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DISSONANCE FESTIVAL - DAY 2
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DISSONANCE FESTIVAL - DAY 2 - Circolo Svolta, Rozzano (MI), 02/07/2017
06/07/2017 (717 letture)
E’ una specie di fremito che mi sveglia alle 9 am di Domenica 2 luglio, con la consapevolezza che mi aspettano altre 10 ore circa di Dissonance Festival e io, dopo le splendide sorprese della prima giornata e figurandomi gli headliner odierni, non potrei esserne più felice. Dedico un po' di tempo a riordinare il mio materiale sulle band e alle ore 1.30, imparata la strada, arrivo al Circolo Svolta, dove lo staff è in fermento per preparare questa seconda giornata (la loro dedizione si vedrà nella resa generale dell’evento). Dopo pochi minuti si comincia...

GLORY OF THE SUPERVENIENT
Ad aprire le danze sono i Glory of the Supervenient, forti di uno stoner/prog sperimentale corredato di suoni digitali. La voce possente del cantante, gli squisiti pattern di synth, la batteria cadenzata ci fanno entrare piacevolmente nel mood per la giornata.

ADAM KILLS EVE
E’ il turno degli Adam Kills Eve che partono in quarta con il loro alternative metal con sprazzi -core che, per attitudine e impatto, mi ricorda immediatamente i Destrage, pur avendo una propria peculiarità. I loro suoni sono estremamente collaudati e soprattutto i ''botta e risposta'' vocali del cantante , coi controcanti di chitarrista e bassista , danno quella giocosità e dinamismo che ci risveglia immantinente dal torpore della domenica pomeriggio. Top Notch!


OUTER
Se gli Adam Kills Eve erano frizzanti e luminescenti, gli Outer fanno ripiombare il Circolo Svolta nel buio con il loro progressive metalcore tetro, geometrico, a tratti dissonante. La voce cavernosa e i movimenti plastici del singer Andrea contribuiscono a questa atmosfera fosca ma efficacissima. Bravi.

ANEWRAGE
È il momento di sedare un attimo i breakdown (ma non gli animi) con l’alternative metal dal tocco grunge degli ANewRage, essenziali ed accattivanti, con una carica un po' meno pesante ma non per questo meno smagliante. Le loro composizioni audaci e le linee vocali sfacciate conquistano gli astanti, con band così è davvero facile lasciarsi prendere dal groove. Bene così!

LED BY VAJRA
Un soundcheck molto curato attira la mia attenzione verso la zona palco: conosco questa band e sono ben lieta di riascoltarli. I Led By Vajra (da Caserta), ci presentano il loro poliedrico progressive metalcore con influenze fusion. I volumi , all’inizio sballati , vengono livellati ad hoc: la loro resa è data non solo dall’interessante e solido background strumentale, ma anche e soprattutto dall’alternarsi e unirsi delle due voci: le ammalianti clean vocals della frontwoman Athena e i distruttivi harsh del frontman Mario. Le parti vocali vanno a coronare un dinamismo tecnico e brillante di cui più di tutto i breakdown e stacchi perfetti mandano completamente in tilt il cervello.

PROSPECTIVE
Utilizzo al meglio il cambio palco per intervistare gli Oceans Ate Alaska, dopodichè e’ il tempo di cambiare nuovamente ''prospettiva'' : lo facciamo volentieri con questi ragazzi di Bologna, alfieri di un modern metalcore/post-hardcore con sprazzi di melodia, voce pulita intensa e harsh vocals graffianti, ricchi pattern di chitarra, breakdown taglienti (che già cominciavano a mancarmi!) e un crescendo davvero interessante. I Prospective sono anche gli ispiratori del primo vero mosh-pit della giornata: una bolgia sotto al palco che fa facilmente appurare l’approvazione dei presenti, a cui si aggiunge anche la mia.

BREATH OF NIBIRU
Non sono una patita degli ensemble strumentali, ma i Breath of Nibiru mi faranno cambiare totalmente idea: il loro technical progressive metal è qualcosa di fuori dall’ordinario, sono solo in tre sul palco e non c’è l’ombra di un bassista, ma la squisitezza dei loro pezzi, l’esecuzione ricca e precisa, i mirabolanti assoli e special del chitarrista solista Gianluca, con l’esaltante supporto del batterista Nick Pierce e della chitarra ritmica portano i presenti in un fantastico viaggio musicale, complici le luci psichedeliche, i led sulle chitarre, ma anche io -con permesso- mi lascio trasportare. L’intervento di un terzo chitarrista solista arricchisce ancora di più la performance, che a tratti mi riconduce a certi ''flussi di coscienza'' strumentali di band come i Dream Theater. Straordinari!

THE BLACKMORDIA
Nel mio schemino su quali generi non avessimo ancora sfiorato in questo festival, c’era proprio l’emotional core/pop alla Bring Me The Horizon... ed eccolo qua! I The Blackmordia dalla Francia. Lo stesso singer sembra un po' un Oliver Sykes d’oltralpe, smilzo ma con un’energia niente male e, insieme con i suoi musicisti, dimostra una grande capacità di tenere il palco e intrattenere il pubblico. Le loro melodie catchy ed easy-listening con accenni dark ingraziano i presenti , mentre gli switch nu-metal danno un po' di movimento al tutto, andando a braccetto con il dinamismo oltre misura sul palco ( se vogliamo una skill in più ) , che mi fa sempre domandare quanto allenamento ci voglia per suonare bene e al contempo saltare così in alto. Trés jolie!

EXIST IMMORTAL
Il sole sta pian piano tramontando, ma ci penserà questa fantastica band inglese a illuminare il Circolo Svolta: i Nostri ci portano atmosfere filo-nordiche rivisitate in uno swed metal/heavy metalcore fresco e armonioso, dalla sfumatura epica e melodia intrinseca davvero singolari. L’attitudine moderna si palesa solo in alcune parti refreshando un genere che, in ogni caso, non smette mai di essere segnante, soprattutto se ad eseguirlo è una band d’effetto come gli Exist Immortal: brillanti, incalzanti, ottimi esecutori e showmen , con il singer Meyrick dalla precisione vocale strabiliante (versatili i suoi harsh vocals ), ma soprattutto una voce pulita naturalmente bella , che lui sa giostrare abilmente. Le chitarre guizzanti di Mikey G e Kurt, corredate da una sgargiante presenza scenica e headbanging con tanto di lunghe e fulgide chiome, si adagiano sul groove di batteria e questa combo porta i presenti a muoversi con entusiasmo, e annuire con la testa. La loro è un’esibizione carica di energia positiva che mette tutti di buon umore, preparando bene il terreno per i prossimi pezzi forti della serata.

LIES OF NAZCA
Lo sfavillio degli Exist Immortal viene di colpo sostituito da feelings corvini, perché la sera porta con sé sul palco i Lies of Nazca, con il loro extreme progressive metal dai toni ombrosi e introspettivi, grazie ai suoni orientaleggianti e all’utilizzo di scale diminuite che vanno a distorcere e rovesciare qualunque intenzione melodica. I confini della sperimentazione e dell’utilizzo degli strumenti vengono ampiamente esplorati dai nostri, andando ad abbracciare il technical death e a sfiorare certe realtà come Born of Osiris e The Contorsionist, in un loop compositivo davvero estasiante, cambi di tempo, switch vocali eseguiti con molta consapevolezza e con picchi sul growl di petto estremamente risuonante. La sala ormai gremita si scatena a tempo con i riff pesanti, i tecnicismi mai gratuiti e l’impatto schiacciante di questa combo vicentina che dimostra una preparazione notevole , nonché una grande consapevolezza, andando ad arricchire ancora di più il palinsesto della giornata e incalzandoci ancora di più per il divenire della serata. Esemplari.

NAPOLEON
Il Circolo si riempie sempre di più all’approssimarsi della prossima band: gli inglesi Napoleon, che fin da subito sembrano avere una schiera di fan personali incredibili, degni di una band headliner. Passare avanti per fare due foto sembra impossibile, ma a muso duro mi faccio spazio fra una serie di fan scalmanati con gli occhi brillanti e l’aria sognante (che osservo con tenerezza e in cui -per forza di cose- vedo la me del prossimo futuro durante lo show dei Northlane). E’ il momento di questa band , con il suo melodic hardcore/technical metalcore, che porta l’ennesimo sprazzo di vitalità e allegria alla serata. Tiratissimi, incisivi ed entusiasti sullo stage così come lo sono i fan nella prima fila sotto al palco che cantano le canzoni a gran voce con le mani levate, mentre nelle retrovie prendono vita moshpit e circle pits. Le parti prettamente hardcore si alternano a pattern strumentali molto tecnici , anche se sfacciati e mai noiosi, sempre ancorati alla velocità e al dinamismo.
Ma è verso la metà della loro esibizione che devo allontanarmi per la mia intervista con Marcus Bridge dei Northlane, ma rientro appena in tempo per sentire il loro ultimo pezzo, il bellissimo singolo Afterlife, perfetto per la chiusura grazie alla sua intensità ed emozionalità che, ancora una volta, vengono accolte a braccia aperte da un pubblico entusiasta. Questi ragazzi sono una bomba!


OCEANS ATE ALASKA

Siamo arrivati allo stesso punto della prima giornata, dove ci si chiede cosa altro potremmo vedere o sentire quest’oggi, eppure sappiamo più che bene che si prospettano cose grosse all’orizzonte. E’ il momento degli inglesi Oceans Ate Alaska, che dal primo momento in cui varcano lo stage si guadagnano una semplice ma rappresentativa definizione: una detonazione atomica.
Ciò che su disco sembra difficilissimo e improponibile live, loro riescono a suonarlo anche meglio, con una freschezza e un’immediatezza scioccante , che mi lascia completamente basita. La precisione metrica delle parti strumentali, con l’implacabilità del drummer Chris, la prontezza esecutiva dei chitarristi Adam e James sono la base per la prestazione del nuovo singer Jake Nokes; quest’ultimo si presenta sul palco con felpa e cappuccio tirato su, a nascondere la sua faccia d’angelo che si contrappone a una voce infernale che non si sa da dove esca. Jake strabilia sullo screaming ma soprattutto sul growl , e conserva un minimo di sembianze serafiche solo sulle linee vocali pulite più delicate ed emotive, alternate con perizia sia a parti sperimentali alternative che agli harsh vocals, mentre si agita in movimenti a metà fra il magnetico e il conturbante.
Il loro è un modern metalcore molto peculiare, con sfumature deathcore, suoni elettronici e digitali estremizzati tramite l’esplorazione degli effetti di chitarra, breakdown spigolosi ed elettrizzanti e precise divisioni ritmiche che scioccano ogni volta, lasciando per un attimo l’ascoltatore in sospeso per poi riprendere più pesanti di prima. Con la continua metamorfosi dei suoni, i Nostri portano con sé le sfumature e il divenire dell’oceano, limpido e sereno a tratti , ma capace di maremoti e correnti distruttive una volta in tempesta. Gli Oceans Ate Alaska sono questo e la folla è totalmente in balia delle loro onde.
Questa band ha portato un enorme fandom, ancora una volta a pari di un headliner. Moltissimi ragazzi che cantano a squarciagola le canzoni e si fomentano quando il frontman porge loro il microfono.
Apice dell’esaltazione sui nuovi singoli Covert e Escapist , così come sui loro classici Floorboards e Vultures and Sharks, cantati da tutti gli astanti che non smettono di moshare e agitarsi nonostante il caldo, così come i nostri sul palco si scatenano con una presenza scenica degna della loro magnifica e indimenticabile performance.


NORTHLANE
E’ infine arrivato quel momento in cui è impensabile allontanarsi dalla propria postazione laterale al limite del backstage, perché transenne o no, non voglio perdere la mia posizione favorevole per foto ed ascolto agli headliners della serata. Band per cui si combatte con le unghie e con i denti, come vedo fare alle persone che si accaparrano la prima fila a fatica e ci inchiodano i piedi avvinghiandosi al palco.
Gli australiani Northlane fanno capolino uno alla volta per il loro soundcheck, le luci sono basse ma tutti hanno gli occhi su ogni loro movimento. E’ soprattutto il chitarrista Jon che armeggia con i volumi e i settaggi della sua testata, anche se è evidente che ci siano tutta una serie di computer, synth e strani strumenti nonché una pedaliera che sembra un’astronave. Questo è prevedibile considerati gli inserti digitali e la cura dei suoni della band, che viene perpetuata anche in questo line check fino a quando soddisfatti (sopratutto il bassista Alex, dopo aver contato in italiano da uno a dieci al microfono) i Nostri escono definitivamente per poi rientrare all’improvviso. Le luci sono poche, per lo più fredde, tendenti al blu: ricordando i colori del loro ultimo album Mesmer e ne richiamano le sensazioni.
I Northlane cominciano in maniera soffusa con la bellissima e amara Paragon (che sappiamo essere dedicata in un gesto dolcissimo al defunto amico Tom Searle degli Architects), dall’intro psicotropo e successivamente esplosione post-prog in loro tipica chiave, con i suoni riconoscibili al primo ascolto. Un’opening track perfetta per metterci nel mood giusto per lo show: la band stagliatia sul palco con le loro casacche stracciate, bianche e scure a contrasto, Jon con la maschera e le lenti che rendono completamente neri i suoi occhi. Ed è subito viaggio, introspezione, fuga all’interno e poi ritorno all’esterno. I riff cadenzati di Josh e Jon fanno lo stesso, vanno e vengono, in un loop continuo, una digressione implacabile, con parti di chitarra geniali per composizione, accostamento, distorsione e sovrapposizione piuttosto che per mera tecnica, anche se tali giochi ritmici non sono di sicuro cosa facile. Solida base di ciò sono i precisi pattern di batteria -altrettanto allucinanti e progressivi del drummer Nic. I Northlane sono caleidoscopici, e con la loro musica semplicemente ipnotizzano.
Si procede con Colourwave e il suo crescendo sul verso il clou I AM WHAT I CREATE che si presta ad essere urlato dalla folla col perfetto breakdown, passando poi per Citizen, il primo singolo estratto dal loro nuovo album. Segue il classico Rot per arrivare poi alla significativa, inizialmente delicata ma poi estrema Savage, un divenire in cui Marcus Brigde dà sfoggio delle sue incredibili doti vocali: questo ragazzo è nato per cantare e lo dimostra fin dalle prime note, col il suo cantato pulito poetico, vibrante, perfettamente inquadrato e i suoi harsh vocals mozzafiato, che alterna in una maniera che non mi è mai stato dato modo di vedere prima. Il frontman sta inoltre sudando non poco, perché i livelli di calore all’interno del Circolo Svolta sono pericolosamente alti, ma ciò non comprometterà assolutamente la sua performance canora né la sua presenza scenica, così come non fermerà il macello e il trasporto sotto al palco.
Piuttosto Marcus ama giocare con un spinner fra una canzone e l’altra e ciò provoca ilarità generale nella platea. I nostri si agitano a tempo con i loro pezzi mentre la folla si esalta, si lancia in stage diving multipli (alcuni riusciti, alcuni meno), i ragazzi in prima fila con le mani tese verso i musicisti preferiti e gli occhi pieni di stima, amore e sogni. Ed ora è davvero il momento di sognare, con Dream Awake, la sua struttura musicale strabiliante e il suo messaggio d’incoraggiamento fantastico, con apice sul verso WAKE UP FROM THE NIGHTMARE BECAUSE YOU ARE THE DREAM. Quello che è certo è che qui non si parla di incubi: i nostri stanno creando un’atmosfera davvero simile ad un sogno, in cui i presenti (e anche io ) si crogiolano, e da cui nessuno si vuole svegliare.
Questa sensazione sarà integrata dalle successive canzoni, con momenti segnanti sulla flautata Solar e il suo arduo acuto (in cui Marcus ci stupisce ancora una volta), la distruttiva Intuition (che provoca un moshpit devastante e salti simultanei della folla in toto), per poi divenire nella canzone che tutti stavano aspettando. La unica, meravigliosa e inimitabile Quantum Flux, canzone simbolo dei Northlane, con uno dei messaggi più positivi mai stati scritti, che è diventata alla fine il simbolo di un’intera generazione di giovani. Essa viene cantata, un'unica voce al cielo, da tutti i presenti, con totale coinvolgimento e commozione, i miei occhi lucidi dicono tutto.
L’encore sarà Obelisk, in cui viene messa tutta la potenza ed intenzione rimanente sia dal pubblico che dalla band sul palco. Conclusione perfetta per una scaletta variegata e ricca e un’esecuzione ai limiti del paranormale.
E’ giunto il termine della serata, nonché del festival in toto, e io sono qui che raccolgo le idee, le opinioni, ma soprattutto le emozioni. Perché di emozioni qui al Circolo Svolta ce ne sono state da vendere: sul palco, sotto al palco, nell’aria, nelle menti e nei cuori.
Guardando di sfuggita i Northlane che giocano a biliardino dopo aver smontato, apprezzando lo staff che ancora si dà da fare, e osservando le facce felici della gente dopo uno show talmente straordinario e , più in generale , dopo due giornate così ricche, non posso che realizzare tutto l’impegno profuso per questo evento dagli organizzatori, dalle band e dai presenti. Non posso in effetti che ripensare proprio al testo della sovracitata Quantum Flux, che parla di amore infinito, di infinita felicità, che parla di provare a sognare. In grande o in piccolo questo è ciò che si fa quando si ascolta la musica del proprio cuore e si seguono le proprie band preferite. Infine questa canzone parla di infinito potenziale: un’energia positiva che tutti abbiamo e che se ben incanalata può portare, per esempio, a realtà meravigliose come queste, come il Dissonance Festival appena trascorso. E’ proprio così: “Take a chance, close your eyes and just dream. INFINITE POTENTIAL”







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