
57
Ok allora... io ho 30 anni e in realtà posso tranquillamente affermare che il Vinile non é mai veramente morto. Negli anni 90 alcuni artisti anche famosi facevano ancora la versione in vinile di molti album, soprattutto chi faceva determinati generi musicali in Italia tipo Punk Rock o Rap e anche qualcuno che faceva Metal... lo stesso accadeva negli USA. Nei primi del 2000 é stato più o meno uguale ma solo tra chi appunto proponeva i generi di cui sopra... lì era proprio diventata una roba per "Fissati"... solo che sta cosa si é ingrandita così tanto che da fine anni 2000 nessuno ha più potuto ignorarla e oggi la situazione é quella attuale. Il CD di contro é da metà anni 2000 che viene dato per spacciato e ormai lo dicono di anno in anno invece continua ad essere prodotto. Anzi sta acquisendo sempre più uno status simile al vinile. Talmente tanto che é così che persino gente che fino all'altro ieri se ne é fottuta e ha scaricato oggi va nei negozi a chiederne o piagnucola per via del fatto che ci sono meno negozi di dischi.... eh i paradossi.
Rob Fleming
Domenica 2 Dicembre 2018, 8.38.17
56
Quanto hai ragione @SimonFelix! Io sono, ad esempio, un beatlesiano all'ultimo stadio. E adesso sotto Natale hanno immesso l'Album Bianco e Imagine di Lennon nella super extended de luxe con 100 vinili e 1000 cd. Li lascerò li sperando che qualche familiare non ci spenda soldi sotto Natale. Per me i Beatles sono la perfezione assoluta e già le Anthology mi lasciarono perplesso in molti frangenti. Che patrimonio artistico c'è nel sentire McCartney ridere mentre canta Hey Jude perché vede Lennon e Yoko mettersi a ballare? O ascoltare il work in progress di Happiness is a warm Gun? Si tratta della manifestazione del loro genio, ascoltarla sezionata è solo voyeurismo, neppure pornografia come ho letto altrove
Raven
Domenica 2 Dicembre 2018, 7.28.51
55
Come in ogni occasione in cui il mercato fiuta la possibilità di speculazione,vi si fionda subito e spesso con operazioni discutibili. Sta/starebbe al pubblico fare pulizia, premiando solo le uscite serie.
SimonFenix
Domenica 2 Dicembre 2018, 1.02.11
54
Il vinile ha sicuramente il suo fascino ma finché costeranno 25-30 euro l'uno anche no. Motivo per cui continuo imperterrito con i CD. Io ho preso solo 4 vinili colorati in edizione limitata dei Cirith Ungol più per collezione che altro, alla fine è questo il motivo per cui la maggior parte li compra oggigiorno, o per ascoltarli con un giradischi giocattolo modello a valigia. Il vinile è un mondo dove se non si è disposti a investirci tempo e soldi è meglio lasciar perdere, alla fine bisogna ascoltare la musica, non il supporto, anche con i CD mi godo il piacere di ascoltare un album nella sua interezza e non playlist con Spotify, Youtube et similia. Io scarico per farmi un'idea, poi se l'album mi piace lo compro, (ho circa 1000 CD) ma chiaramente a prezzi umani, non più di 10-12 euro, spesso anche meno. A pari cifra preferisco avere tanti CD di più artisti che avere pochi vinili che suonano da Dio. Purtroppo per far sopravvivere il formato fisico, che sia CD o vinile continuano a spuntare riedizioni da millemila dischi aggiuntivi pieni di remaster (che salvo rari casi vanno a peggiorare il suono originale) remix, demo, versioni live, cazzeggi della sala prove che alla fine non aggiungono nulla, solo un pretesto per rimettere a prezzo pieno o anche maggiorato dischi di decenni fa che dovrebbero essere mid-price (davvero interessa a qualcuno ascoltare 3 dischi di take di Good Vibrations o Heroes And Villains della versione deluxe di Smile dei Beach Boys?). Vedere sugli scaffali Achtung Baby degli U2 o Nervemind dei Nirvana in edizione 4 LP pieni della roba inutile sopra citata a a 100 euro l'uno mi lascia perplesso sul futuro del supporto fisico. Già oggigiorno la maggior parte della gente non ha più l'inclinazione per dedicare la giusta attenzione alla musica che ormai è solo una delle tante cose che piace, se un brano supera i 4 minuti si stufa, figuriamoci ascoltare un disco intero.
lucignolo
Domenica 19 Agosto 2018, 15.27.45
53
e indietro non si torna....per lo meno che io sappia.
ObscureSolstice
Domenica 19 Agosto 2018, 15.07.10
52
Il vinile, quell'oggetto che non tutti conoscono. Se non hai vissuto tali periodi. Per la generazione dell'ipod apple è un invenzione e un fenomeno di uso da museo che collocano solo al rock, (avete mai visto nel pop parlare di vinili?). Per loro di un "passato antico" che non immaginano solo ad andarlo a scoprire da mediaworld e capire come funziona come montare un armadio dell'ikea, per sapere qualcosa di esso deve essere raccontato da una persona con maggiore età deve essere influenzato a comprarlo...ma sicuramente, poco dopo, tornerà alle cazzate dell'ipod apple, alle app e al download del "singolar track" (neanche tutto il disco..) Magnifico (...) Quanto è bella la mia generazione!
lucignolo
Domenica 19 Agosto 2018, 14.55.12
51
Siamo "vecchi",oggi i ragazzini sono sempre "connessi" a qualcosa,per loro fruire lella musica "liquida" in "tempo reale" è qualcosa di naturale come lo era per noi uscire a comprare un disco,se poi ci mettete un paio di cuffie buone e un convertitore digitale analogico il gioco è fatto,è come sentire da un buono stereo (non l'ho mai provato ma me lo hanno confermato),il problema semmai è quello che gli propinano/che si lasciano propinare.Sparirà prima il vinile o il rock?ai posteri l'ardua sentenza.
Vitadathrasher
Domenica 19 Agosto 2018, 0.43.19
50
A me del mercato frega poco, gli compro a prescindere, visto che oggi ci sono i mezzi per trovarli. Aspetto solo che si abbattano i costi del giradischi laser, cosa che rivoluzionerebbe l'ascolto del vinile, chiaramente eliminando il contatto fisico, niente fruscii, non lo rovinerebbe e a detta dei tecnici il laser a differenza della puntina andrebbe a sondare ogni dettaglio del solco. Comunque il vinile non è solo roba da feticisti, ma suona più "vero".
Renna
Sabato 18 Agosto 2018, 22.56.25
49
serve per il mercato collezionistico oggi come oggi, poi avere un disco in mano non è come ascoltare file, ma questo si sa
lucignolo
Sabato 18 Agosto 2018, 17.17.31
48
complimenti per l'articolo,ci sono mille spunti di riflessione e probanilmente senza una sola certezza,ho iniziato col vinile (stereo e vinile),ed è sempre rimasto accanto a me,ancora oggi,con l'avvento del cd passai a questo formato,senza troppa convinzione o entusiasmo,il fatto è che i negozi di dischi stavano sparendo uno dopo l'altro o si trovavano solo cd ....avevano praticamente invaso il mercato,e non mi restava che aggiornarmi,oggi con la musica detta "liquida" non c'è più bisogno del formato cd ne del vinile.semplicemente la tecnologia va avanti e uno può scegliersi il formato che preferisce.Non credo nemmeno una sia meglio dell'altro,le cose vanno messe per bene insieme,un vinile o un cd hanno bisogno di un buon impianto (più costa meglio è..ed è vero) lo stesso vale per la musica liquida,il segnale che arriva è digitale (quindi una resa minore rispetto all'analogico) se si vuole ascoltare bene esistono dei convertitori D/A per cuffie o ampli...ma anche qui più si paga e meglio si sente.L'aumento delle vendite di vinile mi sembra una bufala...nel senso che l'interesse magari c'è ma è comunque di nicchia o da modaioli che comunque vedono solo il vinile e non quello che c'è dietro.Eppoi quanti ragazzini credete che vogliano ascoltare musica da telefonino o da spiaggia tetteculi incisa su vinile?da 1 a 10....forse 2.....ma dicchè si parla... Ma siamo in italia,e questo passa il convento,credo che al di la delle alpi la situazione sia meglio.
klostridiumtetani
Giovedì 7 Settembre 2017, 20.00.33
47
Ci sarà anche la speculazione (questo non saprei dirlo) , ma è altrettanto vero che ne gli ultimi anni c' è stata anche una notevole innovazione tecnologica nel settore. E' vero che costano un botto , ma dei piatti a levitazione magnetica che offrono delle performance stellari che mi dici?
duke
Mercoledì 6 Settembre 2017, 22.44.36
46
il vinile non ha rivali.....ha qualcosa che gli altri supporti non avranno mai....un calore che gli mp3 si sognano!peccato la loro fragilita' e i danni che il tempo e l'utilizzo continuo provoca ....il vecchio 33 giri ha un valore aggiunto che fortunatamente in molti stanno riscoprendo!peccato che adesso le ditte che li producono speculano su questa passione ritrovata...basta guardare i prezzi !
klostridiumtetani
Mercoledì 6 Settembre 2017, 19.02.10
45
@SImonFenix che caxxo dici!?
SimonFenix
Martedì 5 Settembre 2017, 22.30.52
44
Per chi compra musica a meno che non portiate avanti una collezione ereditata dai genitori o siate disposti a investire denaro per un impianto di buon livello lasciate perdere il vinile, il suo suono emerge al 100% con un giradischi da 100 euro.
Third Eye
Venerdì 6 Gennaio 2017, 16.30.56
43
L’aumento delle vendite dei vinili è un fatto senz’altro positivo e lo è ancora di più se a determinare un simile risultato sono in particolare i più giovani con delle scelte, diciamo così, atipiche che vanno a cozzare con i trend e le abitudini del momento (ovvero con tutto ciò che la rete riesce a propinarci). Ho il sospetto, però, e la classifica FIMI me lo conferma, che in alcuni casi si vada alla ricerca di feticci da possedere a tutti i costi (emblematiche in tal senso le dichiarazioni di alcuni responsabili di Rough Trade) e che le vendite siano fortemente condizionate dal successo perenne di gruppi rock il cui pubblico è spesso costituito da ascoltatori che si muovono, musicalmente parlando, in territori legati alla musica pop (si tratta dunque, a mio avviso, della celebrazione del mito più che di un interesse generale nei confronti della musica). Per quanto concerne l’ambito strettamente metal, credo che la riscoperta del vinile dipenda fortemente dall’attività svolta da gruppi ed etichette del circuito underground che spesso e volentieri si affidano a questo formato; anzi, non è raro al giorno d’oggi trovare formazioni che pubblicano i propri lavori in formato cassetta. Aggiungo comunque che è il supporto fisico in generale e il suo utilizzo a costituire un fenomeno degno di nota in un periodo come questo dove la smaterializzazione dei dischi la fa da padrone; è il concetto stesso di fisicità che, a mio avviso, deve essere preservato e da cui dipenderanno in futuro i cambiamenti e le evoluzioni che avverranno in ambito metal. In rete continueranno a nascere e a diffondersi servizi di musica on-line e i possibili acquirenti avranno solo l’imbarazzo della scelta; bisogna dunque capire cosa accadrà dall’altra parte, se continuerà appunto ad esserci un’idea di musica altra più in linea con il concetto di arte vissuta a 360°.
Lemmy
Venerdì 6 Gennaio 2017, 14.05.25
42
Beh! niente è eterno in senso materiale, le emozioni invece non muoiono mai.Il problema conservativo, e del "più a lungo possibile" è vecchio e segue precise leggi fisiche, per es. i supporti ottici per compact disck, cinematografici , musicali ecc., la musica viene codificata tramite laser che incide (brucia, burnining) una superficie a specchio, e su precise aree e tratti interesati, con dei microfori, come per similitudine sulle vecchie schede forate, a lungo andare dunque anche i cd, dvd, perdono informazioni piano piano, ma lo stesso accade per i vinili che col passar del tempo i solchi si modificano e si usurano, quindi la questone delle conservazioni dei suoni è ben lungi dall'essere risolta, l'importante rimane il farne buona musica e godersela finchè si può.
Raven
Venerdì 6 Gennaio 2017, 13.37.25
41
Invictus, circa la durata dei supporti ci siamo già espressi anni fa, se non erro, Forse nella serie sulla smaterializzazione che è linkata a questo articolo.
Lemmy
Venerdì 6 Gennaio 2017, 13.26.47
40
@Lambru, certamente , in campo economico, lavorativo e artistico nessuno ha mai dato niente per niente o ha regalato mai qualcosa, tranne questioni di beneficienza, il mio discorso era tuttaltro, intendevo dire che la società degli anni 60-70-80, era tutta un'altra cosa rispetto ad oggi, c'era solo quel modo in sostanza di "sentire" e vivere la società, che non si ripeterà più, c'era il boom economico e al contempo forti fermenti ideologici e di protesta, e ciò si riverberava anche nella musica, era una società diversa , più viva , più appassionata e accesa sui modi di cambiare la società, momenti e situazioni irripetibili, quei fermenti e quelle aspettative e proteste oggi non esistono più, oggigiorno poi visto che i dischi se ne vendono sempre meno vuoi per internet e pirateria , vuoi per la crisi ecc. ecc., questo reimpostato commercialmente ritorno al vinile si tratta solo di un modo come un altro per fare soldi (da chi ne ha), o per alcuni giovani per darsi un senso snob o di sciccheria, rispetto a altri, tranne rai casi di interesse a riscoprire capolavori passati passando per ascolto vinilico, non lo vedo come un ritorno di forma culturale e modo di sentire musica degli anni d'oro che furono, ma una semplice modaiolata passeggera, di cui presto o tardi i giovani soprattutto si stuferanno, mia opinione ci mancherebbe.
InvictuSteele
Venerdì 6 Gennaio 2017, 13.08.26
39
Comunque io non credo che, come hanno detto alcuni, il cd sia un formato freddo, è solo più piccolo rispetto al formato vinile, ma è bello anche lì vedere la copertina e leggere il booklet. Certo che i vinili hanno un fascino tutto loro, ma io continuo a preferire i cd e a comprare solo quelli, molto più pratici e con suoni perfetti. Comunque come ha già scritto qualcuno, l'importante è non separare la musica (arte astratta) dal suo supporto fisico, che sia cd vinile o mc, ma i ragazzini di oggi non sono abituati alla fisicità della musica, per loro è liquida, inconsistente. Vorrei spronare i redattori di Metallized a scrivere un articolo sulla differenza di suono tra vinile e cd, per me nettamente superiore il secondo per resa e per pulizia (ma può essere che mi sbagli) e sulla durata di questi supporti, del tipo che molti dicono che i cd abbiano una vita di circa 50-60 per poi cominciare a smagnetizzarsi, mentre il vinile è eterno. Bo, sono argomenti che mi interessano molto ma non trovo articolo esaustivi a riguardo.
LAMBRUSCORE
Venerdì 6 Gennaio 2017, 10.58.32
38
@Lemmy, anni fa invece i vinili non erano business, nei negozi te li regalavano
Lemmy
Venerdì 6 Gennaio 2017, 10.45.02
37
Questo ritorno al vinile non ha niemte a che vedere a mio parere , su quello che rappresentava sul piano emotivo il vinile molti anni fa ai primordi del rock e del metal, oggi ha uno scopo principalmente di business, di suddividere la domanda e l'offerta per tasche e portagogli, poi si puo' discutere sulla resa sonora, alcuni dicono che alcuni suoni e vocali e strumentali rock metal rendano di più col vinile, che gli da il senso di asprezza e ruvidezza, altri invece dicono che le voci un po più acute e su certi registri squillanti e acuti siano leggermente penalizzate, si rientra nel campo di gusti e sensazioni personali, io i miei vinili storici li uso raramente per non usurarli troppo, e principalmente in presenza di amici o di feste, poi negli anni passati il fattore novità innovazione musicale era un grande sprone ad ascoltare musica di quel tipo in quel modo, poi la innovazione tecnologica e i metodi di registrazione sono andati molto avanti ma la spinta a dire cose nuove nel rock e nel metal è andata in calando, da qui il rimarco dunque per il lato affettivo nostagico e pssicologico su articoli e discussioni di questo tipo, oggi come oggi chi possiede un buon impianto stereo e se la band che dobbiamo ascoltare con i nuovi formati ha fatto una buona ottima produzione, problemi di resa non dovrebbero sussistere.Non credo quiindi di scomodare dati statistici o di buttarla sul lato sociologico conflittuale generazionale di ipotetici sscontri padri-figli, si trand di un trend passeggero, che credo si smorzera' pian piano con gli anni a mio modo di vedere la faccenda.
Gokronikos
Venerdì 6 Gennaio 2017, 10.26.28
36
Alcune osservazioni: 1 Il 99% della gente che compra vinili non li scarta neppure. 2 il suono è più caldo perchè vengono ascoltati attraverso impianti decenti, amplificatori e diffusori di qualità, non casse bluetooth da 20 euro. 3 Il cd è ancora l'80% del mercato, e il supporto migliore in assoluto, alla faccia dei nostalgici. 4 I vinili li compro pure io, perchè sono un nostalgico di un era che non tornerà mai più.
Raven
Venerdì 6 Gennaio 2017, 9.04.08
35
#32 il numero a mio avviso non potrà oltrepassare una certa soglia percentuale, che personalmente stimo attorno al 15/20%, ma certamente la scoperta del "materiale" esiste.
Raven
Venerdì 6 Gennaio 2017, 9.02.12
34
#31 Riccardo, non si tratta davvero di tornare indietro, quanto di rendersi conto che la musica, quando possibile, è fruibile in modi molto più rituali e profondi di quanto si possa fare mediante supporti che ti seguono ovunque e quindi sono mischiati a mille altre cose contemporaneamente.
aggratiss
Venerdì 6 Gennaio 2017, 2.42.49
33
per me è la cipolla.
dr willett
Venerdì 6 Gennaio 2017, 0.32.31
32
Sparo il pippone pseudo psicologico. E se questo ritorno al vinile fosse la reazione inversa al superamento del supporto fisico? Considerando il numero davvero notevolissimo di vendite, mi viene quasi da pensare che un numero considerevole di quei ragazzini che si sono avvicinati al mondo della musica con E-mule e Torrent abbia cambiato rotta, accorgendosi forse che la dimensione materiale del disco effettivamente abbia un valore.
Riccardo
Giovedì 5 Gennaio 2017, 23.20.39
31
Bravo Raven. Gran bell'articolo. Quando si parla di vinile io di solito tiro un sospirone di nostalgia per la mia giovinezza, per quella dimensione "fisica" che il vinile dava e per le ore passate ad osservare le copertine come fossero quadri d'autore. Però, ragazzi, ho comprato obtorto collo il mio primo lettore nel 1988 e 29 anni e quasi 1700 CD dopo, indietro non tornerò MAI PIÙ.
Raven
Giovedì 5 Gennaio 2017, 22.45.26
30
Marcella, e prendilo sto Black Album
venom
Giovedì 5 Gennaio 2017, 22.35.56
29
Il vinile e il miglior formato in assoluto compro solo vinile. Le copertine gli inserti il volergli bene x non rovinarlo e semplicemente un aktro mondo. Cd??? Comodi ma freddi per me il paragone non esiste
draKe
Giovedì 5 Gennaio 2017, 21.51.55
28
vinili mai comprati in vita mia!...quand'ero piccolo dovevo usare quelli degli altri, poi sono arrivate le MC (il peggior supporto mai realizzto) e ho iniziato a duplicare a go go, e infine finalmente il CD con la loro qualità eccelsa...e avendo due soldi da spendere ne ho comprati a quintalate. Oggi il nocciolo della questione è venuto a galla e cioè il fatto che la musica, quindi un qualcosa di non visibile e di non percepibile col tatto, è stata scissa dal suo supporto fisico ovvero l'oggetto visibile e toccabile; il punto è che questo supporto estendeva e completava la musica in sè portandola ad un più alto livello artistico...e oggi si sta cercando di riavere quell'oggetto proprio perchè da un grande valore aggiunto alla musica in esso racchiusa. Quindi la musica digitale per comodità e qualità non ha eguali mentre il vinile, oggetto da feticismo, è il supporto migliore in quanto a dimensioni e ha comunque un'elevata qualità audio per di più di tipo analogico. Quindi in futuro pronostico un continuo aumento di vendite di vinili, acquistati anche solo per la loro artistica fisicità. Forse qualcuno inventerà un supporto fisico con tutte le caratteristiche positive dei vinili e senza quelle negative (il dover cambiare lato, il consumo dei solchi etc...) e forse a quel punto riesploderà il mercato della musica
InvictuSteele
Giovedì 5 Gennaio 2017, 21.39.56
27
Non credo che ai giovani interessi la musica in senso generico, scaricano la playlist del momento e sono contenti così. Il vinile sta ritornando di moda perché i collezionisti lo stanno riscoprendo, ma sono gli stessi che già compravano vinili e cd e supportavano la musica. Io ai concerti che vado a vedere, e sono tantissimi, vedo pochissimi ragazzini sotto i 30 anni, e ciò è un grossissimo problema perché qualcosa si è spezzato e non c'è stato il ricambio generazionale. Nel classifiche ci sono solo vinili di band storiche? Bé per me è un'amarezza, basta Led Zeppelin, basta Pink Floyd, il mondo ha bisogno di nuovi idoli, non si può campare sul passato, ciò significa che siamo messi male davvero. Non sono così ottimista io, il business musicale (ma pure tutto quello artistico, dai libri al cinema) è morta ormai.
jek
Giovedì 5 Gennaio 2017, 20.48.39
26
Vista la mia età posseggo un bel numero di LP, non mi dilungo su com'erano belli quei tempi perché se ne è parlato in altri articoli, qui volevo soffermarmi sul fatto che c'è un ritorno al vinile sostenuto dai giovani. Spero sia una ricerca di una dimensione più umana una voglia di contatto vero con la musica. Certo che il modo d'ascolto cambia radicalmente anch'io ormai mi sono abituato all'ascolto e all'acquisto di musica in formato MP3 per comodità e disponibilità, basta un lettore e ascolti musica ovunque, mentre il vinile mi obbligava a stare in casa, e forse per questo che temo che le vendite di vinile resteranno nella cerchia dei grandi gruppi e grandi successi mentre per le giovani band rimarrà molto difficile la diffusione di questo supporto come detto nell'articolo. altro problema non da poco è il prezzo 30 € per un disco è una tombola visto che in MP3 ne prendo 3.
Galilee
Giovedì 5 Gennaio 2017, 20.23.54
25
Iniziai a comprare dischi alla fine degli anni 80. Non avevo ancora il giradischi e il primo LP che presi fu un disco di Jermaine Jackson. Poi fino al 92 comprai solo vinile, ma senza possedere il giradischi. Me li facevo registrare su cassetta. Poi purtroppo uscirono i cd, con quelle confezioni in cartone improponibili, e io ci cascai, e credo che per almeno 10 anni non acquistai più un vinile. Ricordo anche che il primo cd che presi fu Khaoos dei Pan Thy Moniu, ovviamente senza avere il lettore. Me li facevo registrare da un mio amico su cassetta.... . Ora mi ritrovo una collezione di musica enorme costituita però al 70% da cd, è un po mi spiace. Non che abbia pochi vinili, ma molti dischi ai quali sono troppo affezionato mi dispiace averli sono in quel piccolo formato. Inoltre molte stampe su cd fanno veramente cacare. Anyway ottimo articolo, e non posso che sentirmi felice per questa tendenza. Peccato solo che ormai i prezzi sono per l'ennesima volta esagerati... Vinili rock? Diciamo che quelli si trovavano anche prima; secondo me la cosa più interessante che sta uscendo ora, sono le ristampe di band e artisti R&B , soul , soul funky blues etc appartenenti al mondo nero, che nei 60/70 venivano snobbati e schifati per razzismo. Ora che i tempi sono cambiati, stanno ristampando tutto, e io sto scoprendo un mondo tutto nuovo che non conoscevo, e che molti artisti bianchi e blasonati hanno decisamente saccheggiato. Oltre al fatto che sto scoprendo musicisti e band eccezionali sotto tutti i punti di vista
Marcella
Giovedì 5 Gennaio 2017, 18.15.38
24
Interessantissimo articolo. Lunga vita al vinile! In attesa di vedersi riempire il conto in banca e comprare altri LP (Deep Purple, Pink Floyd e Led Zeppelin II in primis) posso vantarmi di possedere già tutti i Led Zeppelin inclusi in questa classifica? E specifico che il IV è usato e originale: ringrazio il folle che se ne disfò
Rob Fleming
Giovedì 5 Gennaio 2017, 18.09.53
23
Bell'articolo e bell'indagine. Per quanto mi concerne, pur avendo una montagna di vinili, quando ero adolescente ho sempre preferito le cassette. Molto più pratiche: mi consentivano di fare altro, studiare, leggere, anche dormire, senza dovermi preoccupare di girare facciata dopo 20 minuti. Poi son passato al CD. Ma quanto viene scritto in merito al supporto fisico, ai testi, alle fotografie è assolutamente vero. Acquistai Holy Diver e Dream Evil per le sole copertine. In CD sarebbero rimasti lì. E non vi sto a dire quanto ho cercato, senza mai trovarlo, Velvet Darkness They Fear dei Theatre of Tragedy. L'anno scorso trovai dopo quasi tre decenni di ricerche il Greatest Live dei Savoy Brown. L'ho messo su e non è più uscito dal piatto. Ma l'avrò ascoltato sì e no 4-5 volte in un anno. Adesso mi hanno regalato per Natale l'ultimo dei M...e vediamo se sarò più bravo. Purtroppo, diventando "grandi" i tempi per le proprie passioni si diradano ed il vinile non è il supporto più adatto necessitando di cura, attenzione e dedizione.
Metal Shock
Giovedì 5 Gennaio 2017, 17.29.25
22
Che i giovani comprino vinili di dischi che hanno fatto la storia e` un bene se da li partono per scoprire, e sentire, la musica fino ad oggi. Se invece alla fin fine si tratta solo di comprare il vinile feticcio di questa o quella band famosa, allora sara` solo un fuoco di paglia, un moda di qualche anno, che finira` come e` iniziata. Se proprio devo dire la mia, almeno qui in italia, sulle nuove generazioni non ripongo tanta fiducia: esempio, compri il vinile classico e poi vai al.concerto con lo smartphone tutto il tempo a riprendere, invece di godertelo come si faceva un volta, sensato vero?
Vitadathrasher
Giovedì 5 Gennaio 2017, 16.44.02
21
Un diisco è un' opera che va fruita anche come feticcio, semplicemente perchè è compreso di cover, libretto e supporto musicale. Il vinile è il simbolo di tutto questo, da ammirare, da ciancicare e da scoltare, visto che ha un suono intrinsecamente più caldo. L'mp3 è la non musica. Il supporto ideale per chi non ama la musica, per coloro che amano ubriacare il proprio hd. Non si vede, non si tocca e non si sente......bene.
phillives
Giovedì 5 Gennaio 2017, 16.35.20
20
Alcuni anni fa mia moglie mi aveva dato l'ultimatum: "Via tuti sti' dischi che ingombrano e basta. Ascoltali al computer come fanno tutti". Ho resistito e da quando da un paio d'anni. amici e ospiti per casa non fanno altro che lodare e invidiare i mei vinili (anche se di musica per il 90% non gliene frega un cazzo), mia moglie non dice più niente. Anzi, dice che sono bellissimi. Mio figlio poi, adolescente, mi ha detto chiaro e tondo che i dischi dovrò lasciarli a lui quando sarò vecchio e rincoglionito e guai a venderli (mio figlio possiede la bellezza di 10 cd perché, come i suoi coetanei, scarica tutto o ascolta in streaming). Ammetto che qui a Milano da diversi anni i negozi di vinile con l'usato siano sempre pieni mentre i cd languono a prendere polvere., però a me sembra che la massa sia un po' stupida. Lasciando stare la Gran Bretagna dove lì il collezionismo musicale è sempre stato un fatto culturale, a me fa un po' pensare uno che si compera un vinile dei Pink Floyd perché fa figo averlo e magari non ha nemmeno il giradischi per suonarlo. Sembra una moda però è dai anni che questa storia va avanti quindi, personalmente, non parlerei proprio di moda anche se alcuni anni fa credevo lo fosse. Non so cosa pensare. Io continuo a prendere vinili o cd, basta che il prezzo sia basso anche se proprio ieri ho visto un ventenne che si è comperato per 35 EURO!!!!! una copia di Number of The Beast uscita ai tempi. Quasi quasi gli lasciavo la mia per la metà. Il mondo è strano.
Sub zero
Giovedì 5 Gennaio 2017, 16.07.12
19
Amo i vinili e son davvero contento che ci sia una ripresa di vendite anmche perchè da quando ci sono gli mp3 davo per morti sia vinili che cd. Cmq a mio avviso son due modi diversi di ascoltare la musica e sinceramente preferisco i cd, uno, perchè ha un suono più pulito rispetto al vinile e due perchè odio dovermi alzare dal divano per cambiar lato nel bel mezzo dei miei viaggi musicali (soprattutto con album come The wall, dusk and her embrace o antichrist dei gorgoroth). E' come finire la benzina durante un viaggio. Un cd va sempre avanti e anzi volendo puoi ascoltarlo, due, tre volte senza interruzioni. Ma da collezionare son molto più belli i vinili. Alcune copertine son dei veri e propri quadri.
Raven
Giovedì 5 Gennaio 2017, 15.34.54
18
La questione è complessa e dobbiamo considerare che per i vinili nuovi, ormai la masterizzazione viene fatta da originali digitali. Questo, però, esula dall'oggetto di questo scritto che vuole focalizzarsi sulla questione dal punto di vista sociale e sul fatto che la categoria 18-24 stia inaspettatamente trainando il settore. Magari potremmo dedicagli un articolo apposito in seguito
InvictuSteele
Giovedì 5 Gennaio 2017, 15.25.46
17
Ps: Può essere che abbia detto una puttanata. Voi che ne pensate?
InvictuSteele
Giovedì 5 Gennaio 2017, 15.24.03
16
Confermo la resurrezione del vinile e sono contento di ciò, significa collezionismo e ascolto attento della musica. Mi sembra di aver letto giù qualche mese fa che le vendite di 33 giri, negli ultimi due anni, hanno superato quelle del cd. Io però colleziono sono cd, molto più pratici, e comprerò solo quelli. Sollevo una questione: Molti affermano che il suono del vinile sia meglio di quello digitale del cd e che nella registrazione digitale si perdono tanti suoni che invece restano impressi sul disco. Mi sembra un cosa strana, ma può anche essere, tuttavia preferisco la pulizia perfetta del cd rispetto al suono gracchiante della puntina sul 33 giri, che ha un suono sicuramente affascinante e genuino, ma non sarà mai perfetto per via del contatto.
Fabio Rossi (gi� HM is the Law)
Giovedì 5 Gennaio 2017, 14.49.00
15
Frequento abitualmente le fiere del vinile nella Capitale e posso dare una testimonianza concreta del grande ritorno a questo formato. Ho visto gente, anche molto giovane, spendere carte da 100 euro per accaparrarsi qualche prima o seconda edizione di vecchi dischi. Nei negozi dove soddisfo le mie esigenze musicali il vinile ormai si reperisce con più facilità rispetto al CD a conferma della chiara inversione di tendenza. Non tutto però è positivo perché il prezzo di acquisto di una nuova disco è alto (una trentina di 30 euro circa) per cui, nonostante la forte tentazione, non ho ripreso a comprare gli LP. Ho paura di non fermarmi più! PS La cazzata di vendere i dischi per comprare lo stesso prodotto in CD all'epoca l'ho fatta pure io. Me ne sono pentito amaramente!
rik bay area thrash
Giovedì 5 Gennaio 2017, 14.32.45
14
Avendo vissuto sia a torino che a milano non mi posso assolutamente lamentare per quanto concerne la reperibilità dei vinili. Parlo ovviamente degli anni 80. Il problema semmai era la mancanza di pecunia (soldi). Recarsi nel proprio negozio di fiducia era un' esperienza mistica. Era come entrare in un altro mondo. Trovavi il gruppetto di metallari tutti rigorosamente in divisa. Scartabellavi centinaia di vinili. Cercavi le news le ultime sensazioni. Ricordo come ora l' esperienza di guardare le copertine sempre ovviamente a tema. io il personale l'ho trovato sempre molto gentile nei miei confronti e non potevo spendere fortune. Adesso mi rifornisco presso un negozio veramente competente e seguito da appassionati. I dischi che ho sono conservati come reliquie ed è ancora bellissimo guardare le cover .... quasi come fosse la prima volta. Articolo molto bello. Grande Raven.
d.r.i.
Giovedì 5 Gennaio 2017, 13.34.37
13
Infatti il ritorno dei giovani è ottimo!
Raven
Giovedì 5 Gennaio 2017, 13.30.05
12
Questo è un aspetto che ho volutamente trascurato, come ho accennato nel pezzo. Qui mi interessava "dare i numeri" e sottolineare il ritorno dei giovanissimi. Situazione sulla quale riflettere.
d.r.i.
Giovedì 5 Gennaio 2017, 13.27.27
11
Io sono favorevole ad un certo tipo di vinili quelli presi dai master. Ad oggi purtroppo molti vinili, soprattutto ultime uscite, sono copia e incolla di cd con la medesima resa sonora ma con quei 10 euro in più che non ne giustificano l'acquisto. I 180 grammi spesso oggi sono solo specchietti per allodole. I vecchi vinili invece sono una cosa spettacolare!
dr willett
Giovedì 5 Gennaio 2017, 12.51.11
10
Non mi soffermo sulle varie ragioni tecniche per cui un ascoltatore può preferire il vinile al cd (o viceversa!), nel mio caso é bastato vedere la copertina di Rust in Peace in vinile in un negozio di musica ad Amsterdam per capire che, una volta tornato sul suolo italico, sarei caduto nella dipendenza del 45giri. Aggiungo poi che vista la diffusione odierna fortunatamente si sono anche un poco abbassati i prezzi! Ciao!
Fabio Rasta
Giovedì 5 Gennaio 2017, 12.48.38
9
X Metal Shock. Si, ero anche sfortunato ad aver sempre beccato personaggi simili, ma è proprio la mia città che non brillerà mai x accoglienza e calore. Hai mai visto le gag di Turismo in Liguria? Ecco... poi, se porti i capelli lunghi ciao... Un saluto!
Metal Shock
Giovedì 5 Gennaio 2017, 12.36.55
8
@Fabio Rasta: sei proprio stato sfortunato, io quei periodi li ricordo cn gioia. Non solo avevo due negozietti vicino a casa i cui proprietari erano appassinati di rock e metal, ma anche quando mi sparavo trenta chilometri per andare a Torino nei negozi dove andavo ero sempre trattato benissimo (con quello che spendevo!) e devo ringraziare Rock'n'Folk, Maschio e Videomusic per tutto quello che ho trovato e comprato, soddisfando le mie richieste. Detto questo, devo dire che pero` oggi giorno non so` se comprerei vinili nuovi, se non dischi vecchi, perche` sono sempre stato a favore delle tecnologie e quando uscirono i cd, e potei permettermelo, li comprai subito, perche` li ho sempre trovati piu` comodi. I vinili, di cui apprezzo la confezione, a lungo si rovinano, specie quelli con una lunga durata, e poi in macchina come fai? Senza contare che quel suono piu` caldo, oggi con le produzioni moderne non c`e` piu` e tanto vale prendere i cd. Se devo prendere un vecchio disco che mi manca, allora ci penso, ma tante volte i vinili hanno dei prezzi veramente eccessivi, altrimenti compro i cd. La musica digitale va bene se uno vuole farsi un`idea su un disco, come faccio io, ma poi il supporto fisico ci vuole, se no che appassionato sei?
Raven
Giovedì 5 Gennaio 2017, 12.11.39
7
Per inciso, le foto marchiate Metallized di corredo al pezzo, sono di alcuni dei miei vinili personali
Fabio Rasta
Giovedì 5 Gennaio 2017, 11.57.56
6
Io vado contro corrente e non tornerei indietro x niente al mondo, ma ci sono dei validi motivi. Il primo: x comprare uno o più dischi o cassette (e poi CD), dovevo andare in city. Ciò significava perdere un pomeriggio intero tra autobus pieni, puzza di cessi e gente di merda. Secondo il prezzo. quando acquistai il mio primo vinile misi da parte i soldi x 1 cazzo intero di anno. 12500 £ x Killers. Una fortuna. Quando acquistai l'ultimo CD, il negoziante voleva il prezzo pieno (mi pare 32 euri) x dischi usciti negli anni '70. Terzo motivo: proprio i negozianti. Avvoltoi senza senso, con una immotivata e spiccata avversione x i giovani cappelloni. Scorbutici e supponenti i migliori, falsamente cortesi ed estremamente infidi gli altri, non ti avrebbero levato 1 centesimo nemmeno se gli svuotavi il negozio. Come tutti i commercianti poi ti dicevano palle tipo "L'ho finito" o "Mi deve arrivare". E ancora "ripassa tra..." e quando ritornavi un altra palla. Sarò stato sfortunato ma nella mia città facevano tutti capo all' una o all'altra tipologia. E si che io sono un tipo educato ma, a parte forse uno o due, li avrei sgozzati tutti! X concludere sono contento che siano spariti, x me possono morire di fame. E' quello che si meritano dopo aver sputato a chi gli portava da mangiare. Scusate lo sfogo. Ce lo avevo dentro!
Terzo menati
Giovedì 5 Gennaio 2017, 9.08.30
5
Già cercare un cd fisico in un negozio, se c'è, e' un'esperienza asettica e frustrante, mi immagino quelli che contano i giga sugli hard-disk. In effetti tutto ciò che girava attorno al 33, le vetrine, lo scartabellare, i preascolti, lo strofinare sui jeans il cellophane per farsi un solco con l'unghia e uscire la busta interna...insomma una vera esperienza mistica. Non credo sia possibile ricrearla ora
Raven
Giovedì 5 Gennaio 2017, 8.54.22
4
@lAMBRU: a mia memoria io non ne ho mai rotti, ma ricordo mio fratello più piccolo distruggere la collezione di 78 giri anni 30 di una vecchia zia e mio figlio giocare con un pezzo di 7th Son "asportato" dal vinile @ Terzo, quelle sensazioni sono proprio ciò che i CD non possono trasmettere @ R Rainbow: la "stanzialità" è proprio ciò che limiterà comunque il ritorno del vinile in un'epoca in cui non è più concepibile, tuttavia la tendenza è chiara è va valutata con tutte le sue implicazioni. Inoltre, anche se non ho approfondito la questione per non allargare troppo il pezzo, suppongo che -seppur in misura minore- il ritorno del vinile implichi anche quello dei nastri. PS: dimentichi le ferro-cromo
Red Rainbow
Giovedì 5 Gennaio 2017, 8.45.22
3
Grandissimo Raven, come sempre fantastico negli excursus storico/sociologici... Personalmente sono tra i sorpresi da questa resurrezione, al di là di qualche ovvia e prevedibile resistenza di nicchia sono infatti sempre stato convinto dell'impossibilità di un ritorno del vecchio vinilone a fasti commercialmente apprezzabili. La cosa che mi colpisce di più è che il vinile implica per definizione un ascolto della musica, per così dire, "stanziale" e che cozza quindi con la vulgata comune che vuole la "Generazione Y" marinettianamente devota alle fruizioni mordi e fuggi. Vedremo se sarà un fenomeno duraturo, nel frattempo però conservo come reliquie anche i miei lettori MC, perchè (da coetaneo di Raven) non posso rinnegare il fascino di un eventuale ritorno dell'altro grande pilastro ottantiano, Normal, Chrome o Ferrum che sia... Chissà, dovesse mai venirmi a trovare un nipote...
Terzo menati
Giovedì 5 Gennaio 2017, 8.40.53
2
Sono cimeli. Io raramente li metto su, un po' per pigrizia, un po' perché il poco tempo da dedicare alla musica solitamente lo dedico alla roba nuova. Comunque e' bello conservarli, con le loro ferite e rughe segni di usura inevitabile, ricordando le emozioni che si provavano all'acquisto, l'odore, le sensazioni al tatto, rituali quasi sessuali. Quello a cui sono più legato e' dont break the oath, ne ho due copie, uno quello che comprai nel 1984,e l'altro comprato nel 90 in negozio da Michael denner e autografato da lui. Bei tempi
LAMBRUSCORE
Giovedì 5 Gennaio 2017, 7.54.43
1
Articolo molto interessante, complimenti a Raven. Il mio amore per il vinile nasce da piccolissimo, quanti dischi di mio padre o dei miei zii ho rigato, con queste manacce da bimbo turbato già all'epoca. Quante bacchette ho rotto , tentando di "suonare" sul pavimento, ascoltando i dischi dei Beatles. Ovviamente adesso, quelli che ho, li tengo come dei cimeli, nessuno me li deve neanche sfiorare..
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