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SUMMER BREEZE - Day 1 & 2 - Dinkelsbühl, Germania, 16-17/08/2017
04/09/2017 (446 letture)
Immenso. Questo è quello che viene da pensare appena arrivati al Summer Breeze, festival situato a Dinkelsbühl, giunto quest'anno al suo ventennale. Come ogni anniversario che si rispetti, anche quest’anno l’offerta al suo pubblico (circa 40 mila persone) sono band di notevole caratura fin dal primo giorno. A tutti coloro che non sono mai stati ospiti, iniziamo col dire che il festival offre la possibilità di campeggiare fin dal giorno prima, il 15 agosto al prezzo modico di 10 euro a persona. Lo spazio dove sistemare le tende è spazioso e non si corre il rischio di stare troppo attaccati. L'area palchi invece comprende 3 stage: il Camel dove si esibiscono le band più piccole, il T Stage e il Summer Breeze stage; quest'ultimo dotato di palco rotante, in modo tale da massimizzare l'organizzazione, facendo iniziare le band con una puntualità (anche se ci sono state delle eccezioni) degna di un orologio svizzero.


GIORNO 1
Durante il primo giorno non era possibile andare al Summer-breeze stage, perciò l'area palchi era limitata al T Stage e al Camel. Altro aspetto importante da sottolineare è stata l'imprevedibilità della line up, dato che fino al giorno prima non si sapeva chi avrebbe suonato sullo stage principale, presso il quale ci trovavamo. Allo svelamento del mistero abbiamo potuto constatare che avremmo visto Powerwolf, Amon Amarth e Destruction, band di notevole importanza e di generi completamente diversi tra di loro.
Detto questo iniziamo.

POWERWOLF
La band teutonica ci ha sempre abituato bene per quanto riguardo riguarda gli album in studio, componendo un power teutonico di tutto rispetto, peccando però a lungo andare di ripetitività e mancanza di longevità. Questi due difetti spariscono davanti allo spettacolo che propongono dal vivo. Attila, il cantante della band, riesce infatti a coinvolgere il pubblico da vero istrione, attraverso vocalizzi e altri giochi vocali riuscendo peraltro anche a mantenere una potenza vocale notevole ed impeccabile. Anche gli altri membri della band non sono da meno, in particolar modo il tastierista che riesce ad aumentare la resa dello spettacolo attraverso corse ed incitamenti vari. Lo show non avrebbe avuto lo stesso impatto senza una scaletta adeguata dove hanno spiccato Amen & Attack, We Drink Your Blood e Sanctified with Dynamite, veri e propri inni da festival. Un ottimo inizio dunque per una band in formissima, dotata di una presenza scenica egregia e di una scenografia in grado di farti entrare nello spettacolo proposto. Promossi.

AMON AMARTH
Per l'occasione del ventennale del festival, gli svedesi Amon Amarth hanno tenuto due esibizioni live. La prima il sedici agosto, nella quale hanno suonato pezzi provenienti dai loro primi album (pre 2008 per intenderci). L'intento è quello di omaggiare il festival offrendo due show differenti tra di loro. Moltissimi fan sono rimasti entusiasti nello sentire le canzoni storiche dei loro beniamini come Under the Northen Star, Free Will Sacrifice o Live for the Kill. Il fatto che il concerto fosse di sera ha aumentato notevolmente l'impatto scenico della band. Il drakkar sul quale Joan Hegg cantava era spettacolare, una cura per i dettagli sbalorditiva. Se la scaletta quindi potenzialmente è stata veramente qualcosa di esplosivo, lo stesso non si può dire dei suoni altalenanti. In particolar modo su Under the Northen Star ci sono stati dei bassi paurosi e le chitarre si sentivano a malapena. Un peccato per una delle canzoni più emozionanti della band. Questa discontinuità, che ha caratterizzato a lungo l’esibizione, ha purtroppo minato la riuscita del concerto, che si è quindi rivelato uno spettacolo per gli occhi, meno per le orecchie, anche se bisogna riconoscere al pubblico un supporto davvero encomiabile. Un vero peccato.

DESTRUCTION
Attesissimi dal pubblico, specialmente dopo il non esaltante concerto degli Amon Amarth. Devo dire che non ne siamo riamasti delusi stavolta. I Destruction costruiscono un muro di suono notevole e stavolta grazie anche ad un bilanciamento adeguato si riescono a distinguere tutti gli strumenti alla perfezione. Si parte subito con Curse the Gods, classicone proveniente da Eternal Devastation. L'affinità con il pubblico raggiunge fin da subito livelli altissimi e nonostante ormai sia notte fonda, si affondi nel fango, al centro si sviluppa un Mosh che terrà vivo il concerto fino alla fine. In particolar modo all'urlo di Mad Butcher la folla si è davvero scatenata. La scaletta inoltre era molto ben variegata passando da classici come Mad Butcher, appunto, ad altre canzoni più nuove come Second to None. La resa comunque non è mai calata, solo in Thrash Till Death la voce di Schirmer ha mostrato qualche segno di cedimento ma nulla di tremendo. La conclusione con Bestial Invasion ha fomentato tutti e ci ha consegnato una band in forma e conscia delle proprie possibilità. Ho saputo che a concerto terminato Schirmer ha avuto un piccolo incidente, nel quale si è lussato la spalla. A lui auguro una pronta guarigione e di tornare più carico di prima.

VITAL REMAINS
Protagonisti del Camel stage sono stati infine i Vital Remains. Il pubblico nonostante la dimensione ridotta dello stage era comunque ben presente. Il freddo umido è stato protagonista di quella prima serata. Nonostante questo i Vital Remains hanno iniziato subito col botto con l'introduzione Where Is Your God Now, seguita da Icons of Evil. Un growl che pare non umano accompagna cosi un tappeto chitarristico veramente fulminante. Icons of Evil è l'essenza del death metal e la sua cattiveria (non solo per la tematica) viene notevolmente amplificata live. E' impossibile restare impassibili davanti a tanto devasto lungo ben 10 minuti. Si prosegue con Scorned e con quella che il pezzo che ha risaltato di più durante il live: Hammer Down the Nails. Non c'è un calo da parte di nessuno della formazione, anzi sembra quasi che la band, avendo poco minutaggio a disposizione voglia sfruttarlo al meglio delle sue possibilità. La batteria durante l’esecuzione di questo brano ha raggiunto veramente livelli disumani (e lo era già su disco). Il pubblico intanto è incredulo, il freddo è solamente un ricordo lontano e lascia spazio al calore che ci sta dando questa band. Energia ragazzi. Energia e passione. Di spicco ancora c'è stata la conclusiva e mastodontica Dechristianize. Non c'è molto da aggiungere, la band capitanata da Brian Werner è in forma spettacolare e ci ha donato uno show veramente energico e brutale. Promossi.


GIORNO 2

OBITUARY
Credo che una band di questo calibro non abbia bisogno di presentazioni. Veri e propri maestri, gli Obituary offrono da sempre al loro pubblico un death metal diretto e parecchio coinvolgente. Siamo sotto il sole cocente, la pioggia è solo un ricordo e l'attenzione è completamente focalizzata sulla band. Birra in mano e lo show inizia. Gli Obituary aprono le danze con Internal Bleeding, classicone proveniente da Slowly We Rot. Niente da dire sul sonoro, almeno in partenza il Summer stage ci regala una band in tutta la sua magnificenza. L'interazione con il pubblico è volutamente limitata in favore di uno show continuo e potente. Infatti subito dopo la prima canzone si procede con un altro classico Turned Inside Out. Intanto un mosh si è creato al centro. Il pubblico sembra gradire. Lungo il concerto spuntano a volte dei volonterosi che arrivano in prima fila tramite crowdsurfing. Fortunatamente non è fallito neanche uno. Lo show procede ma l'energia non diminuisce, quello che gli Obituary offrono è un death metal classico e senza fronzoli. Così è anche la loro resa dal vivo: potente con suoni all'altezza ma senza particolari guizzi memorabili. Chiude comunque in bellezza Slowly we Rot sotto i meritati applausi.

AUGUST BURNS RED
Altro giro altra birra. Durante il cambio stage un fiume di gente arriva dalle bancarelle occupando praticamente gran parte dell'area sottopalco, andando a combinarsi con altra gente seduta che invece aspetta. Il caldo è micidiale e non resta che sorseggiare la birra in attesa dell’inizio. Dal death metal classico quindi passiamo al metalcore. La puntualità è garantita grazie anche al palco rotante e alle diciassette gli August Burns Red iniziano con The Truth of the Liar, opening del loro primo album. Impattante e altamente coinvolgente, questo viene da dire. La band sa dosare alla perfezione melodia e cattiveria. Questa può essere la sintesi del loro concerto. Un continuo alternarsi di parti melodiche a breakdown più devastanti, il tutto però reso con intelligenza e professionalità senza mai scadere nel banale. Per capire la loro coerenza basta ascoltare Martyrs, vera e propria bomba sonora (con la melodia inserita nei punti giusti). Gli August Burns Red quello che fanno lo fanno bene, pur restando nei canoni del genere che hanno scelto. Vogliono divertirsi e far divertire il pubblico e con questo concerto ci sono riusciti appieno.

NILE
I giganti del Nilo sono un altro di quei gruppi che ha fatto la storia del nostro genere preferito. Tecnici, veloci, brutali e dotati di liriche non banali i Nile hanno offerto uno spettacolo difficile da dimenticare. Sentire il loro suono dal vivo è qualcosa di spaventoso, ti trasportano in un altro mondo, il loro mondo fatto di catacombe, mummie, faraoni egiziani e Dei. Una meraviglia. Nonostante la recente dipartita di Dallas, il gruppo è completamente in sintonia e offre duelli di chitarra ai limiti dell'umano, riff pesantissimi e ultra tecnici. Ciò che colpisce è la disinvoltura con la quale cantano e suonano canzoni come Kafir o Sacrifice unto Sebek, veri e propri macigni. Difficilmente dimenticherò il pubblico urlare “There is no Gods” durante Kafir. In questo concerto la band ha ripreso due brani anche da In Their Darkened Shrines del calibro di Sarcophagus e soprattutto Unas Slayers of the Gods. Anche i Nile hanno deciso di massimizzare i tempi a disposizione suonando questa enorme suite da 11 minuti. Se già in studio colpisce per la realizzazione, dal vivo ti lacera l'anima proprio per la bellezza delle orchestrazioni, per i duelli di chitarra e pure per le parti lente. In tutto questo si è formato, a detta di una persona fidata, uno dei poghi più cattivi e violenti di tutto il festival. Il fatto che abbiano suonato di sera, senza il calore asfissiante del sole ha permesso a tutti di goderceli di più. Piccola cosa simpatica, un tipo al termine del concerto è uscito da pogo traballando con un sorriso abbastanza deviato, mi si avvicina, si posa sulla transenna e mi domanda “Are you tired?” il tutto sogghignando. Detto questo mi fa il pollice alzato e se ne va via all'interno della folla. Concerto devastante e tra i più riusciti del festival.

MOONSPELL
Anche i Moonspell come hanno fatto gli Amon Amarth il giorno prima hanno voluto omaggiare il ventennale del Summer Breeze attraverso uno show tutto particolare. Cioè suonando live tutto Irreligious, al quale hanno aggiunto due canzoni provenienti da Wolfheart. La partenza è quindi affidata ad Opium, che mette subito in risalto le capacità vocali di Fernando Ribeiro. Un rituale coinvolgente come pochi e saggia la scelta di metterli di notte. Nonostante la stanchezza dei presenti i Moonspell sono riusciti infatti a creare un’atmosfera magica, amplificata anche dall’atmosfera notturna. A troncare la continuità dei brani di Irreligious sono stati Vampiria e Alma Mater. Un peccato dunque che a minare la resa qualitativa dello show ci sia stato anche qui un bilanciamento dei suoni non proprio eccellente. Si sentivano molto bene le parti più spinte a differenza delle parti melodiche che sono quelle che hanno subito di più i problemi tecnici. Menzione speciale comunque a Herr Speigelmann, brano veramente coinvolgente live: credo che la sua resa, nonostante evidenti problemi di suono, abbia commosso un po' tutti. In chiusura come da copione, arriva la ipnotica Full Moon Madness, vera e propria sintesi di un disco e di un live al di sopra delle aspettative.

CONCLUSIONI
I primi due giorni sono stati estremamente positivi, anche per quanto riguarda l'organizzazione in generale, dato che ho avuto il dubbio piacere anche di entrare in contatto stretto con la croce rossa tedesca posso dire che il servizio offerto era ottimo, disponibilissimo e i volontari erano molto attenti nonostante avessero qualche problema con l'inglese. Tutto questo è successo proprio per via del clima con sbalzi termici tra il giorno e la notte, che mi ha fatto seccare gli occhi. Il tutto risolto con con un bello spruzzino pieno di acqua e sale, una volta tornato in tenda. A questo proposito, da segnalare come l'area camping fosse molto grande, ma i bagni chimici erano posti in maniera intelligente perciò non si sono mai formate code eccessive e la pulizia era giornaliera. E’ invece capitato che mancasse l'acqua nell’area dei lavandini e bisognava attendere abbastanza perché la rimettessero in sesto. I prezzi ai vari mini market erano accettabili, si poteva comprare di tutto e di più. Il cibo non era male, i prezzi si aggiravano tutti attorno a 5 euro per i kebab, gli spiedini ecc. La birra invece si paga 4 euro e il bicchiere aveva la cauzione pari a 2 euro. Quindi girovagando per le aree si potevano trovare numerosi bicchieri abbandonati a volte e di conseguenza farsi un bel gruzzoletto.



Diamond
Giovedì 7 Settembre 2017, 19.57.42
4
Grazie del commento comunque 😃
klostridiumtetani
Giovedì 7 Settembre 2017, 19.53.05
3
OK @Diamond, a posto.
Diamond
Giovedì 7 Settembre 2017, 18.44.48
2
Non so com erano organizzati l anno scorso ma fidati che ci son stati parecchi problemi a riguardo. Comunque non ci si lamenta affatto della Bill, saremmo dei matti, ci son stati invece parecchi problemi a livello organizzativo. Comunque è stato volontario il primo giorno non rivelare i nomi Delle band, in quanto sorprese per il ventennale. Comunque è un festival in continua espansione e ripeto io ci sono stato quest'anno, difatti anche la mia ragazza me ne aveva sempre parlato bene, in questo ventennale ci sono stati vari scricchiolii ma nulla che distruggesse completamente l esperienza eh.
klostridiumtetani
Giovedì 7 Settembre 2017, 18.27.57
1
Ho letto velocemente la recensione, ma mi sembra assai strano che " fino al giorno prima non si sapeva chi avrebbe suonato sullo stage principale" dal momento che danno il flyer all'entrata ed è tutto scritto li per filo e per segno.E mi sembra altrettanto strano che i "volontari" avessero difficoltà con l'inglese dal momento che l'ho sempre frequentato e non ho mai avuto problemi con nessuno a parlare inglese... dagli inservienti fino al pubblico. Il vero problema è che se facessero un festival del genere in Italia arriverebbero a stento alle 10000 presenze, ma qui ne fanno quasi 40000 e solo perché è a numero chiuso altrimenti chissà quanti in più. Summer Breeze Uber Alles
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