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SINE QUA NON - # 20 - ’Left Hand Path’ e ’Under a Funeral Moon’
16/04/2017 (824 letture)
Generalmente, molti degli ascoltatori “generici” del metal e dintorni, sono portati a pensare che i primi anni 90 siano stati solo il grunge e tutto ciò che ad esso era collegato. Invece, se è indubbiamente vero che quello stile sembrò mediaticamente sul punto di fagocitare tutto il resto, anche durante quel periodo sia il classico che l’estremo sfornarono comunque ben più di un valido prodotto. Talvolta addirittura album basilari per l’affermazione di certi stili. Ed all’interno della categoria “Imperdibili” ricadono certamente i due dischi che stiamo per analizzare.

ENTOMBED: Left Hand Path
È proprio vero che le più grandi ed importanti svolte storiche, spesso maturano quando le condizioni generali sembrano particolarmente sfavorevoli. O comunque non particolarmente propizie. Come già accennato in sede di introduzione, la parte iniziale degli anni 90, quella che per i più sarebbe stata solo quella del grunge e del “Il metal è morto e sepolto”, ha invece prodotto anche molto altro e ben più aggressivo. Left Hand Path risulta un disco fondamentale per vari ordini di motivi, uno più importante dell’altro. Innanzi tutto all’interno della discografia degli Entombed stessi, dei quali rimane probabilmente la prova più significativa in senso assoluto, ma soprattutto per ciò che rappresenta nei confronti del mondo esterno al gruppo. Ciò sia dal punto di visto cultural-musicale, che da quello tecnico. Per quanto riguarda la musica, praticamente ogni cosa è stata già detta in merito e questi stralci della nostra recensione servono a testimoniare ancora una volta in tal senso:

Con un urlo straziante inizia l’irripetibile title-track di questa prima fatica firmata Entombed, unico vero, riconosciuto capolavoro della band. Un conato di disperazione e abbandono che conduce verso una via mancina di depravazione, non solo auditiva. Left Hand Path è l’origine e contemporaneamente lo zenith di uno stile che prende vita grazie alla sfrontatezza di una cerchia di ragazzotti che, vivendo le medesime esperienze nell’ambito di una stessa condizione sociale, si influenzano vicendevolmente in vizi e virtù. Anche musicali, ovvio. [...] Il tutto - l’idea innovativa, se vogliamo - si basa sull’imposizione di distorsioni marcissime a chitarre e basso, sull’intensificazione del drumming (che comunque non disdegna, tra i numerosissimi up tempos, rallentamenti mozzafiato e sfiancanti cavalcate su tempi medi), e sull’uso di un cantato, la cui timbrica graffiante (growling lo chiamano) è ostentatamente deteriorata dal vocoder e dagli echos: il risultato, che sembra sublimare in musica l’inferno e le sue creature più diaboliche, diviene trademark ed obiettivo stesso del genere, essendo curiosamente ottenibile solo transitando dai Sunlight Studios di Stoccolma che, d’ora in poi, saranno assaliti da orde di new metallers chiamati “deathster”.

E se già da queste parole è sufficientemente chiaro l’impatto che l’album ebbe sulla scena, meno chiaro per i non appassionati è forse tutto il resto. Left Hand Path infatti, stabilì canoni nuovi per l’intera scena swedish death, stabilendone di fatto i tratti stilistici in modo definitivo. In tal modo, risulta fondamentale per l’intero mondo del metal e per la definizione di una buona parte dell’estremo, sia in termini sonori che estetico-filosofici. Per fare questo, inoltre, si scelsero delle soluzioni tecniche che, anche in questo caso, segnarono un nuovo confine e contemporaneamente una meta. I suoni incredibilmente ribassati delle chitarre, il famoso buzzsaw guitar tone che diverrà standard di settore (eredità dell’esperienza Nihilist), venne ottenuto con il concorso dell’uso del Boss HM-2 Heavy Metal Pedal in combinazione con il distorsore DS-1 sparati in un ampli Peavey. Il tutto a produrre un effetto marcio, putrescente, catacombale che, mischiato alla voce di Petrov anch’essa ammalorata dall’uso di vocoder ed echos e combinata ad un aspetto visuale perfettamente aderente ai suoni proposti, portava la definizione di death metal verso una nuova direzione. Quella del sentiero tracciato dalla mano sinistra.

DARKTHRONE: Under A Funeral Moon
Spostando il nostro arco temporale appena un po’ più avanti, ma restando in un certo ambito sia geografico che culturale, passiamo ad Under a Funeral Moon dei Darkthrone. Solo tre anni di distanza rispetto alla pubblicazione del disco col quale divide qui lo spazio, ed ancora tanta, tantissima marcescenza più odio misto a nichilismo. Il suono (molto) Lo-Fi, la cui qualità è assolutamente sotto il minimo contrattuale richiesto per una registrazione professionale, si lega perfettamente con la filosofia della realizzazione ed anzi -ed è questo il punto fondamentale per comprenderla e valutarla- ne diventa parte integrante della cifra stilistica. Il trio, destinato a restare di lì a poco uno storico duo, stampa qui un Bignami/manifesto non solo di una carriera, ma anche in questo caso di un’intera scena. Quella del black metal scandinavo. Un disco che descrive lande fredde, non solo e non tanto naturalmente inospitali, quanto totalmente disinteressate ad esserlo, completamente indifferenti alla sorte di chi le calpesta. Estremo sotto tutti i profili; freddo tanto da intorpidire la mente all’ascolto; volutamente ripetitivo sia come struttura che come esecuzione; estraniante, devitalizzante nel canto; concentrato nella sua essenza assoluta in poche note e riff. Anche per limiti tecnici dei musicisti in quel particolare momento, a dirla tutta. Queste alcune delle prerogative principali di questa lercia realizzazione. Under a Funeral Moon trasuda un miasmatico, malato rifiuto della razza umana ed il disagio del rendersi conto di appartenervi comunque. La teorizzazione di quel black allo stato brado che è prima un sentire, che un suonare. E solo accettando tutto questo che il disco può essere apprezzato. Diversamente, il risultato può addirittura essere repulsivo, una cosa che probabilmente all’epoca avrebbe fatto loro piacere; in parte.

Non importa che sia sempre lo stesso giro di batteria, sempre la stessa linea vocale, sempre e comunque un riff lercio ed esasperante: questo è black metal al suo grado di purezza massima, nudo urlo di odio che trascende l’uso tecnico degli strumenti, è quella capacità di concentrare in poche sparute note ripetute all’estremo un messaggio tutt’altro che facile da trasporre in musica. La misantropia darkthroniana vanta infiniti imitatori proprio per questo motivo: pochi dopo di loro riusciranno a trasmettere tanto con così poco, a esprimere tanta malvagità con quattro accordi e un blast-beat lento se paragonato allo stile degli altri gruppi del genere. Ed è per questo motivo che rari sono i veri fan di questa band, molto spesso criticata e denunciata da chi in definitiva non li ha mai realmente capiti. Ciò comunque non desta stupore e, anzi, citando Nocturno Culto nell’intervista contenuta nella versione rimasterizzata di quest’album non rimane null’altro da dire se non, con freddezza e indifferenza, che Under A Funeral Moon è black metal al 100%, ne più ne meno.
Dalla nostra recensione

NEL FANGO DELL’IPOGEO

Due album, specialmente il secondo, per alcuni versi impenetrabili per chi non accetta o non vuole accettare alcuni assunti di base. In ambedue i casi, infatti, l’effetto prodotto dai due platter quasi trascende quanto effettivamente inciso in termini prettamente musicali. In questi casi si tratta più di uno stato d’animo, di un “sentiment” interiore, di un atteggiamento verso il resto del mondo intimamente legato alla terra d’origine dei due gruppi, più che delle canzoni in loro stesse. È solo interiorizzando tutto questo che è possibile non solo comprendere, ma addirittura apprezzare (specialmente per i Darkthrone) una qualità di incisione superata già allora dalla gran parte dei demo in circolazione. Una logica esecutiva ed organizzativa che però, qui si rende inscindibile da quel pacchetto “nord estremo/estremo nord” che non rinnega certe radici thrash e punk/hardcore. Però, le porta in un infinito, gorgogliante ipogeo claustrofobico, ripetitivo e fangoso che non solo rende normale il fatto che non sia apprezzato da moltissimi, ma nemmeno lo vuole.



LexLutor
Sabato 13 Maggio 2017, 0.19.39
23
Troppo diversi. Davvero troppo diversi. Tuttavia se dovessi avere solo questi due dischi (un incubo) la scelta cadrebbe d'istinto su LHP. Con tutto il sommo rispetto per i darkthrone.
Pacino
Venerdì 21 Aprile 2017, 10.31.29
22
adoro*
Pacino
Venerdì 21 Aprile 2017, 10.31.08
21
la prima volta che ascoltai Under mi sembrò una merda, ora lo aoro, Left Hand Path è di enorme importanza storica, ma come debutti preferisco quelli dei Dismember ed Unleashed!
Steelminded
Lunedì 17 Aprile 2017, 20.32.03
20
Clandestine è il capolavoro, poi left hand path e parecchio sotto Wolverine. Per il resto li ho dimenticati. Evviva!
galilee
Lunedì 17 Aprile 2017, 19.04.40
19
Direi che anche l'evoluzione musicale dei due gruppi è quanto di più simile ci sia nel metal. Entrambi hanno mantenuto il loro suono grezzo e sporco contaminandolo con punk, rock n roll, doom, sludge e nwobhm. inoltre la qualità di entrambe le band è sempre altissima. Per me poi non ha pari.
Any Velvet
Lunedì 17 Aprile 2017, 15.44.15
18
A livello discografico i Darkthrone non sono comparabili con gli Entombed secondo me ....in quanto hanno prodotto di piu e hanno sempre prodotto degli ottimi album restando, anche nel corso degli anni, fedeli al loro stile originale.Left and path è un album monolitico di stupenda fattura mentre under funeral moon è una pietra miliare del black metal. bell'annata quella.
duke
Lunedì 17 Aprile 2017, 14.46.52
17
grande il primo disco degli entombed....ma non dimentichiamoci delle opere prime di carnage e dismember....butto nel cestino dei rifiuti darkthrone e affini....della scena black ci sono altri dischi da rivalutare vedi windir,enslaved ,borknagar,e altre band capaci di creare qualcosa di unico....
God of Emptiness
Domenica 16 Aprile 2017, 19.11.37
16
Left Hand Path ce l'ho e dei darkthrobe ho Transilvanian Hunger con la maglietta anche. Due band indescrivibili e pilastri fondatori dei rispettivi generi. Forse pero sono più legato al duo norvegese in quando esprime al meglio la catarsi del nero disprezzo del Black metal. Immensi
God of Emptiness
Domenica 16 Aprile 2017, 19.09.46
15
Left Hand Path ce l'ho e dei darkthrobe ho Transilvanian Hunger con la maglietta anche. Due band indescrivibili e pilastri fondatori dei rispettivi generi. Forse pero sono più legato al duo norvegese in quando esprime al meglio la catarsi del nero disprezzo del Black metal. Immensi
galilee
Domenica 16 Aprile 2017, 19.08.18
14
Troppo di parte. Due tra le mie band preferite in assoluto. Qualsiasi cosa abbiano fatto mi è piaciuto. Anyway, da una parte LHP che assieme a Clandestine e altri qlc dischi rappresenta il top di un genere,, dall'altra un lavoro particolare oscuro e sopraffino che solo i Darkthrone potevano partorire. Forse preferisco il precedente e il successivo ma è solo questione di gusti. La scelta di non inserire A blaze è data del fatto che forse aveva un suono ancora un po acerbo. È il la del black metal sicuramente, ma UAFM gli da una forma. In LHP invece c'è già tutto.
Rob Fleming
Domenica 16 Aprile 2017, 17.00.10
13
Questa settimana rispolvero Left Hand Path. Perché a me non mi ha mai detto nulla. Sui Darkthrone non dico nulla in quanto "non li conosco"
Non sono un esperto di grafica
Domenica 16 Aprile 2017, 16.04.38
12
...però se serve una copertina presentabile fatemi sapere (a meno che non sia fatto di proposito)
Mulo
Domenica 16 Aprile 2017, 15.30.41
11
Wolverine blues è un capolavoro,il mio preferito degli Entombed. I darkthrone mi han sempre fatto cagare.
nonchalance
Domenica 16 Aprile 2017, 15.00.39
10
Concordo con lisablack e, aggiungo che, quello che facevano dopo era già un altro genere: Death 'n' roll. Quindi, non sono proprio paragonabili e, subentrano "solo" i gusti personali.. _ Sui Darkthrone concordo, invece, con Doom..il precedente li caratterizza di più!
lisablack
Domenica 16 Aprile 2017, 14.51.25
9
Per me Wolverine e Too ride non possono competere con Left Hand Path, allora preferisco di sicuro Clandestine, questione di gusti..
terzo menati
Domenica 16 Aprile 2017, 13.29.53
8
Anche secondo me Wolverine blues e too ride sono il top, ma mi piacciono pure quelli dopo
Metal Shock
Domenica 16 Aprile 2017, 12.55.16
7
Left hand path disco fenomenale, ma per me non l'apice degli Entombed raggiunto con Wolverine e To ride... Per i Darkthrone non mi esprimo.
terzo menati
Domenica 16 Aprile 2017, 10.21.46
6
Mi associo dischi fondamentali bellissimi e fondamentali pur nella loro distruttiva diversità
lisablack
Domenica 16 Aprile 2017, 9.08.07
5
Aggiungo su Left Hand Path, tra i primi 3 album death di sempre e una copertina tra le più belle.
Doom
Domenica 16 Aprile 2017, 9.07.23
4
Due album semplicemente fondamentali nei rispettivi circuiti...Anche se forse effettivamente A blaze in the northern sky lo e' di piu per il Trono. Ma sono piccolezze. Entrambi gli album presentano una trackilist che ho ancora stampata per intero in testa a distanza 23-25 anni. Grande Francesco!
lux chaos
Domenica 16 Aprile 2017, 8.52.44
3
Left hand Path capolavoro assoluto
lisablack
Domenica 16 Aprile 2017, 6.13.03
2
Quanto sono legata a questi due album..gran bell'articolo, per questi capolavori, non so dire quale preferisco, per me sono dischi fondamentali.
Fabio Yaaaaaaaahhhhhh
Domenica 16 Aprile 2017, 4.32.19
1
Concordo,due album che racchiudono all'interno una concezione del mondo a sè stante e dicono molto più della musica stessa ...bell'articolo che analizza per bene sia gli album sia il contesto culturale in cui sono stati rilasciati,grande Raven
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