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SHORES OF NULL - Musica emozionalmente carica
24/05/2017 (542 letture)
Dopo un debutto col botto quale Quiescence e alcuni anni d’attesa, sono finalmente tornati a calcare le scene i nostrani Shores of Null, che hanno da poco dato alle stampe la propria seconda fatica, intitolata Black Drapes for Tomorrow. Se la loro proposta musicale è quanto mai variegata e spesso sperimentale, ricco e non sempre agevole è stato il percorso che ha portato la formazione a dar vita a questa produzione, come ci spiega il loro cantante, Davide Straccione

Akaah: Ciao Davide, benvenuto su Metallized e grazie per averci concesso l’opportunità per quest’intervista. Partiamo chiaramente subito parlando del vostro nuovo disco Black Drapes for Tomorrow: siete soddisfatti di come l’album stia venendo accolto dal vostro pubblico e dalla critica?
Davide: Ciao Elena, grazie a te e a Metallized per questa intervista. Black Drapes for Tomorrow sta ricevendo molti riscontri positivi e chiaramente siamo molto soddisfatti, perché in molti ci attendevano al varco dopo l’accoglienza entusiasta di Quiescence e le aspettative da parte di pubblico e critica erano piuttosto alte. Questa cosa avrebbe potuto indurre una sorta di ansia da prestazione ma noi abbiamo lavorato ugualmente con tutta la calma necessaria, senza affrettare nulla, e credo che sia uscito il miglior prodotto che potevamo tirar fuori, un disco che ci rappresenta al 100% e di cui andiamo fieri.

Akaah: Più in generale, dunque, vi sentite appagati o sentite di avere ancora molto da poter sviluppare e in futuro proporre?
Davide: Come ho appena detto, credo che gli Shores of Null di adesso siano tutti dentro a Black Drapes for Tomorrow, non faremmo mai uscire un disco che non ci convince appieno. Gli Shores of Null nascono con un’idea di sound preciso in mente, non possiamo certo considerarci una band sperimentale anche se ci piace mescolare le carte in gioco e creare un sound che ci rappresenti e che in qualche modo ci renda unici. L’intento di produrre musica carica emozionalmente è il vero fulcro della nostra esistenza, quello credo che non cambierà mai.

Akaah: Quali sono le motivazioni che vi hanno portato ad attendere tre anni, prima di dare un seguito al vostro riuscitissimo debutto Quiescence? Volevate semplicemente lavorare al meglio, o ci sono stati dei problemi che vi hanno rallentato?
Davide: Un po’ entrambe le cose, ma più che di problemi parlerei di tempi tecnici. Il disco era già pronto un anno prima della sua uscita, ma per esigenze dell’etichetta abbiamo dovuto temporeggiare. Nell’ultimo anno abbiamo notato una certa impazienza da parte del pubblico nei confronti della nostra seconda uscita, quindi sono felice che il disco sia finalmente disponibile a tutti. A parte gli influssi esterni, anche noi come band ci siamo presi i nostri tempi, avendo svolto un lavoro molto attento nelle fasi di composizione e preproduzione.

Akaah: Come sono andate le registrazioni di Black Drapes for Tomorrow? Ci puoi raccontare come di solito venga alla luce, un brano degli Shores of Null? Avete un metodo rodato per creare la vostra musica, o preferite lavorare seguendo maggiormente l’ispirazione del momento?
Davide: C’è un metodo tutto sommato. Si parte da uno scheletro proposto da Gabriele o Raffaele -i due chitarristi- talvolta le idee e i riff di entrambi possono confluire nello stesso pezzo, ai quali io lavoro in un secondo momento sulle parti vocali e sui testi, mentre Emiliano e Matteo arrangiano batteria e basso. Questo è sicuramente il modo migliore di lavoro per una band come la nostra, soprattutto per me che non vivo a Roma e che quindi riesco a lavorare a distanza in tutta tranquillità. È un lavoro di squadra ma con delle regole ben precise, non è certo musica che può nascere dalle jam session.

Akaah: A fine marzo avete annunciato anche l’uscita di un video per il singolo Donau, curato da Sanda Movies, ce ne vuoi parlare?
Davide: Speravamo anche di farlo uscire a fine marzo sinceramente, ma ci sono stati dei ritardi indipendenti dalla nostra volontà. Tuttavia posso comunicarvi che uscirà a brevissimo, anzi non è escluso che esca prima che questa intervista vada online, in caso contrario pazientate ancora qualche giorno. Sanda Movies è ormai una piacevole costante nella nostra produzione, riescono a tradurre in immagine ciò che il testo e il brano trasmettono, creando un continuum musicale-visuale che non potrebbe essere rappresentato meglio di così. In passato abbiamo collaborato con loro per i video di Quiescent e Ruins Alive e i risultati sono sotto gli occhi di tutti, con Donau si sono superati a mio avviso, avrete modo di rendervene conto a brevissimo.

Akaah: Come vi siete trovati lavorare con Carmelo Orlando dei Novembre, ospite alla voce nella terza traccia Tide Against Us?
Davide: Il coinvolgimento di Carmelo è stato un episodio particolarmente sentito, ma per nulla forzato. Ascolto i Novembre da quando avevo 16 anni, ricordo che comprai Dreams D’Azur dal mio negozio di dischi di fiducia a Pescara, e pochi anni dopo ebbi modo di vederli dal vivo in diverse occasioni. Si può dire quindi che seguo i Novembre da molto tempo quindi puoi capire il mio entusiasmo quando siamo stati chiamati ad aprire il loro release party prima, e un intero tour europeo poi. Abbiamo anche preso parte ad un tributo tutto italiano ai Novembre registrando The Dream Of The Old Boats, e questo ben prima che la band tornasse ufficialmente sulle scene, un’operazione quasi premonitrice se vogliamo. C’erano tutti gli elementi necessari dunque per poter chiedere a Carmelo un suo intervento, e Tide Against Us si prestava molto bene perché è un pezzo disteso, con voci intersecate che si incrociano e si rincorrono per poi ritrovarsi.

Akaah: A cosa è ispirato l’artwork di copertina, realizzato nuovamente da Diletta F. (Eba Art), che già aveva creato la cover art di Quiescence?
Davide: Diletta è un’amica oltre che un’artista bravissima. Oggi tutte le band cercano di dare un taglio internazionale al proprio lavoro optando per mix e mastering all’estero e artwork di artisti blasonati per dare lustro all’uscita, noi invece abbiamo scelto di fare tutto a chilometro zero, perché in Italia abbiamo gente con le competenze ed è giusto che vengano impiegate. Diletta ha ricreato con la fotomanipolazione una mia visione, questa ragazza che guarda il proprio futuro andare in fumo, e i drappi neri che sventolano non rappresentano nulla di preciso, ma simboleggiano un po’ i tempi bui in cui viviamo. Le foto da cui siamo partiti sono state scattate in Abruzzo da Francesco Corti di Sanda Movies, in una estenuante giornata fatta di escursioni, vento e tanto cibo.

Akaah: Quest’album è stato nuovamente licenziato dalla Candlelight Records, come vi siete trovati a collaborare con loro in questi anni?
Davide: Non nascondo che uscire per Candlelight alla prima release ci ha dato uno slancio non indifferente per una band emergente e un biglietto da visita piuttosto prestigioso che ci ha permesso di portare a termine tre tour europei e prendere parte ad alcuni tra i festival più autorevoli in Europa, come Eindhoven Metal Meeting o Inferno Festival, traguardi impensabili mentre stavamo formando la band. Nel frattempo Candlelight è stata acquisita da Spinefarm Records, etichetta con un roster di tutto rispetto che ci auguriamo riesca a dare ancora più visibilità agli Shores Of Null.

Akaah: Siete da poco e state nuovamente per essere protagonisti di alcuni concerti in Italia, ma per l’autunno già avete annunciato alcune delle date europee, durante le quali condividerete il palco con band quali gli Harakiri for the Sky. Cosa vi aspettate da questa serie di live? E, personalmente e a livello di band, vi piace esibirvi dal vivo?
Davide: Al momento abbiamo in programma un doppio release party, il 26 maggio all’Orange di Pescara e il 27 maggio al Traffic di Roma, entrambe le date vedranno gli Invernoir di supporto e a Roma ci saranno anche i No More Fear. Il perché della doppia data è presto detto, io sono di Pescara e la band di Roma, quindi abbiamo questa sorta di doppia cittadinanza. Ad ottobre saremo in giro per una ventina di giorni con Harakiri For The Sky e Sylvaine, un tour che sicuramente ci darà la possibilità di esibirci davanti ad un pubblico che apprezza la nostra proposta, e quindi di infoltire la nostra fan-base. A noi piace molto suonare dal vivo, amiamo il contatto col pubblico e l’energia che si sprigiona ogni volta che saliamo su un palco, in Italia o all’estero non fa differenza.

Akaah: Siete stati di recente protagonisti del Doom over Brixia, dove assieme a voi si sono esibiti alcuni altri gruppi doom italiani. Complessivamente, come valutate lo stato di salute della scena doom italiana?
Davide: Non siamo la tipica band doom, almeno non dal punto di vista strettamente musicale, se consideriamo doom tutto ciò che è solo lento ed ossessivo. Ovviamente abbiamo diverse parti lente e cadenzate, ma nel nostro sound sono rintracciabili molte altre influenze, dal melodic death/black al gothic metal. Se guardiamo a livello di atmosfere, siamo invece sicuramente assimilabili al genere, perché doom è prima di tutto un modo di concepire la musica ed è legato in qualche modo anche alle tematiche e non solo ai BPM. Attualmente nella sola Roma ci sono band in grado di garantire una continuità al genere grazie a band come Doomraiser e The Foreshadowing, ma anche ai più recenti Otus e Invernoir. Estendo il discorso all’intero panorama italiano, vantiamo band come Naga, Caronte e Fuoco Fatuo, che al momento rappresentano più di una speranza per il futuro.

Akaah: La nostra intervista si chiude qui, vuoi aggiungere qualcosa per i nostri lettori e i vostri fan?
Davide: Spero di vedervi ai nostri concerti e berci una birra insieme. Grazie a Metallized per l’intervista e a tutti voi per il supporto!



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