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AMON AMARTH + ARCH ENEMY - Summer Days in Rock, Majano (UD), 07/08/2017
11/08/2017 (1091 letture)
MAJANO SVEDESE
La Svezia non riesce proprio a farsi odiare, e sì che ci ha provato in tutti i modi. Prima terrorizzando il mondo con la piaga infernale passata alla storia con il nome di ABBA, poi con il biscotto agli europei del 2004 ed ultimamente con l’Ikea e la sua politica del fai da te. Ci sono alcune situazioni però in cui il paese scandinavo è in grado di farsi perdonare ampiamente le proprie malefatte regalando immense soddisfazioni che sono destinate a rimanere impresse per molto tempo. Un esempio è costituito dall’evento di questa sera, dove si apprestano a calcare il suolo italiano due band provenienti proprio dalla terra di Malmsteen, gli Amon Amarth e gli Arch Enemy, un’accoppiata che ha l’obiettivo di mettere a ferro e fuoco lo stage del festival friulano a suon di death metal. Entrambe infatti provengono dallo stesso filone, lo swedish death, sebbene poi le loro carriere si siano ramificate verso sentieri comprendenti stili ben diversi. Tra le miriadi di band partorite dalla loro nazione, sono diventate nomi di punta della scena estrema, tanto che potrebbero essere tranquillamente co-headliner. In realtà, in questa circostanza particolare la creatura di Michael Ammot viene relegata al ruolo di gruppo spalla. Con tutte queste premesse tornare al festival di Majano dopo due anni si rivela una scelta quanto mai obbligata. Dopo aver trovato amici vecchi e nuovi, non resta che avviarci verso i cancelli e giungere direttamente in seconda fila, in attesa dell’imminente massacro.

ARCH ENEMY
L’intro Tempore Nihil Sanat insieme alla coltre di fumo crea l’atmosfera perfetta per l’ingresso della band di Halmstad, introducendoci nella loro dimensione oscura e decadente. Il primo boato arriva già all’apparizione di Daniel Erlandsonn, così sulla fiducia, come se il pubblico volesse tributargli il giusto riconoscimento per vent’anni di prestazioni superlative dietro le pelli, a prescindere dalla qualità delle release del gruppo. I fan però esplodono con l’ingresso di tutta la band, in particolare quando irrompe sul palco Alissa, e tutti i possibili commmenti sulla presenza scenica si sprecano, per cui ci si limiterà all’ambito prettamente musicale. La frontwoman degli Arch Enemy incita il pubblico come una forsennata e, almeno nei primi minuti, sfodera un growl profondo ed aggressivo, più di quanto ci si aspettava, dimostrando di non avere nulla da invidiare alla precedente leonessa nemmeno a livello di intensità. Come era lecito presumere la prima canzone con cui iniziano a bombardare il festival è il singolo The World Is Yours, che anticipa l’uscita del loro nuovo album, Will to Power, resa infinitamente meglio sul fronte live, specialmente il break sottovoce che nella versione in studio non convinceva appieno. La prima prova del fuoco però è costituita da quella Ravenous che è tutt’oggi una delle canzoni più attese dai fan degli Arch Enemy e manifesto di quel Wages of Sin che segnò un drastico quanto inevitabile cambiamento nella loro carriera. Nonostante la canzone fosse caratterizzata dallo scream lacerante della mai troppo dimenticata Angela Gossow, la canadese riesce a superare anche questa prova, la canzone viene riproposta in modo talmente convincente che l’entusiasmo decolla già da subito, quando la premiata ditta Ammot/Loomis sfodera quei riff armonici che mandano in visibilio la folla, mentre verso la fine si hanno già le prime avvisaglie di quello che sarà in seguito un pogo devastante. Dopo Stolen Life gli Arch Enemy si presentano ufficialmente, e questa volta la White Gluz non solo impara il nome della località ma interagisce costantemente con il pubblico, dimostrando quanto fosse importante, oggi più che mai, giungere tra le primissime file. Fatte le dovute presentazioni si passa a War Eternal che, come ci si aspettava, non lascia scampo nel suo essere devastante: tutti saltano come dei forsennati e cantano a memoria la canzone, l’assolo di Jeff Loomis fa vittime come al solito e la singer esibisce il suo miglior growl. Per la prima volta i cinque spariscono dietro il backstage mentre echeggia l’intro di My Apocalypse, con il suo incedere marziale e accompagnata da quell’effetto darth vader che rende il tutto ancora più macabro. La canzone è fatta apposta per essere esguita dal vivo, come dimostra il lungo segmento centrale, durante il quale Alissa esorta il pubblico a cantare la linea melodica dell’assolo mentre sventola la bandiera nera, ormai logo della band da tempo immemore. Nonostante sia l’intramontabile Michael Ammot il mastermind che tira le fila di tutta la band, è proprio l’infaticabile frontwoman ad essere l’arma in più del gruppo, muovendosi sul palco saltando e calciando come un’indemoniata, il tutto coinvolgendo costantemente il pubblico e ondeggiando la chioma blu con un headbanging violentissimo. Come se ciò non bastasse sfodera una prestazione ineccepibile dietro il microfono, ad esclusione forse di As the Pages Burn, ma si tratta comunque di cercare il pelo nell’uovo. La prestazione degli svedesi è talmente convincente che non fanno in tempo a defilarsi nel backstage prima dell’encore che il nome della band viene subito declamato dalla folla, obbligandoli ad uscire dopo nemmeno pochi secondi. La chiusura è affidata a Nemesis, e non poteva essere altrimenti visto che è una delle canzoni simbolo della formazione di Halmstad. Il fenomenale Erlandsson è la solita macchina da guerra, mentre il rosso leader insieme all’ex Nevermore sciorinano riff a profusione che si incastrano con i blast beat della batteria schiacciasassi. Alissa fomenta ancora di più il pubblico a saltare con maggior fermento per l’ultima canzone, mentre il circle pit inizia a schiacciare anche le prime file. Così, tra una contesa per le bacchette della drum machine e una foto con il pubblico sullo sfondo, la blu, il rosso e il resto della truppa ci salutano liberandoci dalle loro fauci solo per lasciarci in quelle degli headliner.

SETLIST ARCH ENEMY
1. Tempore Nihil Sanat
2. The World Is Yours
3. Ravenous
4. Stolen Life
5. War Eternal
6. My Apocalypse
7. You Will Know My Name
8. We Will Rise

----ENCORE---

9. As the Pages Burn
10. Nemesis


AMON AMARTH
Viene innalzata un’imponente scenografia cosituita da un gigantesco elmo vichingo dagli occhi rossi, sopra il quale troneggia la batteria dell’ultimo acquisto Jocke Wallgren. Sono passati ormai dieci anni da quando gli Amon Amarth rischiarono di rubare la scena ai Dimmu Borgir durante la loro calata all’Acatraz di Milano. Non si può che rimanere soddisfatti nel constatare che in dieci anni i vichinghi capitanati da Johann Hegg non hanno perso una stilla del loro vigore e della loro carica sul fronte live. Non solo, la ciurma scandinava dà l’impressione, nonostante la lunghezza della setlist, di poter andare avanti ulteriormente e di non accusare la minima fatica dall’inizio alla fine.
Aprono le danze con Pursuit of Vikings, uno dei tanti cavalli di battaglia della loro discografia, un mid tempo con lo scopo di esaltare già da subito il pubblico, a dimostrazione che stasera i nostri vogliono fare sul serio. In realtà però il frontman del combo svedese trova anche il modo di scherzare più volte con i presenti, e di fronte alla platea di Majano introduce il gruppo con un discorso interamente in italiano, per di più in modo abbastanza disinvolto. Non si limita però a questo, infatti esorta i presenti a combattere come dei veri vichinghi, venendo però preso fin troppo alla lettera, poiché dalla terza canzone in poi inizierà un pogo senza tregua ed il primo di ben tre wall of death, quel rituale che porta gioia a tutti gli ortopedici. Monumentale è l’accoppiata formata da Cry of the Black Birds e la title track di Deceiver of the Gods anticipata da un Johann Hegg che incita il pubblico a scaldarsi ancora di più con un “Forza Italia!”, e forse per la prima volta negli ultimi anni si sentono queste parole senza avvertire disturbi allo stomaco. Con la successiva Destroyer of the Universe si arrivano a picchi di esaltazione elevatissimi, tanto che la folla esagitata si schiera per il secondo wall of death, uno dei più cruenti mai visti. Il furore degli astanti è incontenibile e si lanciano uno contro l’altro senza tregua. Gli Amon Amarth non possono che essere soddisfatti da tutto ciò, alimentando la bolgia infernale suonando con la maggior intensità possibile, portando la distruzione intorno a loro, come suggerisce il titolo della canzone. Ci riservano una sorpresona con With Oden On Our Side, canzone che non veniva suonata dall’ormai lontano 2011, accolta con un boato dai fan che non se l’aspettavano, anche se sarà solo con la successiva Death In Fire che essere nell’occhio del ciclone darà nuovamente soddisfazione, mentre lo squadrone scandinavo dimostra per l’ennesima volta di cavarsela egregiamente sia quando c’è da picchiare come fabbri sia nei mid tempo articolati. Il frontman sfodera come sempre un growl cavernicolo al punto giusto, intrattenendo il pubblico alla stregua di un cabarettista ed esibendosi con osservazioni divertenti. In un particolare frangente apostrofa la divinità cristiana con parole animaliste, e trovandosi nella terra delle bestemmie il popolo friulano lo accoglie come se fosse uno di loro.
Da questo momento in poi però la setlist degli Amon Amarth raggiungerà vette da vertigini con un blocco finale spaventoso, dove i brani sono uno meglio dell’altro, a cominciare da uno degli estratti di Deceiver of the Gods, che già aveva precedentemente fatto impazzire i presenti con la title track. Father of the Wolf oltre ad essere una delle canzoni più belle degli scandinavi, è anche una delle migliori in quanto resa live, impreziosita dall’apparizione di un guerriero cornuto, che cammina lungo tutto il palco brandendo una lancia con pose militaresche, per poi essere inseguito dal carismatico frontman. La scenografia e la componente teatrale presenti nello stage della ciurma scandinava è quantomai magniloquente e ricercata, conferendo alla loro esibizione una connotazione fortemente evocativa. Inutile dire quanto i componenti del gruppo contribuiscano ad alimentare la presenza scenica con un headbanging forsennato attraverso il quale fanno ondeggiare le chiome bionde, specialmente i due axeman che si destreggiano con i riff armonici predominanti nella canzone. Giunge anche l’ora di Runes to my Memory, particolarmente attesa da chi vi scrive, che riesce a cantare il bellissimo ritornello insieme ai più esaltati prima di essere crowdsurfato per la seconda volta e perdere purtroppo metà del brano. Il viso del cantante assume una colorazione bluastra mentre con un growl animalesco annuncia la prossima War of the Gods, un’altra canzone da massacro, e non poteva essere altrimenti visto il titolo apocalittico, durante la quale i nostri suonano con impeto selvaggio. La batteria è martellata incessantemente dal nuovo entrato mentre le due asce cesellano riff a raffica, alimentando la furia del pogo, ma per quanto il macello sia brutale ogni caduto viene rialzato, perché nel magico mondo del metallo vive sempre un gran rispetto.
L’encore dei vichinghi prevede una Raise Your Horns prima della quale il vocalist ci invita a fare altrettanto. Successivamente prende mano al corno legato alla cintola e, sotto l’incitamento del pubblico, si scola tutto il contenuto alcolico alla faccia dell’etilometro, dimostrando però una gran professionalità poiché durante tutta Guardians Of Asgaard la sua prestazione dietro al microfono è ineccepibile. Arriva il momento di Twilight of the Thunder God, una delle canzoni più attese dei vichingoni che ha il compito di chiudere la loro invasione sul suolo friulano. Prima della sua esecuzione compare sullo stage una gigantesca serpe di Midgard, la quale verrà abbattuta da Johann Hegg, che impersonando il dio più famoso della Marvel, imbraccia il suo Mjollnir per abbattere il mostro colpendolo ripetutamente. Spettacolo dentro lo spettacolo quindi, ma a differenza del dio norvegese il buon frontman non viene avvelenato dalle fauci della creatura e può quindi terminare il concerto, con la solidità e la presenza scenica che lo contraddistinguono. Il massacro termina così com’era iniziato, con il boato del pubblico sopravvissuto alla tremenda spianata vichinga.

SETLIST AMON AMARTH
1. The Pursuit of Vikings
2. As Loke Falls
3. First Kill
4. The Way of Vikings
5. At Dawn’s First Light
6. Cry of the Black Birds
7. Deceiver of the Gods
8. Destroyer of the Universe
9. With Oden on Our Side
10. Death in Fire
11. Father of the Wolf
12. Runes to My Memory
13. War of the Gods

-----ENCORE-----

14. Raise Your Horns
15. Guardians of Asgaard
16. Twilight of the Thunder God


LA COPPIA CHE SCOPPIA
La serata del festival, quest’anno per la prima volta a pagamento, si rivela un successo grazie ai due squadroni svedesi, in grado di regalarci due istrioni d’eccezione, fenomenali nel reggere e coinvolgere il palco come raramente accade, a capo di due band tecnicamente capacissime che sfoderano prestazioni superlative e senza margine d’errore. Considerando che non si trovano più nel fior fiore dei loro anni di carriera, la perseveranza con cui continuano a dare il meglio nelle loro esibizioni è ancora di più motivo di meraviglia. Forse a voler cercare l’unica pecca, vedendo il bill del concerto ci si aspettava la presenza di guest, ed in mancanza di essi non credo sarebbero dispiaciute al pubblico un paio di canzoni in più a testa, o quantomeno per i supporters, ciò non toglie che si può tornare a casa soddisfatti, consci del fatto di aver passato una gran bella serata sotto il segno del metallo estremo. E tutto grazie alla Svezia, che portando un pò di freschezza dal nord ha contribuito a rendere più sopportabile il caldo, rendendo l’appuntamento di Majano un evento estivo memorabile e degno di essere seguito nel prossimo futuro.

Un ringraziamento particolare alla collega Anna Rosa “Annie” Lupo, che era presente al massacro e agli autori delle foto Jessica Darlyn Sanchez e Mattia “Wraithstar“ Martin.



AL
Venerdì 25 Agosto 2017, 23.58.17
15
La gente secondo me era poca. Dietro il mixer il campo era vuoto. Me ne aspettavo di più anche se poi effettivamente i due gruppi sono e saranno spesso in italia
AL
Venerdì 25 Agosto 2017, 23.52.26
14
Presente al concerto! Bella serata e l'unica nota negativa é stato quando hanno alzato improvvisamente i volumi durante gli amon amarth. La gente indietreggiava per sentire meglio. Hegg migliora il suo italiano alla grande e ormai sono affezionato ai suoi brindisi e alle sue bestemmie. Arch enemy niente male. Mi sembra un po' sacrificato Loomis. Felice di aver conosciuto Fabio.
angus71
Mercoledì 23 Agosto 2017, 16.01.35
13
Scusate, OT, ma mi ero perso Fabio redattore. buon lavoro!
Diego
Mercoledì 23 Agosto 2017, 14.38.19
12
Leggi meglio quello che ho detto
Slok
Mercoledì 23 Agosto 2017, 12.49.12
11
Si vabbè come se Amon Amarth e Arch Enemy fossero band underground da intenditori che vengono poco in Italia. Ad Aprile a Bologna gli Amon hannosfiorato il sold out, e scommetto che gli AE a Milano faranno lo stesso. Qui è venuta poca gente perché sono due band che in Italia vengono 3 volte in un anno, quindi ad Agosto è logico che la gente non abbia voglia di andarli a vedere.
Diego
Mercoledì 23 Agosto 2017, 10.16.33
10
Mi fa piacere sapere che c'era gente, anche perchè sono due gruppi che meritano. E' triste assistere ad un concerto semideserto, poi ci chiediamo come mai certe band da noi non vengono o fanno solo una data.
Luke25
Martedì 22 Agosto 2017, 19.08.08
9
Bellissimo report Fabio!! Mi hai fatto rivivere quei momenti! @Diego: la location è un campo da calcio che ad occhio e croce conterrà 5/6 mila persone e quel giorno era pieno! Probabilmente i ridotti commenti son dovuti al fatto che questo live report è uscito in pieno periodo di ferie
Diego
Domenica 20 Agosto 2017, 16.01.57
8
Non del tutto scorretto, informati. Comunque qui non si parla di grammatica italiana, sei OT
Blessed
Domenica 20 Agosto 2017, 13.00.23
7
@Se ero..... Per me eri ancora in seconda media.
Diego
Domenica 20 Agosto 2017, 12.18.33
6
la mia era mera curiosità, visto che nella recensione non si fa cenno all'affluenza. Io sono veneziano, ma ero in ferie, se ero in zona ci avrei fatto un pensiero anche se gli AE li ho visti parecchie volte...
ObscureSolstice
Sabato 19 Agosto 2017, 10.26.30
5
E chi ha detto che passano poco, ma non di più con la media europea. Quando uno passa molto è perchè passa molto, quando uno non passa è perchè non passa..
d.r.i.
Venerdì 18 Agosto 2017, 22.26.01
4
Eh sì infatti gli AA sono venuti solo 5 volte in poco più di un anno...passano proprio poco
ObscureSolstice
Venerdì 18 Agosto 2017, 20.38.03
3
Ci sono pochi friulani o veneti. Se vai a vedere questo concerto certamente ci andrai per gli Amon Amarth e non per gli Arch Enemy. Non è vero che girano sempre in Italia, fossero matti sono spesso in giro; visti, rivisti e stravisti in festival e concerti passati con gruppi spalla migliori per quanto mi riguarda
d.r.i.
Venerdì 18 Agosto 2017, 16.28.00
2
@Diego: Onestamente penso che o uno è di passaggio o, almeno per me, non mi faccio chilometri per vedere un headliner che è più in Italia che nel resto del mondo è un gruppo supporter di ottima fattura con una scaletta ridotta e che a breve sarà headliner nel nord Italia.
Diego
Venerdì 18 Agosto 2017, 14.17.10
1
Mi piacerebbe sapere se la mancanza di commenti è da imputarsi alla scarsa affluenza oppure alla totale mancanza di frequentatori di questo sito...
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