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FATAL PORTRAIT - # 25 - Bathory
23/03/2017 (1532 letture)
Entrare nella storia della musica non è una cosa facile. Noi, gente del terzo millennio, siamo oggi in grado di assegnare un giudizio agli avvenimenti passati distinguendo ciò che ha lasciato un segno indelebile nel nostro mondo da ciò che invece è stato trascinato via dall’insensibile vortice del tempo e, a sua volta, solo chi verrà dopo di noi sarà in grado di giudicare compiutamente il nostro operato e decidere quali elementi ne siano nel frattempo diventati iconici e memorabili esempi d’ingegno, e quali no.
Anche nel vastissimo mondo della stessa musica metal, non è affatto raro imbattersi in menti geniali che non solo sono riuscite a dare una svolta al ad un genere, ma talvolta sono state addirittura in grado di crearne o evolverne uno. Tale capacità diventa ancor più eclatante quando i generi in questione diventano due. In queste righe andremo, come è facile intuire, a parlare di un artista che con il suo talento cambiò per sempre il modo di intendere il metal estremo, sapendo inoltre dar vita, plasmandolo quasi dal nulla, al viking metal: parliamo ovviamente dello svedese Ace Börje Thomas Forsberg, in arte Quorthon. Nato nel febbraio 1966 a Stoccolma, egli fu senza dubbio uno dei più influenti artisti del periodo e del metal mondiale, non solo per il suo estro musicale, ma anche per il suo modo di intendere in sé i concetti di musica e del mondo. Nel presentarlo, ripercorreremo le sue gesta attraverso la sua celebre creatura, i Bathory, e i quindici brani che meglio (anche se la cernita, comprensibilmente, è stata oltremodo ardua) ne hanno caratterizzato gli oltre vent’anni di carriera.

LA DISCESA AGLI INFERI
Il primo ed omonimo album della band prende vita nel 1984. Esso venne registrato nel garage di casa di Quorthon il quale, assieme a due amici, compone appena ventisei minuti di musica marcia e grezza, ma allo stesso tempo "cattiva" come mai si era visto fino a quel momento. La produzione è a dir poco scadente e ai più l’album potrebbe risultare un thrash di bassa qualità, a cui viene aggiunto un cantato in screaming che sembra uscire dalle corde vocali dell’Oscuro in persona. Tuttavia, i tre svedesi non si fermarono di fronte a questi primi, un po’ grossolani tentativi di far musica e decisero di proseguire su questa falsariga, migliorando e sviluppando in fretta il proprio stile per altri due album, prima di iniziare a virare più marcatamente verso altri lidi musicali. Focalizziamoci dunque su questa prima triade, quella che permise la nascita della prima ondata del black metal.

1. Hades
Influenzato da gruppi come Black Sabbath, Motörhead e G.B.H, il giovane Quorthon decise di dar vita ad uno stile musicale che conciliasse questi tre stili. La prima vera traccia frutto di tale mix è l’opener del loro debutto, Hades. Il brano, della durata di cinque minuti nella sua versione originale in vinile, scesa a poco più di due minuti e mezzo nella reissue in CD del 1991, è caratterizzato da riff taglienti come lame, una batteria costante e marcata ed uno scream luciferino. Non vi è né una tecnica particolare, né ricerca del virtuosismo: è pura diavoleria. L’intento del frontman era quello di comporre musica e testi che potessero piacere ai giovani di allora, attratti dalle oscure e misteriose storie dell’orrore che avevano -ad esempio- come protagonisti i demoni, tanto che l’idea di trattare di certi argomenti nacque anche per lui in seguito alla lettura di libri e fumetti horror. Il nome definitivo della band venne invece deciso dopo che Quorthon si recò presso il The London Dungeon londinese, dove vide una riproduzione della famigerata contessa ungherese Erzsébet Báthory, commentando poi la sua visita così:

Se sei quindicenne/sedicenne e già appassionato di storie dell'orrore, film occulti e del lato oscuro delle cose, quella è una vista abbastanza impressionante. E il numero di tette o culi in mostra di certo non rendeva la scena meno memorabile o impressionante, anche se era tutta cera. Così mi assicurai per bene di ricordarmi il nome di quella che apparentemente era una contessa.

Tornando alla traccia, essa funge da mero preambolo per tutta la cattiveria con la quale il trio si appresta a porre la nostra mente sotto assalto.

2. Sacrifice
Un marcissimo riff interrotto da un urlo infernale che riprende a torturarci per altri tre minuti. Questo brano rappresenta, per molti, il picco di tutto l’album: è diretto, grezzo e spietato. Esso, veloce e sferzante, è inoltre caratterizzato da un meraviglioso assolo eseguito dal frontman degli scandinavi, il quale confermerà poi in futuro sempre di più le sue grandissime capacità alle sei corde, senza dimenticare come già i riff presenti in Sacrifice, per quanto possano essere distorti, non manchino di risultare catchy, permettendo al brano di restare facilmente in testa all’ascoltatore, anche grazie ad un ritornello abbastanza trascinante. Venendo al testo, non ci troviamo davanti a delle lyrics come tante. Spesso, nel mondo del black metal, ci si imbatte in pezzi che trattano di sacrifici di vergini in nome di Satana, ma qui il discorso va oltre: la vergine in questione è la vergine per eccellenza, la madre di Cristo. Inutile dire quindi che la canzone è un puro concentrato di blasfemia, durante il quale la Madonna viene violentata e sacrificata, il tutto descritto in poche ma truci ed esplicite parole.

3. Born For Burning
Un riff ed una batteria rallentati aprono questo ferocissimo brano, contenuto in The Return… (secondo album della band, pubblicato appena otto mesi dopo il debutto, nel maggio 1985), in cui spicca la voce di Quorthon, la quale risulta malefica e acida come mai. Ben prima della nascita di tutte quelle celebri formazioni norvegesi degli anni Novanta in grado di dare una seconda svolta al black metal. Prima di un loro qualsiasi urlo al microfono, c’erano canzoni come queste a rappresentare la trasfigurazione della malvagità in musica. Durante l’ascolto, si è trascinati fra le più calde e dolorose fiamme dell’Inferno, là dove le nostre carni bruceranno per l’eternità, dove verrà compiuto il nostro destino; si viene investiti da un’ondata di puro odio verso tutto ciò che ci circonda e si arriva, pur da meri ascoltatori, a sentire l’essenza del male in quanto tale. Quorthon ci sbatte in faccia tutto questo senza farsi molti problemi e riuscendoci pienamente.

4. The Return Of The Darkness And Evil
Apparirà ridondante e noioso, ma anche in questo caso non si può non far notare come il trio confezionò una traccia caratterizzata da riff sporchi e pieni di cattiveria, seguiti anche in questo caso dallo screaming. In questo caso però, questi elementi sono poi interrotti da un urlo femminile capace di far venire i brividi e da un assolo tanto distorto quanto maligno, accompagnato da terribili versi che rendono la canzone capace di farci apparire davanti tutti i peggiori demoni partoriti dalla malvagia e perversa mente umana. Vale la pena ricordare come il titolo completo dell’album corrisponda a quello della canzone e che a creare un’atmosfera ancora più orrorifica ci pensi la bellissima copertina che raffigura una luna tetra avvolta da nuvole grigie. Il tutto appare premonitore di quello in cui ci si imbatterà dopo aver ascoltato tutto di un fiato questo album, dal quale si uscirà stravolti e impauriti ma allo stesso tempo colmi di odio; quello primordiale che vive dentro di noi e con cui riusciamo ad entrare in contatto solo attraverso certi mezzi o in certe situazioni, realizzando quale sia la vera essenza dell’essere umano.

5. Enter The Eternal Fire
Questa è una canzone capace di racchiudere tutte le sensazioni che si provano ascoltando quanto finora portato alle stampe dal combo svedese. Si tratta della traccia più lunga composta fino a quel momento dai Bathory, una vera e propria traversata dell’Acheronte. Essa ci trascina all’Inferno facendoci sentire e patire tutte le sofferenze provate dall’animo umano durante questo tragitto. Il sound risulta quasi epico, anche a causa dei tempi rallentati dettati dalla batteria, a cui seguono riff più dilatati ed uno screaming più cadenzato, ma soprattutto anche per via di un intermezzo acustico, capace di rendere il tutto più solenne, prima di un assolo di chitarra preciso come un bisturi che penetra nella carne. Questa cavalcata infernale va a chiudersi con le urla disperate di Quorthon, sofferente proprio tanto quanto un’anima dannata, il cui destino è reso ancora più crudo dalle terribili lyrics di questo pezzo. Al di là del valore intrinseco di questo brano, il disco in cui è contenuto, cioè Under The Sign Of The Black Mark, risulta ancora oggi capace di sfidare il tempo e la storia, anche se dopo quest'ultimo il gruppo deciderà comunque di esplorare nuovi lidi musicali mai raggiunti prima di allora.

IN ONORE DEGLI DEI
Dopo aver marchiato col sangue il nascente movimento del metal estremo, la mente geniale di Quorthon nel 1988 decise di dare una ulteriore svolta, prima parziale e poi definitiva, alla sua musica. Messi quindi da parte diavoli, donne dagli oscuri desideri, rituali et similia, il nostro polistrumentista inizia ad interessarsi alle tradizioni del suo paese di origine, senza ovviamente tralasciare la storia dei vichinghi e la mitologia norrena. Variando progressivamente lo stile della sua proposta, virando verso riff più evocativi, canzoni nel complesso meno violente ma caratterizzate da una maggiore durata, voci pulite miste a cori e ad una sfumatura di ambient “nordico”, grazie anche all’introduzione di una chitarra acustica, partorì quindi un nuovo genere, che verrà poi etichettato come “viking metal”. Ovviamente, il passaggio non fu immediato ed è pienamente possibile accorgersene ascoltando la seconda triade di release di casa Bathory, quella che comprende Blood Fire Death, Hammerheart e Twilight Of The Gods. Dunque ora impugniamo asce, spade e scudi ed imbarchiamoci sui drakkar, la strada verso il Valhalla ci attende.

6. A Fine Day To Die
Dopo l’intro Odens Ride Over Nordland, le delicate corde di una chitarra acustica prendono il sopravvento mentre un altrettanto delicato e solenne coro ci accompagna nel sorgere di un nuovo giorno; il tutto suona premonitore di un qualcosa che sta per accadere, come se gli svedesi fossero intenzionati a farci già capire che nulla sarà più come prima. Basta anche guardare la copertina di Blood Fire Death per capirlo: in questo casi infatti troviamo il bellissimo dipinto chiamato Åsgårdsreien di Peter Nicolai Arbo, pittore romantico norvegese, raffigurante la caccia selvaggia alla quale prendono parte diverse figure mitologiche e non della cultura nordica.

Orgy of silence
Conspiracy of peace
Only the sound
Of the cold northern breeze

Twinsun sink fading
Behind the black lake
Asleep is the mountains
Yet the night is awake

Strange is the night
Now black stars rise
And many moons circle
Through silent the night


Questi sono i versi che irrompono evocativi all’inizio dell’album, che verranno poi brutalmente interrotti da un urlo eseguito con uno screaming corposo. I riff per ora rimangono graffianti come da tradizione, mentre la batteria, nonostante non suoni esageratamente violenta, è capace di attaccare direttamente chi l'ascolta. La cosa che spicca fra tutto è però il lavoro alle sei corde solista: Quorthon diverse volte ci regala dei tecnicismi simil-thrash che farebbero invidia a molti, ma il picco del pathos lo si raggiunge quando, dopo un piccolo intermezzo rallentato, ci regala un assolo fulmineo, penetrante e capace di lasciare di stucco, dando quasi l'idea che il nostro Quorthon voglia staccare le corde di quella sua povera chitarra. Il brano, caratterizzato da un testo che narra della giornata precedente ad una battaglia, focalizzandosi su come la natura sia un fattore non solo premonitore ma anche determinante nella nostra vita, e che si chiude con le grida del singer che ripete più volte “Die”, facendo scendere un brivido gelido lungo la nostra schiena, giusto per ricordarci che, per quanto il gruppo stia iniziando a virare verso altri generi, la rabbia che aveva saputo caratterizzare i primi tre lavori non si sia affatto sopita. Il viking metal parte da questa canzone, c’è poco da dire, soprattutto grazie a quella chitarra e a quel coro che caratterizzano i primi minuti di questo brano, molto più lungo rispetto ai canoni usuali del trio. Il resto dell’album strizza l’occhio ai lavori precedenti, ma è in ogni caso caratterizzato da qualche elemento innovatore, ma mai quanto come in questa canzone che rappresentò l’inizio di una nuova era.

7. The Golden Walls Of Heaven
Un ferocissimo rullante, un terribile urlo ed un riff capace di sferzare l’ascoltatore rappresentano l’inizio di questo pezzo, di sicuro quello che più spicca fra tutti quelli contenuti in Blood Fire Death che ancora si rifanno alla tradizione black della band. La voce è, come sempre, davvero malvagia e la batteria martella ininterrottamente lungo tutti i cinque minuti di durata, venendo accompagnata -anche in questo caso- da assoli capaci di mettere i brividi e degni di essere ricordati per sempre. Oltre alla musica, anche il testo rimane ancora fedele allo stile a cui gli scandinavi ci avevano abituato fino a quel momento, tant’è che le iniziali delle prime parole di ogni verso formano, se lette verticalmente, ripetutamente la parola “SATAN”, quasi a simboleggiare come il passaggio al viking non sia ancora del tutto completato, anche se ciò avverrà molto a breve.

8. Valhalla
Seconda traccia di Hammerheart, prima produzione viking della storia del metal, essa rappresenta una sorta di via di mezzo fra i due stili musicali. Le atmosfere e il testo ci trascinano pienamente nella Scandinavia di mille anni fa, ancora intatta e lontana dalle contaminazioni del cristianesimo. Per quanto riguarda le prime, esse sono arricchite dai cori, ormai sempre più presenti, e dagli intermezzi acustici, mentre per quanto riguarda il secondo, basta leggere il titolo per rendersi conto di quanto esso sia un vero e proprio omaggio agli dei norreni. Questo pezzo però conserva ancora qualche pizzico black nella voce: Quorthon infatti non ha ancora abbandonato del tutto quello screaming che ha perfezionato album dopo album, ma che utilizzerà d’ora in poi solo sporadicamente, lasciando sempre più spazio ad una profonda e trascinante voce pulita, con la quale si conferma oltretutto come una delle figure più versatili e capaci all’interno del panorama del metal del periodo. L’intento di comporre musica su queste linee viene spiegato dal frontman stesso attraverso queste parole:

Abbiamo organizzato la nostra musica e usato effetti sonori per ricreare lo stesso clima del nord di 1.200 anni fa, prima che ci fosse un Satana o un Cristo. Non pretendiamo di sapere tutto riguardo l'età Vichinga, semplicemente inseriamo elementi di quel tempo. Non lo chiamiamo Viking Metal. Tutto ciò è venuto dopo e in maggioranza è nato dall'immaginazione dei nostri fan.

9. Song To Hall Up High
I know you watch over me
Father of all the past
And all that will ever be
You are the first and the last

The watcher of all that lives
The guardian of all that died

The one-eyed God way up high
Who rules my world and the sky

Northern wind take my song up high
To the Hall of glory in the sky
So its gates shall greet me open wide
When my time has come to die


Un delicato arpeggio di chitarra acustica accompagnato da versi di gabbiani fanno da sfondo alla malinconica voce di Quorthon, mentre recita questa vera e propria preghiera indirizzata ad Odino. L’effetto che regala è unico nel suo genere e, nonostante la sua durata di appena due minuti e mezzo, la traccia richiede diversi, intensi ascolti per apprezzarne la bellezza. In questo caso, le parole da spendere sono poche: bisogna ascoltare e basta, lasciandosi trascinare da ogni suono contenuto in esso e leggere più e più volte le parole solennemente recitate. È con brani del genere che si capisce quanto il nostro aedo nel Nord fosse legato alla tradizione della sua terra e quanto avesse a cuore l’intento di rappresentarla in musica. Inutile dire che egli riuscì a compiere fino in fondo il suo obiettivo nel migliore dei modi.

10. One Rode To Asa Bay
Le note di uno scacciapensieri accompagnato da un lontano galoppo e da svariati versi di uccelli fanno da intro al brano per molti più rappresentativo del viking metal. One Road To Asa Bay è senza ombra di dubbio il compimento della metamorfosi portata avanti dal trio di Stoccolma. Il testo parla del tragico arrivo del cristianesimo in Scandinavia, nella località allegorica di “Asa bay” che si rifà al soprannome di C. Dean Andersson, Asa Drake, a cui la canzone è dedicata. I riff monotoni e rallentati affiancano alla perfezione i tempi altrettanto lenti delle pelli, che lasciano spazio ai cori ma soprattutto alla solenne voce del singer. Quest’ultimo, inoltre, mette da parte anche i più tradizionali assoli affilati e violenti, a favore di sonorità più evocative e trascinanti, capaci appunto di proiettarci nell’era vichinga. Il risultato è una canzone piena di pathos, il cui testo, triste e realista allo stesso tempo, mette in evidenza come il cristianesimo sia giunto da terre lontane e come le persone siano state costrette alla sottomissione ad un dio estraneo a loro, pena gravi conseguenze, oltre alla dannazione. Le parole recitate non lasciano speranze, tant’è che negli ultimi versi di questa canzone da oltre dieci minuti, Quorthon mette in bocca ad un corvo tristi versi premonitori capaci di far rabbrividire, sia per la rabbia con cui sono cantati sia per il loro contenuto:

...people of Asa land, it's only just begun...

Con questi versi si chiude la traccia che racchiude in sé tutto lo spirito del viking e che farà da esempio per tutte quelle band che decideranno di comporre musica su questo stile dopo il 1990, anno in cui Hammerheart, altro caposaldo indiscusso del genere in questione, prese vita.
Come ultima curiosità da citare riguardo a questa composizione, va ricordato come di questa fu registrato l’unico videoclip dei Bathory dove, fra immagini raffiguranti la storia narrata, è possibile vedere Quorthon che suona con Kothaar e Vvornth , rispettivamente al basso ed alla batteria, i due musicisti che suonarono nella band dal 1988 e di cui si hanno pochissime informazioni.

11. Twilight Of The Gods
Title-track della release, composta da una intro e da un outro veri e propri, questa traccia è caratterizzata ancora di più delle precedenti da evidenti atmosfere vichinghe. Il sound risulta ancora più solenne grazie ad una batteria sempre più cadenzata, alle sei corde distorte che fanno ormai da sottofondo -salvo per gli assoli- e ad un cantato totalmente clean, arricchito dai cori. La canzone è ben lontana dai primi lavori dei Bathory e risulta aulica e a tratti quasi rilassante. È doveroso segnalare che il titolo di questo brano, come per altro quello dell’album, si rifà ad un’opera di Richard Wagner e tale scelta non rende affatto casuale il ritrovare arrangiamenti che strizzano l’occhio alla musica classica durante l’ascolto dell’intero lotto, come forse non è casuale, che tale riferimento sia stato sviluppato in questo full-length, inizialmente previsto come l’ultimo di Quorthon e soci, anche se alla fine, come ben sappiamo, non fu così.

IL RITORNO SULLA TERRA

Se Quorthon leggesse questo articolo ne uscirebbe -almeno in parte- deluso ed adirato. Non fu infatti mai interessato ad essere considerato come una leggenda, ma semplicemente come un uomo normale, tant’è che rifiutò fin da subito i meriti e ‘titoli per l’aver permesso sia la nascita del black che del viking. Documentandosi in merito alla sua vita e alle sue opinioni sulla stessa, saltano subito all’occhio la sua semplicità e riservatezza, caratteristiche evidenti del suo animo e del suo stile di vita, tant’è che le sue interviste sono pochissime e ancora meno sono le occasioni in cui ha incontrato i fan. Egli non si dichiarò mai satanista arrivando ad affermare che tale corrente “non è che un prodotto del cristianesimo e che sono entrambi due stronzate”, decise di rappresentare certe cose soltanto perché si rese conto che alla società di allora piacevano, ma allo stesso tempo ne rifiutò totalmente tutti gli estremismi e non approvò la smania di idolatrare l’operato della sua band. A riguardo egli disse:

I nostri album negli anni Ottanta erano semplicemente dei buoni album, sono diventati "leggendari" solo nei Novanta, perché è in questa decade che i fan dei Bathory hanno formato i loro gruppi, e ora c'è una grande scena fatta di gente che è stata fan dei Bathory e che ci considera una leggenda. Non è qualcosa che abbia creato io, è qualcosa che è avvenuto nel cuore della gente. Il vero problema è che la leggenda dei Bathory è più grande dei Bathory stessi ed è un demone che non si può uccidere. Io ci ho provato a distruggere la leggenda di Quorthon facendo dei dischi solisti veramente stupidi, ma non ci sono riuscito. È molto divertente avere ragazze che ti mandano loro foto in cui appaiono nude, ma non lo è altrettanto avere dei fan che ti mandano dei gatti morti perché pensano che io me li mangi o ci faccia qualcosa di strano. La leggenda è come un mostro e spesso è difficile per la gente capire che sono solo un musicista non una specie di padreterno del black metal o un demone che sputa fuoco e mangia bambini.

È dunque evidente come egli si rese conto di ciò che aveva creato e di come avesse forse quasi paura delle reazioni delle persone di fronte al suo operato, tant’è che si dedicò alla stesura di due album da solista ritenuti da egli stesso dei totali buchi nell’acqua, cercando così di ridurre di proposito la propria fama. In merito a ciò, nel cuore di quegli anni Novanta che puntarono ulteriormente i riflettori sul black, gli album che seguirono Twilight Of The Gods sono stati forse composti per cercare di gettare un po’ della polvere sui grandi capolavori del combo. In questo caso ci troviamo davanti a Requiem e ad Octagon, produzioni entrambe orientate verso il thrash metal, ma considerate scadenti pressoché all’unanimità.
Dopo i due deludenti album appena citati, nel 1996 giunse il turno di Blood On Ice, una release viking contenente canzoni registrate nel 1989, materiali dunque precedenti a quanto di quel genere fino a quel momento pubblicato. Il platter risulta molto piacevole, ma sicuramente non è all’altezza né di Hammerheart, né di Twilight Of The Gods. A questo album, per il volere dei fan, segue Destroyer of Worlds il quale per diversi motivi, fra cui il voler unire lo stile del viking con quello del thrash, si presenta purtroppo come un lavoro davvero poco brillante e per nulla riuscito. A proposito, per altro, della commistione dei diversi generi trattati dai Bathory, il suo fondatore si rese presto realisticamente conto di come fosse assai complicato accontentare tutti e di come gli ammiratori di tale progetto sarebbero sempre stati divisi fra coloro che apprezzavano il periodo thrash/black e coloro che invece preferivano il periodo viking, affermando come fosse praticamente impossibile piacere a tutti i propri fan.

L’ULTIMA BATTAGLIA, I CORVI E LE VALCHIRIE

Giunto ormai il 2002, Quorthon decise di comporre una tetralogia dedicata alle terre del Nord, di cui purtroppo riuscì a pubblicare solamente due parti prima che un fulmineo e improvviso infarto miocardico lo stroncasse il 3 giugno del 2004 a soli 38 anni, lasciando un vuoto incolmabile al mondo del viking e portando con sé anche il destino della sua creatura, i Bathory. Mettendo per un attimo da parte questo tragico avvenimento, ecco le tracce più significative di Nordland I e Nordland II, certo abbastanza simili fra loro, ma ancora capaci di emozionare tanto.

12. Nordland
Questa traccia si può definire come una sorta di titletrack di tutta la trilogia, nonostante come detto essa sia rimasta incompleta. La canzone si differenzia dai precedenti lavori viking grazie a riff più dilatati e un po’ più monotoni e all’utilizzo della drum machine al posto della batteria, mentre la voce solenne, i cori ed un testo pienamente incentrato sulle terre del Nord rimangono sempre, anche in questo caso, punto fisso e marchio della band. Il brano potrebbe però essere considerato noioso e poco ispirato a causa della citata monotonia che lo caratterizza, così come accadrà in alcuni altri sporadici momenti dei due brani in analisi, specialmente se posti a confronto con i precedenti, più ispirati platter. Tuttavia, il fatto che i due Nordland siano meno segnanti e rivoluzionari rispetto a quanto già portato alle stampe dai Bathory, non li rende affatto spiacevoli all’ascolto e quest’omonimo pezzo ne è buona prova.

13. Foreverdark Woods
Concedetemi ora di aprire una piccola parentesi dinnanzi a questa traccia e di parlarne in prima persona. Si trattò del primo brano viking che ascoltai nella mia vita e dal quale partì tutto il mio interesse verso questo genere. Non ricordo se fu l’iniziale scacciapensieri accostato ad una chitarra acustica o se furono tutta la solennità e l’ambient sprigionati da questa canzone che mi attirarono a tal punto di decidere di approfondire la band ed il genere in questione. Le sei corde tornano a stridere di più -soprattutto per quanto riguarda gli assoli- e poco importa se la drum machine non regala un sound pulito e nitido come una batteria, tutto va bene lì dov’è messo. Il pezzo è un’emozionante cavalcata fra gli eterni boschi del Nord, testimoni di secoli e secoli di tradizione rimasta intoccata nell’oscurità di quei boschi.

14. The Land
A proposito di tradizione, parliamo ora di questa traccia che spicca grazie ad un egregio lavoro alle sei corde, soprattutto soliste, per tutta la sua durata. Infatti, la componente solista di The Land andrà poi a coronarsi in un assolo quasi straziante che ne accompagna i bellissimi versi finali, ricolmi di un pathos non comune. Questo è riscontrabile anche nell’interezza delle lyrics, in quanto da esse trasuda tutto l’amore per la patria, la storia, il folklore scandinavo che contraddistingueva l’animo di Thomas, il quale per anni e anni ha preso noi ascoltatori con sé e mostrato, con grande talento narrativo, antiche battaglie e arcaiche tradizioni di territori meravigliosi. Perché in fondo è davvero difficile, durante l’ascolto di un suggestivo album dei Bathory, non ritrovarsi a fare mentalmente un lungo viaggio fra le incontaminate terre scandinave dell’era vichinga.

15. The Wheel of Sun
Giungiamo al termine del nostro viaggio attraverso i quindici brani più rappresentativi dei Bathory con l’ultimo brano contenuto dell’ultimo album della formazione svedese: The Wheel of Sun. Diciamolo pure senza fronzoli: sarebbe una mera ripetizione di tutto quello che è stato scritto fino ad ora descrivere questa traccia, che presenta tutte le peculiarità di cui abbiamo già parlato. Allora perché si trova in questo articolo, se non ha alcuna peculiarità? La risposta la si trova nel suo bellissimo testo, che verrà qui riportato per intero e che suona un po’ come un canto del cigno. Esso appare quasi premonitore di ciò che accadrà al nostro musicista un anno dopo la pubblicazione di Nordland II in quel funesto giugno del 2004 quando una valchiria lo porterà per sempre nel Valhalla. Il testo parla da sé, non necessità di spiegazioni che anzi potrebbero sminuirne la bellezza. Non resta che porgere forse le mie scuse a Quorthon per questo articolo che, come detto, lo avrà forse rappresentato come una leggenda contro ogni sua volontà, ma la reputo una cosa abbastanza difficile da evitare quando si parla di una personalità come la sua.

As the night divides the day
the dark will come to everyone
fear will strike the hearts of all
the hearts of all both old and young
the fool may be carefree
unknown to him the troubles upon his masters brow
but death us all will grasp with hand so cold to pull us down

And so the sun is low again
along horizon a crimson blaze
soon the dusk us all embrace
the shadows long as life itself
but in the light of moon and stars above be sure ye everyone
tomorrow new a day will dawn
none stop can the course of the wheel of sun

As sure as it is true once we all shall die true it is not all men lives
a king shall fall
a child be born
the Gods will take and Gods will give
before your time has come
do climb your mountainside on a morning fair
and smell the fragrance carried by the wind
let it blow freely through your hair

Damned he who sits and curse woe the dark but will do not a thing
to light the torch
to shed the light
for him the dark is all within
slowly across the sky the golden disc of light it tumbles on
the wheel of life and light
rebirth
the seasons
behold the wheel of the sun.


Grazie di tutto Quorthon, mai sarai dimenticato.



nonchalance
Martedì 28 Marzo 2017, 12.30.15
40
Ma, infatti, io non ho detto che i Venom fanno schifo! Ho solo fatto intendere - per chi lo ha voluto capire..poi, magari, mi sono espresso male io, chissà?! - che, sarebbe troppo riduttivo dire che i primi dischi dei Bathory siano troppo venom-dipendenti. Tutto qui! Può essere un parere personale oppure un dato di fatto. Questo ognuno lo giudica come vuole ma, la differenza d'intenti tra le due band, in quei dischi, si sente eccome.. Poi, che te lo dico a fare: io i primi 3 album dei Venom li ho presi in CD perché, le ristampe avevano la slip-case in rilievo e perché, non mi piaceva più sentirli in cassetta. Mah?!
ObscureSolstice
Martedì 28 Marzo 2017, 9.51.07
39
Ce ne fossero di dischi così come quelli dei primi Venom...ce ne fossero. @rik bay area thrash commento 22: quoto
nonchalance
Martedì 28 Marzo 2017, 4.11.26
38
@ObscureSolstice: Invece di stare a cercare di creare SEMPRE la polemica in tutto, ti invito a leggere i commenti precedenti ai miei..una volta che li avrai letti per bene, capirai anche a che cosa mi riferivo! Saluti
ObscureSolstice
Martedì 28 Marzo 2017, 2.01.07
37
@nonchalance: quei dischi approssimativi, di musica approssimativa, con testi stupidi come dici quelli dei Venom derivano molto dall' influenza del punk su tutto con un 50% metal. Ma sebbene con testi sempliciotti ma di formula molto semplice, diretta e molto funzionale nella musica a stamparsi nella mente, tant'è che mi sembra abbiano fatto scuola, che ti piaccia o no. Anche i primi Bathory hanno preso da quel verso i Venom, con l'aura maligna a evidenziarlo sulla cover ma che li ha accompgnati per tutta la discografia anche dopo, anche se nel campo black metal americano ci sono dischi molto migliori di qualità superiore dei primi Bathory. Parlando di testi stupidi ci sono i Kreator che anche loro ne hanno una fama, ma conta la musica che c'è sotto, non altro
nonchalance
Lunedì 27 Marzo 2017, 20.33.50
36
Con tutto il rispetto per i primi tre album dei Venom, comunque..
nonchalance
Lunedì 27 Marzo 2017, 20.31.05
35
Bè, dire che i primi dischi siano troppo venom-dipendenti con testi stupidi e musica troppo approssimativa mi sembra, appunto, troppo approssimativo. Anche perché, i Venom facevano heavy metal con testi simil-satanici che, già negli anni '90 erano abbastanza ridicoli..mentre, agli inizi, i Bathory facevano una sorta di thrash metal con un cantato abbastanza inedito per i tempi! E, l'effetto "malefico", funziona ancora benissimo. Detto ciò, ritengo che: "Hammerheart" sia un ottimo disco ma, un pò troppo prolisso. Sarà la disposizione della track-list oppure non so che cosa ma, trovo che "Twilight of the Gods" sia più fruibile..benché risulti più lento e, quindi, doom! Inoltre, è molto probabile che venga visto come cardine della loro carriera perché, in chiusura, contiene quel capolavoro di "One Road to Asa Bay" (anticipatore proprio del sound dell'album successivo, come accadeva spesso prima: vedasi "To Tame a Land"!). Peccato che, però, la seconda parte di "Twilight.." non sia all'altezza della prima perché, altrimenti, poteva essere quello il picco più alto per la band.
Spinna
Domenica 26 Marzo 2017, 14.23.35
34
Ti ringrazio Niccolò
Typhon
Domenica 26 Marzo 2017, 9.33.42
33
Complimenti collega, articolo veramente ben fatto e scelta dei brani azzeccatissima!
luke
Sabato 25 Marzo 2017, 15.36.30
32
preferisco i bathory viking metal.i primi dischi sono troppo venom-dipendenti con testi stupidi e musica troppo approssimativa.....penso che la musica debba trasmettere positivita' non merdate del genere.....musicalmente preferisco coroner,primi celtic frost e kreator....
Il Marchese Del Grillo
Sabato 25 Marzo 2017, 14.08.48
31
Aamen che Dio ti fulmini.
Florio
Sabato 25 Marzo 2017, 12.42.17
30
E comunque se dovete trollare fatelo bene almeno. Non siete nemmeno più capaci di fare nemmeno questo. Che tristezza!
Florio
Sabato 25 Marzo 2017, 12.41.04
29
Quoto con Sandro! ;P
Sandro
Sabato 25 Marzo 2017, 12.16.37
28
Annalisa, devi essere fantastica: contattami!
Morlock
Sabato 25 Marzo 2017, 11.41.57
27
Pentitevi.....per non aver mai ascoltato i Bathory!
Annalisa
Sabato 25 Marzo 2017, 9.35.35
26
AAMEN, è vero il metal porta la nostra anima verso i lidi del diavolo. io li ho abbandonati e sono pentita. Però ho scoperto i piaceri della sodomia e mai li abbandonerò. Il piacere più grande che Dio ci ha donato.
lisablack
Sabato 25 Marzo 2017, 9.35.00
25
Sto morendo di paura..ma piantala con questa stronzata!
AAMEN
Sabato 25 Marzo 2017, 9.05.57
24
PENTITEVI.... Prima che il giudizio del Signore cali su di voi.
d.r.i.
Sabato 25 Marzo 2017, 0.09.41
23
@Marchese ovvio, io seguirei anche il comsiglio di aamen
rik bay area thrash
Venerdì 24 Marzo 2017, 22.46.41
22
Bathory. Storia. Anni 80. Tutto e racchiuso in quelle poche parole. Ho ancora tutte le review dei primi quattro vinili. Questi sono i bathory che apprezzo. Veloci, minimali ( ma in realtà) non troppo, voce malvagia e tempi ultra fast (per l'epoca). Certo la produzione non era a livelli eclatanti ma a me va benissimo così. Tutto ovviamente (imho).
Anthares616
Venerdì 24 Marzo 2017, 20.43.16
21
Concordo in pieno quanto scritto da @lisablack
AAMEN
Venerdì 24 Marzo 2017, 20.16.57
20
Satanisti... PENTITEVI!!!!
AAMEN
Venerdì 24 Marzo 2017, 20.16.56
19
Satanisti... PENTITEVI!!!!
AAMEN
Venerdì 24 Marzo 2017, 20.16.55
18
Satanisti... PENTITEVI!!!!
AAMEN
Venerdì 24 Marzo 2017, 20.16.52
17
Satanisti... PENTITEVI!!!!
AAMEN
Venerdì 24 Marzo 2017, 20.16.52
16
Satanisti... PENTITEVI!!!!
lisablack
Venerdì 24 Marzo 2017, 17.36.30
15
Per me Blood Fire Death è forse il miglior album di Quorthon, sono tutti ottimi dischi, ma quello unisce black e viking le due anime di questo artista, fa da ponte tra i due generi ed è perfetto, un capolavoro assoluto.
Florio
Venerdì 24 Marzo 2017, 17.14.18
14
Bell'articolo davvero e faccio i miei complimenti a colui che lo ha realizzato. Mi sono avvicinato al metal estremo proprio grazie ai Bathory molti anni fa, e avranno sempre una certa importanza per me. @terzomenati anche io ascolto e apprezzo i Celtic Frost, ma preferisco di gran lunga Quorthon. Come dico sempre; questione di gusti. A differenza di Rob Fleming io invece prediligo maggiormente gli album che vanno da Bathory a Blood, Fire, Death. I Bathory Viking non mi hanno mai fatto impazzire nonostante riconosco che dischi come Blood On Ice siano dei capolavori. E' anche vero che Blood, Fire Death è Viking e non Black, ma il cantato di Quorthon è ancora in screamo e ciò me lo fa apprezzare molto.
Rob Fleming
Venerdì 24 Marzo 2017, 16.38.51
13
Per quanto mi riguarda conosco i Bathory da Blood fire & Death e salvo 2/3 pezzi mi piace poco. Al contrario, Hammerheart, Twilight; Blood on Ice e i 2 Nordland mi piacciono parecchio. Della trilogia black mi sono sempre tenuto lontanissimo.
Il Marchese Del Grillo
Venerdì 24 Marzo 2017, 15.24.06
12
D.r.i. commento 9: posso prendere in considerazione anch'io il tuo consiglio?
Ulvez
Venerdì 24 Marzo 2017, 10.47.54
11
bell'articolo! da parte mia non ho parole per descrivere quanto stimo Quorthon e i suoi Bathory, punto di partenza del metal estremo scandinavo e non solo. @Shock io ti consiglierei di partire da Blood Fire Death, perchè ha dentro tutto: atmosfere vichinghe, thrash grezzo e black primordiale in un unico capolavoro.
Doom
Venerdì 24 Marzo 2017, 9.01.00
10
Thomas era un grande...in tutto quello che ha fatto, anche inconsapevolmente in certi aspetti. Di sicuro uno dei personaggi più influenti suo malgrado. Ha creato dal nulla un genere, mi riferisco al viking dato che per il Black le basi erano gia state buttate, ma lui le ha consolidate. D'altronde se stanno facendo a gara da 25 anni a sta parte per coverizzarti un motivo ci sarà. Per il resto, lascio parlare le sue testimonianze che valgono piu di tante parole o pensieri di noi stessi, le mie per primo. Molto nostalgiche e soprattutto genuine le videoregistrazioni che si trovano sul tubo dei primo anni '90, quando partì in giro per alcune città per la promozione di Hammerheart con conseguenti incontri con i fan ed interviste.
d.r.i.
Venerdì 24 Marzo 2017, 8.32.40
9
Metal prova a partire da under the sign...
terzo menati
Venerdì 24 Marzo 2017, 7.34.28
8
Anche io la penso come il metal schock. Non sono mai stato fan dei bathory pur riconoscendone i meriti artistici e storici. Quando faceva thrash io ero fan di celtic Frost, nei primi anni 90 in vacanza a Stoccolma un mio amico ascoltava in loop il suo primo album epico ma a me lasciava indifferente mentre in quel periodo io stravedevo per i candlemass. Lui comunque grande personaggio umile. In una delle ultime interviste gli chiesero se si sentiva orgoglioso di aver influenzato decine di gruppi, lui disse che non credeva che i bathory fossero poi tutto sto gran gruppo.
Metal Shock
Venerdì 24 Marzo 2017, 4.22.00
7
Pur riconoscendone l`importanza sia per il black metal che per il viking epic, non ho un disco dei Bathory. I primi li trovo troppo grezzi e con una pessima registrazione, anche se alla fine era piu` che altro thrash cn una voce piu` in screaming, mentre per la loro, o sua, fase epic viking non ho mai comprato niente, anche se ho sentito sopratutto Hammerheart, che ritengo un`ottimo disco. Penso che il buon Quorthon sia rimasto nella morsa tr i fans piu` radicali e la sua volonta` di scoprire nuove sensazioni in musica. Quello che trovo strano e` il suo ripudiare il black metal, o almeno le band influenzate dai primi Bathory: testi anticristiani, anche se il suo credo penso fosse piu` il paganesimo, attirano senz`altro i satanisti, e tutto quel che ci sta` attorno. Penso che fosse una brava persona, riservata, e purtroppo morta troppo presto. Magari un giorno faro` un pensiero a compraee qualcosa di loro.
Lemmy
Giovedì 23 Marzo 2017, 20.03.04
6
# The Woodwoman, distrazione, scusate, corretto.
Lemmy
Giovedì 23 Marzo 2017, 19.13.05
5
Grazie di cuore per questo bellissimo articolo. Sono commosso, veramente, non mi vengono le parole per esprimere tutta la mia immensa stima , ammirazione e rispetto che nutro per questo gruppo e per il grandissimo e stracompianto mitico Quorthon, bella anche la scelta delle canzoni, io sono anche molto affezionato per motivi affettivi personali di tempo fa anche a The Woodman e The Lake, canzoni che reputo di una bellezza ancestrale ed evocativa sconfinata, si pensi anche che le prime registrazioni di u album come Blood on Ice furono realizzate ll'impronta improvvisando nel garage di Quorthon con strumentazione antiquata risalente agli anni 70.Mi piace tutto di questa band dagli inizi acerbi e solfurei black alle sfumature thrash, fino a detta dello stesso Quorthon, dello stancarsi e staccarsi rompendo con il tematismo satanico, per voler approdare sempre stando a sue dichiarazioni a qualcosa che recuperssse storia, folklore del suo paese approdando su lidi epici, il Viking, volendo far parlare anche gli i suoni degli elementi naturali per aumentarne il pathos e l'atmosfericità delle nuove tematiche trattate.La loro musica è immortale, poetica e di una epicità uniche, anche per composizione e liriche, a volte oscure , struggenti, drammatiche , cupe, altre volte avvolte di un manto epico atemporale, incisive, furenti e potentemente epiche ed evocative.Insomma emozioni tittaniche uniche ed impareggiabili.E Quorton, si lo ammetto tranquillamente, insieme a Chuck Shuldiner , e viventi, Tom Gabriel Fisher, sono gli unici personaggi in campo estremo, che ho veramente amato incondizionanatamente piacendomi preaticamente tutto o quasi tutto il loro operato e di cui ancora oggi nutro ammirazione e rispetto immenso.R.I.P Quorthon, per la miseria, quanto ci manchi.
Fabio Yaaaaaaaahhhhhh
Giovedì 23 Marzo 2017, 18.29.42
4
Io mi pento sul serio di non averlo commentato prima...senza di lui non ci sarebbe tutto il black metal e probabilmente quasi tutta la musica sandinava che ascolto adesso...artisti così sono più uniic che rari
lisablack
Giovedì 23 Marzo 2017, 18.15.31
3
E come si puo' dimenticarlo? Grazie per l'articolo che omaggia questo genio, almeno per me, io con i Bathory sono di parte e non trovo parole..forse una..Immenso Quorthon!
AAMEN
Giovedì 23 Marzo 2017, 17.01.19
2
Musica satanica. PENTITEVI
nonchalance
Giovedì 23 Marzo 2017, 12.40.34
1
Ho iniziato ad approfondirli proprio ieri..giusto in tempo!
IMMAGINI
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La copertina di Hammerheart
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Il successivo Twilight of the Gods
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Il frontman della band
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La band
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Nordland II, l'ultimo album dei Bathory
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Quorthon
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