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CHESTER BENNINGTON - In the End
23/07/2017 (2998 letture)
C'è qualcosa di profondamente sbagliato e spaventoso nel suicidio. Non parliamo del suicidio teso a conservare il proprio onore in battaglia, come era ad esempio uso in alcune civiltà antiche o presso i samurai, né di quello di chi offre volontariamente la propria vita per quella altrui; non abbiamo in mente la dignitosa morte autoinflitta di un gigante della Repubblica romana come Marco Porcio Catone Uticense o, per citare una dibattuta figura contemporanea, quella dello scrittore nipponico Yukio Mishima, che faticava a riconoscersi nel mondo moderno. Parliamo piuttosto di quell'atto di nera disperazione compiuto da chi, spesso troppo giovane, sceglie di porre fine alla propria esistenza mortale, ritenendo impossibile continuare a farne parte o giudicando di non avere più alcun motivo valido per alzarsi dal letto la mattina. Un atto incomprensibile, inspiegabile, per certi versi incredibilmente coraggioso e per altri profondamente vile, egoista, capace come poche altre cose al mondo di frantumare il cuore ed il cervello di chi resta, spingendo alla domanda più semplice e complessa di tutte.
Perché?

LEAVE OUT ALL THE REST
Proprio questa domanda ha trafitto la mente di milioni di fan in tutto il mondo alla notizia dell'improvviso suicidio di Chester Bennington, appena 41enne frontman dei Linkin Park: il gruppo californiano, come noto, nutre una numerosissima schiera di fan che li ha seguiti con devozione attraverso la loro particolare evoluzione; possiede tuttavia, probabilmente, una folla ancor più vasta di detrattori feroci, che li hanno sempre ritenuti un fenomeno da baraccone ed un gruppo falsamente assimilabile al metal anche ai bei tempi del capolavoro Hybrid Theory. Eppure, anche molti dei critici del gruppo sono rimasti scioccati e senza parole nell'apprendere la notizia della morte del cantante; troppo assurdo pensare che una voce capace di segnare, nel bene e nel male, l'adolescenza di molti di noi sia scomparsa, troppo folle pensare che un uomo ricco, famoso e con sei figli abbia davvero potuto decidere di lasciare tutto questo per una fredda corda ed un dopo la cui esistenza è tutta da accertare. Tutto questo, poi a breve distanza dal suicido di un altro grande della musica, quel Chris Cornell la cui dipartita aveva lasciato fortemente turbato proprio l'amico Chester Bennington, che aveva anche cantato al suo funerale. Solo l'ormai ex frontman dei Linkin Park, naturalmente, conosceva i motivi di un gesto tanto estremo, che come tale non possiamo neppure permetterci di giudicare, anche se rabbia e dolore farebbero propendere per una ovvia condanna. Nel nostro piccolo, piuttosto che compiangere la morte di questo artista, proveremo dunque a rievocarne la vita e la carriera, lasciando da parte il resto.

NOBODY'S LISTENING
Chester Charles Bennington nasce il 20 marzo del 1976 a Phoenix, Arizona, figlio di un'infermiera e di un poliziotto specializzato nei casi di abuso su minore; la circostanza è drammaticamente beffarda, giacché, come si saprà solo anni dopo, all'età di sette anni il futuro cantante dei Linkin Park inizia a subire abusi sessuali da parte di un adulto, che si protrarranno per ben sei anni. Temendo di essere giudicato omosessuale o, peggio, di essere etichettato come bugiardo, Bennington terrà per sé tali orribili rivelazioni per lungo tempo, ma la sua mente ne rimarrà naturalmente sconvolta per sempre. Nel frattempo, per aggiungere ulteriore dolore alla sua vita già tormentata, i genitori si separano quando lui ha appena undici anni; come spesso accade in tali situazioni, i principali rifugi di un adolescente tanto tormentato sono da un lato le droghe e l'alcool, dall'altra la musica, da sempre ancora di salvezza per tutti. I gruppi che lo ispirano maggiormente sono Depeche Mode e Stone Temple Pilots, dei quali diverrà anche cantante per un breve periodo. A diciassette anni, a causa del suo abuso di sostanze stupefacenti, la madre lo caccia di casa; il giovane inizia allora a lavorare da Burger King prima di iniziare seriamente a pensare di intraprendere una carriera nel mondo della musica, occasione che gli viene offerta dal gruppo dei Sean Dowdell and His Friends?, con i quali però registra solamente una musicassetta nel 1993. In seguito si unisce al fondatore di tale gruppo per dar vita ad un nuovo progetto, i Grey Daze, con i quali resta per cinque anni, incidendo tre album assimilabili al grunge. Nel 1998, tuttavia, il nostro decide di separarsi dalla band, che per la verità non lo stava portando da nessuna parte, pensando di dedicarsi in via definitiva alla famiglia (si era sposato due anni prima ed aveva già un figlio da una precedente relazione); proprio allora riceve una telefonata da Jeff Blue, vicepresidente della Zomba Music, che gli propone di partecipare alle audizioni tenute da una band di Los Angeles, allora denominata Xero e fondata da tre amici di vecchia data: Mike Shinoda, Brad Delson e Rob Bourdon.

HYBRID THEORY
Scelto per le sue movenze sul palco e la sua voce rabbiosa, Bennington trova da subito una chimica straordinaria con gli altri musicisti e, in particolare, con l'altro vocalist Mike Shinoda, la cui voce è perfetta per dar vita ad un particolare tipo di controcanto: i due, infatti, aiutati anche dagli altri compagni di avventure, sviluppano una sinergia fra parti vocali più tipicamente rock ed altre hip-hop, sulla scia di esperimenti già svolti in precedenza da band apripista quali ad esempio i Korn. Gli Xero cambiano presto nome in Hybrid Theory e, successivamente, in Linkin Park, in omaggio al Lincoln Park di Santa Monica. Nonostante un EP dal discreto successo underground, i nostri faticano a trovare una casa discografica per diversi mesi, finché fanno il colpaccio agganciando nientemeno che la Warner Bros. Records; è il preludio ad un successo con pochi precedenti tanto nella storia del “nu metal”, nomignolo per la verità spesso inteso in senso dispregiativo dato alla musica del gruppo, quanto degli anni 90: il disco di esordio Hybrid Theory, con il suo particolare mix di testi introspettivi, rabbia, dolore, pesantezza ma anche melodia, scala rapidamente le classifiche mondiali, arrivando a vendere 50.000 copie nella prima settimana e quasi 5 milioni fino all'anno successivo. Se Shinoda costituisce verosimilmente l'”anima” del gruppo anche in veste di compositore, è senza dubbio la voce di Bennington a spiccare su tutti gli altri elementi di Hybrid Theory: ora dolce, ora incredibilmente aggressiva, non possiede forse la stessa varietà di mostri sacri del canto rock, ma trasmette emozioni in un modo che pochi eguagliano, specialmente in quegli anni. Il ragazzino tormentato ed ombroso di Phoenix è divenuto adulto grazie ai Linkin Park ed ora è lui la speranza di tanti ragazzi disorientati come lo era stato lui.

METEORA
Il successo spettacolare ed inaspettato del primo album porta il gruppo in tour per mesi, poi divenuti anni, durante i quali i musicisti assurgono presto al rango di star, con tracce come In the End che divengono veri e propri inni generazionali (come dimenticare il celebre video realizzato sovrapponendo al brano immagini di Dragonball?) Giungono a suonare anche 320 show all'anno e, come tale, ritardano la lavorazione del successore di Hybrid Theory, che giunge solamente nel 2003: il nuovo album, intitolato Meteora in omaggio alla località dei celebri monasteri greci, è nuovamente un successo strepitoso per il gruppo, che compie la prima di diverse evoluzioni, inserendo nel nuovo lavoro maggiori inserti elettronici e melodici. In parecchi individuano già in Meteora i segnali della successiva “decadenza” artistica della band, sempre meno legata alle proprie origini metal e sempre più proiettata verso il pop, ma la vendite sono eccezionali e, obiettivamente, anche la qualità di Meteora, che presenta tracce del calibro di From Inside e Numb, è molto elevata. Nonostante il successo, tuttavia (i Linkin Park hanno di fatto venduto quasi 60 milioni di copie solamente grazie ai primi due lavori in studio), la vita privata di Chester non conosce eguale tranquillità: di lì a pochi anni, infatti, il suo primo matrimonio termina in pezzi. Quasi come per riprendersi dalla sbornia del successo degli anni precedenti, i membri dei Linkin Park sfogano momentaneamente le proprie pulsioni artistiche con vari side-project: il cantante si dà ai Dead by Sunrise, Shinoda fonda un progetto interamente hip-hop denominato Fort Minor, di cui in seguito eseguirà spesso brani durante gli shows con i Linkin Park. Niente di trascendentale, sia chiaro, ma serve evidentemente ai musicisti per tornare a comporre musica per la band madre con la testa sgombra. Ma non tutto va come è lecito sperare...

MINUTES TO MIDNIGHT
Per molti, i Linkin Park finiscono già con Meteora: il gruppo, infatti, pur producendo in seguito altri brani validi, non raggiungerà mai i livelli qualitativi dei primi due storici lavori, toccando anzi negli anni il fondo almeno un paio di volte. Queste volte, per fortuna, non riguardano Minutes to Midnight, prodotto da Rick Rubin e pubblicato nel 2007: pur tagliando definitivamente i ponti con il sound nu metal di Hybrid Theory e, in parte, di Meteora, il terzo album del gruppo rappresenta il definitivo salto verso il mainstream. Ciò nonostante, tracce come Leave out all the Rest, Given Up o No More Sorrow testimoniano ancora una vitalità compositiva che, in seguito, i LP faticheranno a trovare. Chester, nel frattempo, ha trovato una nuova compagna di vita, con cui sembrerà definitivamente essersi messo alle spalle gli anni bui dei problemi affettivi, dell'alcool e della depressione.

BLACKOUT
Il primo, vero, grosso passo falso nella carriera dei Linkin Park si verifica nel 2010: il quarto album del gruppo, intitolato A Thousand Suns, è infatti un confuso concentrato di brani pop ed elettronici decisamente poco ispirati: la voce del frontman, scevra da quei momenti di rabbia che lo avevano reso tanto celebre nel decennio precedente, è per la prima volta totalmente dolce, rilassata e tranquilla; pur essendo assolutamente gradevole, bella ed in grado di testimoniare anche una certa serenità interiore da parte di Chester e dei suoi compagni, rappresenta anche un buco nero artistico da cui i nostri si riprenderanno, in parte, con il successivo Living Things, risalente al 2012; pur non essendo ancora un album davvero riuscito, le sperimentazioni al limite dell'incomprensibile di A Thousand Suns sembrano abbandonate in favore di un sound certamente ancora legato al pop, ma se non altro più vitale. L'anno successivo, peraltro, il cantante realizza uno dei suoi sogni di infanzia, giungendo a ricoprire il ruolo di cantante anche negli Stone Temple Pilots in seguito alla separazione da Scott Weiland, altra vittima illustre di questi ultimi anni. Nel 2014, confermando ed ampliando quanto di buono ascoltato in Living Things, i Linkin Park rilasciano The Hunting Party, che potrebbe effettivamente esser definito il lavoro della rinascita: pur non raggiungendo nuovamente i livelli dei primi due capolavori, l'album mette di nuovo in mostra una band consapevole delle proprie qualità e dei propri mezzi, capace di districarsi in maniera convincente fra pezzi pop ed altri di buon alternative rock. In supporto a tale album, i nostri passano per la prima volta dalle parti di Roma nel settembre 2015, data alla quale partecipa anche lo scrivente, finalmente felice di poter vedere dal vivo una delle band che segue da maggior tempo. Non sapevo ancora che sarebbe anche stata l'ultima occasione di vedere Chester Bennngington ed i suoi amici nella mia città.

NOBODY CAN SAVE ME
Nel 2017, i Linkin Park pubblicano il loro settimo album in studio, che rappresenta purtroppo un canto del cigno davvero indegno della loro gloria passata: One More Light, infatti, è un concentrato di canzoni nuovamente assimilabili all'elettro-pop, scialbe ed onestamente davvero poco ispirate; si tratta, probabilmente, di un lavoro peggiore anche del discusso A Thousand Suns e fa guadagnare alla band critiche aspre anche da alcuni dei loro fan più accaniti (me, ad esempio). Un altro evento, tuttavia, segna in modo indelebile la vita di Chester Bennington: il 18 maggio, giorno precedente al rilascio di One More Light, si toglie la vita Chris Cornell, virtuoso cantante di Soundgarden e Audioslave: è un colpo terribile per il frontman dei Linkin Park, grande amico di Cornell, dal quale probabilmente il nostro non si è mai ripreso davvero. Non sappiamo da quanto tempo la depressione, oscuro male della nostra epoca, avesse ripreso a tormentare Chester Bennington, ma è molto probabile che la perdita dell'amico abbia avuto un peso decisivo nella tragica scelta del 20 luglio: proprio il 20 luglio, infatti, Chris Cornell avrebbe compiuto 53 anni. Un non-compleanno che il cantante dei Linkin Park ha purtroppo scelto di celebrare nel più terribile dei modi.

IN THE END
In queste poche righe abbiamo scelto di celebrare rapidamente la carriera artistica di Chester Bennington, non tralasciando anche critiche decise, quando abbiamo ritenuto esser corretto; i Linkin Park, del resto, erano e restano uomini e, come tali, hanno preso alcune decisioni nella loro vita musicale non esattamente condivisibili. C'è, però, un qualcosa della loro esistenza che nulla potrà mai cancellare ed è ciò che rende davvero ogni artista immortale: quel che hanno prodotto, specialmente negli anni 90, ha influenzato in maniera talvolta decisiva la vita di milioni di adolescenti che, per sfogare il turbinio di sensazioni di un'età di passaggio così difficile, si sono rivolti alla loro musica. Non era perfetta la voce di Chester Bennington, specialmente negli ultimi anni: tuttavia, è difficile trovare un altro cantante che abbia inciso tanto nella vita di coloro che sono cresciuti nel decennio successivo alla caduta del Muro di Berlino, quei ragazzi che, unitamente ad altri cresciuti alcuni anni prima di loro, sono stati individuati come Generazione X: lo spaesamento ed il senso di insicurezza di molti di loro sono stati aiutati, nel bene e nel male, proprio dai Linkin Park e dagli altri gruppi che, in quegli anni, hanno cantato il disagio di un intero mondo incompreso. E' per questo che, ricordando le sue parole, vogliamo dire: grazie Chester Charles Bennington, speriamo tu possa trovare dall'altra parte quel che non hai trovato in questa vita.

I tried so hard
And got so far
But in the end
It doesn't even matter
I had to fall
To lose it all
But in the end
It doesn't even matter



MetalFlaz
Martedì 25 Luglio 2017, 18.08.00
26
boh, penso ci sia una certa differenza tra chi muore perché se l'è cercata (magari assumendo troppe sostanze, pensando di farla franca per l'Nsima volta), e chi invece decide di farla finita. Nel primo caso, sono il primo a dire "che coglione", nel secondo rimango senza parole, perché chiunque arrivi a quel punto ha perso ogni speranza e non vede altra soluzione
Dave
Martedì 25 Luglio 2017, 14.08.53
25
@Deborah forse dovresti smettere di dire le prime cose che ti passano per la testa e dovresti provare a stare un po zitta. Chester aveva problemi ben piu profondi che non centravano assolutamente con l'indiscutibile orrore che i Linkin Park sono riusciti a pubblicare con one more light.
VomitSelf
Martedì 25 Luglio 2017, 12.54.21
24
Pur non essendo mai stato un "fan", che dire di tutto ciò? Ogni frase mi risuonerebbe inutile. Dico solo che situazioni del genere sono sempre una tragedia. Il pensiero va ai suoi cari, familiari, amici e chi altro...Riposi in pace.
Silvia
Lunedì 24 Luglio 2017, 16.58.21
23
Grazie Lizard
Nu Metal Head
Lunedì 24 Luglio 2017, 15.57.36
22
@Deborah: quindi se era consapevole che questo disco è così brutto allora perché l'avrebbe composto? per puro masochismo?
Lizard
Lunedì 24 Luglio 2017, 15.43.36
21
deborah: questi discorsi sono così stupidi e di cattivo gusto che non meritano risposta. Ti chiedo di cessare subito.
deborah
Lunedì 24 Luglio 2017, 14.57.42
20
cito da nmh : "beh Deborah, che uno decida di farla finita per la bruttezza di un disco (di cui tra l'altro si è sempre mostrato fiero nelle interviste) mi pare una gran castroneria..." ma secondo te, poteva mai dire che lo riteneva un disco di merda? Per ovvie ragioni era costretto a dire che ne fosse fiero... Persino gigione e jo donatello si vergognerebbero di quell'album
Johnny Cash
Lunedì 24 Luglio 2017, 10.28.23
19
Tutti quelli che si ostinano a scrivere che solo perché era ricco non avrebbe dovuto uccidersi, che i problemi si affrontano, non aveva palle ecc... forse, anzi sicuramente non hanno capito che la depressione è una MALATTIA, della mente è vero ma pur sempre una MALATTIA. Cos'avete da speculare a riguardo?
ricco96
Lunedì 24 Luglio 2017, 2.46.56
18
P.S. complimenti come sempre Barry. Come anche per Chris Cornell, questi articoli riescono sempre a rendere onore all'artista, e non deve essere affatto facile. Per cui grazie a tutti i bravissimi redattori del sito
ricco96
Lunedì 24 Luglio 2017, 2.43.46
17
Più che per l'album in sé, che non credo avrebbe mai rinnegato, magari ha sofferto per le critiche pesanti che sono state fatte. Ovvio, se sei nel campo dovresti cercare di fartele scivolare addosso, ma non tutti ci riescono. Se a questo si somma la morte di un caro amico, di sicuro non deve essere stato un periodo facile per lui
Fabio Yaaaaaaaahhhhhh
Lunedì 24 Luglio 2017, 1.33.00
16
Anche perchè fosse così Beyoncè, Rihanna e anti altri l'avrebbero fatta finita già dopo il primo album
Nu Metal Head
Lunedì 24 Luglio 2017, 1.13.30
15
beh Deborah, che uno decida di farla finita per la bruttezza di un disco (di cui tra l'altro si è sempre mostrato fiero nelle interviste) mi pare una gran castroneria...
deborah
Lunedì 24 Luglio 2017, 0.29.16
14
si chiaro : mi dispiace per quanto accaduto. Quando ho ascoltato l'ultimo disco mi sono detta : fossi uno di quelli che ha partecipato a quel disastro mi sarei nascosto per la vergogna. La bruttezza di one more light potrebbe aver influito e non poco
Third Eye
Domenica 23 Luglio 2017, 16.47.37
13
Io credo che vicende di queste tipo relative al destino di un singolo individuo, per quanto tragiche e dolorose siano, diventino però spesso argomenti di mera discussione alla pari di qualunque altra banalità sia solita occupare o movimentare le nostre giornate. E’ curioso, infatti, che quelli che dovrebbero essere teoricamente momenti riservati al cordoglio vengano, invece, sistematicamente inquinati da sentimenti di odio e che ciò che potrebbe indurre le persone ad avere un briciolo di umanità costituisca, al contrario, la base attorno alla quale ci si dedica parzialmente ad una sorta di misera celebrazione del proprio io. Insomma, neanche la morte per quanto lontana è capace di indurre gli individui a provare ad immedesimarsi nell’altro o quantomeno ad accettarne la diversità, ma si trasforma nel mezzo attraverso il quale tanti pretendono di dover esaltare il proprio modo di essere e stare al mondo e disprezzare, nel contempo, quello del prossimo. Credo, quindi, che più che chiedersi del “perché” di certi atti estremi (come ha fatto l’autore dell’articolo) bisognerebbe forse riflettere o interrogarsi sul perché molte persone abbiano la capacità e la voglia insana di trasformare le tragedie altrui in occasioni di scontro verbale e di gaudente chiacchiericcio.
Nu Metal Head
Domenica 23 Luglio 2017, 16.23.02
12
complimenti, davvero un articolo ben fatto per dare l'ultimo saluto al nostro amico Chester. io non mi sento di aggiungere molto di più a quello che ho già detto, sarebbe superfluo, sto vivendo questi giorni nei ricordi del passato. sto riascoltando spesso i primi 2 album, ripensando ai bei momenti quando li cantavo a pieni polmoni con piacere, seppur come detto non erano il mio gruppo preferito e non era il mio cantante preferito. però aveva una gran bella voce, forse non epocale, ma bella sì. l'alternanza tra il suo scream melodico e il rap fluido di shinoda era il vero punto di forza del gruppo a quei tempi. ci mancherà. CHE LA TERRA TI SIA LIEVE.
Fabio Yaaaaaaaahhhhhh
Domenica 23 Luglio 2017, 14.46.20
11
Non dev'essere facile trovare le parole giuste per descrivere quello che per noi ha rappresentato un artista, ma l'articolo riesce a farlo, nonostante ci siano sensazioni che non si possono descrivere, si provano e basta. La cosa più importante che deve emergere da questa tragedia è come la musica riesca ad coinvolgere le persone, al punto da farci provare amarezza per la scomparsa di una persona che non conoscevamo di persona, ma che abbiamo sentito più vicino perchè in certe situazioi riusciva a capirci più di tuttii. Chester non c'è più, ma parte dell'anima che ha messo nelle sue canzoni resterà sempre nel ricordo delle persone come parte della loro vita, una parte che anche volendo non si può cancellare, e questo conta più di qualunque giudizio
Silvia
Domenica 23 Luglio 2017, 13.16.23
10
Sì Lisa infatti e sono sicura che saprai che un depresso "vede" solo il suo vuoto e non ce la fa a considerare gli altri che soffrono a causa sua. Anche x i figli, lo so che sembra cinico dirlo, ma magari avrà pensato che con le sue dipendenze faceva loro un favore a togliersi di mezzo. Ripeto mai giudicare, soprattutto così senza conoscere i dettagli. E comunque ha ragione Beta, abbiamo già commentato la vicenda ma forse questi temi toccano molto e si sente l'esigenza di esprimersi sempre. Comunque Barry sei molto bravo a scrivere in maniera concisa e diretta facendo risaltare i contenuti, l'ho notato anche in altri articoli che appena posso commentero'.
lisablack
Domenica 23 Luglio 2017, 12.48.27
9
Brava Silvia, hai capito in pieno. Io ho detto rispetto, mai condivisione o empatia. Dopotutto lui ha fatto un gesto, passami il termine "egoista" lasciando i figli da soli..( che sono più importanti dei miliardi di soldi merdosi) ..ma fa tutto parte della sua malattia, lui probabilmente era nel buio più profondo, e non ha saputo andare avanti..È successo a molte persone comuni purtroppo, e ancora succederà.
ObscureSolstice
Domenica 23 Luglio 2017, 11.17.24
8
La sua band non mi è mai interessata, anzi li ho sempre presi in giro. Ma la persona va capita. Probabilmente con Cornell avevano gli stessi problemi, è per quello che ha scelto quella data per stargli più vicino affettivamente, tanto una data vale l'altra se aveva già scelto. Per quanto riguarda i miliardi...pure gli Agnelli hanno i miliardi e i figli si sono ammazzati tutti, nessuno è immune a gravi problemi. Comunque...non tutti possono essere come Vasco.
Beta
Domenica 23 Luglio 2017, 11.00.07
7
Bell'articolo, Barry, hai fatto un onesto sorvolo della carriera di Bennington, conciso e completo. Bello soprattutto l'ultimo paragrafo. I commenti sull'accaduto li ho già fatti sotto la notizia e nel forum, quindi non li ripeto; tanto ci sarà uno stuolo di esperti pschiatri che li farà, lascio spazio a loro.
Silvia
Domenica 23 Luglio 2017, 10.46.34
6
@Lisa sono d'accordo con te, anche perché credo che lui e Cornell fossero amici stretti. Chi parla x sentito dire o x logica non ha la minima idea del problema, riduce tutto ad un vincente/perdente, che x me é quanto di più insensato possa esserci. @Rob, invece io credo che chi arriva ad un gesto tanto estremo merita grande rispetto (magari non empatia né condivisione, che é un'altra cosa) perché se é arrivato ad un punto tale da non avere un minimo barlume cui attaccarsi x risollevarsi significa che era davvero perso e non c'é cosa peggiore di non avere ragione x andare avanti, qualunque sia il problema.
Rob Fleming
Domenica 23 Luglio 2017, 8.49.34
5
@Lisablack: posso capire (Ma non condividere) il tuo punto di vista. Sulla depressione ti sei espressa più volte e mi par di capire che conosci l'argomento. Ma scrivere di "rispetto" mi pare eccessivo. Il suicidio umanamente è sempre una tragedia, sia che si tratti di una persona celebre sia che si tratti del collega di lavoro. Ma consentimi di non associare "suicidio" e "rispetto" nella stessa frase
lisablack
Domenica 23 Luglio 2017, 7.24.53
4
Bell'articolo davvero, sono sempre più convinta che la morte di Cornell abbia traumatizzato Chester..è una mia idea, magari i motivi di questo gesto sono altri, però il fatto di uccidersi il 20 di luglio è come fosse un messaggio in codice. E per fare ciò, bisogna essere davvero nel buio più profondo..che solo chi ha provato sa com'è. Perciò astenetevi ignoranti con commenti come "perdente, aveva i miliardi " che ci fate meglio figura. Rispetto e basta.
Kappa
Domenica 23 Luglio 2017, 0.53.48
3
Siamo umani, capita, ancora complimenti per l'articolo
Barry
Domenica 23 Luglio 2017, 0.46.53
2
Avevi pienamente ragione, grazie, ho corretto
Kappa
Domenica 23 Luglio 2017, 0.20.29
1
Bell'articolo, correggerei solo che Chester rimpiazzò Weiland ( e non Weyland) non dopo la scomparsa di quest'ultimo, ma dopo la separazione della band da Weiland, per i suoi problemi personali ormai annosi. Weiland infatti fece ancora due dischi dopo, uno con gli Scott Weiland and the wildabouts e uno con gli Art Of Anarchy.
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ARTICOLI
23/07/2017
Articolo
CHESTER BENNINGTON
In the End
 
 
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