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MINRAUD + RADOJSH BLUES - GarageSound, Bari, 12/03/2017
16/03/2017 (414 letture)
A volte la vita ti riserva delle gradite sorprese.
Appena terminata la recensione di Vox Populi, album di esordio dei giovani e promettenti Minraud, vengo a sapere di una loro imminente data a Bari in occasione di un mini tour pugliese. Il GarageSound, luogo designato per il concerto, è a portata di desiderio e l'immersione nella dimensione Minraud deve continuare. I contatti con i responsabili della webzine e con la band sono fulminei e le intenzioni di conoscere i ragazzi bolognesi di persona si concretizzano nei successivi due giorni. In supporto della serata i Radojsh Blues, band di provincia già molto conosciuta ed apprezzata nei dintorni che propone un hard rock/metal trascinante e tecnico che conquista il pubblico anche grazie all'immensa simpatia in formazione. Un evento particolare, sicuramente non a tema per generi trattati (ricordo che i Minraud sono prog metal), ma nel complesso più che godibile.

Ammetto che "un chilo e lascio" di botte da parte dei Minraud nei confronti della mia persona rappresentavano il mio unico timore. Il motivo? Un 70 di giudizio con qualche critica non proprio elegante. E chissà se i musicisti coinvolti avrebbero compreso.
I timori diventano una quasi-certezza quando, una volta presentatomi, Michele Di Lauro (ricordo fosse lui) urla il mio nome per celebrare una violenza collettiva, un sacrificio umano. Passata la paura e lo sfottò (qualche bestemmia mentale mi è partita) i ragazzi si dimostrano di una disponibilità e di una bellezza (solo interiore) incredibile.
Tra filosofici e sconnessi discorsi musicali, una pizza sulle semi-digerite braciole mattutine ed un cane affamato che vuole addentare il mio trancio dal sapore neutro nel backstage, arriva il momento di esibirsi.


RADOJSH BLUES
I primi a testare il palco sono i Radojsh Blues. Il trio Amedolara, Dalfino, Mirizzi mostra sin da subito una certa confidenza con il mestiere e tira di brutto. Anche in questo caso c'è un album (omonimo) da promuovere ed i musicisti lo fanno con la stessa umiltà e leggerezza dei grandi. Le influenze Judas Priest, Helloween, Led Zeppelin e Pink Floyd (suona strano ma è così) sono piuttosto nette lungo la scaletta, ma che tecnica! Che personalità! Il martello Amendolara è una piovra tra batteria e microfono in una figura che sta tornando sempre più di "moda" e gli assoli di Mirizzi regalano emozioni blues a non finire anche grazie ad un sound davvero indovinato. Tra una battuta e l'altra di >Giuseppe Dalfino, fantasioso e fondamentale bassista della band (come faremmo senza di lui?), i Radojsh Blues sembrano cavalcare verso la gloria. Devo dire che qualche lampo progressive si è sentito anche nel cuore di questi musicisti, un cuore che comunque è fatto di metallo....non grezzo ma rifinito.
Le tematiche affrontate dal gruppo spaziano dalla superstizione alle ragazzate giovanili, passando per argomenti sicuramente più attuali e delicati come l'immigrazione e l'infedeltà cristiana.
Sicuramente parliamo di una realtà che si può vivere pienamente soltanto col trasporto. I Radojsh Blues suonano divertendosi e richiedono un pubblico altrettanto ispirato. In un evento di stampo heavy renderebbero cinque volte meglio. Il rapporto tra pubblico e musicisti è alla base del successo e spesso si tende a dimenticarlo. Purtroppo, oggi, si vedono sempre più persone con la schiena inchiodata alle pareti in fondo alla sala con aria da "poser" immaturo e sempre meno appassionati. Un vero peccato. Le braccia si incrociano in occasione di uno sciopero, non nel corso di un concerto, soprattutto quando ad esibirsi è una band tutt'altro che scadente. Poi magari si vedono atteggiamenti opposti dinanzi a quattro modelli con la chitarrina in mano ed un prevedibile giro di Do nella testa nemmeno scritto da loro. Ma chi ci capisce niente?
Mi piacerebbe rivedere questi Radojsh Blues in un altro contesto. In un festival riconosciuto o in un motoraduno farebbero volare qualche testa.

MINRAUD
Per maggiori informazioni sui Minraud e sulle loro prodezze in studio basta dare un'occhiata alla recensione di Vox Populi.
Dal vivo, invece, si potrebbe scrivere un articolo a parte.
Dopo un rapido cambio palco, Di Lauro, Brazzi, Panepinto e Rubino assumono un'altra forma rispetto a quella vista "in borghese" poco prima ed è subito magia.
Già digerito Vox Populi -ascoltato decine di volte- - sono pronto ad una manifestazione sicuramente più personale, quella live, durante la quale posso completare il giudizio sulla band. Lo dico sin da subito: altra roba rispetto al disco, già di suo ben curato.
Dopo l'intro Anonymous, la furia della chitarra imbracciata con disinvoltura da Michele Di Lauro in MsJusticesatura l'atmosfera privandoci dell'ossigeno messo ad ulteriore dura prova anche dallo spogliarello di Panepinto a metà concerto. Quando poi, in precisa successione, attaccano tutti gli altri, in sala ci si rende subito conto che siamo su di un altro pianeta, non solo tecnico ma anche professionale. Strumentazione di alto livello, presenza scenica, arrangiamenti maturi, tutto ciò che serve per fare il grande salto. Facciamo gli scongiuri, vero ragazzi?
Panepinto è un batterista monumentale, praticamente completo, Brazzi è un bassista di gran gusto, oltre che maestro in ciò che fa e Rubino va ben oltre i limiti mostrati in studio (su mia sensazione). Con questo mi scuso con Alessandro e devo riconoscere di essermi sbagliato sulle sue capacità. Davvero impressionanti, tutti. Quando si vedono musicisti che riescono ad essere una cosa sola con lo strumento non si può far altro che applaudire.
Passato Theorevision, brano che meno di tutti mi aveva convinto in Vox Populi, ma che dal vivo mostra una faccia totalmente diversa, ci si scalda con Burning Dolls. Il pezzo in questione conquista subito gli astanti tanto che, a fine esibizione, viene chiesto un bis che spiazza i musicisti stessi, felicemente sorpresi dalla richiesta. E come dare torto al pubblico. Burning Dolls farebbe un figurone anche nell'ultima uscita dei più quotati DGM.
Si abbassano le luci e via con la cover che mostra le effettive influenze/gusti dei Minraud. Ashes dei Pain of Salvation è un rischio che questi ragazzi possono tranquillamente correre. Sono felice come un bambino, anche perché interpretata senza sbavature. Da brividi il solo nelle veloci dita di Michele Di Lauro.
Il concerto prosegue con successo tra le malinconiche note di The Salt Flats che spezzano, con intelligenza, il clima carico e distorto creatosi con i capitoli precedenti. Alessandro Rubino, in questo caso, conferma la mia teoria di cantante estremamente espressivo nelle parti meno tirate.
L'articolata e lunga Domino Effect chiude lo show in perfetta armonia con il mondo. Peccato per la mancante Carnal Cross che più di tutto mi aveva colpito in Vox Populi.
Il pubblico resta ampiamente soddisfatto della prestazione offerta, tanto che qualcuno si fionda letteralmente al banco merchandising per l'acquisto del cd con autografo d'obbligo.
Foto di rito (uscita male) e saluti finali con invito a qualche futura tappa. Sarà un piacere!

SETLIST MINRAUD
1. Anonymous
2. MsJustice
3. Theorevision
4. Burning Dolls
5. Ashes (Cover Pain of Salvation)
6. The Salt Flats
7. Domino Effect



A malincuore, il mese Minraud per me finisce qui, ma qualche domanda l'ho comunque rivolta ai ragazzi che mi hanno risposto con determinata umiltà. Su Vox Populi preferiscono non sbilanciarsi definendolo semplicemente come un "punto di inizio", segno che i piedi restano ben piantati a terra. C'è anche una certa positività sulla crescita del movimento progressive nel nostro paese che chissà dove potrà portare. Di mio posso dire che per quanto il prog sia ben radicato in Italia (di gruppi ce ne sono a migliaia e tutti fenomenali), sembra un genere destinato ad essere per pochi, per gli intellettuali della musica, diciamo pure così. In ogni caso, grazie ed in bocca al lupo per tutto!
Ringrazio anche i Radojsh Blues per la passione con la quale affrontano la musica e per aver caricato l'ambiente nel miglior modo possibile, nonostante (e mi ripeto) un pubblico poco propenso a fare follie. Un grazie anche al GarageSound di Bari per l'ospitalità, la cortesia e l'organizzazione.



IMMAGINI
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Locandina
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Minraud - Alessandro Rubino e Michele Di Lauro
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Minraud - Blue Rubino
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Minraud - Enrico Brazzi
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Minraud - La grinta di Alessandro Rubino
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Minraud - Un Panepinto che si sente, ma non si vede
ARTICOLI
16/03/2017
Live Report
MINRAUD + RADOJSH BLUES
GarageSound, Bari, 12/03/2017
 
 
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