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THE SOUTHERN STORM FEST II - Barbara Disco Lab, Catania, 29/04/2017
06/05/2017 (1766 letture)
La presenza di band metal di alto livello in Sicilia è sempre stata molto sporadica e legata essenzialmente a singole iniziative di organizzazioni che poi, in mancanza di un riscontro continuo di pubblico, hanno dovuto gettare la spugna. Di conseguenza, si è trattato di ondate anche molto importanti di live alle quali sono seguiti lunghi periodi di "fermo biologico", fino a quando qualcun altro non ha provato a rianimare metallicamente le esangui nottate della Trinacria. Anche stavolta, è una nuova organizzazione ad occuparsi di farlo. Il team della Nasty Spykes Events il quale, dopo il warm up della Forbidden Rituals Night, ha deciso di compiere un notevole passo in avanti, portando a Catania gli Onslaught e quattro band romane di qualità. Anche stavolta tante luci musicali e le solite, ataviche, provincialissime ombre.

RUSTICI, BIRRA E LISCìA (INUTILE CONTROLLARE LO ZANICHELLI)
Giungiamo al locale intorno alle 18:30, quando ancora il pubblico è assente, ma è ovviamente troppo presto per trarre qualsiasi indicazione in tal senso. Trascorso il tempo che separa l'apertura ufficiale dei cancelli tra l'incontro con i vari musicisti che suoneranno sul palco del Barbara ed il rinnovo della love story con i rustici e la birra locale, cominciamo però a nutrire dei forti dubbi sul riscontro che la serata potrà avere in termini di partecipazione al botteghino. Anche considerando la classica "liscìa" sicula (quel prendere tutto con la massima calma e con tempistiche molto dilatate e personalizzate nel caso di eventi con orari precisi), il rilevare che quando con un discreto ritardo rispetto all'orario preventivato i Gravestone cominciano a suonare, in sala sono presenti circa venticinque spettatori, per la grande maggioranza provenienti da fuori Catania, non invita all'ottimismo.

Come da nostro format per queste particolari occasioni, abbiamo inserito alcune dichiarazioni pre-concerto da parte dei musicisti prima dei live report che li riguardano. Ecco, per cominciare, proprio quelle dei Gravestone. Ed è stupefacente notare come, pur essendo state fatte in tempi diversi, le brevi interviste hanno avuto dei denominatori comuni e risposte spesso molto simili. Ed il ricorrente riferimento alla mancanza di curiosità del pubblico verso le nuove band, sembra a posteriori un presagio di ciò che sarebbe stato.

Francesco: Ciao ragazzi. Allora: il gruppo è stato fermo molto a lungo prima del ritorno. Volete riassumerci brevemente la vostra storia?
Marco Borrani: Certo. Il gruppo nasce nel 92 su iniziativa mia e di Fabio Mociatti. Nel 94 è uscito un nostro EP intitolato Symphony of Pain (che ora sarà ristampato) ed abbiamo partecipato ad una compilation della Drachma Records. Abbiamo fatto diverse date con Broken Glazz, Sadist, IN.SI.DIA, ma poi ci siamo sciolti per il mio abbandono causato dal fatto che il bassista ci fece perdere il contratto per un full-lenght con la Drachma, la quale ci aveva selezionato proprio dalla compilation, facendo saltare un concerto per la stampa a Torino al quale doveva seguire la firma del contratto stesso. Nel 2013 ci siamo rimessi assieme ed abbiamo firmato con la Sliptrick Records, ma anche qui c'era troppo immobilismo ed ho deciso di dare una svolta alla formazione, che adesso è tutta nuova. Abbiamo inciso l'EP Pride to be Dead e siamo di nuovo in pista. Il disco parla di una persona che muore e, passando dall'altra parte, osserva come i vivi conducono le loro esistenze senza dare peso ai veri valori ed alla fine dice appunto: Pride to be Dead. Il prossimo dovrebbe essere un concept album, ma siamo ancora a livello di idee.
Alex: Per quanto riguarda i testi, due sono ispirati a Lovecraft, mentre Matres è un omaggio alla trilogia de Le Tre Madri di Dario Argento, infine Flagellation è un pezzo antireligioso, tra virgolette, contro quei culti che portano ad infliggersi dolore per arrivare a dio.

Francesco: Cosa è cambiato nell'ambiente in tutti questi anni? Hai notato molte differenze?
Marco Borrani: Sicuramente. In questo tempo sono stato completamente al di fuori del mondo della musica ed è cambiato davvero tutto. Mi ricordo che i concerti erano sempre frequentati, si andava sempre a vedere le altre band. Quando suonammo con i Sadist c'erano 600 persone ed MTV a riprendere il concerto, oggi se riesci a fare 70 ingressi si parla di sold-out.

Francesco: Anche con meno. Ma da cosa dipende? Genere che non tira? Internet? Mancato ricambio generazionale?
Gabriele Maschietti: E' un discorso che riguarda la società in generale. Il ricambio generazionale c'è stato, l'interesse non è diminuito, ma è vissuto in modo diverso. E' un po' come il discorso dello stadio: perché la gente va meno allo stadio? Perché sul divano è più comodo, si vede meglio, mi mangio 'na braciola e con tutti i confort.. allora sto a casa. Per la musica è lo stesso. Un discorso in realtà molto triste, ma l'accesso al metal in realtà è migliorato, il pubblico è cresciuto, molte tematiche sdoganate. Dico una cosa brutta: forse il metal è diventato troppo normale? E vogliamo parlare dell'usanza di andare ai concerti e vedere solo il gruppo dei tuoi amici e poi restare fuori? Spendi dei soldi per vedere solo mezz'ora di concerto? E' anche poco intelligente. Ma il metal comunque nel suo complesso è vivo e vegeto come non mai, è l'underground a soffrire. Troppi input esterni e poco tempo per concentrarsi su cosa ti piace davvero.
Maax Salvatori: Il problema è anche il ricambio. Noi quando eravano più piccoli andavamo sempre a vedere i gruppi underground. Ora il 18enne si muove solo per i soliti tre o quattro nomi. E' che non c'è più la curiosità. Con la rete ci siamo ritrovati con gente conosciuta magari al Mosters of Rock del 92 e siamo sempre gli stessi, ma manca la curiosità nei giovani. Se io oggi parlo con uno che ascolta i Carcass, spesso parte da Heartwork e non sa nulla di cosa hanno fatto prima. Se internet ci fosse stato un tempo, noi lo avremmo usato per cercare tutto del passato di un gruppo. Oggi no, il troppo materiale a disposizione genera pigrizia. Si scarica tutto e magari non lo si ascolta nemmeno. E poi c'è anche concorrenza tra i locali. Quanti sono i metallari "attivi"? Poche centinaia anche a Roma, ma se li dividi in cinque locali che organizzano eventi la stessa sera, finisci per avere cinque locali semivuoti.

Il discorso comincia a farsi interessante, ma è tempo di rientrare nel locale perché l'inizio del fest incombe.

GRAVESTONE
Reduci dal recentissimo ritorno con l'EP Proud to Be Dead, i deathsters romani affrontano il palco del Barbara con una formazione che rispetto a quella dei vecchi tempi, vede nei ranghi il solo Marco Borrani. Tuttavia, quella nuova è perfettamente in grado di "tenere botta" anche dal punto di vista strumentale (buona in particolare la prova di David Folchitto) e nonostante una sala ancora semivuota, anche desiderosa di mettersi in mostra. I pezzi dell'EP del rientro, basati su un death "tastierato" con accenti prog -perdonatemi l'orribile neologismo- funzionano bene. In particolare Flagellation e Proud to be Dead. L'atteggiamento sul palco è quello giusto e, costante della serata, il suono è già buono a dispetto del fatto che la sala grande e poco piena dovrebbe costituire un vulnus per lo stesso. Buon inizio e band con qualcosa di valido da dire. Anche dal punto di vista scenico e della convinzione con la quale affronta la scena.

SETLIST GRAVESTONE
Corpse Enbodiment
Flagellation
Eyes Without Sight
Proud to be Dead
Matres


Anche nel caso dei Rome in Monochrome è stato possibile scambiare quattro chiacchiere prima del concerto. Ecco cosa ci siamo detti:

Francesco: Ciao ragazzi, nemmeno il tempo di sederci e vi reclamano già sul palco. Rapidamente allora: cosa avete fatto di importante dopo la nostra intervista di qualche mese fa?
Valerio Granieri: Bè, intanto abbiamo terminato le registrazioni del nostro primo full-length che si chiamerà Away From Light e che è ormai quasi pronto. Un'esperienza che ci ha soddisfatto molto nel suo svolgimento, perché è sempre un po' avventuroso farlo. Si comincia, poi ci si perde, ci si ritrova; è sempre un viaggio. Ora speriamo di ricevere il supporto necessario e che possa uscire il prima possibile. Ci guarderemo attorno appena pronto il master definitivo.
Gianluca Lucarini: Ed a questo proposito voglio dare un'esclusiva sul disco solo per Metallized: l'album viene masterizzato in Svezia da Dan Swano, una notizia che vi diamo in anteprima.

Francesco: Grazie per la preferenza. Un'autentica garanzia di qualità, direi.
Valerio Granieri: Ma lui fa parte delle nostre radici musicali, quindi è anche emozionante sapere che un personaggio del genere metterà le mani sul nostro materiale.

Francesco: Qui da noi manifestazioni come quella di stasera non sono frequenti. Che impressioni avete già avuto da questa trasferta e cosa vi aspettate dal concerto?
Gianluca Lucarini: Noi siamo molto felici di questa cosa, ed anzi ringraziamo la Nasty Spikes di averci invitato. Anche loro ci hanno messo al corrente del fatto che in Sicilia è difficile vedere eventi del genere. Sia le prime impressioni che le aspettative sono straordinarie, perché noi siamo arrivati ieri ed abbiamo avuto un'accoglienza strepitosa, con fans che ci hanno accolto ed offerto da mangiare e da bere. Fino ad ora esperienza molto positiva e lo sarà anche dopo la serata.
Valerio Granieri: E poi siamo intrigati dall'idea di esibirci con band che declinano la musica in modo molto diverso dal nostro e di essere inseriti in un bill che non è usuale per noi. E' una sfida catturare persone che non sono avvezze a questi suoni.
Gianluca Lucarini: Ma visto che qui non ci sono moltissimi eventi è giusto raggruppare band molto diverse per fare affluire più gente possibile. Una giusta intuizione da parte dell'organizzazione. Per quanto ci riguarda è la prima volta che ci ritroviamo a suonare con band che fanno un genere così diverso dal nostro, ma per noi è motivo di orgoglio poterle affiancare. La cosa interessante è che noi siamo un po' la pecora nera della serata, in un certo senso. Vedremo i feedback del pubblico. So che ci saranno persone che giungeranno dall'altra parte della Regione per vederci (cosa non semplice, considerando dimensioni e condizioni della rete stradale dell'isola - NdA) e noi cercheremo di non tradire le loro aspettative.

A questo punto i Rome in Monochrome vengono chiamati per il soundcheck. Ecco il resoconto della loro esibizione.

ROME IN MONOCHROME
Sala leggermente più piena (ma sarebbe meglio dire meno vuota) quando i Rome in Monochrome cominciano il loro set raffinato e poetico. Luci neutre e più basse, colori bianchi, neri e grigi e suoni elegantemente malinconici sui quali si appoggiano testi profondi. Anche l'atteggiamento sul palco, apparentemente poco coinvolto rispetto ai canoni dei classici concerti metal e della serata stessa, è da contestualizzare nel quadro della filosofia anche estetica della musica del gruppo, vedi anche l'uso microfoni dalla foggia d'antàn. Ed il pubblico, in larga maggioranza a digiuno della loro proposta, è subito affascinato. Quasi immediatamente, però, si manifesta un problema tecnico che costringe la band a fermarsi dopo l'esecuzione di Karma Anubis, facendo accumulare altro ritardo alla manifestazione che poi peserà sul prosieguo del fest. In attesa che i tecnici vi pongano rimedio ed anche se il tempo morto è occupato dialogando con gli astanti, la tensione inevitabilmente scende. Quando il concerto riparte, comunque, la band ricomincia come se nulla fosse accaduto e l'affabulazione di Paranoia Pitch Black in particolare, compie la sua opera creando rapidamente un ambiente rarefetto, quasi liquido. Pubblico completamente catturato dal punto di vista emotivo, forse anche spiazzato in parte, con molta gente che si dirige al banchetto del merch dopo la chiusura di Solitary King per acquistare il CD dei Rome in Monochrome.

SETLIST ROME IN MONOCHROME
Karma Anubis
December Remembrances
Paranoia Pitch Black
Solitary King


Tocca adesso a Marco I. Benevento rispondere a qualche domanda prima del concerto dei The Foreshadowing:
Francesco: Ciao Marco, è la prima volta a queste latitudini per voi. Cosa vi aspettate da questa serata, anche dal punto di vista organizzativo?

Marco: In realtà nulla che non sappiamo. Una parte di noi è di fatto catanese (Giuseppe Orlando - NdA) e ci sta parlando molto bene di questa città e di questo ambiente da tempo. Per adesso ho avuto modo di conoscere solo la cucina (e molto sicilianamente, tutte le interviste si sono svolte in rosticceria - NdA) e poi vedremo. Ci aspettiamo una grossa affluenza, calore e partecipazione perché Giuseppe ha spinto molto il posto e l'ambiente.

Francesco: Anche per voi: cosa avete fatto dall'ultima, lunga intervista con Metallized ad oggi?
Marco: Abbiamo fatto molti concerti, un tour est-europeo con i Moonspell ed è stata la seconda volta che siamo andati in giro con loro, tanto che è ormai una situazione quasi familiare per noi. Sono una sorta di cugini acquisiti e fra un paio di settimane avremo anche un'altra data a Pavia insieme. Nel frattempo stiamo lavorando al disco nuovo, ma anche ad una serie di concerti dato che quest'anno ricorre il decennale della pubblicazione di Days of Nothing, il nostro album d'esordio, che festeggeremo con un tour apposito.

Francesco: Parlavamo con gli altri gruppi del fatto che a Roma c'è forse un surplus di concerti che frammenta il pubblico. Che ne pensi?
Marco: Fondamentalmente a Roma soffriamo il fatto che ormai c'è solo un locale dove suonare metal. Un posto interessante e ben gestito, ma tutto avviene lì. Prima, invece, c'erano altre realtà come Il Circolo Degli Artisti che ora ha chiuso, al pari di altri locali. Il campo si sta restringendo e questo è molto triste. Paragonando la nostra esperienza live in Italia e fuori, noto che il pubblico italiano è più pigro, poco curioso. Molto spesso i gruppi d'apertura vengono completamente ignorati. A Firenze, una volta, è capitato che la band d'apertura venuta da fuori aveva zero persone, tutti erano fuori ad attendere il gruppo principale. Noi musicisti siamo andati allora sotto al palco perché non potevamo accettare una situazione simile. Una mancanza di rispetto completa e non per fare sempre l'esterofilo, ma in Germania quando abbiamo suonato a dei festival anche a mezzogiorno o alle due del pomeriggio, c'era gente che stava lì con le tende e che alle nove del mattino era sotto al palco del primo gruppo, a loro totalmente sconosciuto. Magari dopo una nottata brava, ma lo stesso si svegliavano alle nove per sostenere la prima band per pura curiosità di conoscerli. Quanti ottimi gruppi invece abbiamo scoperto noi in questo modo? Siamo sempre al discorso di Internet. Io quando scoprivo un gruppo nuovo, dovevo andare a vederlo dal vivo o almeno c'era il live su VHS. Adesso si passa la vita in rete e si vedono i concerti su YouTube (e qui la mia mente corre a questo vecchio articolo) e solo quelli. Oggi c'è un tale esubero di possibilità che si perde interesse. La reazione è quella di chiudersi, di dire che non mi va più di suonare in Italia quando ho tutt'altro riscontro appena passato il confine, ma non lo voglio fare, perché sarabbe una sconfitta. Nel momento in cui continui ad offrire, invece, puoi sperare di intaccare questo scudo.

Francesco: Come ne usciamo?
Marco: Io sono una persona ottimista, mi auguro che col tempo, come per ogni cosa, arrivi una sorta di stanchezza, di noia, che come per la riscoperta del vinile, porti alla riscoperta della realtà. La speranza è nelle nuove generazioni. Mi rendo conto, interagendo con i miei nipoti, che loro hanno una diversa curiosità e questa cosa mi dà speranza. Noi abbiamo accettato questa realtà così com'è, ma loro possono ancora cambiarla.

THE FORESHADOWING
Approccio musicale diverso, ma grande eleganza e profondità anche per quanto attiene ai The Foreshadowing. Realtà ormai affermata da tempo sulla scena internazionale, anche la band di Marco I. Benevento -ottima la sua presenza scenica- ma anche del catanese Giuseppe Orlando se è per questo, ha impressionato un pubblico nel frattempo cresciuto di numero, ma non nella quantità sperata. Anche in questo caso ci siamo trovati davanti ad un gruppo dalla scrittura raffinata, il cui Gothic/Doom ha creato immediatamente la giusta atmosfera ed un profondo scambio empatico col pubblico. Così come per la band precedente, la musica si fonde inscindibilmente con i testi, ed anche le luci assumono tonalità da penombra, scelta stilistica adeguata allo stile del gruppo. Utilizzando una scaletta strutturata in modo efficace (nella misura possibile in quanto sforbiciata per ragioni che chiariremo in seguito), i The Foreshadowing hanno sfoggiato un eccellente equilibrio tra gli interventi dei musicisti e la capacità di rendere ottimanente in sede live anche i passaggi più intricati dei loro pezzi. Uno show intenso ed emotivo, esaltato anche dalla dimensione di un palco perfettamente adeguato a far rendere al meglio una band la cui proposta è forse poco adatta a situazioni troppo grandi e dispersive. Ragionamento applicabile, peraltro, a tutti i gruppi che costituivano il bill di questo festival, anche se per motivi diversi.

SETLIST THE FORESHADOWING
Intro
Havoc
Two Horizons
The Forsaken Son
Departure
Chant of Widows


Infine, anche Marco "Cinghio" Mastrobuono degli Hour of Penance ci ha rilasciato qualche dichiarazione prima del soundcheck, in particolare circa l'ultimo album:

Francesco: Ciao Marco. Nel vostro ultimo lavoro mi è parso di rilevare una certa evoluzione nel suono, ma anche nei testi. Puoi parlarcene?
Marco: Certo. Per quanto riguarda la musica, direi che fino a Regicide abbiamo sempre seguito il solito metodo, partendo al 99% dalle idee, dai riff e dagli arrangiamenti di Giulio Moschini e poi andando a registrare. Col disco nuovo è stato più un lavoro collettivo, con le idee di Giulio che poi venivano rielaborate un po' da tutti; e si sente che qualcosa è cambiata. Il disco è stato registrato per la prima volta nel mio studio e poi, quando i pezzi erano pronti all'80%, ci siamo fermati per vedere che suono volevamo dargli facendo molte prove, lavorando moltissimo in pre-produzione prima dell'incisione finale. Per quanto riguarda il concept, è basato sulla lotta tra religioni, ma senza fermarsi allo stereotipo del gruppo death contro il cattolicesimo. La tematica parla di quanto sia sbagliata la guerra tra religioni che dura da millenni e quanti problemi crei a persone che non c'entrano nulla. Non diciamo "la religione cattolica è sbagliata", diciamo "la religione è sbagliata" è più sbagliata ancora è la lotta tra religioni.

Francesco: La musica ha un riscontro immediato, vedi subito se dal vivo funziona o meno, ma avete avuto feedback sui testi? Dopo tutto il lavoro in questo senso la gente ha dimostrato di apprezzarli oppure, come spesso accade, passano inosservati?
Marco: Non è mai lavoro sprecato, c'è sempre chi presta attenzione ai testi, magari leggendo minuziosamente il libretto un po' come alcuni sezionano la musica in ogni singolo passaggio. Semmai ci sono stati feedback errati, con qualcuno che ci ha dato della band islamofobica, ma non è così. Per quanto mi riguarda considero la religione un bug dell'evoluzione. Abbiamo scoperto il fuoco, la ruota, la medicina moderna e tutto il resto, ma non il modo di liberarci dalla religione. Il cattolicesimo non è meglio dell'Islam, per me sono alla pari e sbagliate; tutte. Siamo contro tutti gli estremismi religiosi che del resto abbiamo in casa visto che abbiamo il Vaticano proprio a Roma ad un paio di fermate della metro da casa, per così dire.

Francesco: So che prestate una certa attenzione ai posti dove suonare. E' vero?
Marco: Siamo diventati più selettivi anche per motivi di tempo, facendo tutti un altro lavoro. Cerchiamo situazioni mirate in contesti dove sai che si potrà suonare bene. Da anni abbiamo il nostro fonico per i live e cerchiamo di suonare in un certo modo in Italia. Qui fare quindici date di fila non ha senso perché la gente và meno ai concerti, ci sono meno soldi da spendere, ma noi più di un concerto l'anno a Roma non lo faremmo mai. All'estero è diverso, con organizzazioni più mirate che non ti fanno trovare quattro concerti in una città nella stessa data, cosa che da noi succede spesso. Anche qui ci sono posti fantastici dove suonare, ma se ci si fa concorrenza a vicenda con un pubblico che è numericamente sempre lo stesso non ottieni niente. Che sia un concerto HC o death o quello che vuoi tu, diciamo circa 400 persone a Roma ascoltano rock, dai Beatles agli Impaled Nazarene, 300 a Firenze, 600 a Milano e così via. Ma se tu lo frazioni non vai da nessuna parte. Meglio fare meno, anche perché se non ci sono incassi non ci sono più concerti. E poi c'è anche un problema di troppi gruppi, troppa offerta rispetto a quello che la gente è disposta a vedere. Il fare cose più mirate dal vivo potrebbe essere una soluzione.

HOUR OF PENANCE
Quando tocca al death cazzuto degli Hour of Penance risuonare nella sala del Barbara, purtroppo, la manifestazione ha già accumulato un certo ritardo. Aumentato dallo stop forzato del concerto dei Rome in Monochrome, ma causato essenzialmente dal protrarsi del sound check degli headliners. A farne le spese, dopo i The Foreshadowing, sono in parte maggiore proprio gli autori di Cast the First Stone, i quali devono rinunciare a circa metà del loro tempo. Pur visibilmente e comprensibilmente contrariati per l'accaduto -delusione anche tra il pubblico- i quattro hanno macinato istericamente il loro set mettendo in mostra muscoli e violenza sonora. Solo un pugno di brani e trenta minuti circa per loro, ma intensissimi e capaci di provocare il primo, vero pogo della serata. Da Theogony a Cast the First Stone, pezzo che ha concluso anzitempo la loro esibizione, gli Hour of Penance sono riusciti a coinvolgere una platea che era ancora aumentata di numero (la gente continuerà ad arrivare anche a ridosso dell'inizio dello show degli Onslaught) ed aiutati da suoni risultati di un settaggio ancora una volta di buon livello considerando le dimensioni della sala, hanno mitragliato senza pietà il loro death brutale. Sarà stato per il nervosismo provocato dal taglio forzato del loro set; per il responso positivo della gente; per la convinzione con la quale la band ha approcciato la serata; sta di fatto che per quanto monco, il loro concerto è stato più che efficace. Ma adesso la gente aspetta la band principale con impazienza.

SETLIST HOUR OF PENANCE
Theogony
Sedition Through Scorn
Paradogma
XXI Century Imperial Crusade
Cast the First Stone


ONSLAUGHT
Dopo un intervallo di circa trenta minuti, occupato da un andirivieni di tecnici e degli stessi musicisti sul palco, è il turno delle stelle della serata. Poco da dire sul gruppo di Bristol se non che, come tutte le band old school con un certo background musicale e culturale alle spalle, ed a dispetto delle differenze della formazione rispetto ai vecchi tempi, la dimensione live è la sola in grado di restituirne le qualità. Molto più che su disco. Fisicamente in tiro e con il trio Davies; Williams; Keeler molto comunicativo verso il pubblico, Nige Rockett efficace come atteso, per quanto un po' defilato e soprattutto con un Mic Hourihan devastante al suo seggiolino -il migliore dal punto di vista esecutivo- gli Onslaught hanno provocato esattamente la reazione che ci si aspettava da loro: un pogo forsennato dall'inizio alla fine. Anche troppo, con qualcuno che ha esagerato, facendo vivere anche qualche piccolo momento di tensione e la sicurezza spesso impegnata a far arretrare delle transenne che venivano continuamente sospinte in avanti dalla calca eccitata. Spaziando per ben più di un'ora tra alcuni dei pezzi più importanti appartenenti alla loro discografia, da Let There be Death a Thermonuclear Devastation e passando da Metal Forces; Born for War e varie altre, per tutto il tempo è stato letteralmente il delirio; almeno nella prima metà della sala. Pochi fronzoli, atteggiamento divertito e musicisti molto calati nel loro ruolo -anche in maniera in parte stereotipata, ma fa parte del gioco- gli Onslaught hanno condotto lo show in maniera smaliziata e coerente con la loro fama di live band. Lasciando alla fine molti sorrisi stampati sulle labbra ed altrettante ossa doloranti tra i tanti che hanno scelto di partecipare senza risparmiarsi all'happening thrash organizzato in Sicilia. E quando i cinque lasciano lo stage dopo i bis, l'impressione è che vi siano saliti solo da pochi minuti, tanta è l'energia sviluppata in sede live dagli inglesi.

SETLIST ONSLAUGHT
Let There Be Death
Metal Forces
Fight With The Beast
Demoniac
Flame Of The Antichrist
Contract In Blood
Thrash ‘til The Death
Killing Peace
The Sound Ov Violence
Burn
Destroyer Of Worlds
66’Fucking’6
Onslaught (Power From Hell)
Thermonuclear Devastation


SAZIETA' CHIMICA DI CONCERTI
Lo diciamo spesso e lo ripetiamo ancora: il numero degli eventi live al Sud ed in Sicilia in particolare, non è mai stato elevato. Di conseguenza la "fame chimica" di concerti, specialmente se di buon livello, dovrebbe essere tale da garantire sulla carta una risposta importante da parte del pubblico. Eppure, per la determinazione del successo pieno di un evento, ad entrare in gioco sono evidentemente anche altri fattori. Se il numero degli astanti per i gruppi d'apertura è sempre stato tradizionalmente basso, era comunque lecito attendersi un po' più delle 130 presenze circa che alla fine hanno assistito al concerto degli Onslaught. Una valutazione ottenuta contando personalmente i presenti in sala per la band principale ed i soliti irriducibili della sigaretta fuori dal locale. Quello che l'organizzazione aveva da offrire, infatti, erano quattro band forse poco conosciute dalle nostre parti -un vero appassionato, però, dovrebbe almeno averne sentito parlare- ma di ottimo livello; un headliner che non ha bisogno di presentazione ed appartenente ad un settore tra i più popolari del metal; un locale all'altezza ed un prezzo d'ingresso corretto. Il bilancio della serata parla invece di un'affluenza non disprezzabile in assoluto, ma inferiore alle attese ed il cui numero è stato in massima parte determinato dalla defezione proprio del pubblico locale. Non so se siano intervenuti fattori esterni che hanno contribuito a far si che qualcuno decidesse di stare a casa ma, fermo restando che non si può certo obbligare qualcuno a partecipare ad un concerto e dando per scontato che alcuni avranno dovuto legittimamente fare i conti col lavoro, con la famiglia ed altre storie, il fatto che in proporzione ci fosse molta più gente da fuori -Messina, Enna, Trapani, Ragusa, Siracusa e molte altre zone, ma pochissimi anche da Palermo- non depone molto a favore del pubblico catanese. Posto che sia stato così e sottolineato che la scusa della non informazione nell'era della rete non regge, la politica del "se non lo faccio io non lo fa nessuno"; del "se non suono io allora non deve andare nessuno"; ma soprattutto del "ma chi li conosce, andiamo al pub che c'è la cover band dei Metallica dove suona il mio compare", del non supportare una scena che così non può crescere e del vivere l'assenza di gruppi locali come onta personale senza conoscere le varie dinamiche organizzative, non porta storicamente da nessuna parte. Ed il boicottare chi si sbatte (magari facendo anche degli errori, per carità) per costruire dove non c'è nulla, è autolesionista. Ma l'autolesionismo è da sempre molto siculo, perché consente di lamentarsi senza assumersi alcuna responsabilità. E le tradizioni vanno rispettate; è questo che conta, no?

Foto a cura di Floriana Ausili e Carmelo Currò.



D.
Sabato 30 Settembre 2017, 15.35.39
26
Sarò matto ma l'altra notte ho sognato che venivano i Grave Digger in concerto a Catania... dite che si possono avere per il Southern Storm III? ahahaha
Raven
Lunedì 8 Maggio 2017, 18.51.56
25
Francamente non capisco cosa possa farti pensare il contrario. Credi che il tutto sia stato organizzato per arricchirsi? Si voleva solo fare qualcosa per passione e, con l'eventuale successo, continuare e portare gruppi ancora più importanti. Proprio per questo andava sostenuta come serata. Se qualcuno si facesse due conti, si accorgerebbe che non sarebbe bastato il triplo degli ingressi per coprire le spese.
Rat Man
Lunedì 8 Maggio 2017, 17.54.38
24
non ho messo in discussione il valore delle bands ma con il metallo non si fanno i soldi, i concerti andrebbero organizzati solo per passione, la gente non è tanto fessa come si crede
Lizard
Lunedì 8 Maggio 2017, 10.56.18
23
Rat man: chiunque abbia visto gli Onslaught recentemente sa benissimo che hai scritto una cazzata, detto chiaro. Il "metal che vive" passa dagli eventi che ci sono, boicottarli a prescindere per ragioni evidentemente ideologiche che danneggiano la scena e non producono niente, è autolesionista. I gruppi di supporto sono tutti italiani e di indiscutibile valore. Le polemiche stanno sempre a zero e puzzano di scuse. Ci si lamenta che non viene nessuno, oppure che sono sempre i soliti, oppure che non ci sono gruppi della zona, oppure che è troppo caro, che l'acustica non va bene, che la vita fa schifo... poi i locali chiudono oppure non fanno più serate metal e poi... Ci si lamenta che non c'è niente. Ognuno ha le proprie responsabilità e nascondersi dietro sentenze stupide è solo un modo per nascondersi dalla realtà.
Lizard
Lunedì 8 Maggio 2017, 10.56.17
22
Rat man: chiunque abbia visto gli Onslaught recentemente sa benissimo che hai scritto una cazzata, detto chiaro. Il "metal che vive" passa dagli eventi che ci sono, boicottarli a prescindere per ragioni evidentemente ideologiche che danneggiano la scena e non producono niente, è autolesionista. I gruppi di supporto sono tutti italiani e di indiscutibile valore. Le polemiche stanno sempre a zero e puzzano di scuse. Ci si lamenta che non viene nessuno, oppure che sono sempre i soliti, oppure che non ci sono gruppi della zona, oppure che è troppo caro, che l'acustica non va bene, che la vita fa schifo... poi i locali chiudono oppure non fanno più serate metal e poi... Ci si lamenta che non c'è niente. Ognuno ha le proprie responsabilità e nascondersi dietro sentenze stupide è solo un modo per nascondersi dalla realtà.
Rat Man
Lunedì 8 Maggio 2017, 10.08.43
21
serata flop, come da previsione, gruppone del passato bollito più bands italiane inserite da agenzia, giusto così, lo spirito del metal che vive è altrove.
Raven
Domenica 7 Maggio 2017, 21.27.43
20
Si, il sito è notoriamente visibile solo da S. Giovanni la Punta a S. Agata Li Battati.
Ciccio
Domenica 7 Maggio 2017, 20.51.17
19
Evento molto interessante. Però basta con ste barbe ipercurate e ipercoltivate! La barba, per lo meno nel metal, deve essere selvatica, ignorante! Una curiosità: tutti di catania e dintorni gli utenti qui?
Stefano
Domenica 7 Maggio 2017, 18.30.04
18
Vero Morlok.... condivido pienamente la tua analisi.
freedom
Domenica 7 Maggio 2017, 12.50.58
17
Oh ragazzi che vi devo dire...sarà colpa mia evidentemente. Purtroppo non lo sapevo. Vedo Catania tappezzata di manifesti con Tiziano Ferro e Ligabue e gente simile, ma mai uno che riguardi i concerti metal. Merda-book non lo usano tutti, altri lavorano troppo per avere il tempo di chattare e altri ancora sono semplicemente distratti, ma non per questo in malafede. Io il "giro" di Catania non lo frequento più da un decennio almeno e purtroppo me li sono persi. Pazienza. Ovviamente non manca nemmeno "l'amico" che ti chiama il giorno dopo per chiederti come mai non sei andato...prima no eh? Comunque, la pubblicità è tutto in certe situazioni, se non si spende in quello si farà sempre e solo affidamento sul già citato "giro" che conta a stento un centinaio di persone. Allargare le vedute.
Morlock
Domenica 7 Maggio 2017, 1.18.37
16
Ricordo ancora con piacere le serate all'easy rider o al Krossower dove quando c'era poca gente si parlava di 200/250...ma in generale anche quì in calabria tra la fine dei 90 e il 2008 non si scendeva sotto queste presenze,la verità è che oramai un buon 90% di quel pubblico ha messo su famiglia/si è trasferito al nord o oramai si disinteressa dei live e il cambio generazionale è inesistente....
Stefano
Domenica 7 Maggio 2017, 0.28.40
15
A scanso di equivoci, colgo l'occasione per fare un plauso agli organizzatori, che ci hanno dato la possibilità di vedere una band storica. Chi l'avrebbe mai detto che un giorno gli onslaught avrebbero suonato a Catania. In tutta sincerità mi sarei aspettato una maggiore affluenza. Chi vive al nord non può capire. Ci lamentiamo sempre che il sud è sempre tagliato da eventi importanti. Poi, quando capita l'occasione in cui c'è da dimostrare che siamo anche noi capaci di ospitare band importanti del settore, la risposta viene tristemente a mancare. Gli organizzatori ovviamente organizzano certamente non con l'intento di rimetterci di tasca propria. Chi lo farebbe?Nessuno. La serata è stata straordinaria, ma quando viene a mancare il pubblico, la conseguenza è ovvia. Chissà quando capiterà di vedere una band di spessore come gli onslaught in Sicilia.
Blood
Sabato 6 Maggio 2017, 22.37.49
14
Scrivendo questo finale nell'articolo che ho letto, sul fatto che si aspettava di più delle persone, mi fa capire che l'organizzazione è rimasta scontenta dell'andamento della serata, può essere che ho capito male il significato, ma dobbiamo farci una ragione che 200 persone o più, in una serata metal a Catania, a Palermo a Messina ecc.. non ci saranno mai e poi mai, a meno che, non ci saranno band di elevato spessore, con tutto il rispetto degli Onslaught per quello che hanno dato in passato, ma purtroppo non hanno un seguito rispetto alle band teutoniche od americane del thrash mondiale, che incidono magari per qualche label importante, quindi questo concerto era solo per noi pochi intimi! che conosciamo veramente il metal, il resto è solo poser di musica del momento, magari in sottogeneri che non hanno nulla a che vedere con l'heavy metal, comunque io che sono di Catania in città 100 metallari catanesi puri! che supportano la scena sia mainstream che underground nei locali non ci stanno proprio! )
Raven
Sabato 6 Maggio 2017, 21.28.28
13
Scusa, ma chi ti dice che gli organizzatori vogliano camparci? 130 non è affatto un buon numero, solo catania doveva farne più di 100 sicuramente.
Blood
Sabato 6 Maggio 2017, 20.36.59
12
Io non capisco perché vengono fatti questi eventi se sai che non ci potrai guadagnare mai! visto che le partecipazioni della gente è sempre scarsa! Basta con sto fatto che si deve guadagnare quando si organizzano concerti, che cazzo ve ne fotte! Se puoi permetterlo di spendere ok, mettici solo passione ed amore per il metal, ma se lo fai perche' pretendi di camparci ha i sbagliato strada perche' attitudine e fede nel metal non esiste più purtroppo! E comunque 130 paganti sono un ottimo numero!
Vanni Fucci
Sabato 6 Maggio 2017, 14.15.08
11
Per una volta c'è un concerto che mi interessa davvero (e di cui vengo a sapere) dalle mie parti, e io mi sono trasferito ormai da mesi. Mi sembra giusto....
Morlock
Sabato 6 Maggio 2017, 13.57.17
10
Premesso che ormai arrivare fino a Ct dalla calabria è diventata una tassa tra biglietto nave e benzina...-_-.....aggiungeteci anche l'ingresso + mangiare e bere e sono partiti bei soldini....cmq sia visti i numeri attuali penso che 130 paganti non sia poco.....ieri ero a vedere gli Schizo in provincia di CZ e forse e dico forse eravamo 50 persone(20 da Rc).....fate voi...
Raven
Sabato 6 Maggio 2017, 13.52.38
9
Inoltre bisogna vedere se sono date singole oppure se fanno parte di un tour, nel quale gli spostamenti e gli ingaggi si ammortizzano diversamente.
Raven
Sabato 6 Maggio 2017, 13.50.38
8
Stefano, non è così. L'evento è stato pubblicizzato per mesi in rete e chi vuole seguire questi eventi, ha il dovere di tenersi aggiornato in tal modo perché non ci sono i soldi per fare altrimenti. QUanto ad Alex la prendo come una provocazione. Secondo te le spese per portare gente in Sicilia sono le stesse? Ma tu hai idea di quali siano i costi? Evidentemente no. Prova a pensare agli ingaggi ed alle spese di trasporto. Tanto per dare un'idea, se sei residente, traghettare con una macchina (con un macchina) costa 40 euro. Se sei residente, e questa è la cosa minore. Paragonare i costi di Milano e Catania è senza senso. Guadagnare? Spero tu sia estraneo all'ambiente per fare considerazioni simili. Fammi un bel piano spese e spiegami come si poteva fare a contenere di più il prezzo.
Lizard
Sabato 6 Maggio 2017, 13.10.44
7
Stai paragonando mele e pere Alex e hai messo insieme cose del tutto scollegato tra loro. Il tuo è un discorso a cui è impossibile rispondeRe e comunque di SOLDONI nel metal se ne vedono davvero pochi da anni.
Alex
Sabato 6 Maggio 2017, 12.25.03
6
Perdonatemi,io sono un grosso ignorante in materia,vorrei che mi spiegaste una cosa... perché nella provincia di Milano (non esattamente una zona a buon mercato) l'ingresso per un concerto dei Necrodeath (con band di supporto molto più conosciute di quelle proposte al Barbara,senza nulla togliere) si paga 10 euro comprensivo di consumazione,un altro concerto con headliner i Mayhem si paga 25 euro (soltanto 5 in più della serata al Barbara)?...forse perché gli organizzatori di Milano sono dei benefattori?....forse perché alcuni "organizzatori" siciliani pensano di fare i SOLDONI organizzando concerti?...o forse perché,sempre gli stessi,pensano di recuperare il flop della serata precedente gonfiando il prezzo del biglietto a loro discrezione?...toglietemi questo dubbio perché aver letto "prezzo d'ingresso correto",vedendo quello che viene proposto in giro per l'Italia, un po' mi ha confuso....grazie.
Stefano
Sabato 6 Maggio 2017, 12.22.52
5
Ciao Raven... Non te lo lascio proprio dire. Ieri un mio caro amico nonché collega di lavoro, quando gli ho detto che gli onslaught hanno suonato a Catania, mi ha mandato a quel paese perché non lo ho avvisato. Ma come, ho risposto io, l'ho pubblicato più volte sulla pagina Facebook.... Secondo caff.... Questo per dire e ribadire che certi eventi vanno pubblicizzati in maniera adeguata. Non tutti hanno la possibilità di seguire gli eventi del mondo sul web 😉
Stefano
Sabato 6 Maggio 2017, 12.17.02
4
Ciao freedom, quello che tu hai scritto, lo condivido pienamente e peraltro scritto sulla pagina Facebook degli organizzatori, un giorno prima dell'evento. Nemmeno una locandina nella città di Catania, pieno zeppo di locali notturni, immaginiamoci nelle altre province siciliane. Perché a mio avviso l'evento in questione avrebbe dovuto far smuovere il sedere a tutti i metallari e pseudo metallari sparsi nella Sicilia. E così non è stato. Io c'ero, ed il mio piccolo contributo penso anche di averlo dato in termini di pubblicità. Ma vedere così poche persone c'è solo da incazzarsi. L'ennesima sconfitta in terra sicula, in ambito metal
Raven
Sabato 6 Maggio 2017, 11.11.43
3
Freedom, il perché è ovvio: costi troppo elevati in rapporto ai risultati. E' singolare che però non si venga a sapere nulla di un simile evento. Nessun amico con un profilo fb? La cosa è stata ampiamente pubblicizzata lì (nessun amico su fb?), con appositi comunicati su tutte le webzine grandi e piccole, compresa questa, e su alcuni giornali "normali". Al giorno d'oggi è davvero difficile non venire a sapere di qualcosa Ad esempio c'è un personaggio noto ormai nel giro siculo che ha circa 55 anni, non ha il pc, eppure è sempre presente perché evidentemente arriva a saperlo anche col semplice passa parola. Se c'è sempre lui, possono esserci sempre tutti
Doom
Sabato 6 Maggio 2017, 11.05.02
2
Come al solito bella fotografia della serata Raven. Mi dispiace che al solito il riscontro non e' stato giusto...Ma tanto stiamo a parlare sempre delle stesse cose. Interessanti anche le quattro chiacchiere scambiate con i vari musicisti..Tutto vero, anche la triste notizia che pure a Roma ormai c'e solo un locale che sicuramente tra mille difficoltà e nel suo piccolo organizza serate. Prima non era così.. Ma ormai è inutile stare a farsi domande, probabilmente qualche risposta sta proprio in quest'articolo. A parte questo band ottime e ricordo con piacere parecchi anni fa' i demo e le interviste ai Gravestone. Mi fa' piacere che siano tornati in vita anche se obbiettivamente mi viene da dire per quanto? E di certo e' solo il sano divertimento e la voglia di suonare ad animarli. Bravi ragazzi, complimenti a tutti.
freedom
Sabato 6 Maggio 2017, 10.50.25
1
Autolesionismo a parte, mi spiegate perché questi eventi non vengono pubblicizzati a dovere? Io non ne sapevo assolutamente niente. Non tutti hanno il tempo e la voglia di andare a spulciare il web in cerca di notizie...appendere qualche manifesto come ai vecchi tempi no? E parlo anche della provincia, non solo del centro storico.
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THE SOUTHERN STORM FEST II
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