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METALITALIA.COM FESTIVAL - Day 1 - Live Club, Trezzo sull'Adda (MI), 09/09/2017
13/09/2017 (736 letture)
È una giornata plumbea quella che mi si presenta al momento di partire per recarmi al Metalitalia Festival. Il bill del day 1 si presenta come imperdibile perché, fra l’unica data italica degli Edguy, i nuovi Rhapsody of Fire, le novità (per me) di Grand Magus ed Holy Martyr, la carne al fuoco non manca. Arrivo giusto per l’apertura delle porte e la gente, già in coda probabilmente fin dal primo mattino, non è ancora imponente ed inoltre la scelta di lasciare un’ora di pausa prima dell’inizio del festival è utile per far gironzolare il sottoscritto prima tra gli stand dei cd e del merchandise ufficiale, per poi di spostarsi nella struttura adiacente dove era presente l’area dei meet&greet, un paio di stand di cibarie ed altre bancarelle di oggettistica varia.

TRICK OR TREAT
Ad aprire il pomeriggio sono stati chiamati i modenesi Trick or Treat, capitanati come al solito da un allegro Alessandro Conti. La breve setlist è quasi interamente tratta dall’ultimo album Rabbits’ Hill pt.2, tranne che per l’inedita cover della sigla italiana di Daitarn III che farà parte della prossima uscita dedicata interamente agli anime. Riguardo all’esibizione non c’è nulla su cui eccepire, anzi, sono da apprezzare il nuovo corso della band nella disco music ed anche la goliardica maglietta “Best opener ever” con cui non si può che essere d’accordo a fine concerto.

SETLIST TRICK OR TREAT
01. Inle’ (The Black Rabbit of Death)
02. Cloudrider
03. The Great Escape
04. Daitarn III
05. United


HOLY MARTYR
Dopo un breve cambio palco è il turno degli Holy Martyr, band capitanata da un carismatico Alex Mereu e dedita ad un classico Epic Metal, che fa sempre effetto. Dopo l’intro Shores of Elenna, tratta dall'ultimo album di tolkeniana ispirazione Darkness Shall Prevail, si procede spediti con Númenor, che racconta dello splendore e della caduta dell’isola sotto i colpi dell’ira dei Valar, e Born of Hope che invece narra della nascita di Aragorn, Dúnadan protagonista della trilogia del Signore degli Anelli. La setlist poi comprende anche un brano da ogni album precedente e ci porta in un viaggio attraverso la storia toccando il Giappone feudale, Roma e il suo Impero e che si conclude nel Peloponneso con Lakedaimon.
Da un punto di vista sonoro l’esibizione della band sardo-milanese è solida anche se leggermente penalizzata dal volume del microfono, che in alcuni passaggi faticavo a sentire. Purtroppo anche qua il tempo è tiranno e, allo scoccare della mezz'ora concessale, la band abbandona il palco di Trezzo sotto il quale la gente comincia a farsi sempre più folta.

SETLIST HOLY MARTYR
Intro (Shores of Elenna)
01. Numenor
02. Born of Hope
03. Shichinin no Samurai
04. Vis et Honor
05. Lakedaimon


WHITE SKULL
Ora è il turno dei White Skull di salire sul palco e nemmeno loro si risparmiano nell’offrire ai presenti, sempre più numerosi, uno spettacolo di prim’ordine ed incisivo. Si inizia con la doppietta Holy Warrior/I am your Queen tratta dall’ultimo album Will of the Strong, per poi proseguire con una setlist che trae a piene mani sia dalla storia recente (Under this Flag/ Red Devil), che da album più datati (The Roman Empire/ Asgard) e per i cui brani l’apprezzamento da parte del pubblico è stato enorme. Durante l’ora scarsa a loro disposizione, i White Skull hanno dimostrato che la qualità dei loro lavori non ha sofferto di grandi cali durante la loro trentennale carriera e che tuttora sono una delle migliori realtà del panorama italiano.

SETLIST WHITE SKULL
01. Holy Warrior
02. I Am Your Queen
03. The Roman Empire
04. Under This Flag
05. Will of the Strong
06. Lady of Hope
07. Red Devil
08. Asgard


SECRET SPHERE
Altro giro, altra band, altro regalo. A regalarci uno show coi fiocchi stavolta sono i Secret Sphere. Per me era la prima volta che li vedevo dal vivo e devo dire di esserne rimasto favorevolmente impressionato, considerando anche il fatto che non li conoscevo molto.
La tripletta iniziale è tratta tutta dall’ultimo album della band, The Nature of Time, ed è un successo certificato da un pubblico caloroso e che apprezza moltissimo lo humor e l’istrionicità di un Michele Luppi in gran forma, come testimonia il siparietto di Mi piace se ti muovi. Quando arriva il turno di Rain, ecco comparire sul palco il suo predecessore nella band, ovvero Roberto Messina, la cui presenza ritroveremo poi nella conclusiva Lady of Silence per il secondo duetto di giornata. Da notare anche la presenza sul palco di due coristi che hanno impreziosito ancor di più delle canzoni già di per sé splendide.

SETLIST SECRET SPHERE
01. The Calling
02. Courage
03. Faith
04. The Fall
05. Lie to Me
06. Rain
07. Legend
08. Oblivion
09. Lady of Silence


LABYRINTH
La pausa che precede i Labyrinth è l’occasione perfetta per rintanarmi poco lontano dal locale a cenare con largo anticipo, poiché le ultime tre band non me le voglio assolutamente perdere. Questo però mi ha portato ad arrivare in mezzo alla folla giusto poco prima che Roberto Tiranti annunciasse la titletrack dell’ultimo album Architecture of a God.
Sui Labyrinth avevo lasciato il mio parere in sospeso dopo un’esibizione veramente troppo striminzita in apertura ad Epica e Rhapsody e devo dire di essere rimasto stavolta piacevolmente sorpreso, perché uno stage time intorno all'ora ha fatto in modo che le qualità di gente del calibro di Tiranti stesso e dei suoi compagni, tra cui si sono fatti notare un Oleg Smirnoff e un Olaf Thorsen in buona forma, emergessero. La seconda parte della setlist si è più basata su canzoni power e dirette, con le quali hanno saccheggiato il loro album Return to Heaven Denied, che il pubblico ha cantato a squarciagola. Tutto sommato è stato un buonissimo concerto che non ha avuto nulla da invidiare rispetto a chi ha calcato in precedenza lo stesso palco.

SETLIST LABYRINTH
01. Bullets
02. Still Alive
03. Freeman
04. Architecture of a God
05. A New Dream
06. Thunder
07. Falling Rain
08. Someone Says
09. Moonlight


GRAND MAGUS
Fuori ha da poco iniziato a piovere quando i Grand Magus, trio svedese dedito a un efficace Epic Metal, iniziano a suonare. La loro era una delle esibizioni che attendevo di più, perché un riscontro live mi mancava dopo i loro ultimi album più che convincenti e, se dovessi trovare degli aggettivi per descrivere la loro prova, direi "essenziale" e "devastante". Infatti, il loro impatto scenico è minimale essendo presenti una batteria ridotta all'osso, niente ammennicoli come backdrop o scenografia varia e giusto i microfoni per la coppia alla chitarra e al basso formata da J. B. Christoffersen (anche nel ruolo di cantante) e Fox Skinner. L’inizio con I, the Jury e Varangian scatena i primi poghi sotto il palco, che proseguiranno poi per tutta la scaletta. Elemento distintivo degli scandinavi rispetto a quasi tutti gli altri gruppi è la tonalità bassa della voce di J. B. Christoffersen, che permette anche alle mie orecchie un minimo di riposo prima di ritornare a capofitto negli acuti power delle band successive. La setlist prosegue con grandi successi come Steel Versus Steel, Forged in Iron – Crowned in Steel e che vede la conclusione con due brani schiacciasassi come Iron Will e Hammer of the North. In conclusione non posso che dire che sono loro per me la sorpresa di giornata e non vedo l’ora che ritornino dalle nostre parti per godermeli di nuovo.

SETLIST GRAND MAGUS
01. I, The Jury
02. Varangian
03. On Hooves of Gold
04. Steel Versus Steel
05. Like the Oar Strikes the Water
06. Forged in Iron – Crowned in Steel
07. Iron Will
08. Hammer of the North


RHAPSODY OF FIRE
"Padre ho molto peccato in pensieri, parole, opere e opinioni" (semicit.).
Con questo abbreviato mea culpa sono intenzionato a espiare i miei peccati. Sono stato, infatti, tra i tanti a cui il nuovo disco dei Rhapsody of Fire non ha pienamente convinto, anche se devo ammettere che con il tempo l'ho ascoltato sempre più volentieri e questo ha portato il mio interesse per la loro esibizione a livelli di guardia. La tensione che nella platea sale sempre di più esplode incontrollata appena partono le note dell'intro In Principio, al quale segue Distant Sky. Se qualcuno ha nutrito dei dubbi su questi Rhapsody of Fire è stato subito smentito da una performance di livello impressionante sia per quanto riguarda la parte canora di Giacomo Voli, che l'esecuzione tecnica di tutti gli altri compagni, anche se forse questa voglia di eliminare qualsiasi incertezza ha portato il nostro erede di Fabio Lione a strafare un pochettino in alcuni punti. La setlist è, a parte per l’opener ed Into the Legend, composta tutta dai grandi classici della band come Land of Immortals, Holy Thunderforce e Dawn of Victory. Piacevole sorpresa per me è stata l’esecuzione di The Village of Dwarves. Con gli encore vengono suonate anche The Magic of the Wizard’s Dream, con la presenza di Manuel Staropoli al flauto, e l’immancabile Emerald Sword che ormai tutti conoscono a memoria e che chiude un’esibizione ottima sotto tutti i profili. Cosa c’è da dire di altro a riguardo? Sì, ormai questi non sono più quei Rhapsody che hanno accompagnato la crescita di un genere e di più generazioni con le loro canzoni, ma ciò non vuol dire che non siano estremamente validi e che non meritino ogni singolo successo che riusciranno a cogliere con il loro lavoro.

SETLIST RHAPSODY OF FIRE
Intro (In Principio)
01. Distant Sky
02. Dargor, Shadowlord of the Black Mountain
03. The March of the Swordmaster
04. Into the Legend
05. Land of Immortals
06. Holy Thunderforce
07. Wings of Destiny
08. Flames of Revenge
09. The Village of Dwarves
10. When Demons Awake
11. Dawn of Victory


---Encore---
12. Reign of Terror
13. The Magic of the Wizard’s Dream
14. Emerald Sword


EDGUY
Eccoci infine agli headliner di serata, i teutonici Edguy. Era da tanto che non tornavano dalle nostre parti, anche a causa degli impegni di Tobias Sammet e Felix Bonhke negli Avantasia. Quale miglior motivo per farlo, se non i festeggiamenti per il venticinquesimo anniversario della band a cui è seguita la raccolta di inediti e brani vecchi uscita sotto il titolo di Monuments? Anche questa setlist, come la precedente, è composta da brani, a parte Love Tiger, risalenti a prima del 2008. L’inizio è affidato all'unica eccezione del lotto per poi virare subito su lidi nostalgici con Vain Glory Opera e da qui in avanti è tutto un alternarsi tra brani di Hellfire Club (Mysteria, The Piper Never Dies, Lavatory Love Machine), Theater of Salvation (la sempre richiestissima Babylon e Land of the Miracle) e Rocket Ride (Save Me, Superheroes). Tobias Sammet è sempre il solito animale da palco ed anche i vari intermezzi tra i brani sono leggeri e spiritosi. Il trio composto da Tobias Exxel, Dirk Sauer e Jens Ludwig è preciso come un orologio e sembra godersi ogni singolo attimo con spensieratezza.
Ahimè, purtroppo, la fine, sia di un fantastico concerto che di un eccellente festival, si avvicina anche troppo rapidamente per i miei gusti e King of Fools suggella l'incredibile stato di forma degli Edguy. Non ci resta che sperare che non debba passare troppo tempo prima che ritornino nel nostro Paese.
E che il Joker sventoli di nuovo su Milano.

SETLIST EDGUY
01. Love Tyger
02. Vain Glory Opera
03. Mysteria
04. Tears of a Mandrake
05. The Piper Never Dies
06. Lavatory Love Machine
07. Land of the Miracle
08. Ministry of Saints
09. Babylon
10. Save Me
11. Superheroes


---Encore---
12. Out of Control
13. King of Fools



HeroOfSand_14
Giovedì 14 Settembre 2017, 17.22.20
3
Presente al primo giorno, grande bill e ottima prova dei gruppi che ho visto (saltati Grand Magus, White Skull e Holy Martyr per scarso interesse). Fa strano comunque che in un anno ci sono stati due festival con Trick or Treat, Labyrinth e Secret Sphere, orgoglio italiano tutti e 3 i gruppi. Comunque, essere in presenza di alcune delle ugole migliori al momento fa sempre un certo effetto: Tiranti, Conti, Luppi sono dei mostri di bravura, Sammet era in formissima come non lo sentivo da tempo. Unica nota stonata degli Edguy secondo me era la setlist: amo il gruppo a 360 gradi e non mi piace il fatto che suonino sempre le stesse canzoni. Va bene che era un anniversario, ma hanno tanti pezzi strepitosi che potrebbero essere suonati. 6 anni fa gli ho visti con la scaletta simile in molte parti. Il problema penso sia che Tobi molti pezzi vecchi non riesce più a cantarli, quindi non sentiremo mai We Don't Need A Hero, Rise Of The Morning Glory, Theater Of Salvation, Headless Game..però abbiamo guadagnato una The Piper Never DIes strepitosa, e poi Tobi è sempre un animale da palco!
Tatore
Giovedì 14 Settembre 2017, 17.05.07
2
Presente anche io al secondo giorno...esperienza deuldente...mi sono piaciuto solo i Goblin...e ho detto tutto.
AL
Giovedì 14 Settembre 2017, 9.38.41
1
presente al secondo giorno. qui sarei venuto solo per i Grand Magus. troppo bravi e bella scaletta
IMMAGINI
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locandina del festival
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