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L‘ARCHIVIO DELLA ‘ZINE - # 26 - The Cult, Megadeth, Hypersonic, Firewind, Helmet, Destroyer 666, Hour of Penance, ma anche...
30/06/2017 (870 letture)
Caldo, eh? Siete già con i piedi a mollo sul bagnasciuga, oppure siete sempre con i piedi a mollo, ma ad una fermata d'autobus del Nord-Est fustigato dai nubifragi? In ambedue le circostanze, un bel paio di cuffie e la musica giusta possono senz'altro servire a distrarsi dall'afa opprimente o dall'umidità galoppante e noi vogliamo darvi alcuni suggerimenti. Come sempre, sono le recensioni inserite fuori programma ad essere protagoniste di questo articolo di riepilogo e come altrettanto di prammatica, le troverete inserite con le consuete anteprime di lettura e debitamente divise per generi. A partire da qualche suggerimento in campo HR ed Heavy/Power.

HARD ROCK
Rival Sons - Hollow Bones
la musica proposta dai quattro riesce in maniera mirabile e forse ineguagliata a cogliere il meglio del rock psichedelico americano di fine anni 60, unendolo alla grande tradizione hard rock settantiana, inglese ma non solo, per un risultato davvero grandioso in termini di songwriting e qualità strumentali. Che siano accusati di plagiare semplicemente quanto fatto da altri, è lo scotto minimo da pagare e non sono pochi quelli che ritengono di non potersi emozionare di fronte ad un gruppo che, volenti o nolenti, riproduce in maniera assolutamente fedele e quasi calligrafica, uno stile che fa parte del bagaglio musicale di chiunque si avvicini a questo mondo.

The Cult - Hidden City
Copertina strana, troppo soffice e romantica e poco rock, decisamente inusuale, che anticipa un Hidden City pervaso da una moltitudine di sfaccettature compositive che lo rendono molto eterogeneo, pure troppo per dirla tutta. A tratti la sequenza delle tracce sconcerta, si passa da steccate hard di vecchia maniera a punteggiature scialbe, senza nerbo e afflati quasi ambient, insomma non semplice cercare di seguire un filo logico nella tracklist.

HEAVY - POWER
The Mugshots - Something Weird
Something Weird è un disco palesemente ambizioso: anzitutto, nell’ampio pastiche musicale messo in opera, che tocca contesti anche lontani tra loro, mantenendo sempre un approccio dark e grottesco, molto Creepy o Racconti dall’Oltretomba, se preferite. In secondo luogo, per il grande dispiego di collaborazioni, che vanno da Freddy Delirio e Steve Sylvester (Death SS), a Martin Grice, Mike Browning (Nocturnus), Tony Dolan (Venom Inc.), Manuel Merigo (In.Si.Dia), Ain Soph Aour (Necromass) e via discorrendo, senza dimenticare la preziosa partecipazione di Enrico Ruggeri.

Steve Grimmett`s Grim Reaper - Walking in the Shadows
Fin dal primo approccio con la scaletta del CD, quel che viene fuori con una certa chiarezza è forse la cosa più importante, considerando la storia che il moniker rappresenta. Walking in the Shadows è estremamente rispettoso del passato e punta su una registrazione coerente con quanto è lecito attendersi. L’album suona infatti come il quarto lavoro dei Grim Reaper e non come un prodotto posticcio, come qualcosa che è stato composto da una band che suona e compone senza presentare una relazione con i tre dischi degli anni 80.

Aeternal Seprium - Doominance
Dieci tracce tonde tonde di buon heavy metal consumato con godibili accenni a power ed epic nelle composizioni ed innesti di sano thrash per quanto riguarda invece ritmiche e riffing, come già testimonia l’opener I Will Dance on Your Tomb. I brani scorrono via veloci lasciando una bella sensazione di aggressività e nervo riscontrabili ad esempio in episodi come Grieving April o Rock My Name, senza tralasciare gusto e ricercatezza come sottolinea l’intro in pulito di Unawaken e dell’intricata Artemisia.

Hypersonic - Existentia
Sono molti i colori sprigionati dall’ascolto di Existentia, spesso tenui, lucidi e cristallini, dipinti attraverso un power metal sinfonico ricchissimo di melodie, ma a tratti sono anche più cupi e ombrosi, resi attraverso passaggi più aggressivi più vicini a un heavy metal più tradizionale. Il dualismo è un elemento ben rappresentato anche dalla dinamica copertina, che raffigura una donna, personificazione dell’Esistenza, che stringe in mano un globo di luce, simbolo di vita, e uno d’ombra, che rappresenta la morte.

Theocracy - Mirror of Soul
L’impatto di Mirror of Souls è veramente forte, musica ben concepita e strutturata con una voce stupenda e cristallina, si passa dal power al thrash da una traccia all’altra e, a volte, anche all’interno dello stesso brano. Il minutaggio potrebbe spaventare perché parliamo di più di un’ora di inciso, ma state certi che non vi annoierete, perché il tempo passerà velocemente tra riff ben riusciti e strutturati alla perfezione. I primi due brani, seppur ben eseguiti, ci fanno pensare di essere di fronte al solito album power che non ha nulla di nuovo da raccontare, invece, avanzando con l’ascolto rimarremo colpiti in positivo dal lavoro fatto dai tre ragazzi della Georgia.

Firewind - The Premonition
i Firewind con The Premonition svelano il proprio talento grazie a delle indubbie doti tecniche e compositive che restituiscono complessivamente un buon album di power metal, evidenziato da diversi brani particolarmente coinvolgenti e trascinanti. Ci riferiamo in particolar modo ad episodi quali l’opener Into the Fire, Head Up High e Remembered, i quali, grazie a solidi e granitici riff posti su una scoppiettante sezione ritmica, ricca di cambi di tempo e parti in doppia cassa, manifestano l’anima più heavy oriented della band. Anche nei pezzi decisamente più lenti, quali la ballad My Loneliness o il power più delicato di Circle of Life, i Firewind mostrano di sapere ciò che fanno e di farlo decisamente bene.

Dopo questa corposa prima parte di possibili letture ed ascolti, passiamo ai settori Alternative, Thrash/Groove e Death, i cui nuovi inserimenti sono tradizionalmente molto attesi:

ALTERNATIVE
Helmet - Dead to the World
Bastano pochi ascolti per accorgersi che si tratta del capitolo più deludente della loro discografia. Sembra quasi che negli ultimi sei anni i newyorkesi abbiano perso una buona dose di personalità, non tanto relativamente al sound, a tratti (pochi) ancora riconducibile ai canoni abituali, quanto per l’inspiegabile aura di indolenza che aleggia attorno al disco. Sebbene i suoi odierni compagni non siano dotati come quelli di un tempo, è impensabile che un’icona del calibro di Hamilton abbia tutt’a un tratto smarrito le qualità che l’hanno resa tale. Al tempo stesso parrebbe una mossa azzardata proseguire lungo il sentiero tracciato dal precedente Seeing Eye Dog, che non ha entusiasmato né la critica né parecchi supporters.

THRASH/GROOVE
Destroyer 666 - Wildfire
Sintetizzando, si può dire che i Deströyer 666 suonino un solido e personalissimo ibrido di thrash e black metal, ai quali si aggiungono a dosi variabili anche death, speed, epic ed heavy metal, anche se sarebbe molto più corretto dire che la band suoni semplicemente “Deströyer 666“. Una musica ricca di influenze, ma che si è cristallizzata in qualcosa di compatto, equilibrato e soprattutto riconoscibile. Un genere personale e specifico dunque, che però evolve di album in album. Se i diversi episodi della discografia degli australiani sono collegati da un fil rouge sempre evidente, ognuno possiede un carattere individuale che lo distingue dagli altri. Wildfire non fa eccezione.

Five Finger Death Punch - Got Your Six
L'album, affidato come di consueto alla Prospect Park Records, è inaugurato dalla title-track, brano classico dell'ormai consolidato stile dei nostri: riff quadrato e spaccaossa, sezione ritmica energica, cantato aggressivo ma non troppo e scorci di melodia. Niente di trascendentale, ma il pezzo funziona e funge da captatio benevolentiae verso gli ascoltatori. E' poi il turno di Jekyll and Hyde, già nota come singolo: si tratta di una canzone ricca di groove, con quel tocco melodico perfetto per un singolo che la rende assai intrigante, anche se abbiamo sentito brani migliori uscire dalla penna di Moody e compagni. Per fortuna...

Megadeth - Warchest
molto spesso queste raccolte sono una il clone dell'altra, riproponendo nella maggior parte dei casi sempre le solite hit, insomma prodotti per lo più trascurabili. Ma nel 2007 la Capitol diede alle stampe un box set incredibilmente ricco, che ai pezzi più conosciuti dei californiani affiancava delle vere e proprie chicche inedite e particolarmente succose: il cofanetto in questione si intitola Warchest e rappresenta un pezzo ambitissimo per ogni fan dei Megadeth.

DEATH
Path of Sorrow - Fearytales
Ciò che più caratterizza il gruppo è decisamente la propensione del quintetto a ricercare un buon livello d'originalità, perseguibile attraverso un sound ricco e variegato. Definirlo death metal è riduttivo, dal momento che tra le loro note si nasconde di tutto, così come avviene nei loro racconti del terrore. Da groove serrati si passa in fretta a melodie veloci e coinvolgenti (magica la melodia che accompagna le strofe in Under the Mark of Evil). Le chitarre giocano un ruolo di primo piano, con ripetuti cambi e differenti approcci, a supporto di una linea basso-batteria a dire il vero mai troppo pesante.

Hour of Penance - Cast the First Stone
preparatevi a dover ascoltare un disco diverso dal precedente. Uno dei punti di forza del gruppo è sempre stato quello di proporre album con elementi sempre diversi e con caratteristiche ben definite. Basti pensare alle ultime due opere dei quattro, Sedition e Regicide. Con Cast the First Stone i Nostri si collocano a metà tra gli ultimi due dischi dosando in maniera precisa l’irruenza di Sedition e la pomposità epica di Regicide, e sarà proprio questo equilibrio che dona al disco un’impronta diversa dai lavori precedenti. Non bisogna considerare questa scelta stilistica un passo indietro, ma più che altro l’aver trovato un equilibrio tra due approcci

Ed infine, concludiamo con qualcosa di talmente sfuggente ed inclassificabile nella forma, da essere... inclassificabile:

INCLASSIFICABILI
Avatar - Feathers & Flesh
Feathers & Flesh è infatti un concept album, il primo per la band originaria di Göteborg, ispirato nientedimeno che dalle opere dello scrittore francese vissuto nel corso del XVII secolo Jean de La Fontaine, celebre per le sue favole moraliste. In Feathers & Flesh gli Avatar raccontano una storia dalla trama molto singolare e che non risulta immediata da comprendere, ma che si può brevemente riassumere in questi termini: il protagonista è un gufo, animale notturno, ed il suo intento è quello di evitare il sorgere del sole. Per farlo combatte contro il mondo intero, mettendo in luce tratti comportamentali e caratteristiche tipiche degli esseri umani. Lo stesso si può estrapolare dalle altre creature presenti nella storia, per arrivare ad un finale in cui, a detta del singer Johannes Eckerström, dovremmo riuscire ad apprendere una qualche sorta di insegnamento.

Ulver - ATGCLVLSSCAP
ATGCLVLSSCAP, è comunque molto avvicinabile ad un album da studio, nonostante le chiare basi d’improvvisazione su cui si fonda sempre riscontrabili negli 80 minuti di durata. La band è d’altronde da sempre meticolosamente dedita al dettaglio, poiché ogni particolare concorre alla creazione dell’atmosfera desiderata; in questo caso incerta, labile, incoerente tra un pezzo e l’altro e variegata come poche volte nella carriera della band. Frutto di uno sfortunato smarrimento o di un consapevole salto nel vuoto? Senza dubbio, del secondo.

VERSO SETTEMBRE... ED OLTRE
Ed anche per questo trimestre ciò è quanto. Vorremmo darvi appuntamento ad una nuova puntata della serie all'insegna di un clima più clemente, ma siamo convinti che non sarà così. Sia perché la puntata numero 27 de L'Archivio della 'Zine è prevista per la fine di Settembre e, quindi, ancora in un periodo in cui la calura dovrebbe farla da padrone, sia perché anche in quel caso gli inserimenti "torridi" saranno come al solito ottimi ed abbondanti. Per il momento, si dia corrente ai condizionatori e si faccia scorta di pile per i riproduttori. L'unico modo per sopravvivere ad un'altra calda estate di musica e sudore. Ah, scusate, quasi dimenticavo: si dia anche birra ai frigoriferi.



lisablack
Sabato 1 Luglio 2017, 8.37.43
3
Di questi dischi sopra elencati conosco solo i Destroyer 666 e gli Hour of Penance perché si avvicinano di più ai miei gusti personali..e tra l'altro sono 2 bei CD, comunque articolo interessante.
rik bay area thrash
Venerdì 30 Giugno 2017, 21.17.32
2
Qui si sta con i piedi in ammollo e l' umidità regna sovrana. Fortunatamente c'è metallized che ci "accalda' con le news e le review ( di thrash) eh eh ....Aaaah interessante il box sui megaderh !!
jek
Venerdì 30 Giugno 2017, 20.48.23
1
Ricca parte heavy questo giro.
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