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STEVE HACKETT - Viaggi, spiritualità e aurore boreali.
25/03/2017 (772 letture)
Forte di una poliedricità che lo ha accompagnato dai lidi del progressive, a quelli acustici, passando per il blues, l'ex chitarrista dei Genesis è arrivato recentemente alla sua venticinquesima pubblicazione da studio. Grazie anche alla InsideOut abbiamo avuto la possibilità di scambiare qualche parola con l'artista riguardo al suo ultimo lavoro, lo scenario progressive e temi più personali come la spiritualità e i viaggi. La cosa più piacevole è stato notare come, andando al di là della semplice intervista, il chitarrista ci abbia lasciato diversi spunti di riflessione che vi invito a cogliere. Buona lettura.


Michele Ridolfi: Ciao Steve, benvenuto sulle pagine di Metallized.it. È un grande onore per me avere la possibilità di farti alcune domande. Negli anni passati, tra ascolti e recensioni di diversi tuoi dischi ho avuto modo di apprezzare molto i concept dal taglio profondo e spirituale come ad esempio Voyage of the Acolyte. Parlando proprio di quest'ultimo disco, vi sono alcune righe sul finale di Shadow of the Hierophant che risultano ambigue. La figura dell'accolito sembra essere visibile attraverso la sua ombra e non riusciamo a capire se il viaggio finisce in maniera positiva o negativa. La carta della papessa ha un doppio significato nei tarocchi: uno per la falsa moralità e uno per l'equilibrio spirituale. Potresti raccontarci qualcosa in più sul finale del disco? In che modo i tuoi pensieri riguardo la spiritualità hanno influenzato la scrittura del concept?
Steve Hackett: L'ombra della papessa era l'aspetto negativo dei dogmi e della religione e rappresenta l'aspetto oscuro della carta dei tarocchi della papessa. In fase di stesura del brano ho immaginato un culto religioso diventare un gioco di potere. Io credo che l'aspetto "curativo" e positivo sia reale, tuttavia la religione può facilmente diventare corruzione. Il disco ad ogni modo è basato sulle carte dei tarocchi e perciò su gli archetipi. Un'altra visione del platter è ovviamente relativa al viaggio e la crescita personale di ogni individuo. Ace of Wands rappresenta l'inizio di una nuova avventura e per me è il simbolo del mio viaggio nella carriera solista. Infine ho sempre avuto dei credi spirituali, ma non seguo alcuna religione.

Michele Ridolfi Rimanendo in tema di concept album, sono un appassionato di questo genere di dischi. Ho amato dischi capaci di raccontare grandi storie come The Wall dei Pink Floyd, The Human Equation degli Ayreon, Metropolis Pt.2 dei Dream Theater, etc. C'è qualche concept album che ricordi più degli altri o che ti è piaciuto particolarmente?
Steve Hackett: Mi piace molto Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band dei Beatles, concept con l'idea di avere dei personaggi rappresentati attraverso la musica. Di quel disco ho apprezzato particolarmente le sospensioni e le riprese musicali della band. Mi piace molto anche il contrasto tematico tra gli aspetti ordinari e non.

Michele Ridolfi: Due degli argomenti più trattati all'interno dei tuoi dischi sono la spiritualità e il viaggio, entrambi in un senso molto ampio. Pensando al concetto di viaggio sia come esplorazione sia come crescita personale dell'individuo, puoi raccontarci come questi argomenti hanno influenzato la stesura del tuo ultimo lavoro The Night Siren?
Steve Hackett: La diversità multiculturale e la pace nel mondo sono tematiche che descrivono il mio nuovo album. Un po' come un uccello che vola sopra i confini, una sorta di migrante musicale naturale. La sua casa spirituale è ovunque nel mondo. Ho viaggiato per molti paesi e tutti mi hanno dato, in tempi recenti, molta ispirazione. Ho voluto in questo ultimo disco combinare le molte influenze culturali con la mia musica.

Michele Ridolfi: Di fatti il risultato si sente molto! The Night Siren sembra essere un po' più complesso e articolato rispetto a Wolflight, che già di per sé è stato un ottimo disco. In termini di melodie e strutture musicale ho percepito molte influenze diverse e un sacco di varietà, gradendo molto quest'approccio. Raccontaci qualcosa di questo processo evolutivo dal 2015 a oggi.
Steve Hackett: Viaggiando e conoscendo molte nuove persone ed amici nel mondo, ci sono più influenze da più parti di esso e questi nuovi elementi portano avanti l'evoluzione e la miscela musicale. Un'altra cosa che ho voluto, è stata aggiungere più elementi con più chitarre.

Michele Ridolfi: Ci sono stati un paio di pezzi che ho gradito particolarmente: Behind the Smoke risulta molto profonda e atmosferica, grazie anche alle sue influenze tribali e orientali. I significati dietro la musica e il video sembrano molto interessanti.
Steve Hackett: Behind the Smoke parla dei rifugiati. Oggi ci sono molti profughi e molti di noi hanno antenati che sono dovuti scappare alle persecuzioni in passato. Alcuni della mia famiglia erano ebrei in fuga dalle persecuzioni polacche del diciannovesimo secolo. Se l'Inghilterra non li avesse lasciati entrare, io oggi non sarei qui. C'è bisogno di avere maggiore compassione per queste persone. Il video infatti rappresenta proprio come ognuno può diventare un rifugiato quando la sua famiglia è a rischio di persecuzione e addirittura di morte.

Michele Ridolfi: Hai toccato sicuramente un punto molto caldo, si parla molto di rifugiati in Europa. Anche io sono dell'idea che non dovremmo mai dimenticarci di quello che è accaduto in passato a noi, per sapere come comportarci con il pressimo: basta pensare ai tanti migranti italiani in America degli anni venti. Ad ogni modo l'altra canzone che ho amato particolarmente è stata Anything But Love. L'intro di chitarra flamenco è semplicemente stupefacente. Come è iniziata la tua passione per il genere in questione?
Steve Hackett: Ho sempre amato il flamenco! Qualche anno fa parlai con una gitana riguardo alla danza e ai movimenti del flamenco. Ero in visita alle grotte di Granada in Spagna. Il flamenco ha un suono eccitante, mentre le gitane ballano con grande passione e si vede come la loro vita dipenda da esso.

Michele Ridolfi: Passando dal calore della spagna al gelo dell'artwork di The Night Siren non ho potuto fare a meno di apprezzare la copertina! Sembra l'aurora boreale vista dall'Islanda o dalla Norvegia. Dove è stata scattata la foto e come mai hai scelto proprio questa?
Steve Hackett: La foto in questione è stata scattata in Islanda ed ha una cupa maestosità che calza perfettamente con alcune reali tematiche del disco, tuttavia l'aurora boreale conferisce alla copertina una sensazione di illuminazione e ispirazione.

Michele Ridolfi: Seguendo la tua pagina di Facebook e vedendo le foto che pubblichi sembra che sei sempre in viaggio! Una volta ho letto un'altra intervista in cui dichiaravi che viaggiare è un aspetto fondamentale della tua vita. Anche io penso la stessa cosa e, se ti va, mi piacerebbe sapere se c'è stato qualche viaggio che ti ha colpito più di altri.
Steve Hackett: Recentemente con mia moglie Jo siamo stati in Cambogia e Thailandia. È stato istruttivo e al tempo stesso straziante visitare la Burma Railway dove molti sono morti e vedere il monumento alla memoria del terrificante regime di Pol Pot. Ci è piaciuto tantissimo visitare anche i tempi, che hanno un sacco di atmosfera. I nostri preferiti sono stati quelli della Cambogia, come l'incredibile e maestoso Angkor Wat, vicino a molti altri templi coperti da rami di alberi, radici e bassa vegetazione.

Michele Ridolfi: Tornando alla musica, una delle mie più grandi curiosità è sapere quali dischi sono ascoltati oggi dai musicisti che hanno scritto le pagine del genere. In particolar modo vorrei sapere se c'è qualche disco dell'ultimo anno che hai gradito particolarmente.
Steve Hackett: Tra i gruppi recenti apprezzo i Muse, gli Elbow e i Florence and the Machine. Inoltre mi è piaciuto molto l'ultimo disco dei Marillion.

Michele Ridolfi: Se gettiamo un'occhiata al passato, possiamo trovare molti dischi validi nello scenario del prog rock italiano degli anni settanta, come i Perigeo, Banco del Mutuo Soccorso e Premiata Forneria Marconi. C'è stato qualche disco in particolare che hai gradito di quella frangia di progressive?
Steve Hackett: Mi è piaciuto molto di quello che ho ascoltato dei gruppi che mi hai nominato, poiché avevano tutti un gran senso melodico e atmosferico. In particolar modo mi è piaciuto Photos of Ghosts della Premiata Forneria Marconi.

Michele Ridolfi: Tristemente il 2016 e i primi mesi del 2017 non sono stati un gran bel periodo per i grandi del progressive (e non solo per loro). Abbiamo perso un sacco di geni musicali come Keith Emerson, Greg Lake e John Wetton. C'è qualcuno di loro (anche altri che non ho nominato, ovviamente) che ricordi di più per la sua musica o per qualche collaborazione con te?
Steve Hackett: Mi mancano molto e tutti loro erano musicisti incredibilmente talentuosi. John Wetton in particolare era un caro amico. Il suo spirito vive caldamente in tutti i nostri cuori.

Michele Ridolfi: Ci tengo a ringraziarti molto per il tempo che hai speso per me e per Metallized.it, nonché per la tua musica. Parteciperò al concerto all'Auditorium della Conciliazione a inizio Aprile e non vedo l'ora di ascoltarti nuovamente. A presto!
Steve Hackett: Grazie a te Michele, ci vedremo in tour! I miei migliori auguri.



Testamatta ride
Mercoledì 29 Marzo 2017, 19.58.10
4
Sì bellissima intervista, molto interessante. Tempo fa lessi una chicca da qualche parte: il bellissimo assolo che Hackett ci regalò su Firth of fifth fu in realtà scritto da Mike Rutherford che, però, non era in grado di eseguirlo...o qualcosa del genere.
Lemmy
Lunedì 27 Marzo 2017, 16.57.36
3
Bella intervista, un gran chitarrista che ha contribuito tanto a diffondere a diffondere il sacro verbo musiale del progressive a livello mondiale, mitici sono i suoi assoli dal gran tocco melodico , mai eccessivi o ridondanti o fini a se stessi, ma sempre estrapolanti un significato e capaci di far rivivere terre lontane, sensazioni o emozioni a lungo tempo assopite, un vero e proprio nastro trasportatore emozionale sono le sue creazioni musicali, poi si, è vero, l'Italia ha avuto grandi gruppi prog rock il cui valore al di fuori degli italici confini non solo è riconosciuto ma anche ammirato, le nostre istituzioni ma anche la massa, purtroppo non lo hanno mai valorizzato come avrebbe meritato.Grande Steve.
Vulgar Puppet
Lunedì 27 Marzo 2017, 13.29.14
2
Ottima intervista, Steve è di poche parole ma è sempre molto interessante ciò che dice. Visto in concerto due anni fa il giorno del mio diciottesimo compleanno: grandioso!
Lo Struzzo
Lunedì 27 Marzo 2017, 9.47.45
1
E bravo Mike! Intervista curiosa, inedita e molto interessante! E grande Steve!
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