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COLONY OPEN AIR - DAY 2 - PalaBrescia, Brescia, 23/07/2017
27/07/2017 (1224 letture)
Ancora indolenzito e dolorante a causa del giorno prima, mi fiondo al PalaBrescia per assistere al secondo giorno del festival. Purtroppo, a causa di un ritardo dovuto al traffico perdo l’esibizione dei Kaiserreich e, dopo i controlli di rito, giungo all’area concerti giusto in tempo per il soundcheck dei romani Deceptionist.

DECEPTIONIST
I ragazzi romani salgono sul palco duri e convinti, proponendo un death metal brutale e molto tecnico. La scaletta è incentrata sull’unico full lenght dei nostri, intitolato Initializing Irriversible Process, pubblicato un anno fa. La prova dei nostri è compatta e precisa e i suoni dell’impianto sono molto migliorati rispetto al giorno precedente, permettendo così di fruire al meglio di tutti gli intricati passaggi musicali di cui ogni canzone è composta. E dunque un piacere assistere alla brutalità e la precisione con cui i ragazzi suonano ed impossibile godere degli ottimi growls del cantante Andrea di Traglia, o delle linee di chitarra assassine. Insomma, un ottimo inizio per carburare al meglio la giornata!

ULVEDHARR
Dopo il consueto cambio di palco, a calcare le assi di legno sono i bergamaschi Ulvedharr. I nostri propongono sempre un death metal violento e potente, ma dalle tinte decisamente più epiche. Infatti le tematiche del gruppo sono riconducibili più all’immaginario della mitologia norrena, che alle consuete tematiche splatter tipiche del death old school. In altre parole, potremmo paragonarli ad una sorta di risposta italiana agli Amon Amarth, ma decisamente più cruda e brutale. Nella mezzora a loro disposizione i nostri ci propongono un misto di canzoni provenienti dai loro tre album, suonando ogni canzone con intensità e precisione. Su tutti spicca il growl cavernoso del cantante e chitarrista Ark Nattling Ulv, che pur muovendosi molto sul palco è sempre preciso e potente sia dietro il microfono, sia nello sciorinare i riff.

HIDEOUS DIVINITY
La quarta band della giornata prosegue il massacro death metal, proponendo come per i colleghi Deceptionist un metal estremo tecnico ed estremamente violento, di chiara matrice death. Le canzoni si susseguono una dietro l’altra come un treno in corsa, ma a stupire è la sezione ritmica disumana, con un batterista molto vario, che non sbaglia neanche uno stacco o un fill, bombardando letteralmente l’ascoltatore con patterns tritacarne e soprattutto il basso di Stefano Franceschini (già in forze negli Aborted, capace di linee di basso davvero particolari. Ottima prova, davvero!

ANTROPOFAGUS
Provenienti da Genova e attivi dagli anni 90, ecco a voi gli Antropofagus, artefici di uno spettacolo di una cattiveria inaudita. I ragazzi non lesinano in cattiveria, suonando un set malvagio nella sua brutalità e soffocando il pubblico con una marea di riff, assoli, blast beats disumani e growls al limite dell’umano. Un plauso va a Davide Billia, che non pago della di questo massacro sonoro si unirà ai successivi Beheaded per implementare la dose di cattiveria giornaliera. Chapeu.

BEHEADED
Prima band straniera della giornata, così come per i genovesi, anche qui ci troviamo di fronte ad un death metal marcio ed estremamente pesante e brutale. Ogni canzone è suonata con potenza e precisione chirurgica, oltre che con un tiro allucinante. La musica del gruppo è un death metal old school mortifero e pestone, che non lascia spazio per tirare il fiato, nemmeno nei riff più melodici, poiché le melodie dei nostri sono tutt’altro che “confortanti”. Anche per loro, le canzoni si susseguono in un vero e proprio mix tritaossa e finalmente si vedono i primi intensi poghi della giornata. Un vero spettacolo per occhi e orecchie!

CARACH ANGREN
Siamo solo a metà della nostra maratona a base di metal estremo. Uno dei vantaggi dell’esibizione al chiuso sta proprio nel poter fruire al 100% uno show teatrale e cupo, proprio come quello degli olandesi Carach Angren, che all’aperto e alle quattro di pomeriggio, inevitabilmente avrebbero perso d’intensità e pathos. Il gioco di luci è perfetto e anche la performance del quartetto è buona, anche se penalizzata dall’eccesso di strumenti in base. I nostri calcano il palco in quattro, provvisti di batteria, voce, chitarra e tastiera (basso non pervenuto nella miriade di basi, peccato) e per tre quarti d’ora abbondanti mettono a ferro e fuoco l’intera area concerti. Il loro è un black metal di stampo sinfonico, molto teatrale e potente. Proprio l’elemento teatrale è amplificato dalla performance del cantante, che si sbatte su tutto il palcoscenico, sfoderando uno scream gelido. Questa esibizione segna un notevole cambio d’atmosfera, passando così dalla mortuaria cupezza del death all’algido nichilismo black metal.

ABSU
Quella degli Absu è forse l’esibizione più schizofrenica di tutta la giornata. Il palco è monopolizzato dal carisma di Prospector McGovern, che per i primi tre pezzi canta e suona la batteria, per poi cedere il posto a Gregory Czapla, così da poter interpretare meglio i brani. McGvern è il mattatore dello show, poiché si agita, si muove e come un menestrello impazzito interpreta i propri brani, con una gran potenza vocale e un carisma notevole. Il resto lo fanno gli ottimi compagni di band, che suonano un black metal molto particolare, dalle tinte thrash e capaci di variare molto in ogni singola canzone, senza ripetersi nel cliché tradizionale che vede protagoniste le tipiche sfuriate di scuola black metal. Spero di rivederli a breve, magari da headliner.

MGLA
I polacchi Mgla meritano il supporto più totale già da come si presentano sul palco. Algidi come l’inverno del nord, sono vestiti di tutto punto con chiodi di pelle, felpa, passamontagna, jeans e anfibi. Il loro show è inquietante e glaciale, perfetto e preciso, senza una sbavatura di qualsiasi tipo. In questo caso non conta tanto conoscere i titoli delle canzoni, la loro musica è concettuale, poiché anche nei loro dischi le canzoni hanno lo stesso titolo, ma sono distinte da un ordine numerico. Qui invece è l’occasione perfetta per ascoltarli e farsi rapire dalle loro sonorità glaciali, in una sorta di trip dove il nichilismo e la disperazione fanno da padroni. Assolutamente spettacolari, seppur minimali e gelidi dal primo all’ultimo minuto di concerto. Band da approfondire, senza ombra di dubbio.

BELPHEGOR
Luci rosse, carcasse di animali putride (e assolutamente vere, a giudicare dal puzzo insopportabile) incensi e preti blasfemi. E poi la musica, un black death metal furioso e senza compromessi, giusto per ricordare che il metal estremo è anche questo: dissacrazione e attitudine a sconvolgere il ben pensante. I Belphegor sono artefici di uno show dannatamente old school, che vede il frontman alternare bestemmie (da far notare come se la rida la polizia messa a sicurezza) a canzoni, anzi direi inni al demonio, il tutto per un concentrato di quasi un’oretta di puro metal estremo tirato, ma tutt’altro che banale e scontato.

MARDUK
I coheadliner di questa sera sono gli alfieri del black metal tradizionale Marduk, che in circa un’ora di concerto riversano un’ impressionante scarica d’odio e violenza, suonando un brano dietro l’altro, con il pragmatismo tipico degli svedesi. C’è tanta professionalità in questa band, come è normale che sia dopo quasi trent’anni di concerti, ma anche voglia di spaccare tutto. I nostri salgono puntuali sul palco, truccati col solito corpse paint mortifero e propongono una buona panoramica della loro musica, con canzoni tratte dagli ultimi ottimi lavori come Frontschwein e Serpent Sermon, sino alla conclusiva e acclamatissima Panzer Division Marduk, titletrack dello storico e forse più noto lavoro degli svedesi. La loro esibizione è stata forse quella più compatta e potente della giornata, ma anche quella più algida e distaccata, magari anche un po’ scolastica, ma nel complesso più che soddisfacente.

CARCASS
Per chi scrive, la band di Jeff Walker e Bill Steer è stata la migliore di entrambe le giornate. Lo show dei britannici è praticamente perfetto, con volumi precisi e chirurgici, quasi da galera, ideali per dare una spinta in più alle canzoni. Già, i brani, che cosa fondamentale. Infatti i Carcass possono vantare un repertorio invidiabile, dei veri pezzi di storia e a loro basta anche solo accennarli per scatenare la folla. Personalmente è stato davvero emozionante poter assistere a questo concerto. I nostri come dicevo, hanno proposto una scaletta che ha tratto a piene mani da tutta la discografia, eseguendo il tutto con un tiro ed una precisione micidiale. L’unica pausa che il gruppo si concede è sfruttata da Walker per tirare una feroce frecciatina ai Morbid Angel riguardo l’utilizzo del del passaporto, tra le risate generali del pubblico. Per il resto, la musica è stata la vera protagonista di questo concerto, tanto è vero cito testualmente Walker “Poche parole, che dobbiamo suonare!”. E così ci vengono sciorinate una dietro l’altra Buried Dreams, Carnal Forge, Reek Of Putrefaction, oltre ad una chicca come Keep On Rotting In The Free World. C’è spazio anche per alcuni pezzi dell’ultimo Surgical Steel, come Captive Bolt Pistol o l’opener 316L Grade Surgical Steel. Jeff Walker è in ottima forma, col suo growl distintivo, ancora più imbastardito negli anni e lancia plettri (il sottoscritto è riuscito a prenderne uno) ogni volta che cambia riff, mentre Bill Steer, non ha perso il proprio tocco e sa far venire ancora la pelle d’oca quando suona i vecchi classici. Come ci si poteva attendere il gran finale tocca ai due capolavori carcassiani per eccellenza: Corporal Jigsor Quandary ed una versione da paura di Heartwork

DAY TWO
I due giorni sono ormai conclusi. Nonostante i mille problemi e le difficoltà che questa prima edizione del Colony Open Air ha dovuto affrontare, possiamo dire che in fin dei conti, l’intero festival e nello specifico il secondo giorno è stato praticamente perfetto, senza una sbavatura o un singolo inconveniente. Sono stati due giorni di musica, birra a fiumi e passati in amicizia, dove il metal estremo ha fatto da legante. Speriamo vivamente che ci sia una seconda edizione, poiché dimostrerebbe anche ai paesi esteri che il metal in Italia è ancora vivo.



Kennet
Mercoledì 2 Agosto 2017, 15.21.04
6
Confermo...i Marduk non hanno fatto alcuna canzone da Serpent Sermon. Un po di attenzione per cortesia.
Bruno
Sabato 29 Luglio 2017, 23.24.02
5
Vorrei segnalare un inconveniente della prima giornata. Sacred Reich dovevano suonare penultimi,invece per motivi che non so, hanno suonato i Wintersun (Secondo il mio parere unica band che non centrava nulla con il bill).Purtroppo ho perso il concerto dei Sacred Reich.
Doom
Venerdì 28 Luglio 2017, 13.57.25
4
Oh! Meno male che non c'erano anche gli Hour of Penance senno' il povero ( si fa' per dire dato che e' un grande) Davide doveva risalire sul palco per la terza volta! Comunque gran bel festival e band spettacolari.
papi
Venerdì 28 Luglio 2017, 11.41.40
3
Su setlist. com riportano Souls of Belial, tratta da Serpent Sermon
manaroth85
Venerdì 28 Luglio 2017, 11.25.06
2
non vorrei dir na cavolata ma i Marduk che adoro non han fatto canzoni da Serpent Sermon, in più facevan pause eterne tra una canzone e l'altra e sembravano proprio fiacchi, Mgla spettacolari e Carcass immensi!
Vittorio
Venerdì 28 Luglio 2017, 9.35.19
1
Seconda giornata praticamente perfetta.
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