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20/07/2017 (297 letture)
NORTHLANE
Ho incontrato un disponibile e sorridente Marcus Bridge, frontman della band australiana Northlane, che si è prestato con gentilezza e dedizione a rispondere ad alcune mie domande.

Valeria Di Chiaro: Ciao Marcus, come stai? Come sta andando il tour? Che ne pensi dei vostri gruppi spalla per questo tour, come ad esempio i Novelists e i While She Sleeps?
Marcus Bridge: Ciao Valeria, sto bene grazie, il tour sta andando benissimo, abbiamo quasi finito in giro per l’Europa, abbiamo suonato in molti piccoli club, pienissimi di gente, davvero entusiasmante. E le band di spalla hanno semplicemente spaccato! i Novelists, i While She Sleeps , gli Shvpes, tutti stili diversi ma ognuno ha dato il meglio a modo suo, oltre ad essere ragazzi davvero fantastici e simpatici.

Valeria Di Chiaro: Magnifico! Parliamo un po' del vostro nuovo album, Mesmer. So che questo titolo è ispirato a Franz Anton Mesmer e la sua teoria del magnetismo animale. Ho letto i vostri testi, voi siete partiti da questa tematica per poi spaziare su molte altre, come la famiglia, il ricordo, la tutela dell’ambiente. Poi la vostra canzone Heartmachine rappresenta in un certo senso il concept dell’album, con questa idea di un essere umano che è come una sorta di macchina, pervasa però da flussi di emozioni. Potresti spiegarmi il messaggio di Mesmer? Voi avete molti ascoltatori di cui molti fan giovani, vi è una morale nell’album?
Marcus Bridge: Sì, siamo partiti dall’idea del magnetismo animale che è questo concetto di connessione fra ogni cosa, che in un certo senso da sempre è una costante della musica dei Northlane, ma Mesmerdiviene poi in un tema che senza averlo voluto effettivamente pervade tutto l’album: la perdita. Perdita di qualcuno che si ama, perdita di una relazione, perdita del legame con il mondo e l’ambiente..questo è un qualcosa che corre per tutto l’album perché ci sono accadute vicende simili durante il periodo di stesura dei testi e registrazione. Anche Heartmachine è una canzone di dolore in un certo qual modo ma in ogni caso l’esito dell’album è riuscire a ritrovare le connessioni, di superare le perdite e andare oltre quei sentimenti negativi, a volte istintivi, di dolore e realizzare che alla fine c’è una cura e una guarigione.

Valeria Di Chiaro: Parliamo ancora di Mesmer però musicalmente: questo album suona più progressive, più alternative..anche un po' pop se vogliamo..ci sono anche molti clean vocals, potremmo dire che abbiamo metà clean vocals e metà harsh vocals.. perché questo cambiamento, questa evoluzione? E’ anche a causa tua?
Marcus Bridge: Sì, penso che sia in parte a causa mia.. intendo dire che i ragazzi hanno scelto me per cantare nella band anche per il mio stile, perché era qualcosa che volevano incorporare nella loro musica. Quindi scrivendo le parti vocali ad esempio lo screaming non è mai inserito a caso, tanto per mettere degli harsh vocals, ma tutto è ponderato per dare un senso alla parte musicale e al testo, e se io non mi sento di cantare una determinata parte in tal modo la canto in un altro. Le parti vocali sono molto variegate per questo, anche perché essendoci più parti pulite quando poi c’è lo screaming/growl bhè, questo colpisce ancora più forte! (ride).
Qualcosa su cui abbiamo lavorato molto è la dinamica della nostra musica, gli up e down, momenti geometrici, digressivi e momenti cadenzati, abbiamo cercato al massimo di mescolare vari generi, abbiamo inserito più elementi elettronici, penso che la sperimentazione sia stata il primo passo.

Valeria Di Chiaro: Parlando delle tue audizioni per entrare nella band, è stato un po' di tempo fa ma ho visto quei video su youtube, le tue performance di Quantum Flux e Dream Awake e sembravi davvero preso ed emozionato mentre cantavi. Condividi dunque i contenuti passati della band e soprattutto senti e condividi i testi e il messaggio positivo di questi due pezzi?
Marcus Bridge: Sì, assolutamente! Anche prima di entrare nella band i Northlane erano una band che io amavo comunque, per esempio quando è uscita Quantum Flux l’ho ascoltata non stop per settimane! Specificatamente per il messaggio che comunicano penso che sia davvero importante, nella posizione in cui sono/siamo, comunicare un messaggio positivo. Sì, sento davvero quelle canzoni, pur non avendole scritte ho un qualcosa che alla fine mi connette ad esse naturalmente.

Valeria Di Chiaro: Ho visto il vostro ultimo videoclip, per la canzone Solar, sono rimasta molto colpita da alcuni inserti come i rumori del treno e soprattutto il momento acustico..in generale il video è molto particolare, come avete avuto l’idea per questo lavoro?
Marcus Bridge : Abbiamo lavorato a questo video con il producer Jason Eshraghian, così come per gli altri video da quando sono entrato nella band, e lui ha delle splendide intuizioni creative pur attenendosi alle idee della band, a ciò che vogliamo. Il video in un certo senso vuole rappresentare l’incontro fra me e gli altri ragazzi della band, riprendendo in un qual modo il concetto espresso nella canzone dei “Due mondi che si scontrano” ( Two Worlds Collide, verso della canzone Ndr). In verità Solar ha un testo che parla dell’essere umano che sfrutta la terra superando i limiti e non preoccupandosi di tutelarla, in una visione sia simbolica che pratica. Però nel video abbiamo voluto inserire un ulteriore significato a parte.

Valeria Di Chiaro: Ultima domanda, so che venite spesso a suonare qui in Italia… cosa pensi del fandom italiano?
Marcus Bridge: Noi amiamo suonare in Italia! Qui ci sono alcuni dei fan più pazzi ed eccezionali che abbia mai visto. Ricordo che la prima volta che venni in Italia fu nel nostro tour con i Parkway Drive, e fu una cosa meravigliosa, mai provato così tanto affetto, così tanti fan appassionati. Io ero nella band davvero da poco, forse un mese; nonostante ciò un sacco di ragazzi vennero a salutarmi e ad accogliermi, lo ricordo davvero con piacere! Ogni volta che veniamo in Italia è davvero speciale. Grazie per l’intervista, è stato entusiasmante!

Valeria Di Chiaro: Grazie mille a te per il tuo tempo e alla prossima!



NOVELISTS
Ho avuto modo di parlare con Matt Gelsomino dei Novelists prima del suo warming up vocale per lo show.

Valeria Di Chiaro Vi state divertendo nel tour coi Northlane?
Matt Gelsomino: Sì, tantissimo, il tour è stato molto divertente, anche se molto serrato: è stato diviso in due parti, una parte come headliner e la seconda di supporto ai Northlane.. e loro sono davvero adorabili, abbiamo passato dell’ottimo tempo di qualità insieme.

Valeria Di Chiaro: Ho sentito la vostra nuova canzone , The Light, The Fire, davvero intensa.. So che state stendendo il nuovo album, sicché vorrei chiederti qualche anticipazione per i nostri lettori!
Matt Gelsomino: Certo, principalmente l’album sarà diviso in 4 capitoli, nel vecchio album avevamo toccato molti aspetti e in questo caso abbiamo deciso di andare oltre e dividere il lavoro in 4 parti differenti ognuna di 3 canzoni; insomma dei concept, ciascuna con un feeling differente: The Light , the Fire ad esempio viene dalla parte più introspettiva. Se tutto va secondo i nostri piani, l’album sarà pubblicato l’8 di Settembre.

Valeria Di Chiaro: parliamo un po' del significato del vostro monicker, Novelists come “Novellisti”: ho visto il vostro lyric video per The Light, The Fire, con la macchina da scrivere vecchio stile, l’atmosfera decadente e quell’uomo che scrive il testo in maniera quasi compulsiva… ho letto anche i vostri testi, le vostre storie di vita vissuta, le vostre metafore… Voi vi considerate in un certo senso dei novellisti moderni?
Matt Gelsomino: Di base ti direi che io personalmente mi sento incapace di scrivere, ad esempio riguardo cose che mi accadono, però ovviamente ci provo, lo faccio! Molte delle canzoni parlano dei miei feelings… ad esempio anche The Light,The Fire descrive in un certo senso il contrasto fra i due aspetti principali della mia vita, la vita durante il tour e la vita una volta tornato a casa.. non mi considererei mai un novellista, non consideriamo noi stessi novellisti ma cerchiamo di mettere il meglio in ciò che scriviamo, l’intenzione c’è! A volte le nostre canzoni sembrano tristi, non perché io non sia una persona felice, bensì perché lo scrivere si ricollega alla difficoltà: quando sono in un momento di preoccupazione, o spesso di solitudine, scrivo..e quando i nostri fan o amici vengono da me e mi dicono “Hey, mi sono ritrovato tantissimo in quello che hai scritto!” bhè, mi sento meno solo e anche loro, e questo fa sempre bene! L’idea del “novellista” è una sorta di concept.

Valeria Di Chiaro Splendido. Parliamo un po' della canzone Souvenirs: Souvenirs è una parola che intende un ricordo da un viaggio, ma qui sembra anche in un certo senso la memoria di un viaggio esistenziale..
Matt Gelsomino: Sì, quella canzone la ho molto a cuore: quando ero giovane volevo davvero fare il musicista e ce la mettevo tutta per perseguire quel sogno.. ma a un certo punto le mie vicende mi hanno allontanato da quel mondo. Allora mi sono chiesto “Ho tradito il bambino che ero? Lui sarebbe fiero di me ora?” ( I’ve been betraying the kid that i was?”, verso della canzone ndr) .. sicché poi riprendendo il percorso musicale è venuto naturale scrivere una canzone del genere. Quindi è una canzone che parla di me ma è anche una canzone simbolica con un significato generico applicabile alle vicende di molte persone. Provo a non parlare direttamente dei miei problemi, ma a volte viene spontaneo perché scrivendo tiro fuori sentimenti negativi che vengono incanalati positivamente, ciò accade un po' ogni volta che ricanto le canzoni e avviene anche per chi le ascolta, legge i testi e ci si ritrova.

Valeria Di Chiaro: Quali sono le tue band preferite, e quali sono le band che hanno ispirato il lavoro dei Novelists?
Matt Gelsomino: Ah, questa sì che è una domanda difficile! Io sono abbastanza schizofrenico musicalmente parlando, cambio spessissimo genere! Ti dico che ultimamente sto ascoltando moltissimo i Inghiotti But Thieves, che non sono nemmeno una band metal, più alternative rock direi..senza dubbio mi è piaciuto tantissimo l’ultimo dei Northlane, poi cerco molto su internet perché si trovano un sacco di realtà interessanti..ascolto molto jazz, fusion, rap, rock e metal, a volte anche un po' di musica leggera! Per quanto riguarda i Novelists, è complicato spiegarti le nostre influenze visto che ognuno di noi proviene da un panorama diverso..ad esempio Charlie adora il rap, Nicolas passa da ascoltare metal ad ascoltare Justin Bieber, Florestan e Amael ugualmente sono molto eclettici e come me spaziano su vari generi. Di solito non rispondiamo a domande del genere, proprio perché partiamo da ogni possibile influenza senza farci limitare dai generi.

Valeria Di Chiaro: Mercì e alla prossima!!



THE ROYAL
Poco dopo il loro show ho l’occasione di scambiare quattro chiacchiere con i cordialissimi e simpatici Sem e JD , rispettivamente cantante e chitarrista del gruppo olandese The Royal.

Valeria Di Chiaro: Ciao ragazzi , vi siete divertiti durante lo show ? Vi piace l’Italia? Non è la prima volta che suonate qui vero?
Sem: Lo show è stato stupendo! Ci siamo divertiti un sacco, la gente qui è pazza!
JD: Questa è la seconda volta che veniamo in Italia…
Sem: No, è la terza! E nei due tour più oggi abbiamo suonato un totale di 7 date, a Milano, Genova. Verona..e la gente ogni volta è completamente folle e scatenata ..è la seconda volta che ci capita un crowd surfing con la sedia e con il divano, per non parlare della gente che rema nella barca…nella canoa!!! È una cosa assurda e ci divertiamo troppo anche noi! (ridono)

Valeria Di Chiaro: In un panorama di djent, post-metalcore, electronic metalcore …voi suonate ancora così tanto old fashioned metalcore: avete di certo molte nuove idee e un po' di produzione moderna, soprattutto nel vostro ultimo album Seven, ma il background è assolutamente metalcore classico. Come riuscite a comporre questo genere senza essere anacronistici, come siete riusciti a reinventarlo
Sem: E’ proprio ciò che proviamo a fare !
JD: Grazie per le tue parole! io sono cresciuto con band thrash metal come Metallica, Exodus, e nei loro show, sia quelli visti dal vivo che in rete ho sempre apprezzato la loro energia, davvero unica.. tuttavia sono di questa generazione e ho avuto anche le influenze di questi anni, così come Sem e gli altri della band, quindi ciò che proviamo a fare di base è unire gli elementi old school con gli elementi della nuova scuola, rendendoli però easy-listening per la gente, non troppo tecnici, più comprensibili per gli ascoltatori. E come lo facciamo? È una bella domanda!
Sem: Noi tutti abbiamo gusti differenti nel metalcore e nel metal, quindi ognuno di noi prova a tenere presente i gusti degli altri quando scrive, anche se sono gusti old school. Io personalmente scrivo con vari stili e vedo poi cosa va e non va bene anche ai ragazzi.
JD: Sì, sarà che componiamo in questa maniera, ma a volte ognuno per conto proprio, sicché poi proviamo a combinare tutto e vengono fuori risultati particolari. Sem è più per il groove, io oltre che per il metalcore sono anche per il metal old school, Thomas si occupa dei breakdown..non cerchiamo di reinventare a tavolino, semplicemente continuiamo a ispirarci spontaneamente ai classici, agli aspetti belli sia della vecchia che della nuova scuola.

Valeria Di Chiaro: E quindi cosa vorreste dire alle persone che sostengono che il metalcore sia già morto?
JD: (Ride) Cosa vorremmo dirgli… io penso che alcune realtà del passato siano sopravvalutate, e il metalcore invece demonizzato. Penso che la musica heavy vada percepita così com’è, con la percezione di ciascuna band a seconda del proprio stile. Puoi mettere le cose in degli schemi, ok, e puoi dire tutto ciò che ha breakdown, clean vocals e cori è metalcore, è moderno e quindi fa schifo… piuttosto dagli una chance, potrebbe piacerti..magari è qualcosa di rinfrescato, di nuovo pur mantenendo dei retaggi del passato.

Valeria Di Chiaro: Parliamo del vostro secondo album, Dreamcatchers: esso aveva in un certo senso dei toni oscuri, epici se vogliamo dire, anche nei testi…
JD: Sì, questa sensazione è dovuta anche alle accordature, alle scale utilizzare e all’inserimento di strumenti esotici..richiama atmosfere egiziane e simili.
Sem: Inoltre oltre ad essere abbastanza aggressivo, JD scrisse i testi in maniera ermetica e profonda, richiamando scenari epici.
JD: Esatto, io tendo a scrivere in maniera metaforica, vale a dire che quando ho un soggetto in mente di solito lo contestualizzo in un quadro differente, spesso ancestrale e simbolico, ciò rende il tutto aperto a varie interpretazioni.

Valeria Di Chiaro: Parliamo invece del vostro nuovo album, Seven.. Qual è il significato lirico di questo lavoro e quali sono le differenze per l’appunto con Dreamcatchers?
JD Con Dreamcatchers abbiamo parlato più di difficoltà personale sempre in chiave ermetica, ma se vai ad analizzare i testi puoi chiaramente percepire temi come la depressione, problemi familiari.. conSeven abbiamo cercato di mandare un messaggio più positivo.
Sem: Sì, in generale la morale di Seven è andare avanti, essere propositivi, ispirati.
JD : Abbiamo parlato di temi globali, ambiente, anche l’influenza dei media, sempre in una maniera metaforica come ad esempio in Thunder, la opening track… insomma meno problemi personali ma più temi universali, in una chiave che riporti tutto verso una visione positiva.

Valeria Di Chiaro: Nella canzone Feeding Wolves avete alcune parti vocali di Carlo Knopfel dei Breakdown of Sanity..come mai avete voluto fare un featuring con lui?
Sem: Abbiamo suonato delle date di supporto al loro tour per Coexistence.. e abbiamo stretto subito amicizia: Carlo è fantastico, è subito venuto da noi per conoscerci allora poi nel registrare l’album abbiamo automaticamente pensato di chiedergli di cantare una parte con noi..lui ne è stato entusiasta, si è scritto immantinente la sua parte e abbiamo registrato quella canzone.
JD: Poi la cosa splendida è che i Breakdown of Sanity in toto sono venuti da noi a dirci “Hey, noi vi seguiamo e ascoltiamo la vostra musica! E noi, allibiti e contenti: “Bhè, noi piuttosto seguiamo voi e ascoltiamo la vostra musica!!” e siamo diventati amici. Quindi questo è il risultato, bisogna fare musica con i propri amici !

Valeria Di Chiaro: Che bella storia! Ragazzi, un ultima domanda: già mi avete accennato qualcosa, ma quali sono le band che hanno vi hanno ispirato nel corso degli anni anche per il vostro lavoro coi The Royal?
JD: Io ti dico di nuovo thrash metal old school, Metallica ed Exodus su tutti, ma di sicuro… gli August Burns Red!!! Gli ABR assolutamente: sono la migliore band al mondo!! (ride) E poi vecchio metalcore come gli As i Lay Dying, primi Trivium...per te Sem?
Sem: anche per me August Burns Red tutta la vita! (ride) Al secondo posto i Northlane, i While She Sleeps…e anche io gli As I Lay Dying, poi Memphys May Fire, The Devil Wears Prada… gli inizi del metalcore, con pochi accenni digitali, come hai detto tu old fashioned metalcore!

Valeria Di Chiaro: Grazie mille ragazzi!!!



OCEANS ATE ALASKA
Durante il pomeriggio del secondo giorno di Dissonance Fest ho avuto il piacere di incontrare nel backstage Jake (cantante) e Adam (chitarrista) degli Oceans Ate Alaska. Comodamente seduti sul divano ho potuto porgere loro qualche domanda interessante.

Valeria Di Chiaro: Ciao ragazzi! Come state? Siete in tour vero? Come sta andando?
Jake: Ciao Valeria, sì siamo in tour, qualche data in giro per l’Europa.. siamo stati a Rotterdam, domani saremo a Lion in Francia, poi all’UK Tech Fest..tutto alla grande!

Valeria Di Chiaro: Jake, per te questo è il primo tour europeo come frontman della band vero?? Ti stai divertendo?
Jake: Vero ! Siamo già stati negli USA ed è stato bellissimo, però lì viaggi per 16 ore e sembra tutto un po' lo stesso, invece in Europa gli scenari cambiano repentinamente … comunque le date sono andate benissimo e io sono molto felice!

Valeria Di Chiaro: Ottimo! Parliamo un po' del vostro prossimo album, che esce il 28 di luglio… il titolo è Hikari, la parola giapponese per “Luce”.. Come mai avete scelto questo nome?
Adam: E’ un simbolo di ciò che ognuno di noi può trovare dentro di sé nei momenti di difficoltà della vita..oddio è difficilissimo rispondere a questa domanda!! (ride)
Jake: E’ sostanzialmente un titolo che voglia richiamare soprattutto la luce alla fine di un percorso buio, un simbolo di speranza e resilienza. Questo è un concetto che rappresenta il nostro modo di pensare e il nostro scopo comunicativo, ancora prima che io entrassi nella band.

Valeria Di Chiaro: Potete darmi qualche informazione sul nuovo lavoro ? Quali sono le differenze con il precedente Lost Isles?
Adam: Le differenze musicali.. bhè abbiamo cercato di migliorare le nostre strutture, esprimerci al massimo a livello strumentale, l’ispirazione della cultura giapponese anche con l’inserimento di strumenti musicali giapponesi ha fatto molto! A livello vocale senza dubbio Jake ha portato le sue personali nuove dinamiche.
Jake: Sì, abbiamo cercato di superare i confini pur non arrivando troppo lontano da ciò che la band era prima. I pattern strumentali ad esempio sono davvero pesanti ed estremi ma anche molto estrosi.

Valeria Di Chiaro: Parliamo un po' dell’artwork: c’è questo fiore origami bianco, la terra nera.. come mai avete scelto queste immagini?
Jake: Ciò ha sempre a che fare con il nome Hikari e ciò che vogliamo esprimere. Questo fiore candido e diafano che spunta dalla terra nera e smossa vuole simboleggiare che un qualcosa di puro e bello può nascere anche in un contesto difficile e oscuro. E l’origami che è di base un pezzo di carta, trasformato in un fiore splendido, vuole rappresentare che tutto si può evolvere e trasformarsi in qualcosa di migliore.

Valeria Di Chiaro: Ora vorrei chiedervi: quale significato si cela dietro il monicker “Oceans Ate Alaska”? Voi avete il concept dell’oceano anche nei vostri testi e nei vostri feelings. Come mai?
Adam: Sì, il nostro monicker viene da un evento degli anni 50, in cui si verificò uno dei più tragici tsunami della storia nel 1958 a Lituya Bay, in Alaska; il Times recitò questo titolo “Oceans Ate Alaska”. Anche il fatto che questo tsunami derivò da una caduta di una massa enorme di terra nel mare piuttosto che da un terremoto vero e proprio ci ha colpito molto.
Jake: E’ un nome che funga da memento del fatto che la bellezza della natura, così com’è sconfinata e placida -per esempio in Alaska- cela sempre una potenza distruttiva. Come anche il mare, l’oceano, nella sua immensità e alternanza di inerzia e moto. La nostra musica in toto vuole esprimere questo!

Valeria Di Chiaro: Magnifico! Grazie ragazzi! Alla prossima.



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ARTICOLI
20/07/2017
Intervista
LE INTERVISTE DEL DISSONANCE FESTIVAL
Circolo Svolta, Rozzano (MI), 02-03/07/2017
 
 
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