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NAUDIZ - Heill Swartaz!
27/04/2017 (879 letture)
Dopo averci postivamente colpiti con il loro ultimo album Wulfasa Kunja (potrete leggere la recensione a questo link), i Naudiz si rendono disponibili per rispondere ad alcune nostre domande.
A parlare è il chitarrista Mannaz Kenaz, con cui abbiamo l'occasione di sviscerare meglio il concept dell'album e soddisfare alcune curiosità rimaste in sospeso... Buona lettura!

Selenia: La prima domanda che mi viene spontanea chiedervi è in merito alla scelta del vostro monicker: come mai, tra le tante rune, avete scelto proprio Naudiz per rappresentarvi? Ho letto essere legata in qualche modo al bisogno, al desiderio di cambiamento e superamento delle difficoltà, quindi la scelta sembra rappresentare una sorta di "totem" strettamente personale.
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): Naudiz, nella comune accezione è la runa della necessità e del bisogno. Ma è anche la runa della fine del cosmo in un’ottica pagana oscura di ristabilimento regressivo immateriale che c’era prima della creazione, in antitesi col mondo creato dal falso demiurgo, con le sue imposizioni strutturali, leggi fisiche e morali che costituiscono l’ordine che pensiamo di comprendere e che tanto ci rassicura...da qui vi è la necessità di ristabilire il “disordine” primordiale acosmico, in cui si è davvero liberi da ogni legame. La morte è il mezzo, una necessità, l’inevitabilità. Il ritorno al Ginnungagap è il fine ultimo, il grande abisso spalancato sul perfetto nulla, circondato e difeso solo dalle primordiali e pure forze del Muspellheim e Nifelheim. Naudiz è anticosmo.

Selenia: Da dove nasce il vostro interesse per culti così apparentemente lontani dai nostri?
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): Ti ringrazio per questa domanda. In tanti mi chiedono perché sia affascinato dalla cultura pagana germanica piuttosto che da quella, certamente gloriosa e altrettanto interessante, della città da cui provengo. Io non mi sento appartenente a una etnia precisa, una razza, non mi sento italiano sotto molti punti di vista, non appartengo a qualcuno o qualcosa. Uno dei miei nonni era nato in Germania anche se figlio di emigrati italiani. Tutti i miei nonni non sono nati dove sono nato io. Onestamente non comprendo come il fatto che casualmente sia nato in Italia debba per forza farmi apprezzare a prescindere o esclusivamente la “mia” cultura piuttosto che un’altra, le differenze sono troppe, storicamente lontane e assolutamente inaccurate per dare una definizione precisa di quello che siamo. Sono solo convenzioni sociali. Nel mio sangue, come in quello di qualsiasi altro individuo, scorre senza il minimo dubbio ben altro che la presunta e presuntuosa purezza che ci attribuiamo…il concetto di “nazione” per me non ha alcun significato così come quello di “appartenenza”, almeno in Midgard. Siamo soli, assolutamente impuri, ma l’aggregazione ci fa sentire “qualcosa”, ci fa credere di essere “qualcosa”, ci fa sentire protetti, nel giusto e al sicuro. Non siamo niente, men che meno quello che sosteniamo di essere. La mia passione per la mitologia norrena e la runologia nascono dall’adolescenza, sono sempre stato attratto da quelle forme, da quei simboli…runa significa mistero...ancora oggi non è ben chiaro il significato del Futhark...il mondo di oggi non mi piace e cerco nel passato, nella regressione, qualcosa di decisamente più interessante e confortevole. Mettiamola così: abbraccio una “cultura” molto più sotterranea, anche nel paganesimo stesso, è un discorso che si dilungherebbe moltissimo ma spero di essere stato chiaro.

Selenia: Ascoltandovi mi sono sembrati molto chiari i riferimenti ai primi Darkthrone, o a progetti come Ildjarn ed Arckanum: è proprio a loro che vi siete principalmente ispirati per la scrittura del disco?
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): Wulfasa Kunja è sostanzialmente un album tributo ai gloriosi anni ‘90, che ho vissuto di persona, per cui puoi trovarci dei riferimenti o citazioni assolutamente non casuali a Darkthrone e Ildjarn, ma anche a MayheM o Burzum. Per Arckanum va fatto un discorso a parte: sebbene sia un suo grandissimo estimatore, su Naudiz la sua influenza si limita a una cover. Piuttosto parlerei di influenza concettuale. Ho molto apprezzato i suoi scritti, in particolare il Gullveigarbòk.

Selenia: Una delle cose che mi hanno colpita, come ho detto anche nella recensione, è la presenza costante della figura del lupo, nelle varie sembianze che assume attraverso i personaggi di cui parlate nei testi. Pensando al lupo mi vengono in mente subito due immagini contrastanti: quella del lupo solitario e quella del lupo all'interno del branco, che possono essere visti anche come metafore comportamentali. Nei confronti della scena underground della quale fate parte, qual è il vostro approccio in tal senso? Vi sentite più solitari o ci sono delle band al momento con le quali sentite particolare affinità (musicale, personale, attitudinale)?
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): Non sono mai stato inserito in un contesto di “scena” musicale. In realtà me ne sono sempre tenuto alla larga. Sono poche le bands con cui sono in contatto. In questo senso, ma anche nella vita di tutti i giorni, posso dire di sentirmi un “lupo solitario”. L’unico branco che riconosco si chiama Naudiz. In riferimento al nuovo album, Wulfasa Kunja è un album consacrato al feroce lupo gigante Fenrir e alla sua stirpe. Durante il Ragnarök spezzerà le catene che lo imprigionano, disgregherà ogni legame, divorerà Wotan, il demiurgo, ponendo fine di fatto alla sua futile creazione. E’ l’uccisore del mondo, degli uomini e di Dio stesso. Heill Fenrir!

Selenia: Il vostro concept si ispira in particolar modo a brani della Völuspá: i vostri testi sono estratti originali del poema o sono stati rimaneggiati da voi?
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): I testi non sono altro che alcune stanze dell’Edda, dal Gylfaginning ma in particolar modo del Völuspá, le profezie della Veggente, che pare non esser altro che Gullveig…abbiamo utilizzato anche altri manoscritti poco conosciuti, sempre relativi alle varie figure del Lupo, figura che come abbiamo detto, è preponderante nel concept del disco. Ci tengo a precisare che i testi sono in islandese antico, la lingua originaria in cui è stata scritta l’Edda, per smontare l’idea sbagliata e infondata che potrebbe diffondersi di una qualche sudditanza adolescenziale al black metal norvegese. Amo il black metal in tutte le sue forme e stili. Usiamo l’islandese perché è la lingua madre di tutto il concept che ruota attorno a Naudiz.

Selenia: Autore della bellissima copertina è Timo Ketola, che certamente non necessita di molte presentazioni. Com'è stato lavorare con lui?
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): Fantastico Timo. E’ un visionario. Ci siamo trovati alla perfezione, ha compreso immediatamente cosa volessimo. E poi è un piacere parlare con lui che ha davvero vissuto gli anni d’oro del genere e in prima persona con molti di quei personaggi, alcuni anche deceduti...

Selenia: Quando abbiamo avuto occasione di chiacchierare brevemente, mi accennavate a degli aspetti un po' criptici proprio della copertina, ma ci ho tenuto a che non me li diceste in anticipo perché mi sono divertita un po' a cercare di scoprirli da sola. Adesso è arrivato il momento della verità: quanto ci ho azzeccato? Lascio la parola a voi per farcela comprendere più nel dettaglio.
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): Non era facile da scoprire ma ruotando la copertina verso destra dovresti poter notare la sagoma di un lupo che divora il sole… sì, è sempre Fenrir! Questo disco è dedicato e consacrato a lui. L’idea di occultarlo è venuta a Timo e l’abbiamo subito sposata. Mi fa piacere che tu abbia scorto in lontananza Jarnvidr, la foresta di ferro, dove Angrboda alleverà in silenzio la stirpe dei lupi giganti che saranno sguinzagliati quando Nidhoggr darà il segnale...

Selenia: Vedendolo bene, tra l'altro, ho notato molti dettagli nell'artwork, come ad esempio delle rune incise sulle rocce del declivio: di quali rune si tratta e qual è il significato che ne attribuite?
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): Le rune che vedi incise in realtà sono due legate insieme. Si tratta della runa Thurisaz, che nel Thursatru, e quindi nel suo oscuro e contrapposto significato, è la runa della forza dei Giganti in perenne confronto ed equilibrio con quella solare Asatru del loro nemico giurato Thor, e la runa Eihwaz, la runa consacrata a Fenrir, comunemente e modernamente conosciuta anche come “dente di lupo”. Noi la chiamiamo Wulfathurs bindrune ed è incisa nella pietra che non è altro che l’occhio di Fenrir, rappresenta il suo sconfinato e inarrestabile Thursmegin. Come potrai intuire, è anche qualcosa di molto rappresentativo della progenie di Fenrir. La stessa runa legata la trovi anche sullo scudo sormontato da due teschi di lupo disegnato da Timo.

Selenia: Detesto mettere in campo questioni politiche in ambito musicale, ma mi sento di farlo in questo caso per darvi la possibilità di smentire apertamente ogni legame con qualsiasi schieramento politico. La necessità di ribadirlo chiaramente anche sul vostro profilo Facebook nasce dal fatto che in passato siete stati fraintesi?
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): Spesso e volentieri. Anche qui ti ringrazio della domanda che mi da l’opportunità di ribadire qual è il nostro pensiero a riguardo: Naudiz non è in alcun modo un progetto musicale coinvolto politicamente, nonostante in tanti vedano nelle rune qualcosa da accostare esclusivamente al nazismo. Poveri idioti ignoranti, non sapete assolutamente nulla, siete niente. Ogni volta che mi sento accusare di essere ambiguo, mi torna in mente una celebre risposta di Fenriz: “per i nazisti sono comunista, per i comunisti sono nazista”. La realtà è che non me ne frega un cazzo, Naudiz è concettualmente ben oltre tutte le cose degli uomini, Naudiz è il serpente-drago di Heldrasil che indistintamente si ciba dei loro cadaveri.

Selenia: L'aver firmato un contratto con Iron Bonehead è sicuramente un passo importante nel vostro percorso e vi permetterà di raggiungere un pubblico molto più ampio rispetto al debutto. Come vi sentite in merito e quali sono i vostri programmi per l'immediato futuro, come attività live e promozionale?
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): Patrick è davvero una persona eccezionale, ha mostrato interesse immediato e concreto, è stato lui a cercarci, è sempre pronto a darci consigli ed è sempre presente e attivo. Ci ha dato carta bianca sotto ogni aspetto. Non potevamo chiedere di meglio, in Europa penso sia la label underground migliore al momento. Dobbiamo però dare il giusto risalto e tributo a George Proctor e alla sua Legion Blotan stampando Aftur Till Ginnungagaps in cd, ed a Heidens Hart e Giancarlo di Bylec Tum per la tape, senza di loro probabilmente non avremmo conosciuto Iron Bonehead. Riguardo il futuro posso anticiparti che la versione tape di Wulfasa Kunja sarà a breve stampata da Iron Tyrant, inoltre abbiamo già pronto uno split album che contiamo di far uscire il prossimo anno, infine suoneremo all’EvilFest in provincia di Caserta il prossimo 7 Luglio.

Selenia: Benissimo, grazie mille ragazzi per l'intervista! Lascio le ultime parole a voi.
ᛗᚲ (Mannaz Kenaz): Grazie a te Selenia per le ottime domande, denotano profondo interesse verso Naudiz e mi fanno pensare che ancora c’è gente che la musica la supporta realmente e non con l’iphone in mano, pacche virtuali sulle spalle e che colleziona mp3 nelle cartelline di Windows o nelle chiavette usb e altre puttanate di questo genere. Se anche voi volete supportarci, potete acquistare cd o vinile semplicemente scrivendoci. Heill Swartaz!



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