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BELPHEGOR - Cerchiamo sempre di metterci alla prova
16/09/2017 (557 letture)
Quasi un quarto di secolo e non sentirlo, avendo invece ancora l’energia e l’entusiasmo per accettare nuove sfide, pur senza diventare la brutta copia di sé stessi o dover rinunciare ai propri obbiettivi. Il tutto, mantenendosi molto attivi in sede live, con concerti che assumono l’aspetto di rituali unici e dove l’attenzione al dettaglio certo non manca. Una missione non facile per nessuna band con così tanta esperienza alle spalle e men che meno per i Belphegor. Eppure, la formazione austriaca sembra spesso e volentieri trovarvi la quadra, mettendoci anima e cuore sia musicalmente che personalmente, come racconta ai nostri microfoni il loro frontman Helmuth

Akaah: Ciao Helmuth e benvenuto su Metallized! Partiamo subito parlando del vostro nuovo album, Totenritual. L’avete presentato come “l’offerta più brutalmente pesante” di sempre in casa Belphegor. È qualcosa che pianificavate sin dall’inizio? Cosa devono aspettarsi i vostri fan?
Helmuth: Ciao! Sì, il nostro obbiettivo è stato proprio quello: in Totenritual la batteria è molto tecnica e sempre al massimo, arricchita da molti cambi di ritmo, interludi e filler, il basso è come un carro armato che scuote il terreno. Le chitarre ritmiche sono aggressive e con un tocco oscuro e demoniaco e ritengo che in quest’album io sia riuscito a offrire la mia migliore e più variegata performance vocale, che include growling, screaming, parlato, cantilene, persino canti monastici! Senza dimenticare l’aver lasciato alla chitarra solista più spazio, fattore che crea maggiore atmosfera all’interno delle canzoni. Sono davvero molto orgoglioso di questo disco e non vedo l’ora che venga pubblicato. Tutto al suo interno supera i propri limiti, come mai avevamo fatto in passato!

Akaah: Come avete lavorato per creare questa vostra ultima fatica, avete seguito un metodo rodato e consolidato negli anni, o seguite ancora l’ispirazione, uscendo dagli schemi?
Helmuth: Posso dirti che abbiamo sempre cercato di seguire ogni volta un metodo nuovo, lavorando al di fuori della nostra zona di comfort. È importante rimanere sempre galvanizzati e vedere il tutto come una sfida che andiamo ad accettare.
Ad esempio, per Totenritual abbiamo cercato di impostare il tutto con un tono diverso, più basso che in passato, per dare al tutto un’atmosfera ritualistica. Abbiamo anche osato andare oltre, accordando le chitarre più in basso di quanto mai provato prima ed è stato qualcosa che mi ha davvero aperto un mondo, quando si tratta di suonare. Cerchiamo sempre di metterci alla prova, capisci, lo facciamo in tutte le fasi, sia per quanto riguarda la scrittura dei brani, che le registrazioni che a livello di scelta dello studio, del produttore e via discorrendo… Così alla fine tutto ha sempre più l’effetto di un pugno in faccia!

Akaah: Rimanendo in tema, l’album è stato mixato da Jason Suecof, un professionista che si è occupato di davvero tanti importanti nomi in passato. È stata la sua fama che vi ha portato a sceglierlo, o ha dimostrato lui un interesse nei confronti della vostra musica?
Helmuth: Sì, tutto si è svolto agli Audiohammer Studios in Florida, Mark Lewis è stato il produttore e Jason Suecof si è occupato del mixaggio. Per questo full-length volevamo un suono che fosse chiaro e ben strutturato allo stesso tempo ed entrambi ci sono stati davvero d’aiuto per riuscire ad ottenere tale risultato. Se ascolti il disco puoi infatti sentire ogni strumento, incluso il basso, in tutte e nove le canzoni, per cui è stata un’ottima scelta quella di lavorare con loro.
Per rispondere alla tua domanda, quando ho inviato Totenkult - Exegesis Of Deterioration a Jason, si è subito dimostrato interessato alla nostra proposta, dicendo che era fantastico sentire una band con una proposta del genere, brutale e lontana dalle mode. Sapevamo che nel passato aveva lavorato con gruppi famosi come i Deicide e i Cannibal Corpse, per cui, come detto prima, ci siamo buttati e abbiamo provato un qualcosa di nuovo!

Akaah: Quest’ultima fatica è la prima in cui BloodHammer figura come membro fisso della band, come vi siete trovati a collaborare con lui in questi ultimi anni? Che mi dici poi di Impaler, che è tornato con voi come secondo chitarrista in sede live?
Helmuth: BloodHammer ha fatto parte della band dalla fine del 2014, ed è un batterista davvero di talento. Pensa poi che Serpenth, che tatua nei periodi in cui non è occupato con i Belphegor, gli ha tatuato il nostro logo originale sullo stomaco! Con una dimostrazione di dedizione del genere, non potevamo che prendere questo mostro d’un batterista tedesco come membro permanente della formazione! È al 100% un metallaro, che è una gran cosa. Suona uno stile molto dinamico ma al contempo tecnico, e ciò ci ha permesso di portare oltre il limite il nostro sound. Tutto suona più brutale, più posseduto e siamo riusciti a creare quell’atmosfera ritualistica che immaginavamo sin dall’inizio di questo progetto.
Quanto ai nostri concerti, reclutiamo sempre un secondo chitarrista session. Impaler è alla sua seconda esperienza con i Belphegor, ma lo sarà solo fino alla fine dell’anno, in quanto deve tornare a lavorare per la sua azienda e non voleva licenziarsi per seguire la musica. Per cui poi dovremo trovare un nuovo collaboratore per il 2018. La nostra musica è sempre scritta per due chitarre, e quando suoniamo dal vivo vogliamo presentare i nostri pezzi in un modo che si avvicini il più possibile alla qualità dell’album, per cui scegliamo solo musicisti d’esperienza come lui.

Akaah: Anche in quest’uscita, per l’artwork di copertina vi siete affidati a Seth Siro Anton dei Septicflesh. Sei soddisfatto della scelta e del risultato finale?
Helmuth: Sì, con lui finora abbiamo collaborato per tre album, Pestapokalypse VI nel 2006, Conjuring the Dead tre anni fa e questo Totenritual. Anche in questo caso, è stata la scelta giusta: insieme abbiamo creato una copertina che fosse un freddo ed oscuro omaggio ai morti, coniugando bene musica, testi, tutto. Sai, la morte è ovunque, io stesso sono stato praticamente morto per 6 ore ed è stata un’esperienza che, in quelle ore nella zona grigia, che a me sono sembrate non finire mai, mi ha portato ad avere delle visioni davvero bizzarre… per cui penso di saperne qualcosa, in merito!

Akaah: Il vostro prossimo tour include una tappa in Italia, qual è il vostro rapporto con i fan del Belpaese?
Helmuth: Godiamo ogni volta che riusciamo a suonare in Italia, è sempre fantastico fermarci lì per un concerto, siete dei supporter molto casinisti e leali!
Parlando di live ben riusciti, permettimi di aggiungere che nella versione digipack dell’album abbiamo incluso due pezzi registrati dal vivo all’Inferno Festival di Oslo lo scorso aprile, ovvero Gasmask Terror e Stigma Diabolicum

Akaah: Ecco, parlando proprio di live registrati su disco, pianificate di far uscire un vostro DVD, in futuro?
Helmuth: Sicuramente sì, ma non come ora. Siamo una delle ultime band che ancora non ha pubblicato un DVD ufficiale, per cui vedremo cosa ci porterà il futuro. Per il momento l’unica cosa certa è che, per celebrare i nostri 25 anni di “diabolical death metal” l’anno prossimo, offriremo ai nostri sostenitori la possibilità di acquistare i nostri primi tre album, The Last Supper, Blutsabbath e Necrodaemon Terrorsathan, con le loro copertine originali, ad un prezzo speciale sotto Season of Mist, visto che sono diventati oramai quasi introvabili. Lo riteniamo un giusto piccolo regalo per chi ci segue.
Per il resto, quello che conta è sempre il nostro “rituale” dal vivo e il riuscire a trasmettere qualcosa di speciale al pubblico che ci viene a vedere, portarli con noi in un viaggio all’inferno che alle volte non è di sola andata, farli lasciare il pianeta Terra e fargli raggiungere spiritualmente un’altra dimensione. Pertanto pianifichiamo di continuare a suonare in giro per il mondo come sempre, visitando posti dove siamo già stati e invadendo nuovi territori!

Akaah: Parlando proprio della vostra lunga carriera, cosa rappresentano per te i Belphegor e la loro musica dopo tutti questi anni? Che impatto hanno avuto su di te?
Helmuth: Ottima domanda. Personalmente, sono ancora molto entusiasta e pronto per nuove sfide. Sai, non mi interessa molto ciò che fanno altri artisti o cosa pensano le altre persone, vivo nel mio mondo, con le mie regole. Qualsiasi cosa al di fuori di esso non conta molto. Oggi come oggi sono una persona piuttosto riservata ed introversa, dato che ho dovuto smettere di esagerare con alcol e altro. Specialmente durante i tour, provo a non bere più troppo, cosa che mi risulta spesso difficile in sé. Per cui non ho bisogno di attenzioni o di cose del genere. Tuttavia, se mi vedi per strada, capisci subito che ascolto musica metal. Non mi vesto in maniera differente per conformarmi, non sembro un cazzo di impiegato di banca quando non sono impegnato col gruppo. Amo questa musica, ne sono orgoglioso e lo dimostro. Il metal, il rock, chiamalo come vuoi, ha ancora oggi un forte impatto sulla mia vita. Mi interessano tante altre cose, mi piace viaggiare e visitare luoghi, hobby che funzionano bene con i Belphegor in quanto giriamo il mondo in lungo e in largo e ciò mi ha permesso negli anni di vedere centinaia di luoghi magici, cosa di cui sono davvero grato. Ma comunque sì, i Belphegor e la musica rimangono ancora oggi la mia passione numero uno.

Akaah: Prima mi hai raccontato di come cerchiate sempre nuove sfide, per mantenere accattivanti i vostri nuovi lavori. Dopo tutti questi anni d’esperienza, tuttavia, è diventato qualcosa di più semplice o più complesso, gestire una band come i Belphegor?
Helmuth: Sai, dipende sempre molto da vari aspetti. Alcune cose sono decisamente più facili ora, ad esempio adesso possiamo gestire una produzione più ampia in sede live, che è fantastico. D’altra parte però, la nostra musica non è commerciale, per cui spesso dobbiamo lottare molto per sopravvivere e mantenerci ad un necessario livello di unicità e rilevanza in questo genere estremo quale è il death/black. Ad esempio, in quest’ultimo lavoro, il fatto che sia riuscito a trovare più spazio con la chitarra solista ha reso il tutto più dinamico, per come la vedo io.

Akaah: Chiudo con una domanda sempre a tema live: i vostri concerti hanno l’atmosfera di un rituale, fattore che certamente rappresenta un ulteriore elemento distintivo dei Belphegor anche al di fuori dello studio. Ne sei orgoglioso? Senti una sorta di connessione personale tra te e l’identità del gruppo che negli anni avete creato?
Helmuth: Esatto, di questi tempi i nostri concerti sono dei rituali, dei rituali che ti permettono di far uscir fuori a ballare tutti i tuoi demoni. Non appena sento partire l’intro e inizio il rituale dell’incenso prima del concerto, è come se discendessi in un altro mondo ed entrassi una trance. Mi diverto lasciando il mio corpo per oltre un ora durante ogni performance dei Belphegor, come se fossi posseduto dalla musica, è davvero piacevole. Mi sembra quasi di giungere all’orgasmo se la cerimonia sta andando in maniera spettacolare e il nostro pubblico si dà alla pazza gioia, glorificando la nostra musica. Quando parteciperai ad un nostro live, se non l'hai già fatto, capirai di cosa sto parlando. Ha davvero un forte impatto sul corpo e sulle orecchie, attirando tutti quei demoni interiori che ti stanno attorno. I Belphegor sono il sangue che mi scorre nelle vene e uno nostro show ne è l’esempio!

Akaah: La nostra intervista si chiude qui, ti ringrazio per il tuo tempo e per l’opportunità che ci hai concesso. Se vuoi aggiungere qualcosa, ora è il momento di farlo!
Helmuth: Mi auguro che la gente dia un ascolto al nuovo album e continui a supportarci così che i Belphegor possano continuare la loro marcia sul mondo! E grazie a te per il tuo tempo e il tuo supporto! Un saluto anche a chi ascolta i nostri dischi, compra il merchandise ai concerti e partecipa ai nostri rituali. Ci vediamo il 19 ottobre al Circolo Colony! L’inferno ci aspetta…



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Belphegor - L'intervista
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