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INQUISITION + NERODIA + KYTERION - Traffic Club, Roma, 13/04/2017
20/04/2017 (857 letture)
L'appuntamento con il duo colombiano degli Inquisition sta diventando oramai una costanza da qualche anno a questa parte: con una pressoché ininterrotta attività live, che li ha portati più volte a calcare anche il nostro suolo italico (ne è testimonianza la recente performace di ottobre scorso a Brescia), abbiamo avuto modo di rivederli in concerto a Roma, a supporto del loro ultimo e controverso lavoro Bloodshed Across the Empyrean Altar Beyond the Celestial Zenith.

KYTERION
Giungiamo al Traffic Club che hanno appena iniziato la loro performance i "misteriosi" Kyterion, che si meritano l'epiteto proprio per la scaristà di informazioni che sono riuscita a reperire sul loro conto. Trattasi di un gruppo di recentissima formazione, attivo dal 2015 ed al suo debutto discografico sancito da Inferno I, uscito per Subsound Records lo scorso giugno e primo capitolo di una trilogia che verrà proseguita con le prossime pubblicazioni.
La band bolognese proprone un black metal moderno che presenta similitudini con lo stile dei Dark Funeral, connotato da parti chitarristiche più melodiche e che punta sulla particolarità di basarsi su testi scritti in un italiano volgare risalente al XIII secolo. Le facce dei membri sono coperte da un cappuccio che rende impossibile identificarli in volto e questo mi fa riflettere su quanto questa operazione costituisca, oramai, una scelta molto abusata ma che a lungo andare si dimostra poco convincente, tranne che in alcune eccezioni. Il fatto che si contino sempre di più gruppi che fanno affidamento a questa componente per risultare più accattivanti, di per sé la trasforma in un vezzo gratuito, più che in una reale scelta "stilistica" o simbolica, anche alla luce del fatto che non costituisca più un elemento di sorpresa o di distinzione. Chiaramente, al di là dell'immagine, lascio sempre che sia la musica a parlare e guidarmi sul giudizio finale e ci sono comunque gruppi recenti che seguono questa ondata che apprezzo (vedasi i Qrixkuor), quindi ho ad ogni modo trovato molto buona l'esibizione dei Kyterion, nonostante non rientrino nella frangia di black metal che prediligo maggiormente negli ascolti.
Va comunque riconosciuta la loro assoluta dimestichezza nel condurre tutto il live con solidità e sicurezza, a dispetto dei parametri iniziali che avrebbero fatto presupporre di trovarsi davanti ad un gruppo ancora acerbo. Questo mi ha fatto pensare che, nonostante i nostri ci tengano molto a mantenere la loro identità occultata, probabilmente abbiamo davanti a noi musicisti non del tutto nuovi nel cosiddetto "ambiente", o che comunque hanno avuto già qualche esperienza alle spalle che possa giustificare questa loro padronanza.

NERODIA
I Nerodia sono stati protagonisti di molti concerti a cui ho avuto modo di partecipare, per cui, al contrario dei loro predecessori, so già cosa aspettarmi quando tocca a loro calcare il palco nell'attesa degli headliners. La band modifica il clima in sala, fratturando l'aspetto più oscuro ed introspettivo del black metal con pesanti incursioni thrash. La cosa da chiarire è che la loro proposta è il frutto di un'ibridazione tra black e thrash nelle loro evoluzioni più new school, quindi il sound complessivo è assolutamente moderno e pulito ed anche come impatto i Nerodia risultano molto melodici, grazie alla presenza massiccia di assoli che ammorbidiscono le parti più serrate. In effetti nel loro caso la componente thrash è molto più preponderante, sia dal punto di vista attitudinale che poi come produzione musicale di per sé, divenendo veicolo ideale attraverso cui la band è in grado di condurre una performance energica. Tuttavia, la loro collocazione nel contesto l'ho trovata un po' "borderline": una proposta così muscolare come la loro a mio avviso trova molto più spazio in ambienti thrash ed anche nel loro accostamento un paio di anni fa con i Rotting Christ, in occasione della tappa romana in cui la band greca eseguiva una setlist old school, ebbi delle riserve circa la presenza dei Nerodia, dubbi legati proprio al fatto che a mio parere la loro proposta non si amalgami alla perfezione in serate come anche quella di stasera, dove a prevalere dovrebbe essere l'aspetto più introspettivo ed oscuro.

INQUISITION
Arriviamo, dunque, all'ingresso degli Inquisition ed una nota nostalgica è d'obbligo nel momento in cui li osservo prendere posizione sul palco del Traffic. La prima volta che li vidi risale, infatti, al 2012, quando location del loro concerto era l'oramai chiuso Closer Club, che aveva assicurato l'intimità necessaria per godersi a pieno tutto quel sapore ritualistico che la loro performance era stata in grado di regalare. Ricordo ancora con nettezza quel live (che i curiosi potranno brevemente ripercorrere nel report a questo link), che per tante ragioni dal mio punto di vista resta ineguagliabile. Era, innanzitutto, la prima volta che gli Inquisition si esibivano nella Capitale e per l'occasione ricordo quanto fossero molto entusiasmati all'idea di suonare a pochi passi dal Vaticano, sensazione che del resto è prevedibile da parte di un gruppo che fa (anche) delle tematiche anticlericali uno dei suoi punti forti, insieme ai rimandi più astrali, cosmici e spirituali. Un altro episodio che rende quel concerto per me importante è proprio la stretta prossimità con l'uscita di Ominous Doctrines of the Perpetual Mystical Macrocosm, a tutti gli effetti il capolavoro del gruppo, che nel 2011 lo aveva definitivamente portato alla ribalta. Il successo valse loro un contratto con Season of Mist (che dura tutt'oggi) che ha avulto il merito di rendere gli Inquisition un nome di punta nel panorama black metal attuale, slegandoli dal sottobosco più ristretto nel quale hanno per anni militato ed avvalorando la tesi che espressi all'epoca, che cioè la band, dopo questo passo, avrebbe raggiunto livelli di visibilità nettamente superiori, a dispetto della rarità con cui, invece, fino a poco tempo prima era possibile incrociarli.
Sono alla mia terza esperienza al loro cospetto e come le altre volte sono partita molto carica ed ambiziosa, oltre che certa del fatto che avrebbero assicurato uno show impeccabile.

Quando le luci si abbassano ed inizia l'intro, si elevano da subito le urla che accolgono il frontman Dagon ed il batterista Incubus nel loro trionfante ingresso. Mentre si preparano, From Chaos They Came sancisce il primo degli episodi che questa sera sarranno estratti dall'ultimo Bloodshed Across The Empyrean Altar Beyond The Celestial Zenith. L'album, pubblicato lo scorso anno, ha nettamente diviso gli ascoltatori, tra chi è rimasto fedele al gruppo difendendone la solidità e la qualità compositiva e chi, invece, ne è rimasto abbastanza deluso. Personalmente mi colloco nella "fazione" dei delusi: le aspettative erano altissime, data l'affezione che provo nei confronti della band e data la stima che nutro per Dagon che, oltre alle più palesi doti da musicista e compositore, aveva dimostrato anche di essere una persona molto profonda ed interessante dal punto di vista culturale, come testimoniato dall'intervista che ho avuto modo di condurre con lui (e che potrete leggere qui). Purtroppo, Bloodshed Across... mi ha colpita molto poco e, per quanto possa apparentemente sembrare in linea con quanto prodotto in precedenza, tra i più sensibili è stato palese fin da subito quanto qualitativamente fosse un prodotto meno ispirato. Un certo grado di immaturità e la sensazione che ci sia del potenziale non del tutto espresso al meglio forse hanno proprio nell'estenuante ed ininterrotta attività live (a discapito del tempo dedicato ad una composizione più raccolta) la chiave di lettura per capire il calo subìto dagli Inquisition.

Il netto distacco qualitativo tra i diversi brani lo si percepisce anche e soprattutto adesso che ho avuto la verifica live, appurando quanto i più recenti abbiano avuto un impatto sul parterre molto meno incisivo, determinando di fatto un'esibizione ad andamento discontinuo in termini di coinvolgimento.
Anche Dagon mi è sembrato, in realtà, piuttosto impassibile nei confronti di ciò che gli stava accadendo attorno: in qualche modo un musicista riesce a trasmettere anche in maniera "implicita" se è emotivamente trascinato dal contesto e se è preso dalla sua stessa esibizione. In questo caso, mio malgrado, questa scintilla non l'ho percepita, a favore, invece, di un atteggiamento molto più posato che, più che essere sintomo di raccoglimento, sembrava nascondere un ritirarsi più passivo. Ciò che dà sempre uno scarto ai concerti è proprio lo spessore delle emozioni ed il grado di "permeabilità" che intercorre tra quanto l'artista è in grado di trasmettere in carne ed ossa e quanto, invece, i brani hanno il potere intrinseco di comunicare; e questa sera, per quanto mi riguarda, non si è creata la giusta alchimia, tranne che nelle poche occasioni in cui la combinazione tra la partecipazione del pubblico e la potenza del pezzo hanno da sole avuto il potere di avere delle ricadute anche sul coinvolgimento del gruppo stesso (in una sorta di rimando al contrario).

Emblematici casi di quanto descritto si sono avuti quando è stata eseguita Desolate Funeral Chant, che resta senza ombra di dubbio il loro pezzo migliore ed il più trascinante di tutti. Ogni volta è in grado di catalizzare l'attenzione in un morboso ripetersi di ritmi cadenzati e pesanti, scavando ed insinuandosi in solchi profondi nella mente di chi lo ascolta. Il secondo momento top del live è stato in concomitanza con Command of the Dark Crown, annunciata dall'imprescindibile intro che ho il tempo di urlare insieme ad altri accanto a me, mentre rituonano le ultime parole:

"Lucifer punish your enemies oh lord of the night. Destroy them all!"

L'esecuzione degli altri pezzi è stata comunque perfetta, occorre precisarlo per non dover sbilanciare troppo il giudizio sul fronte negativo, ed il livello degli Inquisition risulta comunque alto, quindi non stento a credere che chi si fosse trovato questa sera per la prima volta al loro cospetto non sia rimasto affatto deluso. Tuttavia, è stato lampante quanto l'agitarsi del pubblico sia servito da altimetro per misurare la riuscita della serata e lo stesso Dagon ha interrotto la sua fermezza soprattutto in concomitanza dei due brani citati. L'approccio del chitarrista/cantante durante i concerti è da sempre monolitico ed austero, quindi non sto dicendo che mi sarei aspettata una partecipazione più fisica e corale (che sarebbe comunque sembrata fuori luogo), ma è allo stesso tempo mancato quel pathos a cui siamo abituati. Ripenso alle precedenti occasioni in cui li ho apprezzati e sento che è stato proprio quell'aspetto ritualistico, che dovrebbe essere l'elemento trainante della band, ad essere mancato questa sera, forse anche per via di una restituzione acustica impastata che non ha dato giustizia alla complessità dei brani, appiattendo la stratificazione delle parti chitarristiche.
La scaletta viene conclusa con un brano tratto dall'ultimo album e gli Inquisition ci lasciano come da tradizione senza bis, ma questa volta con un po' di amaro in bocca.
L'auspicio che posso augurarmi è che si diano una tregua con gli impegni concertistici e che possano finalmente (ri)trovare un po' di quella pace e di quella concentrazione necessari per un gruppo come il loro, che ha bisogno di disintossicarsi dal frastuono della routine per alimentare quella dimensione più spirituale, che è cibo per la propria creatività.

SETLIST INQUISITION
1. From Chaos They Came
2. Ancient Monumental War Hymn
3. Dark Mutilation Rites
4. Hymn for a Dead Star
5. Infinite Interstellar Genocide
6. Vortex From the Celestial Flying Throne of Storms
7. Desolate Funeral Chant
8. Master of the Cosmological Black Cauldron
9. Astral Path to Supreme Majesties
10. Command of the Dark Crown
11. Embraced by the Unholy Powers of Death and Destruction
12. A Magnificent Crypt of Stars



Selenia
Venerdì 21 Aprile 2017, 22.24.22
6
@Matteo_666: no purtroppo!
Matteo_666
Venerdì 21 Aprile 2017, 21.35.19
5
Ci sarà anche il live report del Colony coi Necromass?
Selenia
Giovedì 20 Aprile 2017, 11.16.50
4
@tino: sì oramai sì, anche se Dagon sembra tenerci alle proprie origini colombiane, terra dove comunque è cresciuto e si é formato.
Selenia
Giovedì 20 Aprile 2017, 11.09.24
3
Grazie mille @Doom! Voglio però precisare che gli Inquisition sono un gruppo da vedere anche dal vivo, per cui continuo a consigliarli, nonostante questa loro esibizione rispetto alle altre due che avevo visto mi ha coinvolta molto di meno. Nel primo show del 2012 riuscirono a creare una magia davvero unica ed in due riescono a gestire il palco in maniera egregia.
tino
Giovedì 20 Aprile 2017, 11.02.51
2
comunque sono colombiani di origine ma statunitensi a tutti gli effetti, penso dell'oregon o dello stato di washington
Doom
Giovedì 20 Aprile 2017, 10.43.13
1
Perfetta come sempre.. Io personalmente non ho assistito al concerto anche se ero in zona, ed ho anche incontrato Dagon al JollyBar..scambiato due chiacchiere con Lui ( ma proprio due ) e preso una birra con un amico ma poi ho preferito andar via per altri motivi. Detto questo la tua disamina non fà una piega...e onestamente è anche questo uno dei motivi per cui gruppi come loro ( che mi piacciono molto è giusto precisarlo) preferisco ascoltarli nel mio impianto di casa in totale solitudine e relax. Dal vivo sinceramente non mi hanno mai convinto ( il fatto di essere in due magari non li aiuta..penso anche ai Bolzer..due palle) o comunque spinto di più. C'è troppa staticità che obbiettivamente non mi comunica nulla. In un live secondo me ci deve essere uno scambio reciproco tra artista e pubblico. Se vieni li e fai il compitino suonando e basta allora preferisco sentirti a casa..o in auto al max . Grazie come sempre per aver dipinto al meglio la fotografia dello show. Detto questo torno ad ascoltarmi Into The infernal regions of the ancient cult ( il mio preferito )Ciao!
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20/04/2017
Live Report
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