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THE 69 EYES - Come il mercurio
18/04/2017 (406 letture)
Le opinioni in merito alla carriera dei The 69 Eyes sono spesso diverse ed in contraddizione, divise tra chi li sempre ha apprezzati per il loro approccio diretto al gothic rock e chi invece li ha sempre un po' considerati un gruppo minore. Quello che però si può affermare con certezza è che Jyrki “69” Linnankivi (il cantante del gruppo finnico) sia un personaggio complesso, con interessi e sfaccettature che chi conoscesse superficialmente il gruppo non si aspetterebbe mai di scoprire. Ecco quindi com'è andata la nostra lunghissima chiacchierata, anche perché Jyrki, a differenza di molti suoi connazionali, non è assolutamente un uomo di poche parole.

Room 101: Ciao Jyrki! Prima di tutto grazie mille per il tempo che ci stai dedicando, allora come stai?
Jyrki 69: Tutto bene! Sono entusiasta all'idea di tornare in Italia!

Room 101: In effetti volevo giusto chiederti di questo, anche perché -se ben ricordo- l'ultima volta che suonaste qui fu nel 2013.
Jyrki: È stato così tanto tempo fa?

Room 101: Mi sa di sì!
Jyrki: Allora, spero che sia una conoscenza comune il fatto che l'Italia abbia un posto speciale nel cuore dei The 69 Eyes, ci abbiamo sempre suonato fin dalla prima metà degli anni Novanta e abbiamo un sacco di amici lì. Sfortunatamente negli ultimi tempi non siamo riusciti a visitarla quanto avremmo voluto e, peraltro, i nostri show si tengono sempre nella parte settentrionale del vostro paese, e sai, noi vorremmo andare un po' dappertutto, però alla fine il grosso delle date finisce sempre per essere vicino a Milano o a Bologna. Però è comunque bello andare lì e ci fa piacere tornare in generale. Purtroppo ci va sempre così tanto tempo, non so, vorrei che potessimo suonare da voi ogni anno o più volte l'anno, però dipende dai promoter, se loro non ci invitano noi non possiamo venire, non è qualcosa che abbia a che vedere con noi. In effetti una delle cose che mi infastidisce maggiormente dei social media è che quando noi annunciamo una data da qualche parte la gente inizi subito a scrivere cose come: "Perché non venite mai qui o da quest'altra parte?” o "Per favore venite a suonare qui!" e via dicendo, come se fosse qualcosa su cui avessimo controllo, o dipendesse da noi e non dalle persone che abitano in quella zona, dai locali o dai promoter che organizzano gli show. È qualcosa che la gente sembra proprio non riuscire a capire, la parte peggiore sono le occasioni in cui suoniamo in una certa città -avendolo ovviamente annunciato con largo anticipo- e qualcuno magari ci scrive esattamente il giorno dopo dicendoci "Oh, che peccato non sono riuscito a venire, però mi raccomando tornate presto!", e noi che li leggiamo siamo lì tipo "Ah, ehm...ok...".
Le persone sui social riescono davvero a commentare in modi parecchio strani, è qualcosa di veramente frustrante.

Room 101: Effettivamente, quello è un po' il rovescio della medaglia...
Jyrki: Esatto, tu puoi scrivere qualsiasi cosa, ma alla fine ci sarà qualcuno che continuerà a fare così, poi ovviamente fa piacere sentire di persone che vogliano vederci dal vivo, però non nego che ogni tanto diventi quasi irritante.
Ad esempio, ho parlato recentemente con Jim Jones, dei The Jim Jones Revue, che sono un gruppo rock'n' roll inglese, e riflettevamo sul fatto che sui social network è facile che le persone si mettano in mostra, chiedendoti di andare a suonare in un posto o in un altro, poi, quando effettivamente si riesce ad organizzare la data, ecco che nel locale sono soltanto in due e quella persona che ti chiedeva con veemenza di andare a suonare ovviamente non c'è. Quindi è facile scrivere “venite a suonare” sui social media, ma non vuol dire nulla, non significa che la gente poi verrà per il concerto, spesso alcuni faranno solo “rumore”.

Room 101: Sì, ci sono molti che supportano la scena solo da dietro il monitor, ma quando arriva il momento di alzarsi dalla sedia e andare sul posto poi non si muovono...
Jyrki: Infatti, tanti “venite qui e andate là”, poi vai lì e non c'è nessuno. Purtroppo è una delle cose che succedono per via dei social media. Comunque resto felice del fatto che le persone esprimano la volontà di vederci, alla fine il messaggio che vorrei passasse da questa intervista è: per favore, invitateci a suonare in Italia più spesso! Soprattutto, perché non ci invitate mai a suonare nei festival? Non abbiamo mai suonato in nessun festival italiano, quindi spero che capiti presto, noi aspettiamo!

Room 101: Quello sarebbe interessante sai? Il fatto è che spesso in Italia i grandi festival sono un po' nelle mani dei grandi organizzatori di eventi, che in genere si limitano a chiamare sempre gli stessi grandi gruppi (tra tutti Metallica, Iron Maiden, Megadeth), perché sanno che per loro le persone si muoveranno in qualsiasi caso.
Poi abbiamo dei festival più piccoli che a volte si focalizzano su generi particolari, ad esempio ne avevamo uno che qualche anno fa era prevalentemente focalizzato sul folk metal e aveva anche chiamato diversi gruppi finlandesi. Quello che forse manca è una grande manifestazione più legata alla musica goth, qualcosa come può essere il M'Era Luna in Germania, e non sarebbe una cattiva idea avere qualcosa di analogo, anche perché in Italia -e lo sai meglio di me- c'è una discreta scena goth e diverse persone che la seguono, quindi, perché no? Speriamo che qualche promoter colga l'idea e si renda conto delle potenzialità di una manifestazione del genere.
Jyrki: Sì assolutamente, tra l'altro avete anche delle ottime goth band.
In ogni caso noi comunque credo andremmo bene anche in bill di manifestazioni diverse, ad esempio in festival glam, rock'n'roll o addirittura punk, sai alla fine se guardi bene abbiamo un po' tutti quegli elementi nel nostro sound.

Room 101: In effetti anche questo è vero! Tra l'altro, giusto per mettere tutte insieme le domande sull'Italia, credo che molti miei colleghi ti avranno già chiesto qualcosa a proposito della canzone Dolce Vita (contenuta nel loro ultimo disco Universal Monsters, NdR), puoi dirmi qualcosa in più su com'è nata? Immagino sia più ispirata dal film La Grande Bellezza di Sorrentino che da La Dolce Vita di Fellini, giusto?
Jyrki: Il film di Sorrentino è stato qualcosa in cui sono letteralmente “affondato”, mi ha davvero fatto una grande impressione appena l'ho visto, è uno dei più bei ritratti di Roma che abbia avuto modo di ammirare. Ovviamente deve molto a Fellini, però mi ha veramente fatto una grande impressione. Poi sai, non sono più così giovane e quindi -in un certo senso- spero di diventare come il protagonista, magari in un paio d'anni, visto che sembra godersi davvero la vita appieno. Ho cercato di includere un po' di questo nella canzone, poi Roma è un posto dove vado più o meno ogni anno sin dall'inizio degli anni Novanta, visto che ho diversi amici lì, nonché anche per i goth e rock club, quindi -in qualche senso- sento il bisogno di recarmici per tenere viva la mia anima. Perciò il film di Sorrentino è stato una fonte di ispirazione quasi ovvia per la canzone. Ovviamente apprezzo anche molto Fellini, però l'Italia in generale è stata -come ho detto milioni di volte in altre occasioni- qualcosa che mi ha ispirato, oltre che un luogo importante per me. Per esempio, la nostra prima hit qui in Finlandia, per cui avevamo ricevuto un disco d'oro per il singolo -visto che all'epoca i singoli andavano anche più dei cd interi- e che finì ovviamente a passare in radio avendo venduto molto, fu un pezzo che si intitolava Gothic Girl, ed era ispirata sia alla scena gothic romana che da alcune ragazze che avevo conosciuto lì, quindi l'Italia c'entra molto. Poi nell'album Wasting the Dawn c'è una fotografia della band che è stata scattata nel cimitero del Verano a Roma, prima di Gothic Girl. È stato bello quindi creare Dolce Vita come canzone, tra l'altro ho volutamente lasciato l'articolo “La” da parte nel titolo, per dare anche una nostra interpretazione e non semplicemente citare il film di Fellini. Tra l'altro, è stato anche divertente inserire delle frasi italiane nel testo, mi rendo ovviamente conto che siano un po' dei cliché, ma è bello -visto che la canzone ormai ha quasi un anno- suonarla in giro per il mondo e sentire che il pubblico prova a cantare anche quelle, anche se non ho sentito come le pronuncino, probabilmente è più qualcosa tipo “bongiorno” (detto con accento inglese, NdR), mentre io cerco di dire proprio “buongiorno” (detto ridendo e con una pronuncia abbastanza buona in effetti, NdR). Quindi è davvero divertente, spero di usare ancora più italiano nel prossimo disco, avrebbe senso alla fine nel mondo dei The 69 Eyes.

Room 101: Allora aspetteremo di sentire! A proposito dei concerti, quando si parla di performance dal vivo siete decisamente una band rock'n'roll vecchio stile, suonate in modo diretto e senza quegli effetti speciali (tipo fuochi artificiali o altro), che molte altre band usano al giorno d'oggi, è una scelta precisa immagino, giusto?
Jyrki: Sì assolutamente, odio quelle cose! Qualcuno potrebbe dire che è solo perché non possiamo permettercele, effettivamente non possiamo per davvero, però è capitato di averle in qualche festival e non mi sono piaciute. Poi comunque, proprio non potendo permettercele, ci siamo concentrati solo su cosa possiamo invece permetterci, ovvero suonare sul palco. Abbiamo le canzoni, quindi non sentiamo il bisogno di effetti speciali, ci sono quelle, quando arriva il ritornello la gente lo canta e per noi è sufficiente, non voglio esplosioni sul palco in continuazione! Poi sì, sono serio quando dico che questi effetti non potremmo permetterceli nemmeno volendo, ma proprio non li vorrei, non fanno per noi. Ho sempre pensato che la nostra migliore qualità sia l'essere una vecchia band con vecchi musicisti che suona canzoni catchy nel modo in cui si è sempre fatto. Abbiamo molto poco da offrire, ma ciò che vi proponiamo è un'offerta classica!

Room 101: Alla fine per il vostro genere è comunque una scelta saggia, anche perché così le persone non si distraggono e si concentrano sulla musica, oltre a magari non sentire il bisogno di tirare fuori il cellulare per fare foto in continuazione, godendosi così un po' l'approccio rock'n'roll dello show...
Jyrki: Guarda, anche in termini di approccio, personalmente preferisco suonare in club piccoli dove hai effettivamente la gente vicino, di contro, nei festival mi sento un po' stupido ad essere così lontano dal pubblico, piazzato lì, così in alto sopra un grande palco. Ne parliamo spesso tra di noi del gruppo, qualcuno preferisce i palchi grandi, ma io di mio sono per i locali più piccoli, mi sembra più old school, ha quell'approccio -se vuoi un po' punk- che ti permette di interagire con le persone durante lo show. Per dirti, una volta siamo andati in tour come supporto per i Within Temptation e penso sia stata una mossa un po' stupida. È stato molto tempo fa, eravamo stati inseriti nel bill perché loro sono una band più grande e qualcuno aveva pensato che sarebbe stato un modo per acquisire nuovi fan, avendo -nel mentre- modo di suonare in grandi palchi in tutta l'Europa. Quello ovviamente è stato fantastico, però l'audience che va a sentire i Within Temptation è composta tipo da vecchie coppie di metallari che si tengono mano nella mano guardando lo show, dopo aver portato i bambini dai nonni per avere finalmente la serata libera. Quindi, sai, quel tipo di musica è un ottimo intrattenimento per famiglie, però i “Vampiri di Helsinki” (soprannome dei The 69 Eyes, NdR) non c'entrano molto con quel tipo di bill. Infatti non credo che quegli show ci abbiano portato nuovi fan, siamo un po' diversi dalla vostra tipica “uscita sicura” della sera.

Room 101: Sicuramente, ma alla fine è qualcosa che ben si adatta alla vostra immagine...
Jyrki: Diciamo che se durante un nostro concerto non vedi più la tua ragazza o il tuo ragazzo, la/lo potrai sicuramente trovare dopo lo show, entrambe le parti della coppia finiscono a fare festa con noi nel backstage dopo il concerto! (ridendo, NdR).

Room 101: Ecco, a proposito degli show, non voglio rovinare la sorpresa a nessuno ma, suonerete una setlist più incentrata sugli ultimi dischi o pensate di portare qualcosa di più bilanciato che comprenda anche i vostri classici?
Jyrki: Assolutamente qualcosa di più bilanciato, abbiamo sia vecchie che nuove canzoni in scaletta. Alla fine è già un anno che suoniamo i nuovi pezzi e stiamo notando che il pubblico già li canta, succede spesso con Dolce Vita ad esempio, quindi i fan li apprezzano ed è una cosa fantastica. Alla fine credo che la setlist che porteremo sia particolarmente buona, combina molti dei classici dei The 69 Eyes con diversi pezzi nuovi.

Room 101: Invece, parlando del vostro ultimo album, Universal Monsters è ormai uscito un anno fa. Sei ancora soddisfatto del risultato? C'è qualcosa che cambieresti se potessi?
Jyrki: Quell'album in realtà ha avuto delle recensioni sorprendentemente positive, visto che di questi tempi non sai mai cosa aspettarti. Come sai, sono ventotto anni che siamo on the road, è talmente tanto tempo che non so davvero mai cosa aspettarmi quando pubblichiamo un disco nuovo, anche perché i tempi cambiano. Quindi, quando l'abbiamo pubblicato è stata una grande sorpresa vedere reazioni positive ma soprattutto recensioni buone un po' ovunque, anche a casa nostra in Finlandia, dove in realtà è molto difficile ottenerne. Per cui mi piace tutt'ora l'ultimo disco, lo sento ancora nuovo, mi sembra quasi di non aver nemmeno estratto il booklet dal case, o qualcosa del genere.
Stiamo comunque pensando di pubblicare del nuovo materiale, probabilmente quest'autunno, anche se l'altro giorno, mentre andavamo ad un concerto, parlando proprio di questo nuovo disco tra di noi, io stavo chiedendo agli altri se fosse proprio necessario pubblicare già qualcosa di nuovo, qual è il punto di creare il prossimo album dei The 69 Eyes proprio ora? Ne abbiamo davvero bisogno? Due settimane fa abbiamo suonato ad Helsinki, tra l'altro uno show sold out come quasi tutti quelli che abbiamo tenuto ultimamente, che è qualcosa che mi sorprende molto di questi tempi, e un mio amico che è venuto a sentirci lì mi ha detto che stava guardando sia l'audience che noi e ha visto il pubblico molto esaltato. Più tardi gli ho chiesto se secondo lui avremmo dovuto pubblicare un nuovo disco, e lui aveva l'impressione che i fan in questo momento siano molto contenti di quello che stiamo facendo e che quindi sarebbero felici che i The 69 Eyes continuassero. Quella sarebbe da sola un'ottima motivazione per il prossimo lavoro, solo per il fatto di mandare avanti le cose, senza che ci sia bisogno di qualche ispirazione particolare, basta che le persone siano contente di quello che facciamo e che continuiamo a produrre dischi che li soddisfino. Ci stavo davvero riflettendo e mi dicevo: che cazzo, sarebbe il dodicesimo album, sono tantissimi, cosa pensa la gente? Perché vogliono continuare ad ascoltarci? Ovviamente possiamo continuare a creare musica, non è quello il problema, però da un certo punto di vista a volte non mi spiego come le cose facciano ad andare così bene. Questo mio amico credo l'abbia riassunto bene dicendomi: “forza, andate avanti, la gente è contenta di vedervi”, ed effettivamente le cose stanno andando così, abbiamo un'audience leale e ovunque suoniamo le persone sembrano contente, apprezzano cosa facciamo, quindi continueremo basandoci su quello.

Room 101: Mi sembra la motivazione migliore che possiate avere per proseguire! Continuando con le domande, avete iniziato a fare musica all'inizio degli anni Novanta, quindi ormai più di venticinque anni fa, c'è qualcosa dell'essere un musicista che ti manca di quei tempi e qualcosa che invece preferisci così com'è adesso?
Jyrki: (Si ferma un attimo a pensare, NdR) Guarda, sono felice che siamo durati così tanto e che abbiamo potuto attraversare così tante fasi di cambiamento nel mondo della musica. Per il resto, fino a dieci o quindici anni fa quando andavamo sul palco c'erano ancora le groupie, ce n'erano davvero molte ed è qualcosa che un po' mi manca, quel modo di intendere la scena è davvero finito.
Poi in giro per il mondo c'erano quasi ovunque tantissimi rock e metal bar, dove potevi andare in ogni giorno della settimana e trovavi sempre delle belle persone, mentre ad oggi non ce ne sono più così tanti. Ricordo che c'era il Rainbow Bar a Los Angeles, il Crobar mi pare a Londra e non so se a Milano ci sia ancora il Midnight...

Room 101: Non ti saprei dire al momento, sapevo che avesse chiuso e ri-aperto, ma era diversi anni fa, dovrei controllare. In ogni caso non credo lavorerebbe come un tempo...
Jyrki: E considera che in questo caso “un tempo” era giusto dieci o quindici anni fa, però allora anche senza sapere nulla potevi prendere e andare a divertirti, sia come spettatore che come gruppo che suonava, e c'erano sempre delle belle ragazze! Credo che groupie alla fine voglia solo dire “bella ragazza che viene a vedere la band”, tutto lì. Quindi era una scena molto diversa da oggi ed è qualcosa che mi manca.
Di questi tempi invece è molto facile, da amante della musica, mettere la mani su cose nuove, per esempio Spotify è comodissimo, l'altra notte stavo giusto ascoltando un po' di psychedelic garage punk/rock anni Sessanta, e ho scoperto che oggigiorno ci sono moltissime band del genere che vengono dagli USA. Spotify in questo senso è comodo perché tu ascolti una band e l'applicazione te ne suggerisce altre simili che potrebbero piacerti, quindi scoprirne di nuove o trovare altra musica in questo modo è facilissimo. Non avrei avuto modo di scoprire nuove band psychedelic garage punk/rock ai vecchi tempi, in quel senso queste nuove tecnologie sono fantastiche per gli amanti della musica. Poi se stai aspettando un nuovo disco, tipo, non lo so, mettiamo i Depeche Mode e questo esce di venerdì, allora potrai già cominciare a sentirlo quel giorno stesso senza andare al negozio. Ovviamente compro gli album dei gruppi che mi piacciono per supportarli, ma sono anche un amante della musica e quindi sono curioso di scoprire nuove cose, in questo senso vivere ai nostri tempi è fantastico.
Tra l'altro, tornando a prima, effettivamente se ci ripenso è strano che mi ritrovi ad apprezzare queste nuove possibilità della tecnologia ma che contemporaneamente mi manchino i rock e metal bar, le groupie e la gente che si conosceva in quei luoghi, perché è tutto l'opposto di questi social media, che invece mancano di quel contatto umano che c'era dieci o quindici anni fa. Oggi abbiamo un facile accesso ai social e alla nuova musica, mentre allora avevamo un facile accesso agli esseri umani. Spero che la risposta abbia un senso!

Room 101: Credo sia una materia abbastanza delicata, ogni nuova tecnologia e ogni nuovo modo di ascoltare o di vivere la musica ha una sorta di prezzo da pagare. Possiamo sicuramente scoprire più cose in questo modo, ma magari ci ritroveremo soprattutto ad ascoltarle da soli nel nostro salotto, invece che uscire a scoprire gruppi dal vivo nei locali...
Jyrki: Esatto, non capita come una volta, quando stavi nel metal bar e magari ascoltavi un pezzo che non conoscevi, così andavi dal dj che c'era e chiedevi “ah, ma quindi questo è il nuovo pezzo di quel gruppo o di quell'altro?”, mentre ora, appunto, scopri la nuova band ma sei a casa da solo a sentirla, quello è il prezzo come dicevi. Però questo è ciò che mi manca di quei tempi.
Comunque spero che ora che verremo in Italia la gente venga al concerto! Anche perché noi siamo quella band che dopo aver suonato si ferma sempre a fare festa con il pubblico, quindi speriamo che chi verrà a sentirci colga l'occasione per portarci in qualche rock o metal bar, a meno che l'after party non sia direttamente nel locale dove suoniamo, come può capitare a volte.

Room 101: Ve lo auguro! Comunque, la prossima è una domanda forse un po' strana, ma l'ho pensata visto che tu, tra le altre cose, sei anche un chimico. Molti anni fa un chimico e scrittore italiano scrisse un libro auto-biografico intitolato Il Sistema Periodico (Primo Levi, NdR), in cui paragonava -usando delle metafore- episodi della sua vita ad elementi della tavola periodica, ogni capitolo aveva quindi il titolo di un elemento particolare. Se ti chiedessi di paragonare te stesso e la tua carriera con i The 69 Eyes ad un elemento, quale sarebbe e perché?
Jyrki: (Si ferma un attimo a pensare, NdR) Direi senza dubbio il mercurio, perché cerco di fare qualsiasi cosa che mi interessi, non ho confini e non ci sono modi per impedirmi di avvicinarmi a cosa mi interessa. Faccio musica, creo progetti solisti, ogni tanto ho qualche nuovo gruppo, scrivo libri, compaio in dei film e viaggio il mondo, quindi direi che potresti descrivermi con il mercurio. Vado ovunque senza preavviso ed è difficile impedirmi di muovermi!

Room 101: Mi sembra una risposta interessante!
Jyrki: Spero che l'autore non abbia usato la stessa metafora! Io non ho letto il libro quindi non ne so molto! Però il mercurio per me funziona bene perché sono curioso, sono entusiasta della vita e mi piace provare tutto. Sono ancora così oggi: prossimo ai cinquant'anni, ma con ancora l'entusiasmo di quando ho fondato il gruppo.

Room 101: Dai, è decisamente una buona attitudine, se non ti senti vecchio non lo sei...
Jyrki: Ma in realtà non è nemmeno un'attitudine, mi sento davvero così, potrebbe anche essere una cosa triste, visto che con l'età che ho dovrei cercare di vivere in modo più stabile, ma appunto, sono come il mercurio, vado dove mi sento, senza limiti!

Room 101: Ottimo, ti faccio ancora una domanda visto che il nostro tempo sta per terminare. Credo che molti dei lettori non sappiano che sei anche un ambasciatore dell'UNICEF. Immagino che nei tuoi viaggi tu abbia -purtroppo- potuto vedere da vicino alcune brutte situazioni, ce n'è qualcuna in particolare che ti sembra necessario portare all'attenzione di chi legge?
Jyrki: Credo che al momento ci troviamo a vivere davvero in un mondo in preda al caos.
Ora come ora, come ambasciatore dell'UNICEF mi sentirei soltanto dire che le persone dovrebbero prendersi cura di loro stesse e degli altri. Ovviamente l'UNICEF è focalizzata nell'aiutare i bambini in giro per il mondo, quindi io come ambasciatore di buona volontà in genere cerco di spiegare cosa faccia l'UNICEF, indicando quali siano le zone problematiche del mondo. Ma personalmente ritengo che, visto che al momento viviamo in una situazione così caotica, tutti quanti debbano preoccuparsi di tutti quanti. Magari dieci anni fa era facile dire, guardate, ci sono gravi problemi di siccità nel Corno d'Africa e la gente sta soffrendo la sete, la malnutrizione e i cambiamenti climatici, ma oggi è un momento talmente difficile che credo davvero che tutti debbano occuparsi di loro stessi e degli altri per cercare, in qualche modo, di venire fuori da questa situazione a livello globale. Ritengo sarebbe senza dubbio più utile per gli altri e per il mondo.

Room 101: Concordo assolutamente con te, specie in questo momento in cui le pessime notizie si moltiplicano, come oggi in Siria (l'intervista è stata registrata il 4 aprile, giorno dell'attacco chimico su Khan Sheikhun, NdR) e non soltanto purtroppo, diventa sempre peggio e in più posti diversi.
Jyrki: Infatti, i problemi non sono in un singolo posto lontano da noi, sono ovunque e tra di noi, in questo senso dicevo che dobbiamo prenderci cura del mondo e di noi stessi.

Room 101: Ti ringrazio molto per la risposta a quest'ultima domanda, anche se più triste delle altre, però penso che il rock e il metal abbiano anche la possibilità di veicolare messaggi molto profondi e farli arrivar a molte persone, in questo senso il tuo ruolo mi pareva un ottimo esempio da sottolineare.
Jyrki: Assolutamente, anche se in un certo senso è interessante che il primo singolo di Universal Monsters fosse intitolato Jet Fighter Plane. Era una canzone con delle sonorità rock molto anni ottanta e avevo avuto l'idea di scrivere un testo che parlasse -appunto- dei tempi della guerra fredda. Quando poi un anno fa la canzone è uscita il mondo era tutto alla rovescia e il brano si è ritrovato ad essere molto attuale, anche se l'ho costruito con delle semplici immagini prese da notizie e video musicali degli anni ottanta. Viviamo in un mondo che cambia continuamente ed è nel caos, ma sopravviveremo, come sempre!

Room 101: Spero davvero tu abbia ragione!
Jyrki: Assolutamente, non preoccuparti di quello!

Room 101: Jyrki, ti ringrazio molto per la chiacchierata, come sempre, se vuoi dire qualcosa ai lettori ora puoi farlo.
Jyrki: Bene, come ho detto: è ora di far festa! I The 69 Eyes stanno arrivando in città, forza ragazzi, passiamo qualche bella serata assieme visto che è passato così tanto tempo, non vediamo l'ora di rivedervi di nuovo!

Room 101: Vi auguro allora un buon tour! E grazie ancora per il tuo tempo.
Jyrki: Grazie a te e buonanotte (in italiano, NdR).



annie
Lunedì 24 Aprile 2017, 12.24.17
7
Finalmente sono riuscita a leggere questa intervista che, seppur lunga, ho trovato davvero molto scorrevole e piacevole. Gli spunti di riflessione sono molti e ho apprezzato il modo in cui Gianlu sia riuscito a conciliare domande incentrate sulla musica con domande più trasversali. Jyrki sembra un personaggio poliedrico, penso proprio che approfondirò questi 69 eyes!
Metal Shock
Mercoledì 19 Aprile 2017, 20.34.58
6
@Galilee: recuperati Savage Garden, altro grande disco.
galilee
Mercoledì 19 Aprile 2017, 14.28.58
5
Ho solo wrap your trouble..fico. ma il resto....
lux chaos
Martedì 18 Aprile 2017, 14.51.31
4
Concordo quasi al 100% con Metal Shock, io arrivo all'ottimo blessed be, ma per me il capolavoro resta wasting the dawn...dopo BB per me il nulla al quadrato e la noia
Rob Fleming
Martedì 18 Aprile 2017, 12.29.14
3
Anche secondo me dopo il buono "Savage Garden" hanno infilato una serie di album strepitosi tra cui svetta "Blessed Be" che è un must assoluto (a me è piaciuto anche Back in blood...). Di sicuro c'è stato un periodo abbastanza lungo che erano su tutte le riviste dopo sono spariti letteralmente
InvictuSteele
Martedì 18 Aprile 2017, 11.32.44
2
Onesta band, io invece reputo migliori gli album gothic piuttosto che i primi sleaze. Gothic metal molto elegante e pop, anche se a mancargli sono le soluzioni vincenti, tuttavia la tripletta Blessed Be (il loro miglior album), Paris kills e Devils è ottima. Però, dello stesso genere, HIM e Sentenced sono cento volte superiori.
Metal Shock
Martedì 18 Aprile 2017, 11.06.56
1
Bella intervista, peccato per la band che dopo Wasting the dawn si è persa per strada alla ricerca della fama nel gothic piuttosto che continuare con il suono dei primi magnifici dischi.
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