Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Helloween
United Alive in Madrid
Demo

Freakings
Rise of Violence
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

17/10/19
MAESKYYRN
Interlude

17/10/19
SHRINE OF INSANABILIS
Vast Vortex Litanies

17/10/19
BREAK ME DOWN
The Pond

17/10/19
SHRINE OF INSANABILIS
Vast Vortex Litanies

18/10/19
SECRET CHAPTER
Chapter One

18/10/19
INFECTED RAIN
Endorphin

18/10/19
PSYCHOPUNCH
Greetings from Suckerville

18/10/19
DEEZ NUTS
You Got Me Fucked Up

18/10/19
HOLY SERPENT
Endless

18/10/19
UNAUSSPRECHLICHEN KULTEN
Teufelsbücher

CONCERTI

16/10/19
BLACK FLAG - ANNULLATO
Magazzini Generali - Milano

16/10/19
SLEEP
TPO - BOLOGNA

16/10/19
A PALE HORSE NAMED DEATH
LEGEND CLUB - MILANO

17/10/19
BLACK FLAG - ANNULLATO
Teatro della Concordia - Torino

17/10/19
THUNDERMOTHER
LEGEND CLUB - MILANO

18/10/19
BLACK FLAG - ANNULLATO
ORION - ROMA

18/10/19
PINO SCOTTO
STAMMITCH TAVERN - CHIETI

18/10/19
TIDES FROM NEBULA + GUESTS
HT FACTORY - SEREGNO (MB)

18/10/19
STAGE OF REALITY + NEW DISORDER + WHITE THUNDER
TRAFFIC LIVE - ROMA

18/10/19
SHORES OF NULL + SEDNA
BIKE BAR CINETICO - CERVIA (RA)

TIGERSUIT FEST 2 - Baracche Ribelli, Molfetta (BA), 27/01/2017
03/02/2017 (1012 letture)
Sarebbe potuto sembrare un qualunque freddo venerdì sera di fine gennaio alle Macerie di Molfetta, ma ci ha pensato il caliente e devastante sound degli spagnoli Bellako, insieme ai co-headliner italiani One Shall Stand e le tre band locali Over Clouds Corruption, For the Sake of Us e Venere, a riscaldare gli animi degli astanti e a dare fuoco alle Baracche Ribelli.

Ebbene sì, la Tigersuit Collective ha colpito ancora e ha fatto segno, organizzando egregiamente la seconda edizione del Tigersuit Fest e proponendo una serata a base di metal hardcore in tutte le sue sfumature. Ad aprire tre band baresi e gruppi di testa due co-headliner di eccezione: gli italiani One Shall Stand e direttamente dalla Spagna, i Bellako, incredibile realtà della scena hardcore iberica.
I Bellako sono approdati per la prima volta in terra italiana grazie alla magnifica idea della Tigersuit e di altre due associazioni del Sud italia –la CBC Records da Caserta e la SBS Family da Cosenza- di unire le forze per poter organizzare mini tour di band straniere in Puglia, Campania e Calabria, nel così ribattezzato South Italy Bermuda Triangle. Questa è davvero un’ottima trovata, una vera ventata di aria fresca che ci fa ben sperare per un susseguirsi di concerti interessanti in zona.
Per ciò che concerne la location, le Macerie-Baracche Ribelli di Molfetta non sono il luogo più confortevole sulla faccia della terra se si è poco aperti mentalmente, ma i gestori di questo collettivo sono sempre a disposizione per supportare la scena underground e consentire alle band di suonare ed esprimersi. L’apertura delle porte è alle 8 e, al mio arrivo intorno alle 9, un discreto numero di persone è già pronto nei pressi dello stage per l’inizio.

VENERE
Onere ed onore di aprire le danze spetta a questa band di giovanissimi (età media 18 anni) ma tostissimi ragazzi che riescono a colpire fin da subito.
Il loro è un metalcore moderno d’impatto, con accenni di post-hardcore, djent ed esplosioni deathcore, cambi di tempo e tecnicismi: nel complesso composizioni assolutamente non semplici da suonare, ma loro a parte esser penalizzati da qualche problema di settaggio dei suoni se la cavano alla grande, con una performance grintosa che scatena già il primo pogo. La mediamente gremita folla si fomenta grazie alla potenza dei breakdown e della voce straordinaria del singer Dario, all’apparenza un ragazzo pacato ma che appena toglie gli occhiali e sale sullo stage –manco fosse un moderno Superman del metalcore- tira fuori i superpoteri e un’aggressività e una tecnica canora strabiliante, degna del miglior frontman. Volano screaming e growl al tritolo sulla stimolante base strumentale, ma è soprattutto il famoso “BREE BREE BREE” che viene richiesto a gran voce dal pubblico, fino a quando lui non vi si cimenta fra una canzone e l’altra con sommo entusiasmo degli astanti. Insomma i The Suckerz hanno proprio ragione: la gente non è contenta senza il PIG SQUEAL.
È proprio durante la prima violenta ondata di moshpit che mezzo bicchiere di birra mi viene versato disgraziatamente addosso. Tuttavia non piangiamo sulla birra versata e mentre mi ricompongo nelle retrovie non perdo di vista questi 5 ragazzi che con potenza, idee entusiasmanti e ottima esecuzione hanno degnamente aperto questa incredibile serata facendoci soprattutto capire che dobbiamo assolutamente puntare sui giovani.

FOR THE SAKE OF US
Breve cambio palco (che dedicherò a intervistare certi Bellako), e i For The Sake of Us si approntano a incominciare, riuscendo a cambiare immediatamente i feeling della serata. I nostri si definiscono una band “whatevercore”, e in effetti nella loro musica troviamo una riuscita commistione di hardcore in vari stili, metalcore, emotional core e post hardcore con una preponderanza verso quest’ultimo. è arrivato il momento più interiore della serata: badate bene, i ragazzi sono comunque estremi ed energetici, ma ciò che più colpisce della loro performance sono l’intensità e l’emozionalità commiste alla rabbia: quel tipico raschiare dentro l’animo che è legato proprio a questi generi, alla loro melodia e ai loro suoni intimi ma aggressivi. Il singer Francesco ha uno screaming su una frequenza che sembra provenire dal profondo e alterna momenti in cui si apre al pubblico e canta unendosi alla piccola folla davanti allo stage ad altri in cui si chiude a cantare verso i suoi colleghi. Tutto ciò insieme con le parti di cantato pulito contribuisce all’aspetto introspettivo dell’esibizione, che si va ad unire e ad avvicendare con una veemenza amara e graffiante. Sarà per questo che il pogo non prende molto piede durante la loro prestazione, ma in ogni caso “qualunque core” facciano i For the Sake of Us, a noi piace moltissimo e ci piace il loro modo di spaccare.
Molto d’effetto la cover Wake the Dead dei Comeback Kid.

OVER CLOUDS CORRUPTION
Altro breve cambio palco e le cose cominciano a farsi ancor più serie dentro il tendone delle Macerie: gli astanti aumentano esponenzialmente e tocca agli Over Clouds Corruption scaldare la situazione e preparare il terreno per i co-headliner. Posizione di favore che i nostri si meritano fin dalla prima, esplosiva canzone Ill Sun. Questi ragazzi suonano con fierezza, hanno carisma e presenza e tengono un profilo alto per tutta la performance (a parte qualche problema di volumi che si ripresenta): la gente ne è entusiasta e ha voglia di divertirsi, sicché nella sala si scatena il delirio.
Il singer Roberto ha un growl e uno screaming con una potenza sbalorditiva: essa sarà mantenuta senza defaillance –con tanto di pose teatrali- per tutta l’esibizione e insieme con l’impatto strumentale e i breakdown possenti ispirerà moshpit scatenato e persino coreografico nel momento in cui i più audaci si cimenteranno nella famosa “Canoa”.
Quello degli OCC è vero melodic metalcore, brillante e nostalgico che ci riporta alla decade d’oro del genere, con una forte dose di melodia, sdoppiamento di chitarre ritmiche, breakdown complessi ed evidenti influenze swedish death.
Sara’ anche a questo che i ragazzi vogliono far tributo scegliendo come cover una colorita e efficacie versione di Back Burner degli August Burns Red: e via all’ennesimo scatenamento, mentre il microfono viene condiviso con i presenti e soprattutto con un redivivo Dario dei Venere che fa la sua parte in un magnifico momento di fratellanza.
Conclusione in bellezza con il loro singolo di debutto Crucify Your Heart, perfetta chiusura con la sua potenza melodica che piano piano si dissolve in un outro digressivo e melanconico.
Gli Over Clouds Corruption danno insomma la botta di adrenalina che servirà a scatenare l’inferno non appena i co-headliner saliranno sul palco.

ONE SHALL STAND
Altro breve cambio palco (e qui parte il plauso per i ragazzi dell’organizzazione per la celerità) ed è il turno di un orgoglio dell’Italia HC, da Caserta con furore gli One Shall Stand.
I ragazzi hanno appena pubblicato il loro nuovo album Taking Your Try to Fail Me Into Your Grave e sono pronti a far scatenare le folle con il loro mix esplosivo di hardcore old school e primo metalcore, in una commistione particolare che vede la celebrazione degli stilemi classici di tali generi con l’aggiunta di enorme freschezza e frenesia compositiva, idee brillanti e una certa dose di trivialità che non fa mai male.
Cosa dire di questi ragazzi se non che sono selvaggi, scatenati, pazzi, casinari, il tutto ovviamente nel miglior senso dei termini e del tutto apprezzato dai presenti: gli One Shall Stand hanno un’autentica ed invidiabile attitudine hardcore punk, nell’atteggiamento e nella musica e il pubblico semplicemente ci sguazza.
Il moship e il pogo sono definitivi nella stanza ormai talmente piena che a malapena mi riesco a far largo per scattare qualche foto e ancor più a malapena riesco a non cadere rovinosamente al centro della bolgia, nel quale finalmente si vede il primo stage diving della serata.
Gli One Shall Stand sono assolutamente coinvolgenti grazie ai riff ipnotici down tuned del chitarrista Ando ma soprattutto grazie alle due voci che si alternano in botta e risposta di growl, screaming e voce pulita e si uniscono a inneggiare, con apice quando entrambi si cimentano in un crowd surfing doppio. E mentre –non senza un velo di invidia- cerco di immaginare quanto sia bello cantare da lassù, nella stanza il macello prosegue senza sosta. Ma soprattutto lo squalo volante gonfiabile, mascotte ufficiale della Tigersuit, è finalmente tornato a volare sulle nostre teste.
I due cantanti intrattengono il pubblico, si tolgono le maglie, ringraziano gli organizzatori, spiegano come a volte siano proprio le voci più piccole quelle che hanno le cose più importanti da dire, ricordando quando sia essenziale che le realtà underground lottino per esprimersi e continuino a crederci. Loro per primi ci credono davvero e si vede, si sente, lo spirito è quello giusto ed è semplicemente bellissimo.
Ho avuto per l’appunto l’occasione di chiedere ai ragazzi cosa ne pensino della scena metal hardcore italiana attuale:

“Secondo noi la scena italiana degli ultimi due anni si è risvegliata, c’è stato un ricambio generazionale che ha dato spazio anche a nuove organizzazioni e a nuovi collettivi, rilanciando allo stesso tempo chi era attivo già da prima. C’è tanta voglia di fare e di esprimersi, tante realtà di tante regioni di Italia che si mettono sempre più in gioco, anche se non si può parlare di una vera e propria "scena metal hardcore": siamo più un folto gruppo di persone sparse in Italia che pur non avendo un genere di base in comune, che sia l'hardcore, o lo screamo, o il metal, portano avanti un discorso di passione, dedizione e attitudine. È proprio questa disomogeneità il motore di tutto questo, e la nostra forza.”

Tornando alla performance, i picchi li vediamo sui pezzi Beautiful Day cantato a gran voce dal pubblico, (il cui video/party in piscina con donne prosperose è disponibile su youtube, ci ricordano i cantanti), la divertentissima Action Man e chiusura in grande con Forever Standing: per quanto ci riguarda gli One Shall Stand possono rimanere sul palco a suonare per sempre, a noi può fare solo piacere.

SETLIST ONE SHALL STAND
1. BLK/TWR
2. A Place Inside My Head
3. Beautiful Day
4. Action Men
5. Speak
6. We’re Desolated
7. Forever Standing


BELLAKO
Sono già pronta sul fronte dello stage nella speranza di occupare un posto dignitoso per tutta la prossima performance -ma ben consapevole che qualcosa di molto prorompente mi farà inevitabilmente spostare- mentre i nostri mariachi d’eccezione approntano la loro strumentazione. Calano infine le luci, parte l’intro Planta Madre (e tale “pianta” il cantante la chiederà ai presenti più volte fra un pezzo e l’altro) e nel giro di un minuto il tendone delle Macerie si trasforma in un vero e proprio circo, con tanto di saltimbanchi e acrobati.
I Bellako sono semplicemente esotici. Si sente che portano nella loro musica, nella loro energia, nella loro attitudine un‘influenza folkloristica (nonostante si stia parlando di hardcore) e che portano i loro personali feeling per condividerli con noi. Diversi, caleidoscopici, saltano, moshano, fanno facce mostruose mentre suonano (soprattutto il bassista), si buttano a terra senza che l’approccio tecnico musicale ne risenta, forti del loro hardcore punk potentissimo misto a groove/post-thrash metal e beatdown che ispira il pogo allo stato brado.
Anche loro in questo mini-tour presentano l’ultimo full length Extinction e da esso proporranno una serie di pezzi in maniera distruttiva e furiosa ma accurata, prima su tutte la canzone d’apertura El Nieto in cui il 90% dei presenti perde definitivamente il controllo (e io, come previsto, mi sposto al sicuro al lato dello stage).
Il cantante Rober ha un growl al fulmicotone che trascina e sparge inferno tutto intorno: a ciò contribuiscono anche i petardi –innocui- che vengono fatti esplodere a caso in mezzo ai piedi dei presenti (si presume a opera dei geniali e ormai promossi a idoli One Shall Stand), dando l’impressione di trovarsi a una mirabolante festa di paese o qualcosa del genere.
Fra una canzone e l’altra il frontman chiede a gran voce i circle pits che non esitano a formarsi ripetutamente e sotto il suo aizzamento a diventare sempre più veloci: come un buco nero risucchiano al proprio interno qualunque cosa o persona vi si avvicini. Ipnotici, sublimi, ammalianti circle pits nei quali anche io mi vorrei gettare se non fosse che la paura di una prematura dipartita supera qualunque altro sentimento.
Richiesto a gran voce e accompagnato da boato d’approvazione il pezzo Humo, molto noto al pubblico in quanto videoclip ufficiale, breve ma intenso come un pugno in faccia. Nel frattempo lo squalo volante della Tigersuit (ci si domanda perché uno squalo e non una tigre volante) continua le sue peregrinazioni e visite al soffitto mentre i Bellako si scatenano, si buttano a terra, si fanno largo fra il pubblico trascinando i lunghissimi jack e mettono le basi per un fantastico, ormai necessario e inevitabile Wall of Death, nell’anfiteatro delle Macerie e coi guerrieri del pogo.
Epicità quando Rober chiede al pubblico di cantare e danzare con lui e cominciando a girare su sé stesso suonando una nacchera immaginaria si cimenta in uno strano e brevissimo canto popolare di gola, in un momento di puro, folkloristico divertentismo.
Questi ragazzi sono talmente fantastici che dopo tutto il macello creato ci concedono pure l’encore, senza dimenticare che nell’essere casinisti i nostri suonano con estrema dignità e preparazione e non ci fanno mancare contenuti importanti. Ho avuto modo di porre qualche domanda a Rober e Neto

Valeria di Chiaro: Ditemi qualcosa riguardo il vostro monicker – Bellako- in spagnolo vuol dire qualcosa di simile a “mascalzone” . C’è un significato o una storia dietro la scelta di questo nome ?
Rober e Neto: Sì, il significato del termine è più o meno quello e vuole rappresentare il nostro modo di vivere le performance e il nostro stile sul palco. Insomma on stage sembrare dei ragazzacci violenti, ovviamente ciò non vale fuori dal palco e dall’esibizione! (ridono)

Valeria di Chiaro: So che ieri avete suonato a Caserta e che questa è la vostra prima volta in terra italica: cosa ne pensate della scena hardcore italiana? Conoscete qualche band, vi piacciono le vibrazioni e la gente qui?
Rober e Neto: Italia e Europa in generale sono davvero differenti dalla Spagna: in confronto la Spagna sembra l’Africa, non abbiamo una vera e propria scena..qui la gente sente davvero la musica, segue davvero le band e le supporta. Abbiamo visto che le persone a questo evento sono arrivate un’ora prima dell’inizio, questo per noi è stato strabiliante! In Spagna la scena sta provando a crescere, però non c’è ancora un vero e proprio seguito o supporto, c’è ancora molto da fare.

Valeria di Chiaro: Questo ha a che fare con la mia terza domanda che riguarda per l’appunto il metal hardcore e l’underground in Spagna, quali sono le band più importanti, com’è il pubblico?
Rober e Neto: L’hardcore non va moltissimo in Spagna..diciamo che è difficile fare sold out a un concerto. Fra le band diremmo Brothers Till We die, Angelus Apatrida.. e come band internazionali di sicuro i Crysix, fantastici. Per quanto riguarda la gente ai concerti, è attiva ma non quanto qui!

Valeria di Chiaro: Ultima domanda, banale ma sempre molto significativa: qual è la band che ha ispirato di più il vostro lavoro e il vostro stile musicale?
Rober e Neto: Sono stati gli Anal Hard, una band hardcore underground di Masnou (vicino alla nostra città d’origine, Matarò) ma piuttosto nota e attiva in zona.. loro sono stati i massimi esponenti delle nostre influenze.

Valeria di Chiaro: Grazie di tutto ragazzi, ci vediamo nel moshpit!


….ed ebbene, ci siamo visti nel moshpit. Un moshpit devastante che ha fatto divertire e scatenare tutti. Insomma, i Bellako grazie alla loro preparazione musicale, alle loro scelte sceniche, alla loro prorompente e contagiosa solarità e alla loro indescrivibile potenza hanno lasciato il segno qui in Italia e hanno preso senza dubbio un posto d’onore nel nostro cuore hardcore.
Ciliegina sulla torta di una serata ricchissima al quale è stato difficile rendere giustizia a parole, che ancora una volta ci ha ricordato quanto sia necessario e costruttivo supportare l’underground, che alla fine dei conti è la base da cui partiamo tutti.

SETLIST BELLAKO
1. El Nieto
2. A Fallo
3. Pollos
4. Extinction
5. El Nombre
6. Al Infierno
7. Manon Arriba
8. Humo
9. Has Venido
10. Infected
11. Whiskey
12. Posesion
13. Finde


Este Mundo es de Locos no quiero ver la realidad.



IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Locandina
ARTICOLI
03/02/2017
Live Report
TIGERSUIT FEST 2
Baracche Ribelli, Molfetta (BA), 27/01/2017
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]