Privacy Policy
 
IN EVIDENZA
Album

Premiata Forneria Marconi
Emotional Tattoos
Demo

Rust
Rust
CERCA
ULTIMI COMMENTI
FORUM
ARTICOLI
RECENSIONI
NOTIZIE
DISCHI IN USCITA

22/11/17
HYPERION
Dangerous Days

24/11/17
SCORPIONS
Born To Touch Your Feelings

24/11/17
LOCH VOSTOK
Strife

24/11/17
STRAY TRAIN
Blues From Hell

24/11/17
WILDNESS
Wildness

24/11/17
HOUSTON
III

24/11/17
AETHERIAN
The Untamed Wilderness

24/11/17
DEEP AS OCEAN
Lost Hopes | Broken Mirrors

24/11/17
STARBLIND
Never Seen Again

24/11/17
DEGIAL
Predator Reign

CONCERTI

22/11/17
MARILYN MANSON + GUEST
PALA ALPITOUR - TORINO

22/11/17
ULVER + STIAN WESTERHUS
SANTERIA SOCIAL CLUB - MILANO

23/11/17
ULVER + STIAN WESTERHUS
QUIRINETTA - ROMA

24/11/17
ULVER + STIAN WESTERHUS
ALMAGIA' TRANSMISSIONS FESTIVAL - RAVENNA

24/11/17
DESPITE EXILE
VECCHIA SCUOLA PUB - PALAZZOLO (BS)

24/11/17
BLACK STAR RIDERS
CIRCOLO COLONY - BRESCIA

24/11/17
6TH COUNTED MURDER + KALIAGE
THE ONE - CASSANO D'ADDA (MI)

25/11/17
THE MODERN AGE SLAVERY + DESPITE EXILE + AMBER TOWN
LA TENDA - MODENA

26/11/17
MESS EXCESS + AENIGMA
RIFF CLUB - PRATO

27/11/17
MASTODON
LIVE CLUB - TREZZO SULL'ADDA (MI)

SINE QUA NON - # 21 - 'La Masquerade Infernale' e 'Themes From William Blake's the Marriage of Heaven and Hell'
08/05/2017 (720 letture)
Ascoltando certi dischi o certe canzoni (così come alcune opere d'arte o di letteratura), sorge spontaneo domandarsi cosa si generò nella mente di uno o di più artisti nel momento in cui decisero di spingersi verso altre dimensioni, di rompere gli schemi, andando contro tutto e tutti e sperimentare, entrando negli spinosi territori dell'avanguardismo, in bilico tra il fallimento totale o la gloria eterna. Forse, in molti casi, non si tratta neanche di una vera e propria decisione, ma piuttosto di qualcosa che viene spontaneo, nascendo dal profondo. A volte perché i talenti in questione si sentono già realizzati in ciò che hanno creato fino a quel momento, pur non essendolo compiutamente, e altre poiché sono invece semplicemente stanchi e annoiati da quanto da loro realizzato, bramando ardentemente un cambiamento radicale.
Quale di queste cose sia successo nelle menti degli Arcturus e degli Ulver non ci è dato di sapere, ma un fatto è certo: senza di loro probabilmente oggi non si parlerebbe di avant-garde metal, uno dei sottogeneri metallici più indefiniti e controversi (alcuni non ne riconoscono addirittura l'esistenza), di cui forse non sono gli iniziatori (qualcosa c'era già stato con Into the Pandemonium dei Celtic Frost e, tanto per rimanere in ambito norvegese, con Written In Waters dei Ved Buens Ende), ma sicuramente tra i massimi interpreti e artefici. La Masquerade Infernale e Themes From William Blake's the Marriage of Heaven and Hell sono state due pietre miliari del metal più avanguardista e, seppur nessuno abbia mai osato emulare né avvicinarsi alla grandezza di queste due opere, hanno tracciato comunque degli schemi per molte band a venire. Due dischi con molto in comune, e altrettante differenze, ma entrambi di enorme valore storico e artistico.

CHE LO SPETTACOLO ABBIA INIZIO
Correva l'anno 1997 quando uscì la seconda fatica degli Arcturus, freschi di contratto con gli inglesi della Music For Nations, un album pronto a rivoluzionare il modo di intendere il metal nelle menti di molti. Il combo norvegese, infatti, una sorta di super-gruppo, vista la caratura dei personaggi al suo interno, veniva dall'esperienza di Aspera Hiems Symfonia, in cui le già presenti componenti sinfoniche erano però state accompagnate da una solida base black metal e da una sottile vena doom. Con La Masquerade Infernale cambiò tutto: di black metal rimase poco se non nulla, la musica assunse un'identità ancor più astratta e per molti versi teatrale. Uno stacco evidente, soprattutto se si pensa a come, in un primo momento, questo full-length si sarebbe dovuto chiamare The Satanist, per poi venire invece modificato, in modo che si segnasse un distacco ancora più netto col mondo black.
La Masquerade Infernale non è mai stato un disco progressive, nonostante la tecnica non mancasse affatto, eppure al tempo, quando il termine avantgarde ancora veniva a malapena pronunciato, si ricorse a questa ed altre diverse classificazioni erronee, non sapendo come etichettarlo: è -dopo tutto- anche questo uno dei punti di forza di questa produzione. Si tratta di un'opera a tutto tondo: c'è musica, di elevato valore artistico, che si evolve fluidamente unendo metal, musica classica e addirittura lirica, e sprazzi di elettronica, che donano un tocco ancora più stravagante al tutto. C'è tuttavia anche letteratura, vedasi il testo di Alone preso in prestito dall'omonimo poema di Edgar Allan Poe, o anche le liriche di The Throne of Tragedy, tratte dalla poesia Tragediens Trone di John H. Svaeren, futuro membro degli Ulver, la cui stessa poesia era già stata utilizzata in lingua originale per un omonimo brano dei Lupi, nonché un mood generale da teatro dell'assurdo, componente che rende il tutto ancora più unico.
Oltre a tutto questo, nel caso non fosse già sufficiente, va ad aggiungersi il fatto che ogni singola canzone ha il potere, 20 anni fa come adesso, di conquistare l'ascoltatore attraverso atmosfere oscure, cambi di tempo inaspettati, vocalizzi ora gravi, ora acuti e tanto altro. Spesso i brani si interrompono e ricominciano in maniera totalmente differente, tanto che le melodie all'interno di una stessa canzone sembrano non aver nulla a che fare l'una con l'altra, eppure alla fine dell'ascolto tutto torna, un mosaico perfetto e stravagante.
Inutile poi tessere eccessive lodi per le prove dei singoli musicisti: Hellhammer dietro alle pelli è come sempre perfetto ed impeccabile, delicato e con un tocco quasi jazz in alcuni punti, diretto e aggressivo quando serve; Valle si dimostra un ottimo sostituto per lo shredder Carl August Tidemann, che comunque si trova come solista in un paio di pezzi, con lo sweep picking diventato suo trademark; il basso di Skoll è ben bilanciato con gli altri strumenti e pulsa a dovere per tutta la durata del disco, mentre le tastiere di Sverd, stavolta coadiuvato da un quartetto d'archi, sono le vere protagoniste nel disegnare le loro infernali sinfonie e i delicati intrecci di pianoforte. Come dimenticare infine la prova vocale di G. Wolf (o Garm, se preferite), solenne e profondo con il suo timbro pulito e crepuscolare che perfettamente si adatta al contesto musicale, oltre al suo contributo con i vari sample che pervadono l'intera opera ammantandola di un'aura ancora più caotica. Menzione d'onore infine per Simen Haestnes, in seguito conosciuto come ICS Vortex, autore dei testi e voce solista in quel capolavoro di The Chaos Path, uno dei pezzi più “metal” del lotto, reso immortale proprio da una prova vocale assolutamente sopra le righe e diabolicamente perfetta.
Insomma, difficilmente si esagera affermando come La Masquerade Infernale sia uno dei capolavori della storia del metal tutto, pur nella sua perfetta imperfezione (concedetemi l'ossimoro), ma anche nella sua magnifica assurdità.

I LUPI FRA PARADISO E INFERNO
Fu così che, circa un anno dopo quel capolavoro, anche in casa Ulver giunse l'ora della rivoluzione. Ebbene sì, perché per i lupi, chiusa la loro cosiddetta trilogia black metal con quel gioiello malvagio e sporchissimo che prese il nome di Nattens Madrigal, arrivò il momento di rompere gli schemi e stupire tutti con il monumentale Themes From William Blake's the Marriage of Heaven and Hell. Via, quindi, le foto al chiaro di luna nelle foreste norvegesi, e spazio a giacche firmate e macchine sportive. Spariti anche gli pseudonimi black metal per i membri del combo che, con l'abbandono del secondo chitarrista Aismal, videro entrare in formazione il preziosissimo Tore Ylwizaker, che si occuperà di tastiere e programming e che si dimostrerà la vera e propria chiave della svolta ulveriana. Scomparse dai testi anche le storie di villaggi norvegesi a mezzanotte, di fanciulle sperdute nel bosco dei troll e di licantropia: le liriche infatti furono in questo caso tratte direttamente dalla grandiosa opera di William Blake, ovvero Il Matrimonio del Cielo e dell'Inferno, pubblicata a fine Settecento. Le tematiche fortemente rivoluzionarie e tipicamente romantiche dell'opera in questione vengono immerse in un immaginario sonoro completamente nuovo per i fan della band, che sicuramente rimasero a dir poco spiazzati nell'ascoltare il disco in questione.
L'intero lavoro, che consta di circa 80 minuti di musica a cui si aggiungono 20 minuti di silenzio finali, è imperniato su un'elettronica quasi estraniante, che tra sample e vinyl scratching, incontra la drum’n’ bass e il trip hop, e che in seguito andrà a costituire la colonna portante di successivi capolavori della band. Di tanto in tanto il passato del combo norvegese torna a fare capolino, come in Plates 21-22, dai tratti tipicamente metal, sebbene perfettamente in linea col nuovo percorso dei lupi, o in Plates 5-6, in cui le chitarre acustiche che accompagnano le spoken vocals di Trickster G. (il nuovo pseudonimo scelto da Krystoffer Rygg) riportano alla mente le atmosfere crepuscolari di Kveldssanger. Ai celeberrimi “Proverbs of Hell”, invece, è dedicata una delle canzoni più oscure dell'intero album, seppure sia molto più un pezzo industrial che metal. Una menzione d'onore andrebbe fatta, infine, per la conclusiva Song of Liberty, che trova come ospiti alla voce tre luminari del black metal norvegese, allora come oggi: Ihsahn e Samoth degli Emperor e soprattutto Fenriz dei mitici Darkthrone, che si lancia in un declamato davvero epico e indimenticabile, accompagnato dal riff ipnotico e dagli assoli incontrollati del chitarrista Haavard, che chiude nel migliore dei modi questo lavoro unico, inimitato e inimitabile.

TIRIAMO LE SOMME...
Come abbiamo potuto notare analizzando questi due dischi che hanno segnato un'epoca, il vero trait d'union tra le due opere è l'immersione totale nella sperimentazione, con la differenza sostanziale che gli Arcturus rimasero ancorati al mondo metal, restandoci fino ai giorni nostri, mentre per gli Ulver questa prova fu solo il primo di una lunga serie di album totalmente diversi l'uno dall'altro, che li renderanno una delle realtà più sperimentali e imprevedibili dell'intero panorama musicale. Ovviamente la nostra è un'analisi a posteriori, dato che oramai sono passati 20 anni e davvero tanta acqua sotto i ponti, tuttavia, anche se tutt'ora c'è ancora qualcuno che proprio queste due release non riesce a farsele piacere o ad ammetterne il loro effettivo valore storico ed artistico, va ricordato come al tempo della loro uscita La Masquerade Infernale e Themes From William Blake's the Marriage of Heaven and Hell divisero in due critica e pubblico, spaccati tra chi voleva stroncarli di netto e chi ne riconosceva già le qualità e voleva assurgerli a capolavori assoluti. Una cosa è certa: per chi riesce a comprenderne l'enorme validità sotto tutti i punti di vista, questi due full-length rappresentano delle vere e proprie pietre miliari che difficilmente, se non mai, saranno scalfite dal tempo e dalle critiche.



Alcor81
Domenica 21 Maggio 2017, 23.23.02
4
concordo, spettacolari
Carmine (quello sobrio)
Sabato 13 Maggio 2017, 18.09.55
3
Due dischi semplicemente spettacolari.
galilee
Mercoledì 10 Maggio 2017, 14.35.10
2
Presi entrambi i dischi ai tempi. Gli Arcturus mi spiazzarono ma a forza di ascoltarlo lo apprezzai, anche se le voci dark così forzate non mi piacciono molto. Gli Ulver invece mi conquistarono immediatamente. Super disco. L'ascolto ancora oggi di tanto in tanto.
Rob Fleming
Lunedì 8 Maggio 2017, 18.06.04
1
Due album stupendi. Quello degli Ulver mi conquistò immediatamente e fece da traghettatore a quel capolavoro totale che sarà Perdition City. Per gli Arcturus ho rimediato in seguito. E in questi dischi vi è la prova che Garm è un cantante straordinario che non sempre viene citato quando è il momento di stilare classifiche. Eppure i colori della sua voce sono infiniti
IMMAGINI
Clicca per ingrandire
Sine Qua Non #21
Clicca per ingrandire
La copertina di La Masquerade Infernale
Clicca per ingrandire
L'artwork di Themes From William Blake's the Marriage of Heaven and Hell
Clicca per ingrandire
Gli Arcturus dell'epoca
Clicca per ingrandire
Gli Ulver a fine anni Novanta
ARTICOLI
12/11/2017
Articolo
SINE QUA NON
# 23 - 'British Steel' e 'Ace of Spades'
24/07/2017
Articolo
SINE QUA NON
# 22 - 'Selling England By the Pound' e 'Misplaced Childhood'
08/05/2017
Articolo
SINE QUA NON
# 21 - 'La Masquerade Infernale' e 'Themes From William Blake's the Marriage of Heaven and Hell'
16/04/2017
Articolo
SINE QUA NON
# 20 - ’Left Hand Path’ e ’Under a Funeral Moon’
21/01/2017
Articolo
SINE QUA NON
# 19 - 'The Gallery' e 'The Jester Race'
05/12/2016
Articolo
SINE QUA NON
# 18 - 'Vincebus Eruptum' e 'Lucifer's Friend'
10/09/2016
Articolo
SINE QUA NON
# 17 - ‘Angel Witch’ e ‘Iron Maiden’
24/07/2016
Articolo
SINE QUA NON
# 16 - ’Sacrifice’ e ’Kingdom Come’
28/06/2016
Articolo
SINE QUA NON
# 15 - 'Altars of Madness' e 'Left Hand Path'
24/05/2016
Articolo
SINE QUA NON
# 14 - ‘Black Sabbath’ e ‘Sea Shanties’
06/04/2016
Articolo
SINE QUA NON
# 13 - 'Morbid Tales' e 'Sign of the Hammer'
03/01/2016
Articolo
SINE QUA NON
# 12 - 'On Stage' e 'Rock City'
18/09/2015
Articolo
SINE QUA NON
# 11 - 'Melissa' e 'Deliver Us'
18/08/2015
Articolo
SINE QUA NON
# 10 - 'Io Sono Nato Libero' e 'Zarathustra'
16/07/2015
Articolo
SINE QUA NON
# 9 - 'Seven Churches' e 'Reign in Blood'
19/06/2015
Articolo
SINE QUA NON
# 8 - 'Time Does Not Heal' e 'Arise'
05/05/2015
Articolo
SINE QUA NON
# 7 - 'Apocalyptic Raids' e 'Bathory'
10/10/2014
Articolo
SINE QUA NON
# 6 - ‘Restless and Wild’ e ‘Heavy Metal Maniac'
26/04/2014
Articolo
SINE QUA NON
# 5 - 'Van Halen' e 'Disillusion'
26/07/2013
Articolo
SINE QUA NON
# 4 - 'Rock Until You Drop' e 'Black Metal'
16/03/2013
Articolo
SINE QUA NON
# 3 - 'Holy Diver' e 'Operation:Mindcrime'
03/09/2012
Articolo
SINE QUA NON
# 2 - 'Kill 'em All' e 'Powerslave'
21/08/2012
Articolo
SINE QUA NON
# 1 - 'The Number Of The Beast' e 'Master Of Puppets'
 
 
[RSS Valido] Creative Commons License [CSS Valido]