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HESPERIA - Alle origini dell’Impero
10/06/2017 (402 letture)
La recente pubblicazione dell’ottimo Caesar [Roma vol.I], sesto sigillo a marchio Hesperia, è stata occasione per ospitare per la prima volta sulle nostre pagine il suo mastermind tuttofare Hesperus. Disponibile e loquace, l’artista marchigiano ha risposto alle nostre domande sviscerando il nuovo album e non risparmiando riflessioni sulla sua carriera di musicista, a partire dagli esordi, e sulla sua personale visione dell’arte…

PZ:Pavl: Ciao Hesperus, benvenuto per la prima volta sulle pagine di Metallized.it! Per cominciare questa intervista ti va di tracciare la tua evoluzione di carriera come musicista, partendo dalla tua militanza nei Sulphuria sino ai giorni nostri?
Hesperus: AVE a te e tutto lo staff di Metallized!
I Sulphuria erano una delle poche band di black metal in Italia formatesi in tempi “non sospetti”, nel 1992. All’epoca non c’era un’enorme diffusione di certi nomi estremi più underground soprattutto nelle Marche, e l’attenzione del genere “metal estremo” era tutta per il death metal. Noi venivamo dagli ascolti del metal anni ’80, e ascoltavamo un po’ tutto il metal e quindi anche molto death metal, ma all’epoca eravamo un po’ stufi dell’inflazione e della strada che aveva preso questo genere, quindi per noi la conversione dei Darkthrone al black metal, e le dichiarazioni di Euronymous riguardo il ritorno al black, ci diedero quella spinta, quell’energia a seguire quella strada. Il black metal fino ad allora era stato solo un genere nominale distinto solo dall’uso dei testi satanici, ma da lì in poi subì una vera e propria codificazione dal punto di vista “musicale” come vero e proprio genere distinto dal death.
Inizialmente si potevano sentire le nostre influenze anni ’80, poi iniziammo a ragionare intorno ad un genere più vicino al black, e già dal ’94 vedendo i norvegesi usare la loro lingua, iniziai a proporre agli altri del gruppo di cantare in italiano e latino. Inizialmente trovai delle resistenze ma poi nel ’96 uscì il demo professionale Caelum Sanguineum probabilmente uno dei primi lavori black metal in Italia cantati “integralmente” in lingua italiana e latina.
I Sulphuria si sciolsero nel’98 al quarto demo Nera Celebrazione Elettrica (un brano uscì nella compilation norvegese della Oskorei assieme a Horna, Dornenreich, ecc…) ma già dall’anno precedente lasciai la band per avviare il mio progetto Hesperia, per proseguire un discorso più basato su un’italicità intesa in senso epico-culturale e non solo considerando elementi oscuri. Hesperia è un antico nome dato dai greci all’Italia e parte delle terre d’Occidente, come terra della sera e dell’oscurità, dove il Sole muore. Ho voluto Hesperia come una concept-band che percorresse le ere dell’Italia dall’antichità grosso modo in ordine cronologico, partendo dal periodo pre-romano fino al ‘900; per il periodo preromano ho scelto il poema sacro italico romano di Virgilio “Eneide” sviluppato in 4 album, una tetralogia. Con Caesar [Roma vol.I] ho inaugurato gli album sull’era romana, che saranno due. Caesar [Roma vol.I] è appunto un album monografico su Giulio Cesare, concepito come rock opera.

PZ:Pavl: Quali sono state le principali fonti di ispirazione che ti hanno guidato nel tuo percorso artistico e che hanno inciso maggiormente nello sviluppo del tuo “italic metal”?
Hesperus: Inizialmente, parlando di generi, Hesperia si prefiggeva di presentare queste tematiche con un suono black molto grezzo, influenzato dai primi Satyricon ed i Bathory del periodo epico, trasponendo il discorso e le atmosfere nelle ere italiche. Poi queste influenze non mi sono più bastate e mi sono sembrate limitanti per descrivere determinati argomenti culturali piuttosto elevati, allora ho iniziato a non darmi limiti e dare voce a tutto ciò che mi influenzava, al fine di rendere al meglio le atmosfere e di creare un genere tutto nostro (di noi italiani) chiamato metallo italico, privo di preconcetti sonori relativi alle produzioni estere, un genere che fosse italico dai più svariati punti di vista. Sicuramente al primo posto c’è la cultura, la storia, la letteratura, le arti italiane, i paesaggi, ed è questo che “guida” la musica, sono questi i binari.
Per creare l’apparato sonoro e le atmosfere a queste tematiche sicuramente uso parecchie influenze che non attingono solo dal metal. Se parliamo di metal, per me al primo posto ci sono alcuni gruppi anni ’80: Iron Maiden, Mercyful Fate/King Diamond, Celtic Frost/Hellhammer, Bathory, Coroner, Cacophony, Savatage, WASP, Motorhead, primi Death e Possessed, il suono hard’n heavy della NWOBHM. In Italia: Bulldozer, primi Necrodeath, primi Sadist, The Black di Mario di Donato. Come dicevo all’inizio, sicuramente il black dei ’90 ha avuto il suo bel peso: primi Immortal, primi Satyricon, poi Graveland e tanto underground black, pagan black ed NSBM da tutta Europa (ma anche da Canada e Usa); sempre parlando dei ’90 c’è una band italiana che trovo davvero geniale e che propone musica difficilmente etichettabile, ma dal sapore retrò e cinematografico: i Devil Doll, probabilmente una delle migliori band in Italia di sempre.
Tuttavia le influenze che subentrano nel metallo italico sono anche il folk (in particolar modo ricostruzioni di musica antica italica e romana), la musica lirica che ci rende unici e famosi in tutto il mondo, le colonne sonore, l’ambient.
Molto importanti sono anche l’hard rock anni ’70 (Black Sabbath, Rainbow, Uriah Heep, ecc...), l’Aor, il progressive rock italiano dei ’70 (Goblin, PFM, Le Orme, il Banco del Mutuo Soccorso, Biglietto per l’Inferno, Balletto di Bronzo, ecc…), il rock italiano che partì dal panorama dark-new wave nostrano (primi Litfiba, Diaframma, ecc…); negli ultimi lavori è stato decisamente importante il rock identitario “italiano”, un settore schierato, che trovo più “ideologicamente impegnato” del metal, ma che purtroppo pochi di coloro che ascoltano metal riescono a comprendere, o conoscono. Questo genere molto “attivista” è molto presente nei miei ultimi lavori anche a livello di produzione e suoni, che malvolentieri vengono digeriti dal pubblico abituato in maniera esterofila (conscia o inconscia) ai suoni del metal internazionale, tant’è che da Metallvm Italicvm è evidente l’intento di rivolgersi ad un pubblico più “maturo” dal punto di vista culturale-ideologico e dell’ascolto (sia che si parli di metal o di altro).
Rispetto agli altri album l’arco temporale delle influenze si è allargato, ce ne sono di più vecchie e di più recenti, dagli anni 50-60 ai primi 2000. Il rock’n roll alla Elvis, il nostrano Fred Buscaglione, la psichedelia di fine anni ’60, l’horror rock di Arthur Brown (parliamo sempre di fine anni ‘60, forse il primo personaggio rock ad usare un vero e proprio corpse paint) e alcune cose più recenti come i Rammstein con il loro metal molto marziale e moderno, il neofolk, e il martial industrial. In ogni caso, nel mio concetto di italic metal, le influenze devono piegarsi al fattore culturale, non mi interessa inseguire lo scopo di suonare un genere che già esiste, o fare musica fine a se stessa, ma il concetto ed il contenuto di provenienza culturale sono al primo posto assieme alle tematiche e le atmosfere da descrivere in ogni album.

PZ:Pavl: Parliamo del nuovo, ottimo album Caesar [Roma vol.I], il sesto della discografia. Come hai avuto l’idea di un concept sulla figura di Giulio Cesare e in che modo si lega concettualmente e musicalmente alla precedente quadrilogia sull’Eneide?
Hesperus: L’album su Giulio Cesare era in programma da anni, dagli albori del progetto Hesperia, come ce ne sono altri in cantiere per il futuro. Come dicevo sopra, l’Eneide è stata usata per parlare dell’era preromana, mentre ora siamo entrati nel discorso dell’era romana, e ci tenevo molto a creare una sorta di album monografico su Giulio Cesare, che ritengo decisamente rappresentativo di quella epoca, prima di parlare più in generale di ROMA. Dal punto di vista concettuale Cesare discende dal sangue di Romolo, che a sua volta discende dal sangue di Enea, o almeno questo è quanto è tradizionalmente noto. Musicalmente credo che ci sia stata una continuazione del percorso evolutivo dell’italic metal o meglio “metallo italico” (con ovvia attenzione alle atmosfere dell’album) che in pratica è una percorso in divenire, anche se alcuni punti fissi sono stati già definiti.

PZ:Pavl: Uno dei pregi dell’album è la stretta connessione tra i testi e le atmosfere musicali. Qual è il tuo approccio alla composizione?
Hesperus: Inizialmente di solito scrivo un canovaccio con la trama e gli argomenti principali dell’album, poi suddivido il tutto nei brani che vorrei, con titoli e quant’altro, dopo di che compongo la musica adatta a quelle atmosfere, a volte cercando anche di introdurre alcune composizioni che mi sono sorte spontanee, ma solo se come atmosfera si incastrano con i temi. A volte mi capita anche di sognare certi riff e composizioni nel sonno, poco prima di svegliarmi, allora cerco di registrarne una bozza subito prima di perderne l’essenza. Altre volte induco quella sorta di dormiveglia meditativo con lo yoga tantrico per vedere se riesco a comporre qualcosa di ancora più adatto. Altre volte ancora, mi capita di avere la scintilla ascoltando musica.

PZ:Pavl: Caesar [Roma vol.I] è un disco molto curato, sviluppato nei minimi particolari, a cominciare dalla scelta lirica del latino arcaico sino all’utilizzo di strumenti etnici funzionali alle differenti atmosfere dell’album. Che tipo di ricerche e studi hai compiuto per raggiungere questi livelli di dettaglio?
Hesperus: Anche negli altri album ho usato il latino accanto all’italiano, ma in maniera più sporadica, invece in Caesar [Roma vol.I] c’è addirittura la titletrack che è cantata integralmente in latino. Mentre negli altri album la pronuncia del latino era quella accademica (quella che si insegna nelle scuole) stavolta ho optato per la pronuncia antica, o meglio quella che è stata ricostruita come tale. Quindi Ave Caesar, non si pronunciava Ave Cèsar ma bensì Aue Caisar. Una pronuncia molto dura e marziale, e devo dire che ho avuto delle difficoltà poiché fin da ragazzo sono stato abituato alla pronuncia standard, quindi mi sono aiutato con un consulente: Andrea Verdecchia autore del libro “I Miti Italici” (uscito per Il Cerchio Editore). A volte ho dovuto riregistrare parti di voce ben riuscite proprio per errori di pronuncia.
Per il discorso delle divinità celtiche (in De Bello Gallico) e di alcuni spunti culturali mi hanno aiutato M dei Skoll/The True Endless, e Abibial degli Imago Mortis studioso del substrato culturale nord italico ed autore del libro “Quando muore il giorno”. Tramite alcuni miei studi sulla musica sono risalito al discorso delle sonorità, delle scale e degli strumenti; in particolare “la crotta” (crwth) antico strumento gallo celtico che poteva essere pizzicato o suonato con un rozzo archetto. Lo strumento è stato fornito da Behoram Uallas dell’associazione Fortebraccio Veregrense. In Aegyptvs per creare sonorità egizie è stata usata una scala egiziana e non un frigia dominante come ad esempio nel maideniano Powerslave (vi è la sua influenza in un riff, ma solo nella prima parte del brano, come avete già notato voi in sede di recensione; come del resto in Powerslave si può notare a mio avviso l’influenza di Gates of Babylon dei Rainbow, altro esempio di brano dal sapore orientaleggiante).
Per quanto riguarda la storia di Roma, da sempre ne sono stato appassionato, e un tempo ero anche iscritto al Movimento Tradizionale Romano. M’interessano studi archeologici, come storici che esoterici, ma devo dire che non m’interesso molto di romanzi e narrativa, prediligo la saggistica.

PZ:Pavl: Il sound dell’album è volutamente grezzo ma al tempo stesso ricercato. Come giustifichi questa scelta? Qual è la tua opinione circa le produzioni plastificate moderne che spesso inficiano lo spirito stesso della musica?
Hesperus: I miei punti di riferimento per la veste sonora sono da ricercarsi primariamente nei suoni del metal degli anni ’80, o addirittura in tempi anteriori, quindi prediligo suoni più vintage, ed è inevitabile per me creare un suono non plastificato ma grezzo, anche se questo può non piacere a quanti seguono le moderne produzioni “mainstream”. Non mi importa di misurarmi col tipo di suono “plastificato” o “bombastic”, a me interessa creare il suono che a me piace, che ho in testa, devo essere soddisfatto io per primo.
A questo proposito ti posso dire che lo studio che si è occupato del bus mix e mastering (Ulag Zone, ex DPF Studio; mentre il produttore esecutivo è Marco Ravich delle F.O.R.A.R.T.fe) mi aveva proposto una veste sonora decisamente più moderna, un’amalgama di suoni forse più attuale, con una voce più immersa negli strumenti e con più riverberi, ma ho rifiutato quel tipo di approccio in maniera categorica, optando per una produzione più asciutta, in cui i suoni fossero più distinti, la voce più presente ed intellegibile (più da rock italiano per intenderci), e su questo difficilmente accetto compromessi di solito (e la mia label Sleaszy Rider Records musicalmente mi lascia carta bianca).
In Metallvm Italicvm, che ha rappresentato la prima vera svolta al di fuori del black metal, avevo addirittura optato per suoni ancora più vintage, con testate valvolari, senza uso di pedalini metal moderni o altro, insomma un suono più rock, che a chi segue il metal moderno può far storcere il naso. In Caesar [Roma vol.I] il suono è un po’ più metal, ma sicuramente la matrice di influenza del rock identitario e della cosiddetta “musica alternativa” (rock di destra degli anni ’70) è rimasta, ed essendo generi poco seguiti se non sconosciuti da chi segue il metal questo può essere poco digeribile; ma per me questo tipo di approccio è assai più genuino di tanto metal mainstream attuale con produzioni piatte, tutte compressione e zero dinamica, tutte omologate ed uguali, che però sono molto sfruttate in questo settore perché è quello che vende di più. Purtroppo io non riesco ad ascoltare questo tipo di prodotti in linea di massima (e con le dovute eccezioni), poiché come dicevo prima, sono prodotti che si basano sulla ricerca della “loudness” compressi all’inverosimile per creare un muro sonoro ed un volume decisamente “inverosimili” a scapito della dinamica dei suoni e dei vari strumenti, creando produzioni plastificate e di solito molto “piatte” e “finte”. Sicuramente muoversi in direzione inversa può sembrare una scelta poco competitiva ad orecchie inesperte, ma chi ha una certa esperienza d’ascolto capisce che in questo modo di agire c’è una predilezione per la “naturalezza” del suono. Per non parlare delle distorsioni chitarristiche delle produzioni cosiddette di plastica a cui ti riferisci nella tua domanda, che suonano più come un synth che come una chitarra distorta. Mi è capitato di ascoltare dei prodotti, in un settore come il black che dovrebbe essere estremo per antonomasia, con delle chitarre che sono tutto meno che “metallo”, e tanto meno “nero”, e che mi creano una sensazione che sta alle mie orecchie come l’eccesso di zucchero e miele sta al mio palato. Purtroppo questa è la direzione intrapresa dal metal moderno più in voga, suoni che piacciono alle masse degli ascoltatori del genere (un po’ come i film che vanno per la maggiore per piacere alle masse, sempre più immotivatamente frenetici, pieni d’azione ed effetti speciali e produzioni costosissime, ma molto vuoti artisticamente), suoni forse più moderni, più patinati, più “perfetti” ma…decisamente innocui, addomesticati, per la massa addomesticata, e per un genere come il metal ormai anch’esso addomesticato, zuccherato e diluito dal sistema, se si eccettuano alcune correnti della contrapposizione.
Distaccarsi dalle omologazioni del suono proposto dal mainstream non è semplice, può non piacere a molti. Considera una band come i Black Sabbath con i suoni che crearono nei primi 70; molta gente abituata agli standard del rock o hard rock più ortodosso li consideravano immondizia (basta leggere le biografie ufficiali) gente che non sapeva suonare bene, suoni brutti. Ma oggi? Sono intoccabili antesignani del metal, sarebbe una bestemmia dire che quei suoni sono brutti, e che loro non sanno suonare. Vedi, io creo dei suoni che molti non accettano, suoni che fanno discutere e non piacciono, soprattutto alla massa plasmata dai media, che segue il metal moderno più diffuso e commerciale, e questo non può che essere un segnale positivo. Caesar è un album i cui brani sono decisamente eterogenei tra loro e sarebbe impossibile dare un giudizio ascoltando un solo brano. Riguardo ai suoni qualcuno dice “poco competitivi”; e con chi devo competere? Con le grandi “aziende” di un genere ormai divenuto un prodotto industriale e commerciale? Assolutamente no, tutt’al più preferisco eclissarmi, distaccarmi da esso, ed effettivamente Hesperia è da sempre un prodotto di nicchia, non di massa, un prodotto musicale non industriale (dal punto di vista della proposta), e sicuramente molto personale. Come hai detto anche tu, il fatto di volere un approccio “grezzo”, e quindi diverso dagli “standard” della grande diffusione, non vuol dire che io non voglia “rifinire” quei suoni nel dettaglio, e nelle composizioni, nella loro direzione attorno all’ascoltatore, nella creazione dell’armonia, e delle atmosfere, anzi…posso dirti che c’è un lavoro enorme che stavolta mi ha quasi portato allo snervamento con questo album, che ovviamente non può essere apprezzato dall’ascoltatore medio (e mediocre direi) di oggi che si limita ad ascoltare in skip mezzo brano mp3 con l’auricolare dello smartphone (e con questo pretende di giudicare un’intera opera la cui gestazione ha richiesto due anni di lavoro).
Tutto questo indica chiaramente una profonda superficialità dell’ascoltatore medio di oggi. Ma attenzione perché siamo arrivati a livelli ben più vistosi, in cui parlare di superficialità è quasi un complimento: gente che giudica o demolisce un album prima che questo venga pubblicato. A questo proposito posso dirti che stavolta ho scelto di non mettere l’album disponibile in internet in tempi celeri, e di non distribuirlo subito nei negozi fisici (ed ancora è questa la situazione). E detto questo posso dire che mi sto godendo il teatrino di quanti giudicano l’album nonostante la chiara “impossibilità” di averlo ascoltato nella sua completezza, poiché chi nei primi mesi lo ha ascoltato per intero è solo chi ha acquistato il cd, dato che nel web non è disponibile se non per quanto concerne un trailer di 2 minuti circa, e l’intro dell’album più il primo brano (a meno che qualcuno non abbia canali...come dire…preferenziali, e non ufficiali, per accedere all’intera opera…). Fin ora l’album in digitale è stato fornito per intero solamente ai recensori. Ed ecco subito la sfilata dei detrattori “dell’aria fritta”; qualcuno ha persino stroncato l’album prima che venisse reso pubblico il trailer, basandosi sulla copertina o le immagini. Superficialità unita al preconcetto (in quanto si fornisce un’opinione a “priori” della conoscenza dell’oggetto) unito ad una sorta di spirito del bastian contrario e a sua volta uniti alle solite invidie che tanto logorano e rovinano la nostra scena. L’album può anche non piacere, ma se Tizio e Caio non lo hanno ascoltato è un po’ come dire che un film è brutto avendo visto solo il trailer. Se questi sono i miei detrattori, non ho assolutamente nulla di cui preoccuparmi.

PZ:Pavl: La voce del tenore Christian Bartolacci su Aegyptvs (Tema di Cleopatra è stata registrata presso l’Arena Sferisterio di Macerata. Quali sono le peculiarità di questo luogo famosissimo in tutto il mondo per la produzione di opere liriche?
Hesperus: Esatto. Christian ha partecipato anche all’album precedente in cui tentai il primo esperimento con il melodramma, la lirica. In quell’album la sua voce venne registrata in studio e il suo “personaggio” duettava con la mia voce. Mentre stavolta il suo personaggio “Cesare”, duetta con la voce soprano di Aeretica che interpreta Cleopatra, e la voce di Christian invece di essere registrata in studio è stata registrata allo Sferisterio di Macerata (MC), mia città natale. L’edificio, dalla struttura non di anfiteatro ma di teatro, e dall’aspetto neoclassico, venne progettato dall’architetto Ireneo Aleandri ad inizio ‘800, inizialmente con la destinazione d’uso di luogo per ospitare uno sport particolare locale: la palla al bracciale (ormai in uso solo nelle rievocazioni). Più tardi divenne un centro decisamente rinomato in Italia e nel mondo per ospitare spettacoli di opere liriche. Quale luogo migliore (nelle mie terre d’origine) per registrare una voce per un esperimento di interpolazione di inserimento di musica lirica all’interno del tessuto metal? Ovviamente il tutto è stato eseguito con l’autorizzazione dell’ufficio alla cultura del comune di Macerata. Inutile dire che è stata un’esperienza straordinaria sia per me che per Christian ed un enorme soddisfazione nonché un onore. Se i vostri lettori sono curiosi, vale la pena ricordare che é stato reso pubblico nel web anche un breve filmato, come studio report, in cui si possono vedere degli estratti dalle registrazioni in quel luogo.

PZ:Pavl: Come si congiungono nella tua arte musica, teatro, letteratura e cinematografia? Anche la tua immagine sembra essere strettamente connessa a queste differenti forme d’arte.
Hesperus: Effettivamente tutti i settori da te nominati sono coinvolti nel progetto fin dagli albori. Il teatro subentra spesso in alcune parti recitate, in cui interpreto dei personaggi. Ad esempio in Caesar [Roma vol.I] ci sono l’intro di Romana Conspiratio (Tema di Bruto) in cui interpreto Bruto in una parte del Cesare di W. Shakespeare. Sempre da Shakespeare è preso il monologo di Cesare che interpreto all’inizio di Divini Praesagii. Parlando di letteratura vi sono riferimenti alla letteratura latina, come il De Bello Gallico di Cesare, o una citazione di Svetonio (De Vita Caesarum) all’inizio del brano Trivmviratvm.
All’interno del progetto Hesperia spesso è stata usata la letteratura per descrivere il periodo storico, come ad esempio nel caso dell’Eneide trattata nei primi 4 album per narrare l’era preromana.
La cinematografia è molto importante dal punto di vista delle colonne sonore di film che amo e che mi hanno influenzato. In particolare in Caesar [Roma vol.I] è incastonata una sorta di colonna sonora, costruita quasi sempre con un’orchestra, o con parti recitate (come detto poc’anzi) che ricompare all’inizio di ogni brano, come intro di ognuno, con dei reprise o leitmotiv. All’inizio di De Bello Gallico troviamo la ricostruzione sonora, un po’ in stile cinematografico di una festa gallica.
Come tu dici effettivamente queste arti entrano in ballo anche nell’immagine che ho. Diciamo che inizialmente il personaggio di Hesperus nel suo effetto scenico prendeva le mosse dall’immaginario metal più vistoso e teatrale, come ad esempio il Tom Warrior di To Mega Therion, con il suo costume che univa l’ambaradan borchie e pelle nera del metal primordiale a qualche elemento cinematografico, epico e/o oscuro. Stessa cosa dicasi per i Satyricon di Dark Medieval Times o i Graveland di Thousand Sword che univano l’immagine black metal alla Darkthrone/Mayhem (già tributaria del primo metal 80iano) a elementi di matrice culturale e tematica che si legavano all’album, o ad elementi della propria provenienza culturale. Ecco, il personaggio di Hesperus prende le mosse da questa mia lettura ed interpretazione del metal e lo traspone su matrice culturale italica e/o hesperiana. Di volta in volta ho evoluto alcuni elementi dell’armatura (o del costume se vogliamo) adattandolo alle tematiche trattate. In Caesar è entrata ovviamente l’armatura romana ed il mantello, che si uniscono all’immaginario pelle nera e borchie del metal, poiché io suono metal o rock unito a elementi di cultura italica, non solo musica tradizionale, quindi l’immagine deve rispecchiare questo approccio. Il metal per me non è jeans e maglietta, come il grunge, o certo punk rock, il metal è anche teatralità e ritualità, e quindi per me l’effetto scenico e l’aspetto scenico sono molto importanti.
Questo aspetto aveva molto peso anche agli albori del genere ma è venuto meno a fine anni ’80, per poi riemergere e rinascere con il black metal dei primi ’90.

PZ:Pavl: Hai intenzione di promuovere l’album anche dal vivo?
Hesperus: Mi è stato suggerito ed anche proposto più di una volta, ma attualmente non è in programma. Il tutto richiederebbe una band di diversi elementi, oppure in alternativa l’esibirsi sulle basi musicali con una consistente scenografia. Ci penserò, ma non sono mai stato tremendamente attratto dal fattore “live” nè come spettatore, nè come protagonista, fin dai tempi dei Sulphuria.

PZ:Pavl: Il disco è stato pubblicato anche in una edizione speciale limitata a cento copie. Al suo interno vi è in omaggio un Lituo in miniatura, un mini gioco da tavolo e alcuni granuli di incenso di cui hai fatto uso durante la fase di songwriting. Cosa ci puoi dire a riguardo?
Hesperus: Sí esatto, l’edizione speciale in box, limitata a 100 copie. Questo vistoso box rigido contiene il cd in edizione standard digipak con il suo libretto a 12 pagine, ma anche alcuni omaggi. Il lituo era un bastone rituale italico romano (l’antenato della pastorale possiamo dire) usato dai sacerdoti pagani. Questi litui in miniatura sono stati realizzati a mano da me uno per uno con materiale per bigiotteria artigianale. L’altro omaggio è l’incenso granulare, una resina, in pratica la boswellia carterii. Si tratta un ottimo elemento purificante, è commestibile (anche se all’interno del box ho dovuto scrivere di non farne uso edibile, ma tenerlo solo come omaggio, per ovvie ragioni) e lo uso spesso, quando faccio alcune sedute di yoga tantrico (individuale, kundalini) a casa o in luoghi particolari. Diciamo che questo mi ha aiutato e mi aiuta a concentrarmi anche sullo svolgimento dell’album e ad avere più chiare le sensazioni e le atmosfere da “ricreare” e far “rivivere” all’ascoltatore.
Altro omaggio (quello principale) è il mini gioco da tavolo “Alea Iacta Erit” (il dado sarà tratto). L’idea mi è venuta poiché tra gli omaggi volevo includere un dado simbolico per via della celebre frase di Cesare “Il Dado è Tratto” (Alea Iacta Est), e una mappa delle conquiste romane. Quindi se c’era già il dado e la mappa perché non crearci un gioco? Mi é bastato ideare le regole e aggiungere alla mappa e al dado la scheda con le istruzioni e le 6 pedine. L’idea del gioco è di trovarsi all’epoca di Cesare e di poter decidere (anche cambiare) la storia con questo semplice gioco, ecco il perché del titolo “Il dado sarà tratto”: potrebbe vincere Vercingetorige con i suoi galli, o il senato e Pompeo, o potrebbe vincere Bruto ed i cesaricidi, o potrebbe addirittura vincere Cesare e rimanere persino vivo uccidendo lui Bruto, ma la storia la decide il giocatore/ascoltatore. Forse l’idea del gioco deriva dal fatto che anch’io (come “probabilmente” altri volti più noti dell’ambiente black metal, tra cui lo stesso Varg Vikernes, o Louis Cachet come oggi si fa chiamare) ho passato l’adolescenza immerso in giochi di ruolo come Advanced Dungeons & Dragons, e l’infanzia dietro a giochi da tavolo. I giochi di ruolo ovviamente sono assai più complessi e perfetti dei giochi da tavolo. Anch’io sono nato nel 1973, come alcuni di questi personaggi della scena, e ho saputo “leggere tra le righe” il fatto che molti di essi hanno preso indubbiamente ispirazione da quei giochi sia per i nick name che per le copertine o per la musica (come molti hanno preso ispirazione dal Signore degli Anelli). Per farti un esempio, se guardi la copertina di Det Som Engang Var di Burzum, non è altro che la versione in bianco e nero e “leggermente” rivisitata dell’avventura di AD&D intitolata “The Temple of Elemental Evil”, che io avevo; e la copertina del primo omonimo Burzum è un particolare di questa copertina. Questo la dice lunga, come la dice lunga il fatto che Vikernes abbia creato ultimamente un gioco (separatamente dagli album che crea, non in omaggio), da come ho appreso dai media. A me non interessa parlare di fantasy, ma di cultura italica, quindi l’influenza del gioco è stata trasposta ed usata come meccanismo da applicare alle tematiche italiche.
Non ti nascondo che questo potrebbe essere il primo tassello di un’evoluzione musicale futura poiché ho già delle idee malsane che mi frullano in testa, e ci sarà da verificarne la fattibilità.
Questa edizione in box è quasi sold out, nonostante l’album sia uscito da poco.

PZ:Pavl: Hesperia nasce come one man band. Hai mai preso in considerazione la possibilità di creare una band a tutti gli effetti?
Hesperus: Sicuramente si, ad esempio nei lavori precedenti si sono alternati diversi batteristi come session, ma spesso ho cercato di trasformare Hesperia in un duo, cercando un batterista che interagisse anche come “membro” a tutti gli effetti. Ma purtroppo la cosa ha finito per non soddisfare le mie esigenze. Dopo la realizzazione di Caesar [Roma vol.I], dato l’ammontare di lavoro sempre crescente degli album (in Caesar [Roma vol.I] c’è stato circa il 40% di lavoro in più del precedente album), che mi ha portato, come ti dicevo, alle soglie dello snervamento, ho considerato di nuovo l’eventualità di farmi aiutare da qualcuno che mi possa affiancare a barcamenarmi con Hesperia. Non so se la cosa sarà fattibile. In alternativa dovrò per un per forza di cose dilatare i tempi di realizzazione degli album.

PZ:Pavl: La tua musica è in costante evoluzione. Il secondo capitolo del concept su Giulio Cesare è atteso per il 2019, che direzione hai deciso di intraprendere?
Hesperus: Ci sarà un ROMA vol. II ma non parlerà di Giulio Cesare, a Cesare ho dedicato quest’unico album. Il secondo volume dell’era romana parlerà di Roma in maniera più generale partendo dalla sua fondazione all’epoca imperiale, in particolar modo augustea, trattando i fatti salienti, e più epici della storia di Roma. Dopo di che passerò agli album incentrati sul medioevo italiano, inizialmente parlando di alcuni eventi e leggende dei Monti Sibillini, i monti della Sibilla, da sempre il genius loci delle mie terre maceratesi-marchigiane.
Musicalmente non so dirti ancora che tipo di sonorità ci sarà nel prossimo disco su Roma, ma probabilmente i suoni marziali ed epici rimarranno, forse con accordature tendenzialmente più basse, idem per gli stralci in stile colonna sonora. Mentre per gli album successivi, sul Medioevo, forse ci sarà un reinserimento di maggiori elementi black metal.

PZ:Pavl: Grazie per il tempo che ci hai dedicato! Siamo in chiusura, concludi pure l’intervista come preferisci…
Hesperus: Grazie a voi dell’intervista e dello spazio dedicato ad Hesperia! Vorrei solo dire a chi segue il genere cosiddetto “metal” di non fermarsi agli stereotipi sonori che il sistema gli propina, perché l’arte non è il commercio, e l’arte non è omologazione industriale, ma è creazione, personalità, sensazione, sia parlando di contenuto che di involucro. Supportate l’arte non il business.



Doom
Lunedì 19 Giugno 2017, 14.36.10
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Intervista decisamente interessante devo dire...
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