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THE OTHERS - # 5 - Sudafrica e Botswana; fratellanza contro l'esclusione
25/09/2017 (1496 letture)
L'Africa. Alzi la mano chi, in prima battuta, associa questo Continente all'Heavy Metal. Nota nel mondo per le innumerevoli bellezze e contraddizioni che la caratterizzano -molte delle quali hanno un impatto diretto anche sulla comunità metallica locale, come vedremo in questa ed in altre puntate future- la sua musica è tradizionalmente connotata da ritmi gioiosi e dall'uso di strumenti antichi che, apparentemente, poco hanno a che vedere col metal. Eppure, a ben pensarci, l'hard rock che è padre del metal è a sua volta figlio del blues, uno stile nato tra le piantagioni degli schiavi africani deportati in America ed il blues, andando ancora a ritroso, deriva da stili musicali che proprio in Africa erano nati in epoche ormai molto lontane. Sta di fatto però, che le chitarre taglienti, l'elettrificazione estrema ed i ritmi battuti in 4/4 non avevano mai attecchito in zona, anche perché il rock non era certo molto conosciuto a quelle latitudini. Questo fino a quando qualcuno non è venuto a contatto con gruppi tra i più noti nel mondo e, grosso modo e per generalizzare, ha avviato negli anni 80/90 quel discorso di tape-trading e tutto ciò che ne consegue che da noi era cominciato tempo prima. In maniera carbonara, con difficoltà impensabili in Europa (ma anche con molte analogie con situazioni passate e presenti in Italia), l'Africa ha costruito una scena precaria, se vogliamo, ma fierissima, appassionata oltre ogni dire e per molti versi assolutamente peculiare. Il nostro viaggio a Sud del mondo comincia da due paesi accorpati nello stesso articolo per due motivi fondamentali: intanto perché l'uno ha di fatto partorito l'altro musicalmente, poi perché il secondo non dispone di un numero di gruppi tali da essere aderente al format della serie in modo autonomo. Eppure, è così particolare da dover essere per forza trattato. Scopriamo allora qualcosa in più sui nostri brothers in metal in Sudafrica e Botswana.

RADIO METALLO
Per quanto riguarda il Sudafrica, i lunghi anni vissuti sotto il giogo dell'indegna separazione tra bianchi e neri noti come quelli dell'apartheid, hanno prodotto conseguenze in tutti i settori ed in qualsiasi aspetto dell'esistenza di ognuno degli interessati. Anche la musica ne ha subito precise conseguenze. L'Heavy Metal ed i suoi pochi sostenitori hanno dovuto lottare contro un regime che lo considerava sovversivo sia dal punto di vista politico, che da quello religioso, associandolo al satanismo in maniera sinistramente più marcata che in Occidente, ed arrivando spesso a provvedimenti fisici nei confronti dei pericolosissimi metalheads in combutta col demonio per corrompere i sudafricani timorati di Dio. Di contro, questo ha provocato inizialmente la nascita di una scena forte, unita in maniera incredibile, devota ai valori della fratellanza e capace di esprimere concetti forti anche nei testi, ma profondamente underground. In un senso molto più letterale di quanto inteso qui da noi proprio per le conseguenze fisiche che poteva avere il solo mostrarsi con una t-shirt di una band heavy. Anche per i ragazzi bianchi, beninteso, come vedremo più avanti e per ragioni che approfondiremo in coda al pezzo, insieme ai cambiamenti nel frattempo intervenuti in un Paese che sta ora attraversando una fase di grandi mutazioni. Per quanto riguarda il Botswana, invece, condizioni completamente diverse sia culturalmente, che economicamente e socialmente. E' stato grazie anche ad un programma radio malamente captato dal confinante Sudafrica che la scena è sostanzialmente partita, per poi conquistarsi una certa notorietà internazionale quando il mondo si è accorto dei "metal cowboys" locali grazie ad alcuni fotoreportage finiti persino sulla CNN. Gente incredibilmente, religiosamente appassionata del metal come stile di vita. Il rock made in Botswana, però, ha radici italiane, ed anche di questo ci occuperemo in chiusura. Per adesso, andiamo a guardare la nostra consueta lista di band da scoprire o valorizzare, chiaramente divisa tra i due Paesi.

SUDAFRICA
Per quanto riguarda la terra di Nelson Mandela, il numero dei gruppi presenti è abbastanza massiccio rispetto agli standard di quella zona del mondo. Oltre ai pochi che citeremo di seguito anche per la necessità di dividere lo spazio col Botswana, è comunque opportuno ricordare che il movimento locale deve moltissimo a band ormai non più in attività quali Ragnarock, Odyssey, Black Rose, Groinchurn, Mind Assault, The Warinsane, Suck, Stretch, Urban Assault, Insurrection, Bile of Man, Architecture of Aggression e Sacraphyx solo per citarne alcune. Ma andiamo a dare un'occhiata al panorama attuale.

HEAVY
JUGGERNAUGHT
Di stanza a Pretoria e con sala prove ubicata a fianco della camera mortuaria che è l'azienda della famiglia di Herman Le Roux, uno dei membri della band (precedentemente provavano in un un bordello), gli Juggernaught sono uno dei gruppi più in vista del Paese. Di stile heavy/stoner con un occhio agli U.S.A., sono autori di vari album ed EP tra il 2007 ed il 2016.

DISCOGRAFIA
Man Rock: Part 1 -EP 2007
Riverside Demo - Demo 2008
Act of Goat - 2009
Brown Pleather - EP 2011
Bring the Meat Back - 2012
Full Grown Woman - 2016


POWER/PROG
AGRO
Altra band fondamentale per la scena locale, gli Agro sono in giro fin dal 1994. Un anno davvero lontano per gli standard Sudafricani ed anche se della formazione originale resta il solo cantante Clifford Crabb. Da sempre schierati apertamente contro l'apartheid quando era ancora rischioso farlo, il loro power/prog ingloba alcuni elementi thrash che rendono il tutto più massiccio. Per loro sei album a curriculum.

DISCOGRAFIA
From Within - 1995
Eyes - 1998
The Tree - 2000
Forthcoming - 2003
Gouda Than Hell - 2004
Ritual 6 - 2006


STRIDENT
Temi di carattere epico per gli Strident, gruppo power metal di matrice classica proveniente da Cape Town. Di formazione abbastanza recente, i Nostri hanno fatto uscire due album piacevoli (specialmente l'ultimo), ma senza avere un'etichetta ufficiale alle spalle.

DISCOGRAFIA
Oath - 2010
When Gods Walked the Earth - 2016


DEATH
VOICE OF DESTRUCTION
Partiti come band HC/Punk per poi evolvere lentamente verso il death metal, i Voice of Destruction sono attivi, pur in tre distinte riprese, fin dal 1986, così qualificandosi come uno dei moniker più anziani su piazza. In realtà, però, il gruppo è in stand by dal 2009 e pur non avendo mai dichiarato uno scioglimento ufficiale, ha prodotto l'ultimo album in studio nel 1996 e questo rimane la loro miglior testimonianza registrata. Il disco, registrato in Europa, li ha resi una leggenda locale. Dopo una prima fase vissuta come band HC/Punk antifascista -immaginatevi esserlo nel Sudafrica pre 94- hanno svolto un ruolo chiave nella presa di coscienza della situazione sociale del Paese all'interno della comunità underground, schiudendo di fatto le porte al metal in patria.

DISCOGRAFIA
Black Cathedral - 1992
Welcome to South Africaaargh! Live '93 - Video 1994
Voice of Destruction - EP 1995
Xxx Video Vixens Xxx - Video 1996
Bloedrivier - 1996
The V.O.D. Archives Vol. II: Live '93 & Europe '95 '96 - Video 2009


MAXIMUM CARNAGE
Nati invece in tempi molto recenti, i Maximum Carnage fanno base a Pretoria. Death metal senza troppi compromessi per una band giovane e senza contratto (ma non è certo raro per la realtà locale) che, comunque, ha già messo insieme un paio di EP ed un album completo.

DISCOGRAFIA
Maximum Carnage - EP 2014
Just Die - EP 2015
Blackened Sun - 2017


BLOODBEAST
Anch'essi di formazione recente e di stampo death/thrash massiccio ed europeo, i Bloodbeast si sono già ritagliati un certo spazio ed una certa popolarità. Il tutto è basato su due album e sulla fama conseguente alla divisione del palco con i Bile of Man, un gruppo che era molto noto da quelle parti e, soprattutto, con i nostri Fleshgod Apocalypse.

DISCOGRAFIA
Bloodlust - 2012
Truth by Torture - 2014
Out for Blood - 2014


ZOMBIES ATE MY GIRLFRIEND
Death melodico da Cape Town per gli Zombies Ate my Girlfriend. Appartenenti alle giovani leve del settore, affrontano temi anti-religiosi (ribadiremo in chiusura come, ancora oggi, non sia affatto semplice in quelle lande) ed hanno vinto il locale Wacken Metal Battle 2016. Oltre ad un singolo, possono vantare un EP ed un full.

DISCOGRAFIA
Patient Zero - EP 2012
Retrocide - 2015


THE DRIFT
Nati nel 2012, ma già ben noti nel giro sudafricano, i The Drift inseriscono elementi groove all'interno di un death metal deciso ed a tratti ossessivo. Niente contratto discografico per loro, ma due album dati alle stampe in maniera indipendente.

DISCOGRAFIA
Dreams of Deluge - 2013
The Mountain Star - 2015


THRASH
ING (Infiltrate Neutralize Govern)
Altra band dalla "presenza sociale" molto forte (nella "I" del logo è implementato un mitra), presentano un thrash con sprazzi death basato sull'attitudine old-school e su una pervicace tendenza alla resistenza ed alla ribellione. Quello che a tutt'oggi è il loro ultimo lavoro -Ingquisition del 2012- è anche considerato il prodotto migliore uscito a loro nome.

DISCOGRAFIA
It's a Hate Thing - EP 2008
It's a Sick Thing - 2009
Ingquisition - 2012


INFANTERIA
Partiti nel 2005 come cover band dei Metallica (una delle realtà che per forza di cose ha più influenzato la scena autoctona), hanno poi cominciato a scrivere canzoni loro a partire dal 2008. Con testi votati contro la corruzione e la società, hanno alle spalle due album piuttosto piacevoli ed altrettanto vecchia scuola.

DISCOGRAFIA
Isolated Existence - 2013
Where Serpents Conquer - 2015


BLACK
DEMOGOROTH SATANUM
Anche il black metal fa la sua parte in Sudafrica e, pur non avendo nemmeno loro un regolare contratto discografico, i Demogoroth Satanum godono di una grande fama in patria e di altrettanto rispetto. Sono considerati dei prime movers del settore e se pensiamo che la band nasce nel 2009, possiamo capire quanto giovane sia questa particolare scena che però, ad onor del vero, è partita anni prima. Con temi classicamente black nei testi ed altrettanto nella musica e capitanati da Thronumgoroth Diabolus Antikristus (Demigod (SA); Carrion's Bane; The Grand Architect) e Belgaroth, i Demogoroth Satanum hanno alle spalle un demo ed un EP del 2012 di durata comparabile a quella dei vecchi LP.

DISCOGRAFIA
True Black - EP 2012

FORMLESS DEVOTION
Appartenenti alle giovani leve delle fiamma oscura, i Formless Devotion, con i quali concludiamo il breve excursus sul Sudafrica, sono cultori di tematiche occulte. Si tratta di un duo i cui membri sono coinvolti in altri progetti (Belthezar; Forestmist; Throne Below) che ha prodotto un mini-album dai toni solenni e dalla registrazione non certo di primissimo livello, ma di tipo adeguato al genere.

DISCOGRAFIA
Sparks of Separation - 2016

POCHI, MALEDETTI E SUBITO
Tanto stilisticamente varia e numericamente importante è la scena Sudafricana, quanto ridotta nelle cifre, ma non nella dedizione quella del Botswana. Così ridotta, che quelle che citeremo di seguito rappresentano praticamente la quasi totalità delle band esistenti. Tuttavia, per quanto piccola possa essere, tanto da non raggiungere forse le dieci unità quasi tutte ubicate nella capitale Gaborone, è davvero difficile individuare un'altra zona del globo in cui la musica metal possa essere vissuta con un maggiore coinvolgimento da parte degli appassionati. Anche questo, però, è un aspetto che approfondiremo in chiusura. Chiaramente, data la situazione, tutte sono da considerare come importantissime per il Paese. Da notare che tutto ciò che riguarda il rock e la registrazione professionale da quelle parti è partito dai Nosey Road, una band che ci riguarda da vicino. Anche questo, però, e dopo aver ricordato l'esistenza dei non più attivi e molto più recenti War-Tog poi rilocati in Inghilterra, è un discorso sul quale torneremo.

BOTSWANA

HEAVY
METAL ORIZON
Formazione basilare per l'affermazione della cultura metal in Botswana, i Metal Orizon sono in giro fin dal 1991. Davvero un tempo lunghissimo che li qualifica come assoluti pionieri in Patria. Hard Rock/Heavy e tanta passione per una band il cui bassista è un tranquillo ufficiale di Polizia e della quale parleremo ancora.

DISCOGRAFIA
Ancestral Blessings - 1999
Myopic... Enslavement - 2001
Metal Örizon - 2009


AMOK
Heavy Metal di stampo tradizionale per gli Amok. Partiti nel 2005 nel segno dei suoni anni 80, hanno inciso un EP indipendente che contiene due pezzi (uno dei quali in tre diverse versioni), che li ha comunque segnalati all'attenzione locale.

DISCOGRAFIA
Marocko - 2010

REMUDA
Provenienti dal villaggio di Maun, costituito da una lunga serie di piccolissime località che sommate insieme fanno circa 60.000 abitanti e dotato di un importante scalo turistico aeroportuale, i Remuda producono un heavy-rock di stile primissimi anni 80, trattando tematiche legate alle esperienze personali. Per il trio del distretto Nord Occidentale un album in carniere.

DISCOGRAFIA
Remuda - 2010

SKINFLINT
Oltre a quello dei Metal Orizon, è il moniker degli Skinflint a rappresentare il "pezzo da 90". Anche per quanto attiene alla visibilità internazionale. Molto interessante notare come la storia degli Skinflint abbia molto a che fare con i Nosey Road, gruppo che già nel 1969 introdusse letteralmente il rock in Botswana e con l'Italia molto più che sullo sfondo. Due membri su tre, infatti, mostrano chiaramente le loro origini dato che rispondono ai nomi di Alessandra e Giuseppe Sbrana. Su questo argomento, però, daremo maggiori particolari in seguito. Per adesso, assegnamo loro una discografia massiccia, favorita anche dalla possibilità di registrare in casa utilizzando uno studio vero e di buon livello, mentre la normalità per i gruppi metal del posto è raggiungere il Sudafrica.

DISCOGRAFIA
Purpose of Life - 2007
Inside Scar - EP 2008
Massive Destruction - 2009
Iklwa - 2010
Gauna - EP 2011
Dipoko - 2012
Live in Botswana - 2013
Nyemba - 2014
Chief of the Ghosts - 2016


DEATH
CRACKDUST
Il Botswana, pur essendo sostanzialmente figlio dei suoni classici, produce anche band dedite a quelli più estremi. In campo death, da citare senza dubbio i Crackdust. Su piazza dal 2006, hanno all'attivo un paio di singoli e soprattutto un full-length del 2007 fatto di pezzi brevi ed incisivi.

DISCOGRAFIA
Dented Reality - 2007

OVERTHRUST
Una delle due band a non essere stanziata nella Capitale (opera a Ghanzi) al momento è probabimente anche la più rappresentativa per il settore death. Per loro un interessante album del 2015 fatto uscire in regime di autoproduzione che, in realtà, è più da intendersi come un EP. Nonostante la presenza di nove pezzi in scaletta, la sua durata resta infatti appena al di sopra dei diciotto minuti. Evidenti le influenze thrash nel loro stile.

DISCOGRAFIA
Desecrated Deeds to Decease - 2015

WRUST
Grande popolarità e forte carica espressiva per i Wrust, gruppo che è insieme dal 2000. Anche per loro suoni che sconfinano spesso nel thrash e dai quali emerge una evidente matrice heavy di fondo, con due album ed un EP da mettere a referto. Da ricordare certamente che hanno partecipato al "SoloMacello" fest del 2013 qui in Italia. L'episodio è stato immortalato nel documentario March Of the Gods - Botswana Metalheads di Raffaele Mosca.

DISCOGRAFIA
Soulless Machine - 2007
Too Deep - EP 2011
Intellectual Metamorphosis - 2013


THRASH
STANE
Thrash piuttosto basico con influenze death (sostanzialmente confinate all'uso della voce), con testi riguardanti anche il territorio e l'indipendenza per gli Stane. Registrazione non certo di primo livello per il quartetto con un album ed un video alle spalle, ma tanta passione.

DISCOGRAFIA
Live at G.C.C. - Video 2011
Human Error - 2013


SCHOOL OF (ANTI) ROCK
Per quanto riguarda il Sudafrica, diversi altri gruppi potevano essere inseriti nella lista, ma l'accorpamento con il Botswana ha necessariamente limitato il numero delle citazioni possibili. Fokofpolisiekar; Facing The Gallows; TCIYF; Ree-Burth; Whit Dawn; Under The Chernobyl Cloud; Megalodon; Adorned in Ash; Bulletscript; Dismortal (trasferitisi in Inghilterra) Sabretooth e davvero tantissimi altri, ma non è questo il vero focus di questi articoli, il cui scopo è quello di descrivere per sommi capi la situazione socio-musicale dei Paesi trattati. Nel caso della terra di Mandela, esiste un pre ed un post de Klerk che, per forza di cose, interessa ogni aspetto della vita in Sudafrica; compreso quello riguardante il suonare metal. Una situazione, quella relativa alla segregazione razziale, che prese le mosse da molto lontano, tanto che già durante le guerre ottocentesche tra Inglesi e Boeri, con i primi che costruirono dei campi di concentramento che provocarono almeno 26.000 morti, molti dei quali donne e bambini, i nativi erano a loro volta confinati in appositi campi che li separavano dai prigionieri Boeri. L'apartheid come sistema sociale codificato ufficialmente dal regime cominciò nel 1948 ed ha prodotto un sistema di terrore e repressione atroce sempre peggiore nel corso dei decenni. Ma per capire da che humus si è sviluppata la passione per i suoni pesanti in un simile contesto, bisogna rifarsi ad una realtà in cui lo Stato e la sua la polizia politica, in strettissima collaborazione con la Chiesa, ha prodotto una situazione assolutamente paragonabile a quella dei regimi islamici. E lo ha fatto ieri mattina storicamente parlando, non nel periodo dell'inquisizione od in leggendarie epoche bibliche, prendendo di mira il metal in maniera esplicita ed organizzata e cercando di condizionare mentalmente i bambini a rifiutarlo nel nome del Signore con appositi programmi scolastici.

ACCENDI UN DIAVOLO IN ME
Per afferrare ancor più a fondo le circostanze, bisogna ricordare che il governo afrikaner del Sudafrica era, per semplificare, di origini olandesi e basato sulla ottusa e delirante religiosità della Chiesa Olandese Riformata alla quale appartenevano tutti i rappresentanti della politica, degli organi di repressione e dell'economia, in quanto i Boeri credevano e credono spesso ancora di essere dei prescelti da Dio -un Dio parente strettissimo di quello puritano dei Padri Pellegrini del Mayflower- e di aver stretto un patto con lui. Un cattolicesimo che ha dato una nuova dimensione al termine "bigottismo", rendendolo qualcosa di talmente odioso da creare vere e proprie mostruosità. Quello che poteva accadere a qualunque persona di colore od ai pochissimi bianchi che si oppenevano a questa follia (molte volte costretti ad espatriare) era ed è difficile da credere e, lo ripeto ancora, non molto diverso se non peggiore rispetto a quanto accade nei paesi islamici più fondamentalisti. Ma in nome di un frainteso cattolicesimo. Negli anni 80 il fondamentalismo afrikaner fece sì che un libro scritto da un ex ufficiale di Polizia di nome Rodney Seale intitolato "Rock Music and the Right to Know", in cui si dipingevano i nefasti effetti del rock e del metal in particolare sui giovani che inevitabilmente (nero su bianco) venivano incitati alla violenza, alla promiscuità, all'omosessualità e varie altre amenità, venne fatto avere a tutti i genitori di bambini in età scolare ed a tutti i responsabili delle scuole, unitamente ad un video didattico (?) che tutti erano tenuti a far vedere in ogni scuola del Paese. Un PMRC di uno stato militarizzato e col potere della Polizia alle spalle. Col risultato paradossale di far vedere agli alunni delle band che, invece, quasi sicuramente non avrebbero mai incontrato sul loro cammino e facendone così appassionare molti al rock. Tra gli artisti satanici erano annoverati AC/DC, Beatles, Queen, Sting, Black Sabbath, Kiss, Deep Purple, Iron Maiden, Patti Smith e molte innocue pop star come Olivia Newton-John, con un rapporto ufficiale del sinodo della Chiesa locale che citava espressamente questi gruppi come tali. Ogni canzone rock era considerata come una reale porta di ingresso agli inferi ed al peccato, rafforzando nella popolazione giovanile il sentimento di ribellione che il controllo totale genera inevitabilmente.

VADE RETRO, DEMONE SIMMONS
Esisteva pure un dipartimento della Polizia specializzato nella lotta al satanismo musicale e se qualcuno era sospettato di esserlo -quindi chiunque ascoltasse rock, ma metal in particolare- veniva posto sotto investigazione ufficiale e non si contano i musicisti ed i semplici fan che sono andati incontro a problemi gravi. I fratelli Van Zyl dei Bloodbeast ricordano di essere stati sottoposti a procedimenti già a scuola per aver ascoltato i Black Sabbath, con inviti ufficiali del Preside a scegliere tra Gesù ed il demonio. Dean Smith degli Odissey, per aver disegnato il logo dei Kiss sullo zaino, venne inseguito dal Preside che brandiva una Bibbia e, una volta raggiunto, scosso con forza per fare uscire i demoni dal suo corpo. Al di fuori della scuola e fino al 94, essere in un club per ascoltare metal poteva comportare l'essere improvvisamente afferrato da un poliziotto durante un'irruzione, essere portato in un campo e pestato a sangue per il solo fatto di esserci. La musica metal, quasi di conseguenza, venne subito vissuta anche come strumento di opposizione a governo e chiesa di lingua afrikaans e come modo per prendere il controllo su qualcosa, per cambiare la mentalità da parte di molti giovani che erano stati toccati da tragedie familiari provocati dall'apartheid. Il cantante degli Under The Chernobyl Cloud, ad esempio, ricorda l'irruzione della polizia in casa sua quando lui era piccolissimo per trascinare via il padre, membro dell'ANC party, il quale fu condannato a nove anni di carcere duro nella famigerata Robben Island dove ristette per tanti anni Nelson Mandela e come una canzone di Marilyn Manson ascoltata tempo dopo gli fece capire che metal era uguale a libertà.

METAL: LA POSSIBILITA' DI SCEGLIERE DA SOLI
Oggi come oggi Pretoria e Johannesburg, ma in generale tutte le zone urbane, sono moderne e simili alle città europee per molti aspetti. Centri commerciali, strade a quattro corsie, skylines moderni, ma anche una disoccupazione al 50% che sale ulteriormente nelle township e, soprattutto, un tasso di criminalità pauroso che è il vero problema del posto. Per quanto riguarda la musica, il metal non è ovviamente parte del bagaglio culturale tradizionale della popolazione nera, con una predisposizione più naturale per l'hip hop, mentre l'heavy è stato inizialmente associato addirittura ad una elite bianca più scolarizzata, ed interna ad un circuito ultra-underground figlia di strati sociali più agiati, ma comunque di protesta. Ed è proprio questo il punto per quanto riguarda lo spirito col quale il metal si è affacciato alla ribalta in Sudafrica. La musica heavy ha insegnato a tanti ragazzi che potevano slegarsi dalle scelte imposte dal regime, che potevano prendere il controllo delle loro vite partendo da questo e portandone lo spirito nella vita di tutti i giorni, senza doversi conformare a prescrizioni religiose o politiche. Inoltre, il metal non creava barriere mentali e/o fisiche, era inclusivo, non badava al colore della pelle, al sesso o alla religione. Era una passione che accettava chiunque la avesse e questa spinta alla fratellanza, oltretutto, è la ragione per cui è presente ovunque nel mondo. Letteralmente ovunque. A proposito dell'hip hop e del rapporto con le altre culture musicali, va detto che in Sudafrica non esiste conflittualità tra generi considerati incompatibili e molti artisti metal non solo sono fieri del successo di "colleghi" di correnti musicali antitetiche, ma è accaduto anche che gli Juggernaught abbiano inciso un pezzo con un artista di stile "Kwaito" chiamato Mapaputsi e ne vadano molto fieri e gli Insurrection alcuni brani nello Zulu-style gumboot dances, tanto per fare degli esempi. Vogliamo ricordare i commenti sulla collaborazione Extrema/Articolo 31 di qualche anno fa qui da noi?

IL CHAOS TOTALE ALL'ORA DELLE STREGHE
L'esplosione del metal in Sudafrica è avvenuta perché era percepito come qualcosa di estremamente underground, considerato religiosamente ostile dal governo, incredibilmente DIY e con uno spirito di fratellanza enorme derivato dal rischio concreto che rappresentava il vivere questa passione. Negli anni 90 questa musica divenne un preciso strumento di ribellione, di indipendenza nelle scelte ed un grande fermento heavy attraversò le township, soprattutto grazie ad un programma radio di Wayne Longbeard intitolato Before The Witching Hour, basilare per diffondere il metal anche nel vicino Botswana. Così come un ruolo ha avuto Jay R, che gestiva un negozio di dischi heavy chiamato Total Chaos nel quartiere Hillbrow di Johannesburg durante l'apartheid. Al giorno d'oggi ed in maniera non dissimile da come succede in altri paesi che si allontanano da anni di regime totalitari, le nuove generazioni hanno poca memoria storica, ma il metal rappresenta comunque una spinta in avanti, il superamento delle scuse per giustificare la propria condizione di emerginazione ed una presa di coscienza del mondo esterno dopo decenni di isolamento. Per concludere questa panoramica sul Sudafrica, possiamo notare come la sua economia in crescita gli consenta adesso di avere infrastrutture di stampa, radio, televisioni e negozi che supportano gli artisti rock e metal -pur osteggiate da larghi strati di popolazione di mentalità ancora ultra conservatrice- e soprattutto di avere la disponibilità di attrezzature di buon livello per suonare e per incidere, cosa che ha avuto un peso e si riflette ancora in modo evidente sulla storia heavy del Botswana.

METAL SULL'ALTOPIANO POLVEROSO
Completamente diversa la situazione del Botswana. Indipendente da molto tempo, ha saputo emanciparsi da una condizione di estrema povertà per diventare un Paese democratico, relativamente ricco e comunque molto più di tutti gli altri Stati della zona. Sicuro, placido come il suo altopiano polveroso ed ancora lontano da quei processi di trasformazione occidentaleggiante già in atto da tempo in Sudafrica, ma con un grosso scheletro nell'armadio. Il Botswana è infatti il Paese che ha il secondo maggior tasso di diffusione al mondo dell'AIDS, unitamente alla quasi assoluta mancanza di percezione del pericolo, se non da parte di una minoranza che annovera molti artisti heavy. In questo contesto non c'è mai stato molto spazio per la musica di protesta, eppure, anche qui il rock prima ed il metal poi hanno trovato terreno fertile, diventando una vera e propria religione per i suoi adepti e dimostrando come il suo messaggio sia letteralmente irresistibile ed universale, producendo quella peculiare manifestazione estetica e filosofica che sono i "cowboys del metal". Questi hanno avuto grande risalto in tempi recenti anche sui mezzi di comunicazione internazionali, addirittura sulla CNN. Inoltre, l'Italia ha giocato e gioca indirettamente un ruolo importante per la determinazione dell'evoluzione della scena locale, mentre il Sudafrica ha di fatto fornito informazioni, inviti all'ascolto e accesso alla logistica per le registrazioni. Così come importantissima sul fronte interno è stata una trasmissione radio condotta dal dj Brooks, deceduto qualche anno fa, che ha trasmesso a lungo un'ora alla settimana di rock e metal ad un Paese che non ne aveva praticamente mai sentito prima.

ORIZON TI PRECARI
Il primo gruppo heavy del Botswana è stato quello dei Metal Orizon durante gli anni 90, i quali hanno spianato la strada alle poche band che si sono affacciate alla ribalta in seguito. Tuttavia, la difficoltà di reperire CD ed attrezzature, rende la scena ancora piuttosto precaria, nonostante una dedizione commovente da parte degli appassionati. A questo proposito, abbiamo raggiunto direttamente i Metal Orizon chiedendogli di descriverci brevemente la loro situazione tenendo presente che, data la premessa, è da considerare paradigmatica. Ecco le loro parole in esclusiva per Metallized:

Di solito teniamo i nostri spettacoli nei bar e nelle sale comunitarie e sono tutte spese, ma non ci demoralizziamo e continuiamo ad andare avanti. Qualche volta dividiamo il palco con altri gruppi non rock nei grandi festival, ed è qualcosa di impegnativo. La musica metal è suonata per radio solo una volta, il sabato a mezzogiorno per un'ora, perché non ci sono altre radio che trasmettono regolarmente musica rock locate in Botswana. Noi dobbiamo registrare in Sudafrica perché lì ci sono migliori risorse di ingegneria del suono, tecnici per la chitarra, qualità degli studi, ecc. Farlo però è costoso per le spese di viaggio e di alloggio. Paesi come USA e Inghilterra non vendono apparecchiature musicali a Paesi come il Botswana, rendendo le cose difficili per noi. Gli amplificatori per chitarra sono costosi e solo pochi ragazzi che guadagnano salari più alti possono permettersi di comprarli. Usiamo quindi gli amplificatori della sala prove anche per gli spettacoli dal vivo. Alcune band hanno cominciato ad organizzare iniziative come l'Overthrust Wintermania Metal Festival, ci sono il Rock the Nation proprio in questi giorni e l'Hellraiser organizzato dai Dust 'n Fire. Poi il Gods dei Wrust, il Lust Breath degli Stane, il Rockcember degli Skinflint ed il Metalgrinder degli Amok. Alcuni dei festival, però, hanno smesso per mancanza di sponsor. La gran parte degli organizzatori li hanno trasformati in eventi di beneficenza, ma non hanno ancora sponsor e le band suonano gratuitamente. Il bello di tutto questo è che non rinunciamo a continuare a provarci. Con l'amore immortale per la musica e il pieno appoggio dei nostri fan, we rock; we rock harder. Nell'unico posto sulla terra dove le persone indossano giacche di pelle pesante, catene e pantaloni di pelle nera in un caldo giorno d'estate nel deserto; in Botswana.

CI VEDIAMO ALLE DUE FUORI DA LOCALE
Ed è proprio la mancanza di infrastrutture, attrezzature e la non piena convinzione di dover fare le cose in modo professionale a deprimere la scena del Botswana in una dimensione ancora inferiore alle sue potenzialità reali. Anche una legislazione rigorosa in fatto di orario di chiusura dei locali (le due del mattino, comunque) abbassa le possibilità di emancipare una scena per forza di cose fatta di piccoli numeri e di molti che partecipano formalmente alle serate metal, salvo poi restare fuori dal locale per sfoggiare la propria tenuta da perfetto metallaro mentre i gruppi suonano. Questo, comunque, è un discorso che potrebbe essere fatto anche per l'Italia, comprendendo nel tutto l'ostracismo dei media ufficiali nei confronti del metal anche in presenza di eventi più importanti. A questo proposito è interessante notare come anche il fatto che i cowboys del metal siano finiti sulla CNN ed abbiano fatto il giro del mondo con le loro immagini immortalate dal fotografo Frank Marshall, sia stato completamente ignorato dai media locali a dispetto del fatto che il Botswana non sia certo alla ribalta dei mezzi di informazione con grande frequenza, per usare un eufemismo. In ogni caso quello dei cowboys, immancabilmente associati ad un roboante nick, è un fenomeno così peculiare che è impossibile non spendere qualche parola in più in merito.

ACE OF BIKERS
Molte sono le storie e le leggende che descrivono come sia nata questa che non è una moda se non in misura minore, ma al di là del mito che lo accompagna, il fenomeno racconta più di ciò che appare. Il modo di porsi così vistoso, così eccessivo e così scomodo (il clima del posto è sub-tropicale, arido o semiarido a seconda della zona. Gli abiti in pelle non sono indicatissimi), ispirato in parte ai cowboys americani -ed in Botswana vivere in fattorie isolate con animali intorno è normale- in parte ai bikers ed in parte ancora ai Motorhead della copertina di Ace of Spades, nasconde dell'altro. Oltre al fatto prettamente estetico che comporta anche una competizione volta all'estremizzazione sempre maggiore del look, è importante capire che chi si abbiglia in tal guisa lo fa non tanto o non solo per divertimento o per un vuoto cercare di apparire, ma per manifestare in modo "totale" e ricercato la fierezza di appartenere alla fratellanza metal in una maniera così genuina, che solo chi comprende la mentalità dei locali può afferrare in pieno. Ed a pensarci bene, la cosa è perfettamente compatibile con la tradizionale inclinazione africana per la ricercatezza nell'apparire. Quella ricercatezza che possiamo rintracciare, per esempio, tanto nei costumi tradizionali Zulu che nei Sapeurs. Anzi, per quanto le due figure appaiano assolutamente antitetiche nell'apparire, la mentalità dei cowboys metal è molto, ma molto simile proprio a quella di questi ultimi, i quali fecero aderire i canoni europei dell'eleganza estremizzata dei dandy al loro modo di essere, ma semplicemente adattata al mondo del metal ed al modo di essere degli Africani. Perché come dice la stilista Maliana Awa Meité: "Perché non vedere l’ambizione all’eleganza come espressione della volontà di sopravvivere?".

SBRANA-TI DA UNA BELVA CHIAMATA MUSICA
Passando al discorso strettamente musicale, se il metal ha come padri i Metal Orizon, il rock made in Botswana, però, ha avuto inizio dai Nosey Road, un gruppo fondato da Ivo e Renato Sbrana, non esattamente nomi e cognome d'origine africana. Figli di uno dei primi medici stabilmente presenti nel paese -oggi esiste anche un ospedale a suo nome- un italiano trasferitosi in loco con la famiglia, i giovanissimi Ivo e Renato fondarono nel 1969 quella che è stata a tutti gli effetti la prima rock band del Botswana e la prima a far uscire un disco rock in Africa del Sud con la moglie di Ivo ed un batterista locale. Qualcuno ricorderà forse il gruppo per un album del 1998 inciso a Roma. Oggi la famiglia Sbrana vive in una fattoria molto isolata in un luogo chiamato Mokatse, un sobborgo di un piccolo villaggio di circa 3000 abitanti, ha in casa uno studio di registrazione professionale (Ivo è stato a lungo l'unico ingegnere del suono di stampo rock del Botswana) e non ha affatto abbandonato la tradizione, dato che la formazione degli Skinflint annovera al suo interno due giovani Sbrana, il figlio e la nipote di Ivo. I gruppi presenti sul territorio nazionale li abbiamo visti praticamente tutti, anche se possiamo magari aggiungere i Kamp 13 nel settore rock-hard rock, band alla quale sono collegati i Wrust, ma c'è un dato da mettere in evidenza in chiusura, che accomuna Botswana, Sudafrica e, forse, tutto il Continente.

IL FUTURO NEL PASSATO
A prescindere dalla carenza di infrastrutture ed occasioni, quello che più manca alle band di questi territori e che forse manca anche a noi in Italia è la capacità, ma più che altro la voglia di valorizzare le proprie origini. Il metal è stato ed è ancora un fenomeno sostanzialmente importato ed apparentemente lontanissimo dalle radici culturali di questi luoghi (anche qui ci sarebbe da disquisire, come abbiamo visto in apertura, ma non è questo il momento) e soprattutto, specialmente in Sudafrica, viene vissuto come emancipazione e distacco da una situazione di profondissima oppressione da parte delle generazioni che l'apartheid hanno vissuto e come rifiuto delle tradizioni conservatrici da parte dei nati grosso modo dal 1985 in poi, dato che esiste ancora una forte impronta in tal senso. Per quanto riguarda il Botswana, ed anche se qualche segnale opposto viene ad esempio da Stane, Wrust e Metal Orizon e tenendo presente che gli Skinflint hanno invece lavorato in tale direzione, il discorso riguarda il rifiuto di una tradizione che non prevedeva certo suoni vicini al quelli del rock, l'apprendimento dell'ABC del metal riferendosi a canoni necessariamente europei o americani che hanno determinato progetti musicali non certo originali nei modi di comporre e una situazione economica del Paese che colloca molti musicisti nella middle class semi-agiata. Se le band in questione riusciranno a prendere coscienza dell'abnorme potenziale di sviluppo insito nella tradizione africana, che comprende l'uso di una lunga serie di strumenti antichi e stili vocali potenzialmente molto adatti al metal come lo Tswana questo, una volta ibridato al metal, potrebbe produrre lavori incredibilmente interessanti ed addirittura superare i risultati ottenuti dai Sepultura di Roots tanto per fare un esempio in tal senso. L'Africa potrebbe quindi candidarsi in futuro a diventare motore di sviluppo per la scena internazionale. Almeno in questo campo, almeno per una volta. Oppure fare come nel calcio, dove stiamo aspettando fin dagli anni 80 quella nazionale in grado di vincere qualcosa di importante come sembrava potesse accadere da un momento all'altro, ma che non è mai arrivata.



Steelminded
Sabato 30 Settembre 2017, 0.18.24
37
No okay, il ragionamento è un po' diverso. Io non le ascolterò credo queste band solo perché africane - voglio dire questo. Essendo impossibile ascoltare tutto, queste sono certo at end of the queue a meno che non trovi recensioni positive... Io mi baso su quelle, non sulla provenienza geografica. Anche perché sono piuttosto attento e meticoloso negli ascolti e il tempo non è infinito.
Lizard
Venerdì 29 Settembre 2017, 23.29.04
36
Senza ascoltare la musica come si fa a dire se è più interessante l'aspetto culturale?
Steelminded
Venerdì 29 Settembre 2017, 22.38.17
35
...scusa punto di vista culturale più ho musicale.. perle almeno
Steelminded
Venerdì 29 Settembre 2017, 22.37.20
34
Beh lizard, io no, non in questa vita almeno perché penso di non averne il tempo _ salvo che non emergano delle recensioni positive sulle stampa metal allora ascolterei qualche brano per vedere se ne vale la pena. Perciò dicevo articolo interessante, ma dal punto di vista culturale più che antropologico. Sei d'accordo?
Lizard
Venerdì 29 Settembre 2017, 21.40.28
33
Steelminded: tu pensi di farlo?
Steelminded
Venerdì 29 Settembre 2017, 21.16.39
32
Aldilà dell'aspetto antropologico-culturale, obiettivamente interessante se il lavori è ben fatto (io non l'ho letto), dal punto di vista meramente musicale mi piacerebbe sapere chi ha mai ascoltato, o meglio ha un album, di una ci queste band. E se no, chi se ne interessera dopo questo articolo. Evviva!
Area
Venerdì 29 Settembre 2017, 13.35.01
31
Oddio gli Heavy Metal Cowboys... avevo visto un documentario che parlava di questi Metallari del Botswana. Molti di loro hanno questo look da Biker / Texano con i giubotti di pelle con le frange che fa molto anni 80.
TheSkullBeneathTheSkin
Giovedì 28 Settembre 2017, 21.26.43
30
@TheDisturbedPriest tempo fa ho scritto una mail ad un sito concorrente che non mi va di menzionare, mi hanno risposto settimane dopo con una maleducazione ed una boria che avrei voluto sputare in faccia a quel fenomeno che nemmeno ha avuto le palle di firmarsi, a differenza mia. Ma non mi va di parlarne, ovviamente lì commenti se ne vedono col cannocchiale e adesso so perchè. Mi piacciono questi articoli perchè per lavoro ho la fortuna di viaggiare molto ed ovunque vada cerco metal-etnico ma alla cieca oggi non trovi nemmeno più un negozio di dischi... mi piace ancora di più la community, perchè c'è passione, c'è confronto e pure lo scherzo ci sta... senza antitetanica i commenti sarebbero meno, ma avremmo perso ozzy ;P
TheDisturbedPriest
Giovedì 28 Settembre 2017, 16.29.07
29
E grazie anche alla vaccinazione antitetanica, indispensabile per restare in salute, senza la quale i commenti sarebbero anche di più.
Raven
Giovedì 28 Settembre 2017, 14.34.27
28
Siamo noi che ringraziamo sempre chi ci legge
TheSkullBeneathTheSkin
Giovedì 28 Settembre 2017, 14.16.03
27
@Raven @tutta la reda: grazie. Grazie di porporre qualcosa in più delle news social telegrafiche e delle rece telecomandate dalle label, questo articolo mi è piaciuto meno della sua controparte con gli occhi a mandorla, ma grazie lo stesso. Grazie anche -e compliementi sinceri- per la partecipazione nei commenti, talvolta non vi distinguo dai lettori, perchè siete dei nostri. Complimenti ancora più grandi per la tolleranza e pazienza nell'ascoltare le fesserie di tutti. Fatevi un giro su altri siti e guardate quanti pochi commenti ci sono... poi domandatevi perchè.
AkiraFudo
Giovedì 28 Settembre 2017, 12.14.51
26
...davvero non capisco il bisogno smodato di fare caciara su ogni argomento; è lampante che non si possa pretendere una profondità giornalistica a livelli professionali quando un fanzine metal affronta certi temi, ma credo vada apprezzato l'intento e magari, se si desidera approfondire, ricercare altrove contenuti maggiormente qualitativi. Ovvio che in Africa ci siano problemi maggiori che non lo sviluppo del metal, ma immagino che pure lì, come in tutti i contesti problematici, ci sia voglia di aderire e partecipare a tutte quelle attività di intrattenimento che possono rendere, almeno temporaneamente, la vita meno pesante: musica, sport, e così via. Ignorare la voglia dei ragazzi africani di entrare nel "nostro" mondo musicale sarebbe a parer mio segno ulteriore di snobismo e supponenza, atteggiamenti che noi occidentali abbiamo da fin troppo tempo nei confronti del cosiddetto terzo mondo. Ammetto che spesso, leggendo articoli simili pubblicati su metallized, ho trovato aspetti migliorabili o temi "seri" trattati forse un po' superficialmente, ma ho ritenuto poco opportuno calcare la mano con commenti troppo critici perché credo vada comunque apprezzato l'intento e la voglia di fare qualcosa di differente, rispetto alle solite interviste fotocopia al musicista di turno o ad altri articoli similari...
Sicktadone
Giovedì 28 Settembre 2017, 11.45.32
25
Lo so, ma, a me, un accenno a chi ce l'ha fatta anche al di fuori dei confini nazionali, sarebbe piaciuto, tutto qui
Raven
Giovedì 28 Settembre 2017, 11.27.21
24
11 posti; oltre 200 nomi.
Sicktadone
Giovedì 28 Settembre 2017, 11.03.12
23
Un accenno ai Vulvoydina ( Sud Africa ) lo avrei fatto, anche perchè, a oggi, nel brutal death metal sono i più rappresentativi
jek
Mercoledì 27 Settembre 2017, 20.43.30
22
@klostridiumtetani visto che è la seconda volta che intervieni dopo un mio commento a un articolo di @Raven precisando che in base alla mia età dovrei usare il raziocinio e non prendere per oro colato le sue opinioni vorrei dire la mia, infatti alla mie età di personaggi come te ne ho conosciuti parecchi che si mettono su un piedistallo beandosi della loro presunta obiettività e libertà di pensiero credendosi superiori ad altri salvo poi scoprire che sono soli dei frustrati che a furia di prendere pedate nel culo nella vita approfittano dell'anonimato e degli spazi di libertà concessi per come una riscossa sociale. Se ha problemi con @Raven cazzi tuoi ma non tirarmi in mezzo che per quanto mi riguarda non ho bisogno di badanti che mi dicano cosa fare.
klostridiumtetani
Mercoledì 27 Settembre 2017, 20.15.10
21
@TheDisturbedPriest, a differenza di altri non ho mai avuto la pretesa di esserlo. O non hai capito quello che volevo dire o mi sono espresso male, ma poco importa .
TheDisturbedPriest
Mercoledì 27 Settembre 2017, 19.57.56
20
Se non altro si può sfatare anche in questa sede il falso mito che invecchiando si diventi automaticamente anche saggi.
klostridiumtetani
Mercoledì 27 Settembre 2017, 18.52.15
19
Io credo soltanto che il (bellissimo) mondo del metal sia pervaso da individui che soffrono molto di un certo senso di onnipotenza (l' ultimo commento mi sembra un esempio lampante di ciò che intendo). E ritengo oltremodo che molta della colpa sia attribuibile anche ad alcuni "addetti al settore" che mettendosi in cattedra cercano di fare del "proselitismo" insensato con delle tesi quantomeno discutibili. @Lizard, ce l' ho con qualcuno ? Ovvio. Tu non ce l' hai con nessuno? E su certe cose sono anche molto "ruvido" , cosa che succede quando uno ha delle rimostranze da fare e in cui ci crede. Se condo me in una zine i redattori dovrebbero solo fare i loro articoli e poi stare zitti come se neanche esistessero, intervendo solo (come avete fatto voi con me) rimuovendo frasi inopportune. E ci sta. Ma rispondere continuamente ad utenti per "ringraziare" o adirittura redarguirli sulle opinioni personali tipo : "vedi i gusti sono gusti, ma una persona preparata deve analizzare, contestualizzare , storicizzare , valutare con distacco ecc. per dare un giudizio complessivo", mi fa girare i c... in quanto ritengo che per prima cosa si manca di rispetto all' interlocutore, ritenendolo un vero e proprio incapace ( se non imbecille) , ed in secondo luogo si creano presupposti per una "coercizione" al pensiero unico. Oh! si parla di musica mica delle leggi universali che governano il mondo, E dai! Poi vi informo che sono un po' più vecchio del buon @Raven, e sentirmi dire da lui che ha chissà quali esperienze che sembrano di livello "superiore" mi irrita non poco. Il discorso sarebbe lunghissimo , ma sono sempre disponibile. PS io non ricordo bene cosa ho scritto di così "cattivo" negli omissis che mi avete "appioppato", ma mi fido, però vi informo che in questo sito ci sono ancora bestemmie in bella vista e insulti alquanto sgradevoli rivolte a persone specifiche , che avete totalmente ignorato. Il vostro lavoro dovrebbe essere indirizzato in quella direzione piuttosto che all' autocompiacimento.
ObscureSolstice
Mercoledì 27 Settembre 2017, 15.56.09
18
Il metal deve andare da nord a sud, da est a ovest, senza restrinzioni e limiti...come certi regimi autoritari che vietano e frenano per evitare che la gente relazioni e si unisca in un connubbio per far saltare le regole e oppressioni governative della propria società invitandoti a non pensare. Non è mai detto che il discepolo che non ha avuto una cultura occidentale come la musica metal non possa imparare, apprendere e magari volendo vedere: superare anche il maestro...o avvicinarsi molto, aggiungendo elementi delle sue radici. Questo è il bello, non ci sono regole, spartiti, barriere e regole da seguire. Non ci sono popoli. Esiste soltanto... quello che si fa valorizzandone nel tentativo. Metal in ognidove. Ribellione!
Raven
Mercoledì 27 Settembre 2017, 14.34.59
17
E non solo. Credo che in proporzione si sia parlato molto più del Botswana che del Sudafrica, nonostante numeri in assoluto sproporzionatamente a favore del secondo.
Rog
Mercoledì 27 Settembre 2017, 13.25.07
16
La scena Metal in Botswana si è meritata un articolo anche da Vice Italia, alcuni anni fa, ed avendo ascoltato qualcosa posso dire che a mio avviso comunque merita attenzione: quantomeno per capire "antropologicamente" come si sviluppa una scena a partire praticamente da zero.
Lizard
Mercoledì 27 Settembre 2017, 0.01.52
15
@klostridiumtetani: a me sembra invece che sia a te che sta sul cazzo qualcuno, in particolare. Non c'è un articolo che non riporti i tuoi commenti denigratori, ogni volta. Evidentemente, il rispetto per te inizia e finisce con la tua persona, visto che ti senti anche titolato a giudicare altrui e a cercar rissa di continuo, offendendo deliberatamente non solo chi scrive, ma anche chi legge. Da parte nostra non ne troverai, mi spiace. Però sbagli se credi che la libertà di parola ed espressione coincidano con la libertà assoluta.
klostridiumtetani
Martedì 26 Settembre 2017, 23.32.42
14
Vedi @Raven mi fai ridere proprio perché cerchi sempre di svincolarti da un confronto diretto .Perché non mi citi o non ti rivolgi direttamente a me dicendomi chiaramente che ti sto sul CAZZO (ops... mi è scappato il caps lock... ahi ahi ahi!), invece di interloquire con terzi , prendendo me per il culo? Se tu mi dici che ci sono prospettive promettenti per il metal Africano , ci può anche stare, ma quando parli di "potenzialità enormi" mi fai solo ridere. A quanto sembra invece molti [.....omissis....] nel leggere [.....omissis.....] (e molte altre).
Raven
Martedì 26 Settembre 2017, 23.17.54
13
vedi Jek, hai ragione: l'integralismo è una brutta cosa, ma adesso hai almeno imparato che un continente come l'Africa, che possiede centinaia di stili antichissimi anche citati nel pezzo, non ha tradizioni da inserire nel metal. E mi raccomando, non dar retta a queste invenzioni delle quali parleremo ad ottobre con uno degli autori statunitensi più noti di lavori letterari sull'Africa metal, il quale mi ha fornito molte di queste invenzioni per l'articolo ed è amico del fotografo del servizio sui cowboys del metal che ha fatto il giro del mondo. Un articolo che ha già ottenuto molto interesse in Sud Africa e Botswana, ma tu non dar retta a questo semi-dio, indubbiamente molto e mi raccomando, usa sempre il caps lock nei tuoi post. E' indice di grande classe e educazione ed è perfettamente in linea con l'articolo, in quanto tipico dei leoni della tast... della savana.
Steelminded
Martedì 26 Settembre 2017, 23.11.53
12
Amen!
klostridiumtetani
Martedì 26 Settembre 2017, 22.46.49
11
A me questi articoli sul "metal mondiale" sinceramente fanno ridere. Pensate davvero che in certi paesi (come ad esempio l' Africa) possa davvero emergere il metal? Hanno ben altro a cui pensare prima del metal. E quando leggo che un redattore scrive : "l'Africa è complessivamente indietro per quanto riguarda lo sfruttamento delle proprie tradizioni nel metal" (poi che cazzo vuol dire "sfruttamento delle proprie tradizioni nel metal?" che di tradizione metal ne hanno zero ASSOLUTO ... boh), mi chiedo , oltre a cosa si [....omissis....], e a cosa non si inventerebbe [....omissis....], qual' è il "potenziale enorme", che probabilmente solo lui conosce. Uno che se le fa e se le scrive e voi a sbavargli dietro. Ma davvero chiedo agli utenti per l'ennesima volta : avete una vostra personalità , una vostra idea , e soprattutto non siete capaci di informarvi da soli attraverso fonti più "variegate" invece di pendere , [....omissis....] , a qualsiasi cosa scritta da chi VOI (sembra)considerate un semi- dio? Sinceramente non lo dico per me , ma per VOI. Mi dispiace per VOI perché articoli del genere sono solo FUMO. Arrosto : ZERO! Contenti voi
Raven
Martedì 26 Settembre 2017, 22.00.44
10
Purtroppo, come ho detto, l'Africa è complessivamente indietro per quanto riguarda lo sfruttamento delle proprie tradizioni nel metal, ma è una scena giovane. Il potenziale è enorme, molto più di quanto non sembri ascoltando alcuni dei gruppi citati, per la maggior parte musicalmente più europei o americani, che africani.
jek
Martedì 26 Settembre 2017, 21.55.58
9
Altro spaccato su un paese a cui manco avevo pensato si potesse scrivere un articolo nella serie "THE OTHERS". Scopro così che non bisogna essere in una stato islamico per fare della galera suonando rock, brutta roba l'integralismo. Con calma ascolterò le band citate. Nulla osta al fatto che in Africa possano sfornare band valide visto che in Brasile terra si samba e bossa nova sono nate band coi controcoglioni,
Rob Fleming
Martedì 26 Settembre 2017, 9.33.07
8
@Raven: chiarissimo e tanto di cappello per il mazzo che ti fai redigendo questi articoli
Raven
Martedì 26 Settembre 2017, 7.15.31
7
Intanto grazie a tutti per gli apprezzamenti. Rob, per quanto riguarda il SA avevo a disposizione oltre 200 nomi ed 11 posti. Capirai che era necessario fare delle scelte Fuzz, personalmente ho apprezzato alcuni gruppi, mentre altri sono certamente molto derivativi, ma i discorsi su chi sia tagliato per fare cosa li lascerei da parte, anche perché molti dei gruppi citati, forse la maggior parte, sono bianchi.
Rob Fleming
Martedì 26 Settembre 2017, 6.59.28
6
Mi rendo conto della loro difficile catalogazione, ma un accenno ai Tribe after Tribe (per niente Metal, mi rendo conto, ma assolutamente strepitosi e presenti nel database del sito) forse forse non avrebbe nemmeno stonato
Fuzz
Martedì 26 Settembre 2017, 2.10.42
5
Ok, l'importanza del contesto sociale sarà rilevante, ma ascoltando qualcosa dei gruppi in questione capisci che sarebbe meglio se i neri si limitassero a suonare blues e jazz, con tutto il rispetto, ma col metal proprio non ci siamo
TheSkullBeneathTheSkin
Lunedì 25 Settembre 2017, 16.17.19
4
Condivido l'ultimo capoverso, soprattutto l'inizio. Scorrevo l'elenco delle band per andare alla ricerca di qualcosa di diverso dal solito e continuavo a leggere con troppa frequenza "di stampo europeo" "di matrice europea" ecc. La componente etnica manca ed è un vero peccato, ma considerando che a Pretoria gli africani sono bianchi...
Thrash Till Death
Lunedì 25 Settembre 2017, 14.48.00
3
Pezzo davvero molto interessante, che getta luce su una scena a me totalmente sconosciuta, con risvolti sociali anche importanti. Alle sparute band del Botswana va tutto il mio rispetto per la passione pura che mettono in ciò che fanno, a prescindere dal risultato musicale finale. Attendo con molta curiosità le prossime puntate.
Zeno1969
Lunedì 25 Settembre 2017, 14.43.30
2
sapere che il metal in Sudafrica rappresentava anche la ribellione all'apartheid mi rende proprio felice e orgoglioso della musica che ascolto da decenni ormai..., grazie per lo splendido articolo!!
Vanessa Inc
Lunedì 25 Settembre 2017, 8.42.51
1
Complimenti Raven, sempre avanti!
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