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IL CASCADIAN BLACK METAL - Terza parte
30/07/2017 (1886 letture)
Dopo esserci soffermati sul significato di Cascadia in termini prettamente extra musicali, onde meglio capire la sua importanza per chi vive in quest’angolo di costa pacifica nord americana, nonché aver analizzato maggiormente in dettaglio la nascita del cascadian black metal, cercando non solo di rintracciarne una né evidente, né chiaramente definibile origine, ma anche ripercorrendo lo sviluppo e la crescita di band che, tra il 2003 e il 2004, si sono fatte sempre più evidentemente portatrici della sua sfaccettata peculiarità (alle volte ben al di fuori dei formali confini della Cascadia stessa), giungiamo con questo ultimo capitolo della nostro percorso ad approfondire l’evoluzione di questa ‘scena’ (pur ricordando, senza alcuna vena polemica, come in diversi non considerino questa non solo come una scena, ma non ritengano nemmeno che il cascadian black si differenzi in maniera sostanziale dall’atmospheric black da meritare un genere a parte) nell’ultimo decennio, ripartendo da alcuni dei suoi nomi più celebri.

Avevamo lasciato i Wolves in the Throne Room alle prese con il loro full-length di debutto, Diadem Of 12 Stars, il quale, seppur non ancora non raggiungesse la perfezione dei suoi successori, già ci aveva fornito ben più di un’idea quanto al talento dei fratelli Weaver, nonché alla loro propensione di intrecciare al loro particolarissimo black metal tematiche legate alle proprie terre d’origine (lo stato di Washington), nel caso di specie spesso e volentieri con una vena ecologista e critica tutto quanto è moderno, proponendo un ritorno e una riscoperta delle forze primordiali che ci circondano. A solo un anno dall’uscita di tale platter, ecco ritornare sulle scene Aaron e Nathan con quella trilogia che li renderà celebri in tutto il mondo. Two Hunters, Black Cascade e Celestian Lineage, usciti tra il 2007 e il 2011, si distinsero per la loro originalità e compattezza, per i loro lunghi e solidamente studiati capitoli, dalla durata pressoché mai al di sotto dei cinque/sei minuti (fanno eccezione le due strumentali dell’opera terza, Permanent Changes in Consciousness e Rainbow Illness) e per la loro capacità di farsi portatori di un messaggio ben chiaro, di forte appartenenza al mondo naturale, spesso ben oltre lo spirituale. Se Two Hunters riuscì a mantenersi molto atmosferico, mesto e dai tratti quasi romantici, il successivo Black Cascade, a detta di molti il capolavoro (sinora) inarrivabile all’interno della discografia degli statunitensi, si mostrò al mondo come un platter più crudo e ferale, in grado di trascinare con furia e maestosità l’ascoltatore verso un abisso che lo esponesse in toto alle forze primordiali già citate in precedenza. A chiudere il trittico (e, per certi versi, l’avventura dei Weaver nel mondo prettamente black, anche se a ragionare per etichette con progetti del genere, si sbaglia sempre) fu Celestian Lineage che, ripartendo da quanto proposto nelle due precedenti release, si fece puro viaggio spirituale come se, ad una ‘distruzione’ dell’uomo seguisse un’elegante, più rifinita ricostruzione dello stesso, attraverso un nuovi rapporti e legami con la natura stessa, da vivere come un tempio.
Se chiaramente quanto successivamente creato dai Wolves in the Throne Room sia virato maggiormente verso lidi ambient (anche se chissà cosa hanno in serbo per noi all’interno di Thrice Woven, di ormai prossima uscita), appare dunque indubbio come il loro talento abbia messo nero su bianco i canoni del cascadian black, tanto che la tale loro trilogia non può che rappresentare passaggio imprescindibile per coloro i quali ne vogliano esplorare la sua unicità.

Tuttavia, se le gesta dei Wolves in the Throne Room e, in misura diversa visto la differente evoluzione della band, Agalloch, nonché, qualora si voglia fare uno strappo alla ferrea regola geografica cascadiana, Panopticon, sono note a molti tra coloro i quali bazzichino con una certa regolarità all’interno del black metal, non si può dire siano altrettanto celebri le numerose altre proposte musicali dello sfaccettato panorama cascadiano nell’ultimo decennio, sia al di qua che al di là del confine tra Canada e Stati Uniti, di cui cercheremo ora di trattare attraverso alcuni degli act più meritevoli.

Già citati nel precedente capitolo, e tuttora attivi con il loro black atmosferico, sono i canadesi Skagos, con attualmente alle spalle due full-length, Ást (2009) e Anarchic (2013). Se la proposta della band non si configura come la più facile da fruire se neofiti del genere (si consideri che le due tracce contenute nel più recente Anarchic superano abbondantemente la mezzora ciascuna), essa si rifà ai canoni tematici classici del cascadian black (non fatevi ingannare dal monicker, qui non c’è nulla di legato a Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco), con l’aggiunta di qualche tinta folk legata allo sciamanesimo e all’atavismo delle popolazioni native del British Columbia, i cui valori e cultura sono da sempre apertamente considerati dagli Skagos come di cruciale importanza, come è evidente anche dal nome della formazione che brevemente fece loro da ‘controparte live’, Kamlaniye, legato ad un antico rituale sciamanico per comunicare con gli spiriti.
Il frontman del gruppo, Ray Hawes ha inoltre recentemente fondato gli Eigenlicht assieme a Johnny Delacy (già suo collega nel supergruppo neofolk Ekstasis) che, con EP autoprodotto Sacral Regicide, si attestano anch’essi su un black segnato da tematiche che uniscono uomo, natura e ordine cosmico. Una prima prova sulla lunga distanza, intitolata Self-Annhilating Consciousness, all’interno della quale il combo porterà il suo viaggio ad un limite ulteriore, giungendo addirittura a metamorfosi animali, sembrerebbe inoltre oramai conclusa e pronta per una prossima pubblicazione.

Ritornando in terra statunitense, ecco gli Ash Borer, attivi dal 2008 e da sempre in parte in bilico quanto alla definizione di Cascadia dal punto di vista geografico, essendo stati fondati in California e dividendosi tuttora tra Oregon e New Mexico. La proposta della band, il cui nome è legato alla falena Podosesia Syringae, specie che all’interno degli ambienti in cui è aliena attacca velocemente intere foreste di frassini, portandone inevitabilmente alla morte e divenendo una piaga per continenti interi, strizza l’occhio ai lupi di qualche paragrafo fa, soprattutto quando a capacità di distruggere (nomen-omen?) i caratteri più tradizionali del black, con sfaccettature post-metal, ambient e a tratti quasi sludge/doom che la rende quasi un unicum nella scena nord americana, con una potenza straripante. Con tre album alle spalle nonostante un pausa di tre anni, il cui migliore è forse a tutt’oggi l’omonimo, uscito nel 2011, nonché un convincente EP come Bloodlands, l’enigmatico quartetto, fresco di un recente tour europeo che non ha tuttavia questa volta toccato l’Italia, ha sicuramente tutte le carte in regola per fare molta strada.

Particolare e puramente cascadiano è anche un trittico di band con alle spalle gli stessi due musicisti. Stiamo parlando di Anthony W e Ash Fox, oscure e curiose menti dietro tre progetti, distinti ma non troppo: Twilight Falls (teoricamente sciolti), Boreal (inizialmente noti come A Sombre Boreal e da non confondere con gli altri conterranei Boreal ormai sciolti, conosciuti anche come Wake, dalla simile proposta) e Stellar Descent, il più produttivo e forse noto del lotto. Oltre allo split “a sei mani” del 2013 intitolato Orogeny, i due artisti dell’Oregon hanno dato vita, in innumerevoli album ed EP, ad un loro proprio percorso di esplorazione del black, dai suoi tratti più raw (Twilight Falls) a quelli più atmosferici (Boreal), senza mai dimenticare la loro terra di provenienza, valorizzata per il suo patrimonio naturale nei Stellar Descent, con tracce mastodontiche da minimo 48 minuti ciascuna (per i più avventurosi, l’album Cycles of Life si compone di una strumentale di oltre due ore), e per la grande spiritualità e il misticismo che tale regione evoca con i Boreal, nati come one man band che mai tuttavia si è limitata ad esserlo, grazie a diversi contributi esterni.

Marcatamente cascadiana ed ecologista è l’offerta invece dei Wild's Reprisal, che dall’hypsterissima e alternativa Portland hanno fatto il loro debutto nel 2012 con un album il cui titolo è tutto un programma, Cascadia Rising. Progetto solista di tal Gedden Cascadia, autore sinora di tre album, esso si fa portatore di un black atmosferico in cui tutto ruota intorno alla natura, dominatrice sin dalle copertine, e all’amore verso di essa, diventando appieno manifesto musicale dell’ecocentrismo, ovvero quella corrente filosofica che vede come obbiettivo primario lo sviluppo sostenibile dell’ambiente tramite azioni che mirino alla cura e conservazione dello stesso, affinché anche le generazioni future ne possano godere appieno. Per dirla con le sue stesse parole, una Transpersonal Ecology, senza però i tratti aggressivi e guerrafondai di altre sue controparti, aspetto che, specialmente se si considera la realtà a stelle e strisce attuale, con un ritorno di certi negazionismi anche ad alti livelli, non può che rendere quanto proposto dai Wild's Reprisal sicuramente valevole di attenzione.

Per coloro i quali infine preferiscano un black metal atmosferico più tradizionale e al quale non manchi davvero nulla, si segnalano infine gli Addaura di Seattle, quartetto di giovani talenti quanto mai vicini all’estetica più classica di questo genere, ben valorizzata da un’esecuzione pressoché perfetta. Se il loro stile, musicalmente parlando, è dunque lungi da riscrivere i canoni di questa frangia della fiamma nera, i loro testi sono al contrario ricchi di temi inediti, in quanto il combo si ispira per i propri pezzi a racconti, credenze e miti dei nativi americani, intrecciando natura, ritualità, spiritualismo e cultura in una proposta caleidoscopica e mai banale, che certamente li fa spiccare anche all’interno di una scena così numericamente vasta.

Appare dunque chiaro come il cascadian black metal sia lontano dall’essere un genere statico e limitato, facendosi invece portatore di un ricco panorama di progetti che interpretano i tre suoi aspetti principali (black metal, provenienza geografica e tematiche legate alla Cascadia e alla sua natura) in maniera molto varia e peculiare, rendendo questo angolo di nord America culla di una scena davvero molto creativa ed in continuo sviluppo, come è pressoché certo ci confermeranno anche i prossimi anni, con nuove uscite dei nomi già affermati, nonché con novelle formazioni che sapranno uscire rapidamente dall’abisso underground grazie alla propria personale declinazione di black metal. Certamente, solo pochi di questi act riusciranno a riscrivere in toto il genere a cui appartengono, ed è proprio attorno a tale concetto che i detrattori dell’intero concetto di cascadian black continueranno quasi a negarne l’esistenza. Tuttavia, siano o non siano essi ‘degni’ di un’etichetta a sé, rimane indubbio che i gruppi di Cascadia ci abbiamo sinora abituato fin troppo bene e che un occhio di riguardo, per quell’angolo di costa del Pacifico tra Canada e USA, bisogna continuare ad averlo.



ch3m15try
Venerdì 24 Agosto 2018, 12.52.52
4
articolo davvero interessante e piacevole, ho agalloch e wolves in the throne room tra i miei gruppi preferiti in assoluto, ma nulla sapevo di cascadia e cascadian.. proprio oggi ascoltavo l'ultimo panopticon rileggendo il tutto, con tanta curiosità di approfondire.
Tatore
Martedì 22 Agosto 2017, 14.54.03
3
Peccato gli articoli sono solo 3...ma meno male che di gruppi indicati ne sono di più! Complimenti per il lavoro...davvero ottimo!
Max
Lunedì 31 Luglio 2017, 0.23.54
2
Gli Ash Borer avevano già fatto un tour europeo e avevano suonato anche al blue rose saloon di Bresso. Solo per precisazione... 😉
Vanessa Inc
Domenica 30 Luglio 2017, 10.59.38
1
Complimenti Elena, tre articoli interessantissimi, su una delle zone del Nord America che preferisco, bellissima ed interessante dal punto di vista naturalistico. Se continuano a sopravvivere animali ed alberi che in altre zone sono quasi estini, (sequoie, orsi, lupi, bisonti, castori, cervi ed alci, orche e balene) e' per il rispetto e l'amore per la propria terra, il senso civico e lo spirito naturalistico che ha questa gente, figli di una delle piu' importanti e gloriose tribu' indiane che ancora risiede in quelle zone, gli Haida, nonché una illuminata politica amministrativa! Per quanto riguarda la musica conosco solo gli Agalloch e Wolf in the Throne Room, approfondirò....
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