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RHAPSODY OF FIRE + THEODASIA + FIST OF RAGE - Trieste Summer Rock Festival, Castel San Giusto (TS), 29/07/2017
04/08/2017 (668 letture)
Se si vuole che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi (Tomasi di Lampedusa "Il Gattopardo")

IN PRINCIPIO
Si può dire abbastanza tranquillamente che gli ultimi mesi siano stati forse i più turbolenti nella lunghissima carriera dei Rhapsody of Fire. Non che in precedenza non ci fossero stati cambi di formazione, ma la defezione del cantante prima e del batterista poi, avvenute nel giro di qualche giorno, avrebbero messo in ginocchio la maggior parte dei gruppi. La band aveva già risentito dell’uscita di Luca Turilli, poiché, pur mantenendo il monicker ufficiale, era stata divisa in due progetti diversi, raddoppiando quindi le uscite discografiche senza riuscire però ad eguagliare la qualità delle precedenti. Comprensibile quindi come molti ne avessero già decretato la prematura fine, con Staropoli costretto a correre ai ripari per salvare quella che è, ora più che mai, la sua creatura. I sostituti vengono trovati in Manuel Lotter e per il ruolo di cantante, in Giacomo Voli, già frontman dei Teodasia, questa sera in veste di supporters, al quale tocca l’arduo compito di riuscire a far breccia nel cuore dei fan, la maggior parte dei quali considera il precedente cantante tutt’ora insostituibile. Non è per nulla facile gestire la pressione, soprattutto per il nuovo arrivato, sapendo di essere attesi al varco e che ogni errore può essere considerato fatale. Lecito quindi aspettarsi come sia tanta la voglia di riscatto e di smentire le critiche, soprattutto dopo l’uscita di Legendary Years e a distanza di ben tre anni dall’ultima esibizione nella loro città. Troppo poche, infatti, erano state le cinque canzoni suonate di spalla agli Scorpions per poterla considerare una vera esibizione, e vista la trepidante attesa con cui i fan attendevano di risentirli i nostri giocano in casa, in tutti i sensi. Anzi, più che giocare in casa, considerando che la location è il castello medievale di San Giusto, si può dire che si trovino nel loro habitat naturale.

FIST OF RAGE
Non è facile raggiungere la cima del castello di San Giusto vista l’altezza e lo spropositato numero di scalini, ma con una corsa degna di uno spot per Olio Cuore si riesce ad arrivare in tempo per l’apertura dei cancelli e giungere fino alle primissime file. A dare il benvenuto ai presenti sono i Fist of Rage band che si differenzierà dalle successive per un approccio meno pomposo e senza fronzoli. Il loro è un sound più diretto ed eclettico, con molteplici influenze, che vanno dai Guns N’Roses ai Pantera, attaccando subito in maniera pesante ma concedendo anche momenti prettamente hard rock. Certo non sono il tipico gruppo da castello medievale, ma sanno come intrattenere il pubblico grazie alla notevole presenza scenica del cantante, e assolvono in pieno al loro compito di supporter preparandoci a questa serata particolare.

TEODASIA
Di tutt’altro tipo la musica dei Teodasia, già lo si evince dall’intro profondamente epico e sinfonico. La curiosità su chi avrebbe preso il ruolo di cantante aumenta quando il tastierista afferma che il gruppo si è ritrovato a suonare una setlist ridotta. Poco male, però, perché la band veneta si affida a Chiara Tricarico, già vista all’opera con i Temperance, la quale nonostante un problema iniziale al microfono, prende per mano la band guidandola durante tutta l’esibizione. A prima vista risulta quasi impossibile non accostarla alla Simmons, sia per il timbro operistico, anche se non troppo impostato, sia per la capigliatura, sfoggiata con un headbanging in slowmotion che farebbe la felicità della Pantène. La disinvoltura dimostrata sul palco e l’intesa con i compagni mi fa pensare che la frontowman abbia già suonato con loro in passato, oltre al fatto che sembra conoscere già da tempo le partiture scritte da Francesco Gozzo. Peso preponderante hanno ovviamente le canzoni dell’ultimo estratto Metamorphosis, che vengono suonate con ancora maggior enfasi dalla formazione veneta, al fine di lasciare il segno verso quella che nel frattempo è diventata una folla. Una grande impressione ha fatto anche Jacopo Tini, che mostra le sue notevoli abilità alla batteria intrattenendo il pubblico prima con un assolo e poi facendolo prendere parte a dei giochi ritmici. I Teodasiasi congedano dimostrando come in altri frangenti avrebbero potuto essere tranquillamene headliner; un traguardo comunque non da poco.

RHAPSODY OF FIRE
Gli headliner fanno la loro apparizione appena cala il buio, come farebbe il miglior Dracula del compianto Christopher Lee, che possiamo considerare sia stato a tutti gli effetti il sesto membro dei Rhapsody Of Fire durante tutta la Dark Secret Saga, ma che purtroppo non può più annunciare l’ingresso dei paladini triestini. A farlo però ci pensa l’imponente intro In Principio, seguita come nella tracklist dell’album da Distant Sky, e qualunque dubbio ci fosse sulla resa live dei nostri si scioglie subito come neve al sol. La canzone è pienamente nelle corde di Giacomo che si sente a proprio agio nell’eseguirla e, se sarà concessa la blasfemia, la sua versione eguaglia quella di Fabio, se non addirittura rivelandosi leggermente migliore. I fan sono subito in fermento e cantano il magnifico refrain, ma sarà solo con la successiva canzone che si inizierà a saltare. Tenere un concerto gratis il sabato sera e iniziare sfoderando una sorpresona come Dargor Shadowlord of the Black Mountain equivale a voler fare gli straordinari in fabbrica, visto che si tratta di una delle canzoni meno conosciute di quel Dawn of Victory che ricordano ancora tutti con nostalgia. Nonostante il livello di questa perla il primo vero pezzo da novanta della serata è The March of the Swordmaster e come era prevedibile tutto il pubblico esplode cantando ogni singola parola nell’entusiasmo generale. Già da questi primi minuti emerge una considerazione, i nostri sembrano più a loro agio che mai, invece di avvertire la minima tensione sprigionano tutta la loro frenesia, come se non vedessero l’ora da tempo di manifestarsi sul pubblico e spazzare via tutte le critiche ricevute presentandosi più agguerriti che mai. Giacomo e Alessandro si muovono ovunque sul palco incitando continuamente il pubblico, mentre Roberto De Micheli sfodera riff a profusione, il suo è uno stile completamente diverso da Turilli, ma a livello di talento non manca niente. Wings of Destiny è la ballata dove i fan estraggono gli accendini, pardon, i samsung, e nella sua malinconia spezza la setlist, ben sapendo che il meglio arriverà tra poco. L’entusiasmo diventa irrefrenabile appena viene annunciata quella Land of Immortals che da vent’anni è il simbolo dei triestini, la prima cavalcata fondamentale di questa magnifica avventura che l’infaticabile Alex porta avanti da tempo. Tra le prime file viene alzato anche uno striscione che dice "Trieste, Land Of Immortals", a dimostrazione di quanto la città sia legata a coloro che l’hanno rappresentata all’estero. Si continua a saltare con Holy Thunderforce che, come viene ribadito, più di tutte le altre canzoni ha senso sia suonata in un castello. La seconda cosa che risalta è la capacità di Giacomo nel riuscire a riprodurre in modo sorprendente simile la voce del suo predecessore nei toni medi e più graffiati, ma soprattutto nello scream tagliente, come dimostra in When Demons Awake. Vi dirò, c’era chi credeva che il nuovo frontman avesse ancora margini di miglioramento, ma non al punto da riuscire ad adattarsi così bene ed in così poco tempo ad un repertorio basato su un registro diverso dal suo. Come se ciò non bastasse, offre un intrattenimento canoro spingendo il pubblico a riprodurre i suoi stessi vocalizzi, con dedica finale al formidabile batterista, il tutto prima di ripartire con un altro brano da far tremare i polsi, Dawn of Victory. Il vigore con cui suonano i musicisti aumenta, Giacomo e Alessandro incitano ancora di più i fan, la frenesia diventa incontenibile per quella che è una delle canzoni marchiate a fuoco nella storia del combo friulano. Arriva dunque il momento dell’encore, anticipato da un assolo di batteria di Manuel Lotter, che si rivela essere un’autentica macchina da guerra, soprattutto nei blast beat, in grado di non far rimpiangere il connazionale con questo passaggio di torcia. Dopo aver commemorato sir Christopher Lee con Magic of the Wizards Dream l’atmosfera si fa più maligna e nell’aria si sentono cori in latino: è giunta l’ora di Reign of Terror, la canzone più oscura del gruppo. I riff diventano taglienti e lo scream agghiacciante, in un turbinio di negatività che rappresenta il drammatico regno del terrore di cui si parla. Chi non l’aveva mai sentita prima rimane sbigottito, mentre gli altri si agitano come forsennati, anche se forse era lecito attendersi almeno un po’ di pogo su questa. Ma non importa, poiché al termine del ritornello in latino rimane solo una canzone, quella che è probabilmente la più rappresentativa di tutta la discografia dei paladini metallici, tanto che Giacomo la fa introdurre al pubblico. Emerald Sword si apre con il boato della folla, che canta tutta la canzone parola per parola, perfino l’assolo, mentre i nostri danno fondo a tutte le energie rimaste per rendere questo concerto memorabile fino alla fine. Tutto si conclude nel tripudio collettivo, con quel ritornello cantato fino allo sfinimento in un tour de force che lascia gran parte dei fan senza voce, e così deve sempre essere.

AD FINEM
In questa notte dove la magia è unita alla potenza si compie la rinascita della formazione guidata dall’inossidabile Alex Staropoli, perfetta nel riproporre sia le cavalcate metalliche sia i brani più atmosferici ed evocativi, con l’inserimento dei due nuovi acquisti che si sono rivelati gli uomini giusti al momento giusto, in grado di inserirsi alla perfezione nel meccanismo della macchina che porta avanti il monicker, per anni sinonimo di garanzia e con la netta sensazione che lo sarà ancora. Dopo un album di registrazioni destinato a fare da spartiacque tra vecchi e nuovi Rhapsody of Fire non resta quindi che attendere la prossima release, forti della convinzione che dentro Trieste A new Saga Begin.

SETLIST Rhapsody Of Fire
In principio
Distant Sky
Dargor Shadowlord of the Black Mountain
Power of the Dragonflame
Flames of Revenge
Into the Legend
Wings of Destiny
Land of Immortals
Holy Thunderforce
When Demons Awake
Dawn of Victory

---- Encore ----

Magic of the Wizards Dream
Reign of Terror
Emerald Sword



Un ringraziamento a Jessica Darlyn Sanchez per le foto dal vivo.



IMMAGINI
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Rhapsody of Fire
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La band in una foto ufficiale
ARTICOLI
04/08/2017
Live Report
RHAPSODY OF FIRE + THEODASIA + FIST OF RAGE
Trieste Summer Rock Festival, Castel San Giusto (TS), 29/07/2017
 
 
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