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WAR ZONE III: NATIONAL SUICIDE + HATEWORLD + ASHMODAI - Padiglione 14, Collegno (TO), 4/3/2017
08/03/2017 (553 letture)
Giungo al locale con ampio anticipo, tanto è vero che le tre band in cartellone stanno ancora montando la strumentazione e l’attrezzatura necessaria per il concerto, ma poco importa, visto che essendo in buona compagnia, l’attesa dell’inizio dell’evento scorre via veloce tra chiacchiere, qualche birra e del buon cibo. Nel locale c’è un clima rilassato ed amichevole che anticipa il mood dell’intera serata, quasi da grande festa thrash.

ASHMODAI
Gli Ashmodai salgono sul piccolo palco del Padiglione verso le 22:30. Per loro è un concerto piuttosto speciale, dal momento che debuttano dal vivo per la prima volta e per questo suonano concentrati e determinati. A livello sonoro potremmo dire che sono una reincarnazione dei vecchi Taste Revenge, (dei quali il chitarrista Valerio Fumarola e il cantante John Prisco alla voce ne sono i reduci dopo lo scioglimento) ma decisamente più incazzati e furiosi. I ragazzi suonano solo cinque pezzi, tutti all’insegna di un thrash metal moderno, allo stesso tempo sia tecnico che pestatissimo. Le performance migliori sono senza dubbio quelle dei due chitarristi Valerio Fumarola e Alessandro Gagliardi (già attivo nei torinesi Manhunt) capaci di pregevoli assoli e spunti interessanti nei riff e ovviamente la voce del già citato John Prisco, capace di una buona versatilità tra il cantato in pulito e parti (sporadiche) in growl. Gli unici due difetti della loro esibizione sono imputabili ai suoni, per via del basso fin troppo basso (scusatemi il gioco di parole) coperto dalle chitarre e dalla batteria e soprattutto il problema tecnico alla grancassa che ha accorciato di netto la performance dei ragazzi. Tirando le somme gli Ashmodai ci sanno fare e hanno un buon margine di miglioramento. Aspettiamo solo il debutto in studio per trarre ulteriori conclusioni.

SETLIST ASHMODAI
1. Ashmodai
2. Slaughter Game
3. Raphael
5. Solomon’s Death (part 1)
6. Solomon’s Death (part 2)


HATEWORLD
Dopo il consueto cambio di palco e l’ennesima birra presa al bancone del bar, tocca agli Hateworld ad andare in scena. Sin dalle prime battute l’atmosfera è subito calda e vi è una buona affluenza di pubblico, che gremisce in poco tempo lo stretto spazio del locale. La musica del gruppo attinge a piene mani dal thrash statunitense di stampo old school, rifacendosi a nomi come Testament e Slayer in primis e, in misura minore anche a certe cose dei Forbidden (per esempio gli acuti sporadici nella voce di Felix Liuni) e a certe soluzioni melodiche alla Iron Maiden. Il loro è uno show compatto e ben rodato grazie ad un’attività live nel sottobosco underground molto intensa e stasera non ha fatto eccezioni. Anzi, ad essere sinceri c’è stato spazio anche per diverse sorprese. Difatti gli Hateworld non hanno soltanto presentato i brani contenuti nel loro primo album, intitolato Mass Deception, ma hanno lasciato spazio anche a nuove composizioni inedite come l’iniziale Timescape, Don’t Care I have a Gun, la slayeriana The Insane e Mother Gaia, che non hanno certo sfigurato col materiale più datato e anzi, hanno dimostrato una maggiore maturità compositiva. Per il resto i momenti salienti della show degli Hateworld sono ascrivibili all’esecuzione di pezzi come Another Holocaust, dove ha fatto la comparsa la “mascotte”della band, Mr. Pain e la successiva Cospirazione, un pezzo in italiano contente un’aspra invettiva verso pratiche che stanno uccidendo la musica dal vivo come il pay to play. Il pubblico sembra aver apprezzato particolarmente lo spettacolo dei nostri visto il pogo sfrenato che durerà per tutto lo show e che s’intensificherà parecchio durante i National Suicide. L’unica pausa che il gruppo si prende è motivata dall’estrazione della lotteria, che come premio vede un paio di dischi della band in questione e poi del vinile e del nuovo full length degli headliner. Anche per gli Hatewold tirando le somme si può dire che la resa live è più che soddisfacente: i pezzi scorrono piacevolmente, hanno una proposta non originalissima, ma suonano con una buona tecnica e soprattutto con passione. Mi sento di consigliarli caldamente, perché non è detto che non possano regalarci qualche bella sorpresa in futuro.

SETLIST HATEWORLD
1. Timescape
2. Natural Disaster
3. Behind the Mask
4. Another Holocaust
5. Cospirazione
6. Don’t Care I have a Gun
7. They Live… We Sleep
8. The Disease
9. Mother Gaia
10. The Insane


NATIONAL SUICIDE
Passata di nuovo la consueta manciata di minuti per il cambio palco, ecco calcare le assi di legno dai National Suicide che come già detto all’inizio dell’articolo si esibiscono in trasferta nel capoluogo piemontese per la prima volta. I ragazzi, molto carichi per via dell’occasione fin da subito mettono a ferro e fuoco il locale grazie alla loro attitudine diretta, ma al tempo stesso festaiola, riuscendo così a suscitare l’entusiasmo del pubblico, che per tutto il concerto non smetterà di sostenere la band, oltre a scatenare un pogo incessante e tutto sommato abbastanza violento. Tuttavia a vincere a mani basse sono state le canzoni: un pugno di pezzi in puro stile old school thrash, che vedono come principali ispiratori nomi come Exodus e soprattutto i newyorkesi Overkill ( inevitabile il paragone della voce del cantante con quelle di Souza e Ellsworth) suonati con grande perizia tecnica e passione. I pezzi proposti spaziano tra i brani dei due album e tra i momenti migliori del concerto citerei l’iniziale The Old Family is Still Alive, Nu Posers Don’t Scare Anyone, il singolo I Refuse to Cry e l’intensa cover degli Exodus A Lesson in Violence e la conclusiva Sucks ‘n’ Artillery. Peccato solo per il taglio netto della della loro esibizione, che li ha visto menomati di due pezzi in scaletta, più che altro perché solitamente questi concerti non hanno durate considerevoli e soprattutto perché i National Suicide erano gli headliner della serata e per giunta in trasferta.

SETLIST NATIONAL SUICIDE
1. The Old Family is Still Alive
2. No Shot, No Dead
3. Nu Posers Don’t Scare Anyone
4. I Refuse to Cry
5. A Lesson in Violence
6. Guitar Solo
7. Nobody’s Coming
8. Fire at Will
9. Sucks ‘N’ Artillery



In conclusione, nonostante i disguidi tecnici e al brutale taglio delle scalette, la serata è stata gradevole. Si sono difatti esibite band di buon livello capaci di scrivere canzoni che nonostante si ispirino palesemente al sound della vecchia scuola del thrash, tuttavia hanno avuto la capacità di attirare l’attenzione del pubblico, che in verità è giunto abbastanza numeroso, sebbene la serata fosse incentrata su band dell’underground italiano più profondo. Anche il Padiglione 14 ha retto bene la quantità di pubblico, pur avendo il solo difetto di essere fin troppo stretto e di risultare un po’ soffocante, soprattutto con un pubblico particolarmente agitato come quello di stasera. Alla fine del concerto, abbiamo anche avuto modo di scambiare alcune parole con Alberto Castelli degli Hateworld, che con disponibilità si è prestato a rispondere ad alcune delle nostre domande.

Papi: Ciao ragazzi, benvenuti su Metallized! Per prima cosa direi di iniziare parlando un po’ della storia degli Hateworld. Potete farci un breve riassunto dalla formazione ai giorni nostri?
Alberto Castelli: Ciao a tutti ! Gli Hateworld nascono a Torino nel 2007 per mano di Vincenzo Ianniello ed Enrico Cairola, all'epoca vicini di casa. I due cominciarono a comporre dei pezzi alla chitarra e alla batteria, e nello stesso anno reclutano al basso Alberto Castelli, che dopo varie prove decise di dare un nome alla band, scegliendo fra gli altri Hateworld. Dopo un po' di tempo passato alla ricerca di un cantante, Tobia Rossetti entrò nella band, incontrato per caso da Vincenzo in un negozio di strumenti, così Enrico passò alla seconda chitarra e Tobia diventò il nuovo batterista. Dopo svariate prove con diversi cantanti della zona, alla voce venne reclutato Mirko Macchia, che completò la formazione torinese. I cinque componenti della band cominciarono a lavorare finalmente sui loro pezzi, portandone circa una decina per i palchi di Torino e, nell'ottobre dello stesso anno, incisero negli studi di registrazione Blu Musica della città, il loro primo EP di quattro pezzi intitolato Another Holocaust. Dopo una piccola serie di concerti di supporto alla fresca registrazione, Tobia decide di lasciare la band, ed Enrico ritorna alle pelli; di lì a poco anche Mirko lascia la band per far posto a Sergio Vinci, voce con esperienza alle spalle. Con questa formazione di quattro elementi, la band riprende a suonare in giro per il torinese e sembra sulla buona via per riprendere le attività, ma per una serie di motivi Sergio abbandona il gruppo. Rimasti nuovamente in tre, i membri originari degli Hateworld prendono un periodo di pausa, che sfocerà con un altro abbandono, quello del co-fondatore Enrico per via di motivi personali. Decisi a non abbandonare il progetto, Vincenzo ed Alberto proseguono con la band reclutando Andrea Sannino alla batteria e col ritorno di Sergio alla voce la band si ricompone. Successivamente Massimo Ventura, già componente dei Manhunt, entra nella band come seconda chitarra, completando la formazione da cinque elementi, e riprende i concerti nella zona del torinese. La band sembra consolidata, decisa e vicina alla registrazione del disco, quando per divergenze e motivi personali, Sergio abbandona nuovamente la band. Dopo qualche mese di inattività, il gruppo trova Felix Liuni, cantante e fondatore dei thrasher Brain Dead, alla voce e ricomincia a calcare i palchi di Torino e provincia, tra cui spiccano date con gli storici Fil di Ferro e In.Si.dia. Il 2016 è un anno decisivo per la band, infatti fra i mesi di marzo e maggio i 5 thrasher registrano presso gli studi D.L.D production di Torino, il loro disco di debutto, intitolandolo Mass Deception. Pochi mesi dopo firmano con l'etichetta indipendente Earthquake Terror Noise.

Papi: Parliamo del vostro album di debutto Mass Deception. Stilisticamente sono molto forti i richiami alle band principali della Bay Area e in parte alla NWOBHM. In particolare, quali sono i nomi che vi hanno maggiormente ispirato?
Alberto Castelli: Diciamo che siamo sempre stati molto ispirati dalle band storiche come Megadeth, Slayer, Metallica, Exodus, Testament e anche i Maiden.

Papi: Durante la lavorazione del disco che approccio avete usato? Siete arrivati in studio con materiale già pronto o avete preferito lavorare su delle idee sulle quali poi avete costruito delle canzoni?
Alberto Castelli: Vista la travagliata storia della nostra band siamo arrivati in studio con dei pezzi già all'attivo da diversi anni. Abbiamo lavorato su quelli arricchendoli dove mancavano e una prova è sicuramente la track Hateworld, che con l'arrivo di Massimo è stata elevata proprio come avevamo immaginato all'inizio quando era ancora in fase di scrittura.

Papi: Leggendo i testi di brani come Natural Disaster o They Live… We Sleep emerge fin da subito una spiccata attenzione per temi d’attualità come la salvaguardia dell’ambiente o cieco bisogno del consumismo. Potete dirci di più al riguardo?
Alberto Castelli: Come appunto si può capire da questi testi, le tematiche della band sono centrate sul rispetto del nostro pianeta, che l'uomo invece non ha minimamente intenzione di avere. Attraverso queste canzoni vogliamo portare a galla questi temi, sul degrado della società, sulla mancata cura dell'uomo di preservare l'ambiente, che porterà all'inevitabile fine del pianeta se andiamo avanti così. Anche nei live proiettiamo dei video a riguardo. Basti pensare che uno di questi noi lo chiamiamo Hateworld's Wrath!

Papi: Avete anche un brano scritto in italiano, particolarmente feroce, intitolato Cospirazione. Qual è il tema di fonda della canzone?
Alberto Castelli: Il tema principale è la poca sincerità e gelosia che c'è nel mondo della musica, e che purtroppo tocca anche il nostro genere. E soprattutto verso quelle band che pur di suonare di spalla ad un gruppo famoso pagano le agenzie per farlo, andando contro a chi per anni ha calcato i palchi per meritarselo in modo naturale.

Papi: Come gli Iron Maiden, anche voi avete in copertina una sorta di mascotte -Mr. Pain- che spesso dal vivo è impiegato per lanciare messaggi politicamente impegnati. Potete spiegarci meglio il vostro punto di vista riguardo a questi contenuti?
Alberto Castelli: Sì e' vero abbiamo Mr. Pain ovvero il messaggero di Madre Terra, colui che punisce i "peccatori" e protegge gli Hateworld dalle forze esterne. Viene spesso impiegato nei live proprio per mandare questo tipo di messaggi. Ci teniamo a precisare che non siamo politicamente impegnati e non ci schieriamo con nessuna idea in questione. Facciamo musica e l'unica ideologia vigente è quella di aprire gli occhi alla gente sperando un giorno di vivere in un mondo migliore.

Papi: Lo spazio a noi concesso è terminato. Ho ancora un quesito per voi: quali sono i progetti futuri per gli Hateworld?
Alberto Castelli: Abbiamo in programma diverse date fuori Torino, e una volta terminate si entrerà in studio per registrare il seguito di Mass Deception. Diversi pezzi sono già pronti perché già in essere con la prima formazione, e qualche pezzo nuovo di pacca in lavorazione, quindi fra una data e l'altra vengono portati avanti, e se tutto va bene verso la fine dell'anno entreremo in studio per registrarli. Grazie mille dello spazio concesso e stay thrash!



WalterKill
Giovedì 9 Marzo 2017, 10.11.38
1
E' stato indubbiamente un concerto intenso e vissuto, le tre bands che si sono esibite sono molto promettenti e ci daranno sicuramente delle soddisfazioni anche in futuro
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