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ALMOST FAMOUS - # 25 - Mind Funk
11/08/2017 (652 letture)
Il termine supergruppo molto spesso si applica a gruppi nati per caso, frutto dell’incontro tra membri di altre band che un bel giorno scoprono di avere qualcosa in comune e decidono di provare a creare un disco che sia possibilmente uno sfogo per aspirazioni mai pienamente soddisfatte nelle formazioni di provenienza o che consenta di esplorare orizzonti lontani o, ancora, che serva a “salvare” carriere arrivate ad un momento di stallo, di vendite o ispirazione. I supergruppi che nascono spontaneamente, stanno rischiando ultimamente di essere superati dai supergruppi creati a tavolino da produttori o case discografiche alla disperata ricerca di album che riescano a vendere qualcosa in un mondo nel quale con ogni probabilità la musica diffusa in formato digitale arriverà presto a superare quella venduta su supporto fisico e nel quale è diventato ormai quasi impossibile assurgere al ruolo di rockstar. Un’ultima categoria dei supergruppi, probabilmente residuale, è quella data da vere e proprie band che nascono non per sfogo o per accordo con un produttore/casa discografica, ma per l’incontro di ex membri di altre band che condividono il progetto di creare una vera nuova identità, destinata a durare nel tempo e che li accolga in forma sperabilmente definitiva. E’ questo il caso dei Mindfunk, almeno, nelle intenzioni.

GENESI DI UNA BAND
Il gruppo nasce nel New Jersey, dalla volontà di due membri dei Chemical Waste, Jason Coppola e John Monte. Quest’ultimo ha anche lavorato con i M.O.D., la band di Billy Milano. E’ grazie a questa esperienza che Monte riesce a convincere Louis J. Svitek, chitarrista di gran talento, a dare un’occasione ai nascenti Mindfuck. Alla brigata si unisce anche l’ex batterista dei Celtic Frost, Reed St. Mark e, infine, proveniente da Orange County, California, l’ex cantante degli Uniform Choice, Patrick Dubar. Tanto per chiarire come a volte sia proprio una concatenazione di casualità a dar vita ad una band, il cantante racconta così il suo ingresso: dopo l’uscita dal proprio gruppo nel 1989, Dubar aveva deciso di creare una propria etichetta indipendente, la Massive Sound. E’ a questo punto che il manager dei Mindfuck, grazie al suggerimento di un amico comune, chiama il cantante e lo invita a New York per una prova con gli altri. Dubar afferma senza mezzi termini di aver accettato pensando di approfittare di un biglietto gratis per New York per andare a far baldoria con degli amici, ma di essere rimasto talmente impressionato dagli altri ragazzi e dalla loro visione di quella che avrebbe dovuta essere la musica della nuova band, da aver accettato al volo il ruolo di frontman, abbandonando ogni altro progetto. L’appena formato gruppo inizia subito a lavorare duramente sulla composizione dei propri brani, in una atmosfera di entusiasmo e voglia di sperimentare. Il background dei musicisti, tutti provenienti da band thrash/hardcore o ancora più estreme e particolari come i Celtic Frost, avrebbe forse indotto a ritenere che le coordinate per i Mindfuck fossero facilmente intuibili. In realtà, i cinque hanno tutt’altro per la testa e la volontà è quella di spingere molto avanti i confini della propria identità musicale, andando a creare un ibrido del tutto particolare, unico ed inedito. Sono gli anni dell’esplosione del funk in ambito rock e metal: Living Color, Faith No More, Jane’s Addiction, Red Hot Chili Peppers, Primus, Mordred, Electric Boys, Bang Tango, Suicidal Tendencies e via discorrendo hanno portato questo particolare ritmo colorato nel mondo serioso e maledetto del metal, sconvolgendo gli ascoltatori abituali del genere e aprendo la strada alla rivoluzione “alternative” che da lì a poco avrebbe lanciato la scena di Seattle, la quale avrebbe in gran parte “pensionato” anche questa scena di prime movers. Ma siamo ancora negli anni a cavallo tra la fine della decade e l’inizio della nuova e i Nirvana sono ancora un gruppetto sconosciuto che ha inciso un primo album per una minuscola etichetta indipendente locale. Il funk metal vende dischi a quintali e le grandi case discografiche sono alla ricerca della nuova gallina dalle uova d’oro: ecco che i Mindfuck si trovano al momento giusto nel posto giusto e, inevitabilmente, arriva la chiamata che può cambiare la vita dei cinque: dall’altro capo del telefono c’è la Sony, che attraverso la propria etichetta Epic, fa la classica offerta che non si può rifiutare. Clausola imprescindibile, però, è il cambio di monicker ad un più commerciabile e ben più musicalmente esplicito, Mind Funk.

MIND FUNK
L’EP Touch You è il primo passo di questa avventura discografica ufficiale, rilasciato nel 1991 e “semplice” apripista per quello che sarà il debutto vero e proprio della band, atteso per lo stesso anno. Composto di quattro brani, dei quali solo la titletrack sarà ripreso nel full length, l’EP riesce anche grazie ai buoni uffici della Epic a farsi notare nel marasma di uscite del momento e a sancire una nuova identità per questi cinque ragazzi dalla distorsione facile e dal ritmo contagioso. La copertina è una semplice foto dei cinque che, a dirla tutta, non fanno niente per non sembrare dei metallari incazzosi, assai distanti nell’immagine dalle altre band funk metal. A rivelare un qualcosa di diverso è semmai il logo, coloratissimo e tondeggiante, che mostra una evidente vena “alternativa”. Più particolare risulterà invece la copertina del debutto autointitolato, pubblicato il 12 marzo del 1991 e contenente dieci brani destinati a far scalpore. Quello che colpisce subito in Mind Funk è la potenza espressa dalla band, che risente indubbiamente del background thrash/hardcore dei musicisti, ma viene canalizzata in una direzione peculiare e originale. I ragazzi attingono infatti al metal e al thrash, ma lo fanno per creare canzoni che sono veri e propri manifesti di una libertà espressiva e mentale che sa di funk e hardcore, grunge e alternative metal, con una aggressività latente che ben si sposa con gli splendidi assolo di Svitek e la ritmica possente e multiforme di Monte e St. Mark. Si potrebbe dire che i parenti più prossimi siano i Suicidal Tendencies, ma anche in questo caso si fa torto ai Mind Funk cercando di incasellarli per forza in un genere specifico. La rabbia c’è, come le liriche sarcastiche e rabbiose, ma la forma espressiva è qualcosa di inedito e quando la puntina arriva a Sister Blue, con la chitarra in pulito, il giro di basso in evidenza e l’atmosfera latina e solare, sublimata da un assolo da tramandare ai posteri, l’idea è che le potenzialità di questa band fossero davvero enormi, come il raggio di azione possibile. La Epic fece ancora una volta il proprio dovere, lanciando il video dell’opener Sugar Ain’t So Sweet, dirompente brano che risulta un perfetto biglietto da visita per l’album, seguito da quello di Big House Burning e anche Sister Blue finirà presto in rotazione, nel tentativo di far decollare le vendite del disco. L’appoggio di MTV fu in realtà piuttosto forte e il gruppo passò più volte in heavy rotation, tanto da lasciare un ricordo di sé perfino nella memoria di qualche appassionato in Italia, ma le cose non andarono per il verso giusto. Nonostante tutti gli sforzi e la qualità indiscussa dell’album, che resta uno degli apici del genere e uno dei dischi più belli ed interessanti degli anni ’90, qualcosa non funzionò e le vendite mancarono completamente l’obbiettivo che una major come la Epic considerava minimo per ritenersi soddisfatta. Forse annusando che le cose stavano prendendo una piega non felice, forse semplicemente non più convinti di quanto si andava prospettando per il futuro del gruppo, Jason Coppola e Reed St. Mark lasciarono ancor prima di iniziare il tour di supporto, andando a minare ulteriormente la situazione interna e i rapporti con la casa discografica che cominciò seriamente a non credere più nei Mind Funk. I sostituti saranno Shawn Johnson alla batteria e un ritrovato Jason Everman (ex Nirvana e Soundgarden) alla chitarra. Il tour non cambia lo stato delle cose, Mind Funk resta un disco di livello assoluto che però non incontra i favori del pubblico e alla vigilia dell’inizio delle registrazioni per il secondo album, la Epic comunica alla band di aver rescisso il contratto a causa delle scarse vendite. E’ un colpo durissimo.

DROPPED
La tensione esplode all’interno della band. Senza un soldo, senza una casa, con una formazione da riassestare e motivare e d’improvviso anche senza etichetta discografica, per i Mind Funk sembra arrivato il classico momento di mollare tutto e cercare un’altra strada. Eppure, qualcosa ancora doveva essere detto. Come Dubar racconta, a quel punto non restava che guardarsi negli occhi e chiedersi se ancora i cinque credessero nella musica che avevano composto, pronta per essere registrata. La risposta da parte di tutti fu affermativa e convinta. La svolta definitiva arrivò grazie al produttore Terry Date che aveva supervisionato i demo per quello che avrebbe dovuto essere il secondo album con la Epic, il quale convinse la band a credere in sé stessa e nel proprio lavoro e accettò di produrre comunque il disco, portando i ragazzi a Seattle. Un accordo venne stretto con la famosa Megaforce Records, etichetta di Jon Zazula, manager della band e i cinque si misero nuovamente al lavoro. L’approccio di Date fu chiaro: niente superproduzioni da major, la musica avrebbe dovuto fluire liberamente dall’interplay tra i musicisti, anche a costo di qualche piccolo errore, ma in maniera forte e spontanea. Le interviste dell’epoca narrano di una band costretta a vivere in una piccola casa, con una sola camera da letto per tutti e cinque, di passeggiate nel lettoasciutto di un fiume che avrebbero portato all’ispirazione per il riff di 11 Ton Butterfly e di una rabbia costante e continua per l’abbandono da parte della Epic, a malapena contrastata dall’orgoglio per il lavoro che stava venendo fuori dalle sessioni di Seattle. Una rabbia che si riflette nel titolo del secondo disco, Dropped, mollati. L’album esce il 4 maggio 1993, in piena esplosione grunge e riflette benissimo e ancora una volta, lo spirito del periodo. Nonostante tre quinti della band siano rimasti, infatti, il cambiamento di proposta non potrebbe essere più forte. La componente funk viene in gran parte messa da parte, Johnson si rivela un eccellente batterista, forse addirittura superiore al predecessore, mentre ad emergere potentemente è la componente grunge promossa da Everman e Date. L’album che esce da questa commistione è potente, con evidenti venature malinconiche, ipnotiche e spirituali e una forte commistione di psichedelia, grunge, superstiti pulsioni funk e l’abbandono delle ritmiche thrash a favore di una pesantezza sabbathiana che in quegli anni stava conoscendo un enorme ritorno. La produzione di Date è perfetta ed esalta un disco spontaneo eppure per molti versi più maturo e coeso del precedente, anche se nel complesso sicuramente meno dirompente e ben più bisognoso di ascolti ripetuti. Il disco esce peraltro con il monicker definitivo Mindfunk e sembra ancora una volta essere perfettamente al centro della rivoluzione in atto, coerente con l’esplosione grunge come lo era stato il predecessore con quella funk e, come quello, forte di canzoni memorabili e dotate di una personalità unica ed immediatamente riconoscibile. Eppure, come quello, destinato a rimanere merce per pochi appassionati. Senza l’appoggio della Epic e potendo contare solo sulla piccola Megaforce, una etichetta comunque ben nota per il passato thrash metal e non certo per l’aggancio con l’arrembante nuova corrente, i Mindfunk finiscono fagocitati da un mercato nel quale i campioni del grunge erano già tutti passati su major e occupavano ogni spazio libero, lasciando agli altri poco o niente. Unico evento di rilievo risulterà la partecipazione al Dynamo Open Air in quello stesso 1993, con una prestazione che comunque non fa che confermare la caratura di una band che incredibilmente non riesce a sfondare. Proprio in quello stesso tour, la band fa tappa anche a Milano, il 15 giugno, accompagnata dai Nudeswirl. Dropped finisce purtroppo nel dimenticatoio ancora più velocemente di Mind Funk. Per John Monte è l’ultima delusione: il bassista lascia il gruppo e torna con M.O.D., Sun Red Sun e in svariate altre band. Il suo posto viene preso da un vecchio amico di Dubar, Spike Xavier, ex cantante dei progsters Mind Over Four che, a loro volta, avevano visto fallire tutte le ambizioni riposte nel loro album Half Way Down nello stesso 1993. Buffo considerare come Xavier annunciasse il proprio ingresso nei Mindfunk perché stufo dell’approccio amatoriale della band precedente e in cerca di un ingaggio che gli desse da vivere e progredire nella carriera di musicista professionista.

PEOPLE WHO FELL FROM THE SKY
Qualcosa spinge però a credere che le ambizioni di Xavier non dovessero trovare un loro giusto epilogo nei Mindfunk e quel qualcosa è legato indissolubilmente a ciò che era stato fino a quel momento il leit motiv continuo della carriera della band: mancato successo e conseguente instabilità nella formazione. A distanza di un anno e mezzo dall’uscita di Dropped e proprio mentre la band cominciava a buttare giù i pezzi per il terzo album, Jason Everman confermando la sua natura di persona in continua ricerca di equilibrio, comunicherà al gruppo di voler lasciare per sempre la carriera di musicista, arruolandosi come volontario nel 2° Reggimento dei Rangers degli Stati Uniti e, poi, nelle Forze Speciali. Una decisione drastica che priva la band di un secondo chitarrista, mai rimpiazzato. Svitek che ormai da due anni aveva iniziato a collaborare anche con i Ministry, si trova perciò unico chitarrista in quelle che sono le imminenti fasi di registrazione per People Who Fell From the Sky, stavolta per l’arrembante Music for Nations. Se l’approccio di Xavier era parso sin da subito abbastanza strumentale, la conferma arriverà da lì a poco, quando il bassista, dopo poco più di un anno di permanenza, annuncerà il proprio abbandono, e un conseguente nuovo cambio di formazione, con l’arrivo di Frank Ciampi che sarà accreditato nel disco come bassista. Ridotti ad un quartetto, con cambi di formazioni continui e un generale disinteresse attorno alla loro sorte, certificato anche dalle scarsissime interviste rilasciate nel periodo, i Mindfunk non hanno comunque ancora finito di dire la loro, almeno da un punto di vista musicale. People Who Fell From the Sky, pubblicato il 27 marzo 1995, prosegue nella scia tracciata da Dropped, in maniera ancora più fortemente legata alla psichedelia e al riffing sabbathiano/grunge/alternative. E’ ancora una volta un gran bel disco, con brani mediamente più brevi del precedente e forse ancor meno sbozzati e definiti, come a voler preservare una spontaneità e un approccio genuino e fortemente legato all’ispirazione. La chitarra di Svitek graffia con una distorsione sferragliante e rugginosa, mentre Dubar, come già nell’album precedente, rinuncia totalmente agli acuti presenti nel debutto e preferisce una interpretazione centrata sui propri toni medi, con melodie vicine alla scena alternative che non si adagiano su ritornelli facili. In generale, però, il disco sembra non possedere quella convinzione interiore che aveva reso grande Dropped: la band sembra sfiduciata e abbandonata a sé stessa, ancora capace di far sentire la propria voce, ma senza più la convinzione che questa venga ascoltata o capita. Una situazione che riflette lo stato delle cose: per i Mindfunk non sembra esserci spazio, da nessuna parte e col reflusso della grande ondata grunge iniziato l’anno precedente con il suicidio di Kurt Cobain, per la prima volta, un loro album sembra anche fuori tempo e ormai così personale e unico da non trovare più una collocazione nella scena. Si tratta ormai solo di prendere atto di una realtà fin troppo evidente: è così che, pochi mesi dopo l’uscita del disco, il quartetto si arrende e la band si scioglie definitivamente, senza più dare segni di vita, nel disinteresse generale.

AL POSTO GIUSTO, NEL MOMENTO GIUSTO…
La storia dei Mindfunk sembra essere la classica eccezione che conferma la regola, quella che vuole che trovarsi al posto giusto nel momento giusto, porti quasi in maniera automatica al successo della propria impresa. Un supergruppo formato da musicisti forse non di primissimo piano, ma comunque provenienti da band molto note nel giro, come M.O.D. e Celtic Frost, che ottiene un contratto major, ha un management forte e debutta con un grande disco assolutamente in linea col trend del momento. Chi non avrebbe pronosticato un successo più che meritato per questi ragazzi? Invece, difficile capire esattamente perché, Mind Funk non fece breccia tra le preferenze del pubblico e la spietata legge delle major calò immediata: senza vendite, con una line up instabile, via il contratto. Il resto si può comunque spiegare con il drastico passaggio da una grande etichetta ad una indipendente dalla fama thrash, che non attirò certo il pubblico alternative dell’epoca e, pur a fronte di un secondo grande album assolutamente in linea con l’ondata grunge del periodo, ecco che ancora una volta abbastanza sorprendentemente, il successo sfugge di mano, mentre la cronica instabilità della formazione, decreta un ulteriore scoraggiamento che il -stavolta- prevedibile insuccesso del terzo album non potrà che diventare rassegnazione. Per i Mindfunk arriva l’oblio definitivo e il loro nome, che almeno inizialmente aveva solleticato la curiosità di molti, va diritto nel dimenticatoio, assieme ai loro album. Seguendo la carriera successiva degli ormai ex membri, registriamo che Louis Svitek proseguirà la sua collaborazione con i Ministry per oltre un decennio. Curiosamente, dopo la sua uscita sarà John Monte ad entrare nella band di Al Jourgensen per qualche anno. Reed St. Mark tornerà brevemente con i Celtic Frost e parteciperà alle prime sessioni dei Tryptykon senza però partecipare al debutto, mentre Shawn Johnson entrerà come chitarrista nei Tempest Reign e come batterista nei Mos Generator. Patrick Dubar formerà invece una band hip hop industriale, i Corporate Avenegers, coi quali collaborerà fino al 2005. Per i Mindfunk invece non ci sarà più futuro, nessuna voce di reunion, nessun concerto di beneficienza e solo tanti rimpianti, per chi li ha apprezzati e per chi è alla ricerca di band intelligenti e capaci, originali e personali pur se legate ad una scena ben precisa. Un altro nome da appendere nella galleria degli Almost Famous.

DISCOGRAFIA MINDFUNK
1. Touch You (EP, Epic Records, 1991)
2. Mind Funk (Epic Records, 1991)
3. Dropped (Megaforce Records, 1993)
4. People Who Fell From the Sky (Music for Nations, 1995)



Elluis
Giovedì 24 Agosto 2017, 16.45.44
20
Ricordo di averli visti al Palatrussardi di supporto agli Slayer, poteva essere il 1990 o 1991, ma sinceramente non ricordo che sensazione mi lasciarono. Allora avevo letto buone cose su di loro, ma purtroppo sono una delle tante band perse per strada.
L'adoratore del cespuglietto muliebre
Venerdì 18 Agosto 2017, 18.42.03
19
Ci doveva essere pur qualcosa su cui trovare un minimo di convergenza...
galilee
Giovedì 17 Agosto 2017, 15.27.51
18
Fool's game che figata era??? Ho anche il mini Vision. Su disco erano eccezionali. Ascoltati oggi sono due pezzi da 90, che non sfigurano con i pilastri del genere.
L'adoratore del cespuglietto muliebre
Giovedì 17 Agosto 2017, 15.11.45
17
People Who Fell From the Sky è piuttosto moscetto. L'omonimo rimane il loro capolavoro. A proposito di vecchie band crossover i citerei i Mordred. Il debutto, Fool's Game, è thrash metal occasionalmente venato di influenze funk, il secondo album, In This Life, osa di più dal punto di vista delle commistioni. La band è composta da musicisti di valore, peccato che il cantante non sia all'altezza.
galilee
Giovedì 17 Agosto 2017, 15.09.05
16
X Metal shock. In realtà i gruppi ad aver successo nel crossover non furono proprio pochi. Living color, jane's addiction, Red hot, fishbone, Primus, Porno for pyros , White Thrash, Extreme, Scat Opera, etc etc. Poi non è che se non vendi da rockstar devi per forza scioglierti. Dipende da cosa cerchi. I Tankard sono ancora qua dopo 30 anni.... Il non successo non è certo causato da un solo fattore. Diciamo che il marketing fu possente e forse le vendite furono sotto la aspettative. X Black. Questo album piace un pò a tutti. Era considerato un capolavoro e lo è tutt'ora. Il suo problema non è quello di non essere stato apprezzato, ma quello di non essere stato considerato. Probabilmente se usciva un anno prima il destino della band sarebbe stato differente.
blackiesan74
Giovedì 17 Agosto 2017, 13.40.02
15
Vado controcorrente: i Mindfunk non mi piacevano, le loro canzoni non mi dicevano nulla. Mi feci registrare la cassetta da un compagno di scuola, ma dopo 2 ascolti ci registrai sopra, perché proprio non era roba per me. Presumo che sia accaduto anche a tanti altri ragazzi, alla fine si tratta di gusti.
Rob Fleming
Giovedì 17 Agosto 2017, 13.07.29
14
@Galilee: aggiungo i Red hot chili peppers alla lista, ma alla fine è vero. Il crossover dell'epoca non ebbe un gran successo. I Suicidal tendencies erano strepitosi, ma ebbero pochi riscontri. i Thought Industry o gli Hollyfaith o gli Scat Opera o gli Innerstate alla fine chi se li filò? Eppure agli inizi degli anni '90 su MS avevano sempre il massimo dei voti ed erano nelle classifiche di fine anno dei vari giornalisti. Ma il crossover alla fine fu movimento di nicchia (in un'epoca in cui i dischi si vendevano a milioni). E così per i Mind Funk non ci fu alcun successo.
Metal Shock
Giovedì 17 Agosto 2017, 12.41.02
13
Velocemente solo per rispondere. @Rob: aspetto anch'io!!!! @Galilee: tolti i Faith no More, Primus e Rage Against the Machine, quali altre band crossover hanno avuto così successo???? Ti potrei fare una lista lunga un chilometro di band con grandi dischi passati inascoltati e senza successo. Prova con i Sweet Lizard Illtet tanto per fare un esempio se non li conosci. Adios.
galilee
Giovedì 17 Agosto 2017, 11.38.15
12
Le cause dell'insuccesso non sono molto chiare. In fondo l'ominmo si piazza perfettamente nella corrente crossover tanto in voga in quel periodo.
Rob Fleming
Giovedì 17 Agosto 2017, 10.05.30
11
@Metal Shock: ti aspettavo al varco. Attendiamo l'accurato approfondimento sui Warrior Soul (e King'X) e ci divertiamo
Metal Shock
Giovedì 17 Agosto 2017, 8.52.09
10
Se penso ad una band che non ha avuto la minima fortuna rispetto al valore che aveva i Mind Funk sono la prima che mi viene in mente. Conobbi la band grazie alla entusiastica recensione di Alessandro Massara su Metal Shock (......) nel 1991, lo comprai e fu amore a prima vista, un disco che per me è fra i primi cento di sempre nel metal. Partendo da una base thrash Svitek e Coppola tirano fuori dei riff grandiosi, ed assoli meravigliosi, la base ritmica con un Monte che usa spesso un basso funky (ascoltare la meravigliosa Innocence per rendersene conto) e Reed St. Mark granitico alla batteria, il tutto cesellato dalla straordinaria voce di Dumbar, che sà essere aggressivo quando serve e dolce in altri momenti, tipo la straordinaria Sister Blue (Rob Fleming: e già perchè certe ballate hanno avuto successo e altre no???? Misteri!!!!). Dieci canzoni senza un filler, dieci capolavori del crossover al massimo della sua espressione, un disco stratosferico. E poi.....poi nessuno se li fila e purtroppo la casa discografica, come succedeva spesso allora se una band non aveva subito successo, li scarica: iniziano i cambi di formazione ed escono altri due dischi (io li ho entrambi), molto distanti dal primo, molto grunge e doomy, sopratutto il terzo e poi si sciolgono. Sigh!! Ancora una volta il perfetto esempio di come la maggioranza del pubblico preferisca cosa è di moda, il grunge all'epoca, e le solite band famose, lasciando le briciole alle altre. LA SOLISTA STORIA!!! Mi sa ridere (e sono gentile) quando leggo ancora oggi decine di commenti di presunti METALLARI per le solite band e zero per le altre (compreso decine di commenti per una band non metal che fa pop..........) e poi vanno a dire che quando non ci saranno più le grandi band del passato arriverà il diluvio (After me comes the flood......chi la conosce???). Stronzate. A tutti quanti dico di cercare di aprire le orecchie e accendere ogni tanto il cervello: li fuori c'erano e ci sono ancora grandi band che fanno grandi dischi, sono solo da cercare e scoprire. I Mind Funk lo erano e nessuno li ha cagati mai, e di esempi ve ne sono a decine. Adesso mi vado a riascoltare il disco per tirarmi un pò sù, Bring it on!!!! Un saluto a tutti i Metal Head del sito e del Forum, adios!!!!
Rob Fleming
Mercoledì 16 Agosto 2017, 13.35.30
9
Feci bastare i primi due. Scusate
Rob Fleming
Mercoledì 16 Agosto 2017, 13.34.42
8
Del terzo ricordo una buona recensione su MS. Ma mi devo bastare i primi due. Il punto è che People who fell non l'ho mai incontrato nemmeno nei mercatini dell'usato o nelle Fiere del disco. Ma è mai uscito veramente?
galilee
Mercoledì 16 Agosto 2017, 12.40.48
7
Nemmeno io sapevo di un terzo disco.... Sarà stato un successone...
L'adoratore del cespuglietto muliebre
Mercoledì 16 Agosto 2017, 11.17.05
6
@Painkiller: dovevano essere gli Slayer, loro si dicevano contentissimi del tour tranne per il fatto che mancavano le ragazze tra il pubblico. Presi il vinile del primo convinto dalle recensioni positive dell'epoca e ne fui entusiasta. Credo di avere ancora una cassetta registrata del secondo, che non mi convinse e quindi non lo presi. Poi li ho persi di vista, Non sapevo di un terzo, ora lo cerco...
Galilee
Martedì 15 Agosto 2017, 20.44.26
5
Mind funk era una bomba. Ci misi però un pò a capirlo. Comunque tutt'ora lo ascolto ancora molto volentieri. Poi questi generi crossover sono il mio pane. Ricordo la simpatica frase di un recensore della rivista Hard: Se questa band non fa il botto, giuro che mi mangio la mia t-shirt, dei Mind Funk!
Rob Fleming
Martedì 15 Agosto 2017, 19.35.08
4
Grandissimo ripescaggio. Ricordo che comprai la cassetta del debutto sulla spinta di Sister Blue (perché questa canzone no e More than words; To be with you Sì? Misteri del music businnes). E anche il secondo era piu che buono. Poi mi son fermato. Eppure come evidenziato da tutti nessun riscontro da parte del pubblico. Bell'articolo per un gruppo che merita almeno il tempo della lettura e un (ri)ascolto della loro musica
stefano
Martedì 15 Agosto 2017, 12.11.30
3
dopo aver letto l'articolo mi sto riascoltando i cd del gruppo ,a partire dal primo.Che dire, lo reputo tutt'ora un ottimo ascolto e proprio fa pensare che a volte la vita è beffarda.Questo gruppo per me meritava molto di più del poco che ha raccolto.complimenti per il pezzo,saluti da Stefano
Luke
Martedì 15 Agosto 2017, 11.15.58
2
Ottimo articolo ! Bravo !
Painkiller
Martedì 15 Agosto 2017, 10.27.04
1
Mi stavo giusto chiedendo pochi giorni fa come fosse possibile che questa band, che vidi dal vivo di supporto agli Slayer(o maiden, non ricordo ora), non avesse fatto il botto. Che peccato...
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